Pubblicato il 27/10/2015 18:47:02
HALLOWEEN : NICK OF TIME (..frammenti di tempo per chi ne ha da perdere)
Come spesso mi capita durante i lunghi tempi vuoti, che invece di dedicare allozio (che allunga la vita) investo nella scrittura (deleteria alla riabilitazione fisica e alla psiche), mi sorprendo a domandarmi quando stata lultima volta che ho avuto davvero paura. Non certo per svago, poich giocare con le parole molto spesso stato per me come aver fatto una scommessa col diavolo. E con me il diavolo ha voluto giocare davvero duro, almeno una volta, sbattendomi in faccia la sua inconfutabile realt, ripetendomi una frase che, a distanza di tempo, ho ritrovato nella didascalia di un film in programmazione: Lultima immagine che vedrai della tua vita lattimo fuggevole della tua morte, e che ancora mi pesa addosso come un macigno. Certo, unaffermazione tipica da trailer dellorrore, da non prendersi in considerazione pi di tanto, se non perch rappresenta una realt precostituita, quasi un atto di necessaria superbia, o se vogliamo di schietta presunzione, da parte di chi da sempre pensa di gestire la cosa umana, e inesorabilmente ci riesce. Posso dire daverla vista davvero in faccia la morte, una notte, senza saperlo. stato quando riaprendo gli occhi in un letto dospedale per degenti terminali, dopo non so quanto tempo e quanto dolore avevo causato a tutti quelli che disperavano di rivedermi risanato, mi sono scoperto inamovibile, amorfo, oggetto inqualificabile dellinconsistenza. Fatto che nessuno dei presenti si accorse che ero diverso da quello che ero sempre stato, che ero diventato un altro, come non ero mai stato: uno zombie. Ricordo che era appena suonata la mezzanotte, quando svegliato di soprassalto, mi sono lasciato cadere sui cuscini di un ampio letto con baldacchino, in una stanza rettangolare con alti specchi alle pareti che oltrepassavano il soffitto, che ovviamente non vedevo. Tuttattorno al letto si allineavano solidi mobili di buona fattura rinascimentale, e un grande armadio a quattro ante, alto, scuro, che occupava lintera parete sul fondo, e ceri, tanti ceri accesi dappertutto. Logori epitaffi, vagavano nellaria, insieme a suoni, odori, colori, bandiere sparse a ricordo di vecchie guerre o forse giochi. Mute statuette debano che raccontavano storie di etnie sconosciute, di tempi remoti, di ninnoli impolverati, e cocci, ciotole e pennelli dingenue scaramucce con la tela. Negli scaffali tantissimi libri pieni di parole, che si aprivano al solo guardarli fino a soffocare laria di virgole e punti sconnessi, sillabe incerte, chiuse in coperte di pelle, di tela, nel riecheggiare di versi contemporanei dellultimo Ungaretti. A grida tumultuose, ombre sparse sagitavano affannate sulle pareti dove solitari candelabri si levavano a sostegno di smunte candele, a ricordare notturne lotte con le tenebre, presenti in ogni momento, tra le coperte in disordine del letto, tra le molte carte sparse senza senso, nella stanza disfatta, ancora da rassettare. Allimprovviso fu come se tutto intorno a me fosse cambiato, ogni mio gesto, ogni mia azione, ogni frase che pure non avevo pronunciato si rovesciasse, assumendo un significato diverso, come se il passare del tempo perdesse dimportanza, e lorologio che pure vedevo attraverso il riverbero sulla parete, era fermo alla mezzanotte, e ancora mi sembrava di sentirne lultimo rintocco. Ricordo dessere rimasto immobile per non so quanto tempo, sveglio nel sonno, immerso nella luce arcana, vaga, ingannevole dun altro luogo, che gli altissimi specchi rimandavano, con larido sguardo polveroso di chi accumula polvere dove pi ce n, oggettivamente separato da ogni cosa che pur riconoscevo come mia, che in qualche modo mi apparteneva, perso in un mondo estremo, come duranio, fermo nello spazio senza moto, senza suono, senza futuro, raccolto in un solo battito di solitudine, dove lio restava schiacciato al suolo per lo spavento dessere vivo. Tuttavia non cera ansia in me, bens una sorta di emorragia del tempo attuale, in cui le pareti della stanza trasparivano a costrutti metafisici, dove non accadeva nulla, dove