Pubblicato il 31/10/2018 16:42:15
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGIA XIV prima parte Lincanto sottile della tradizione musicale del Giappone. (1)
Immagino possa sembrare disagevole per il lettore affrontare il racconto che mi accingo a fare in questo contesto sulla musica giapponese di per s incomprensibile allorecchio di noi occidentali, iniziando proprio dalla forma pi difficile da comprendere dei generi di intrattenimento del Giappone, il teatro Noh. Tuttavia nellespressione di tale forma che ho trovato, per cos dire, lo spunto iniziale, da cui partire. nel teatro infatti, che si sprigiona non solo la musica ma tutta larte di questo popolo immaginifico, la cui fantasia creativa ha trovato nella conservazione dei suoi forti ideali estetici, la propria filosofia di vita. Si diceva un tempo, e a ragione, che per sapere che cosa saremmo stati in un prossimo futuro, bisognava guardare al Giappone, alla sua estetica aulica e popolare delle arti, alla raffinata eleganza del suo modo di vivere, alla sua tradizione letteraria e poetica, musicale e teatrale, al millenario e filosofico uso delle arti marziali. Questultime non tanto per il loro condizionamento offensivo, quanto per linsieme altres difensivo, maturato nel rispetto di un eventuale nemico irrispettoso delle regole fondanti del suo comune vivere ordinato e silenzioso, necessario alla salvaguardia della sua cultura millenaria, tra le massime espressioni estetiche del suo popolo.
Uguisu ni / Ah! Lusignolo yumesama sareshi / esco da un sogno al suo canto asage kana. / (2) riso del mattino.
scritto che la consapevolezza di qualsiasi gesto, di qualsiasi parola, di qualsiasi accadimento di per se stesso una forma di meditazione, un ponderare della mente che tende ad acuire i sensi, nel fluire cosmico dellesistenza. Un meditare che Ryōkan (3), monaco buddista del St Zen, uno dei massimi poeti e calligrafi giapponesi, ha perseguito nei suoi componimenti poetici che fanno da intermezzo al testo di questa ricerca letteraria, nella particolare forma dell Hayku. Una forma diversa dai modelli stilistici tradizionali della struttura narrativa, in cui prevale il linguaggio scarno, privo di abbellimenti lessicali e di strutture complicate, sebbene, al tempo stesso, profondo e semplice nel contenuto, la cui forza evocativa originata dalla suggestione propria del sentimento umano nei confronti dei fenomeni interstiziali dei sogni, e di quelli naturali come il trascorrere delle stagioni. Anche per questo Ryōkan chiamato Il poeta dello Zen, perch nel leggere le sue poesie ci si pu fare unidea della dottrina, della pratica e dei risultati riportati in ambito della cultura orientale, nel perseguimento del sentiero di luce delluomo in cammino, i cui insegnamenti fondamentali si possono riassumere proprio nella meditazione, cos come nella libert interiore, la comprensione, la partecipazione e l indulgenza. Insegnamenti questi che vanno al di fuori dei testi scritti, che non si basano sulle parole, ragione per cui lo Zen in Giappone considerato pi che una vera e propria religione: una disciplina di vita.
Machō shite / Cima raggiunta hitoridachi keri / da solo mi alzo in piedi aki no kaze / vento dautunno
Tuttavia chi vuole vedere nella pratica Zen una mera disciplina solo meditativa, ne tradirebbe lintrinseca natura, che predilige lazione diretta e un modo di mettersi in contatto con unesperienza di vita che non siano vincolati ai dogmi e agli insegnamenti standardizzati. I Maestri Zen sono a volte personaggi austeri, duri con i propri allievi al punto da usare come sistema educativo il bastone o ogni altra forma di umiliazione, che li impegni in questioni. I cosiddetti koan, in chiave di domande a volte senza risposta, perch imparino ad arginare la verbosit che contraddistingue i normali esseri umani e, inizino a incanalare ogni loro energia al raggiungimento di un unico scopo, al fine che questo avvenga in una sorta di rinascita interiore, che permetta loro di vedere il mondo con occhi nuovi. Il mondo sempre quello, ma sono gli occhi a vederlo diverso, rinnovato. (4) Di particolare interesse il concetto di vacuit (mu), che diversamente dal nichilismo dellodierna filosofia occidentale, non di per s un termine negativo, di privazione (o sottrazione di qualcosa), piuttosto uno stato di germinale possibilit dellessere, una condizione che rende plasmabile qualsiasi verit successiva. Il suo simbolo, Ensō, raffigurato da un segno circolare chiuso, tra i pi potenti dello Zen. La meditazione si pratica preferibilmente nella posizione seduta, zazen, per quanto ogni scuola ha la sua pratica di meditazione e di concentrazione: portare la mente alla calma interiore, raggiungere uno stato di profonda consapevolezza, pervenire alla capacit di osservazione e autoanalisi (5). Kakitsubata / Un giaggiolo ware kono tei ni yoi / accanto al mio capanno ni keri / inebriante.
