Pubblicato il 20/05/2011 20:15:23
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGICA 2
AMAZONAS: testimonianze di una cultura in via di estinzione, di Giorgio Mancinelli. (prima parte)
(Da Folkoncerto, trasmissione radiofonica in due puntate messa in onda da RAI-Radio3, e Il Canto della Terra e Itinerari Folkloristici, reportage trasmesso dalla RSI; Il canto del silbaco articolo pubblicato in Audio-review n.28 1984.
mia intenzione, ricordare qui, tutti quanti gli studiosi del folklore e quantaltri: etnologi, antropologi, sociologi, musicologi e scrittori di viaggi, che negli anni, in qualche modo, hanno contribuito alla mia formazione di ricercatore, e i tanti altri di cui ora mi sfuggono i nomi, che pure mi hanno insegnato, educato e meravigliato con le loro scoperte, con i loro scritti, i loro discorsi sullimportanza della musica popolare e, soprattutto, per laver dato corpo e voce, attraverso innumerevoli registrazioni fonografiche, a quella letteratura orale per lo pi sconosciuta che, in qualche modo, riaffiora sempre in superficie nella cultura dei popoli primitivi, indubbiamente diversi da quelli originari, e che oggi, finalmente, considerata parte del patrimonio universale. infatti grazie alloperato di tanti ricercatori, etnologi, antropologi, musicologi che mi hanno preceduto, che si reso possibile rilevare, finanche in modo particolareggiato, il sostrato comune di alcune popolazioni stanziali aborigene, tra quelle organizzate in comunit, fra cui quelle autoctone dellAmazzonia, alle quali rivolgo questa mia investigazione, con lintento di far conoscere e rivalutare un patrimonio etnomusicologico e culturale di forte impatto ambientale che, altrimenti, rischia di scomparire. Nellimpossibilit di citarli tutti, fra discografici, produttori e tecnici del suono, che in passato hanno collaborato alle trasmissioni radiofoniche da me redatte, e agli editori, soprattutto quelli delle riviste di settore, che in passato hanno ospitato i numerosi articoli, consentendo la divulgazione delle mie avventure musicali in giro per il mondo. A tutti loro va il mio ringraziamento e la mia stima. Tuttavia alla luce di quanto appena affermato nel titolo: origini e tradizioni di una cultura in via di estinzione, che mincorre lobbligo di trasmettere le mie conoscenze acquisite in anni di ricerca, in verit solo in parte svolta sul campo e che, in qualche modo, ha risvegliato in me il grande senso di responsabilit che mi porterei dietro, se lasciassi cadere nel dimenticatoio quanto ho appreso senza restituirlo alla sua universalit. Come appunto detto nellAntico Testamento: Non sta a voi completare lopera, ma non per ci siete liberi di astenervene. dunque sulla scia di queste parole che pi sento il dovere di trasmettere alle giovani generazioni il messaggio da me ricevuto, affinch non tutto infine vada perduto. Ma veniamo al dunque.
Prima di stabilire un qualsiasi itinerario ho la pessima abitudine di pormi alcune domande sulla ponderabilit della mia decisione e, ancor prima dei soliti interrogativi: come, dove e quando, mi chiedo sempre, perch? Perch ho scelto gli Indios dellAmazzonia mi sembra di averlo spiegato ampliamente nellintroduzione, mentre invece non mi sono ancora soffermato sulla diversit del concetto riguardante la diversit che incorre tra cultura originaria e cultura primitiva alla base delle conoscenze e dei parametri sociologici che le contraddistingue, e che ovviamente fa la differenza. Nel linguaggio sociologico, la discrepanza fra le due essenziale, e sta nella propriet prevalentemente oggettiva/soggettiva esclusivamente interiore dellindividuo, legata al processo di umanizzazione, allacquisizione e allo sviluppo graduale delle facolt intellettive, presente nella componente principale di un carattere sociale, nelluna. E nelle interazioni sociali trasmesse ed ereditate per la maggior parte dalle generazioni passate, e soltanto in minima parte prodotte originalmente e modificate dalle generazioni viventi (1), nellaltra, se bene nel linguaggio antropologico entrambe le connotazioni non sono altro che due aspetti del medesimo fenomeno. Nonch dalle dimensioni tribali (quantit delle persone che ne fanno parte), nella forma di coesione (sussistenza di diverse trib che vivono nello stesso posto) e nellefficacia delle diverse forme di comunicazione paritarie. Vi infine un filone che potremmo definire psicologistico, il quale riconduce le origini della cultura, vista soprattutto nelle sue componenti universali, a certe condizioni proprie dellesistenza delluomo in ogni tempo e societ. Le opere pi rappresentative in questo campo vengono dalla psicoanalisi (2), o sono da essa ispirate e che soprattutto, tendono a definizioni strutturali, sociologiche e dinamiche talvolta diverse (3). Nel caso specifico, attribuibili alle diverse etnie che vivono nella riserva equatoriale dello Xingu (4) e zone limitrofe del Mato Grosso in Brasile, e dellAlto Orinoco (5) pi a nord, l dove la foresta amazzonica si espande ai corsi dei numerosi fiumi che sintersecano sul territorio fino a lambire gli stati del Paraguai, Per, Colombia, Venezuela, Guaiana caraibica. In questi luoghi, il concetto di cultura elaborato dallodierna scienza antropologica, intenta a riconoscere il valore delle forme di organizzazione sociale e dei costumi dei popoli, anche di quelli tradizionalmente definiti primitivi, coincide in larga misura con la forma strutturale (6) delle societ aborigene di riferimento, quali appunto gli Indios dellAmazzonia, di grande interesse etnologico, che possiedono un vasto materiale culturale straordinariamente complesso, accumulato nel corso dei secoli, e in parte ancora sconosciuto perch non sufficientemente studiato, e di cui oggi rivendicano il riconoscimento di unautonomia (7), come conseguenza del profondo legame umano cui dovrebbe portare il complesso fenomeno che la relazione tra una societ avanzata e le popolazioni che, pur avendo una propria identit da mantenere e sviluppare, vengono inevitabilmente schiacciate. . Incominciamo quindi, col solo ausilio del mezzo comunicativo universalmente dichiarato che la musica che, al pari della voce umana nelluso che se ne fa nel canto, a individuare le linee guida della tradizione aborigena sul suolo amazzonico, avulsi da preconcetti e stereotipi razziali dogni genere. Non un mezzo qualunque, casuale o discordante, altres capace di evocare emozioni addirittura superiori, in molti casi, a quelle della parola scritta o delle arti visive, e che ci permette di riscoprire, pur nellapparente arcaicit di un modo di vivere e pensare lontani dai nostri, unimpostazione sociale diversa, tuttavia autentica, che pu senzaltro esserci daiuto nellauspicata comprensione tra noi e loro. Scrive Curt Sacks (8), che La musica, immateriale e labile (almeno per quanto riguarda le origini) d forma a unesperienza che pu essere e sar in parte rivissuta dalle nuove generazioni nonostante i limiti posti dalla concezione primitiva, come la lotta titanica delluomo per stabilire saldamente le sue leggi nella natura e per darle forza ed efficacia tali da esprimere quanto gli uomini sentono: disperazione e gioia, amore, timore e speranza. Cui fa eco Augusto Romano (9): Da sempre la musica considerata un ponte tra il mondo che noi abitiamo e il regno dellinvisibile, la cui realt misteriosa e sfuggente impossibile trascrivere nei termini del linguaggio discorsivo. lalbero che nellorecchio sorge (Rilke), le cui radici affondano nelle regioni oscure e caotiche della psiche e le cui chiome toccano i cieli intatti dello spirito. Realt questa, che mi permette ancora una volta di affermare un principio fondamentale che vado ripetendo da sempre e in cui davvero credo: nello scoprire il fascino profondo della musica che linfinita ricerca di noi stessi si amplia di nuovi importanti capitoli che vanno ad aggiungersi a quella storia universale che noi tutti stiamo scrivendo. Quanto ci aspetta in seguito, dunque unavventura di viaggio alla ricerca di miti e leggende profondamente religiose, se per religiosit intendiamo un certo coinvolgimento di tipo animistico (10) legato al culto della natura, per lo pi espresso nelle credenze e nelle tradizioni oralmente tramandate dai numerosi gruppi etnici presenti sul territorio, e riferite a un tempo senza memoria lontanissimo, o forse dimenticato. Una sorta di nostalgia delle origini maturata allinterno di un processo rituale assai variegato e una