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L’ULTIMO AQUILONE - Fiaba ecologica 6/10 anni.

Argomento: Scuola

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 04/05/2015 09:44:46

LULTIMO AQUILONE Fiaba ecologica- et compresa 6/10 anni.

Gli scolari erano accorsi festosi a guardare il mappamondo luminoso con gli aeroplani in miniatura che gli giravano attorno, come fossero tanti aquiloni tenuti da invisibili fili, che la Compagnia di Viaggio aveva messo in vetrina nella moderna agenzia regionale. Con gli occhi spalancati e il fiato grosso per la corsa, guardavano curiosi attraverso la vetrina illuminata. Li accompagnava il giovane Maestro Antonelli, insegnante di materie tecniche nella Scuola Media Dalmazio Birago di Orio al Serio. E mentre egli cercava di spiegare loro che cosa fosse un aeroplano, questi lo tempestavano di domande, alle quali, talvolta, non era affatto facile rispondere.
Chi lo ha inventato?
Di che materiale costruito?
Signor Maestro ma chi tiene il filo?, aveva chiesto ingenuamente Franchino.

Il Maestro aveva spiegato loro che non si trattava di un semplice aquilone come quello che qualche volta avevano costruito insieme e che poi facevano volare sul prato ma, di una mezzo meccanico che la moderna tecnologia aveva trasformato in una macchina capace di volare senza fili.

In quanto a costruirlo, c voluto lingegno di bravi costruttori meccanici e pi di qualche scienziato che, con il suo contributo scientifico, aveva trovato il modo di farlo volare. Un po comera stato per le automobili che, dal carretto con le ruote trainato dal cavallo, adesso andavano a motore chera una bellezza!, disse loro.
Maestro, e quanto in alto pu volare?
Indubbiamente molto pi degli aquiloni!

Alcuni tra gli scolari che si erano applicati nelle materie tecniche riuscirono ad afferrare il contenuto delle sue parole e a catalogare la cosa secondo la sua corretta importanza. Mentre altri, tra i pi fantasiosi o forse semplicemente pi increduli, continuavano a pensare allaeroplano come a qualcosa che avrebbe oscurato la luminosit del loro cielo e, in qualche modo, avrebbe infranto la semplicit dei loro giochi allaria aperta.

Da quando era stata ultimata la pista di atterraggio per bimotori nelle campagne di Orio al Serio, si era presentata pi volte per gli scolari, loccasione di essere accompagnati dal Maestro Antonelli, a veder volare come soffiato dal vento, laquilone pi grande che avessero mai visto, alzarsi e sparire in lontananza nellazzurro del cielo. Molti di loro ricordavano esattamente il giorno in cui per la prima volta uno strano rombare sui tetti delle case, li aveva richiamati in strada. E quando per la prima volta avevano vista la sagoma netta di un aeroplano stagliarsi come attraverso la luminosit del lampo, seguito dallassordante rombare delle sue eliche. Altri, come il piccolo Mario si era per ribellato a quellinvasione di campo.

La prossima volta che passa sopra la mia casa gli tiro un sasso e lo butto gi!, aveva concluso deciso, e Bart, come tutti lo chiamavano accorciando il nome Bartolomeo chera stato di suo padre, si disse certo che sarebbe stato con lui nellimpresa.

Il maestro aveva cercato di calmare la loro irrefrenabile apprensivit aggiungendo che allinizio di primavera sarebbero tornati sui campi a inscenare una battaglia con gli aquiloni e che sicuramente ci sarebbe stato un premio per il miglior costruttore e per il vincitore, ben sapendo che sicuramente avrebbero vinto loro, i due ragazzi. Entrambi erano certamente i pi bravi a far alzare gli aquiloni che costruivano oramai con le loro stesse mani e senza laiuto del pap. Ma ci non era bastato a quietare la loro contrariet per quelloggetto di discordia che vedeva gli aeroplani contrastare la supremazia degli aquiloni.

A un certo momento lAgente di Viaggio li invit a entrare in modo da poter ammirare il globo pi da vicino. Accompagnati dal Maestro Antonelli i ragazzi si fecero tuttintorno a quello che a loro ricordava pi una giostra, dove, al posto dei cavallucci a girare erano gli aeroplanini. Allimprovviso nellesuberanza delleccitazione Vito, Bruno e Bart, con unocchiata dintesa si erano lanciati lun laltro un righello metallico che poi era finito contro il mappamondo e aveva provocato un corto circuito elettrico. Per cui tutto si era fermato dopo uno scintillio dei fili e una nera fumata dei materiali plastici che erano andati distrutti.

