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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Nobiltà dell’abito

Narrativa

Principessa Bibesco (Biografia)
Sellerio Editore Palermo

Recensione di Giuliano Brenna
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Pubblicato il 29/01/2009 23:39:28

Agli inizi del secolo scorso la supremazia nei salotti delle donne aristocratiche cominciava ad essere insidiata da altre donne altrettanto – o forse più – ricche, ma dagli oscuri natali, spesso straniere – americane – le cui fortune si erano velocemente materializzate grazie all’avvento del moderno sistema industriale, mentre le fortune delle aristocratiche che vantavano alberi genealogici di assoluta eccellenza, si stavano sgretolando con la caduta degli imperi o la dissolutezza dei membri delle famiglie stesse. L’alta società si trovava di fronte ad un dilemma: come ammettere queste parvenue nei salotti d’alto rango? come escludere altezze ormai in miseria? con che criterio? Nacque così la nobiltà dell’abito: l’eleganza decretava chi era da invitare e chi no. Erano tempi in cui gli abiti si chiamavano toilettes, non come ora che, con l’imbarbarimento dei costumi, certi capolavori si chiamano semplicemente vestiti, mentre con il glorioso nome di toilettes si designa altro. In Francia le toilettes, dunque, rappresentavano un blasone per le dame, un elemento decorativo assai importante per i signori, e fior di scrittori si divertivano a fare descrizioni, spesso impietose, delle dame che facevano i loro “giri” nei salotti, tutte agghindate, o si recavano agli Champs-Elysées per la passeggiata igienica, e per far notare ai curiosi le loro ultime conquiste in fatto di tagli e tessuti. Grande cultore e testimone dell’abbigliamento fu Marcel Proust, con lui Balzac, Hugo, Maupassant e moltissimi altri. La Principessa Bibesco, invece, univa le caratteristiche dell’osservatore e dell’osservato, era infatti una grande ed apprezzata scrittrice, una aristocratica molto in vista e una donna dalla leggendaria eleganza, appare del tutto naturale che sia lei a farci fare una veloce ma densa passerella nel mondo delle sartorie e delle loro clienti con questa raccolta di brevi articoli scritti per la rivista Vogue. La principessa non si perde in descrizioni di abiti od accessori, ma semplicemente accenna ad essi, quasi per dare il La al pezzo, e subito si getta nella profondità dell’animo femminile, riuscendo mirabilmente, con osservazioni attualissime, e senza rinunciare alla sua sottile vena ironica, a smascherare il vizio o la virtù che si cela dietro un vezzo in fatto di abiti. Negli scritti troviamo ritratti di donne contemporanee a Marthe Bibesco, impegnate con l’eterno dilemma del guardaroba, l’una sceglie di copiare modelli che stanno d’incanto alle amiche, un’altra, invece, sa esattamente come stare bene in qualunque situazione, mentre un’altra ancora scopre come il peggior nemico dell’eleganza sia la noia, e così via sino a giungere ai ritratti di quelle che probabilmente furono tra le prime “donne in carriera” della storia di Francia: modiste, sarte e stiliste. Col pretesto di elogiare il gusto nella scelta di un paio di guanti piuttosto che di una determinata nuance di colore o stigmatizzare il voler copiare i modelli altrui, la Principessa Bibesco riesce ad andare oltre e a dettare una linea di condotta alle lettrici di quegli anni, avide di crearsi un loro stile ma che, come era chiaro alla principessa, non era sufficiente un ottimo abito per essere delle Altezze (era ancora molto Male chiamarle Signore) ma bisognava esserlo anche nel proprio essere, poiché solo una donna perfettamente a suo agio con sé stessa, sicura di sé e capace di osservare il mondo con la giusta comprensione poteva avere quella forza interiore e quella fermezza di idee tale da consentirle di giungere ad una sublime eleganza.
Un libro dalle piccole dimensioni, che non vuole rivelare grandi verità ma che ci riporta perfettamente conservato il gusto, il colore di un periodo, complice la mirabile abilità della traduttrice, Rosetta Signorini, nel ricostruire – più che tradurre – la raffinata eleganza di una donna ammirevole ed erudita come fu Marthe Lucile Lahovary, Principessa Bibesco. Una notevole e dettagliata biografia dell’autrice, sempre curata dalla traduttrice, completa l’opera e la rende un documento di notevole interesse.

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