simbologia complessa, che dischiude a noi (esseri civilizzati e sempre pi globalizzati), un mondo in parte sconosciuto che non si presta a essere raccontato con le parole. Semmai attraverso liniziazione sciamanica, o forse nelluso arcaico delle danze, altres narrato in musica, che qui assume il significato di voler recuperare quella eccellenza di stile di vita che noi, post-moderni disconosciamo, e che abbiamo definitivamente perduto. Un mondo di suoni fonosimbolici, di vocaboli onomatopeici, imitativi dei versi degli animali che qui trovano il loro habitat naturale, considerati i dominatori assoluti della grande Foresta Amazzonica che da sempre li accoglie. Racconti e narrazioni quindi, appartenenti alle diverse etnie tribali idealmente riunite a formare un unico tipo antropologico che ho cercato di ridefinire dentro un determinato rapporto sociale che li accomuna. Cos, come precedentemente da me svolto per i popoli di etnia Rom (11), e successivamente per i nomadi del Sahara (12), pi che una ricerca, questa, vuole essere una ricognizione di quanto rimane di una cultura in via di estinzione, quella appunto degli Indios dellAmazzonia. Non solo incentrata sul fatto musicale, bens rappresentativa della fabbricazione di capanne e villaggi, di strumenti e utensili, di canoe e ceramiche, fino al tatuaggio (13) e alla body-art (14), con particolare riferimento allutilizzo delle maschere rituali (15) destinate ad assicurare la sopravvivenza ad alti livelli trascendentali. Ragione per cui gli Indios amazzonici sono portati a credere solo alle esperienze che possono fare attraverso i sensi, ci che permette loro di trasferire il fantastico del sogno, nella dimensione reale, e a conferire alle metafore cui ogni sogno si affida, un significato concreto. Ecco allora che le forze mistiche da cui essi si sentono permeati da ogni parte vengono a inserirsi nella realt individuale e sociale cui aderiscono fin dalla loro nascita. cos che nel loro fantasticare, il sogno di esseri soprannaturali, meglio ancora connaturati con tutto ci che li circonda, il mondo del visibile e invisibile, si confondono, per assumere la forma della rappresentazione vissuta. cos che la musica e la danza, ancor pi il travestimento o luso di una maschera, diventano unassoluta concretezza. Tuttavia ci non sarebbe cos, e noi vivremmo ancora nellignoranza, se non fosse che limportanza dei concetti di archetipo e di inconscio collettivo attraverso pi approfondite ricerche umanistiche, non ci avessero illuminato la mente sulla concretezza dellesperienza psicoanalitica, portata alla nostra conoscenza e posta allorigine delle cose e dei fatti. Il termine, archetipo (o immagine primordiale), elaborato da C. Gustav Jung (16) spesso identificato con certe immagini definite o precisi motivi mitologici, mentre, in realt, non altro che il frutto di rappresentazioni consce di uno stesso motivo che, pur nelle sue variazioni individuali, anche sensibili, continua a derivare dal medesimo modello fondamentale. Quindi, non derivato da un modello statico, altres soggetto a fattori dinamici, che si manifestano sotto forma di impulsi altrettanto spontaneamente che gli istinti. Elementi non individuali e non ricavabili dallesperienza personale, che Freud chiama resti arcaici, cio forme mentali (collettive) corrispondenti di modelli costituitisi molto prima che luomo sviluppasse una coscienza riflessiva, la cui presenza non pu essere spiegata da alcun elemento della vita individuale (..) che si rivelano come dati primordiali, innati della mente umana. E che Jung conferma sarebbe assurdo pensare che tali rappresentazioni variabili siano ereditarie, e tuttavia che siano derivate da conseguenze dolorose di violenti conflitti emotivi. Che lemotivit individuale possa trasferirsi a livello collettivo fuor di dubbio, esempi ve ne sono a iosa (guerre, pestilenze, terremoti), ma via via che gli antropologi culturali scavano nelle viscere del passato, scopriamo che non sono gli eventi del tempo storico ci di cui impariamo a far tesoro, bens i linguaggi e i diversi modi di esprimersi che ci comunicano le antiche credenze, i miti e i rituali di piccole entit tribali, quali sono quelle che vivono allinterno dellAmazzonia, che non hanno conosciuto alcun mutamento in millenni, e tuttora esistenti ai margini della civilt. Idiomi, lessici, stili e forme di vita, (al pari di codici spesso intraducibili e simboli arcaici impraticabili), riconosciuti a questi popoli che, secondo alcuni filologi e storici delle religioni non presentano alcun interesse di fronte alle complessit della vita del nostro tempo, sarebbero invece dimostrative di una primaria attivit capace di trasformare, seppure inconsciamente, in simboli e forme di enorme importanza psicologica, espressi nella religione come nellarte, inclusiva dei manufatti, dei costumi, come pure della decorazione del proprio corpo (travestimento, tatuaggio, maschere ecc.) entrato nelluso quotidiano. La storia del simbolismo (17) dimostra che qualsiasi cosa pu assumere un significato simbolico: cos gli oggetti naturali come pietre, piante, animali, montagne e vallate, il sole, la luna e le stelle, il vento, lacqua e il fuoco, e tutte le cose che sono opera delluomo o le forme astratte e lintero cosmo, assumono talvolta significati sacri che, tradotti in concetti intelligibili, sono rappresentativi delle manifestazioni della coscienza umana dei primordi. Tuttavia, particolari tipici dei costumi degli amazzonici, sono tuttoggi considerati qualcosa di pi di semplici riproduzioni naturalistiche. Sorge lidea che certi segni tatuati (o dipinti) sui loro corpi costituiscono dei sortilegi per la caccia, del tipo di quelli praticati fin dallantichit, nelle diverse parti del mondo in cui sono stati rinvenuti, al pari della totale identificazione fra lessere vivente e limmagine astratta della sua anima, qui rappresentata nella maschera indossata, dal potere soverchiante dellimpulso che alberga nella sua intimit. Di tale impulso luomo primitivo ha terrore e cerca di propiziarselo per il tramite di sacrifici tribali e di cerimonie rituali. Ci significa che talune rappresentazioni sono vissute come realt, in certa misura indipendentemente dal loro substrato, con unautonomia in ogni caso relativa, poich in natura non c nessun dominio privo di rapporto con gli altri domini come suggerisce Durkheim. Sembra ragionevole supporre una sorta di predisposizione inconscia nelle ripetitive esperienze dellumanit, accumulate o associate tra simboli e significati, che entrano in gioco indipendentemente dallesistenza individuale, che bens diventa collettiva allorquando lindividuo vive allinterno di una realt complessiva (tribale, etnica ecc.). La percezione lesplorazione diretta di una esigenza individuale (privata) che diventa di gruppo (collettiva), indirizzata a risolvere un determinato problema, o soddisfare le esigenze di uno scopo di tipo sociale, e che ha origine scrive George Hausmann (18): da un processo costituito da molteplici atti di formazione, mutuamente interconnessi, selettivi, astrattivi e persino creativi. La foresta Amazzonica, pi che altre parti del globo, presenta alletnologo una situazione che sfida qualunque tentativo di classificazione delle culture aborigene. In effetti, fin dallinizio di ogni ricerca, si impone un taglio netto tra le grandi civilt che la circondano, a cominciare da quelle andine del Per e Colombia e le innumerevoli culture tribali, cos diverse fra loro che hanno reso finora piuttosto sterili tutti i tentativi di classificazione secondo schemi storici, geografici o tipologici. Dal punto di vista economico, si possono sicuramente distinguere in modo sommario le popolazioni in cui predominano attivit come la caccia (piccoli animali del sottobosco, pappagalli e scimmie), la pesca (pesci, bisce dacqua ecc.), o la raccolta (frutti ed erbacee) ed altre in cui prevale lagricoltura (manioca, tapioca, mais ecc.); ma sono presenti altres tutti i sistemi economici di forma intermedia. Analogamente, le istituzioni sociali e le forme di vita religiosa variano col variare dei gruppi, a seconda che rientrino nelluna o nellaltra categoria, ma sarebbe vano, ad esempio, cercare di fissare una distinzione rigida tra le religioni delle trib di cacciatori e quelle delle trib di agricoltori. Vari etnologi hanno evidenziato il fatto che unanalisi delle rappresentazioni mitiche, dei riti e delle cerimonie religiose delle trib cosiddette