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L’uovo di cioccolata - 2a parte

Argomento: Cultura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 23/03/2016 19:11:00

LUOVO DI CIOCCOLATA: EVENTI, LIBRI, MUSICA, CINEMA, ED ALTRO (parte seconda).

Dentro luovo o fuori delluovo? La poetessa Amina Narimi, ha lintelligentemente risolto il quesito in modo alquanto perspicace: dischiuso luovo, luovo tornato. Ora, ci pu anche sembrare banale, ma non lo affatto, perch affonda le sue radici nella filosofia. Quella che per lappunto si fonda sull uovo universale. Non lo sapevate? Si pensi alla possibilit che nelluovo che rompiamo vi sia un pulcino e che potrebbe anche essere femmina, cco che un secondo uovo cos assicurato. Ci a dimostrazione del rigrenerarsi della natura e, quindi, la continuit nella rinascita dei diversi generi, sia vegetale e animale che quello umano. E che sia in prevalenza donna, diciamocelo pure, ben venga!, tanto per rifare il verso a un noto film di successo: Speriamo che sia femmina dellindimenticabile Mario Monicelli, il quale alla domanda, quale fosse la vera felicit, rispondeva: La vera felicit la pace con se stessi. E per averla non bisogna tradire la propria natura.

da Fedele allInvisibile di Amina Narimi

Ti celebro cos dentro i paesaggi
come in fondo al vuoto del mio letto
nellesatta simbiosi della gioia
madre dalla lunga voce -
fango che dorme nella luce
con tutto il silenzio fuori dal torace
della carne, allo scoperto. Amo.

Ci che nasce non altro
da questo uccello azzurro nei polmoni
con il dorso carico di latte
Cosa vedono i tuoi occhi, Aman,
quando vai a fare i fiori..
la porta stretta di una retina dove s'inginocchia il cielo
quando non arriva in cima ? la sua parte di luce
quel prodigio
fedele allinvisibile
nel rosso della gola fino a sera

Dunque, un grazie sincero ad Amina Narimi, mia amabilissima amica, le cui liriche potete leggere sul sito larecherche.it, da cui ho tratto questi pochissimi versi.

Non era che un gioco per sdrammatizzare gli effetti della quaresima che incombe, ma ecco che la Pasqua savvicina e nellattesa possiamo prepararci ad esultare per la resurrezione. Non forse cos, non quello che vorremmo tutti? Io dico di s, si, siiii! E allora prepariamoci ad affrontare unaltra meta del nostro viaggio musicale. Non era forse questo il tema improntato nella prima parte di questo lungo articolo? Certo che s. Quindi partiamo da dove ci eravamo lasciati, e lo facciamo a tempo di rock. Il rock? Certo, lopera / concerto rock, realizzata da Ray Manzarek sui Carmina Burana nel 1983, ovviamente quella rivista e corretta in modo gogliardico dai Jaculatores Upsalienses che gi nel medioevo ne avevano trascritta una versione carnascialesca, ripresa successivamente da Carl Orff che nel 1935 lha trasformata nei canoni dell Oratorio per orchestra e coro che pi comunemente ascoltiamo:

11.
In taberna quando sumus, / non curamus quis sit humus, / sed ad ludum properamus, / cui semper insudamus. / Quid agatur in taberna, / ubi nummus est pincerna, / hoc est opus ut queratur, / sid quid loquar audiatur .
16.
O Fortuna, / velut luna / statu variabilis, / semper crecis / aut decrescis; / nunc obdurat / ludo mentis aciem / egestatem, / potestatem /dissolvit ut glaciem. / Sors immanis / et inanis, / rota tu volubilis, /status malus, / vana salus / mecum omnes plangite!

Dite la verit, vi ho sorpresi o no? E non finisce qui, quel geniaccio di Andew Lloyd Webber autore di tanti musical di successo, forse preso da un raptus mistico, improvvisamente si messo a scrivere musica sacra con tutti i crismi del caso, ed ha fatto le cose in grande. Un cast eccezionale a cominciare dal direttore dorchestra Lorin Maazel, le voci soliste di Placido Domingo, Sarah Brightman, Paul Miles-Kingston, nonch il Winchester Cathedral Choir con la English Chamber Orchestra. Il risultato migliore di quanto si possa pensare, il suo Requiem (1985) straordinario, musicalmente diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto, indubbiamente pi vicino ai giorni nostri non solo come struttura e musicalit, a tratti (azzardo) quasi una colonna sonora cinematografica. Potrei citare dei nomi ma non avrebbe senso. Un senso invece ce lha se ascoltiamo alcuni brani come il Dies irae e Ingemisco in chiave decisamente drammatico-operistico hendeliano (del Messiah tanto per capirci), e il delicatissimo quanto ispirato Pie Jesu, dalla voce bianca di Paul Miles-Kingstom, che lautore ha voluto inseriti in moderna continuit con la tradizione antica.

Alla tradizione si rif anche la Messa Arcaica (1994) per soli, coro e orchestra, di e con Franco Battiato (voce), Akemi Sakamoto (mezzosoprano), Filippo Maria Bressan direttore del Athestis Chorus, Antonio Ballista con lorchestra de I Virtuosi Italiani, Filippo Destrieri e Angelo Privitera rispettivamente alle tastiere e computer, e Carlo Guaitoli al pianoforte. Un cast deccezione per una resa che molto savvicina alla spiritualit del nostro tempo in cui i suoni e le ricercate trame delle voci recitante-lirico ci mostrano un cantautore musicista e quantaltro, alle prese con quella trascendenza mistica capace di accumunare suoni e mondi diversi, quei mondi lontanissimi propri della poetica del musicista, espressa in modo eccelso nel Kyrie dapertura, per piano solo della durata di 15, seguito dal Gloria, Credo, Sanctus e dall Agnus Dei per voce e coro, con una resa misurata di sublimazione.

Dalle temperanze solenni della musica liturgica passiamo alle sregolatezze della musica profana quale da sempre considerato il Jazz, se pure abbia dato esempio di improvvisazione assoluta, cos vicina a quel senso di misterioso (T.Monk) che pure esiste nella inter-comunicazione umana con la divinit, nella parola che si fa preghiera che si fa canto, cos come nel rumore che diventa suono che diventa musica, in cui si esprime la creativit e la genialit umana, nel suo disporre alla conoscenza (quella musicale) che ha molto di sovrumano e cos poco di terreno. Ma bando alle elucubrazioni filosofiche e immergiamoci in quellimpasto di cacao e latte che luovo di cioccolato che, una volta scartato degli orpelli che lo rivestono per la festa che qui si celebra, rivela al suo interno quel dono talvolta un po sciocco ma che la tradizione vuole significativo di una rigenerazione insita nella sorpresa che si rianima in noi e ci predispone a una positiva entusiastica accoglienza.