Ognuna di esse, comunque, indirizzata a scopi diversi: meditazione del non-coinvolgimento che tende a superare i problemi del quotidiano in forma equanime e compassionevole; meditazione profonda e pi impegnativa che prevede la rinuncia alle comodit e alle distrazioni mondane, che conduce alla liberazione completa dai condizionamenti e alla realizzazione di uno stato sereno, illuminato e compassionevole, detto anche Nirvana. (6) Pratiche queste che hanno portato la meditazione Zen ad alcune varianti allinterno delle diverse discipline, e di alcune espressioni artistiche, inclusa la musica. Non difficile, infatti, trovare accostati mondi musicali diversi, anche lontanissimi tra loro nel tempo e nello spazio, commistioni di generi inconsueti nel pop, nel punk-rock, e perfino nel bluegrass e nel salsa, sfruttando i mezzi tecnologici pi sofisticati, finanche luso di strumenti elettrificati e computerizzati nellelaborazione di composizioni tradizionali, e negli strumenti come il tamburo taiko e il koto a corde, lo shamisen e le campane tubular bells. Si spiega cos il perch nella musica contemporanea del Giappone, sono rintracciabili elementi diversi che sono serviti di base allattuale cultura musicale.
Mahiru naka horori / A mezzogiorno horori to / appaiono un po ovunque keshi no hana / i papaveri.
Vale qui la pena di apprendere che il nucleo orbitante della millenaria cultura musicale giapponese, presente in molte variet di stili e ancora oggi praticata in numerose occasioni comunitarie. Almeno una parte consistente di essa, che va dallVIII al XVI secolo, parte costitutiva del Gagaku (7), una forma di musica di corte semi-classica, elegante e raffinata, riservata al cerimoniale della Casa Imperiale, che presenta una certa ricercatezza nello stile e nella struttura melodica, pur avendo mantenute le coloriture di base e i timbri preminenti della musica popolare. Lo strumento principale di questa musica il koto introdotto dalla Cina nell VIII secolo spesso usato in chiave solistica. Si tratta di una lunga cetra di prezioso legno di paulonia, specifico nella costruzione degli strumenti musicali, con tredici o diciassette corde di seta, tese agli estremi del corpo incavato che fa da cassa di risonanza. Ogni corda attraversa un ponticello mobile rigorosamente davorio, necessario a determinare la lunghezza della parte vibrante. Il musicista stimola le corde con tre linguette davorio fissate nelle tre dita: il pollice, lindice e il medio della mano destra procurando al tempo stesso le diverse vibrazioni sonore di diverse corde. La stessa musica per koto venne successivamente utilizzata per laccompagnamento nei canti appartenenti alla tradizione shamisen, una sorta di liuto, che ha dato origine all ensamble koto-shamisen, sulla cui musica in seguito, si sono sviluppate forme di polifonia pi sofisticate, a suo tempo codificate su manoscritti di difficile interpretazione, il cui segreto conosciuto da pochi maestri. Rientra nella medesima formazione classica detta koto-shamisen un strumento ricavato dalla canna di bamb, si tratta di un flauto dritto lungo almeno 54 cm. che prende il nome di shakuachi, in origine utilizzato dai monaci buddisti erranti della setta Fuke, il quale, conservato a sua volta da possibili contaminazioni, ha dato forma al genere kinko-shakuachi di alta levatura musicale che trova nella particolare tecnica di soffio nello strumento, effetti sonori di un colore molto delicato, quasi onirico, artisticamente misurato sul respiro della natura. La grazia e la rafinata eleganza prevalentemente poetica e musicale di tanti suoni melodiosi, talvolta sfumati e quasi evanescenti, non a caso si confonde con lo spirito creativo naturalistico della concezione estetica di questa antica terra dei ciliegi in fiore.
