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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Fogli(e) d’Autunno

Argomento: Letteratura

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 12/10/2017 06:00:36

Fogli(e) dAutunno
(letteratura, poesia, narrativa, libri, editori, concorsi, con uno sguardo allarte in fatto di mostre, cinema, teatro, musica e viaggi.)

(*) Erano arrivati dai colli, dalla strada che dopo gli ultimi villaggi e le vigne raggiungeva il fiume, da lontano avevano visto i tetti grigi e il crinale roccioso e pi in basso, tra i salici, dei pescatori su una barca. Attraverso i sentieri e il boschetto avevano costeggiato il fiume, andavano lenti e tenevano i cavalli al passo, guardavano le acque chiare, quasi azzurre nel sole, e la pianura immensa al di l del fiume. () Erano cinque sui loro cavalli, il pi giovane aveva appena ventanni e riccioli fino alle spalle, il pi vecchio non aveva et, un vegliardo forse, la cui bellezza attirava ancoa gli sguardi, gli occhi chiari nel volto bruno, il corpo dritto e svelto sotto il gabbano di panno marrone. Chiunque li avesse osservati avrebbe capito che avevano fatto un lungo viaggio, la stanchezza segnava i volti e forse anche uninquietudine, lo smarrimento di forestieri venuti da molto lontano.
Presto si fermarono a guardare il paesaggio intorno a loro, sembrava immenso dopo la foresta, come il cielo sopra i poggi e laltro lato del fiume verso la piana, il vegliardo faceva un gesto largo nellindicarla in silenzio, forse pensavano alla pianura lombarda e ai colori del cielo nelle sere sul Po, lora non consentiva parole, tacevano, allievi e servitori, in attesa sui cavalli, il vegliardo capiva, lui stesso non aveva nulla da dire e nulla intendeva dire, n la stanchezza, n i giorni difficili da cui uscivano, la strada cos lunga nel freddo e lumidit delle cime. () Per un istante il vegliardo aveva dimenticato chi fosse e da dove venisse, guardava il nuovo paese, si avvicinava allignoto. ()
Lui intendeva partire con gli allievi, percorrere il paese come aveva percorso lEmilia e la Romagna, lUmbria e la valle del Tevere, disegnando, calcolando, tracciando mappe e piani, dipingendo il resto del tempo. () Guardava il paesaggio e i colori del cielo al di sopra del fiume, cercava unultima volta la grandezza, la bellezza, immaginava delle ville sulle rocce bianche come in Toscana, la profondit infinita delle terrazze. () Lui spiegava agli allievi, loro disegnavano quello che lui diceva. La sera quando dormivano guardava i loro disegni, correggeva, riprendeva lidea. A inchiostro, a mina di piombo, a pietra nera, ispessiva il tratto, rettificava il calcolo, nei margini aggiungeva un commento, unidea di bellezza e pi ancora che la bellezza, la certezza della bellezza.

Unintroduzione letteraria per un argomentare che concerne narrativa, saggistica, poesia, libri, editori, concorsi, con uno sguardo allarte in fatto di mostre, cinema, teatro, musica e viaggi, nellambito della stagione autunnale, intermedia, prima del sopraggiungere dellInverno e dei festeggiamenti per la Nativit del Signore. Un vademecum di Libri nuovi ancora non letti, e di altri pi datati raccolti sulle bancarelle, di Mostre di grande e piccolo richiamo, di suggerimenti per spettacoli da vedere al Cinema e a Teatro, di Concorsi di scrittura, di brevi Viaggi per quanti intendono affrontare un momento di svago. Un po come quei viandanti nelle pagine introduttive, che ho appena trascritte per il piacere di offrirvi un esempio di ottima letteratura, in cui losservatore rimane estasiato davanti allo spettacolo della bellezza, unica moneta di scambio fra lessere naturale e il sublime divino. Onde cercarla sinonimo di apprendimento, di riconoscenza, di felicit interiore e che solo lamore in ultima istanza appaga.
Amore per tutto ci che ci circonda nel quotidiano e ancor pi per la vita che ci data come dono che non va dispregiata, tale da essere usata e gettata via come nonnulla, senza tener conto della ragione per cui siamo al mondo o del perch qualcuno ce lha data. Quei nostri genitori che per mille ragioni a noi sconosciute, un giorno hanno concepito di dare prosieguo alla propria esistenza. Fossanche per un disguido inconscio e tuttavia guidato e offerto da un volere supremo, nel rispetto di una natura antropica che ci attaglia. Questo il tema primario del libro dapertura di questa pagina e che sottopongo alla vostra attenzione di lettori attenti e partecipi come voi che mi leggete:

- (*) Lofferta di Michle Desbordes (Mondadori 2001); passato in sordina negli scaffali delle librerie e subito finito sulle bancarelle; un libro di straordinaria bellezza interiore, una storia intima vissuta sulla pelle, fatta di sguardi e sospensioni tra luci ed ombre di chi si offre allamore nella maniera pi pura, nel silenzio dei sentimenti senza chiedere e senza aspettative. Un raffinato florilegio sullarte del Rinascimento europeo nobile e lusinghiero in cui savverte il senso dellespressione creativa dellartista, quel veliardo co-protagonista del romanzo. Ma il fascino e la bellezza del romanzo tutto racchiuso nella densit di unatmosfera avvertibile nei gesti quotidiani di lei, Tassine, un mistero della natura di donna, clta dalla grazia di una scrittura sospesa e inesorabile come il passare del tempo.

Ɣ - La tematica dellofferta riporta alla memoria il Saggio sul dono di Marcel Mauss (Einaudi 1965), ormai consunto ma che non smetter mai di proporre. E laltro pregevole Lo spirito del dono di Jacques T. Goldbout (Bollati Boringhieri 1993), entrambi riguardanti laspetto etnologico e sociologico del dono arcaico che si spinge nella filosofia del donare moderno, da cui emerge un aspetto sostanziale: la libert di un appagamento personale che poi uno (solo) dei movimenti dellatto del donare. Ne risulta la prospettiva perfettamente praticabile del rafforzamento degli elementi di reciprocit gratuita e nondimeno vincolante, presenti nella vita sociale. Se vero che si dona per soddisfare il proprio piacere di vedere felice unaltra persona, tale gesto rientra in quella che si chiama economia della gratitudine nutrita dal surplus di sorprese reciproche, che fomentano il probabile scambio agevole del dono a tutti i livelli della vita sociale: la famiglia, il volontariato ecc. come un vero e proprio investimento di benevolenza.

Ɣ Solo opponendo il sentimento alla ragione e imponendo la volont sul sentimento si pu giungere a sostituire allisolamento e alla stasi lalleanza e il perdono; alla guerra il reciproco scambio di pace; alla sopraffazione lirrinunciabile generosit del dono. Allora anche la vita assume una maggiore versatilit, non pi univoca, verso cui convogliare tutte la Vite di scarto di Zigmunt Bauman (Editori Laterza 2007), ..una guida illuminante e lungimirante per chi vorr studiare lestinzione delluomo e della sua storia, e il sorgere della nuova volatile specie che lo sta soppiantando. Ma anche ai rifiuti della globalizzazione dobbiamo trovare una collocazione e quelli che sono i residui duna esistenza vanno in qualche modo salvati da una fine indegna e inumana. Come non saprei, sta di fatto che va trovata una soluzione, a molto servir la comprensione di quanti si sentono gi assolti dal Giudizio di Dio.

Ɣ Pensiamo a una di queste vite e traiamone la conseguente solitudine interiore che ne deriva, linaridimento dei sentimenti, gli ostacoli psicologici da superare, linarrivabile domani dietro un punto interrogativo che non ha risposte. questo il tema profondo del libro Angelo SenzaDio di Carmelo Musumeci (Amazon 2017) ergastolano oggi in semilibert che durante 26 anni di prigionia ha trovato la forza di raschiare i muri della sua cella cos come della sua anima, per un riscatto che sapeva blindato dietro pesanti sbarre di ferro, spalancando la porta ferrata e mostrando al mondo le verit nascoste dietro di essa. E lo ha fatto con una scrittura ferma nei sentimenti, nel dolore e nella rabbia dei giorni e degli anni che passano inesorabilmente, senza evasioni letterarie, nella crudezza della realt reinventata alluopo, che gli desse certezza della sua sopravvivenza di uomo, ancor pi dessere umano: Mai superficiale. Mai compiacente. un cuore che grida sofferenza patita e inflitta - rimpianto per ci che sarebbe potuto essere, e amore. con un linguaggio capace di esprimere forti sentimenti e emozioni; dolore, rabbia, e speranze deluse.