aborigene dellAmazzonia rivela spesso, se non sempre, lesistenza di una concezione del mondo piuttosto tipica delle trib dedite alla caccia e alla raccolta. Fenomeni che si potrebbero ritenere tipici di questa o quella zona non si limitano a questo ambito esclusivo e li si ritrovano a volte presso popolazioni i cui territori sono molto distanti tra loro, la cui lingua, il sistema economico e lorganizzazione sociale, sono sensibilmente diversi. Dato lo stadio attuale delle conoscenze, una presentazione sistematica o sintetica dei fatti incorre inevitabilmente in tutta una serie di limitazioni. In quanto ai vari lavori di sintesi disponibili, almeno quelli dovuti a A. Mtreaux (19), F. Boas, A. Hultkranz e di R. Karsten, e tanti altri in lingua portoghese (alcuni mai tradotti), il loro principale scopo quello di mostrare come si distribuiscono le idee, le credenze, le pratiche rituali tra certe trib o certi gruppi tribali. Cos, taluni fenomeni ritenuti per la loro frequenza tipici di una certa area, si possono presentare anche in altre regioni pi interne. Dallinizio del XVI secolo, viaggiatori , avventurieri, missionari e studiosi hanno raccolto informazioni sulle religioni delle popolazioni indigene dellAmazzonia, ma le loro testimonianze, in gran parte fortuite e accidentali, vanno usate con cautela. Pochissimi sistemi religiosi sono stati esaminati da etnologi competenti che abbiano avuto modo di condividere per un periodo abbastanza prolungato la vita di una popolazione indigena al punto di essere in grado di capirne realmente le profonde credenze e gli stessi rituali ad esse riferiti sono risultati scarni in relazione alle concezioni mitiche di riferimento. Poich inevitabile che lesposizione dei contenuti di questa ricerca operi una serie di scelte, cercher, per quanto possibile, di mettere in evidenza i tratti ritenuti abbastanza generali e tipici di alcune aree culturali riferite ai fiumi Xingu, Rio delle Amazzoni e Rio Negro, Napo e Orinoco, senza dimenticare di richiamare i numerosi e risaputi limiti che si impongono, dato le lacune delle nostre conoscenze a disposizione, cos precarie, per quanto concerne la maggior parte delle religioni indigene di questarea equatoriale del continente. Per quanto nelle note al testo si faccia riferimento a una copiosa bibliografia, in realt le fonti citate sono essenzialmente poche, rinvenute sparse in tomi che affrontano problematiche generiche, in parte non attinenti alla tesi prescelta, redatte in lingue non sempre accessibili. Infatti, il discorso sulla musica, gli strumenti usati, le forme di canto e le rappresentazioni, per lo pi, trascurato dagli studiosi, vuoi perch si tratta di scienziati, biologi, etnografi, psicologi ecc. non inclini al fatto musicale in s, sia perch dediti ad altro tipo di ricerca. Tuttavia vanno qui riconosciuti i miei personali debiti verso quegli autori le cui opere ho utilizzato nella stesura di questo mio libro, di gran lunga interessanti per quanto riguarda il concetto di etnia, le minoranze razziali, lintegrazione economico-sociale e le relazioni interraziali e, non in ultimo, la funzione sociale nei miti presenti nelle credenze popolari da essi descritte. Studi enciclopedici e monografici basati sulla ricerca, in gran parte rivolti allosservazione diretta, si sono rivelati utili per la collocazione geografica, la classificazione culturale e linguistica, lispirazione e linterpretazione teorica, nonch altrettanto fruttuosi per la rilevazione sociale e delle condizioni di vita della popolazione indigena brasiliana, qui presenti con il loro contributo di dati nella sezione: Bibliografia. Tra le fonti svolte per lo studio musicologico registrate sul campo, vanno segnalate particolarmente le pubblicazioni fonografiche presenti nella sezione: Discografia. Moltissimi sarebbero gli autori di lingua madre da citare, tra i quali meritano senzaltro dessere segnalati: Herbert Baldus, Florestan Fernandez, Eduardo Galvao, Curt Nimuendaju, Roberto Cardoso de Oliveira, Darcy Ribeiro, Vasconcelos alias Vicente de Paula Teixeira da Fonseca, le cui opere in lingua, per lo pi mirate al collocamento delle realt tribali, alle diversit dei linguaggi, ma anche allacculturazione e la ricostruzione storica, come pure ai cambiamenti sociali, di trasfigurazione etnica e di emarginazione culturale, risultano inaccessibili o introvabili. Per quanto riguarda le fonti a cui mi sono ispirato per questa mia ricerca, ritengo doveroso citare almeno un libro Amazzonia: mito e letteratura del mondo perduto a cura di Silvano Peloso (20), che ha raccolto le testimonianze di numerosi scrittori brasiliani e non, e che ritengo prezioso per diverse ragioni, a cominciare dallintroduzione fino al corposo glossario, allelencazione delle fonti bibliografiche, di grande utilit ai fini di questa ricerca. Tratto dallIntroduzione dellautore, leggiamo: Racconta unantica leggenda india che allinterno della foresta, lungo il Rio delle Amazzoni, abita da tempi immemorabili il Curupira, uno strano genio, nato un po deforme e con i piedi a rovescio, che il nume tutelare dellimmenso universo verde e lautore di strani sortilegi. Pu capitare infatti che, inoltrandosi nella foresta, allimprovviso tutto si confonda nel labirinto della vegetazione: dovunque alberi, muraglie vegetali, fantasmi evocati dai riflessi della luce e il ricomporsi continuo di nuovi arabeschi nel regno della perenne metamorfosi. La maledizione del Curupira, a questo punto, non perdona... La leggenda rappresenta evidentemente la proiezione simbolica di una lotta con lambiente, che si svolge in Amazzonia nel pi grandioso scenario dacque e di foreste che esista sulla terra: oltre sette milioni di chilometri quadrati che racchiudono i due terzi di tutte le foreste tropicali del globo; un fiume lungo pi di seimila chilometri, che con i suoi 1.100 affluenti forma il pi grande bacino idrografico del mondo e scarica nellAtlantico il 20 per cento delle acque dolci di tutto il pianeta; decine di migliaia di specie animali e vegetali, molte ancora sconosciute, che rappresentano la testimonianza pi concreta del nostro passato ancestrale. Ce n abbastanza per significare, con Euclides da Cunha (21), che lAmazzonia rappresenta davvero lultima pagina ancora da scrivere della Genesi. Qui, infatti, la natura continua a sprigionare, con energia creativa continua, primordiali forme di vita che si accumulano caoticamente fino a rendere impossibile qualsiasi organizzazione e a dar vita a una realt talmente eccessiva, da originare spontaneamente, nel corso del tempo, la scintilla della trasfigurazione mitica. Cos quando la pororoca, londa di marea alta alcuni metri, risale con il suo rombo assordante il fiume, gli indios parlano di Ipupiara e della Cobra Grande, gli spiriti del fiume che si agitano nella loro dimora acquatica; mentre geni e divinit diverse abitano linterno della foresta, l dove, protetto dal folto della vegetazione, lUirapuru, un piccolo uccello della famiglia dei passeracei, il cui canto secondo una leggenda porta fortuna a chi ha il privilegio di ascoltarlo, eleva il suo melodioso canto alla felicit. Ay ay Mama ay ay Mama , invece il canto assai prolungato, come un lamento triste, del Silbaco, tipo di uccello della foresta amazzonica le cui note disperate turbano lora del crepuscolo, ma ancor pi straziano lanimo dellIndio che in quelle grida ascolta un lugubre presagio di sangue, che sa di vendetta e di morte. La leggenda vuole che il Silbaco accolga lanima vendicativa di Nihuana, una bellissima ragazza india alla quale i Karajana, questo il nome dato ai colonizzatori bianchi che un giorno uccisero il suo giovane amante: e lanima di lei sinnalz trasformandosi a poco a poco nellallucinante forma di un uccello bizzarro, nero come una notte di uragano e di terrore. Alla leggenda del Silbaco (22), gli Indios collegano lidea della vendetta ultima, definitiva, che li riscatter da tanti soprusi subiti e dalla sottomissione forzata. La fatalistica certezza di essere un giorno vendicati ha portato alcune trib di Indios alla passivit remissiva che i Karajana hanno sfruttato per estendere il loro dominio in Amazzonia, con lattuazione di un piano di confinamento di intere collettivit nella riserva dello Xingu, il pi grande Parco Nazionale del Brasile, in cui gli Indios sono costretti a vivere con mezzi assai ridotti. La storia narra della decimazione sistematica di intere trib ritenute ostili, o ribelli, che