non arrivava nessuno, perch non aspettavo nessuno e certo non sarebbe arrivato nessuno. In ci che pure avevo avuto fino a quel momento, nel corso della mia vita reale, fosse mancato qualcosa, che in ci in cui avevo creduto non cera stata la necessaria determinazione. Ricordo che lattesa era stata lunga, interminabile, tanto lunga da infrangere le pareti di cristallo della stanza dove si dipanavano i miei giochi impossibili, troppo profondi, troppo ardui per essere autentici, e che i pensieri erano infine trasmutati in altri pensieri, diversi e pur sempre uguali, e non aveva dato frutti. Lunica cosa viva la mia penna scriveva, da sola senza lausilio della mia mano, in bella calligrafia sulle pagine di un quaderno, di unagenda, o forse di un diario, o un deck, non ricordo, il problema semmai era come venire in possesso del suo contenuto. A uno zombie si sa, non dato utilizzare lo stesso linguaggio umano, spero soltanto di poter rileggere quello che devo aver scritto, o almeno risentire quanto oralmente credo di aver detto a un palmare, anche se per mia conoscenza il linguaggio parlato non pu essere lo stesso. Se, come qualcuno ha scritto, ogni parola ha un suo tempo per essere letta, e ognuno di noi ha un tempo diverso di leggere, quello che andrei a rileggere o a risentire, potrebbe essere diverso, verosimilmente pi vicino allocculto, al paranormale. In quanto al senso, indubbiamente laspetto che pi minteressa, leggere cosa si nasconde dietro quelle parole, cosa c dentro di me, dentro di noi, che non ci dato conoscere, quel certo qualcosa sicuramente imperscrutabile che pure altri arrivano a scandagliare, a comprendere, nel torbido della nostra esistenza. Si dava il caso che fossi di ritorno da una cena in un ristorante con un certo numero di persone, e che lo sguardo insistente di un commensale in fondo alla sala, che non aveva smesso di osservarmi per tutto il tempo, mi creava un certo imbarazzo. Che cosa poteva volere quello sconosciuto che mi guardava da dietro gli occhiali, se neppure lo conoscevo, se non lavevo mai visto prima? Eppure sembrava conoscermi perch a un certo punto mi sorrise e mindirizz un gesto di saluto. Sapevo di avere una buona capacit mnemonica che da sempre mi sosteneva anche a distanza di anni, ma che forse mi stava tradendo. Se avessi incontrato prima la sua faccia singolare lavrei certamente ricordata, riconosciuta tra mille, centomila, un milione mi dissi. Aveva gli occhi nascosti da spesse lenti, ora invisibili, ora fortemente cerchiati quando aguzzava lo sguardo scrutatore, quasi invadente, come di chi cerca un sostegno alloperato di una malvagia seduzione. Una situazione analoga, rammentai, era formulata in 'Lo scrutatore danime' di Groddeck da un diverso punto di vista: che cosa mi aspettavo da lui, forse di incontrarlo da unaltra parte, in un altro momento, un altro giorno, per la strada? Impossibile negarlo, a un primo momento di reticenza sentivo in me la tenue speranza che fra noi due si fosse stabilita quellattrazione che ci avrebbe sospinti senza sforzo luno verso laltro e che la mia domanda, anzich eludere, finiva per consolidare il nostro incontro. La giustificazione razionale era invece che in qualsiasi piano strategico questo sarebbe stato possibile, in un momento o in un altro, e semmai lattesa era solo una componente necessaria. Da quellottimo scrutatore che era, il diavolo, o lo sciamano che fosse, tuttavia, sembrava deciso a fare di me una sua vittima. Da sempre ero stato messo in guardia da certe figure spregevoli, portatori di mala sorte, che si mischiano alla gente comune per estirpare denaro o, come dicevano, per suscitare paura, per carpirne lanima. Superstizione, dicevano i pi saggi, ma cera chi a certe cose ci credeva eccome, e allora gi a raccontare aneddoti arcani, fatti raccapriccianti, accadimenti oscuri che non trovavano riscontro, se non nellimmaginazione di chi li raccontava. Niente di pi di quanto in antropologia culturale indica l'insieme delle credenze e il modo di vivere e di vedere il mondo di societ animiste e di fasce di popolazioni non alfabetizzate che si pensavano scomparse. E