Mizu no mo / Superfice dacqua ni ayaori midaru / ornata come seta haru no ame / pioggia di primavera.
Quando nel 1984 Takeo Kuwabara (8), professore emerito dellUniversit di Kyoto e Membro dellAccademia dArte del Giappone, conferm la sua assistenza alla delegazione culturale del Giappone in occasione della rappresentazione di uno spettacolo del teatro Noh, alla presenza di S.S. Giovanni Paolo II da parte della Scuola Takigi-Noh diretta dal Maestro Iwao Kongoh, lavvenimento rese gran parte dei rappresentanti culturali intervenuti, meravigliati e senza parole. Non tanto per lavvenimento in s, quanto perch la messa in scena di Hagoromo (Labito di piume) sarebbe avvenuta di notte e allaperto, con lilluminazione di un fal che riprendeva in senso letterale la forma drammatica del Takigi-Noh, il cui significato Noh con legna da ardere, tra le pi antiche dellarte del teatro giapponese. Le cronache dellepoca riportarono che levento serviva a formalizzare lincontro delle due diverse culture, quella italiana e quella giapponese, e che fu un grande onore per entrambe le delegazioni delle due diverse culture, caratterizzate da una medesima volont di ravvivare lantica amicizia nel segno della pace e della fratellanza tra i popoli. Il fatto che un dramma proprio della tradizione giapponese venisse eseguito non solo sui palcoscenici di Kyoto e Tokyo ma anche a Roma e a Firenze, in quanto predominanti citt darte, forniva inoltre loccasione per un incontro dello spirito orientale con quello occidentale, lo spirito del Noh con il misticismo del Cristianesimo. Di fatto la rappresentazione si svolse in notturna nei giardini della residenza papale estiva di Castelgandolfo, avendo come sfondo non la tradizionale casa del Nō, ma un giardino di tipo europeo e alla luce di un grande fal. Come Takeo Kuwabara (9) ebbe a dire in quelloccasione: di grande significato per la storia della cultura universale il fatto che il Noh venga altamente apprezzato e che trovi anche qui una sua specifica affermazione e un suo eccellente consenso, al pari di molte altre forme di spettacolo. (9)
Yama wa hana / Montagna in fiore Sakeya sakeya / solo un grido: sake, sake! no sufibayashi / leco dei boschi.
Il Noh in quanto forma di teatro-danza considerato ufficialmente una cerimonia rituale, lesempio pi tipico del teatro drammatico giapponese pressoch unico al mondo. Nel periodo Tokugama ricevette una speciale protezione da parte governativa e tenuto al riparo da ogni sorta di contaminazione esterna. Nei suoi 600 anni di storia sempre stato eseguito al chiuso durante le cerimonie di stato e in quelle pi rappresentative della cultura propria del Giappone. Come si rileva dai testi narrativi che privilegiano in tutto e per tutto la forma lirico-poetica, nelluso dei costumi tradizionali di pregevole fattura indossati durante le rappresentazioni, nelle trame dai disegni di natura simbolica e nelle decorazioni di stravagante bellezza. Il tutto di una delicatezza piena di sensibilit per il dettaglio e una percettibilit artistica non comune ad altri popoli, come dire, pi raffinata, sebbene in Cina e forse in Corea si respiri una corrispondenza molto affine e tuttavia diversa. Lantica arte del Noh si caratterizza per il simbolismo molto accentuato, spesso di difficile interpretazione per i suoi toni aspri, talvolta violenti, coadiuvati da una gestualit affine alla cultura dellepoca in cui si affermato, di fatto conserva intatta la sua vitalit del teatro aulico medievale. Si svolge su un palcoscenico essenziale, cio scarno di elementi scenografici, sotto una struttura architettonica che rappresenta la casa tipica, con il pavimento ricoperto da uno strato di stuoie di paglia di riso, dette tatami, comuni in tutte le case giapponesi. Non si fa uso di una scenografia mobile, bens solo di un fondale con il disegno stilizzato di un pino, quanto basta a eludere ogni tentativo di creare lillusione teatrale, contrariamente del teatro occidentale, non minimalista.