Certo che s, quellentusiasmo che ogni volta dovremmo dimostrare nellandare incontro agli altri (papa Francesco), a quanti vivono in mezzo a noi, con noi in qualsiasi punto dellemisfero terrestre, siano essi gente comune, artisti, musicisti, teatranti, scrittori, filmakers, organizzatori di eventi ecc. e che, con il loro lavoro, manifestano la gioia di essererci. con questo spirito che oggi andiamo a incontrare alcuni artisti jazz che, in questultimo frangente di tempo, hanno dato un vigoroso impulso alla musica contemporanea coi loro amalgami pi creativi in cui si rispecchia la nostra attuale esistenza. Ma se il presente per molte ragioni ci spaventa, la musica da sempre si lascia ascoltare da tutti in qualunque parte del mondo, rappresentativa di quell anima mundi che accoglie in s tutte le diversit, per quanto lira del tempo che pur viviamo non ci permette di mantenere quella serenit che tutti vorremmo.

Due sono i suggerimenti musicali, per quanto datati, che mi sento qui di dare e che segnano il passaggio di registro di tutto questo discorso e che, vi anticipo, non sar breve. Si tratta della colonna sonora del due volte Premio Oscar Ennio Morricone con la The Londo Philharmonic Orchestra: The Mission (Virgin 1986) Soundtrack dellomonimo film di Roland Joff con due mostri del cinema americano Robert De Niro e Jeromy Irons. La particolarit di questa colonna sonora di fatto sta negli effetti della strumentazione del gruppo Incantation, in cui il flauto indio e gli effetti acustici utilizzati ricreano unatmosfera paradisiaca incontaminata di mistica suggestiva bellezza, seppure infine stravolta dal massacro sanguinario dei colonizzatori.

Laltro suggerimento ancora pi toccante, si tratta della colonna sonora del film Passion: The last temptation of Christ (Virgin / Realworld 1989) di Martin Scorsese, con i pur bravi Willem Dafoe e Harvey Keitel. Composta e diretta dal mostro sacro del rock-progressivo Peter Gabriel, cantante, polistrumentista, compositore, produttore discografico e attivista britannico che, dopo aver raggiunto il successo negli anni settanta nel celebre gruppo dei Genesis e aver intrapreso una carriera solista di successo sperimentando numerosi linguaggi musicali, negli anni ottanta si impegnato nella promozione della world music attraverso la sua etichetta Real World, andando alla ricerca di moderne tecniche di incisione e nello studio di nuovi metodi di distribuzione della musica online. anche noto per il suo costante impegno umanitario. La colonna sonora de L'ultima tentazione di Cristo, pubblicata un anno dopo luscita del film sotto il nome di Passion voluto da Peter Gabriel, oggi considerata un capolavoro dellallora neo-nata world music. Per la realizzazione l'ex-Genesis si avvalse della collaborazione di artisti internazionali di musica tradizionale quali Youssou N'Dour, Billy Cobham e Nusrat Fateh Ali Khan. Ad esso si accompagna l'album 'Passion sources' il quale completa la colonna sonora e promuove gli artisti che hanno collaborato con Gabriel proponendo dei loro brani importanti, finora sconosciuti al grande pubblico.

In tutta questa diversit di opposti intenti culturali, spesso caotica e rumorosa, alcuni artisti hanno avuto il coraggio di trasformare il rumore e il caos in una composizione vocale-strumentale di forte impatto evolutivo. Si tratta del guro del sintetizzatore Bob Ostertag e del quartetto darchi Kronos Quartet che in All the rage (1993) hanno sviluppata da un'incisione realizzata durante un'insurrezione nellottobre 1991 a San Francisco e che fece seguire al veto del Governatore della California Pete Wilson, di un progetto per proteggere gay e lesbiche dalla discriminazione. Mi sembrato molto interessante conoscere come si proseguiti nella sua realizzazione che apprendiamo dallo stesso Bob Ostertag: Prima ho setacciato ed isolato quelle sezioni che al mio orecchio suggerivano una qualche forma di musica. Alcune di queste riguardano le grida i fischi e le finestre fracassate; altre invece i motti che venivano scanditi dalla folla, come: Noi non torneremo indietro' e 'Riprenderemo di nuovo la lotta', pi alcune voci individuali come uno che grida: ''Vaff e altre persone che gridano 'Bruciatelo!'. In seguito sviluppai questi frammenti ricavandone una struttura musicale attraverso varie tecniche digitali, ed infine ho aggiunto il testo.

Riguardo alle parti elaborate dal Kronos Quartet scrive ancora Bob Ostertag furono sviluppate direttamente sul materiale registrato, riprendendo la trascrizione minutamente particolareggiata dei suoni registrati. In altre sezioni, il processo da nastro a parti di sequenza fu pi complesso, e la relazione tra i due meno ovvia. Tuttavia, molta della musica composta risult propedeutica al suono delle migliaia di fischi(etti) che molte lesbiche e gay usavano come strumenti di autodifesa di base, e quali emersero dalle tasche di quanti prendevano parte all'insurrezione successivante stimati in almeno un milione di persone. Va qui ricordato che il Kronos Quartet fondato nel 1973 a San Francisco non nuovo a certe operazioni di contaminazione in musica, gli eccellenti musicisti della formazione ci hanno abituati a un minimalismo grammaticale che pu contenere e trasformare qualunque invenzione musicale. Infatti i loro lavori pi apprezzati vanno dai contemporanei Arvo Prt a Jimi Hendrix, da Steve Reich a Philip Glass, da Astor Piazzolla a Thelonius Monk, abbracciano la musica africana e quella giapponese, solo per citare la dimensione della loro spazialit e sempre con risultati eccellenti di straordinaria creativit.

Di sorprendente bellezza, anche se molto singolari, a voler dire per orecchie sofisticate, vanno citati i lavori del georgiano Giya Kancheli con Kim Kashkashian e la Hilliard Ensamble Abii ne viderem (ECM 1995) e Caris Mere per soprano e viola (ECM 1997). John Cage con The season per prepared piano e Chamber Orchestra (ECM 2000); il bellissimo Elogio per unombra (ECM 2000) con Michelle Makarski al violino e Thomas Larcher al piano, che eseguono musiche di Berio, Dalla Piccola, Carter, Petrassi, Rochberg, Tartini la cui rilettura si offre per un piacevole incanto. Bene si affiancano a queste esecuzioni le musiche per i film di Theo Angelopoulos composte da Eleni Karaindrou: Ulysses Gaze (ECM 1995) con la partecipazione alla viola della straordinaria di Kim Kashkashian insieme a un ensamble di strumentisti greci di primo livello condotti dal direttore dorchestra Lefteris Chalkiadakis; Eternity and a Day (ECM 1998) ancora un film di T. Angelopoulos; e le musiche per il teatro greco di Epidauro per Troian Women da Euripide, con il grande stage director Antonis Antypas.

