Pubblicato il 23/10/2011 14:31:18
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGIA 6
Il Romance Spagnolo tra Letteratura e Musicologia, (seconda parte) di Giorgio Mancinelli.
(Studi e ricerche effettuati per Folkoncerto, RAI3, e per Il Canto della Terra, un programma di Etnomusicologia trasmesso da RSI (Radio della Svizzera Italiana) e articoli apparsi sulle riviste: Nuova Scienza, LAnnuario Discografico, Audio Review).
Dalla monumentale The History of Music in Sound edita dalla Oxford University Press / His Masters Voice, apprendiamo quanto segue sulla tematica della lettura del testo. La storia del Romance anche la storia di ogni singolo testo nellambito di un gusto e di una tradizione comuni. Lidentificazione letteraria del romance non si fonda perci sulla sua origine ma insieme tematica e stilistica:
Il tempo breve della composizione (del Romance qui di seguito riportato) rallentato dal frequente ricorso alla formula ed al parallelismo, che si fa insistente e dolcissimo nella ripetizione immediata o genera le serie anaforiche, e perfino senza riprese verbali governa tutta la struttura del discorso. Altrettanto frequente la contrapposizione, anchessa semplicissima ed espressiva. A ogni modo il poeta non interviene mai in prima persona e la narrazione sempre concretissima e di scorcio ed in genere si subordina al discorso diretto: si veda la descrizione di Granada in Abenmar, Abenmar (*) o linizio di Rosa fresca, dove noi non sappiamo nulla del passato amore ma lo intuiamo, come l non sappiamo in che modo Juan II sia giunto davanti a Granada e chi sia Albenmar, n importa che la storia ci dica che il re fu in vista della citt il 27 di giugno 1431, accompagnato dallinfante moro Abenalmao. Il romance non ci pone davanti a fatti o a cose ma alla coscienza di fatti e cose: la domanda del re e la risposta di Abenmar presuppongono gi lincanto ed il desiderio da cui nascer la proposta appassionata del re alla citt. Cos il romance sembra alternare momenti di intensit drammatica, scatti del sentimento o del destino, con altri di distensione e di contemplazione, secondo lalternanza di contrapposizioni e parallelismi, di perfetti e imperfetti, ma i due aspetti si integrano in un drammatismo decantato, nel senso vivissimo del destino in cui risolvono tutte le tensioni ed i contrasti, chiusi nella misura di un tempo soprannaturale, insieme incalzante e fermo. In Abenmar, Abenmar la citt si nega al re castigliano eppure deve arrendersi, in Psame de vos non si riconosce colpa eppure si accetta la pena suprema, in A cacar va don Rodrigo Mudarrillo inspiegabilmente atteso fin dallinizio, ed infatti giunge e non lascia scampo. Il romance racchiude in s una coscienza della vita forse poco ragionata eppure ricca di singolare modernit per la sua individualit ed il suo drammatismo; ed insieme una coscienza nuova del rapporto fra vita e poesia, riscattato dalla medievale esemplarit, dal didatticismo e dalla mediazione problematica ed idealizzante della letteratura cortese.
Leggiamo dunque insieme, questo straordinario testo entrato nella tradizione spagnola che, per la bellezza del testo e la sua espressione poetica e al tempo stesso drammatica, giustifica il suo valore e la presenza in questa breve antologia:
"Abenmar, Abenmar, / moro de la morera, / ed da que tu naciste / grandes seales haba! / Estaba la mar en calma, / la luna estaba crecida; / moro que en tal signo nace / no debe decr mentra. / No te la dir, seor, / aunque me cueste la vida. / Yo te agradezco, Abenmar, / aquesta tu cortesia. / Qu castillos son aqullos? / Altos son y relucan! / El Alhambra era, seor, / y la otra, la mezquita; / los otros, los Alixares, / labrados a maravilla. / El moro que los labraba, / / cien doblas ganada al da, / y el da que no los labra / otras tantas se perda; / desque los tuvo labrados, / el rey le quit la vida / porque no labre otros tales / al rey del Andaluca. / El otro es Torres Bermejas, / castillo de gran vala; / el otro Generalife, / huerta que par no tena. / All hablara el rey don Juan, / bien oiris lo que deca: / Si tu quisieras, Granada, / contigo me casaria; / darte en arras y dote / a Cordoba y a Sevilla. / Casada soy, rey don Juan, / casada soy, que no viuda; / el moro que a mi me tiene / muy grande bien me quera. / Hablara alli el rey don Juan, / estas palabras deca: / Echenme aca mis lombardas / doa Sancha y doa Elvira; / tiraremos a lo alto, / lo bajo ello se dara. / El combate era tan fuerte / que grande temor pona".
"!Abenmar, Abenmar, / moro del quartiere arabo, / ed giorno che tuo nascesti / grandi segni avevo! / Stava la mare in calma, / la luna era cresciuta; / moro che nasce in tale segno / non deve dire bugia. / Non te la dir, signore, / bench mi costi la vita. / Io ringrazio per te, Abenmar, / questa tua cortesia? / Che castelli sono quelli? /! Alti sono e rilucevano! / L'Alhambra era, signore, / e l'altra, la moschea; / gli altri, gli Alixares, / coltivati a meraviglia. / Il moro che li coltivava, / / cento pieghi guadagnata al giorno, / ed il giorno che non li coltiva / altrettante si perdeva; / dopo che li ebbe coltivati, / il re gli tolse la vita / perch non coltivi altri tali / al re dell'Andalusia. / L'altro Torri Vermiglie, / castello di gran valeva; / l'altro Generalife, / orto che pari non tenia. / L parlasse il re Don Juan, / bene sentirete quello che diceva: / Se tua volessi, Granada, / con te mi sposerei; / dari caparra e dote / a Cordova e Siviglia. / Sposata sono, re Don Juan, / sposata sono che non vedova; / il moro che a mio mi ha / molto grande bene mi amavo. / Parlasse l il re Don Juan, / queste parole diceva: / Mi getti qua le mie bombarde / donna Sancha e donna Elvira; / tireremo alla cosa alta, / la cosa sotto ci si darebbe. / Il combattimento era tanto forte / che grande paura metteva."
Pervenuti per lo pi in manoscritti tardivi, in rielaborazioni di seconda e terza mano, talvolta decurtati di alcune parti, quando non ridotti a poco pi di semplici testi sovrapposti uno sullaltro, i romance costituiscono il retaggio di un fare teatro che li riscatta dalletichetta narrativa nel loro insieme, per restituirli integri nella loro originalit, al teatro drammatico vero e proprio, tipico della finzione scenica che trascende la contingenza di luogo e di tempo, per acquisire significato universale, un artifizio questo di molto teatro popolare. Il genere si commenta da solo, a poco come si visto servito in questa sede, unanalisi sistematica dei testi, coniugare il soggetto coi personaggi o con la metrica del verso. Le forme musicali pi frequenti sono, come si detto, il villancico somigliante alla frottola italiana, e lo zejel arabo. Il fraseggio compositivo delle canzoni non unificato e varia dalla semplice monodia: dallespressione vocale formata da tre-voci nel discanto, lasciato al tenore e al controtenore, alla forma polifonica vera e propria a sei-voci del XVI secolo. Altra forma presente, sebbene in numero minore, ancora il romance, letteralmente "portato nelle corti e foderato con perfezioni e squisitezze colte, diverso nella metrica che risulta irregolare, fiorita per bocca di buffoni e narratori che ladattarono ai canoni dellepoca. Trascritto pi tardi in versi di otto sillabe (ottonari) in forma strofica che, vale qui la pena ricordarlo, il romance sempre inizia con un verso introduttivo (estribillo), continua con una strofa originale (copla), e termina con la (vuelta), cio il ritorno allinizio. Forme queste, che ritroviamo anche nella musica popolare, basata su una struttura armonica molto semplice, che man mano si and arricchendo di nuove espressioni strumentali con inserimenti corali, e una pi sensibile espressione del testo, al pari di quella spiritualit cortese di stampo religioso conosciuta come musica sacra. In ognuna delle molte canciones o villancicos il canto popolare sempre si mostra come il fiore della vita culturale spagnola, destinato, per il tramite duna risorta autocoscienza, fortificata dal fatto dellavvento di un nuovo spirito nazionale che attraverso il contatto con le altri nazioni europee, che caratterizz in profondit lo stile musicale del romance accompagnato da brevi e monotone note , come ha commentato l'eminente Menndez Pidal, che lo ha ben esposto nel suo "Romancero Ispanico" (*):
quello que sin ningun orden, regla ni cuento, facen estos romances e cantares de que las gentes de baxa e servil condicion se allegra, forman un solo cuerpo tradicional.
" quello che senza nessun ordine, riga n conto, fa di questi romanzi cavallereschi e dei canti che le genti di bassa e servile condizione rallegra, forma un solo corpo tradizionale".
