Pubblicato il 03/04/2015 16:14:37
Omelie di Quaresima per una Felice Pasqua di Resurrezione.
Il "Direttorio omiletico" promulgato da papa Francesco lo scorso febbraio, quando arriva a suggerire tracce concrete di buona predicazione durante la messa, ripercorre l'anno liturgico a partire dal suo "centro" che il "mistero pasquale al quale si collegano tutti i misteri di Cristo e della storia della salvezza che si attualizzano sacramentalmente". Come guida di questo percorso il "Direttorio" assume Benedetto XVI e la sua esortazione apostolica "Verbum Domini", in applicazione del sinodo del 2008 dedicato alla "Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa". Quelle che seguono non sono altre linee guida, ma vere e proprie omelie riprese dall'archivio di quel grande omileta e liturgico, forse il pi grande dell'ultimo secolo, che appunto Benedetto XVI.
L'antologia comincia con un'omelia della Domenica delle Palme, tra quelle del ciclo B dell'anno liturgico, lo stesso in uso quest'anno in tutte le messe di rito romano del mondo. All'inizio dell'omelia Benedetto XVI cita il racconto dell'ingresso di Ges in Gerusalemme fatto da Marco, l'evangelista dell'anno B del lezionario. Ma poi passa ad illustrare il Vangelo di Giovanni e in particolare il brano che era gi stato letto sempre nel ciclo B nella precedente V Domenica di Quaresima. Segue un'omelia della messa che il vescovo di Roma come ogni altro vescovo celebra la mattina del Gioved Santo in cattedrale con i suoi preti, per il rinnovo delle promesse sacerdotali e per la benedizione degli oli del battesimo, della cresima, dell'ordine, degli infermi. L'omelia qui prescelta si distingue per le profonde riflessioni bibliche, teologiche e cosmologiche sui quattro elementi dei sacramenti cristiani: l'acqua, il pane di frumento, il vino e l'olio di oliva. Poi ancora un'omelia della messa "in cna Domini" del Gioved Santo. Quella in cui Benedetto XVI ripercorre passo passo il canone romano come racconto e attualizzazione del sacrificio eucaristico di Ges. Infine, un'omelia della notte di Pasqua dell'anno B. Nella quale Joseph Ratzinger introduce nel mistero della risurrezione di Ges mediante tra simboli: la luce, l'acqua e il canto nuovo, l'alleluia.
Sono quattro omelie capolavoro. Buona lettura!
Omelia della Domenica delle Palme - Anno B
Marco 11, 1-10 Isaia 50, 4-7 Filippesi 2, 6-17 Marco 14, 1 - 15, 47
Come essere umano, anche Ges si sente spinto a chiedere che gli sia risparmiato il terrore della passione. Anche noi possiamo pregare in questo modo. Anche noi possiamo lamentarci davanti al Signore come Giobbe, presentargli tutte le nostre domande che, di fronte allingiustizia nel mondo e alla difficolt del nostro stesso io, emergono in noi. Davanti a Lui non dobbiamo rifugiarci in pie frasi, in un mondo fittizio. Pregare significa sempre anche lottare con Dio, e come Giacobbe possiamo dirgli: Non ti lascer, se non mi avrai benedetto!
Omelia del Gioved Santo - Messa del Crisma
Isaia 61, 1-9 Apocalisse 1, 5-8 Luca 4, 16-21
Sono quattro gli elementi della creazione con i quali costruito il cosmo dei sacramenti: lacqua, il pane di frumento, il vino e lolio di oliva. Lacqua come elemento basilare e condizione fondamentale di ogni vita il segno essenziale dellatto in cui, nel battesimo, si diventa cristiani, della nascita alla vita nuova. Mentre lacqua lelemento vitale in genere e quindi rappresenta laccesso comune di tutti alla nuova nascita da cristiani, gli altri tre elementi appartengono alla cultura dellambiente mediterraneo. Essi rimandano cos al concreto ambiente storico in cui il cristianesimo si sviluppato. Dio ha agito in un luogo ben determinato della terra, ha veramente fatto storia con gli uomini. Questi tre elementi, da una parte, sono doni del creato e, dallaltra, sono tuttavia anche indicazioni dei luoghi della storia di Dio con noi. Sono una sintesi tra creazione e storia: doni di Dio che ci collegano sempre con quei luoghi del mondo, nei quali Dio ha voluto agire con noi nel tempo della storia, diventare uno di noi...