ebbe inizio allalba della Conquista ed proseguita dagli imperi colonialisti, senza interruzione fino alle multinazionali che lhanno sfruttata a proprio beneficio, fino al taglio della Transamazzonica (23), tuttora in piena attuazione, arbitrariamente voluta dalle leggi ufficiali. Una stima recente, tuttavia molto approssimativa, rivela la presenza di esigui gruppi di Indios che vivono allo stato nomade allinterno della grande foresta e lungo lOrinoco (Venezuela), che dagli avamposti di frontiera formati dalle cascate dellUguaz (Paraguay), e dello Yurupar (Colombia), fino al grande cuore del Mato Grosso (Brasile) nel regno degli spiriti (24) e degli uomini giaguaro (25), la cui sopravvivenza sembra senza possibilit di appello. Con essi per minacciata la continuit di unintensa cultura, insieme di lingue, credenze, usanze e costumi di una tradizione orale che ha sfidato lavanzamento tecnologico, mantenendosi per cos lungo tempo allinterno di una sopravvivenza impermeabile e inattaccabile. Conoscitore del segreto potere della natura, lIndio partecipe dellequilibrio cosmico nella misura in cui passato, presente e futuro si congiungono nella sfera dellassoluto tutto, contro un avventuroso percorso tra selve, fiumi o costoni rocciosi, dove risuona il maestoso rito dei flauti di palma, la pi intensa danza della memoria indigena. La pratica rituale non che una delle vie di accesso alla cosmogonia amazzonica, la cui conoscenza permette il divenire partecipi dei segreti che rendono palpabile il rapporto intimo che essi hanno instaurato con la natura che li circonda. Ancorch la cultura sciamanica, tramandata oralmente di padre in figlio, rappresentata a tuttoggi tra le trib, la testimonianza di una naturale saggezza (la saggezza dei popoli) che supera ogni aspettativa. Infatti la conoscenza delle propriet di certe piante tipiche della foresta pluviale e i medicamenti che se ne ricavano, restano un segreto non del tutto svelato. Cos come luso di certi veleni come il curaro che essi impiegano per avvelenare le frecce con cui vanno a caccia, o lutilizzo di alcune radici e bacche con cui preparano particolari droghe come la cocaina e lepen, di cui alcune non trovano riscontro nellelencazione botanica di piante conosciute nel resto del mondo. qui che luomo medicina, com anche chiamato lo sciamano (26) della trib, interviene col suo carico di foglie, funghi e cortecce che fa bollire sul fuoco, per debellare le febbri malariche, liberare dal morso di qualche serpente, o dalle punture degli insetti, come anche da alcune malattie di tipo virale, arrivate al seguito dei Karajana, cercatori doro e commercianti che da sempre vanno facendo scempio delle risorse naturali, appropriandosi dogni cosa. Intanto la foresta si va spopolando della fauna selvatica, degli uccelli piumati, delle farfalle variopinte, come dei tapiri, dei serpenti e anche delle rane il cui veleno molto ricercato, che vengono trasferite altrove in piccole gabbie di bamb, con le canoe lungo il fiume. Ma a quanto pare gli Indios non possono farci niente, se non tramandare oralmente, di generazione in generazione, la saggezza appresa in migliaia di anni, di tutto ci che essi conoscono sulle propriet curative che la foresta pluviale fornisce loro e dei modi e gli usi tribali che essi ne fanno. In tal senso, di interessante la tecnica del frullato nel dialogo terapeutico tra due sciamani. Come scrive (?) Baldus (27): Lo sciamanesimo una istituzione sociale, i cui rappresentanti, attraverso lestasi ottenuta secondo metodi tribali, entrano in contatto col soprannaturale per difendere la comunit daccordo con le rispettive ideologie religiose, sia attraverso viaggi nel mondo dellal di l, sia attraverso la possessione da parte degli spiriti. Ci a conferma che esiste uno sciamanismo collettivo raggiunto da tutti, o quasi, attraverso luso dosato e prolungato di alcaloidi allucinogeni, come, ad esempio, lepen, che permette agli adulti iniziati di volare verso il sole, di chiamare gli spiriti della natura, di trasformare se stessi negli spiriti di questo o quellanimale. Ci che non avviene per le donne o ai bambini, i quali, solo dopo che passata let puberale, vengono iniziati al mondo degli spiriti e alluso degli allucinogeni, e dopo un lunghissimo periodo di isolamento e di digiuno, durante il quale il giovane viene continuamente sottoposto allinalazione dellepen. Emaciato, stanco, intossicato, lentamente il giovane comincia ad avere contatto con il mondo degli spiriti (Hekur) che dai monti scendono per venire nel suo corpo. Scrive Helena Valero (28), che ha avuto modo di presenziare a questo rito: Dapprima il giovane impara a invocare Hekur di tucano, e quello del pappagallo, poi quelli pi difficili di grande armadillo, di giaguaro, ecc. In questo difficile lavoro che dura giorni, ogni richiamo sessuale va allontanato. Col dominio sugli spiriti ausiliari, il giovane riesce attraverso gli allucinogeni a divenire egli stesso Hekur. Con la parola Hekur gli Indios (Yanoma), indicano gli spiriti della natura e gli uomini che riescono a possederli, ma solo ad alcuni vengono riconosciute pi potenti capacit di sciamano.
Canto dello sciamano: Gli Hekur mi trovarono: ero solo in un giorno di silenzio. La figlia di Hekur veniva danzando verso di me, quando arrivata vicino mi ha spinto e sono caduto. Ha aperto il mio petto, la mia gola, ha pulito tutto il mio sangue; ha strappato la mia lingua e ha messo al suo posto penne di Hekur. Ero morto disteso, ma sentivo quello che la figlia di Hekur cantava. Era bella, non esiste donna bella come quella. Dopo che venuta la figlia di Hekur, adesso s che canto bene. Una nuova lingua hanno messo nella mia bocca, per questo conosco e canto i canti degli Hekur . (trad. H. Valero).
Impressionante il significato religioso degli Hekur nei momenti pi drammatici, quando si avvicina la morte. Per celebrare i morti, infatti, gli Yanoma organizzano grandi feste (reaho) che durano giorni. In queste occasioni si riuniscono raggruppamenti che vivono anche molto lontani tra loro. I canti notturni sono canti corali responsoriali. Sono prima le donne a cantare, e poich queste feste collettive si svolgono in genere nelle notti di plenilunio, esse cantano fin quando la luna ha percorso quasi met del suo cammino. Dopo, fino alle prime luci dellalba, continuano i canti degli uomini. Lingestione delle ceneri dei defunti avverr la mattina seguente da parte dei parenti e delle persone care, mentre gli altri assisteranno e parteciperanno al dolore. La cerimonia dellendocannibalismo chiude la serie delle feste celebrative. cos che, ad esempio, solo gli uomini possono mangiare le ceneri di un uomo ucciso con una freccia dai nemici. Essi credono che, se le donne le mangiano, i guerrieri che andranno a vendicare il morto saranno visti da lontano dalle donne dei nemici, le quali li avviseranno e cos essi non riusciranno a vendicarsi. Tutte le volte che decidono di far guerra ai nemici, per vendicare il morto, fanno feste e prendono un poco di quelle ceneri, per combattere meglio. Conservano per un po di ossa finch i figli saranno grandi e potranno venire anched loro a vendicare (29). Sarebbe troppo facile qui, aggiungere qualche nota riferita a quella superstizione o alla sete di vendetta che noi occidentali abbiamo debellato come una malattia di cui dovevamo sbarazzarci, ma che non rientra nellesercizio mentale dellanimismo di cui si gi parlato, e che invece andrebbe affrontato sotto una luce di pi ampio respiro, quale emanazione di una religiosit arcaica, per cui gli aborigeni demandano ogni singolo risvolto spirituale a un ascetismo sincretico, di pi ampia rilevanza. Per cui nella loro semplicit tutto emanazione delle forze impositive della natura, nella quale trovano risposta e che partecipano alla danza cosmica del creato. E perch no, in quella forma di autosuggestione che, in qualche modo, deve aver suggerito a Romano Battaglia (30) questo racconto celeste che trovo molto significativo, e inserito nel suo romanzo:
Lo sai che cos la foresta? un frusciare di sogni verdi legati alla voce delle stelle. Nellattraversarla pu avverarsi un desiderio recondito come laccendersi di un frammento di altri mondi, caduto per sopravvivere. La foresta la coscienza del mondo, ma anche la nostra coscienza buia ed intricata nella quale ci nascondiamo quando siamo stanchi e avviliti. Io ti guider verso la luce, ma il risultato del viaggio dipender da te.