Non in ultimo, va riscontrata un'indubbia tendenza del romance verso il verismo, che per non deve confondersi con un realismo troppo dettagliato, il che lo porterebbe a eliminare la sua potenza archetipica e i suoi misteriosi suggerimenti. La realt che i romance cavallereschi ci mostrano di per s una realt in certa misura trasfigurata nellaspetto, pi o meno veridico della cosa ideale o idealizzata, connessa con chiavi ed echi di magica trascendenza; le cui caratteristiche possono apprezzarsi, in certo qual modo, pi per la stringente spontaneit, che per rilevanza storica o realistica. Come si pu riscontrare in L'apparizione (*), di anonimo, che qui leggiamo un breve stralcio nella versione di Campaspero di Valladolid:
"Se ha asustado mi caballo / yo tambien me sorprend. / No te asustes, caballero / no te asustes t de m, / que yo soy la tu querida / la que llaman Beatriz. / Cmo siendo mi querida / no me hablas t a mi?/ Boca con que yo te amaba / ya no la traigo yo aqu, / que me la pidi la tierra / y a la tierra se la d. / Ojos con que te miraba / tampoco les traigo acqu, / que me les pidi la tierra / y a la tierra se les d. / Brazos con que te abrazava, / tampoco les traigo aqu, / que me les pidi la tierra / y a la tierra se les d. / Yo vender mi caballo / para misas para t, / y me vender a m mismo / porque no pases all. / No vendas a tu caballo / ni te pongas a servir; / cuantas ms misas me digas / ms tormentos para m".
Si spaventato il mio cavallo / che anchio mi sorpresi. / Non ti spaventare, cavaliere / non ti spaventare di me, / che io sono la tua amante / quella che chiamano Beatrice. / Come mai, pur essendo la mia amante / non parli tu a me? / Bocca con che io ti amavo / non la porto oramai io qui, / che io la chiesi alla terra / ed alla terra io la diedi. / E gli occhi con cui io ti guardavo / neanche quelli porto io qui, / che io li chiesi alla terra / ed alla terra essi li ho dati. / E queste braccia con che tu abbracciavi, / neanche loro porto qui, / che io essi chiesi alla terra / ed alla terra essi ho dato. / Io vender il mio cavallo / per dire messe per te, / e vender me stesso / perch non passi l. / No, non vendere il tuo cavallo / n mettiti a servire; / quante pi messe tu mi dica / pi aumentano i tormenti per me".
Come possibile comprendere dal testo che abbiamo appena letto, latmosfera dellamor cortese, fa ancora da sfondo a quella culturale del periodo entro il quale il Romance fior e si svilupp, e che, ritessuta nelle forma pi erudita del genere novelesco, trov una sua evoluzione pi tardi, in epoca Barocca e per certi versi nel corso dei secoli XVI e XVII in cui assistiamo a una ripresa assai suggestiva, da parte di musicisti e letterati illustri che ne fecero un genere raffinato, utilizzato poi nella successiva forma polifonica. Ne sono esempi illustri: Luis de Gngora, teso al recupero dellaspetto primario ricco dimmaginazione e fantasia; Francisco de Quevedo, che nel Romance evidenzi laspetto satirico e menzognero; Lope de Vega il cui ideale cortese consisteva in un colto casticismo che sovrapponeva la tradizione del Romancero, alleleganza e alla dolcezza della metrica italiana. Per arrivare alla nostra epoca con Blas de Otero, che trasform la figura del poeta in un profeta che segnala gli errori del presente per riuscire a superarli ed accedere a un futuro migliore. In entrambi i casi, questi autori, con fare di moderni musicologi, si adoperarono nel recupero delle antiche melodie tradizionali e poemi anonimi e popolari di molti autori del passato, e altri ne composero, interpretando con notevole compiacenza, i sogni e gli ideali della Spagna feudale.
Facciamo anche noi un passo indietro nellaffrontare un aspetto finora trascurato in questa ricerca che a fatica sinoltra nel mare magnum della letteratura spagnola riferita al Romance, e recuperare, l dove ci siano state carenze, alcuni testi di rilevante importanza. Ovviamente il semplice elencare testi non comporter una loro assunzione nella ricerca qui avviata che certo non valica il muro della conoscenza archeologica, ma si vuole essere di stimolo per riscoprire quanto di essi ha contribuito alla nostra formazione letteraria e non solo. Soprattutto di quanto oggigiorno viene utilizzato da molti autori che crediamo originali, creatori di fumetti e romanzi, giochi elettronici e cinema fantasy, e che invece, sicuramente, dobbiamo a quanti: filologi e ricercatori, etnomusicologi e musicisti, letterati e semplici ricercatori appassionati, che si sono prodigati nel recupero di tanta letteratura e che ci permettono di rivisitare quellepopea portentosa del passato, non senza scaturire in noi, attuali fruitori senzanima, una pur vaga emozione che testimonia una creativit esemplare, mai venuta meno. La tradizione del Romance dunque, si presenta a noi di una tale ricchezza che definirei quasi miracolosa, e che invito qui a riscoprire, per lessere sorprendentemente ricca di spunti poetici e non solo. A partire da un autore che in assoluto si leva su tutti (almeno per noi ricercatori), testimone della popolarit che ebbero il Romance e i Romanceros nella tradizione spagnola: Miguel de Cervantes de Saavedra. Il quale, nel suo Don Quijcote de la Mancia (*), che di fatto possiamo definire quasi un lungo romance nel romance, elenca circa quaranta strumenti musicali in accordo con la loro funzione e colore timbrico perfettamente allogati e aggettivati secondo la lingua popolare. Nonch venti danze e balli tra quelli menzionati; altrettanto dicasi delle canzoni che corrono di bocca in bocca e che lautore fa cantare ai suoi personaggi; mentre sono almeno una dozzina i romance citati. Un esempio di quella che la sua sterminata conoscenza enciclopedica, lo troviamo in apertura del capitolo XXXXIII, in cui il Romance annunciato dal canto in sulla prima ora dellalba, lora propizia per il canto amoroso in letteratura:
Marinero soy de amor / y en su pilago profundo / navego sin esperanza / de llegar a puerto alguno . Marinaio son damore / e nel suo pelago profondo / navigo senza speranza / di arrivare in porto alcuno .
Il romance popolare spagnolo si rivela comunque in tutta la sua ricchezza di contenuto, quale mezzo espressivo di sentimenti che vorremmo fossero nostri, nel ritrovare quella compostezza, quella integrit nazionalistica di un popolo che gi allora si distingueva per il temperamento virile dei suoi personaggi, per lardire di un torneo o di una corrida, per i ritmi sfrenati dei suoi bailes, landamento malinconico del cante, la nostalgica cadenza della vihuela, linsolenza della chitarra flamenca o morisca, la voce alta dei suoi poeti. Una voce altamente sonora, con la quale ogni poeta doggi che si misura nel romance, diventa subito autentica e popolare, nellaccezione della parola stessa di narrazione, che prende forma dal popolo e nel suo essere popolare trova la sua continuit e la sua massima affermazione creativa, secondo il metodo che restituisce al popolo la sua storia, e di cui diviene in senso assoluto protagonista:
col tagliare e aggiungere versi, col sopprimere o variare le parole, col modificare lo svolgimento o alterare capricciosamente gli avvenimenti e le azioni dei personaggi, o meglio, col riscrivere la storia secondo un singolare punto di vista, secondo una propria logica dei fatti .
qui che in veste di protagonisti, storici o leggendari che siano, gli eroi chiamati ad agire allinterno del romance, si destano e reclamano quella vita letteraria che spetta loro di diritto, che pure va oltre la finzione scenica, oltre la carta stampata, per entrare a far parte della mitografia popolare. Come ancora scrive Miguel de Cervantes nella sua opera pi famosa:
para mover los sentidos de sus lectores e nel teatro, de sus posibles spectatores.
per muovere i sensi dei suoi lettori e nel teatro, dei suoi possibili spettatori.
A dimostrazione del fatto che nella tradizione del romance troviamo una tale ricchezza, che definirei prodigiosa, e che invito a raccogliere e a rivalutare, malgrado sia ormai molto diversa dalle origini che abbiamo affrontato, e che si presenta ancora sorprendentemente ricca di spunti poetici. Quello che c di prodigioso nel Don Chisciotte la totale assenza di artificio e la continua fusione di illusione e realt, che ne fanno un libro cos comico e cos poetico
Con queste parole Flaubert celebrava, pi di due secoli dopo la sua pubblicazione, la grande opera con la quale Miguel de Cervantes aveva dato inizio al romanzo europeo, inventando una forma narrativa che, sotto il segno dellironia, si dimostrata capace di rappresentare le grandi contraddizioni delluomo e del mondo; il confine tra il sogno, la fantasia e la cruda realt materiale che la dice lunga sulleterno disagio di vivere, sui desideri e sulle frustrazioni, e a distanza di tanti anni continua a raccontare tutto il tragico e il comico del mondo, da cui lincipit del prologo:
Lettore mio, che non hai nulla di meglio da fare .
