Pubblicato il 17/01/2016 17:49:13
Julius, (..ovvero la stravaganza di essere uomo).
Luscita in strada nottetempo era sempre a tema, nel senso che Julius aveva deciso da prima e fin nei minimi particolari labbigliamento stravagante che avrebbe indossato perla sua messinscena. Cosa che sarebbe stata del tutto normale se, visto lorario, labito non fosse talvolta inadeguato al clima. Magari se avesse aperto gli occhi, se mai li avesse tenuti chiusi, avesse guardato fuori della finestra, il cielo. Chiss? Per quanto in realt Julius non sembrava dormire mai. Lo si incontra in giro di notte e raramente di giorno a orari diversi, vestito di tutto punto, camminare lungo i marciapiedi e recarsi dove nessuno poteva neppure immaginare. Ma dove andava? Eppure lui sembrava certo di dove stesse andando, perch il suo passo era deciso, mai frettoloso, questo no. Piuttosto lo si sarebbe detto ben fermo sui piedi, sia che fossero infilati nelle zeppe di sughero da donna daltri tempi o negli stivali di cuoio da cacciatore; sia nelle ciabatte della nonna o nelle scarpe da uomo con la punta, secondo lultima moda.
Per non dire degli abiti che ogni volta indossava, tanti e tali da far invidia al guardaroba di un intero magazzino teatrale. E s, perch in fondo di teatro si trattava. Julius era a tutti gli effetti un uomo di teatro. Almeno perch si pensava, e non solo perch aveva il portamento dellattore consumato. Tuttaltro. Lui era un ingegnere meccanico, uno che masticava la matematica come il pane. E che, strano a dirsi, non si esprimeva con i numeri come con le parole, e che parole! Algebricamente parlando era uno che sapeva il fatto suo, loquace quel tanto che bastava per mettere a tacere chi sazzardasse a dire una parola fuori posto nei suoi confronti. Preciso in ogni suo aspetto esteriore, curato o finto trascurato come lattore che si prepara davanti allo specchio con oculatezza, per ore, prima di affrontare la parte. Allora era capace di cambiare lespressione del viso, la dizione pi adatta alloccasione, il vezzo dellatteggiamento nobiliare, o la remissivit del miserabile. Era incredibile come Julius, anche nelle vesti dello straccione mantenesse comunque una propria dignit che lo nobilitava, che lo faceva signore. Soprattutto se messo a confronto con il qualunquismo degli altri, ed erano in molti allora quelli che lo additavano e pi spesso lo denigravano nei loro discorsi. Mai apertamente in volto.
Lho sentito con queste mie orecchie rispondere al bancone di un bar ad un avventore che os interloquire ridendo di lui, rispondere che se solo si fosse reso conto quanto era ridicolo in quei suoi panni di persona perbene, non sarebbe mai dovuto uscire dalla porta di casa. Fatto che era sempre di partenza. Lo si vedeva nottetempo con la sua valigia n grande n piccola, quasi sempre alla stessa ora, tra le due e le tre, sbucare da un angolo di strada, mai lo stesso, fare e rifare lo stesso tratto come per imprimerselo nella memoria, per poi imboccare la via che portava alla fermata delle corriere. Una volta arrivato si accendeva una sigaretta e ne aspirava il fumo con piacevolezza. Quindi, se ne restava in piedi ad attendere larrivo di questa o quella corriera per poi lasciarsela passare davanti, senza salire e di conseguenza senza discenderne. S da farmi venire in mente quel ritornello di Cochi e Renato che faceva: ma dove arriva se parte? in senso contrario ma se non parte dove arriva?. Di fatto dopo alcune ore, ed era gi mattina inoltrata, eccolo che arrivava, tornando da chiss dove (?).
La notte dopo vestito di tutto punto con le calze a rete da sciantosa sotto labito sgargiante e boa avvolto al collo su lunghe collane di finte perle e scarpe coi tacchi vertiginosi, di nuovo affrontare la strada con disinvoltura portandosi dietro oltre alla valigia una borsa a tracolla luccicante di strass, che a vedersi sembrava essere gi sul palcoscenico di un qualche variet. Talvolta per azzardava di troppo, specialmente nei giorni di pioggia era capace di indossare solo un impermeabile sul corpo nudo, lasciando ammirare ai passanti, che fossero donne o uomini non aveva alcuna importanza, il suo grosso uccello penzoloni. Magro e nerboruto, laltezza giusta di un metro e settantacinque circa, capelli neri brizzolati, Julius poteva dirsi un belluomo, e che uomo, soprattutto quando si lasciava crescere quel po di barba che faceva tanto finto trascurato. Raffinato ed elegante qualsiasi cosa indossasse, sia che fosse vestito per met coi pantaloni e scarpe da uomo, e met da donna con finta pelliccia di leopardo. Sia quando, con quella non calanche che lo distingueva, indossasse in piena estate, un cappotto di caschemire color cammello con tanto di sciarpa.
Allora lo si incontrava al bar per il suo solito cappuccino correto al cognac, o magari davanti a un bicchiere di birra ghiacciata, e sempre nel momento di pagare la consumazione aggiungeva una m,anciata di caramelle che infilava nelle tasche senza neppure scartarne una. Poi attraversava la strada e si portava alla fermata della sua corriera, e attendeva per ore. Quale sarebbe stata quella che avrebbe preso quel giorno, nessuno poteva saperlo, e talvolta gli avventori del bar vi facevano su delle scommesse cherano senza esito, perch nessuno aveva la pazienza e il tempo di aspettare quella di quel giorno come Julius. Allorch tornava con lo stesso abito indossato prima di uscire, come fosse uscito in quel momento da un salone di bellezza. Si parlava spesso di lui nelle comunanze e con la gente di passaggio che sinformavano su chi mai fosse quellindividuo stravagante. Le chiacchiere per lo pi si soffermavano a dire di lui che aveva subito un tragico incidente, o una forte delusione damore, oppure per lappunto era solo uno stravagante.