Si gi parlato dellutilizzo della meloterapia e della etnopsichiatria nelle pagine introduttive allEtnomusicologia, mon in specifico della medicina. il caso di farlo qui, a proposito del rapporto inviolato che le trib Indios dellAmazzonia mantengono con la medicina naturale, o come la si vuole chiamare oggi omeopatica, e che tende ad assecondare la natura che li circonda. Ma di quale natura stiamo parlando? Non certo, spero, quella dei rifiuti o delle scorie, o dei derivati chimici. Per il momento diciamo che non ci riguarda. Ci che ci interessa capire di essa senzaltro lo scopo rituale che gli Indios, verosimilmente, devono aver inventato per giungere alla risoluzione di problemi pratici, necessari a far fronte alle emergenze non rare, di esseri colpiti da frecce e giavellotti, o fratturati per cadute varie. Cos come gi veniva raffigurato nelle caverne preistoriche spagnole e francesi, nello specifico gli Indios da sempre hanno combattuto contro le febbri malariche che spesso li decimavano prima dellarrivo con gli occidentali del chinino, sintesi di piante che addirittura nascevano spontanee nella foresta. Cos come lanimale ferito si lecca la parte offesa e luomo porta la mano sulla parte dolente, residuo di comportamenti istintivi, forse iscritti nel patrimonio genetico di molte specie animali, ancora rintracciabili nella loro e nostra vita quotidiana. Dal gesto protettivo al concetto di cura il passa davvero breve; pi difficile invece arrivare a identificare le sostanze medicamentose. Mirella Rostaing (31) lha fatto per noi, sullo sfondo dellattuale problema riferito alla progressiva distruzione dellAmazzonia. Nel suo bel libro Iguaz, gli Stregoni del profondo Verde ci parla, con grande sensibilit ecologica, di questa natura misteriosa, dai magici poteri, analizzando piante sacre e magiche di cui ci rivela ricette segrete e formule miracolose, con particolare riferimento alle differenziazioni climatologiche, con apporti positivi e davvero sorprendenti sui costumi tribali che accompagnano certi riti iniziatici, accompagnati da nenie, canti e litanie, da una certa musica strumentale e, in qualche caso, da particolari danze di tipo evocativo ed espiatorio. La capacit di intervenire con successo nelle cure di diverse malattie confermato dalla riscoperta della fornita farmacopea che le popolazioni primitive attuali possiedono, e sulla quale il mondo scientifico sta da diversi anni intensificando le ricerche. Non un caso che gi dal 1979 lOrganizzazione Mondiale della Sanit ha diffuso un documento in favore di un ritorno allimpiego di piante medicinali e rimedi tradizionali, in particolare nei paesi in via di sviluppo, auspicando una maggiore attenzione alla ricca eredit dellesperienza ancestrale. Per capire quanto potrebbe essere utile una maggiore attenzione verso la medicina primitiva basterebbe ricordare che essa nacque da conoscenze accumulate nel corso dei millenni e molto spesso le tracce di questo faticoso cammino sono ancora oggi rintracciabili sia pure sotto aspetti molto diversi. Proprio in molte parti dellAmerica, infatti, e in special modo in Amazzonia, troviamo testimonianze autentiche che lasciano intravedere come si comportavano e si comportano ancora gli Indios davanti a una ferita; come arrestare una emorragia mediante la cauterizzazione con minuscole piume daquila e polvere raschiata dalle pelli appena conciate. Come, ad esempio, nei casi di feriste pi vaste, essi cucivano i lembi con fili di tendini animali e aghi dosso; cos come usavano salsapariglia e ginepro come diuretici; cascara, scialappa e podofillina come purganti; infuso di caprifoglio (potente stimolatore di vomito) come emetico; decotto di corteccia di salice (aspirina) per combattere gli stati febbrili; come anche, un tatuaggio sullaepidermide, o una pittura vegetale aveva ed ha presso gli indigeni una funzione simbolica e magica, tautologica, capace di suggestioni curative. Non deve stupire se affermo che luso delle droghe, prima di divenire un fenomeno tutto moderno, roba vecchia. Luomo ne faceva ricorso fin dallepoca delle caverne. anzi probabile che la conoscenza delle sostanze stupefacenti fosse molto pi estesa in epoca preistorica che oggi, si pensi allabilit che i primitivi dovevano avere, per motivi di sopravvivenza, nel riconoscere le varie specie vegetali.
E qui torniamo alloperato degli sciamani, i cosiddetti uomini medicina di cui abbiamo gi investigato. Anche lo sciamanismo strettamente legato alla danza. Di particolare interesse invece, sono tutti i suoni sciamanici che si presentano in numerose formalizzazioni, da grida semplici e articolate, ai rantoli, ululati, succhiamenti, soffi, sibili, versi dimitazione animale, etc.; estremamente precise, modulari e liturgiche. Grida e canti accompagnano spesso le danze guerriere, eseguite in concomitanza, presso gli Yanoma durante i giorni del reaho. Si tratta per lo pi di danze che celebrano la partenza o il ritorno da spedizioni di caccia o altre evenienze importanti della vita collettiva. Scrive Biocca (32) che: I danzatori isolati o in gruppi agitano elegantemente rami di palme in forma festosa, o col corpo totalmente o parzialmente dipinto di nero, mostrano minacciosamente le loro armi percorrendo tutto il perimetro interno dello sciapuno (casa comune) con grida e canti di animali. Quando tutti i singoli danzatori , dopo aver compiuto giri di danza nello sciapuno, si riuniscono per entrare in fila, tutte le grida degli animali della foresta si fondono in un complesso straordinario, nel quale ancora possibile riconoscere un ritmo.
Esempio di meloterapia sciamanica per una donna malata: (reg. Biocca, trad. Valeri):
Hekur stanno venendo, Figlia di Hekur con lunghe ciglia, guarda verso di noi / Piume bianche sono intorno alla testa di tutti gli Hekur. / L c il monte dei falchi: grande, nel mezzo nero, in alto bianco. / Koetotto il grande monte / Le stelle rosse come sangue stanno cadendo con sangue! / Che visione meravigliosa! / Fanciulle con ornamenti di foglie nelle orecchie. / Hukosike un monte alto con palme. / nero; le sue rocce hanno graffi come serpenti. / La corona degli Hekur graffiata con sangue a strisce di serpente / Ho avuto terrore! / passato un lampo avanti ai miei occhi. / I nostri Hekur hanno intorno alla testa una corona di pure stelle! / Ho strappato dalla donna pelle di ya! (spirito del male). / questa pelle che fa ruotare il mio sguardo. / Vedo strisce di fuoco in terra come serpenti / Ho paura allorecchio degli Hekur, padre mio, c appesa una stella di sangue! ...
Lelemento che pi ci coglie indubbiamente il sangue, il rosso cosmico delle stelle, il rosso del fuoco che tinge di paura ogni aspetto dellevento sciamanico la cui azione termina con laffidare la donna alle cure di alcune donne affinch la portino a braccia tra canti e danze nella foresta, pensate, per ritrovare lombra, cio la sua anima smarrita. Ma gi i suoni si fanno pi forti e pi aspri, in questo brano che vi propongo.
Esempio di meloterapia sciamanica per una capo Wawanaweteri reduce da una spedizione contro gli Hereweteri, (reg. Biocca, trad. Valeri):
Soffia negli occhi degli Hekur (nemici) / Molti ne stanno arrivando col vento. / Cerchi di fuoco di Hekur girano tutto intorno! / Ora ho colpito un Hekur nellocchio! / Gli Hekur lanciano fiamme verso di lui (il malato) / Lho colpito e ha gridato Io sono Yawari / Sono Yawari, Hekur di Yawari / Il fuoco degli Hekur si avvicina! / Sciamariwe, vieni, diminuisci il suo dolore; / tapiro vieni con la tua bocca aperta / per togliere il dolore dal collo / Un osso di Ya sta nel suo collo. / Sciamariwe, trattieni la sua ombra, / perch (il malato) non muoia / Tam, tam, tam , dei, dei, dei / Hekur di tapiro strappa col tuo dente il dolore. / sangue di Titiri (la notte scura) che scorre nel suo collo. / Titiri grida; ma non morto e non vuole uscire dal collo! / Occhio di Ya, rosso come puro fuoco, guarda verso di noi! / Figlio mio, che non salti su te / Titiri uscito dal collo; / Mi sta vicino, apre e chiude le unghie / tutto circondato da fuoco.
ancora il rosso del sangue, il rossore del fuoco, il sangue che fluisce scuro dalla ferita, il buio della notte come la morte che scorre in questo canto accompagnato da grida luttuose e una mimica drammatica, da corse e salti in direzione dei monti e del cielo. gli sciamani che prendono parte al rito succhiano con le loro bocche la ferita nel collo del malato, finch incomincia a sgorgare nuovo sangue rosso. La scena narrata di una violenza e di una drammaticit impressionanti, la danza che laccompagna furiosa. Presso i Camayur ad esempio luso cerimoniale urua prevede il lento avanzare, a piccoli passi cadenzati, dei suonatori-danzatori su un tracciato circolare e antiorario che si snoda attraverso le capanne del villaggio. Ricavato da sezioni di canna di bamb tenute insieme da legamenti di liane, il flauto urua uno strumento dal suono originalissimo, simile al basso, e presente presso molte trib amazzoniche, seppure di fattezze e dimensioni diverse. In alcuni casi esso presente nella versione doppia e pu raggiungere i dieci metri di lunghezza, per cui a suonarlo sono chiamati gli uomini pi vigorosi della trib, per scacciare, essi dicono, il mamae, lo spirito ancestrale riposto in ogni essere e in ogni cosa della natura, nella chiusa stagione dellaurora che va da agosto a settembre. Presso unaltra trib amazzonica, gli Yawalpiti, troviamo lo yakui, un flauto ritenuto tab (33) per le donne. Si tratta di una flauto di canna di bamb dalle dimensioni ridotte, rispetto al precedente, tuttavia sempre esagerate rispetto a un flauto normale a becco. Questo fornito di quattro fori e d suonato, non senza fatica, da danzatori musicisti che simmedesimano nel mamae dello strumento, il cui suono serve ad evocare Yakhi il pi temuto spirito dellacqua. Una leggenda raccolta presso gli Indios dello Xingu, detta del agua y del fuego (34), narrato:
Allorigine dei tempi, il mondo fu distrutto dal fuoco, un cataclisma spaventoso, tutta la foresta era infuocata iri iri iri... Tutto bruci e nel mondo rimase solo cenere. Cercando disperatamente di salvarsi, alcuni runas (gli uomini) si trasformarono in cervi, in armadilli, in lombrichi, in vacche della selva. Larmadillo-runa si nascose sotto terra, mail suo guscio fu lambito dal fuoco; ed per questo che oggi il dorso degli armadilli nero e durissimo iri iri iri... Chundaruku, il cervo-runa, vedendo avanzare la linea del fuoco che distruggeva tutto, si arrampic svelto su una palma impregnata dacqua pi delle altre e che per questo non sarebbe bruciata facilmente. Pertanto la tagli e la us come barriera contro il fuoco, riuscendo cos, a lasciarsi il fuoco alle spalle, ma le sue zampe non furono risparmiate e sono tuttora nere iri iri iri... Altri runas si trasformarono in lombrichi, molti di essi riuscirono a salvarsi, ma la maggior parte di loro per. Solo dopo questo grande cataclisma Yaya cre altri uomini e fece loro dono del fuoco. Dal niente lo trasse, e il prezioso dono scatur dal suo pensiero e dalla sua forza nella pietra focaia iri iri iri....