Non poca importanza va quindi attribuita al Cervantes musicologo, conoscitore ed estimatore della musica del suo tempo, tanto pi va sottolineata la sua funzione di ricercatore e trasmettitore dellantica tradizione, sebbene, egli ne abbia fatto, per cos dire, un uso speculativo allinterno del suo romanzo (e che romanzo), col voler dare ai suoi personaggi una parvenza di realt e di lucida follia. E che bene interpret il noto compositore contemporaneo Manuel de Falla, il quale, nella messa in musica di El retablo de Maese Pedro(*), improntato sulla storia di Gaiferos e Melisenda (*), dappartenenza al Romance epico, in cui il retablo, cio il teatrino dei burattini, fa da sfondo alla rappresentazione che si svolge davanti a Don Quijote, lultimo e certamente il pi nobile dei cavalieri erranti che siano mai esistiti. Nel suo romanzo Miguel de Cervantes, lantico e romance vijeos assume una posizione di grande rilievo, rendendogli quellattualit che in parte esso aveva perduta nel tempo, ottenendo cos un duplice effetto: integrativo della rappresentazione che si svolge sulla scena, alla vita dello spettatore e viceversa e, al tempo stesso, permette a Don Quijote di entrare nel vivo della rappresentazione. Una scena che ritroviamo nella finzione del teatro nel teatro e ancor pi nel cinema: da Hellzapopping di Henry C. Potter, a La Rosa purpurea del Cairo di Woody Hallen , dove la finzione sostituisce la realt che sostituisce la finzione, in quanto elemento caratterizzante di un accadimento, attraverso il quale lautore colto, il musicista galante, il narratore forbito, con lassegnare ai personaggi certe emozioni, li consegna alla vita reale o inventata che sia, restituendo al lettore prima, allascoltatore poi, cos come al cineamatore meravigliato, una diversa condizione esistenziale, attraverso la quale sollecitato il sogno, la fantasia, listinto, la follia, lignoto:
Giace qui lhidalgo forte Il cui valore arriv A tal punto che ebbe in sorte Che la morte non trionf Della vita con la morte.
Poco il mondo calcol. Se ebbe dorco la figura, uninsolita mistura la ventura in lui prov: visse pazzo e mor savio.
ancora Cervantes che ci fa dono di questo sonetto, se pure va ricordato che sono passati secoli da che Miguel de Cervantes scrisse il suo famoso romanzo e altrettanti da che leco di quella che fu la poesia epica spagnola fosse ripresa dai suoi poeti pi insigni: che poi il segreto spirito del romance che torna a forgiare noi moderni, come affermato da Lon Felipe, uno dei grandi poeti spagnoli del novecento che ha dato nuova voce al romance epico e cavalleresco, quello stesso spirito che releghiamo allantica voce della terra e che trascende la contingenza di luogo e tempo, per acquisire quei significati universali che sono propri della grande poesia. Quandecco:
Per la pianura della Mancha / torna a vedersi la figura / di Don Chisciotte passar.
Laffermarsi del Romance nuevos, portato in parallelo allevoluzione del gusto letterario castigliano, si rivolge dunque ad atteggiamenti pi moderni, ci che avviene in quasi tutti i campi della cultura la cui frammentazione senza dubbio, come dice Menendz Pidal: Un poderoso atto creativo, straripamento di lirismo che infonde nei versi vecchi una poesia nuova di incalcolabile virtualit. Quindi non nasce da un gusto storicamente individuato e cronologicamente determinato. Che sia del tutto casuale e forse del tutto estraneo ai secoli precedenti? C tempo per una risposta, intanto riprendiamo da dove avevamo lasciato. Numerosi sono i romance viejos inseriti nella discografia di molti interpreti attuali, cantanti, narratori ecc. di fama internazionale, ed altri fanno parte della produzione poetico - letteraria di altrettanti autori moderni, a rappresentare che il romance non si mai estinto, bens sempre stato di grande attualit nella cultura spagnola, nelle forme dello spettacolo teatrale e della produzione discografica. Sul finire del 900, il Romance trova rifugio nella letteratura colta, utilizzato dai grandi poeti delle generazioni del 27 e del 98, di cui ricordiamo i geniali esempi di Francesco de La Torre, Antonio Machado, Federico Garcia Lorca, Cesar Vallejo, Ruben Dario, Francisco de Quevedo, Blas de Otero, Michel Hernandez, Jorge Manrique, Fanny Rubio, Rafael Alberti, Luis Cernuda, Lon Felipe, Gabriel Celaya, Jos Antonio Munoz, Gloria Fuertez, nelle cui opere, solitamente non tutte molto considerate dalla critica letteraria, troviamo invece una perfetta simbiosi fra voce di popolo e voce dartista che, in brevi quadretti, sovente costruiti secondo lo schema iterativo del botta e risposta tipico della espressivit popolare, ci confermano la loro estrazione popolare e proletaria. Infatti non possiamo qui parlare dei canciones y poemas di questi autori senza parlare di alcuni di essi che hanno dato un forte e glorioso contributo alla moderna poesia spagnola. In questo spettro ravvicinato di poeti va senzaltro annoverato Federico Garcia Lorca, la voce della poesia popolare. Enrico Lepari (*) ha scritto di lui:
Nonostante si sia formato culturalmente (Universit di Granada), Lorca possiede in s quegli elementi che sono propri della cultura popolare, per cui il diritto alla vita lo si conquista giorno dopo giorno, fra mille sconfitte, infinite sofferenze, ma anche con grandi e improvvisi squarci di autentica gioia e felicit. Sentimenti come lamore, la libert, il diritto al lavoro, le passioni giovanili, la lotta civile, lodio, lamicizia, la sconfitta e la vittoria, sono tutti grandi temi cui Lorca a saputo dare una risposta o e che almeno sono stati la base da cui poterli affrontare in maniera diretta, talvolta immediata, con quel senso di concretezza che distintivo dellanimo popolare. Soprattutto quando, con l'aiuto di Fernando de Los Ros, che nel frattempo diventato Ministro della Pubblica istruzione, Garca Lorca, con attori e interpreti selezionati dall'Istituto Escuela di Madrid con il suo progetto di Museo Pedagocico, realizza insieme a Rafael Rodrguez Rapn, studente d'ingegneria conosciuto a Madrid, il progetto di un teatro popolare ambulante, chiamato La Barraca. Lorca, che ne insieme ideatore e regista, nonch animatore entusiasta della piccola troupe teatrale, vestito con una semplice tuta azzurra a significare ogni rifiuto di divismo, porta in giro negli ambienti rurali e universitari il suo teatro facendo conoscere gran parte del repertorio classico spagnolo. In un primo tempo Lorca manifesta il suo talento come espressione orale seguendo lo stile della tradizione giullaresca riscuotendo un grande successo. Il poeta infatti recita, legge, interpreta i suoi versi e le sue pice teatrali davanti agli amici e agli studenti dell'universit prima ancora che siano raccolte e stampate. Ma pur essendo un artista geniale ed esuberante, mantiene verso la sua attivit creativa un atteggiamento severo chiedendo ad essa due condizioni essenziali: amor y disciplina. Attivit questa che egli svolge senza interruzione fino all'aprile del 1936, a pochi mesi dallo scoppio della guerra civile in Spagna. Nel Libro de poemas (*), composto dal 1918 al 1920 Garca Lorca documenta il suo grande amore per il canto e la vita; dialoga con il paesaggio e con gli animali con il tono modernista di un Rubn Daro o un Juan Ramn Jimnez facendo affiorare le sue inquietudini sotto forma di nostalgia, di abbandoni, di angosce e di protesta ponendosi domande di natura esistenziale:
Qu me encierro en m / en estos momentos de tristeza? / Ay, quin corta mis bosques / dorados y floridos! / Qu leo en el espejo / de plata compadecida / qu la aurora me ofrece / sobre el agua del ro?.
Che cosa racchiudo in me / in questi momenti di tristezza?/ Ahi, chi taglia i miei boschi / dorati e fioriti! / Che cosa leggo nello specchio / d'argento commosso / che l'aurora mi offre / sull'acqua del fiume?.
In questi versi ci sembra ancora di sentire il sottofondo musicale che, modulando la pena del cuore, riflette la situazione d'incertezza vissuta e il suo distacco dalla fase dell'adolescenza. Il periodo che va dal 1921 al 1924 rappresenta un momento molto creativo e di grande entusiasmo lirico, anche se molte delle opere prodotte vedranno la luce solo anni dopo, come il suo Libro de canciones (*) del 1927, in cui trasfuse gli spiriti di un lirismo moderno e genuino col reinventate parti melodiche e testi semi-dimenticati, cui ne aggiunse altri di sua creazione. Nel suo precedente Poema del Cante jondo (*), (canto profondo della terra andalusa), scritto tra il 1921 e il 1922, troviamo invece tutti i motivi del mondo andaluso ritmati sulle modalit musicali del Cante Jondo a cui Lorca aveva lavorato con il maestro De Falla in occasione della celebrazione della prima Fiesta del Cante jondo, cui aveva dedicato, nel 1922, la conferenza Importancia histrica y artstica del primitivo canto andaluz llamado cante jondo, dal quale traggo questo inizio di canto:
Sobre el tablado oscuro / la Parrala sostiene / una conversacin / con la muerte, / La llama / no viene / y la vuelve a llamar / ....
... Sopra il tavolaccio oscuro / La Parrala tiene / una conversazione / con la morte. / La chiama / non viene / e torna a chiamarla / .
E ancora:
Hasta el alma me duele, seniores, / De tanto querer. / Los tormentos de mis negrs duquelas / Yo no se los mando / A mis nemigos / ....
... Perfino lanima mi duole, signori, / Per il tanto amore. / I tormenti delle mie nere pene / Io non li auguro nemmeno / Ai miei nemici / .