Comprendo, vi state chiedendo ma ikn tutto questo il Jazz dov? La risposta insita nella domanda stessa; vengo al dunque rispondendo con unaltra domanda: quali sono le strade intraprese dal jazz negli ultimi decenni? Chi sa rispondere lo faccia attraverso i commenti che si possono tranquillamente lasciare in fondo agli articoli che vi sottopongo e che saranno da me presi in considerazione e inseriti oppure utilizzati in altri articoli ovviamente citando la fonte. Ci che posso aggiungere riferito al Jazz come lo intendo io, tutta la musica creativa, non ripetitiva, sebbene il minimalismo in musica porti a una distensione delle note e delle pause non proprio consone allorecchio ormai ostruito dal sottofondo caotico che non gli permette pi di ricevere i suoni puri. Ma, come abbiamo visto, che gli artisti quando sono tali, riescono comunque a utilizzare al meglio. Ovviamente lascolto della musica live anche se filtrata dalle moderne tecnologie permettono di usufruire della bellezza di accordi e assonanze che recuperano in pieno la loro primaria sonorit degli strumenti.

questo il caso di Fabio Giachino il pianista italiano che si aggiudicato questanno lambito premio MIDJ 2016 che gli permetter di risiedere e svolgere tutta i suoi progetti musicali a Copenaghen e approfondire cos la sua ricerca artistica, attraverso una serie di impegni e interazioni con il contesto culturale e musicale della citt. Un primo traguardo internazionale ricevuto con lalbum per piano-solo Balanciong Dreams (Tosky Records 2015) di cui sto ascoltando il brano appena pubblicato nella video-clip su Youtube. Pensate, il giovane pianista ha superato i 56 candidati davanti a una giuria composta da signori del jazz quali Rita Marcotulli, Rosario Bonaccorso e Michele Rabbia. Negli anni Fabio Giachino stato inoltre insignito di importanti premi: "Premio Int. Massimo Urbani 2011"; "Premio Nazionale Chicco Bettinardi 2011" e il Red Award "Revelation of the year 2011" JazzUp Channel; inoltre, con il suo Fabio Giachino Trio (completato dal contrabbassista Davide Liberti e dal batterista Ruben Bellavia) ha ottenuto il "Premio Carrarese Padova Porsche Festival 2011"; il premio "Fara Music Jazz Live 2012" (sia come miglior solista che come miglior gruppo), il premio "Barga Jazz Contest 2012" e il Premio Speciale come "BEST BAND" al "Bucharest International Competition 2014", votato tra i primi 10 pianisti italiani secondo il referendum "JAZZIT Awards" indetto dalla rivista JAZZIT.

Viene quasi da chiedersi e chiedergli se vuole vincere anche le Olimpiadi di Rio, sarebbe un gran bene per lItalia. Prossime date sono per ascoltarlo live in Italia c una data da tenere a mente: il 21 aprile un concerto di anteprima del Torino Jazz Festival 2016. Ma potete sempre leggere la mia intervista apparsa recentemente su questo stesso sito www.larecherche.it dal titolo The special touch of Fabio Giachino. Da consultare il
Video "The Making of" https://www.youtube.com/watch?v=rdr6c6xckZU
Videointervista https://www.youtube.com/watch?v=B5M683YsBvA
www.fabiogiachino.com - www.toskyrecords.com
www.fiorenzagherardi.gmail.com

Dal piano al sax-tenore per incontrare Danielle di Majo con il suo Quintet formato da Antonello Sorrentino (tromba), Francesco Diodati (chitarra), Riccardo Gola (double-bass), Ermanno Baron (percussioni) che abbiamo ascoltato in Eccedere di Blu(Picanto Records 2008) prodotto da Sergio Gimigliano. Uno di quegli album che continuano a tirare e che non si smetterebbe mai di ascoltare per limpasto sonoro che crea, avvolgente e coinvolgente al tempo stesso e che, pur evidenziando le diverse personalizzazioni dei vari strumenti, starordinariamente riesce in un sound che leccezionale Danielle ha giustamente derivato dal blues-rock. Non in tutto, certo, tuttavia in ogni singolo brano fuoriesce quellamalgama fluido che solo una forte concatenazione di intenti riesce a tirar fuori. Brani come Cicada song, Bluetango, Mare infinito ..di che?, Eccedere di blu da cui il titolo dellintero album per lappunto, riescono a coinvolgere anche il pi sofisticato degli ascoltatori per la musicalit e la determinazione dei suoni. il caso di dire bravi per le forti emozioni che ci date. Il suo curriculum denso di avvenimenti, incontri, premi e riconoscimenti impossibile da pubblicare, ci sono per delle date e dei nomi importanti che mi sembra giusto sottolineare in questo breve spazio che la riguarda e che sono certo a Danielle non piacer per il suo essere stranamente riservata, ma che poi quando nel bel mezzo di un concerto, il suo sax sembra perdere, cco che si trasforma in unesplosione di dinamite-rock che per fortuna non fa vittime. O meglio, ne fa musicalmente parlando.

Nel 2004-2005 Danielle vince la borsa di studio per il Corso di alto perfezionamento per la musica Jazz al "ROMA JAZZ's COOL" presso la Saint Louis Music College & La Casa del Jazz a Roma. Frequenta i seminari tenuti da Rosario Giuliani & Maurizio Giammarco. Partecipa alle Master Class di Giovanni Tommaso, Enrico Pieranunzi & Enrico Rava. Sempre nel 2005 svolge unintensa attivit concertistica con Francesco Diodati Quintet (Antonello Sorrentino: tromba, Francesco Diodati: Chitarra, Marco Piccirillo: Contrabbasso, Ermanno Baron: Batteria) eseguendo sia brani originali che reinterpretazioni di composizioni di C. Mingus, T. Monk, W. Shaw, H. Silver . E ancora, collabora con la Wonderband di Claudio Zitti, una funky band di 12 elementi (Claudio Zitti: piano, Marco Marvelli-Ina Maiuri-Lori Maiuri: voci, Cristiano Micalizzi: batteria, Alessandro Patti: basso, Fabrizio Aiello: percussioni, Stefano Antonelli: chitarra, Franco Santodonato: tromba, Giuseppe Ricciardo: sax tenore, Palmiro del brocco: trombone) sul repertorio di brani di Stevie Wonder. Partecipa al concorso Barga Jazz 2005 con Francesco Diodati Quintet vincendo il primo premio come Miglior nuovo gruppo emergente. Partecipa al concorso europeo con il Francesco Diodati Quintet allAvignon Jazz Festival. Vive a Roma dove spesso si esibisce alla Casa del Jazz, al 28DiVino Jazz Club, al Teatro Palazzo.
Indirizzi utili: www.picantorecords.com; www.28divino.com.

Altro suono quello del sax tenore di Marcello Allulli in trio con Francesco Diodati alla chitarre ed Ermanno Baron alle percussioni nellalbum Hermanos (2009), special guest Fabrizio Bosso alla tromba, Glauco Venier al piano, e Antonio Jasevoli 2 chitarra, presenti in alcuni brani del concept album prodotto da MAT per Zone di Musica records.e che vede la partecipazione di un Coro nel brano che da il titolo allalbum. Anche per questa registrazione interessante conoscere linsolito che laccompagna, raccontato dallo stesso Allulli. Tutto ebbe inizio lestate del 2009 a Fabriano. Una candida serata , un concerto del MAT, le note della chitarra (Diodati) che introduce Hermanos, poi tutto accade in un attimo,. Ed ecco , come un grande unisono dal pubblico, il tema. Probabilmente ad oggi stata lemozione pi forte che noi tre abbiamo mai provato su di un palco Mi sono commosso fin quasi alle lacrime, io che avevo preparato il pubblico allinsaputa di Ermanno e Francesco. E cos quasi per gioco nato il coro Hermanos. Poi sono venuti i giorni della registrazione, tre giorni di un freddo dicembravalicco, in provincia di Udine. Dopo aver registrato il primo giorno in trio e il secondo con Fabrizio (Bosso), ecco arrivare il pulmino che ha raccolto da tutta Italia i ragazzi del coro Hermanos. Il terzo giorno, sulle magiche note del piano di Glauco arrivammo alla fine della registrazione, ritrovandoci tutti a bere e a cantare, contaminando con la nostra gioia tutti gli avventori dellagriturismo che ci aveva accolti. Sono stati giorni irripetibili, spontanei, diretti, intensi. Un bel racconto, o no? Ecco il Jazz anche tutto questo.

