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Terra di tutti

Poesia

Mariella Bettarini (Biografia)
Il ramo e la foglia edizioni

Recensione di Daniele Incami
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Pubblicato il 10/07/2026 12:00:00

 

Terra di tutti, pubblicato da Il ramo e la foglia edizioni, non ripropone soltanto la raccolta omonima del 1972, ma riunisce quattro libri che coprono un arco di venticinque anni: Il pudore e l'effondersi (1966), Il leccio (1968), Terra di tutti e altre poesie (1972) e Delle nuvole (1991). Più che un'antologia, è il ritratto integrale di un percorso poetico, che permette di seguire l'evoluzione di una delle voci più originali del secondo Novecento italiano.

Le prime raccolte rivelano una poetessa ancora raccolta nell'osservazione del mondo e degli affetti. Nei testi de Il pudore e l'effondersi la natura, la memoria e la dimensione spirituale convivono in un equilibrio delicato: la luna, gli anziani, gli ospedali, il paesaggio diventano luoghi di una ricerca interiore mai ripiegata sul privato. Già qui emerge quella tensione etica che accompagnerà Bettarini per tutta la sua opera. Con Il leccio il linguaggio cambia: il verso si allunga, il lessico si apre alla scienza, alla filosofia, alla politica, mentre la poesia si interroga sempre più sul rapporto fra conoscenza e responsabilità. «La poesia non è la medicina di tutti i mali», scrive con disarmante lucidità, indicando già il limite e insieme la necessità della parola poetica.

È però con Terra di tutti e altre poesie, composta fra il 1969 e il 1970, che questa ricerca raggiunge il suo punto di massima intensità. Gli anni delle bombe, delle rivoluzioni mancate e delle contrapposizioni ideologiche entrano nella poesia senza trasformarla in propaganda. Bettarini rifiuta ogni appartenenza assoluta: «Noi non crediamo ai paradisi», scrive nel Jolly, contrapponendo alle utopie politiche la dignità fragile dell'uomo che sa dire "no".

La forza di questi testi sta proprio nella loro irriducibilità. La storia è sempre presente, ma viene filtrata attraverso immagini concrete – sangue, alberi, acqua, terra – che acquistano un valore simbolico senza perdere consistenza materiale. Nel poemetto Terra di tutti la celebre affermazione secondo cui «il cervello di uno è terra di tutti» diventa il manifesto di una responsabilità condivisa: la coscienza individuale non è mai un territorio privato, ma uno spazio comune, esposto alle ferite della collettività.

Accanto all'impegno civile emerge costantemente una riflessione sul linguaggio. Bettarini diffida delle formule, delle verità prefabbricate, delle parole d'ordine. Anche quando assume un tono profetico, non parla mai dall'alto di una certezza, ma dall'interno di un dubbio che riguarda prima di tutto se stessa. In questo senso poesie come Il silenzio non ha mai giovato conservano una sorprendente attualità: la parola è necessaria, ma vale soltanto se nasce da un'autentica assunzione di responsabilità.

L'ultima sezione, Delle nuvole, introduce infine un ulteriore scarto. Dopo la stagione della poesia civile, Bettarini guarda alla meteorologia, classificando cirri, cumuli e nembostrati e trasformandoli in figure della conoscenza e della metamorfosi. Non è un ripiegamento intimistico, ma un ampliamento dello sguardo: la scienza diventa un'altra forma di interrogazione poetica, confermando la volontà di costruire un sapere capace di tenere insieme osservazione del reale e immaginazione.

Letto nella sua interezza, questo volume restituisce l'unità profonda di un'opera spesso conosciuta solo per frammenti. Cambiano i temi, il lessico e il respiro dei versi, ma resta costante una tensione morale che rifiuta ogni semplificazione. La poesia di Mariella Bettarini non consola e non offre risposte definitive: invita piuttosto a esercitare il dubbio, la responsabilità e la libertà del pensiero. È proprio questa fedeltà alla complessità a rendere Terra di tutti un libro che continua a parlare con forza anche al lettore di oggi.

 


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