Il testo vuole essere un'interpretazione poetica dei significati legati a questo canto primitivo che esplode nella ripetizione ossessiva dei suoni e dei ritmi popolari, espressi poi nelle canciones: siguiriya, sole, petenera, tona, liviana, accompagnate dal suono della chitarra, da cui prende il nome il sonetto che segue:
Empieza el llanto / de la guitarra. / Se rompen las copas / de la madrugada. / Empieza el llanto / de la guitarra. / Es intil callarla. / Es imposible callarla. / Llora montona / como llora el agua, / como llora el viento / sobre la nevada. Comincia il pianto / della chitarra. / Si spezzano le coppe / dell'alba. / Comincia il pianto / della chitarra. / inutile tacerla. / impossibile tacerla. / Piange monotona / come piange l'acqua. / Come piange il vento sulla montagna.
Voler spiegare qui le caratteristiche tecniche vocali del Cante Jondo, le sue numerose variet di forma, si presenta quanto di pi arduo. Tuttavia, a una lettura pi approfondita, appare come una sorta di linguaggio dalle forti emozioni, in cui il cantore gitano esprime i propri sentimenti interiori, lintimit del suo pensiero profondo, il verbo recondito della parola esteso allinfinito nella ricerca di possibili assonanze che si riallacciano alla vita, allamore, o forse a una rivalit riferita a un sogno, al ricordo di un cielo perduto dietro una montagna che si fa canto. O ancora, a un afflato essenzialmente notturno, che meglio risuona nelloscurit e nellintimit della notte come il gorgheggio dellusignolo: un canto doloroso di una malinconia struggente lasciata al vento, confidente di una profonda pena damore. Quegli stessi sentimenti che Garcia Lorca tradusse in linguaggio vivido e concitato, che trasfer nei suoi testi teatrali pi famosi: Bodas de sangre, Yerma, autentici Romance rusticani che abbiamo visto danzati in maniera strepitosa da Antonio Gades, rappresentati a teatro da innumerevoli compagnie di tutto il mondo e non in ultimo ripresi poi in sede cinematografica dal regista Carlos Saura. Altro esempio importante nel quale troviamo una simile venatura poetica rusticana, bench talvolta pi ricercata, Antonio Machado. Nelle elezioni del 1931 fu tra gli strenui sostenitori della Repubblica e, l'anno successivo si trasfer definitivamente a Madrid insieme alla famiglia del fratello Jos (pittore e disegnatore) e all'anziana madre che restarono con lui fino alla morte. Intanto prosegu la pubblicazione dei suoi versi e nel 1933 fu la volta della terza edizione delle Poesas completas (*) cui venne aggiunta una ulteriore sezione: De un cancionero apcrifo. In Soledades (1899-1902), la sua prima raccolta poetica pubblicata, presente in modo evidente l'impronta del modernismo rubendariano ma, contemporaneamente, si pu ben notare la propria tensione verso un linguaggio apparentemente semplice e l'intensa introversione poetica. Il titolo stesso Solitudini, annuncia l'essenza intimistica del libro: solitudini non solo dell'uomo ma anche dello spazio abitato solo dal soggetto che dialoga in modo autobiografico con i fantasmi del proprio passato, onde tutto appare velato di malinconia e di nostalgia attraverso le immagini tipiche del decadentismo: i giardini abbandonati, i vecchi parchi, le fontane, che in chiave simbolica, rappresentano lo stato d'animo del poeta. In Campos de Castilla (1907-1917) il poeta evoca con tratti essenziali la solennit del paesaggio circostante, rievocato con un'ottica quasi visionaria in cui l' io si apre al dialogo entrando a far parte del "noi" del proprio tempo storico segnando definitivamente il distacco dell'estrema soggettivit di Soledades dalla dimensione storica, come si legge appunto nella sua introduzione. In molti passi, infatti, sono presenti rimandi agli eventi passati della storia della Spagna e al dibattito ad essi collegato. Tematica che verr ripresa in seguito, allorquando la nazione si trover a essere soggiogata dal potere dittatoriale e dalla guerra civile:
Mas otra Espaa nace, la Espaa del cincel y de la / maza, / con esa eterna juventud che / se hace / del pasado macizo de la raza. / Una Espaa implacable y / redentora, / Espaa que alborea / con un hacha en la mano vengadora, / Espaa de la rabia y de la idea. Ma un'altra Spagna nasce, / la Spagna dello scalpello e della / mazza,/ con quella eterna giovent ch' / fatta / del passato massiccio della razza. / Una Spagna implacabile e / redentrice, / Spagna che albeggia / con un'ascia nella mano / vendicatrice, / Spagna della rabbia e dell'idea.
Il nostro maggiore interesse va per al suo libro Cancionero apcrifo (*) (attribuito ad Abel Martn, uno degli eteronimi di Machado) dove il poeta accentua l'esplorazione della propria identit e riflette sull'eterogeneit dell'essere, nel quale il poeta opta per la prosa con una forte tendenza alla frammentazione nella quale si riflette il convincimento della disgregazione dell'esistenza. Da Soledades leggiamo insieme questo Poema Caminante No Hay Camino che pi risente della forma del romance, nel modo in cui la ripetizione di alcune parole (versi, grida) ricorda da vicino lenfasi del narrare del Romanceros:
Todo pasa y todo queda, / pero lo nuestro es pasar, / pasar haciendo caminos, / caminos sobre el mar. / Nunca persequ la gloria, / ni dejar en la memoria / de los hombres mi cancin; / yo amo los mundos sutiles, / ingrvidos y gentiles, / como pompas de jabn. / Me gusta verlos pintarse / de sol y grana, volar / bajo el cielo azul, temblar / sbitamente y quebrarse / Nunca persegu la gloria. / Caminante, son tus huellas / el camino y nada ms; / caminante, no hay camino, / se hace camino al andar. / Al andar se hace camino / y al volver la vista atrs / se ve la senda que nunca / se ha de volver a pisar. / Caminante no hay camino / sino estelas en la mar / Hace algn tiempo en ese lugar / donde hoy los bosques se visten de espinos / se oy la voz / de un poeta gritar / Caminante no hay camino, / se hace camino al andar / Golpe a golpe, verso a verso / Muri el poeta lejos del hogar. / Le cubre el polvo / de un pas vecino. / Al alejarse le vieron llorar. / Caminante no hay camino, / se hace camino al andar / Golpe a golpe, verso a verso / Cuando el jilguero no puede cantar. / Cuando el poeta es un peregrino, / cuando de nada nos sirve rezar. / Caminante no hay camino, / se hace camino al andar / Golpe a golpe, verso a verso.
"Tutto passa e tutto rimane, / ma egli nostro passare, / passare facendo strade, / strade sul mare. / Mai persegu la gloria, / n lasciare nella memoria / degli uomini la mia canzone; / io amo i mondi sottili, / imponderabili e gentili, / come pompe di sapone. / Mi piace vederli dipingersi / di sole e grana, volare / sotto il cielo azzurro, tremare / improvvisamente e rovinarsi / non perseguii Mai la gloria. / Viandante, sono le tue orme / la strada e nient'altro; / viandante, non strada, / si fa strada camminando. / Camminando si fa strada / e girando dietro la vista / si vede il sentiero che mai / deve tornare a pestare. / Viandante non strada / bens steli nella mare / Fa qualche tempo in quello posto / dove oggi i boschi si vestono di spini / si sent la voce / di un poeta gridare / "Viandante non strada, / si fa strada camminando" / Colpo a colpo, verso a verso / Mor il poeta lontano dalla casa. / Lo copre la polvere / di un paese vicino. / Allontanandosi videro piangere. / "Viandante non strada, / si fa strada camminando" / Colpo a colpo, verso a verso / Quando il cardellino non pu cantare. / Quando il poeta un pellegrino, / quando di niente ci serve pregare. / "Viandante non strada, / si fa strada camminando" / Colpo a colpo, verso a verso."
Di Francico de Quevedo: Romance satirico (*)
Pues me hacis casamentero, /ngela de Mondragn, / escuchad de vuestro esposo / las grandezas y el valor. / l es un Mdico honrado, / por la gracia del Seor, / que tiene muy buenas letras / en el cambio y el bolsn. / Quien os lo pint cobarde / no lo conoce, y minti, /que ha muerto ms hombres vivos / que mat el Cid Campeador. / En entrando en una casa / tiene tal reputacin, / que luego dicen los nios: / Dios perdone al que muri. / Y con ser todos mortales / los Mdicos, pienso yo / que son todos venales, / comparados al Dotor. / Al caminante, en los pueblos / se le pide informacin, / temindole ms que a la peste / de si le conoce, o no. / De Mdicos semejantes / hace el Rey nuestro Seor / bombardas a sus castillos, / mosquetes a su escuadrn. / Si a alguno cura, y no muere, / piensa que resucit, / y por milagro le ofrece / la mortaja y el cordn. / Si acaso estando en su casa / oye dar algn clamor, /tomando papel y tinta / escribe: Ante m pas. / No se le ha muerto ninguno / de los que cura hasta hoy, / porque antes que se mueran / los mata sin confesin. / De envidia de los verdugos / maldice al Corregidor, / que sobre los ahorcados / no le quiere dar pensin. / Piensan que es la muerte algunos; / otros, viendo su rigor, / le llaman el da del juicio, / pues es total perdicin. / No come por engordar, / ni por el dulce sabor, / sino por matar la hambre, / que es matar su inclinacin. / Por matar mata las luces, / y si no le alumbra el sol, / como murcigalo vive / a la sombra de un rincn. / Su mula, aunque no est muerta, / no pensis que se escap, / que est matada de suerte / que le viene a ser peor. / l, que se ve tan famoso / y en tan buena estimacin, / atento a vuestra belleza, /se ha enamorado de vos./ No pide le deis ms dote / de ver que matis de amor, / que en matando de algn modo / para en uno sois los dos. / Casaos con l, y jams / vuda tendris pasin, / que nunca la misma muerte / se oy decir que muri. / Si lo hacis, a Dios le ruego / que os gocis con bendicin; / pero si no, que nos libre / de conocer al Dotor.