E forse era proprio questultimo appellativo a centrare lobiettivo perch in tutto ci che Julius faceva cera una certa dignit di essere quello che era, o che si sentiva di essere in quella determinata e specifica occasione. Un giorno in cui anchio ero presente si present al bar in tenuta da corridore in calzamaglia rosa, con tanto di bici rosa tenuta per il manubrio e caschetto rosa in testa, fiasca alla cintola, calzature coordinate, occhiali da sole rosa, pronto per una ipotetica corsa, che tutti ci domandammo dove mai si sarebbe svolta. Ricordo che la curiosit era tanta e si attese che finito il suo cappuccino e raccolta la sua manciata di caramelle, uscisse per vedere quale direzione avrebbe preso. Solo quando, disinvolto e sprezzante degli sguardi curiosi, sal in bici e scomparve dopo la prima curva, direzione un lungo rettilineo che costeggiava il mare. Per quel giorno non lo si rivide pi. N la notte successiva. Si seppe poi, o forse soltanto lo si disse, chera stato ricoverato in ospedale per una brutta caduta. Povero Julius! Successivamente lo si rivide ancora al bar, di pomeriggio, con tanto di mantella nera con cappuccio, scarpini da giocatore sotto un pantalone di tuta felpata color bluette. Unaltra volta, sempre di pomeriggio, giunse in abito elegante gessato scuro, camicia e cravatta in shantung blu-notte, capello tirato a lucido brillantinato, con gli occhi truccati di nero e un filo di rossetto sulle labbra, il passo deciso e affettato da indossatore.
Raggiunse il bar e chiese solo una manciata di caramelle, quindi attravers la strada e raggiunse la fermata delle corriere. Nellattesa si accese una sigaretta e ne aspir il fumo voluttuosamente. Sembr curioso che quel giorno non avesse con s la sua valigia. Allora si pens avesse un appuntamento galante con qualcuno che sarebbe dovuto arrivare: una donna?, un uomo?, un amore, il suo amore? Solo sul tardi e poich, cerano dei posti liberi sulla panchina dattesa, si sedette e afferrato un giornale lasciato l per caso dsa qualcuno, prese a leggere ad alta voce i fatti del giorno. Il tono della sua voce era declamatorio, il suo dire sciolto con qualche pausa di una certa partecipazione, da fine dicitore. S che alcuni fra i presenti si misero ad ascoltare. Quel pomeriggio ricordo, ci fu un numeroso passaggio di corriere e gente che saliva e scendeva di continuo, si avvicinava a quellindividuo e poco dopo se ne allontanava in fretta. E dire che qualcuno pens gli sarebbe piaciuto stare ad ascoltare quelluomo elegante che declamava di politica e di societ rendendo il tutto cos interessante. Al punto che alcune persone infine scambiarono con lui una stretta di mano, ma nessuno di loro, tuttavia, allung la mano per porgli qualche monetina. Che affronto sarebbe stato per Julius, tant che fu lui, di sua sponta, a dare alcune delle sue caramelle a un barbone che pi che starlo a sentire si era avvicinato a quel signore con il cappello in mano senza proferire parola.
Poi arriv il 24 dicembre, la notte in cui Julius indossata la maschera di Saint Nicolas con tanto di tiara in testa, parrucca e barba lunga e bianca, savvicin alla fermata della corriera con la sua valigia costellata di luoghi del mondo che aveva visitato, e una grande sacca di juta sulle spalle, e si pose in attesa. Aspett a lungo, per tutta la notte, e tale era la stanchezza e laffaticamento di portarsi dietro la sua pesante valigia e quel grande sacco, che si sedette sulla panca ormai vuota, data lora e il giorno della festa. Nessuno dei locali ormai faceva pi caso a Julius, le sue stramberie eranodiventate proverbiali da rasentare la pantomima, e cos rimase fino al sorgere del sole. Lindomani mattina, giorno di Natale, lo trovarono appisolato con gli occhi chiusi, intirizzito e tuttavia sorridente. Nessuno si chiese di cosa ridesse se non quando, nel frugare nel suo sacco lo trovarono pieno di caramelle che Saint Nicolas nelle vesti di Babbo Natale avrebbe consegnato a tutti i bambini. Lo portarono via con unambulanza a sirena spiegata, e quando gli infermieri incuriositi aprirono la sua valigia, cos pesante da non farcela quasi a tirala su, questa sapr e ne fuoriuscirono tanti libri di tutti i generi letterari: le biografie su Nerone, Napoleone, Casanova, Mata Hari, Chaplin, Freud. E tantissimi romanzi: Stendhal, Balzac, Villon, Buzzati, Defoe, Calvino, Twain, Chandler, Kafka, De Amicis, Flaubert, Green, Hemingway, Poe, Melville, Manzoni, Miller, Stevenson, Swift, Fitzgerald, Lawrence, Pirandello, Pasolini, Schopenhauer, Tolstoj, Proust, e quel A Christmas Carol di Charles Dickens. Tanti personaggi diversi, tanti quanti erano stati quelli che Julius nottetempo aveva interpretato nella vita e sulla scena di questo nostro mondo.
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