Yamashigure sakaya / Pioggia di motagna no kura / nel magazzino di sake ni nami fukashi / grandi pozze dacqua.
Eppure lillusione drammatica resa intensamente, allorch nel repertorio del Noh si conoscono almeno 250 caratterizzazioni che distinte in cinque categorie: Divinit, Uomo, Donna, Pazzia, Demonio, che agiscono in continuo contrasto con la vita e la morte, a cui si fa spesso riferimento nei testi. Un teatro questo caratterizzato dalluso di maschere dai caratteri spesso terrificanti, seppure di una bellezza straordinaria, che savvale della genialit del gesto cόlto nellattimo riflessivo che lo determina, reso altres vitale dai movimenti/atteggiamenti dei corpi in movimento. Lespressivit austera ed aulica delle maschere gioca in questo caso un ruolo catartico essenziale, peculiare dei sentimenti dei diversi personaggi che gli attori si trovano a interpretare, al cui servizio operano per ogni spettacolo portato in scena, decine di insegnanti di stile, per quanto riguarda la gestualit; e altrettanti per la modalit del canto e lutilizzo della musica sempre misurata al gesto che accompagna. Ci, per assecondare i movimenti stereotipi del corpo, studiati fin nei minimi dettagli, del protagoniosta principale, lo Shite, il quale porta sul volto una maschera priva di espressione emotiva, tuttavia utilizzata in chiave mimica sulle emozioni e i pi reconditi sentimenti umani. La rigidit dellabito che indossa, lo mantiene in una postura innaturale che facilita il suo corpo, protratto leggermente in avanti col busto, nel trovarsi pronto per il movimento successivo. Di fatto allinterno della figura stilisticamente esagerata modellata dalla linea severa dellabito, il corpo dellattore vi si conforma, nascondendo cos lesistenza visibile della propria persona, avvicinandosi cos al personaggio verosimilmente reale che interpreta. Va inoltre considerato che ciascun movimento eseguito dallattore sulla scena serve a esprimere unemozione convincente, intrinseca della filosofia estetica di ogni forma tetarale giapponese, di cui il Noh rappresenta la massima espressione: sia per la sua portata di bellezza, il cui splendore si vuole sia assoluto privilegio dei vivi; sia perch in netto contrasto con la staticit della morte che, per quanto possa essere equilibrata, sia comunque privilegio dei morti e non merita lappellativo di bellezza.
Ake mado no / A vetri schiusi mukashi oshinobu / massale il passato sugure yume / sogno reale
Il ruolo principale tenuto dallo Shite (che letteralmente significa ombra), prevede un compagno di scena, lo Tsure, in rappresentanza di un suo probabile doppio, i quali, di sovente rappresentano fantasmi o incarnano spiriti di uomini del passato, oppure un animale o talvolta una creatura sovrumana. Altra figura importante, seppure ricoprente un ruolo secondario, il Waki che a sua volta ha un compagno, il Wachi-Tsure che, diversamente dallaulico Shite e dal suo doppio Tsure, non indossano la maschera mostrando in tal mondo di vivere nel presente, e la cui presenza in scena funziona da collegamento tra il mondo astratto con il mondo reale. Come neppure indossa una maschera il Kokata lattore che interpreta il ruolo del ragazzo, e che interviene di tanto in tanto sulla scena, a portare una ventata di freschezza giovanile e richiama allattualit rinvigorita del costume tradizionale. Il perch di questa differenza si spiega col fatto che in unopera Noh, soltanto lo Shite il personaggio centrale del dramma, mentre tutti gli altri non hanno in realt alcuna influenza sulla vicenda che si svolge sulla scena, sebbene la loro presenza serva a sottolineare la cancellazione dellindividualit (maschile) dellattore che si trova a sostenere anche i ruoli femminili, ne imita i gesti e le movenze, la voce nei dialoghi e nel canto. Molto quindi lasciato alla bravura degli attori, veri e propri professionisti che con la loro eccellenza artistica rappresentano lanima del Noh, resi famosi su tutto il territorio e i cui nomi sono tenuti in grande considerazione dal cόlto popolo giapponese. Prendiamo ad esempio un attengiamento tipico di un personaggio quale appunto lo Shite: avviene che durante la rappresentazione egli dia con la testa un piccolo colpo in avanti, e la sua maschera subito riflette unespressione di profonda disperazione; solleva il mento e la sua maschera diffonde una gioia impetuosa, a sottolineare lalone misterioso che circonda il teatro Noh.