Proprio come a Orio al Serio!, era stato il commento di Bart che una volta aveva assistito allincendio di un velivolo da turismo sulla pista dellaeroporto, con tanto di camion dei Pompieri a sirene spiegate che muniti di idranti erano corsi a spegnerlo.

Sono arrivate anche due ambulanze!, narrava sembrando che la cosa lo avesse impressionato non poco.

Insomma per Bart e gli altri suoi amichetti che avevano assistito alla scena lo spettacolo era stato davvero completo. Gli aveva ricordato uno numero fatto dai pagliacci che una volta aveva visto col suo pap al Circo Squeglia
che aveva alzato il tendone sul prato.

Che grande spettacolo era stato quello!, ripeteva Bart narrando dei pagliacci cherano arrivati con una vecchia carretta fornita di stantuffi, pompe, scale e cordami per spegnere lincendio provocato da una candela nella scatola che un nano usava come rifugio, e lo avevano ubriacato dacqua, tra suoni di trombette, sbuffi di vapore e una pioggia di coriandoli.

Una baraonda insomma, proprio come quella che adesso stava facendo lAgente di Viaggio per far uscire il fumo nero dal negozio. Con il Maestro Antonelli che si scusava a non finire e prometteva che sarebbe corso ai ripari, facendogli avere un qualche risarcimento. Gli scolari allinizio un po spaventati non nascosero la preoccupazione che se i genitori lo fossero venuti a sapere, almeno per qualcuno di loro, non era davvero una bella prospettiva. Tuttavia il Maestro disse a Vito, Bruno e Bart di tornare lindomani accompagnati dai propri genitori: ..onde necessita provvedere al risarcimento del danno causato allAgenzia di Viaggio. E comunque per punizione, lindomani tutti, e ripet proprio tutti, avrebbero imparato a memoria la poesia di Giovanni Pascoli intitolata Laquilone.

Lindomani mattina i tre scolari, svegliati prima del solito, si avviarono a piedi verso la Scuola accompagnati dai loro pap allapparenza molto arrabbiati e che, strada facendo chiedevano loro se avevano fatto tutti i compiti, che mai avrebbero voluto essere ripresi per la svogliatezza dei loro figlioli. Vito preoccupato di non aver memorizzato lintera poesia andava ripetendo passo-passo a memoria alcuni versi: ..le siepi erano brulle, irte, ma cera dautunno ancora qualche mazzo rosso di bacche

Pap che sono le bacche?, chiese Bart.
Dai cammina, adesso non ho tempo, te lo spiegher stasera quando sar di ritorno a casa. Anzi gi che ci sei fattelo spiegare dal tuo Maestro, lui che ti ha dato da studiare, no?

Bartolomeo era certamente quello pi preoccupato, perch non gli riusciva di tenere a mente una frase in particolare: ..rosso di bacche e qualche fior di primavera bianco, e sui rami nudi il pettirosso saltava, e la lucertola il capino mostrava tra le foglie aspre del fosso

Chiss poi perch le foglie sono aspre nel fosso?

Il Preside, un uomo anziano con il capo bianco, li accolse sullentrata della Scuola e li fece accomodare in Direzione, dove nessuno dei ragazzi era mai entrato prima, figuriamoci poi accompagnati dai genitori. Che cosa li aspettava? Quali rimproveri? I loro padri sarebbero stati poi quelli amabili pap che erano stati fino allora? Queste ed altre domande turbavano la serenit dei loro pensieri. Da principio il Preside parl con tono severo, da cattedratico qualera. Poi, si addolc un poco, quando i genitori dissero che avrebbero sostenuto le spese del danno causato dai loro figlioli. Tuttavia, aveva poi concluso, apprezzava la loro disponibilit ma che almeno per quella volta non ce ne sarebbe stato bisogno, perch lAgenzia non aveva reclamato il risarcimento.

Lo disse loro in un momento di distrazione dei ragazzi che a un certo punto si erano tutti rivolti verso la finestra aperta a guardare in cielo un cervo volante di rara fattura, cos chiamava la gente del posto un aquilone particolarmente magnifico, come quello che adesso tentennava nel vento. Il Preside stesso, rimasto sorpreso nel vedere un simile oggetto fluttuare nel cielo che in quella giornata si mostrava gi pregno della limpidezza primaverile, ebbe un sussulto per un qualche ricordo che si era affacciato alla sua mente, e i suoi occhi si accesero di un paternale sorriso. Ne era seguita una stretta di mano e limpegno di tenere a bada i ragazzi che stavano crescendo sotto i loro occhi.