Perch mi fate pronubo, / ngela di Mondragn, / ascoltate di vostro marito / le grandezze ed il valore. / Egli un Medico onesto, / per la grazia del Sig., / che ha molto buone lettere / nel cambiamento ed il bolsn./ Chi ve lo dipinse codardo / non lo conosce, e ment, / che morto pi uomini vivi / che ammazz la Cid Prode. / In entrando in una casa / ha tale reputazione, / che dopo dicono i bambini: / Dio perdoni a quello che "mor." / E con essere tutti mortali / i Medici, io penso / che sono tutti veniali, / comparati al Dottor. /Al viandante, nei paesi / gli chiesto informazione, / temendolo pi che alla peste / di se lo conosce, o no. / Di Medici simili /fa il nostro Re Sig./ bombarde ai suoi castelli, / moschetti al suo squadrone. / Se ad alcuno curato, e non muore, / pensa che resuscit, / e per miracolo gli offre / il sudario ed il cordone. / Semmai stando nella sua casa / sente dare qualche clamore, / prendendo carta e tinge / scrive: "Davanti a me pass." / Non gli stato morto nessuno / dei che cura fino ad oggi, / perch prima che muoiano / il cespuglio senza confessione. / Di invidia dei boia / maledice il Governatore, / che ecceda gli impiccati / non gli vuole dare pensione. / Pensano che la morte alcuni; / altri, vedendo il suo rigore, / lo chiamano il giorno del giudizio, / perch totale perdizione./ Non mangia per ingrassare, / n per il dolce sapore, / bens per ammazzare la fame, / che ammazzare la sua inclinazione. / Per ammazzare cespuglio le luci, / e se non l'illumina il sole, / come murcigalo vive / all'ombra di un angolo./ La sua mula, bench non sia morta, /non pensiate che fugg, / che uccisa di fortuna / che gli viene ad essere peggiore. / Egli che si vede tanto famoso / ed in tanto buona stima, / attento alla vostra bellezza, / si innamorato di voi. / Non gli chiede diate pi dote / di vedere che ammazzate di amore, / che in ammazzando in qualche modo / ferma in uno siete i due. / Sposatevi con lui, e se mai /di lui avrete passione, / che mai la stessa morte / si sent dire che mor. / Se lo fate, a Dio lo prego / che vi godiate con benedizione; / ma se non che ci liberi / di conoscere al Dottor.
Di Gabriel Celaya, leggiamo: La poesia es un arma cargada de futuro (*)
Cuando ya nada se espera personalmente exaltante / ms se palpita y se sigue ms ac de la conciencia, / fieramente existiendo, ciegamente afirmando, / como un pulso que golpea las tinieblas, / cuando se miran de frente / los vertiginosos ojos claros de la muerte, / se dicen las verdades: / las brbaras, terribles, amorosas crueldades; / Se dicen los poemas / que ensanchan los pulmones de cuntos, asfixiados, / piden ser, piden ritmo, / piden ley para aquello que sienten excesivo. / Con la velocidad del instinto, / con el rayo del prodigio, / como mgica evidencia, lo real se nos convierte / en lo idntico a s mismo. / Poesa para el pobre, poesa necesaria / como el pan de cada da, / como el aire que exigimos trece veces por minuto, /para ser y en tanto somos dar un s que glorifica. / Porque vivimos a golpes, porque apenas si nos dejan /decir que somos quien somos, / nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno. / Estamos tocando el fondo. / Maldigo la poesa concebida como un lujo / cultural por los neutrales / que, lavndose las manos, se desentienden y evaden. / Maldigo la poesa de quien no toma partido hasta mancharse. / Hago mas las faltas. Siento en m a cuntos sufren / y canto respirando. / Canto, y canto, y cantando ms all de mis penas / personales, me ensancho. / Quisiera daros vida, provocar nuevos actos, / y calculo por eso con tcnica, qu puedo. / Me siento un ingeniero del verso y un obrero / que trabaja con otros a Espaa en sus aceros. / Tal es mi poesa: Poesa-herramienta / a la vez que latido de lo unnime y ciego. / Tal es, arma cargada de futuro expansivo / con que te apunto al pecho. / No es una poesa gota a gota pensada. / No es un bello producto. No es un fruto perfecto. / Es algo como el aire que todos respiramos / y es el canto que espacia cuanto dentro llevamos. / Son palabras que todos repetimos sintiendo / como nuestras, y vuelan. Son ms que lo mentado. / Son lo ms necesario: lo que no tiene nombre. / Son gritos en el cielo, y en la tierra, son actos. / Porque vivimos a golpes, porque apenas si nos dejan / decir que somos quien somos,/nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno. / Estamos tocando el fondo.
Quando non si raggiunge pi niente di personalmente esaltante / ma si palpita e si afferma al di l della coscienza / la selvaggia esistenza e la cieca presenza /come un polso che palpiti nelle tenebre / che martelli le tenebre. / Quando si guarda negli occhi / il vertiginoso sguardo bianco della morte / le verit si fanno avanti / le barbare terribili amorose crudelt / amorose crudelt. / Poesia dei poveri, poesia necessaria / come il pane quotidiano / come laria che esigi tredici volte al minuto / per essere e per affermarlo, per affermare / che siamo uomini, affermare che siamo uomini. / Giacch viviamo appena, e appena ci lasciano / dire chi siamo / allora i nostri canti non saranno senza macchie, pura forma, / ch stiamo toccando il fondo / stiamo toccando il fondo. / Maledetta la poesia concepita come un lusso / culturale per i neutrali /i sordi, quelli con le mani pure / maledetta la poesia che non parla / un linguaggio compromesso. / Io mi assumo i miei errori, sento la mia sofferenza / se canto respirando / canto, canto e cantando al di l delle pene / delle mie personali / mi spingo, mi spingo. / Voglio spingere la vita, provocare nuovi atti / e a ci adopero ogni calcolo e strumento / mi sento un ingegnere del verso, un operaio / che lavora con voi alla Spagna / la Spagna e ci che pu. / Non una poesia goccia a goccia pensata, / non un bel fiore, non un frutto perfetto / ci che necessario, ci che non ha nome / un gesto per terra / un grido nel cielo. / Giacch viviamo appena, e appena ci lasciano / dire chi siamo / allora i nostri canti non saranno senza macchie, pura forma, / ch stiamo toccando il fondo / stiamo toccando il fondo.
Di Blas de Otero: Me queda la palabra. (*)
Si he perdido la vida, el / tiempo, todo lo que tir, / como un anillo, al agua; / si he perdido la voz en la maleza, / me queda la palabra. / Si he sufrido la sed, el hambre, todo / lo que era mio y result ser nada, / si he segado las sombras en silencio / me queda la palabra. / Si abr los ojos para ver /el rostro puro y terrible de / mi patria. Si abr los labios hasta desgarrarmelos, / me queda la palabra. /Me queda la palabra. / Si los labios abr, / si me lo desgarr, / si he sufrido la sed, / se he segado las sombras, / si ho perdido la vida, / si he perdodo la voz, / me queda la palabra.
Se ho perduto la vita, il / tempo, tutto quello che gettai, / come un anello, nellacqua; / se ho perduto la voce nella / sterpaglia, / mi resta la parola. / Se ho sofferto la sete, la fame, / tutto quello che era mio / e risult esser niente, / se ho falciato le ombre in silenzio / mi resta la parola. / Se ho aperto gli occhi per vedere / il volto puro e terribile della / mia patria. Se apersi le labbra / fino a lacerarle, / mi resta la parola. / Mi resta la parola. Se le labbra aprii, /se me le lacerai, / se ho sofferto la sete, / se ho falciato le ombre, / se ho perduto la vita, / se ho perduto la voce, / mi resta la parola.
Di Lon Felipe: Mia es la voz (*)
Hermano tuya es la hacienda / la casa, el caballo y la pistola. / Mia es la voz antigua de la tierra. / T te quedas con todo / y me dejas desnudo y / errante por el mundo, / mas yo te dejo mudo ... / mudo! / Y cmo vas a recoger el trigo / y alimentar el fuego / si yo me llevo la cancin? / Mia es la voz. Fratello ... tuo il podere / la casa, il cavallo, la pistola. / Mia la voce antica della terra. / Tu ti tieni tutto e mi lasci nudo / ed errante per il mondo, / ma io ti lascio muto! / Muto! / E come raccoglierai il grano / e come alimenterai il fuoco/ se io mi porto via la canzone? / Mia la voce.
