Voglia di lavorare saltami addosso
Un tempo si diceva: Il lavoro nobilita luomo, ancora oggi
il lavoro un diritto, specifica la Costituzione italiana; sono
state scritte encicliche papali sullargomento, tutte le indagini
socio-economiche non prescindono da questo diritto, che poi
improvvisamente si trasforma in dovere... Stesa sul mio caldo
letto ancora profumato di notte tiro le somme e mi dico, se
lavorare un diritto quandanche un dovere che competereb-
be a ogni onesto cittadino, perch tanti onesti giovani, persino
titolati, non possono in nessun modo sbarcare il lunario?
Ci sono troppi vecchi al potere?
Io, ormai varcata la soglia della mezzet, a quale categoria
appartengo? Dei giovani no, un lavoro bene o male ce lho,
dei vecchi nemmeno, giacch non ho uno straccio di potere
Allora non potrei entrare proprio nella discussione!
Piuttosto, mi dovrei alzare e andare al lavoro come la respon-
sabilit di ogni onesto cittadino vorrebbe Ma le lenzuola
con una dolce carezza mi trattengono e mi dicono rimanda
il momento della levata, la vita breve, e soprattutto, la gio-
vinezza fugaceTra non molto lartrite reumatoide incline-
r il mio dorso, la presa delle mie mani si allenter, il mio
sguardo profondo si inabisser del tutto, nascosto da pendule
palpebre, che trasformeranno i miei occhi in capocchie di
spillo nellinane tentativo di mettere a fuoco unimmagine
Oltretutto la brevit dello sguardo limitato dalla galoppan-
te perdita della vista non verr compendiata dalla forza
dellimmaginazione, che sar ogni giorno meno brillante,
a causa del depauperamento delle cellule neuroniche del
mio encefalo
Si dovrebbe dire cervello, ma il termine encefalo accresce
il senso di gravit della condizione patologica!
Diciamo che trattandosi di un cervello da cinquantenne,
pi che di una condizione patologica si tratter del natu-
rale decorso di degenerazione dei gangli responsabili del-
la vitalit di un individuo, ma, degenerazione naturale o
perdita di vitalit che sia, il pensiero che mi aspetti un do-
mani poco energico dal punto di vista fisico e mentale, o
psichico che si voglia dire, mi deprime, e non ho la forza
di alzarmiSar listinto di conservazione delle energie
vitali a trattenermi? Oppure il pensiero che per quanti
sforzi compia ogni giorno che passa si dirada il numero
degli ascoltatori attenti alle mie lezioni?
Ricordo un brano di Isaac Asimov, ambientato in un lontano
futuro ora divenuto presente prossimo, letto in classe, in cui la
protagonista scopre un libro abbandonato e sommerso di
ragnatele in soffitta. La ragazzina leggendolo scopre lesistenza
di uninsegnante in carne ed ossa che comunica con i suoi alunni,
guardandoli nelle palle degli occhi e muovendo la bocca per
esprimere pensieri veri attraverso gesti tangibili. B
considerando che la povera ragazzina doveva consegnare
i suoi compiti di italiano al computer addetto a svolgere la
mansione di insegnante, che avrebbe fornito certe ma pur
sempre meccaniche ed asettiche risposte senza alcun umano
giudizio ai suoi scritti, comprensibile che immaginare di
avere un docente in carne ed ossa le sembrasse la migliore
delle aspettative possibili
Il libro le forniva la possibilit di fantasticare intorno a una
figura di insegnante non necessariamente perfetta, ma
sicuramente incline a sentimenti per lo pi umani:
una persona con dei vestiti classici, con delle normali
scarpe ai piedi, unacconciatura sobria, di altezza e
corporatura medie, che cercava di mantenersi calma ma
che qualche volta tradiva un certo nervosismo (sembravo
proprio io). A conclusione del brano affermai che
immaginavo un futuro in cui le aule scolastiche sarebbero
svanite insieme alla pletora di docenti e alunni che le
popolano e che la scena sarebbe stata pi o meno la
stessa descritta da Asimov: un computer, ovviamente
pi o meno aggiornato a seconda delle possibilit
economiche di ciascuno, nella loro stanza attraverso
video di varie specie avrebbe spiegato loro fenomeni
ascrivibili alla cosiddetta sfera della conoscenza e il loro
grado di apprendimento sarebbe stato calcolato con un
punteggio finale strettamente matematico, molto poco
fisico, anzi del tutto mediatico
Non potevo dire virtuale, perch una parola filosofica
che esprime perfettamente la condizione di un pensiero
non ancora espresso o di unazione non ancora avvenuta,
ma in potenza presumibilmente possibili e comunque
frutto di congetture e concetti ragionati, ossia costruiti
con un cervello fisico, non telematico Ricordo che alla
fine della lezione i ragazzi in coro dissero: No, questo
non avverr mai!. Spiegai la loro reazione come il frut-
to della paura del domani, delle incertezze legate a un
futuro quantificabile ma imprevedibile, e ritenevo fosse
una reazione poco ardita da parte di giovani che andava-
no incontro al futuro e che non potevano troppo gingil-
larsi nelle loro certezze presenti, fatte di uno scontato
quotidianoTuttavia oggi, nella mollezza delle lenzuo-
la che or ora mi avvolgono, sono pi propensa a giustifi-
care le paure di quei ragazzi
Immaginare un futuro senza certezze, sentire i raggi del
sole sempre pi cocenti sulla pelle, bagnarsi in un mare
sempre pi immenso e sempre pi povero di vita, annu-
sare unaria sempre pi aulente di esalazioni da discarica,
un cibo sempre pi ricco di diossina, di paesaggi sempre
meno verdi e sempre pi dipinti da colori artificialiB,
non si pu dire proprio una bella prospettiva e a me manca
sempre di pi il coraggio di andare a scuola per fare linse-
gnante fisica, ma sempre meno vera, perch costretta a reci-
tare la parte di chi dipinge il futuro come una bella dimen-
sione, in cui sar possibile per tutti la felicitO quanto
meno lo star bene
Io che divento lespressione del male di vivere
No, non me lo posso permettere!
Tuttavia mi piace naufragare in questo mare di lenzuola
Antonietta Ursitti
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