Ɣ Voglio qui ricordare un precedente libro dal titolo L'assassino dei sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano. (Amazon 2014) in cui Carmelo Musumeci coautore insieme a Giuseppe Ferraro, a cura di F. De Carolis, in cui un filosofo e un ergastolano si scrivono. Ne nasce un racconto di vite: di quella prigioniera dell' Assassino dei Sogni che non d scampo, e di quella che pensiamo libera ma che pure pu diventare prigione di qua dalle mura del carcere. Ricca del fascino discreto della scrittura epistolare, una riflessione sulla carcerazione che diventa discorso amoroso e disse questo entrando parole pronuncia sentieri di libert. Pagine che, quando tutto sembra perso e il buio sta per avere il sopravvento, diventano lezioni e iniezioni di vita, per l'ergastolano, per il filosofo, ma forse anche per tutti noi.

Dopo ventisei anni di carcere scrive Musumeci alla redazione di larecherche.it oggi il mio primo compleanno da uomo semilibero, voglio dedicare a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri, questa poesia che avevo scritto negli anni bui quando ero convinto che di me dal carcere sarebbe uscito solo il mio cadavere. Grazie a tutti quelli che in questi anni mi hanno letto, senza di voi non ce lavrei mai fatta a sopravvivere, vivere e ad esistere. Grazie. Un sorriso da me e uno dal mio cuore.

Vite disabitate. (una poesia di Carmelo Musumeci)
Sangue nellanima
Lacrime nei ricordi
Sguardi spenti
Occhi bui
Silenzi vuoti
Rumori senza colori
Fine pena mai.

Gelida vita
Senza luce
N fine pena
Sorrisi opachi
Rivestiti di ghiaccio
Notti inteminabili
Fine pena mai.

Tempo che va
Su e gi
Fra la vita
La morte
Fra sogni
E incubi
Fra bianco
Grigio
Fine pena mai.

Ɣ A questo proposito Lesistenza a volte ci pesa scrive David Le Breton sociologo e antropologo dellultimora in Fuggire da s (Raffaello Cortina Edit. 2016). La societ contemporanea esige da noi unaffermazione permanente, la continua reinvenzione della vita, il successo. E se qualcuno non si sente allaltezza cco subentra la tentazione di lasciare la presa , di assentarsi da s divenendo irraggiungibili, che pu manifestarsi in forma di fuga nellalcol, nelle droghe, nel gioco, nella follia, o pu assumere il carattere di una fuga vera e propria, quando non si lasciano tracce di s, scegliendo per esempio di vivere nelle terre estreme. Eppure, la volont di sottrarsi al legame sociale , a volte, la condizione per continuare a vivere, per inaugurare un rapporto nuovo con s, con gli altri e con il mondo. La frantumazione del legame sociale isola lindividuo, restituendoloalla sua libert, al godimento della propria autonomia (libero arbitrio?) o, per contro, alla sensazione di inadeguatezza, di scacco personale. Lindividuo che non disponga di solide risorse interiori per adattarsi e attribuire senso e valore agli avvenimenti (e/o accadimenti), o che non abbia sufficiente fiducia in s, si sentir molto pi vulnerabile e, pertanto, costretto a darsi da solo il sostegno che non pu aspettarsi dalla comunit (libero arbitrio!). Sovente, immerso in un clima di tensione, dinquietudine, di dubbio che gli rende la vita difficile.

Ɣ Come nello sfortunato caso accaduto alla protagonista di Met di me libro di Laura Feri (Mauro Pagliai Editore 2015) in cui lautrice si spinge in esercizi di normalit a voler dare un senso a ci che, forse, senso non ha, andando alla ricerca di quel qualcosa in pi, per cui affermare che vale sempre la pena di vivere questa nostra vita, nel bene e nel male che pure ci riserva ..Come un fiume in piena lo sconforto mi travolge, rompendo di colpo una diga che fino ad ora ha miracolosamente retto, una diga fabbricata con una miscela di ottimismo e speranzosa incoscienza. Anche quando ..Le lacrime scendono copiose dai miei occhi grandi rigando il mio volto di pulcino ed il pianto annega il mio cuore malandato. Solo quando i singhiozzi hanno esaurito tutte le mie forze, mi addormento piombando in un sonno che non mio. Soprattutto quando
..la recuperata coscienza di noi stessi si libra sopra di noi per avvertirci che il peggio passato, che quanto accaduto non era poi insormontabile se riusciamo a parlarne, a ponderare le nostre capacit liberatorie, delle quali non eravamo neppure a conoscenza. allora, ed ogni momento potrebbe essere quello giusto o forse dovrei dire quello pi prossimo, che prendere coscienza della nostra sofferenza, ha la stessa valenza dellafflizione che ci colpisce e che, in certi casi, ha permesso e ci permette di affrontare il calvario che ci spetta, e che purtroppo non vedr esclusi nessuno di coloro che per un investimento di benevolenza, ci ruotano quotidianamente attorno.