Di Luis Cernuda: Un espanol habla de su tierra (*)
Las playas, parameras / al rubio sol durmiendo, / los oteros, las vegas / en paz, a solas, lejos; / los castillos, ermitas, / cortijos y conventos, / la vida con la historia, / tan dulces al recuerdo, /ellos, los vencedores /Canes sempiternos, /de todo me arrancaron. / Me dejan el destierro. / Una mano divina /t tierra alz en mi cuerpo /y all la voz dispuso /que hablase tu silencio. /Contigo solo estaba, /en ti sola creyendo; / pensar tu nombre ahora /envenena mis sueos. /Amargos son los das / de la vida, viviendo /slo una larga espera /a fuerza de recuerdos. /Un da, t ya libre /de la mentira de ellos, /me buscars. Entonces /qu ha de decir un muerto?.
Le spiagge, regioni desertiche / al biondo sole dormendo, / i picchi, le pianure / in pace, a sole, lontano; / i castelli, eremi, / fattorie e conventi, / la vita con la storia, / tanto dolci al ricordo, / essi, i vincitori / Canes sempiterni, / di tutto mi strapparono. / Mi lasciano l'esilio. / Una mano divina / tu terra alz nel mio corpo / e l la voce dispose / che parlasse il tuo silenzio. / Con te assolo stava, / in te sola credendo; / pensare ora il tuo nome / avvelena i miei sonni. / Amari sono i giorni / della vita, vivendo / solo una lunga attesa / a forza di ricordi. / Un giorno, tu gi libero / della bugia di essi, / mi cercherai. Allora / che cosa deve dire un morto?.
Di Cesar Vallejo: Amada (*)
Amada, en esta noche, t te has crucificado / entre los dos maderos curvados de mi beso./ Y tu pena me ha dicho que Jess ha llorado / y que hay un Viernes Santo ms dulce que ese beso. / Amada, en esta noche, t te has crucificado. / Amada, moriremos los dos juntos, muy juntos / y ya no habrn reproches en tus ojos benditos / ni volver a ofenderte. Y en una sepoltura / dormiremos los dos como dos hermanitos.
"Amata, in questa notte, tu ti hai crocifisso / tra i due tronchi ricurvi del mio bacio. / E la tua pena mi ha detto che Ges ha pianto / e che c' un venerd Sacro pi dolce di quello bacio. / Amata, in questa notte, tu ti hai crocifisso. / Amata, morremo insieme i due, molto insieme / e non ci saranno oramai rimproveri nei tuoi occhi benedetti / n torner ad offenderti. E in una sepoltura / dormiremo i due come due fratelli."
Di Fanny Rubio: El Rey Almutamid (*)
Soaba en su lecho el rey / soaba de madrugada / que entre las ondas del rio / buscaba manzanas blancas. / Noche de miedo en Sevilla / vspera de la batalla. / Y el rey Almutamid / en el sueo contemplaba / la dulce fruta de nieve / que en los espejos temblaba. / Noche de miedo en Sevilla / vspera de la batalla. / En Sevilla, Almutamid / abri los ojos al alba / cuando el sol enrojecia / en la ventana ms alta. / Y ni amanecer hall / ni arrayn bajo la almohada / ni del agua el dulce nido / donde vio manzanas blancas. / Noche de miedo en Sevilla / vspera de la batalla.
"Sognava nel suo letto il re / sognava di buon mattino / che tra le onde del fiume / cercava mele bianche. / Notte di paura a Siviglia / vigilia della battaglia. / Ed il re Almutamid / nel sonno contemplava / la dolce frutta di neve / che tremava negli specchi. / Notte di paura a Siviglia / vigilia della battaglia. / A Siviglia, Almutamid / apr gli occhi all'alba / quando il sole arrossava / nella finestra pi alta. / E n alba trov / n mirto basso il cuscino / n dell'acqua il dolce nido / dove vide mele bianche. / Notte di paura a Siviglia / vigilia della battaglia."
In ordine di tempo possiamo dire che Rafael Alberti (*) lultimo (ma non lultimo), che si misurato con il romance, in una versione propositiva di grande presa sullascoltatore: Ignazio Delogu, ha scritto di lui: Certo, nella poesia il sentimento pi generale e la motivazione collettiva prevalgono sui motivi individuali o di gruppo, ma restano nella poesia civile, e in quella di Alberti in maniera particolare, una ribellione anche individuale, un furore che non possono essere trasferiti e che danno a questa poesia un accento inimitabile e una estrema, travolgente persino, capacit di persuasione. Di Rafael Alberti leggiamo insieme La colomba (*): Se equivoc la paloma. Se equivocaba. Por ir al norte, fue al sur. Crey que el trigo era agua. Se equivocaba. Crey que el mar era el cielo; que la noche, la maana. Se equivocaba. Que las estrellas, roco; que la calor; la nevada. Se equivocaba. Que tu falda era tu blusa; que tu corazn, su casa. Se equivocaba. (Ella se durmi en la orilla. T, en la cumbre de una rama). Si sbagli la colomba. si sbagliava. per andare al nord fugg al sud. credette che il grano fosse acqua. si sbagliava. credette che il mare fosse il cielo; e la notte, la mattina. si sbagliava. credette che le stelle fossero rugiada; e il calore neve. si sbagliava. credette che la tua gonna fosse la tua blusa e il tuo cuore la sua casa. si sbagliava. (Lei si addorment sulla spiaggia. Tu, sulla cima di un ramo). E ancora: A galopar (*)
Las tierras, las tierras, las tierras de Espaa, / las grandes, las solas, desiertas llanuras. / Galopa, caballo cuatralbo, / jinete del pueblo, / al sol y a la luna. / A galopar, / a galopar, / hasta enterrarlos en el mar! / A corazn suenan, resuenan, resuenan / las tierras de Espaa, en las herraduras. / Galopa, jinete del pueblo, / caballo cuatralbo, / caballo de espuma. / A galopar, / a galopar, / hasta enterrarlos en el mar! / Nadie, nadie, nadie, que enfrente no hay nadie; / que es nadie la muerte si va en tu montura. / Galopa, caballo cuatralbo, / jinete del pueblo, / que la tierra es tuya. / A galopar, / a galopar, / hasta enterrarlos en el mar!. Le terre, le terre, le terre della Spagna, / i grandi, le sole, deserte pianure. / Galoppa, cavallo cuatralbo, / fantino del paese, / al sole ed alla luna. / A galoppare, / a galoppare, / fino a seppellirli nel mare! / A cuore suonano, risuonano, risuonano / le terre della Spagna, nei ferri di cavallo. / Galoppa, fantino del paese, / cavallo cuatralbo, / cavallo di schiuma. / A galoppare, / a galoppare, / fino a seppellirli nel mare! / Nessuno, nessuno, nessuno, che affronti non c' nessuno; / che nessuno la morte se va nella tua cavalcatura. / Galoppa, cavallo cuatralbo, / fantino del paese, / che la terra tua. / A galoppare, / a galoppare, / fino a seppellirli nel mare!.