Dalla biografia pubblicata di Marcello Allulli: Sassofonista di rilievo nel panorama jazz nazionale, si distingue sia come leader che come membro di formazioni tra cui MAT (Marcello Allulli Trio); Glauco Venier Ensemble; Ceccarelli-Allulli duo guest Greta Panettieri, Mufloni; RAJ trio, Ettore Fioravanti 4tet, Nohaybandatrio. Diplomato al Berklee College of Music di Boston, nel 2011 e 2012 stato votato al JAZZIT AWARD tra i migliori sassofonisti italiani. Tra le collaborazioni: Kenny Wheeler, Norma Winstone, Glauco Venier, Fabrizio Bosso, Antonello Salis, Kamal Musallam, Israel Varela, Selen Gln, John B. Arnold, Ettore Fioravanti,Roberto Gatto, Giovanni Falzone, Michel Godard, Maria Pia De Vito, Tony Scott, Dave Binney, Shai Maestro. Il suo MAT-Marcello Allulli Trio, formato con due tra i musicisti pi interessanti del panorama italiano, il chitarrista Francesco Diodati e il batterista Ermanno Baron, ha riscosso un grande successo di critica e di pubblico con il disco MAT Hermanos (ed. Zone di Musica) con ospiti Antonello Salis, Glauco Venier, David Boato e Greta Panettieri e eccezionalmente Fabrizio Bosso, che JAZZIT ha inserito tra i migliori album nazionali e internazionali del 2014 e stato successivamente distribuito con il magazine JAZZIT come allegato al numero di gennaio-febbraio 2015.
Indirizzi utili: www.zonedimusica.com info@zonedimusica.com www.fiorenzagherardi.gmail.com

ALTRE PUBBLICAZIONI, POESIE, CONCORSI, CINEMA, MUSICA-TEATRO, EVENTI

Nella certezza di far piacere a molti lettori e nel voler dare un utile servizio alle finalit intrinseche della rivista www.larecherche.it dedico questultimo spazio agli eventi, ai concorsi e alle novit editoriali di scrittori emergenti, nonch a quei poeti di cui mi sono occupato nel corso del 2015. Inizio con la EEE editore di cui responsabile Piera Rossotti Pogliano, una mecenate dalle grandi capacit imprenditoriali messe al servizio della letteratura e della poesia. Ha allattivo un fornito catalogo di opere di autori esordienti da lei stessa selezionati con cura e la necessaria considerazione. E che recentemente ha annunciata la seconda edizione di Consumando i giorni con sguardi diversi di Andrea Leonelli. La raccolta, totalmente rivisitata, segna un momento importante nella evoluzione poetica di questo autore, ormai ben noto e, per due anni consecutivi, vincitore del Premio Polverini. Ed ha, inoltre, lanciato dal suo personale blog il consueto video settimanale dedicato sempre alla poesia: ..vi troverete le solite quattro chiacchiere e il bando di concorso della casa editrice EEE dedicato alle sillogi poetiche in lingua italiana. Unoccasione amici assolutamente da non perdere.

Altre opere tuttavia saffacciano nel panorama del romanzo. Dal "Mondo Parallelo", ecco che spunta una nuova Cronaca: Il peccato di Rennahel, di Irma Panova Maino. Un romanzo intenso, dove elfi e vampiri, in fondo, non sono poi cos diversi dalle persone ordinarie, per quanto riguarda il bisogno di vivere, amare, realizzare se stessi. E, come noi umani, anche loro devono imparare ad accettare le reciproche differenze e questa accettazione diventa ricchezza. Che dire, talvolta ritornano, ma noi non ci lasciamo spaventare, ci sono ben altri vampiri in giro che oltre a succhiarci il sangue, ci derubano di quel poco che abbiamo, in fatto di ecologia, economia, amministrazione statale, affari pubblici, territorio e quantaltro. Ma noi, poveri peccatori della parola scritta non ci arrendiamo e continuiamo a scrivere non soltanto per il piacere di farlo, quanto invece perch con le nostre storie cerchiamo di trovare una ragione per sopravvivere al marasma quotidiano e spingerci verso quellideale di bellezza che ancora sostiene in vita il mondo. Ovviamente sempre una questione di scelte che prima o poi vanno comunque fatte.

A tal proposito sottolineo la pubblicazione del secondo interessante romanzo di Lu-Paer 'Non altro che me stesso' (EEE 2016) che ha scelto di vivere a stretto contatto con la natura e i suoi animali essendo unattivista convinta nel sostenere i diritti degli animali. Dal 2000 si occupa di consulenze e formazione nel settore benessere ed estetico e cerca di ritagliarsi i pi ampi spazi possibile per continuare a scrivere, il cui ricavato interamente devoluto a progetti in difesa degli animali. In particolare, come nel suo primo libro 'Che cosa stai aspettando!' (Edizioni Esordienti E-book, 2012) e destinato ad un pubblico pi vasto possibile che abbia a cuore la vita (difficile per certe specie) degli animali, la sua scrittura consiste nel riuscire ad incidere, in qualche modo, sullopinione pubblica al fine di produrre un auspicabile cambiamento nel momento davvero difficile che questo nostro meraviglioso pianeta sta attraversando. Di Lu-Paer trascrivo qui di seguito una poesia che ha concesso a noi lettori di larecherche.it, scritta appositamente per il suo nuovo romanzo e che, in qualche modo, ne svela il suo contenuto:

Sognerai
mi dissero
ma son feroci le notti
come gli assedi.

Passer tutto il tempo
e non sar abbastanza
resteranno i ricordi
come ombre in agguato.

Senza stupore n gloria
trascino i miei giorni su sentieri sicuri
Ma nell'incertezza della terra gelata
che il pettirosso affamato becca la vita.

C un dolore ad ogni sponda
Ovunque esilio.

Info e sitografia:
www.edizioniesordienti.com; www.amazon.it; www.ilgiardinodeilibri.it

Un nuovo libro di poesia anche per Carlos Sanchez, Continuar a cantar (Lbrati, Ascoli Piceno 2015), che ci ha omaggiato/i con un suo testo presente nella raccolta:

Tozudez

De grande aprend
que los pjaros vuelan
guiados por la necesidad
que los amores se disuelven
en el viento del tiempo
que las revoluciones
terminan ahogndose
en los ros de la historia
que la eternidad no dura.
Pero no me desespero
contino a cantar.