Aki hiyori senba / Cielo chiaro dautunno suzume no / tutti quei passeri haoto kana / frullare dali
Hagoromo (10), labito di piume (10), uno dei pi affascinanti e pi apprezzati fra tutti i drammi Noh, si basa su un racconto popolare di pregevole fattura. In esso si narra, in una forma molto semplice, la storia di una Vergine Lunare che esegue una danza per un pescatore di nome Hakuryo, allo scopo di riavere il suo abito di piume che egli ha trovato in riva al mare nel quale si era immersa per nuotare, ancorch, essendo lei una creatura del cielo deve ad esso fare ritorno. La scena ha luogo nella baia di Mio a Suruga, un luogo noto per la bellezza del litorale e la veduta del monte Fuji: una mattina di primavera e Hakuryo se ne sta immobile a godere la limpidezza del giorno quando improvvisamente avverte una musica nel cielo, una pioggia di fiori, una fragranza celeste diffusa in tutti i lati. Allorch, scoperto un meraviglioso abito di piume, lo raccoglie e si accinge a tornare a casa rallegrandosi della sua fortuna, una voce che lo chiama, chiedendone la restituzione. Avviene per che una voce fantasma lavverte della peculiarit dellindumento, in quanto si tratta di un abito sacro, la cui perdita getta nella disperazione la fanciulla, senza il quale avrebbe perso la sua divinit. Quindi, posto davanti allafflizione della fanciulla, Hakuryo, si dice disposto a restituirlo solo se ella acconsentir ad eseguire per lui una danza celeste. La fanciulla acconsente ma dice che prima deve avere il vestito per mostrargli una tale danza. Timoroso che la fanciulla lo inganni e che una volta riavuto labito voli subito via, Hakuryo rifiuta di nuovo, venendo sul momento ammonito dalla voce che: il dubbio per i mortali, in cielo non c inganno. Al dunque egli, rosso di vergogna le restituisce labito di piume col quale ella si appresta alla danza in una constante esaltazione della meravigliosa scena primaverile, accentuata dalla lirica salmodiata del testo eseguita dal coro, sulla musica naturalisticamente astratta degli strumenti.
Yoi fushi no kotoro / Dove assopirmi wa koko ka / in questo stato debbrezza hasu no hana / fiore di loto.
Il canto qui utilizzato si avvale di un testo antichissimo, tramandato di generazione in generazione, improntato sulla creazione del mondo e delle meraviglie del Palazzo della Luna, dove trenta fanciulle, met vestite di bianco e met di nero, eseguono i propri compiti a rotazione, determinando le fasi della luna, da quella nuova a quella piena, di pari passo con lavanzare del racconto: Nel frattempo appare in scena lo Shite (voce altera del destino) con la maschera, e rivela le trame oscure del dramma (e del testo al pubblico presente). La bella maschera zoh-onna dai lineamenti molto raffinati, talvolta maturi e gravi usata per i ruoli di creature celesti, incoronata da un diadema di metallo filigranato con un lto bianco, fa il resto. La fanciulla, dopo aver reso omaggio a Seishi, il Monarca della Luna e alla Trinit Amida, manifestazione di saggezza, inizia una lenta danza accompagnata dalla musica, sostenuta dal coro, Jiutai, che si unisce nellesecuzione per aggiungere alla stessa un tocco di colore e di appassionato sentore.
Mi soffermo qui affinch si possa solo immaginare questo bagno di bellezza in tutta la sua apparente semplicit, in cui la parola immobile riferita ad Hakuryo disegna un quadro di pura limpidezza, unassenza di sofisticata somiglianza che temporeggia nel vuoto momentaneo, che di fatto non appartiene al nulla assoluto. Immersi in questo incanto, immaginiamo quali sottigliezze avalla la mistica avvenenza del fatto soprannaturale descritto, quale raffinata arte scaturisce da una simile padronanza di linguaggio musicale, gestuale, rappresentativo, che la cultura giapponese ha verosimilmente regalato al mondo intero.