La leggenda qui di seguito riportata, dai contenuti fantastici, ci presenta lIndio come il detentore del messaggio ancestrale della natura, di cui gran parte andato perduto o forse solo dimenticato nel corso dei millenni, la cui scomparsa, almeno di quel poco che ne rimane, costantemente minacciata:
Quando si tralascia la conoscenza di ci ch stato, quello che rimane solo un grande vuoto e un senso dinfinita tristezza recita un canto di anonimo tribale, che Horacio ci riporta, lasciandoci intendere che raccolto nella saggezza dei semplici il senso di questa come di altre fiabe che ci aiutano a penetrare la mentalit genuina quasi primordiale degli Indios, cos lontana dalla nostra. E che forse, proprio per questo, pi vicina a quelle verit fondamentali che solo uno studio approfondito (e comparato) pu restituire alla conoscenza, che ci permette di capire dove luomo moderno, ha sbagliato in passato e continua a sbagliare oggi, nellignorare un tale patrimonio ambientale e culturale, senza aver compreso che ne vale la sua stessa sopravvivenza (35).
In un'altra ancora detto, che: Molto tempo dopo Yaya pens di fare un fiume e lo progett in maniera che da una parte lacqua fluisse verso il basso e dallaltra verso lalto. Nel mezzo vi sarebbe stato un vortice. Cos, senza alcuno sforzo, i runas avrebbero potuto viaggiare verso lalto o verso il basso, a seconda del lato che sceglievano. Per il piano non riusc come essi volevano: sopra, infatti, vi era la sorgente del fiume e da l tutte le acque fluivano verso il basso (36).
Il racconto di questa breve fola spiega, molto semplicemente, difficoltoso in altro modo che non sia un linguaggio infantile, la combinazione della creazione di due fiumi che, scaturiti da una stessa sorgente, si dirigono su due versanti diversi, e con la quale si vuole qui significare la possibilit di scegliere la via pi consona al proprio destino. Un modo poetico di interpretare quelle che sono le vie possibili e infinite del cielo, cui le grandi via dacqua per corrispondenza con la mentalit indigena, da sempre segnano una via da seguire, un inizio ma non la fine. Infatti, quando uno dei danzatori fa la sua apparizione nel villaggio, anzi, ancor prima che egli faccia il suo ingresso, le donne avvertite dal suono grave dello strumento, corrono a nascondersi, poich Uakti (wah-ke-chee), una creatura enorme con tanti buchi sparsi sul corpo che ogni qualvolta attraversa la foresta, il vento che vi passa attraverso emette suoni meravigliosi e intriganti, ritenuto cos terribile che se una donna lo guarda, anche involontariamente, i danzatori posseduti dal suo spirito lo le infliggerebbero torture fino a lasciarla morire. Tale il supporto animista che lo conforma, che il culto di Uakti pressoch totemico (37) presso gli indios Yawalpiti, i quali ritengono che il suono dello yakui vada ben oltre il significato di fare musica, bens, riguarda pi da vicino, lintimo segreto dello spirito evocato: cio, lacqua, con i suoi nessi che comporta nellintimo femminile. Altri strumenti musicali tuttavia, vengono usati per questo scopo, ma anche per segnare ritmicamente un momento del canto collettivo o nelle pratiche sciamaniche. Lo sciamano fa uso del chocalho, un guscio di frutta secco contenente pietruzze e semi che agitati producono il suono caratteristico delle maracas. Esempi di queste forme musicali formano il contenuto di un album sonoro di grande interesse etnologico: Bresil- Musique du haut Xingu (38). Per quanto riguarda le tecniche vocali, i dialoghi cerimoniali, come anche per i canti responsoriali e la meloterapia sciamanica rimando al noto lavoro di Ettore Biocca (39) Viaggi tra gli Indi: Alto Rio Negro Alto Orinoco, (unopera monumentale di 3 volumi e 15 dischi 17cm. edito dal CNR 1966, che pu considerarsi un classico di consultazione per il ricercatore della quale Diego Carpitella ha pubblicato una scelta musicale nelle collana I Suoni, dedicata agli Indios: Yanohama (40), che da il titolo allalbum. Gli Yanohama sono un grande gruppo indigeno ritenuto tra i pi bellicosi, che vive nel vasto territorio che oggi divide lattuale Venezuela e il Brasile, situato nel cuore della foresta equatoriale. Scrive Diego Carpitella: Tra gli Yanohama considerata musica solo quella vocale, mentre gli strumenti sono considerati semplici giocattoli. Dal punto di vista musicale, ci troviamo dinanzi a materiali elementari, pure ritenuti essenziali nello studio delle interazioni succedutesi. In quanto allo Sciamano, va detto, che si manifesta in senso sociale, avendo lo scopo di formalizzare lesorcismo magico, psichico e fisioterapico, soprattutto sotto leffetto dellepen, la droga allucinogena utilizzata nelle forme di enfasi collettiva, come feste particolari, riti a carattere magico. In Musica degli indiani del Brasile (41), Harold Schultz e Vilma Chiara hanno raccolto testi originali relativi alle trib Karaja, Javah, Kraho, Tukuna, Juruna, Suy, Trumai, Shukarramae, tutte ancora esistenti in Amazzonia, delle quali alcune in via di estinzione a causa dellimpossibilit di trovare sufficientemente selvaggina e per le malattie cui gli Indios sono soggetti. I canti raccolti in questo album di raro reperimento, sono di carattere iniziatico, e vengono eseguiti prima delle battute di caccia o della raccolta della manioca, e in occasione di guerre o festivit religiose. Vengono eseguiti canti solistici, ninne nanne e lamentazioni funebri. Nelle forme di coro misto (donne e uomini), a-responsorio, in cui il canto trasformato in elemento dialogante tra vari gruppi tribali, mentre, gli strumenti musicali interloquiscono direttamente con gli spiriti. Sono questi poco pi che esempi, esemplificazioni per il ricercatore meno preparato, di una pi vasta cultura orale di cui si preso in considerazione laspetto eclatante della musica, per il ruolo accattivante, che questa chiamata a sostenere, in ambito specificamente antropologico dellAmazzonia. Dacch la leggenda del Silbaco, come un guizzo violento nellaffresco selvaggio e armonioso dellinsieme della natura, non che una delle numerose credenze che si incontrano in Amazzonia. Quella stessa che i Karajana hanno solo sfiorato (forse) senza capirla, e che la civilt tecnologica non riuscita a dominare. A chi si domandasse quale sorta spetta allIndio?, questa mite creatura della natura, avr certamente in risposta un altro interrogativo, spaventoso e allo stesso tempo ossessivo, come un accordo di flauto ripetuto allinfinito, che risponde al canto dolente e assai prolungato del Silbaco: Ay ay Mama ay ay Mama , la cui indignazione non puramente formale.
Discografia e altro:
In Italia: Ettore Biocca: Viaggi tra gli Indi: Alto Rio Negro Alto Orinoco CNR Roma 1966 Diego Carpitella: Yanoama: tecniche vocali e sciamanismo (I Suoni Su 2003) Collana I Suoni Cetra. Harold Schultz e Vilma Chiara Musica degli indiani del Brasile, Albatros VPA 8452.
Ethnic Folkways in Anthology of Brasilian Indian Music: Music of Peru: tribes Aymara, Quechua, Mestizos (FE4311) Music from Mato Grosso: tribes Camayura,Chavante, Iwalapeti, Kayabi (FE4446) Indian Music of Upper Amazon: tribes Cocma, Campa, Shipido, Conibo (P458)
Muse de lHomme: Upper Orinoco: tribes Guarahibo, Maquiritare, Piaroa, and Puinave (E1-5) Upper Amazone: tribes Iawa, Bora (L.D. 3) Yayuro tribes (Southern Venezuela) (L.D. 1) Musique des Indiens du Rio Xingu et des Kaingang de Santa Catarina (L.D. 15) Brsil: Musiques du Haut Xingu (Ocora 558517) Brsil: tribes Gorotire, Kubenkranhen, Kwikuru, Yaulapiti, Kamayura, Kayapo, Kaingang (Chant du Monde MC 20.13) Brasile: Msica Indgena (Centro de Trabalho Indigenista 1992) Venezuela: tribes Puinabe, Maquiritare, Guaharibo, Kalina, Yayuro, Piaroa (American Columbia SL.212)
Note:
(1) Enciclopedia Einaudi Vol.4 Edmund Leach: Cultura/Culture Torino 1978. E in L. Gallino, Dizionario di Sociologia UTET Torino 2006; e in Umberto Galimberti, Psicologia Garzanti Milano 1999. AA.VV. Il concetto di cultura a cura di P. Rossi Einaudi Torino 1970.