Tutto sommato gli era andata bene e i ragazzi, come li aveva chiamati il Preside con loro grande soddisfazione per non avergli sentito pronunciare quella parola odiosa che li faceva sentire bambini, simpegnarono davanti ai loro rispettivi padri di non commettere pi simili gesti. Quel giorno il Maestro Antonelli che li riaccompagn in classe, spieg ai ragazzi che lAerostatica allinizio si era basata sul volo degli uccelli e sorprendentemente per loro, sugli aquiloni. Beniamino Franklin adoper proprio un aquilone come quello che avevano visto dalla finestra quella mattina, nei suoi studi sullelettricit atmosferica; e Guglielmo Marconi aveva utilizzato un aquilone come antenna per i suoi primi esperimenti di radio trasmissione disse. Aggiungendo inoltre, che laquilone aveva fornito un primo modello meccanico al comportamento degli aeroplani in volo; per importanti rilevamenti aerologici e meteorologici.

E non solo aggiunse che in tempi pi recenti, laeroplano, grazie alla possibilit di raggiungere quote molto elevate e di speciali strumenti di rilievo, aveva aperto nuove dimensioni alla ricerca scientifica, permettendo alluomo, di accorciare le distanze fra un continente e laltro attraverso gli oceani

E chiss, un giorno qualcuno di voi potrebbe viaggiare su un aeroplano, o che so, magari anche diventare un pilota.

Ehhhhhhh!. Era stato il grido quasi unanime dei ragazzi nei confronti di quella che gli era sembrata una esagerazione.

Poi il suono della campanella aveva segnato la fine della lezione e aveva sollevato il Maestro Antonelli dal rispondere alle numerose domande dei suoi scolari, bench sapeva che gi lindomani esse sarebbero fioccate copiose. Alluscita di Scuola i ragazzi sattardarono sui prati ai giochi di sempre: lo scambio delle figurine, il gioco delle palline colorate, lo scivolo gi per il pendio. Lindomani sarebbe stato lequinozio di primavera, giorno dinizio della nuova stagione. Il tempo migliore per far volare gli aquiloni.

Ma lindomani accadde qualcosa che loro, i ragazzi, non avrebbero potuto cambiare. Il Gazzettino che sascoltava alla Radio, disse che con molta probabilit lItalia sarebbe entrata in guerra e che da quel momento in poi si doveva stare attenti alle incursioni degli aeroplani che il coprifuoco stabilito dalle autorit riguardava tutti che bisognava rispettarlo e raggiungere i luoghi pi sicuri al coperto nei sotterranei.
Il Maestro Antonelli lo disse ai suoi ragazzi di fare attenzione, di ascoltare le raccomandazioni, di non andare sui prati a far volare gli aquiloni. E li salut, perch anche lui, come alcuni dei loro pap, da l a qualche giorno sarebbe partito per il fronte. Cos accadde che una mattina in molti si ritrovarono sulla piazza del paese a salutare i soldati che partivano con il Parroco che dava loro la benedizione.

Mamma, ma dov che vanno?, chiese Mario.
Quando tornerai papa?, chiedeva Franchino con i lucciconi agli occhi.

Nessuno avrebbe saputo dare loro una risposta e i pi restavano in silenzio consumando la pena nel cuore. Bartolomeo salutando il Maestro Antonelli gli disse che lavrebbe aspettato per far volare insieme gli aquiloni. Ma quel giorno il Maestro che sempre aveva risposto alle sue richieste, non aveva trovato le parole e si limit a salutarlo con la mano alzata a mezzaria prima di richiuderla nella stretta dun pugno che raccoglieva in s il suo saluto.

Passarono i giorni, le settimane, e la vita trascorreva piatta nella mestizia e nel rammarico della gente. I ragazzi cercavano di comprendere ci che stava succedendo ma non avrebbero potuto capire il perch di quella situazione assurda, di quella volont degli uomini di farsi la guerra che li affamava e li lasciava esangui dellamore e della tenerezza del focolare. La scuola Dalmazio Birago da l a breve avrebbe chiuso il portone e lanziano Preside che per breve tempo aveva sostituito il Maestro Antonelli, raccomand loro di essere in qualche modo daiuto alle loro madri e, soprattutto, di cercare nei loro cuori di farsi una ragione per quelli che non sarebbero tornati e cherano meritevoli di rispetto.