Testardaggine

Da grande ho imparato
che gli uccelli volano
guidati dalla necessit
che gli amori si dissolvono
nel vento del tempo
che le rivoluzioni
finiscono annegando
nei fiumi della storia
che l'eternit non dura.
Ma non mi dispero
continuo a cantare.

Carlos Sanchez nato a Buenos Aires e viaggiato in molti paesi dellAmerica Latina e del Medio ed Estremo Oriente come consulente ed esperto in comunicazione sociale per organismi delle Nazioni Unite e della cooperazione internazionale. Ha lavorato come lettore e professore di Lingua e Letteratura Ispanoamericana presso le Universit La Sapienza di Roma, Cassino e Napoli. Come giornalista, regista e fotografo ha collaborato con riviste e giornali di tutto il mondo. Ha scritto sceneggiature e diretto programmi televisivi per la RAI. Pratica il Qi Gong da oltre ventanni e tuttora trasmette la sua esperienza ad un gruppo di allievi. Risiede in Italia dal 1968 e attualmente vive a Folignano (Ascoli Piceno).
e-mail sanchez.carlos@tiscali.it.

Ed ecco un fresco di stampa: Sussurri dallacqua Poesie Scelte della poetessa canadese Maureen Scott Harris qui tradotte da Alessandra Bordini (Giuliano Ladolfi 2016). Nata nel British Columbia nel 1943 e cresciuta a Winnipeg - Manitoba, si trasferisce a Toronto nel 1964 dove prosegue i suoi studi. Durante il suo periodo universitario, lavora come catalogatrice presso la biblioteca dellsa stessa Universit. Nel 2002 vince lambito WildCare Tasmania Nature Writing Prize e successivamente lArc's Poem-of-the-Year contest 2009 che segnano una svolta decisiva alla sua elevazione poetica. Le sue opere appaiono in The Fiddlehead, The Malahat, Pottersfield Portfolio, Verse contemporanea 2, che stato che un evento per la Poesia in Canada, e Prairie Fire, Graal, and field. La raccolta appena citata la prima tradotta in italiano. La Ladolfi Editore annuncia inoltre luscita di Atelier 80, la rivista trimestrale di letteratura, poesia e critica dedicata a Inguaribili sognatori - Marzo 2016. www.ladolfieditore.it.; www.atelierpoesia.it.

Molte sono le novit in casa Inschibboleth, editrice di riviste specialistiche e libri di filosofia contemporanea voglio qui citare Lo scambio di figura. Tre studi sulla somiglianza e sulla differenza di Rosaria Caldarone (Inschibboleth, collana Au dedans, au dehors (2015). , in cui lo scambio di figura (metabalin to schma), che compare in un passo poco studiato dellAlcibiade Maggiore, scioglie la fissit dello schema che regola la relazione fra maestro e allievo, fra amante e amato. Allude al diventare maestro e amante (erasts) da parte dellallievo amato mentre lamante si trasforma in allievo e amato (ermenos). Questo mutamento profondo nella dinamica di una relazione erotica rigidamente legata ai ruoli, come appare quella platonica, libera secondo lAutrice un modello di differenza non pi regolato sulla contrariet e sullopposizione, in cui si annida la gerarchia e il dominio, ma sulla somiglianza. La differenza di coloro che si somigliano fino a scambiarsi la figura sembra venire incontro in modo dirimente alla richiesta di unaltra differenza sessuale lanciata da Derrida negli anni 80 e oggi in parte condivisa allinterno del dibattito sul genere. Progettati in base a un disegno comune, i tre studi, che da Platone, attraverso Derrida, ritornano al pensiero greco e ad Aristotele, ripercorrono in filigrana leredit concettuale della teoria platonica dellamore, mostrandocene un altro volto, pi segretamente sovversivo e ricco di provocazioni teoriche. (Dalla quarta di copertina).

Di particolare interesse letterario-filosofico la pubblicazione in uscita dei Quaderni di Inschibboleth n.5 2016, frutto di un call for papers sul tema: Figure dellinganno, che ospiter fra gli altri un saggio inedito dellautore di questo articolo, sulla figura di Agamennone (..o la maschera ingannevole del mito). Solitamente suddivisa in tre parti: una parte sul tema del numero. Una parte di saggi specialistici su altri temi, ed infine una parte di recensioni su saggi di recente pubblicazione non necessariamente legati al tema e che lieta di ospitare ricerche e saggi di giovani studiosi. La proposta di saggi per la pubblicazione devessere inviata alla redazione della casa editrice in formato elettronico allindirizzo redazione@inschibbolethedizioni.com.

Al medesimo indirizzo possono essere richieste le norme redazionali da seguire in fase di stesura dellarticolo. Gli autori devono certificare (nella mail che accompagna larticolo) che il loro testo non mai stato pubblicato, n simultaneamente sottoposto o gi accettato per altre pubblicazioni. Tutti saggi e le recensioni dovranno essere in lingua italiana e di massimo 45000 battute, spazi e note incluse, e dovranno rispettare le norme redazionali che saranno fornite per mail. Dovranno, inoltre, essere accompagnati da un abstract di massimo 1500 battute in italiano e in inglese (labstract non richiesto per le recensioni). Dopo una prima lettura la segreteria di redazione invia la proposta di articolo per un esame critico a due lettori anonimi (peer review) per la valutazione dei contributi proposti per la pubblicazione. Gli esiti della valutazione (accettato, rifiutato, proposta di modifica) verranno comunicati in seguito allautore. Le recensioni saranno valutate dalla redazione senza referaggio.

Altro Call for papers per Phsis, European Journal of philosophy, diretto da Danielle Cohen-Levinas e Gianfranco Dalmasso, per la selezione di contributi originali in forma di saggi e recensioni da pubblicare sul prossimo numero dedicato al tema: Frontiere dellidentit. Lingue e alterit, la cui uscita prevista per Ottobre 2016 e che si divide in tre parti: una parte sul tema del numero, una parte di saggi specialistici su altri temi, ed infine una parte di recensioni su saggi di recente pubblicazione non necessariamente legati al tema. La proposta di saggi per la pubblicazione devessere inviata alla redazione in formato elettronico allindirizzo phasis.journal@gmail.com.
Per maggiori informazioni http://www.inschibbolethedizioni.com/riviste/phasis/

Per gli eventi intercorsi nel periodo segnalo inoltre: Coolclub.it un ritorno alla carta stampata. Dopo una pausa nelle pubblicazioni di oltre quattro anni, dal 4 marzo in distribuzione gratuita il mensile di musica, libri, cinema, teatro, arte, eventi.
La Cooperativa Coolclub da oltre dieci anni si occupa di ideazione, organizzazione e promozione di eventi culturali e musicali. Sin dalle origini, per, la passione per la scrittura ha spinto i soci della Cooperativa a fondare anche un giornale. Dal 2003 al 2011 Coolclub.it andato in stampa quasi ogni mese. Prima come semplice fanzine e poi, pian piano, come testata vera e propria con varie formule e dimensioni. Dal 2011 al 2015 il lavoro redazionale si trasferito esclusivamente sul web ma senza grande convinzione. La nuova rivista in pdf lanciata a dicembre nel giro di pochi mesi e grazie al sostegno e allincoraggiamento di molti si subito trasformata nella nuova versione cartacea. Questa lunga premessa si legge nell'editoriale che accompagna la notizia per spiegare a vecchi e nuovi lettori che, per noi, i fogli che avete tra le mani sono davvero molto preziosi. Leggere presuppone attenzione e concentrazione. Per questo chiediamo di prendervi tutto il tempo che serve per assaporare pian piano gli articoli che compongono Coolclub.it. Ogni mese cercatelo, leggetelo, prestatelo, conservatelo. Perch, come sospirano in molti scrollando le spalle, la carta sempre la carta.

