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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Francis, una birra e la città di notte

di Giuseppe Bisegna
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Pubblicato il 09/08/2008 14:50:47

Sembrava che Francis avesse altro da dire, tirò fuori una sigaretta dal pacchetto sul cruscotto, l’accese, tirando una boccata pensierosa, il semaforo si illuminò di verde, ingranò la prima e ripartimmo nella sera.
- Il tempo non esiste… - mi disse
- Come? che dici? -
- Il tempo non esiste, o meglio esiste solo in funzione dell’uomo -
- Spiegati meglio Francis -
- Vedi, il tempo esiste perché esistiamo noi, siamo noi a crearcelo, altrimenti non esiste, il tempo fine a se non esiste, esiste in funzione dell’uomo -
- Vabbè Francis, allora le stagioni, le lune, i tempi della natura? Dove li metti? –
- Beh, non sono certo tempo, sono cose che si ripetono ma non sono tempo, sei comunque tu, essere umano, a codificare tali processi con gli schemi, o permettimi, con i tempi del tempo –
- Uhm… -
- Immagina di prendere un essere umano, un bambino, che non abbia mai avuto cognizione del tempo, che non gli sia stato mai detto delle ore, dei minuti, degli anni, dei secoli, prendi questo bambino, ebbene egli non saprebbe cosa è il tempo –
- Ma come fa a non averne cognizione Francis? Allora se vede che si fa giorno e si fa notte, che alla bella stagione c’è la cattiva, come fa a non pensare al tempo?-
- Perché dovrebbe? Il bambino in esame lo stai facendo ragionare con la tua testa, cerca tu di ragionare con la sua… -
- I cicli della natura avverrebbero anche senza tempo, il giorno e la notte si succederebbero anche senza la misura del tempo…mi capisci? Senza che ci sia l’uomo a dire: fra quattro giorni entra l’estate, fra un’ora farà buio… –
- Uhm… Francis, la fai troppo facile… -
- Allora ascolta, immagina che da quando eri bambino, da quando hai cominciato ad imparare, ti avessero insegnato che un ora dura ottanta minuti, ora tu sapresti che un ora è di ottanta minuti e se io ti dicessi che invece è di sessanta tu non mi crederesti, o quanto meno avresti sempre i tuoi ottanta minuti come parametro di riferimento –

L’auto saltellò su un tombino e la cenere della sigaretta andò tutta a ricamare i jeans di Francis all’altezza del ginocchio destro.
Le luci della città, con la notte estiva fresca e ancora giovane scorrevano insieme alla vita fatta di auto, bus, marciapiedi, semafori, cartelli, cani, gatti e persone che prima o dopo sarebbero rientrate in casa o in albergo o sotto un ponte o nell’androne di un palazzo, perché si sarebbe fatto tardi…eccolo il tempo, onnipresente, si sarebbe fatto tardi perché di una misura di tempo ne sarebbe rimasta una più piccola, insufficiente all’azione da compiere.
- Beh Francis, su questo non posso darti torto, in fin dei conti viviamo incassati in matrici che esistono prima della nostra nascita, diciamo pure che le convenzioni ci precedono… -
- E il tempo è una convenzione! Vedi che allora ci inventiamo tutto noi, l’uomo si lega le mani da solo! –
- Si, ma se non ci fosse un minimo di ordine… -
- Non so fino a che punto si possa chiamare ordine, ma questo poi è un altro discorso, rischiamo di passare tutta la serata a delirare, ti va una birra?-
- Ok dai! dove andiamo? -
- Sinceramente non mi va di rinchiudermi in un locale, prendiamo due bottiglie e ce ne stiamo in macchina on the road , non c’è miglior locale di una città in una sera d’estate –

Francis accostò la sua Micra, completamente scassata dalla vita cittadina, in seconda fila, fuori da un bar come tutti gli altri, ma dove qualche luce soffusa e un arredamento minimale, conferivano quella dignità, se così si può chiamare, da esclusivo locale costiero.
Entrai tra la folla di camicie bianche, pelli abbronzate, sguardi curiosi e fatali.
Chiesi due birre piccole in bottiglia alla barista che fingeva di essere stressata, ma non ne avevano, o meglio il rapporto prezzo/bevanda, mi fece optare su una bottiglia grande, un gran bel birrone ghiacciato!
Mentre uscivo dal locale incrociai lo sguardo curioso e sorridente di una ragazza, per una frazione di secondo sembrò che ci fossimo detti tutto, ma anche niente e che quindi si doveva stare insieme per dirselo.
Ma le occasioni che succedono nei film sono molto rare o pressoché nulle nella vita, e quindi io uscii dal locale e lei continuò a parlare con le sue amiche, tutti e due coscienti che per un infinitesimo due battiti di cuore si erano accordati sullo stesso…tempo.
Francis diede il primo sorso tra una sillaba e l’altra di una canzone degli Oasis.
- Francis, se come tu dici, il tempo non esiste, allora tutte le cose che sono state, tutte le cose fatte e non fatte, dette e non dette, dove vanno a finire? -
La Micra scassata aveva intanto ripreso la sua corsa notturna.
- Spiegati -
- Allora… quando perdiamo un’occasione, quando subiamo un dispiacere, ci diciamo che il tempo farà passare tutto no? che ci vuole solo tempo per alleviare le cose… ma se il tempo non c’è, tutto questo rimane sempre e quindi questo tempo che fa da coperta a ciò che non vogliamo più vedere, non copre nulla… -

Francis mi guardò, le labbra sembravano disegnare un leggero sorriso, poi guardò fuori dal finestrino, allungò di nuovo sul pacchetto di sigarette, ne accese un’altra, tiro una grossa boccata e disse:
- Non chiedermi di spiegarti ciò che ti sto per dire, perché non ne sarei capace, solo che mi è arrivata un’intuizione, e non so nemmeno se crederci o no pure io… -
- Dai spara… -
- Vedi, tutto, ma dico proprio tutto, dal primo fuoco acceso, a Giulio Cesare che scruta l’orizzonte, ad uno sconosciuto contadino bretone del ‘600 che stringe una fascina di rami, a noi che stiamo qua in macchina…ebbene tutto è già successo, tutto sta succedendo, tutto dovrà succedere –
- Aspetta… un eterno presente? –
- Più o meno… credo di si –

Dentro la vetturetta calò un forte silenzio, per qualche attimo, nonostante i finestrini abbassati e gli Oasis in sottofondo, tutto sembrò ovattato e discreto.
E come il mio amico anche io ebbi un’intuizione, o almeno così mi sembrò.
- Allora Francis, la morte? Non esiste? –
- Beh se tanto mi da tanto, credo proprio di no –
-Quindi il corpo…un cappotto da togliere al momento giusto…quando non è più freddo… -
- Detta così mi piace! –
- Anche a me Francis! –
- La birra è finita… -
- Beh appunto deliri! dai prendiamone un’altra –
- Si dai, tanto ancora è presto, abbiamo ancora molto tempo, anzi non ne abbiamo proprio! -

Francis rise di gusto e fece ridere anche me, con la sua camminata strana mentre scendeva dalla macchina ed entrava in un altro dei tanti bar.



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