Onajiku ba / In questo posto hana no moto / sotto il ciliegio in fiore ni te hito yonen / dormire una notte intera.
Sono detti Hayashi gli artisti che si esibiscono in musica nei quattro strumenti utilizzati nel teatro Noh: il flauto shakuachi, detto anche nōkan o nohkan; il tamburo kotsuzumi o ōtsuzumi tamburo celeste. Una tipica performance Noh deve coinvolgere questi elementi, il canto dello Shite e del Waki e il coro. Lesecuzione si avvale del tono alto del flauto che, con ingegnosi cambiamenti di tempo, serve ad accompagnare i passi di danza, in cui lattore consumato (ricordo qui che anche la parte femminile ricoperta da un attore uomo), fa sfoggio di unampia serie di sottigliezze mimiche, muovendosi allunisono con la musica stereotipata e minimalista; fatta talvolta di brevi suoni pizzicati e/o stirati, seguiti da lunghe pause di silenzio meditativo. Quello stesso silenzio ad esempio che abbiamo letto nel testo, l dove Hakuryo immobile, si gode la limpidezza del giorno di primavera, quando improvvisamente avverte una musica nel cielo, una pioggia di fiori, una fragranza celeste diffusa in tutti i lati.
In una lettera citta da Arthur Waley (11) nel suo pi noto reportage dal Giappone, un inssolito spettatore, dopo aver assistito al+ questo stesso dramma in Giappone, scrisse quanto segue: Certamente pi io guardavo la fanciulla divina, pi mi appariva in azione, bench a volte lazione se realmente avveniva, era cos lieve che poteva soltanto darsi che essa ci avesse portati al punto da notare il suo respiro. C stato solo un movimento rapido nella danza (forse a causa di un leggero soffio di vento) da poter ricordare: il lancio della rigida larga manica al di sopra della corona con il suo loto e i campanelli pendenti. La cosa pi bella che abbia mai visto.
Inabune ya / La barca del riso sashi yuku kata ya / si dirige dritta verso mikka no tsuki. / la falce di luna.
Ma cco che il tempo della musica accelera prima della fine della danza, ..allorch la fanciulla celeste, avendo mantenuto la promessa fatta ad Hakuryo, si accinge a lasciare la terra e a tornare alla sua casa sulla Luna. Quindi, fatto il giro del palcoscenico eseguendo le sue esemplari evoluzioni col ventaglio, onde spargere il suo tesoro di bellezza sulla terra, inizia la sua ascesa al di sopra delle montagne di Ashitaka, mentre la sua immagine svanisce assorbita dalla bruma celeste sullalto picco del Fuji yama. Lesecuzione accompagnata dal Coro che sottolinea descrivendole le diverse danze delle sue compagne lunari. Come un fiore austero ed elegante che trascorre sulla corrente di oltre 600 anni di storia attraverso periodi di turbolenza e di calma, larte del Noh diventata il simbolo della caducit e insieme delleterno rinnovarsi della ricerca pi profonda della manifestazione e dellintelligenza, della bellezza e dellessenza della realt: un arazzo dimmagini e di suoni tessuti insieme con le trame pi belle, accuratamente scelte in fatto di scrittura e di poesia, di musica, di danza, nonch delle arti pi semplici elevate qui alla nobilt del vivere quotidiano, come la tessitura e lartigianato, lestetica di disporre i fiori ikebana, e la cerimonia del t, in cui nulla lasciato alla casualit. Ci, per quanto il Giappone sia oggi anche uno dei paesi pi industrializzati del pianeta, che ha conservato la sua millenaria tradizione insieme ad altri aspetti del suo passato, continuando a vivere con naturalezza, pur in mezzo a tanta frenesia tecnologica.
Yoshi ya nen / Che piacere dormire Suma no ura / sulle rive del Suma no nami makura / le onde come cuscino.