Ɣ Che lo scrivere non sia solo un esercizio di stile lo abbiamo appurato da tempo, ma grazie allapporto di molti giovani autori se oggi largomentazione tematica, soprattutto nel romanzo, affronta tematiche ritenute, in certo qual modo, inibitorie. quanto accade a Rebecca lintrepida protagonista di Met di me, libro di Laura Feri (Mauro Pagliai Editore 2015) questo romanzo diretto e introspettivo che senza cadere nella retorica e nei facili sentimentalismi, ci svela come il coraggio presente nel cuore di ognuno di noi, ci permetta di affrontare ostacoli che sembrano insormontabili'. Per quanto, bench nel pieno della loro drammaticit lo siano davvero, pur aprono porte alla speranza, una, o forse la sola, soglia di sbarramento allo scoramento, allabbandono definitivo a quella solitudine che dobbiamo in ogni modo contrastare, per noi e per gli altri. Noi, "..non siamo qui per noi, siamo qui per i nostri amici e i nostri parenti, per ringraziarli, per stare in loro compagnia, per festeggiare tutti insieme. Non in ultimo quando, per un ulteriore esercizio di normalit, lautrice afferma di volere: ..che i sorrisi di chi ci circonda lascino tracce indelebili nella nostra vita, che mantengano i loro effetti positivi nel tempo, una scia di benevolenza a cui potremo attaccarci nei momenti pi complicati. So che continueremo a trovare sul nostro cammino molte difficolt, magari anche impreviste, ma noi le affronteremo insieme (questo certo!) sempre e per sempre uniti nel nostro amore imperfettamente perfetto.

Ɣ Recensire questo libro, con il suo linguaggio scorrevole e veloce, improntato sulla realt esistenzenziale di disabile, mi ha permesso di prendere consapevolezza della capacit umana di non perdersi danimo e di saper reagire anche di fronte allinesorabile tragedia di una vita, di ..riuscire a sdrammatizzare il dramma e salvarsi con lamore. () Sono speciali tutti coloro che non si arrendono, coloro che di fronte a difficolt fisiche, delusioni sociali, fallimenti professionali, reagiscono con un sorriso., ammetto che mi ha fatto bene. Sebbene qualcuno sembra averlo dimenticato, per Mauro Pagliai Editore della collana Le ragioni dellOccidente con la quale, attraverso scritti polemici, romanzi, saggi e conversazioni, si offre di affrontare le problematiche che stanno incendiando il mondo moderno: Ci sono ancora dei valori che sono validi per tutti, e c ancora una morale da difendere. Abbiamo ancora unetica che pu distinguere il giusto dallingiusto ed esistono saldi e assoluti punti di riferimento, che sono imprescindibili da problematiche che recano in s dolore, insoddisfazione, pena, incomprensione, ingiustizie ataviche che vanno combattute su tutti i fronti della comunit umana e, singolarmente, nella pretestuosa compagine dei non tocca a me occuparmene, o dei non mi riguarda. Grazie quindi a Mauro Pagliai per la costanza nel portare avanti tematiche ritenute appunto inibitorie del comune senso sociale. Contatti: info@polistampa.com