Omelia del Gioved Santo - Messa "In Cna Domini"
Esodo 12, 1-14 1 Corinti 11. 23-26 Giovanni 13, 1-15
La liturgia del Gioved Santo inserisce nel testo della preghiera la parola oggi, sottolineando con ci la dignit particolare di questa giornata. stato oggi che Egli lha fatto: per sempre ha donato se stesso a noi nel sacramento del suo corpo e del suo sangue. Questo oggi anzitutto il memoriale della Pasqua di allora. Tuttavia di pi. Con il Canone entriamo in questo oggi. Il nostro oggi viene a contatto con il suo oggi. Egli fa questo adesso. Con la parola oggi, la liturgia della Chiesa vuole indurci a porre grande attenzione interiore al mistero di questa giornata, alle parole in cui esso si esprime. Cerchiamo dunque di ascoltare in modo nuovo il racconto dellistituzione [dell'eucaristia] cos come la Chiesa, in base alla Scrittura e contemplando il Signore stesso, lo ha formulato
Omelia della Veglia Pasquale - Anno B
Genesi 1, 1 - 2, 2 Esodo 14, 15 - 15, 6.17-18 Romani 6, 3-11 Marco 16, 1-7
Per la storia del canto di Mos dopo la liberazione di Israele dallEgitto e dopo la risalita dal Mar Rosso, c un parallelismo sorprendente nellApocalisse di san Giovanni. Prima dellinizio degli ultimi sette flagelli imposti alla terra, appare al veggente qualcosa come un mare di cristallo misto a fuoco; coloro che avevano vinto la bestia, la sua immagine e il numero del suo nome, stavano in piedi sul mare di cristallo. Hanno cetre divine e cantano il canto di Mos, il servo di Dio, e il canto dellAgnello. Con questa immagine descritta la situazione dei discepoli di Ges Cristo in tutti i tempi, la situazione della Chiesa nella storia di questo mondo. Considerata umanamente, essa in se stessa contraddittoria. Da una parte, la comunit si trova nellEsodo, in mezzo al Mar Rosso. In un mare che, paradossalmente, insieme ghiaccio e fuoco. E non deve forse la Chiesa, per cos dire, camminare sempre sul mare, attraverso il fuoco e il freddo? Umanamente parlando, essa dovrebbe affondare. Ma, mentre cammina ancora in mezzo a questo Mar Rosso, essa canta intona il canto di lode dei giusti: il canto di Mos e dellAgnello, in cui saccordano lAntica e la Nuova Alleanza. Mentre, tutto sommato, dovrebbe affondare, la Chiesa canta il canto di ringraziamento dei salvati. Essa sta sulle acque di morte della storia e tuttavia gi risorta. [] Non forse questa veramente la situazione della Chiesa di tutti i tempi, la situazione nostra? Sempre c limpressione che essa debba affondare, e sempre gi salvata. San Paolo ha illustrato questa situazione con le parole: Siamo come moribondi, e invece viviamo. La mano salvifica del Signore ci sorregge, e cos possiamo cantare gi ora il canto dei salvati, il canto nuovo dei risorti: Alleluia! Amen.
NB: Una precedente raccolta di omelie di Benedetto XVI, per la Quaresima dell'anno B del lezionario liturgico.
Si ringraziano per la gentile concessione www.chiesa.espressoonline.it di Sandro Magister e-mail: s.magister@espressoedit.it indirizzo postale: Sandro Magister, "L'espresso", via C. Colombo 90, 00147 Roma 1999-2015 Nella testata, un particolare dei mosaici della basilica di Santa Maria Maggiore, Roma, V secolo, con raffigurata la Gerusalemme del cielo.
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