Altri generi di arte teatrale giapponese sono il Kyogen (12) (lett. "parole della follia"), una forma di teatro risalente al XIV secolo. In cui si fa uso di maschere. Essendosi sviluppato assieme al Noh ed essendo rappresentato sullo stesso palcoscenico, come intermezzo tra un nō e l'altro, viene anche chiamato nō-kyōgen. I suoi contenuti sono tuttavia diversi rispetto a quelli del teatro Noh: il Kyōgen una forma comica, il cui scopo produrre nel pubblico il warai (lett. riso, risata). Ma il popolare Kabuki (13) il cui significato letterale canto-danza-teatro e che quindi in grado di accogliere la musica in tutti i suoi pi svariati aspetti di utilizzo e a tenere la scena nellattuale teatrale in Giappone. Non a caso il Kabuki, in quanto sintesi spettacolarizzata ha contrassegnato, negli anni 70 del millennio appena conclusosi, un forte richiamo sulle giovani generazioni e un seguito ambivalente sulla scena nazionale e internazionale nellevoluzione della musica contemporanea. Occorre per fare un salto nel tempo prima di giungere ai nostri giorni, cio prima di affrontare un esame comparativo che richiede uno spazio descrittivo a se stante, di cui nondimeno prover a relazionare pi avanti. Per ora soffermiamoci sul teatro Kabuchi in quanto forma di spettacolo totale e sul vasto repertorio in fatto di danza, canto, musica e recitazione, che ha permesso e continua a sfornare una gran variet di drammi sia di carattere narrativo storico-mistico, sia comico-musicale, nelle forme di danza-balletto con o senza narrazione, e che si fondono insieme nello spirito innato, improntato sul fantastico, proprio dei popoli orientali in genere, in cui si rispecchiano le usanze e le tradizioni tuttoggi in uso. Cosicch anche la musica, usata come sottofondo per i diversi generi di spettacolo cui fa da accompagnamento, trova una sua forma di comunicazione collettiva e di trasmissione della cultura.
Ikiseki to noborite / Piccoli stormi daironi kuru ya / solcano il cielo iwashi uri / crepuscolo dautunno. parte preponderante del tatro Kabuki il dramma danzato dal titolo Kanjincho portato in scena dalla Compagnia di teatro Popolare Kinoshita-Kabuki (14), in cui si narra la storia di un eroe mitologico: Minamoto Yoshitsune, il quale, a causa di un conflitto col fratello, fugge dalla citt di Kyoto per cercare rifugio nel Nord del paese. Quella qui di seguito narrata riguarda la scena finale che si apre in presenza delleroe, il quale non avendo con s i documenti necessari, viene fermato a un posto di blocco militare e dimostrare chi egli sia. Al racconto delle sue mirabolanti avventure e delle sue pi realistiche vicissitudini uno dei gendarmi si riconosce come suo ex compagno. Questi uno degli onesti, che si vuole l presente per intercessione del fato, inscena una danza che richiede grande virtuosismo, e che serve a distrarre lufficiale dal suo proposito di tenere leroe prigioniero. Infine tutti ormai ubriachi dal vino offerto proprio dallufficiale, viene concesso alleroe di passare al di l del blocco e superare cos il confine, e salvarsi. La musica, del tipo shamisen-naganta qui usata per esprimere lintensit drammatica del momento pi critico di tutta la messinscena, ricca di spunti tradizionali, ed offre loccasione per parlare delle misteriose forze della natura che contrastano leroe nel suo lungo cammino attraverso le montagne per raggiungere il nord del paese. Le percussioni esuberanti del tamburo tendono a ricreare limpressionante avanzare di un ciclone che sta per abbattersi su di lui con tutta la forza del tuono, in un crescendo percussivo quasi ossessionante a imitazione del battito agitato del suo cuore. Per quanto credo sia pi che mai evidente che larte comunicativa del Kabuki necessiti di tutto un apparato scenico che qui non possibile elencare: dalle suppellettili agli strumenti di scena, ai costumi sfarzosi, alle maschere e ai trucchi estetici, ispirati dalla fantasia e dallestro creativo che trova nel teatro giapponese un nesso costitutivo tra lirreale e il reale.
Yo no naka / Tutto attorno a noi wa sakura no hana ni / il mondo non altro nari ni keri / che fiori di ciliegio.