Una nota a parte meritano i Romanceros di ultima generazione, alcuni vanno considerati continuatori di quella tradizione popolare mai venuta meno, che possiamo ben indicare, a flor de tiempo, luce della poesia spagnola. Molti dei quali sono noti al grande pubblico, non solo in Spagna: Angel Baltans, Manuel Dicenta, Luis Prendes, Adolfo Marsillach, Antonio Mairena, Jose Torregrosa, Antonio Carmona, Joaquin Diaz, Paco Ibanez, Jos Agustin Goytisolo, Fernando Guilln, Juan Manuel Serrat, Manolo Diaz, Aguaviva ( la que mana y corre naturalmente), Joaquin Diaz, Quarteto Cedron, possono sembrare solo nomi senza volto, ma come pure afferma Umberto Eco, nel suo libro Vertigine della lista (*): Questo secondo modo di rappresentazione la lista o elenco. Ci sono liste che hanno fini pratici e sono finite, come la lista di tutti i libri di una biblioteca; ma ve ne sono altre che vogliono suggerire grandezze innumerabili e che si arrestano incomplete ai confini dell'indefinito; ognuno di essi ha una propria ragione di essere, per aver dato nel tempo, o perch continua a dare, un supporto vitale, poetico e letterario, che testimonia di una realt linguistica e musicale, allinterno di una tradizione, quella spagnola, apprezzandola e facendola conoscere in tutto il mondo. E che del mondo continua a scrivere la grande storia dellumanit, in funzione di un sentire che facilita la comprensione tra i popoli, pur nel loro stanziamento geografico. Tengo qui a ripetere una massima che ho scritto allinizio di questa avventura sulletnomusicologia trascritta per larecherche@larecherche.it, iniziata molti anni fa, in occasione della mia prima collaborazione con lUNESCO, per la presentazione della collana Musical Atlas (*) curata dal prof. Alain Danielou e, successivamente, in occasione del primo programma RAI da me condotto e dal titolo Folkconcerto (*): nello scoprire il fascino ancestrale della musica dei popoli che la infinita ricerca di noi stessi si amplia di nuovi importanti capitoli, che vanno ad aggiungersi a quella macroscopica storia universale che tutti stiamo scrivendo. Soltanto nello scoprire noi stessi saremo un giorno in grado di conoscere il mondo in cui viviamo. Con il quale la RAI, e poi la RSI (Il canto della terra), sottoponevano allattenzione del grande pubblico, la magica comunicativa della musica dei popoli, alcuni molto lontani da noi e dalla nostra cultura, e che ottenne un inaspettato successo dascolto. Come spesso si trovato a dire Joaqun Daz, uno dei ricercatori pi affermati, nonch egli stesso arrangiatore ed esecutore vocale del folklore spagnolo: possibile che, il folclore non stia l per sparire, la cosa certa che, la canzone folcloristica riceve di tanto in tanto una nuova linfa di cui beneficia e da cui trae vigore, ma noi sappiamo anche, che non stato sempre cos e che, nel tempo di fermo, cade linteresse che lo sostiene e un po si perde strada facendo. Se vero che molto si fatto, pochissimo invece si fa per ci che il folklore continua a dare in termini di ecologicamente parlando conoscenza del territorio, e non solo per quel che riguarda il passato. Un passato che ritorna e che ancora sorprende, quando a rivisitarlo con altri interessi sono i giovani. Quegli stessi giovani che, nel ricordo di Joaqun Daz, dopo aver ascoltato alcune canzoni, di quelle che egli interpreta per dimostrarne la validit. allora che i ricordi ripetono il solito ritornello del prima, quando si cantava a tutte le ore e bastavano cinque o sei feste all'ano, per mantenere le illusioni della giovent sveglie: Allepoca ricorda ancora - si ballava la molinera, la donzaina, il ben fermo, lo spostato e la jota aragonesa. E come dietro tutto ci, si prendeva parte a qualche Via Crucis, si cantavano le canciones su temi di navidad e le devozioni particolari, radicate nella religiosit a dispetto di vivere nell'epoca di miscredenza attuale. Ovviamente non cera solo quello, e gli occhi brillano per l'emozione del ricordo o per l'orgoglio di quei compositori che cantavano le loro coplas nelle fiere locali che riempivano di versi mille le celebrazioni, da offuscare perfino le nuove orchestrine che misero fine all'era dorata dei tamburelli a sonagli. Attualmente il prestigio di Joaqun Daz ben solido, costruito sulla sua seriet professionale e il suo interesse nel far partecipi gli altri delle sue conoscenze, divenute ormai enciclopediche, a conferma di un lavoro silenzioso, poco spettacolare, quello dello studioso e del ricercatore della tradizione spagnola nei suoi molteplici aspetti, nazionali e regionali, comunque sempre popolari. Antonio Garcia Rayo (*), parlando di lui racconta:
se ne stava in disparte, quando, tutti gli altri protestavano contro la dittatura franchista ma egli non cantava per protestare per niente, sebbene tutta la sua musica era un torrente in piena, una cascata per la quale usciva con urla la vecchia cultura musicale spagnola, quella che gli etnologi oggi chiamano tradizionale. a lui che dobbiamo ci che un giorno, da vero innamorato della sua eredit, nella quale si accumulavano ancora ricchezze di terra colta, strappate al suo entusiasmo, venuto a creare il Centro di Studi Tradizionali oggi a lui intitolato. Lui, che con i mezzi che pot racimolare della sua raccolta, volle che facessimo la stessa cosa. Col passare del tempo, pu sembrare logico dire che cantasse come quei figli del tempo. A tanti ani di distanza, ripensare a quel tempo di oscurit e miseria culturale, con la luce della libert redenta, mi accade di pensare che il suo cantare altro non fosse che il pagamento che oggi dobbiamo a questo poeta della terra.
Altro grande Paco Ibaez (basco), figura straordinaria sotto molti aspetti che parlare di lui trascurando la sua ideologia politica pu essere pi complicato di quanto simmagini, per essere egli un personaggio gi mitico: quasi leggendario, capace di catturare la gente di tutto il mondo nella sua rete di versi e il suono della chitarra. Compositore, arrangiatore, cantautore, ha saputo restituire alla poesia spagnola, quella risonanza assoluta, che la eleva allalto rango di colta, vuoi per la sontuosit narrativa, che per il misterio che la circonda. Egli considerato il romanceros per eccellenza, cantore di Ruz, de Gongora, de Quevedo, Ortiz, Lorca, Celaya, Dario, Alberti, de Otero, Cernuda, Felipe, Machado, Goytisolo, Manrique, Rubio, Vallejo, Ral Gonzales Tun; amico di pittori famosi quali Salvador Dal, Corneille, Pablo Picasso, Antonio Saura, Ortega; cantanti e poeti di grido Rafael Alberti, Georges Brassens, Leo Ferr, Atahualpa Yupanqui e numerosi altri. Dire quale il segreto del suo successo, varrebbe a chiedersi qual il segreto della poesia(?), che ovviamente sfugge anche ai filosofi pi ferrati, competenti in fatto di letteratura, intenditori di musica e di quei risvolti della psiche umana che talvolta ci sorprendono e ci affascinano. Chi come me lo ha incontrato e intervistato (seguir intervista su questo stesso sito), rimasto affascinato dalla sua voce impostata e ferma, capace di levarsi dal sussurro a toni elevati e gravi, di scolpire le parole quasi pi che cantarle, come farebbe uno scalpello nella pietra; che davvero credo egli abbia consegnato al mondo ci che restava di unarte di quel dire lirico - epico, che la poesia moderna non arriver mai a conoscere. Risale al 1998 il suo album Oroitzen (*) (Ricordando) cantato completamente in lingua basca insieme al cantante (basco) Imanol Landeta. Paco Ibaez ha inoltre dedicato un intero album a un altro grande della canzone spagnola: Jos Augustin Goytisolo, (Barcellona 1928/1999), forse il meno conosciuto da tutti noi, e che pure fu uno degli autori pi importanti della generazione degli anni 50, pi precisamente nella scuola poetica di Barcellona, detta anche Gruppo Catalano. Insieme ad altri poeti della generazione del '27 Goytisolo fu anche traduttore, in particolare dell'opera poetica di Cesare Pavese, Salvatore Quasimodo e Pier Paolo Pasolini.
Di Goytisolo leggiamo, Nessuno solo (*):
In questo stesso istante /c un uomo che soffre, /un uomo torturato /solo perch ama / la libert. / Ignoro /dove vive, che lingua /parla, di che colore / ha la pelle, /come /si chiama, ma /in questo stesso istante, /quando i tuoi occhi leggono / la mia piccola poesia, / quelluomo esiste, grida, / si pu sentire il suo pianto / di animale / perseguitato / mentre si morde le labbra / per non denunciare / i suoi amici. Lo senti? /Un uomo solo / grida ammanettato, esiste / in qualche posto. / Ho detto solo? / Non senti, come me, / il dolore del suo corpo / ripetuto nel tuo? / Non ti sgorga il sangue /Sotto i colpi ciechi?.
Sono cos (*): Si sa il loro mestiere molto antico /ed immutato giunto fino ad oggi /attraverso pi secoli e molte civilt. /Non sanno la vergogna n il riposo /tengono duro a lungo nonostante le critiche /certe volte cantando /altre patendo l'odio e la persecuzione /ma quasi sempre sotto tolleranza. /Platone interdi loro la Repubblica. /Credono nell'amore /sia pur con tutto il carico di corruzione e vizio /amano mitizzare l'infanzia a sufficienza /e hanno dei medaglioni e dei ritratti / che guardano in silenzio quando sono un po' tristi. /Che curiose persone che delle volte giacciono / in letti lussuosissimi ed enormi /ma che pure si sanno rotolare /nei lerci pagliericci della concupiscenza /se gli viene il capriccio. /Vogliono dalla vita pi di quanto offra. /Difficilmente mettono da parte un po' di soldi /la previdenza non il loro forte /e marciscono intanto poco a poco /in maniera ridicola /se prima non li ammazzano per chiss che motivo. /Cos sono i poeti /le vecchie prostitute della Storia. Affare di famiglia (*): Non dolerti se hai un figlio fannullone /se imbroglione e bugiardo e spende molto /giacch tu lo hai educato senza accorgertene /da bravo cittadino con il tuo esempio.
Le tre poesie sono tratte dal libro di Jos Agustn Goytisolo, Poesia civile (*), a cura e traduzione di Matteo Lefvre, formano un ampio spaccato su quella che la produzione poetica di Goytisolo (oltre venti libri di poesia che vanno dal 1955 al 1996), che fu anche traduttore (Pasolini, Pavese) e scrittore di racconti per bambini, fa parte dei poeti spagnoli della generazione "de los aos cinquenta" che doveva vedersela con la Spagna franchista e una dura crisi economica. Il titolo dell'antologia "poesia civile" pone subito l'accento sulla caratteristica di questa poesia legatissima al sociale, concreta e comunicativa, sebbene spesso spinosa e dura, senza toni declamatori, d'un sobrio pessimismo. Le poesie (con testo a fronte) sono precedute da un ampio saggio dello stesso Matteo Lefvre: "La lingua della denuncia nella lirica di Jos Agustn Goytisolo", utile e preciso nel cogliere i vasti riferimenti poetici di Goytisolo (Marziale, Blas de Otero, Pasolini...) e nel sottolineare il rigore linguistico, mai disgiunto da quello etico.
