Pubblicato il 01/06/2018 10:29:10
Bla, bla, bla … La ‘farsa’ va in scena.
Ed eccoci alla svolta, la ‘farsa’ del rinnovamento del Parlamento che voleva essere all’insegna di una giovane elite di politici motivati, onesti (per dire non intrallazzoni), va in scena con una risma di attori (tecnici piů che mai) che possiamo definire giovanili, spinti da velleitŕ di potere e in qualche caso da interessi personali di far valere riscatti da passate amministrazioni. A incominciare da ‘primo attore’ (leggi premier) che si accinge a manovrare l’apparato delle carrucole e delle funi di un teatro senza quinte, sempre piů somigliante all’antico Carro di Tespi dove pur accadeva che nel tragitto perdeva qualche pezzo per la strada. Niente da ridire ma certo c’čra da ridere quando qualche sventata comparsa improvvisava sul ‘canovaccio’ (la Costituzione) che doveva servire per la messa in scena. Per quanto ne sia passata d’acqua sotto i ponti, le cose non sembrano affatto cambiate, gli sproloqui e le disaffezioni (del disimpegno politico) sono rimasti gli stessi: ‘saremo, diremo, faremo’ rimbombano sulla scena nelle piazze (e nei talk-show come nei comizi), senza spiegare con chi (?) e con quali mezzi (?). č la solita ‘farsa’ che tuttora rappresentata ha un esasperato carattere comico, spesso con qualche (si fa per dire) grossolanitŕ pedestre a buon mercato, destinata unicamente a suscitare il riso con espedienti didozzinali e spesso di cattivo gusto. Ma se il cattivo gusto impera sulla bocca e nelle scelte degli italiani delle ultime generazioni, non č tollerabile che i politici (di dubbio corso), affidino alla ‘farsa’ priva di serietŕ costituzionale la loro cretina buffonaggine. D’accordo, la farsa a teatro č per suo genere basata su situazioni e personaggi a dir poco stravaganti (per quanto non poi cosě dissimili dal vero) nei loro aspetti irrazionali. Tuttavia, piů in generale, essi mantengono aspetti che in fine convergono entro un certo realismo ‘moralmente accettabile’. Ciň non toglie che sulla falsariga del goldoniano “Arlecchino servitore di due padroni” avremo un leader (falso) che dovrŕ barcamenarsi sugli ‘svarioni’ politicamente scorretti di due avidi improvvisatori / sputasentenze che si esibiscono sulla scena ‘per il popolo’, ‘per salvare questo paese’, ‘per amore dell’Italia’ ecc, ecc. Niente di piů falso se fra le righe del ‘canovaccio politico’ leggiamo quel che leggiamo. Va bene la ‘farsa’ ma che tutti gli altri (oltre loro due) siano tutti degli stupidi analfabeti, ce ne passa. Comunque lo spettacolo ‘must go on’ e noi (quegli altri) stiamo tutti qui a ridere come deficienti, davanti alla TV mentre va in onda un’altra puntata della Corrida che raccoglie il ‘peggio o il meno peggio’ della defiance mentale umana: “quel comportamento in cui ci si rifiuta di obbedire alle regole” o, almeno a quelle scritte in una costituzione civilmente accettata, nei diversi modi di ‘venir meno’, o nel senso di ‘far resistenza’, come la ‘sfida’ e lo ‘sprezzo’, ma anche con significato di ‘sfiducia’ nelle norme e nei valori che i diversi popoli (in primis gli italiani) si sono dati nell’Unione Europea. Č quanto realmente accaduto ai due suddetti attori/politici, i quali davanti a un insuccesso dei loro sforzi, hanno accusato una ‘defiance’, cioč una debolezza improvvisa, per aver ‘sudato sette camicie’ durante i giorni e le notti del loro impegno a formare un governo. Troppo per una vita spesa a non fare niente e che, memori della fatica dell’ozio passato, vogliono ‘distribuire uno stipendio’ (perché di questo si tratta), a tutti quegli infaticabili ma energici individui che gironzolano per le strade dello shopping a spendere i soldi di papŕ. Del resto gli esempi sono piů che eccellenti, perché non lasciare che i ‘vecchi’ continuino a lavorare? Perché non lasciare che si dividano le poltrone, se č proprio questo che loro vogliono? La rottamazione? Non conviene a nessuno, visto che un ultra ottattenne č chiamato (falsamente perché si č imposto da solo per la sua vanitŕ e velleitŕ eroica), ad occupare la poltrona piů prestigiosa della finanza pubblica? E che poi si accontenta, senza vergogna alcuna, di fare l’usciere di un governo che traballa. O che un altro ottuagenario arcimiliardario che anziché godersi la sua vecchiaia ancora non si da per vinto d’essere arrivato alla stazione col suo treno imbandierato, dove perň ormai non lo sta ad aspettare nessuno? Per non parlare della ‘in-giustizia’ in cui si barcamena il paese di Arlecchino, alla cui presidenza arriva un ‘azzeccagarbugli’, dott. Pettola o Duplica di manzoniana memoria, cioč d’infima levatura ( leggi senza arte né parte). E visto che ci siamo, perché non parlare di quel dott. Balanzone a Ministro della Salute, del quale č chiamata a rivestire i panni sulla scena una donnina che, in mancanza dei baffi che contraddistinguono la maschera della vecchia Commedia dell’Arte, continua a sgranare gli occhi quantomeno perplessa, rivoltasi alla politica perché gli ‘altri’ non le lasciavano ‘spazio’ in corsia durante il giro di visita ai pazienti. Di fatto l’abbiamo vista all’opera, tenuta in disparte al seguito dei suoi mentori, mentre si arrabattavano nei corridoi fin troppo sfolgoranti del Parlamento dove accecati sbattevano contro le porte; come dire: ‘faccia di culo che non ha mai visto camicia la sporca di merda’ (vecchio detto sempre attuale). Ma non č questo il problema, piuttosto č che a sporcarci siamo tutti noi che abbiamo creduto e optato per una scelta democratica che tenesse alti i valori della Costituzione, l’insieme di regole che fin qui hanno garantito a dare al paese quell’unitŕ nazionale (mai raggiunta del tutto per i soliti furbetti del quartierino che si sono spartiti la torta alla faccia degli italiani), che pure essa, nello stipulare ‘i diritti e i doveri’ dei cittadini, prefissava dentro un modello/esempio di duratuta libertŕ e pace oltre le fazioni e le faide territoriali. Che si sia sbagliato tutto? Che non si dovesse credere neppure a quei ‘principi’ fondanti he sia tutto da rimettere in discussione? Forse! Ma se a dirlo (anzi a pretenderlo con molta arroganza) sono coloro che abbiamo visto all’opera, che Iddio ce ne scampi e liberi al piů presto, perché alla cialtroneria non c’č rimedio, si finisce tutti per vestire gli stessi panni (omologati) di ‘brutti, sporchi e cattivi’, solo che a farne le spese saremo comunque tutti noi, hai voglia di aspettare, come appunto nella ‘farsa’ arrivi Pantalone.
La ‘farsa’ prosegue nella prossima puntata.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|