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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il Traffico Umano

di Francesco La Rocca
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Pubblicato il 25/01/2012 21:01:43

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci,
ma non abbiamo imparato l'arte di vivere come fratelli.
(Martin Luther King)





Non fare mai appello alla "miglior natura" di un uomo. Pu darsi che
non l'abbia. pi conveniente fare appello al suo interesse.
(Robert Anson Heinlein)





Essere indulgenti verso gli altri, severi verso se stessi un consiglio
banale; nell'esistenza la sola regola da seguire.
(Marcel Proust)





Non tanto importante restare vivi, ma restare umani, non tradirci a
vicenda.
(George Orwell )



Da secoli filosofi, poeti, grandi personaggi della storia e chi pi ne ha pi ne metta, tentano di insegnare la giusta attitudine alla vita mettendo in risalto i pi grandi difetti dell'umanit e dando loro le sagge soluzioni verso una vita per davvero pi umana.
Tutto questo tanto ammirevole quanto inutile. L'uomo da sempre combatte la sua vera natura, che per ovvie ragioni non eticamente e moralmente encomiabile, ma questa .
Si prende, si da e si fotte. Niente di pi vero, niente di pi umano, inteso nel senso stretto che all'uomo ci riconduce.
Ai nostri giorni per comprendere quanto ci sia vero basta fare particolare attenzione a quello che accade nel traffico urbano.
Il traffico un momento nel quale una moltitudine di persone si trova insieme essendo comunque sola, ognuna chiusa nel proprio abitacolo.
In questa situazione di vita quotidiana un elemento che accomuna tutti il raggiungimento di un luogo, che nella vita raffiguriamo come obiettivo, carriera e cos via. A questo punto facile osservare come tutte le persone reagiscono in egual maniera: pu essere una donna, un uomo, un giovane, un anziano. Possono appartenere ad estrazioni sociali differenti, ci non infierisce sul loro comportamento identico, il quale mira a raggiungere l'obiettivo secondo la filosofia del prendi, dai e fotti. Io per primo ammetto di agire secondo questo pensiero, in noi innato, o comunque sviluppato negli anni a contatto con la nostra societ. Per cominciare se ho la precedenza e qualcuno tenta di interporsi tra me e l'auto successiva tento di infilarmi prendendo ci che mio di diritto pur essendo cosciente del fatto che non cambi nulla in termini di tempo, dato che il nostro ritardo facendo passare il malcapitato differirebbe soltanto di una frazione di secondo, ma devo prendere il mio spazio!
Altre volte accade il contrario. Sono quelli i momenti di ritorno della coscienza morale che per quasi tutte le ore di veglia della nostra giornata ci abbandona tornando d'improvviso a bussare, allora li capita di dare spazio agli altri, di donargli questo grande piacere di passarci avanti, magari elargendo un gran sorriso che il pi delle volte ricambiato e ci trasmette una sensazione di benessere che ci fa sentire delle persone davvero buone e ammirevoli, quasi prossime alla santit oserei dire. Ma tutto ci dura poco, pochissimo il pi delle volte. Neanche il tempo di uscire da questa catarsi, questa purificazione da energie negative, che ci rendiamo conto di quanto siamo in ritardo e allora lanciamo sguardi verso la corsia di emergenza. Li scatta il bel pensiero di fottere il resto delle persone in coda risparmiando del tempo a noi prezioso, giustificandoci tra l'altro col credere che molti altri come noi faranno lo stesso. Addirittura cambiamo le nostre mimiche facciali, ci trasformiamo, abbandoniamo per un istante tutti i nostri pensieri e moralismi. Il cervello esclude tutto lasciando soltanto la nostra meta come bisogno primario del nostro agire, un po come un istinto primordiale. Questo il meccanismo del fottere insito in ognuno di noi. Sian ben chiaro che il fottere ha le sfaccettature pi numerose e particolareggiate del prendere e del dare.
A questo punto che dire, probabilmente non facile essere un esempio sociale, ma a quello che si mira in qualche modo. Il problema del fottere sta nella sua natura in quanto rappresenta un vizio. Si proprio cos. Noi fottiamo per vizio, godiamo dei suoi benefici, che ovviamente non sono duraturi nel tempo ma abbastanza intensi, poi la nostra coscienza rovina un po questo piacere. E' un po come il fumare o il bere. Entrambe le cose le facciamo per gusto, ci danno sollievo e godiamo nel momento stesso in cui accendiamo quella sigaretta dopo il caff o stappiamo quella birra dopo un abbondante cena. La nostra coscienza poi come nel fottere torna a bussare, ricordandoci che in realt non stiamo dando una grossa mano alla nostra salute.
Cosa pensare a questo punto? Che l'uomo sia specializzato nel fottere? Che l'uomo per natura prenda e fotta, ma dona solo per ipocrisia? Che il dare solo frutto dell'etica e della morale che fanno ormai troppa fatica a resistere fino a questi nostri tempi?
A primo impatto risponderei con un secco e duro si e che la verit il non poter cambiare questa nostra natura maldestra, ma razionalizzando ancora pi a fondo emerge in me il ricordo di una parola: speranza. C' sempre una speranza; c' sempre una sensazione di benessere che nasce in ognuno di noi quando si fa del bene; c' sempre qualcuno che da senza per forza ricevere qualcosa in cambio; c' qualcosa che ancora pu salvare il tutto, perch c' luce e vita. Il dare a differenza dei suoi fratelli trasmette in noi qualcosa di speciale, l'energia positiva. Solo quando diamo sprigioniamo questa energia, che al contrario della negativa frutto di intenti di rispetto e amore nel suo significato pi ampio, donando uno stato di grazia assoluta che nessun'altra cosa in grado di trasmettere.
In conclusione credo che l'importante sia continuare a lottare per questa energia. E una ragione a tutto questo c', per nessuno pu comprenderla ne scoprirla per il semplice fatto che non siamo ancora pronti, ma esiste. E' un po' come credere in Dio.

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