Il titolo del primo numero (disponibile anche su Issuu), Riportando tutto in Puglia, prendendo in prestito e modificando il titolo di un romanzo del Premio Strega Nicola Lagioia, la sintesi perfetta del nuovo corso di Coolclub.it. La nostra idea quella di costruire un giornale tutto dedicato alla cultura che si muove dalla e nella nostra regione, con qualche piccola divagazione. Negli ultimi dieci anni da queste parti, cultura e turismo hanno vissuto un ottimo momento. Grazie ad alcune scelte pubbliche e allimpegno delle associazioni e delle imprese del distretto creativo, realt come le nostre (e sono davvero tante) non sarebbero cresciute.
La prima copertina dedicata al cantautore romano Daniele Silvestri che nel Salento ha registrato parte del suo nuovo disco Acrobati (tra lo studio di Roy Paci e la Masseria Ospitale), ha girato il videoclip del singolo Quali Alibi (la foto di Daniele Coricciati stata scattata sul set diretto da Fernando Luceri e prodotto dagli amici della Passo Uno) e torner con il nuovo tour teatrale (appuntamento il 23 marzo al Teatro Politeama Greco di Lecce). Oltre al mensile cartaceo Coolclub.it anche un sito (completamente rinnovato grazie alla collaborazione con il giovanissimo Antonio Scarnera) con altri contenuti, interviste, novit discografiche e videoclip. www.coolclub.it

CINEMA (visti per voi):

LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT un film di Gabriele Mainetti.

Quando la poesia finisce nella discarica sociale forse giunto il momento della rinascita culturale di una frangia umana nel compimento del proprio degrado e nello scoramento che lha portata alla deflagrazione ultima della propria esistenza ... Cos ci si sente quando seduti comodi in poltrona nellaccogliente sala cinematografica prendiamo visione della surreale pellicola di Gabriele Mainetti, e ci accorgiamo che il cinema italiano, ha finalmente lasciato i vecchi schemi gogliardici per un film dazione allaltezza della migliore produzione internazionale. E s, perch finalmente abbiamo compreso, o almeno il regista sembra aver identificato quello sprint che lattualit richiede per stare al passo coi tempi. Non nuovissimo per originalit, in quanto prende le mosse dalla serie Banlieue girata nella periferia di Parigi, pur tuttavia in Jeeg Robot inserita quella vena poetica che i cugini francesi non hanno e che personalmente mi ostino a reclamare in quanto umanit ferita, in ragione di una sensibilit che aggiunge alla pellicola, tutta al negativo, quel pizzico di positivit illuminante che tutto accoglie e trasforma, finanche allinterno della discarica sociale, l dove lumana presenza ha superato lo stadio di decomposizione per rinascere a nuova vita. Nel film la scintilla rigeneratrice di Jeeg Robot (titolo di un famoso cartoon giapponese degli anni 80/90) che, per cos dire, riscatta dalla realt Enzo Ceccotti, il protagonista di questa storia surreale, trasformando la sua crudelt senza ragione in una realt umana e spirituale che savvale della maschera, appunto quella di Jeeg Robot che, nellidealizzazione antropica vince il male.
Enzo Ceccotti non nessuno, vive a Tor Bella Monaca e sbarca il lunario con piccoli furti sperando di non essere preso. Un giorno, proprio mentre scappa dalla polizia, si tuffa nel Tevere per nascondersi e cade per errore in un barile di materiale radioattivo. Ne uscir completamente ricoperto di non si sa cosa, barcollante e mezzo morto. In compenso il giorno dopo per si risveglia dotato di forza e resistenza sovraumane ... (pres. Mymovies.it) A momenti violento se non addirittura caustico, il film rottama tutti gli stereotipi generazionali con il cinismo e la crudelt necessari per ricominciare a 'ragionare' su una nuova formula di societ che tiene conto dell'alienazione contratta metropolitana dei perch senza risposta: dell'allontanamento sociale dei giovani dalla realt, delle differenze di genere, delle classi che vanno abbattute, della segregazione nei ghetti abitativi. Insomma di quella fetta di 'proletariato' stufo di esserlo che reclama di vivere una 'vita' pi autentica, magari fantastica, ma nel migliore dei mondi possibili. Tutti bravi 'a dir poco' gli interpreti, a cominciare dagli straordinari Claudio Santamaria (Enzo Ceccotti / Jeeg Robot), e Luca Marinelli (lo Zingaro), alleccezionale quanto credibilissima Ilenia Pastorelli, e tutti gli altri come Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei impegnati nelle seconde parti e degni di almeno un premio. Non possono qui mancare i miei personali complimenti alla regia (da Oscar) di Gabriele Mainetti, giovane regista, compositore e produttore cinematografico al suo primo lungometraggio, per aver centrato al primo colpo e con maestria, una tematica ostica che, nel suo genere, rapporta il cinema italiano alla grande kermesse internazionale.