che invece, continuano a tramandarsi una sorta di cultura sotterranea, esoterica, che, nascosta allinterno di tradizioni oscure, dallapparenza innocua, attraversa la rete planetaria, sintrufola negli interstizi del web, e attraverso internet raggiunge ogni pi remoto angolo della nostra galassia. Una sorta di magia bianca che, entrata di sottecchi nella psicologia umana e trans-personale, cos come in quella del profondo (detta anche esistenziale) e nella filosofia dei sentimenti, conferma che locculto riscontra un largo margine di efficienza e di autenticit nel mondo cosiddetto acculturato e tecnologicamente avanzato. Tale che un certo numero di persone ancora vi ricorre per risolvere problemi legati al timore della morte, e mettere alla prova la tenuta della propria fragilit. Non si spiega altrimenti come, invece, proprio nel terrore della morte ognuno trovi la spinta necessaria verso la ricerca interiore, lintimo inconfessabile desiderio di penetrare e conoscere il senso della propria esistenza o, allopposto, la supervalutazione del proprio ego, il potere assoluto, la semi-immortalit. Chi lavrebbe detto che un giorno, nel bel mezzo del XX secolo, memore dei tanti racconti cui non avevo mai dato importanza, mi sarebbe capitato di imbattermi in uno sciamano che voleva strapparmi l'anima? Eppure accaduto, lho incontrato. Era seduto l, in quel ristorante, probabilmente da sempre, e aspettava proprio me. Quando al termine della cena mi avviai verso luscita, in coda alla fila degli ospiti, luomo si alz in piedi e mi guard fisso negli occhi, quasi volesse appurare la mia identit. Ricambiai il suo sguardo senza battere ciglio, pensando che ci lavrebbe fermato dal suo intento, ma non vi riuscii, il suo sguardo era fisso su di me e io rimasi immobile davanti a lui. Devo parlarle, disse. Improvvisamente la luce delle lampadine mi parve pi soffusa e per un attimo le ombre sembrarono prendere il sopravvento. Mi parse dintuire che quelle ombre vagamente riconoscibili, sedute ai propri tavolini, rivelavano lesistenza di un popolo maligno che mi osservava vorace. Rimanga la prego, lasci che la osservi pi da vicino. Non si preoccupi, i suoi amici non si accorgeranno del suo ritardo ad uscire. Immagino che lei sappia perch la stavo osservando? Ci conosciamo forse? No, ma io so cosa le capiter fuori di qui. Lei un veggente? Forse. Ha bisogno di denaro, vuole essere pagato per una prestazione non richiesta? No. Allora cosa vuole da me? Si sbrighi perch non ho intenzione di dedicarle oltre il mio tempo. Purtroppo larroganza non paga e lei non ha poi tutto questo tempo. quindi di denaro che stiamo parlando, non avevo dubbi. Non saprei che farmene del suo denaro, potrei ottenere tutto quello che voglio, se solo lo volessi, ma non lo voglio. Io come lei sono costretto a vivere dentro questa realt quando avrei bisogno di una qualche distrazione che non riesco a prendermi, che non posso prendermi. Vuole farmene una colpa? Assolutamente no, ma come vede io e lei siamo i due opposti che prima o poi sincontrano, che sono destinati a incontrarsi. Si spieghi oppure mi lasci andare. Nessuno la trattiene, sto solo cercando di spiegarle ci che lei non sa, che non pu sapere. Non sempre ci dato sapere, talvolta meglio non sapere quello che non c dato. Ma forse, conoscere il momento della sua morte, s. di questo che vuole parlarmi, della mia morte? Beh, credo che quando sar il momento me ne accorger senza laiuto di nessuno. Comunque grazie. Buonanotte. No aspetti. Dovevo dirle che questo potrebbe essere il suo ultimo momento, che la fine la sta aspettando fuori da quella porta. Non esca, non adesso, anche se solo adesso vedo nei suoi occhi che superer questo tragico momento. questa una prova per vedere se la sua sensitivit ha un qualche fondamento o una sfida lanciata per misurare la paura che riesce a inculcare nel prossimo? Entrambe. Lo zittii sollevando una mano. Non cerchi di scusarsi, il suo solo un sospetto non una certezza. Non ha mai provato paura prima dora? Non ricordo, o forse s, lo ammetto, nelle fiabe, nei racconti dei vecchi, nei film dellorrore, ma ne ho anche riso, qualche