(2) S. Freud, per il quale la parola civilt designa la somma delle realizzazioni e degli ordinamenti che differenziano la nostra vita da quella dei nostri progenitori animali e che servono a due scopi: a proteggere lumanit dalla natura e a regolare le relazioni deghli uomini tra loro.
(3) C. G. Jung, diversamente invece le espressioni culturali sono manifestazioni delloriginaria capacit simbolica delluomo che trascende limpianto pulsionale (di Freud), quanto al suo senso e al suo significato.
(4) Patrick Mengent, Brsil, Musique du Haut Xingu - Universit de Paris X Nanterre Muse dellHomme.
(5) Ettore Biocca: Viaggi tra gli Indi: Alto Rio Negro Alto Orinoco CNR Roma 1966; e in J. Grelier, Gli Indiani dellOrinoco Rusconi Milano 1977.
(6) C. Lvi-Strauss, Antropologia strutturale e in Il pensiero selvaggio Il Saggiatore, Milano 1976. In cui, attraverso un sorprendente itinerario etnologico che analizza miti, riti, credenze e altri fatti di cultura, lautore accantona radicalmente ogni idea di esotismo e ritrova la genesi dei nostri attuali schemi logici in una specie di ricerca del pensiero perduto.
(7) Darcy Ribeiro, In difesa delle civilt Indios Jaca Book Milano 1973; in cui messo a fuoco il destino delle popolazioni indigene brasiliane colpite nella loro storia e nella loro stessa esistenza, dallo choc dellurto con quella che loccidente chiama civilt.
(8) Curt Sacks La musica del mondo antico Sansoni Ed. Firenze 1981.
(9) Augusto Romano Musica e psiche Bollati Boringhieri Torino 1999. (10) animismo: Il termine usato in antropologia per classificare le tipologie di religioni o pratiche di culto nelle quali vengono attribuite qualit divine o soprannaturali a cose, luoghi o esseri materiali. Queste religioni cio non identificano le divinit come esseri puramente trascendenti, bens attribuiscono propriet spirituali a determinate realt materiali. Questo tipo di credenze cos chiamato perch si basa sull'idea di un certo grado di identificazione tra principio spirituale divino (anima) e aspetti materiali di esseri e realt (anche "demoni" e altri enti). La posizione filosofica corrispondente all'animismo viene di solito chiamata panpsichismo. (11) G. Mancinelli Musica Zingara: testimonianze etniche della cultura europea MEF Firenze Atheneum 2006.
(12) G. Mancinelli Miti di sabbia: racconti perduti del Sahara - ilmiolibro.it 2010 Terra Incognita Rivista on-line 2011.
(13) Victoria Ebin, Body decorated Thames and Hudson Ed. London 1979. Il principale mezzo espressivo usato per questo genere artistico il corpo umano. Il corpo usato per allestire eventi estemporanei con movimenti corporei accompagnati da musica, elementi scenografici, danze, sequenze di azioni e gesti. La body art rende il corpo protagonista assoluto considerandolo soggetto e oggetto dell'espressione artistica ed esibendolo come opera. Vi la volont di provocare, di scuotere le convinzioni in fatto di arte. All'uso del corpo come linguaggio, ricorrono sempre pi artisti contemporanei di differenti tecniche e tematiche.
(14) Lea Vergine, Dall' informale alla body Art: In questo libro lautrice parla di alcuni caratteri che fanno da comune denominatore a questa maniera di fare arte: "la perdita di identit; il rifiuto del prevalere del senso della realt sulla sfera emozionale; la romantica ribellione alla dipendenza da qualcuno o da qualcosa; la tenerezza come meta mancata e quindi frustrante; l'assenza (e l'angoscia che ne deriva) di una forma adulta, altruistica, d' amore". In queste azioni spesso gli autori sono ossessionati dalla necessit di agire in funzione dell' altro. Vi la necessit di mostrarsi per poter essere. Il performer non sceneggia la storia di un personaggio, ma egli stesso storia e personaggio. Si volge cos verso la ricerca di un'umanit non schiacciata dal funzionalismo della societ, che sfugge al concetto di profitto. "l' importante non sapere, ma sapere che si sa. uno stato in cui la cultura non serve pi a niente". E continua: "Sbloccate le forze produttive dell' inconscio, si scatenano - in un continuo drammatizzare isterico - conflitti tra desiderio e difesa, tra licenza e divieto, tra contenuto latente e contenuto manifesto, tra pulsioni di vita e pulsioni di morte, tra voyeurismo ed esibizionismo, tra tendenze sadiche e piacere masochistico, tra fantasie distruttive e catartiche". Nelle azioni della Body Art la riproduzione meccanica (video, fotografia, film) assolve ad una duplice funzione: documentativa e di indagine penetrante.
(15) G. Mancinelli Maschere Rituali, trasmissione radiofonica messa in onda da Radio Rai3.
(16) C.G. Jung Gli archetipi e linconscio collettivo Bollati Boringhieri 1997.
(17) Il simbolismo un movimento artistico sviluppatosi in Francia nel XIX secolo che si manifest nella letteratura, nelle arti figurative e di riflesso nella musica come fenomeno di un'arte sempre pi sottratta al condizionamento della realt: le suggestioni esercitate dai componimenti di Richard Wagner ne sono la dimostrazione. La sua nuova musica contraddistinta da una morbida e dissimulata sensualit che sembra cogliere le remote radici dell'essere. Al posto degli elementi del melodramma classico viene adoperato il canto declamato (che in una certa misura ricorda l'antico recitativo secco), svincolato dalle forme fisse della tradizione.
(18) George Hausmann, in Curt Sacks La musica del mondo antico op. cit.
(19) A. Metreaux Religioni e riti magici indiani nellAmerica Meridionale Il Saggiatore Milano 1971.
(20) Silvano Peloso, Amazzonia: mito e letteratura del mondo perduto Editori Riuniti . Roma 1988.
(21) Euclides da Cunha, in S. Peloso op. cit.
(22) J. Meunier A. M. Savarin Il canto del Silbaco Bolla Edit. Torino 1970.
(23) Transamazzonica. Per secoli la foresta amazzonica ha respinto qualsiasi contatto con il resto del mondo. Le particolari condizioni ambientali, le comunicazioni difficili, possibili solo per via fluviale, hanno permesso alle trib di Indios di vivere nella foresta senza alcun contatto con la storia; l'Amazzonia rimasta una delle regioni pi incontaminate e disabitate della Terra. A partire dagli anni Cinquanta per, quando il Brasile ha avviato il processo di sviluppo e di industrializzazione, iniziato lo sfruttamento dell'Amazzonia. La regione infatti ricca di materie prime ed anche una gigantesca riserva forestale; da alcune ricerche e sondaggi inoltre apparsa la possibilit che esistano giacimenti petroliferi. Sono stati investiti capitali brasiliani e stranieri, statunitensi, europei, giapponesi, in una serie di iniziative non sempre pianificate. apparso allora necessario aprire delle vie di comunicazione nella foresta e costruire una rete stradale l dove si era sempre proceduto a colpi di machete. La costruzione di una strada Transamazzonica, lunga 4500 chilometri, che dal Brasile raggiunge il territorio peruviano e boliviano, ha per incontrato notevoli difficolt ambientali e climatiche. Agli ostacoli si reagito con distruzioni violente e indiscriminate della foresta con mezzi meccanici che non hanno rispettato n l'ambiente n l'uomo: migliaia di ettari sono stati disboscati e le popolazioni amazzoniche sono state direttamente e indirettamente le vittime dell'aggressione all'habitat naturale. Alla fine degli anni Sessanta stato scoperto il pi ricco giacimento di ferro del mondo (una riserva per centinaia di anni valutata in 18 miliardi di tonnellate di minerale) e inoltre ricchi giacimenti di bauxite, nichel, magnesite, stagno e oro. Per sfruttare queste risorse stata costruita la Grande Perimetrale Norte, grande strada perimetrale del nord: si tratta di quindicimila chilometri di strade che percorrono il margine settentrionale del bacino amazzonico. La presenza dell'oro ha attirato a ondate successive migliaia di "garimpeiros" che hanno invaso la foresta e i fiumi dell'Amazzonia. Sono contadini poveri ed ex braccianti, provenienti in gran parte del Nordest brasiliano, che cercano di fuggire la miseria e la siccit della loro terra e invadono le terre degli indios seminando spesso morte e distruzione. Per precipitare l'oro utilizzano il mercurio, che poi scaricano nei fiumi contaminando in modo irreparabile i pesci e tutte le forme di vita acquatiche. Il governo brasiliano ha favorito la lottizzazione delle terre che fiancheggiano la Transamazzonica e le altre strade, nonch la creazione di grandi aziende agricole che praticano, dopo aver distrutto la foresta, l'allevamento brado del bestiame. Si tratta sovente di propriet vaste quanto la Valle d'Aosta o la Liguria appartenenti a multinazionali straniere come la Volkswagen, la Nestl, la Goodyear e l'italiana ENI. Il terreno cos drammaticamente privato della copertura forestale si impoverisce nel giro di pochi anni poich la capacit di autoregolazione della foresta cessa e si ha la trasformazione in savana erbacea. Ci si ritrova allora con un suolo sterile e soprattutto incapace di assorbire le acque, soggetto a forti fenomeni di erosione. Si pensi che mentre le piogge normalmente dilavano 1kg di terreno per ogni ettaro di foresta, delle zone diboscate ne dilavano pi di 30kg. Considerando che la foresta amazzonica produce il 50% dell'ossigeno atmosferico si comprende come le conseguenze saranno pesanti per tutta l'umanit se questo polmone verde verr distrutto.