FUOCOAMMARE un film/documentario di Gianfranco Rosi che ha vinto l'Orso d'Oro alla Berlinale 2016.
Nel suo viaggio intorno al mondo per raccontare persone e luoghi invisibili ai pi, dopo lIndia dei barcaioli (Boatman), il deserto americano dei drop-out (Below Sea Level), il Messico dei killer del narcotraffico (El Sicario, room 164), la Roma del Grande Raccordo Anulare (Sacro Gra), Gianfranco Rosi andato a Lampedusa, nellepicentro del clamore mediatico, per cercare, laddove sembrerebbe non esserci pi, linvisibile e le sue storie. Seguendo il suo metodo di totale immersione, Rosi si trasferito per pi di un anno sullisola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine pi simbolico dEuropa raccontando i diversi destini di chi sullisola ci abita da sempre, i lampedusani, e chi ci arriva per andare altrove, i migranti. Da questa immersione nato Fuocoammare. Racconta di Samuele che ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Ma non unisola come le altre, Lampedusa, approdo negli ultimi 20 anni di migliaia di migranti in cerca di libert. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli, a volte muti, a volte partecipi, di una tra le pi grandi tragedie umane dei nostri tempi.
Fuocoammare si affaccia sulla porta per lOccidente, articolo di Camillo De Marco, per gentile concessione di Cineuropa alla redazione di larecherche.it
BERLINO 16/02/2016: Il regista Gianfranco Rosi, Leone dOro a Venezia con Sacro GRA, si stabilito per pi di un anno sullisola di Lampedusa per girare il suo nuovo documentario. Facile ricevere cos tanti applausi dalla platea della Berlinale con un documentario su un argomento, limmigrazione, che sta spaccando in due lEuropa. Eppure Fuocoammare, in concorso al festival, sembra aver scaldato cuori e occhi soprattutto per come realizzato. Sottile, asciutto, ma di respiro ampio, con la passione richiesta per affrontare questa immane tragedia ma la distanza necessaria per fissare lo sguardo senza le trappole della compassione. Lampedusa, come recita il laconico e spietato cartello che apre il film, unisola nel Mediterraneo che misura 20 km quadrati e 6mila abitanti. Dista 113 km dallAfrica e 205 dalla Sicilia. In ventanni hanno tentato di sbarcare sulle sue spiagge 400mila migranti. 15mila sono morti nel tentativo. Il regista Gianfranco Rosi, Leone dOro a Venezia con Sacro GRA, si stabilito per pi di un anno su questisola per girare il suo nuovo documentario. Fuocoammare si apre su un bambino di 12 anni, Samuele, figlio di pescatori, ripreso mentre si costruisce una fionda con un ramo di pino marittimo che sbuca da un terreno aspro e roccioso. La natura dellisola sar un elemento dominante nel film.
Le rocce a picco sul mare, le onde minacciose sopra unacqua purissima e profonda, le improvvise burrasche annunciate dai tuoni, un cielo azzurrissimo che diventa nero. Dopo avere introdotto il piccolo protagonista, Rosi ci assesta subito il primo pugno nello stomaco, e lo fa senza ricorrere alle immagini. Sulla radio di una nave della Marina italiana un uomo sta gridando: Please please help us, we are sinking!. Nel corso del film Rosi spesso opter per una mediazione dello sguardo, lasciandoci osservare attraverso monitor militari, specchi, obl bagnati e incrostati di salsedine. Ma negli ultimi minuti non ci risparmier una visione totalizzante e dolorosa di morte nella stiva di un barcone. Sulla terraferma scorre intanto un piano narrativo parallelo: lanziana zia Maria detta le sue dediche al dj di una stazione radiofonica locale; un pescatore si immerge con la muta per pescare ricci e patelle; Maria, la nonna di Samuele, si dedica al cucito e racconta al nipote vecchie storie di mare. I migranti, quelli che ce lhanno fatta e sono in attesa, organizzano tornei di calcio.
Siria contro Eritrea, perch Somalia e Libia sono state gi eliminate. Sembrerebbe solo un altro perfect day. Samuele va a scuola, gioca, non entra mai in contatto con quel mondo di disperazione, che gli scorre accanto. Ma allora perch quellimprovvisa difficolt a respirare che lo prende di tanto in tanto, e lo costringe ad andare dal medico? Il medico, il dottor Pietro Bartolo, quello che da ventanni cura le ustioni chimiche da carburante dei migranti, la disidratazione, che fa nascere i bambini delle donne africane appena sbarcate, che i bambini spesso costretto a seppellirli. Odio fare le autopsie. Ne ho fatte troppe. Ho gli incubi, confessa. Ma dovere di ogni uomo, che sia un uomo, aiutare queste persone. Rosi, dopo aver descritto gli universi chiusi dei drop-out del deserto americano di Below Sea Level e dei freaks del Grande Raccordo Anulare di Roma, andato dritto al cuore di una grande comunit fantasma che si affaccia sulla porta dellOccidente, sul confine pi simbolico dEuropa. Un film che va mostrato a studenti e parlamentari europei.

(Vedi anche l'indirizzo larecherche.it l'intervista di Vittoria Scarpa a Gianfranco Rosi regista del film, per gentile concessione di Cineuropa.)


NEWS FROM CINEUROPA 16/03/2016
In Alto Adige lesordio di Andrea De Sica con I figli della notte di Camillo De Marco.
Unico italiano scelto nellultima sessione Eurimages, il film coprodotto da Vivo Film con la belga Tarantula. Unico italiano scelto nellultima sessione Eurimages per il sostegno alle coproduzioni I figli della notte il film desordio di Andrea De Sica, che ha battuto il primo ciak il 7 marzo scorso a Dobbiaco in Alto Adige. Andrea - nipote del grande Vittorio De Sica e figlio di Manuel, musicista autore di colonne sonore - ha lavorato al fianco di Bernardo Bertolucci, Ferzan Ozpetek e Vincenzo Marra dopo essersi formato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e prodotto da Vivo Film di Gregorio Paonessa e Marta Donzelli con Rai Cinema, in coproduzione con la belga Tarantula e con il contributo del MiBACT e Eurimages e il sostegno di IDM Film Fund & Commission dellAlto Adige. Il film narra la storia di Giulio (Vincenzo Crea), un ragazzo 17enne che riesce a sopravvivere alla solitudine e alla dura disciplina di un collegio per rampolli dellalta societ grazie allamicizia con Edoardo (Ludovico Succio), un altro ospite del collegio. I due diventano inseparabili e iniziano ad architettare fughe notturne dalla scuola-prigione. Completano il cast principale Fabrizio Rongione nel ruolo delleducatore Mathias e Yuliia Sobol. La location scelta dalla produzione per le riprese il Grand Hotel Dobbiaco, unantica struttura in stile asburgico che entr in servizio come albergo nel 1878 ed oggi diventato un Centro Culturale. Le riprese dureranno 4 settimane, interamente in Alto Adige. Nato da una idea originale di Andrea De Sica I figli della notte scritto dallo stesso Andrea con Mariano Di Nardo in collaborazione con Gloria Malatesta e prevede alla fotografia Stefano Falivene, con le scene di Dimitri Capuani, i costumi di Sabine Zappitelli e il montaggio di Alberto Masi.

Per tutte le notizie sul mondo del cinema basta iscriversi alla newsletter di CINEUROPA www.cineuropa.org - Sosteniamo il giovane cinema italiano.

Ancora per il teatro e musica suggerisco FRAMMENTO di e con Marco Colonna (clarinetti) e Natasha Daunizeau (voce-recitante).

La sera quella della prima, vi assisto incuriosito di poter trovare in un recitativo in musica una qualche originalit, forse solo perch un genere che non ha avuto il tempo di logorarsi in quanto ha goduto di vita breve, in ragione di non aver mai davvero riempito gli spazi e i tempi propri del teatro, essendo un genere pi adatto ai salotti della bonne societ aulica e colta, con la puzza sotto al naso, che oggi, giustamente, non ha pi ragione dessere. Un genere quindi scomparso dalla scena pubblica da parecchio tempo, che solo in tempi pi recenti ha fatto una qualche sporadica apparizione grazie al ridimensionamento degli spazi teatrali e comunque per la rilevante scarsa affluenza di pubblico ormai disinteressato a qualunque cosa. Trattasi pur sempre di un pubblico comunque avaro di eccitabilit, che rigetta le lungaggini di testi polverosi che hanno fatto il loro tempo, per rivolgersi a spettacoli pi diretti che, a una obsoleta macchinazione teatrale preferiscono la dinamicit degli intenti, ai dialoghi concettuosi la liquidit di contenuti che pi si adattano al rinnovato temperamento di consumatori della scena, in cui le immagini in movimento e il freddo nichilismo la fanno da padroni.
Lambientazione per lappunto quella sopra delineata, la cantina-pub-ritrovo il 28DiVinoJazz nascosta in una via secondaria della sterminata ed eterna Roma che, proprio in ragione di questa sua immensit riesce ad occultare non poche e pregevoli sorprese a chi alla ricerca di autenticit. E che sia in fatto di musica, sia di intrattenimento culturale, la vinerie al 21 di Via Mirandola bench distante dal centro della movida cittadina, non viene dopo nessunaltra. I due owner, Natacha Daunizeau e il suo compagno Marc Reynaud che animano con passione e abnegazione il Jazz Club pi amato dItalia, come risulta dalla classifica Jazzit Award, al tempo stesso entrambi invischiati nella musica e nel teatro, ben sanno il fatto loro e accolgono ogni singolo avventore con il calore che solitamente si riserva agli amici. Lambiente angusto (per questo si richiede la prenotazione) ma ospitale; la scenografia essenziale presenta un drappo nero a simulare il buio, un tronco dalbero spoglio dove appendere un lume, e una luna piena quella degli innamorati e dei disperati che aspettano la notte ... e che puntualmente arriva allora stabilita, con labbassarsi delle luci.