volta. ci che lha salvata fin qui mi creda, il suo arguto senso dello scherno, dellironia, del bizzarro, che ha dellincredibile e che la salver ancora. Il sarcasmo induce la morte a ripensare se stessa, talvolta a retrocedere nel suo intento, al diavolo come al buon dio di fermare la partita giocata sulla scacchiera del destino. Forse si aspettava dellaltro? C dunque una possibilit di viverla fino in fondo questa vita, di poter scegliere il proprio destino? Nessuno di noi pu vantarsi di averlo fatto, ma a qualcuno dato, lo sanno bene gli scrittori di romanzi gialli, di racconti in nero. I primi per aver dato a certi personaggi quellimmortalit che non data ai comuni mortali, e a tutti gli altri per aver scandagliato nei risvolti dellanima umana quella coscienza/incoscienza dellorrore del profondo. Lo sanno gli spiriti della notte che trapassano le tenebre delle allucinazioni per entrare nei sogni, gli zombie come morti viventi che talvolta tornano a infestare i luoghi che pure gli sono appartenuti, i fantasmi il cui spirito vaga senza posa in cerca di rivendicazioni, quegli eroi del mito le cui gesta, impresse nel grande libro del bene e del male, hanno permesso loro di accedere nellOlimpo degli dei. Lo sanno i grandi di ogni tempo le cui opere pittoriche, scultoree, architettoniche, sono destinate a perdurare nella futura memoria del genere umano, quasi che la suprema edificazione del mondo sia a loro attribuita, quando a loro insaputa, sempre vi si riconosce limpronta di dio, o talvolta, per le opere pi ardite, la geniale avventatezza del diavolo. Lo sanno gli scienziati di tutte le discipline, attraverso le ricerche avanzate, le menti che trovano una possibilit di fuga dalla realt, come pure tutti gli altri, quelli che con irresponsabilit accendono le polveri e scatenano le guerre di distruzione dellintero pianeta. Che non opera del diavolo, che non avrebbe di che vivere senza le meschine debolezze degli umani. Ma chi ne sa ancor pi lo scrittore di fumetti, linventore del genere letterario cosiddetto mistery, che vede in Edgar Allan Poe il maestro di riferimento, cui molti autori devono qualcosa. Siete bravo quasi quanto il Dupin di Edgar Allan Poe. Non pensavo che nella vita reale esistessero persone simili, commentava ammirato il dottor Watson nelle prime pagine del romanzo che inaugur la fortunata serie di Sherlock Holmes. Cos, con questo piccolo omaggio, Arthur Conan Doyle riconosceva il proprio debito verso linventore del genere poliziesco, dando al contempo conto di quanto fosse noto il nome di Poe. Dobbiamo forse lasciarci trascinare dagli eventi nella convinzione che quanto possiamo fare sia completamente inutile? Davvero mi rimane cos poco tempo da vivere? Chiesi, fingendo dessere rimasto toccato dalle sue eloquenti parole, e in fondo lo ero, eccome. Just a nick of time, per chi ne ha da spendere, la fuori da quella porta lultima immagine, che vedrai della tua vita lattimo fuggevole della tua morte fu la sentenza. C sempre la possibilit di non aprirla, ma che differenza farebbe? aggiunse. Gi, che differenza avrebbe fatto! Non avevo forse superato innumerevoli difficolt, nelle foreste e nei deserti che avevo attraversato vagando nelle strade delle citt in cui avevo vissuto? Gi, che differenza avrebbe fatto se fossi restato ancora un poco l, in quel ristorante che ormai mi era quasi famigliare, aspettando che lo spirito che mi aveva animato fino a quel momento, si decidesse di lasciare il mio corpo. Allora vorrei che fosse un ultimo bicchiere a decidere la sorte, il suo guardarmi abietto contro il mio sorriso mi dissi. Oste, un boccale di vino tinto e due bicchieri, e via alla malasorte! La prossima volta non sar come la precedente, n come quella che verr, dissi poi, dopo aver bevuto fino allultima goccia, attraversando la soglia della porta, spalla a spalla col diavolo che mi accompagnava fin dentro la notte.
Era buio fuori, e una folla immensa mi venne incontro festeggiante, gridavano tutti con in mano mille zucche orrende che sorridevano spaventose: E la notte di Halloween!
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|