(24) C. Levi-Strauss, Tristi Tropici Il Saggiatore Milano 1982, dal Mato Grosso allAmazzonia, questo soprattutto un libro di viaggio, il racconto delle sue esplorazioni presso le societ indigene del Brasile, tra le pi primitive della terra. Come noto, per lautore, i selvaggi sono assai pi vicino a noi di quanto si voglia credere, e il nostro pensiero, preso in certe sue manifestazioni, sempre selvaggio.
(25) Joe Kane, Lo spirito del giaguaro Sperling & Kupfler Milano 1998, in cui descritta la lotta di una trib dellAmazzonia per la sopravvivenza, con una visione del mondo saggia e illuminante.
(26) sciamano: uomo di medicina e di religione, figura rinvenibile originariamente presso le culture dei cacciatori-raccoglitori scarsamente strutturate, tecnologicamente poco evolute e omogenee. Il nome un calco dalla lingua tunguso della Siberia, una delle zone in cui stata identificata la forma classica di sciamanesimo. Lo sciamanesimo diffuso non soltanto presso le culture orali dell'Asia centrale, dell'America settentrionale e dell'Oceania, ma anche, pur esprimendo riserve, presso culture e religioni pi strutturate, come la religione cinese e lo scintoismo giapponese. Lo sciamano, generalmente di sesso maschile, essenzialmente un medium, un portavoce degli spiriti nel cui mondo entra al momento dell'iniziazione, durante il quale egli affronta numerose prove che dovrebbero indurre sogni e visioni. Questo primo, duplice riconoscimento degli spiriti e della comunit si completa con la formazione da parte di sciamani esperti. I principali compiti religiosi dello sciamano sono la guarigione e la divinazione, ottenute mediante la possessione spiritica o il trasferimento dell'anima dello sciamano fino al cielo o agli inferi. Esistono resoconti di resurrezioni miracolose operate da sciamani che, recandosi fino alla terra dei morti, ne riportano lo spirito del defunto. Inoltre, lo sciamano officia i riti di passaggio: propizia la stagione della caccia e svolge funzione di psicopompo guidando nell'aldil le anime dei morti. Gli sciamani occupano una posizione sociale ed economica elevata, specialmente se diventano famosi come guaritori. Numerosi sono i tentativi di spiegare il fenomeno degli sciamani e delle loro cure. Alcuni studiosi hanno istituito un parallelismo tra la guarigione sciamanica e la terapia psicoanalitica osservando che in entrambi i casi si producono simboli efficaci e terapeutici, che recano sollievo psicologico e fisiologico. Parecchi antropologi, rifiutando la teoria secondo cui gli sciamani sarebbero essenzialmente nevrotici e psicotici, hanno avanzato l'ipotesi che gli sciamani siano dotati di capacit cognitive superiori al resto della comunit. Lo sciamanesimo stato da altri interpretato semplicemente come anticipazione di un sistema religioso pi organizzato o come tecnica per il raggiungimento dell'estasi. Lo sciamanesimo la forma di spiritualit pi antica del mondo. Non ha n leggi n templi: poggia le sue fondamenta solo sull'incontro diretto con gli Spiriti, con il Viaggio dentro la Realt Altra, una sapienza atavica in cui medicina, magia e mistica sono inestricabilmente intrecciate. Per gli sciamani malattia e sofferenza sono solo sentieri nella foresta, dove ci accade di smarrirci ma da cui anche possibile tornare indietro - e il compito degli sciamani quello dei cercatori di anime smarrite.I loro metodi sono cos primordiali e assoluti da essere del tutto simili in ogni parte del mondo, in popolazioni mai venute in contatto tra loro, come gli indios del rio delle Amazzoni e gli aborigeni australiani (info@sciamanesimo.com). (*) Danilo Manera, Yurupar: i flauti dellanaconda celeste Feltrinelli Milano 1999. Un avventuroso percorso tra gli sciamani-giaguari e il loro affascinante universo dellanaconda ancestrale da cui discendono i popoli tucani. Contiene, in appendice, la Leggenda di Yurupar raccolta da Ermanno Stradelli allinizio del 1900.
(27) (?) Baldus, in Yanohama: tecniche vocali e sciamanismo I Suoni (vedi discografia).
(28) Helena Valero, ibidem, rapita dagli Yanoma nellAlto Orinoco da bambina e vissuta con loro per oltre 20 anni, ha tradotto questo canto (e altri), che ha poi affidato a Padre Cocco.
(29) Ettore Biocca, op. cit.
(30) Romano Battaglia, Il dio della foresta Rizzoli Milano 1998. Vale qui la pena di citare un brevissimo romanzo di viaggio, nel quale lautore afferma un concetto interessante per la sua propulsione spirituale. (31) Mirella Rostaing, Iguaz: gli stregoni del profondo verde, - Mondadori Arcana Milano 1989.
(32) Ettore Biocca, op. cit.
(33) tab: in una societ umana un tab una forte proibizione (o interdizione), relativa ad una certa area di comportamenti e consuetudini, dichiarata "sacra e proibita". Infrangere un tab solitamente considerata cosa ripugnante e degna di biasimo da parte della comunit. Il termine derivato dalla lingua di Tonga ed presente in numerose culture polinesiane. In queste culture un tab (o tapu, kapu) ha anche significati religiosi. Il termine tab (tapu) appartiene allo stesso ambiente culturale che ci ha fornito il termine mana. Quando una certa azione o abitudine classificata come tab, essa viene proibita, vengono istituite proibizioni e interdizioni riguardanti la sfera di attivit che la riguardano. Alcune di esse sono sanzionate dalla legge con pene severe, altre provocano imbarazzo, vergogna e sono oggetto di insulti. Non esistono tab universali, cio presenti in tutte le societ, ma alcuni (come il tab dell'incesto) si ritrovano nella maggior parte di esse. I tab possono avere varie funzioni e spesso accade che essi rimangano in effetto anche quando i motivi originali che li avevano ispirati non sussistono pi. Per questo motivo alcuni sostengono che i tab aiutano a scoprire la storia di una societ quando non ci sono altri documenti a testimoniarla. I tab a volte sono talmente forti da coprire anche le stesse discussioni che li riguardano, col risultato che, a volte, in queste discussioni, invece di nominarli esplicitamente, si ricorre a termini edulcorati (eufemismi) oppure alla semplice sostituzione del termine con altro pi o meno equivalente. Marvin Harris, esponente di spicco del materialismo culturale, si sforzato di spiegare la genesi dei tab come diretta conseguenza delle condizioni ambientali ed economiche delle societ nel cui ambito essi si sviluppano. Anche Sigmund Freud ha dato un contributo all'analisi dell'influenza dei tab sul comportamento umano, mettendo l'accento sulla forte componente motivazionale inconscia che porta a considerare necessaria una certa proibizione. In questa sua visione, descritta nella collezione di saggi Totem e Tab, Freud ipotizza un nesso fra i comportamenti "proibiti" e la "santificazione" di oggetti e simboli appartenenti a determinati gruppi di soggetti fra di loro affini.
(34) Patrick Mengent, op. cit.
(35) Miti e leggende degli Indios dellAmazzonia Arcana Editrice Milano 1987.
(36) Ibidem.
(37) totem: In antropologia, un totem un'entit naturale o soprannaturale, che ha un significato simbolico particolare per una singola persona o clan o trib, e al quale ci si sente legati per tutta la vita. In alcune correnti pagane, si usa "evocare" all'occorrenza dentro di s il Totem di un animale (per es.: in una situazione pericolosa si evoca l'animale Totem del Lupo) al fine di incorporare le caratteristiche pi istintuali e utili alla situazione che sono proprie di quell'animale. In alcuni culti sciamanici, il totemismo si avvicina al concetto di "possessione volontaria" poich i praticanti di queste discipline antiche e primitive entrano in un contatto cos profondo con lo "spirito" dell'animale Totem da esserne "soggiogate", prendendone persino alcuni atteggiamenti ed abitudini oltre che, come si suppone, le loro abilit.
(38) Patrick Mengent, op. cit. (vedi discografia)
(39) Ettore Biocca, op. cit.(vedi discografia)
(40) Diego Carpitella, Nota musicologica in Yanohama - I Suoni, (vedi discografia).
(41) Harold Schultz e Vilma Chiara, Musica degli indiani del Brasile, Museo di Stato di San Paolo, Brasile. _ Albatros VPA 8452
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