Ɣ Se come scrive Marcel Proust in Il tempo ritrovato ("La Recherche" Mondadori Edit. 2005): Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso; lattuale sfida posta dal filosofo Jacques Derrida in Luoghi dellindecidibile (Rubettino 2012), quella di ripercorrere il tracciato filosofico (ben pi impegnativo) del lessico contemporaneo che mette in gioco le nozioni di luogo e dell indecidibile nel loro significato pi ampio. Il luogo come spazio storico e simbolico della verit; l indecicibile in quanto produttivo di senso, che fa del dire, della lingua, della scrittura qualcosa di pi ampio di quello che la presenza, lintenzione o la semplice percezione potrebbero esprimere, ad esempio, sulla democrazia, sulle categorie del linguaggio politico, e sulla ricerca di senso dellintera evoluzione occidentale. Un susseguirsi di firme autorevoli che si misurano con le tematiche filosofiche care al filosofo: da Francesco Garritano ed Emilio Sergio entrambi curatori del presente volume, a Giuseppe Barresi, Grard Bensussan, Marc Crpon, Jacob Rogozinski, Davide Tarizzo e altri; in cui si affrontano su temi diversi, pur tutti inerenti al pensiero derridiano, sullorigine in quanto idea del primato, sullidentit, sullautobiografia e la scrittura biografica, su come si diventa ci che si , sullhappy-endin. Sul facile rovesciamento autobiografico di una certa consuetudine dellauto rappresentazione come ossessione narcisistica.Non possibile afferma Francesco Garritano sottrarsi a ci che costitutivamente mutevole, dunque () non resta che accettare la realt di una lingua che, essendo recintata da una soggettivit meticcia , non data da chi parla a se stesso, ma si d, nel senso che porta in s una forma di autonomia non rispondente ad alcuna identit, ma unicamente alla tradizione come unit-molteplicit. () Chi parla non pu porre una rigida corrispondenza fra ci che dice e la sua identit, quandanche sottoscrivesse con la propria firma ci che dice, rimanderebbe sempre alla propria assenza, a quel tempo immemoriale in cui giace la lingua dopo aver attraversato la storia.

Ɣ Se latto di parola si fonda sul primato delluno, di una parola che non parola, ma accadimento scrive ancora Francesco Garritano (op.cit.) ..lidioma si fonda sul primato dello spettro: la connessione della lingua con la sua dimensione storica, con quella memoria della lingua nella lingua. Siamo di fronte a una prospettiva speculare n cui ci che corrisponde allapertura del presente, alla mescolanza con il passato e il futuro, tempo, per eccellenza, dellevento, dellincontro. () Di organizzare luniverso allinterno di un unico tempo, quello della parola nel momento in cui si manifesta: tutto questo implica che c un solo tempo, il presente dellenunciato-azione. questo il tempo della poesia, un non-tempo in cui fissato laccadimento; dove lindecidibile derridiano trova il terreno pi adatto alla sua catarsi, in senso di purificazione e riscatto dal tempo stesso, dallinesorabilit della sua natura di attraversamento della soglia (F.Rella); di l dove non c pi fine, nell infinito leopardiano; col dove Non c fine al principio, almeno stando alla tematica codificata dalla Rivista di Ricerca Letteraria Anterem diretta da Flavio Ermini (Anterem Edizioni n.94 Giugno 2017). Della quale sottolineo Il canto di Orfeo di Vincenzo Vitiello che cintroduce alla poesia come tempio in cui accogliere il mito; e a contrasto La riservata vergogna della poesia di Enrico Castelli Gattinara, un esempio di de-costruzione derridiana dellaccadimento poetico. Egli scrive: C un pudore particolare nella poesia. Una riservatezza che si espone ritirandosi. Una vergogna che non lascia scampo. Il poeta sa della violenza tremenda che ogni parola porta con s: violenza contro le cose, nel momento in cui la parola sinstaura come differente da loro, senza pi essere una cosa fra cose. Unicit della parola, differenza estrema, incolmabile.

Ɣ Non dimentico di essere presente sulle pagine de LaRecherche.it, la rivista on-line di poesia e altra letteratura, invito a leggere alcuni versi tratti da Edeniche di Flavio Ermini (op.cit.):

La strada che fiancheggia il vuoto
viaggia luomo sugli oscuri sentieri lungo i quali i viventi
intraprendono lultimo pellegrinaggio alla ricerca di un varco
che li riporti dotati come sono di parola nellindistinto
quali principali testimoni dello sgomento che genera il tempo
quando si accumula insensato nel portarci alla morte

Il luogo ostile
si muove su una terra da cui fa segno a ci che in alto appare
il mortale sottraendosi allidea stessa di atemporalit
proprio come luomo che su se stesso si curva
e tra forti indugi avanza affidandosi allesilio
grazie a quel varco dal quale pu udire
nella sua naturalezza la voce che si perde
in plaghe remote insieme al valore della fugacit

Largine delle pietre donda
d al nostro esserci senso e forma questo errare
sulle terre non ancora emerse tra le pietre donda
alla ricerca di un rifugio contro le illusioni
cui lumana avventura induce nelloscillazione
tra presenza e assenza in una sorta di estinzione
che appare infinita davanti alla dimore
della quale riconosciamo il vero fondamento
unicamente negli strati periferici del vuoto

sitografia: www.anteremedizioni.it
e-mail direzione@anteremedizioni.it


La publicazione di questo articolo prosegue per tutto lautunno la stagione che mesta pi accoglie il mio cuore.)
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