Al contrario del Noh nel teatro Kabuki il trucco dellattore piuttosto lungo e complicato poich non indossando una maschera, se non raramente (allorch la maschera investe tutto il suo corpo), questi recita a viso nudo seppure attentamente tinto di bianco in contrasto con il colore della pelle. La ragione per cui il trucco giunge fino a met del petto che gli attori per lo pi maschili spesso interpretano uno scambio di ruolo con quelli femminili. Esistono regole minuziose per accentuare col bistro e matite colorate le linee degli occhi e le sopracciglia, il naso, le labbra e la bocca. Il personaggio del delinquente user una tinta pi scura per le labbra; mentre per i ruoli pi truci, dei segni blu e rossi accentueranno le linee del volto e talora anche delle braccia e delle gambe. Mentre il libidinoso accentuer la sua figura con il belletto intorno agli occhi; segno pi scuro caratterizzer di volta in volta il traditore e il pensieroso; sopracciglia ampiamente marcate denunceranno un volto esprimente crudelt o dolore; un rosa pallido sar adatto al ruolo di adolescente. Appaiono chiari i legami molto forti che la disciplina Zen ha con ognuna di queste espressioni artistiche, in passato considerate manifestazioni spirituali e meditative, e che oggi inflenza ancora in modo assolutistico tutta la cultura contemporanea.Per intenrci faccio qui un esempio: se il pittore di paesaggi si identifica col paesaggio che ha davanti a s, il cultore Zen parte integrante del paesaggio, in ragione di una conzione mentale-filosofica che si pu comprendere in modo univoco nel teatro Giapponese, onde coglierne la bellezza intrinseca, propria di quella qualit che si manifesta spontanea, e che si riflette in ogni spirito elevato.
Yuku aki no / Lautunno finisce aware o dare / a chi poter confidare ni katara mashi. / la mia malinconia.
Note:
1)I testi qui racolti in forma letteraria sono il frutto di ricerche svolte per il programma radiofonico Folkoncerto e in seguito per Maschere rituali entrambi andati in onda negli anni 70/80 sul canale RAI3 diretti da Antonio Tabasso, con la partecipazione della giornalista Landa Ketoff che ringrazio per la loro attenta e favorevole collaborazione, alle cui memorie dedico questa mia pi recente riscrittura.
2) 3) I testi poetici che corredano questa ricerca e qui riprodotti appartengono al monaco giapponese Ryōkan (1758-1831), e sono tratti da Novantanove Haiku La vita felice Editore- 2012.
4) 5) 6) In Sentieri di luce, Storie Zen - Edizioni del Baldo 2009.
7) Takeo Kuwabara, in Catalogo Evento di Takigi-Noh, The Japan Foundation - Happodo Co., Ltd. 1984.
8) 9) The Pontifical Council for Culture Radio Vatican TV Center Japanese Embassy, Vatican Japanese Institute of Culture of Kyoto The Italian-Japanese Association.
10) Hagoromo, (labito di piume), riassuntivo del testo tradotto dal giapponese, presente nel Catalogo (op.cit.).
11) Arthur Waley , grande trasmettitore dell'alta cultura letteraria di Cina e Giappone inoltre ambasciatore d'Oriente nell'Occidente durante il XX secolo. (Wikipedia) NO Plays of Japan: an Anthology, citato nel Catalogo Evento (op.cit.).
12) 13) in Wikipedia, alle voci: Teatro giapponese Kyogen e Teatro Kabuki.
14) Kanjincho portato in scena dalla Compagnia di teatro Popolare Kinoshita-Kabuki, in Cenni sulla cultura giapponese tradizionale, redatto da Kokusai, Bunka, Shinkokai Societ per lo Sviluppo delle Relazioni Culturali Internazionali Tokyo 1967.
Discografia utilizzata durante la messa in onda:
Sunrise in Stomu Yamashta Island 19228 O-Fune-Matsuri Nekiromi Bayashi O Suwa-Dako in Philips 6586029 Suite Kyushiu Folk Song in Toshiba 95003 Il Sole tramonta sul Tempio Gruppo Str. Trad. Giapponese in Arion 1016 Hatoma-Bushi - Yamairi Tsuru in Atlas - EMI-Odeon 17967 Chidori-no-Kyoku Traditional in His Master Voice HLP2 Awa- odori Traditional in Atlas - EMI-Odeon 17967 Sanbaso Traditional in Toshiba 95004
Buon ascolto!
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