Lintera classe della Seconda B erano ormai daccordo. Ognuno dei ragazzi raccolse quel che poteva: rotoli di robusto filo, carta telata, colla e stecche di legno resistenti per costruire il grande aquilone che avrebbe volato il pi in alto possibile, dissero in molti.

Che avrebbe contrastato il volo degli aeroplani, qualora fossero arrivati, e che loro stessi avrebbero comandato nei combattimenti a cielo aperto.

E quando laquilone venne terminato i ragazzi si dissero pronti a combattere la loro guerra privata che mai fosse stata dichiarata. Non restava altro da fare che aspettare di sentire il rombo dei motori in avvicinamento. Ed quanto accadde il successivo luned di Pasqua. Mario e Bart si portarono sulla balza pi alta mentre Franchino e Vito tendevano loro il filo avvolto in un grosso rotolo allaltro lato del campo.

Era magnifico a vedersi, un aquilone dalle dimensioni giganti coi colori della bandiera italiana e il nome della Scuola a lettere cubitali, si vide balzare imponente nel cielo. Era quello il segnale. Tutti i ragazzi lasciarono le proprie case e i propri affetti infiammati negli animi e nei giovani volti, come tanti piccoli soldati, uscirono dalle loro case con altrettanti cervi volanti. Ce nerano di bellissimi, trapezoidali con lunghissime code ornate, a somiglianza duccelli diversi per forma e colori, che ognuno lasci andare nellaria recitando i versi che avevano imparato a memoria, nella speranza della veridicit delle parole del poeta:

Urbino ventoso ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino. Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento; ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli coro sinnalza

Bart recit a voce alta, quel che sentiva in cuor suo di quellamata poesia e nel ricordo mai venuto meno del Maestro Antonelli:

Sinnalza e i piedi trepidi e lanelo petto e lavida pupilla e il viso e il cuore, porta tutto in cielo.

Il grande aquilone che il vento ormai tendeva a pi non posso, quasi scompariva alla vista dei ragazzi che tenevano a pi mani il filo, quando sentirono giungere in lontananza il rombo dei bimotori che avanzavano in formazione.

Dun tratto lallarme duna sirena richiam tutti allattenzione, le madri uscirono dalle case e corsero a cercare disperatamente i figli, il Parroco fece suonare la campana, molti correvano a cercare un riparo. I ragazzi, nello sgomento di dover abbandonare i propri aquiloni, presero a manovrare in modo confuso i fili tesi che, incrociandosi, causarono il cozzare di molti di essi, dando cos inizio a una vera e propria battaglia aerea. Ognuno dei ragazzi, tentando di riguadagnare al vento il proprio cervo volante, lo mandava a sbattere contro un altro che poco dopo cadeva in pezzi al suolo.

Fu allora che il grande aquilone di Mario e Bart a causa dello spostamento dellaria provocato dai bimotori, cominci a ondeggiare vorticosamente, impennandosi pi volte e minacciando di cadere gi. Il fatto fu determinante, gli altri aquiloni rimasti che si destreggiavano fieri nel cielo terso, persero quota e caddero rovinosamente. Al richiamo disperato delle loro madri, alcuni dei combattenti migliori lasciarono il prato e il proprio aquilone in balia del vento, unici superstiti di una battaglia definitivamente perduta. Indubbiamente la meno costosa della storia come numero di mezzi e di vite umane.

Mario e Bart invece, avevano cercato disperatamente di tenere il campo. Il grande aquilone, riconquistato il vento, continu la sua ascesa fino allultimo centimetro di filo, e quando il suo recupero si rese impossibile fu lasciato libero di vagare nellinfinito cielo.

Nei giorni successivi il bollettino radio nazionale comunic che un cervo volante di grandi dimensioni arrivato a volare ad altissima quota, aveva reso possibile la ricognizione di una Scuola in un centro abitato che dietro segnalazione errata sulle mappe, stava per essere bombardata. La cieca guerra comera ovvio che accadesse continu per qualche anno ancora e alcuni fra quelli partiti da Orio al Serio non fecero ritorno. Ma nessuno trov mai il coraggio di dire a Bart e a tutti gli altri che fra i caduti cera anche il giovane Maestro Antonelli.






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