Lei' (Natasha Daunizeau), arriva attraverso il parco (dei tavolini e degli avventori) nelle vesti di aviatrice, con in mano un lume e una sacca in spalla, guarda davanti a s e incomincia a camminare, quindi affretta il passo correndo in cerca di una meta che non c, che non ha ragione dessere, dando cos inizio al racconto come dentro una bolla - dir. No, solo un frammento di vita, lesplosione di uno specchio andato in frantumi nella fatica di emergere nel marasma della globalizzazione, in cui ogni piccolo pezzo riflette una parte di s, una realt propria, autentica, vissuta fin nella trama del tessuto che ne ricopre il corpo. Lei, donna, amante, madre, ancor prima femmina, per quella sorta di divinit che tutta la investe e la stravolge nel momento in cui partecipe della creazione, nellillusoria verit del testo scabro quanto essenziale, paragonabile alla figura stessa dellinterprete, lascia basiti, immobilizza, perch scava profondamente in ci che non si mai voluto affrontare della insostenibilit dellessere. Per quanto avvolta della sua ansiet di vivere Lei, abbandonati i panni di chi sera organizzata per un lungo viaggio senza fine, si spoglia, fa il suo ingresso in societ, per poi, spaventata, riprendere la corsa, quella che era ed una fuga dalla realt, per ritrovarsi infine sulla strada, a piedi nudi, insieme a tutti noi che prendiamo a correre insieme a 'Lei'. Per andare dove? Per raggiungere chi? Per appropriarci di cosa? sembra chiedersi e chiederci lautore Marco Colonna. Lei sa, ognuno di noi lo sa, stiamo fuggendo verso un domani che non ha fine.

Marco Colonna, jazzista, pluristrumentista, arrangiatore, compositore, lautore di questo testo travolgente che la bravissima Natasha Daunizeau, credibilissima nella parte di Lei, ha recitato con pieno senso della scansione vocale e gestuale, in cui la musica concerta con la parola e diventa parola essa stessa, dando luogo a quella formula alchemica che allorigine del teatro totale, di quel fare teatro che ben conoscevano i greci, allorch fondarono listituzione dellintrattenimento corale, appunto del recitativo in musica che qui, intuitivamente, si vuole riscoprire. Gi dagli accordi iniziali improntati al clarinetto era intuibile ci che lautore aveva intenzionalmente preparato per loccasione, il suono fuoriusciva neutro dallo strumento, asciutto ma non scarno, essenziale, avulso da qualsiasi scala musicale da sembrare quasi primitivo, tuttavia con una gamma di toni e suoni atipici da riempire tutto lo spazio attorno, i vuoti e le pause, landamento ora lento ora pi concitato del testo. Quello che seguito inimmaginabile, Marco Colonna ha rivelato tutto il suo essere egli stesso musica: linsieme degli strumenti a fiato e seconda voce recitante, un connubio tangibile, clamoroso di effetti che si rincorrono, ora anticipando laffanno di Lei nella corsa fin quando, placatasi, le fornisce il suono lungo della riflessione, dellandatura piana e del riposo nella sosta.

La chiave di tutto questo indubbiamente il Jazz, per il suo rincorrersi dei suoni, gli allacci verbali, luso lirico delle note lunghe, dei fiati trattenuti, delle pause. Un uso creativo magistralmente dei fiati nel jazz che Marco Colonna ha promesso di rivelarmi, seppure fosse lo svelare di un segreto nel corso di unintervista prossima che non mancher di pubblicare sulla rivista che mi ospita larecherche.it e che, di volta in volta mi offre lo spunto per ripercorrere tutte le strade possibili della musica e della poesia. Di per s, forse gi questo il segreto che vorrei Marco Colonna mi svelasse e sul quale intendo soffermarmi, e che a mio avviso intrinseco di quella stessa poesia che si rivelata essere la cifra eleggibile del suo testo e della sua musica; quellamore sconfessato per la donna in tutte le sue metamorfosi simbiotiche, lessere la donna paritaria alla musica, in quanto contenitore di tutto ci che ne concerne. Quella musica che nella mitologia popolare pur nasce dal ventre femminile, e che egli sembra vivere in s con enfasi primordiale, estrapolandone i suoni pi angusti, quasi un preludio al cambiare delle stagioni: dallannuncio della primavera al susseguirsi delle altre stagioni, fino allarrivo dellinverno, lultima, estrema ..di nostra morte corporale.

Si replica al 28Divino Jazz - Via Mirandola, 21 - 00182 Roma Produzione Marc Reynaud, www.28divino.com. 340.8249718 dopo le 16.00.
IN CONCLUSIONE

Non vorrei ammetterlo, ma credo di aver smarrito il filo. Se non erro siamo partiti dalluovo di cioccolato dopo aver parafrasato sulluovo univesale (?); sulla musica delle sfere (che non sono ovali), sui caratteri tradizionali della festivit alle porte, (che racchiude come in un cerchio, questa volta s ovale le feste calendariali); sulla rinascita della natura a primavera, nonch sulla rigenerazione della vita No, non mi pare ci fosse dellaltro, anche perch mi sono dilungato abbastanza su aspetti non sempre consoni alla tematica di fondo, e cio la Pasqua e sul mistero teologico della resurrezione, la cui accezione pi estrema volge a significare recupero e reintegrazione, vediamo di trovarci daccordo nel condannare ogni forma di discriminazione di genere, che sia razziale o di diversa comunione, di sesso o di scelte politiche, nellunico modo possibile per mettere fine alle guerre fratricide, alla fame nel mondo, alla salvaguardia di questo meraviglioso pianeta che ci donato.

Con questi propositi nel cuore, lascio volentieri la parola allEnciclica Pacem in Terris (1963) di P.P. GIOVANNI XXIII , in cui detto:

Ogni essere umano ha diritto alla libert di movimento e di dimora allinterno della comunit sociale e politica di cui cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consigliano, di immigrare in altre comunit politiche e stabilirsi con esse. Per il fatto di essere cittadini di una determinata comunit politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualit di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi lappartenenza, in qualit di cittadini, alla comunit mondiale.

Felice Pasqua a Tutti.



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