Voglio parlarvi adesso di un altro cantautore semi-dimenticato dal pubblico italiano e per lo pi sconosciuto alle giovani generazioni, Juan Manuel Serrat (*), seppure sia stato un giovane indignados dei giorni che furono della ribellione spagnola, quando Juan cantava:
Golpe a golpe, verso a verso / Cuando el jilguero no puede cantar. /Cuando el poeta es un peregrino, / Cuando de nada nos sirve rozar. / Caminante no hai camino, se hace camino al andar / golpe a golpe, verso a verso...
"Colpo a colpo, verso a verso / Quando il cardellino non pu cantare. / Quando il poeta un pellegrino, / Quando di niente ci serve sfiorare. / Viandante non hai strada, si fa strada camminando / colpo a colpo, verso a verso"...
canta Serrat i versi di Antonio Machado cui ha dedicato un intero album, ed altri come Rafael Alberti, Augusto Alguer, Sergio Endrigo, arrangiamenti dello stesso Juan Manuel Serrat. Sue canzoni sono cantate in italiano da Gino Paoli, Mina, Ornella Vanoni, Ana Belen, e tantissimi altri, come quella che segue di cui si conoscono diverse versioni, dal titolo: Ballata dautunno (*) nella trasposizione di P. Limiti:
Piove / l dietro la finestra piove, piove / sopra quel tetto rosso e spaccato, / sopra quel fieno tagliato, / sopra quei campi, piove. / Si gonfia di grigio il cielo / e il suolo gi grondante di foglie, / si profumato dautunno. / Il tempo che si addormenta / mi sembra un bimbo in braccio al vento / come in un canto dautunno. / Una ballata dautunno / un canto triste di malinconia / vien dietro al giorno che va via / Una ballata in autunno / pregata a voce spenta, / soffiata come il lamento / che canta il vento. / Piove, / l dietro la finestra piove, piove / sopra quel tetto rosso e spaccato, / sopra quel fieno tagliato, / sopra quei campi piove. / Io ti racconterei / che sta bruciandosi lultimo legno al fuoco e poi / che la mia povert / anche di un sorriso che sono solo ormai / ma io da solo son finito, ormai. / E ti racconterei che i giovani / son giovani perch non sanno mai / che no, non la vita / la bella cosa che / che loro gira in mente, io questo lo so. / Magari si potesse, / del domani e del passato / dire quello che ho sognato / Ma il tempo passa / e ti canta pian, piano, / con voce sempre pi stanca, / una ballata dautunno. /Piove, / l dietro la finestra piove, piove / sopra quel tetto rosso e spaccato, / sopra quel fieno tagliato, / sopra quei campi piove.
Considerato il pi grande cantautore spagnolo e catalano J. M. Serrata Inizia la sua carriera quasi cinquant'anni fa, nel 1965, in pieno franchismo, aderendo al collettivo di cantanti in lingua catalana Els Setze Jutges ("I sedici giudici"), che diverr ispiratore e "spina dorsale" di un pi vasto movimento di rinnovamento della canzone catalana, gi attivo dai primi anni '60, noto come "Nuova Canzone Catalana". Movimento di rinnovamento e protesta nella "pace terrificante" della Spagna di allora; gi l'uso di una lingua diversa dal castigliano era simbolo di non accettazione e di ribellione! Nonostante tutto ci, la "N. C. C." ottiene un successo clamoroso. Ben presto, Serrat diventa - assieme a Llus Llach (*)e ad altri - un simbolo di opposizione autentica al franchismo; un simbolo niente affatto "teorico", date le noie spesso di carattere poliziesco e intimidatorio che deve subire. Nel frattempo Serrat comincia a essere conosciuto anche all'estero; sue canzoni sono tradotte un po' ovunque e cantate, ad esempio, da David Broza in Israele, da Carlos do Carmo in Portogallo, da Mina e Gino Paoli in Italia e da Jaime Marques e Ana Belen in Brasile. Con la fine del franchismo, Serrat non cessa di scrivere e cantare le sue canzoni piene di bellezza, di libert e di meraviglia del vivere come Mediterraneo; ne prova l'"aggiornamento" regolare di una sua vecchia canzone, "Fan vent'anni che avevo vent'anni" o le lacrime nello stadio di Santiago del Cile (lo stesso dove venne ucciso Vctor Jara, poco dopo la fine del regime fascista di Pinochet nel 1989), mentre canta Volver a los dieci siete di Violeta Parra. Il suo ultimo lavoro sono giustappunto "rielaborazioni" di canzoni latinoamericane mediante il suo "alter ego" Tarrs, in un album intitolato Cansiones (2000), da rileggere e riascoltare.
Di Juan Manuel Serrat (alias rarrs) leggiamo: Para la libertad (*) Para la libertad sangro, lucho y pervivo. / Para la libertad, mis ojos y mis manos, / como un rbol carnal, generoso y cautivo, / doy a los cirujanos. / Para la libertad siento ms corazones / que arenas en mi pecho. / Dan espumas mis venas / y entro en los hospitales y entro en los algodones / como en las azucenas. /Porque donde unas cuencas vacas amanezcan, / ella pondr dos piedras de futura / mirada y har que nuevos brazos y nuevas piernas / crezcan en la carne talada. / Retoarn aladas de savia sin otoo, /reliquias de mi cuerpo / que pierdo en cada herida. / Porque soy como el rbol talado, / que retooy an tengo la vida.
(Versione italiana di Riccardo Venturi): Per la libert sanguino, lotto e continuo a vivere. / Per la libert, i miei occhi e le mie mani, / come un albero carnale, generoso e prigioniero, / le consegno ai chirurghi. / Per la libert, sento d'avere nel petto / pi cuori che grani di sabbia. / Schiumano le mie vene / e entro negli ospedali, / entro nelle bende di cotone / come in candidi gigli. / Perch dove compariranno orbite d'occhi vuote / lei porr due pietre per lo sguardo futuro / e far crescere nuove braccia e nuove gambe / nella carne devastata. / Germoglier di nuovo l'energia a colpi d'ala, / senza autunno, / reliquie del mio corpo / che perdo a ogni ferita. / Perch sono come l'albero strappato: / rigermoglio e ancora ho vita.
Sono questi i poeti di un nuova stagione della Poesia civile spagnola che si chiude qui con Jos Agustn Goytisolo, ma che si riapre in America Latina con quanti hanno elaborato sullo spirito del Romance le loro composizioni, e hanno levato le loro grida contro lingiustizia e la mancanza di libert; di quanti hanno cantato con anima grave le sofferenze cui sono state sottoposte le popolazioni, contro il potere autoritario delle dittature; di tutti coloro che hanno levato la loro voce contro: Pablo Neruda, Cesar Vallejo, Ruben Dario, Jorge Guillen, ma anche Victor Yara, Violetta Parra, Angel e Isabel Parra, Daniel Viglietti, Sergio Ortega, Rolando Alarcn, nonch numerosi gruppi musicali che abbiamo conosciuto durante la resistenza cilena: Inti Illimani, Quinteto Tiempo, Quilapayun, Los Calchakis, sembrano far parte di un altro elenco di nomi indifferenti, altres sono poeti e scrittori moderni di Romance, di cancin y coplas y villancicos, che hanno reso grande la tradizione spagnola trasmigrata in Sudamerica. Ancor pi essi sono di riferimento nel mondo della canzone di protesta e della canzone d'autore, politicamente impegnati e conosciti a livello internazionale. cos che la poesia diviene quindi intuizione di un microcosmo individuale di fulminea durata eppure densissimo di realt perenni. Intuizione consegnata in versi (alla storia della letteratura) insieme espliciti e reticenti: Yo no digo esta cancin / sino a quen comigo va; e con ci partecipi a pieno diritto alla letteratura moderna, diffusa a tutto il mondo. Al loro insegnamento si rifaranno gli attuali cantares forgiati nello spirito della tradizione del vecchio Romance dellepoca doro, risonante di frammenti melodici assai diffusi nella musica popolare spagnola, solenni e un poco remoti, raramente lirici, di cui utilizzano la caratteristica cadenza ritmica, sulla sonorit della copla (solfa), il cui termine definisce quella che per noi la comune canzone, indicandone le diverse stanze (poetiche), legate dal ritornello che viene di tanto in tanto ripetuto. Cos dicendo, il tutto potrebbe sembrare banalmente riconducibile a una moda legata al tempo in cui si verificata. Ma se soltanto pensiamo che dietro queste canzoni di grande impatto lirico e poetico si innescata La Nueva Cancin Chilena un movimento culturale e musicale sorto in Cile negli anni sessanta, improntato al recupero e alla rielaborazione del folklore latinoamericano e all'utilizzo della musica come arma di lotta ed impegno sociale e politico, ci accorgiamo che un solo sperduto verso di una di queste canzoni fa la differenza. Non a caso il destino degli artisti della Nueva Cancin Chilena (*) profondamente segnato dal Golpe di Pinochet dell'11 settembre 1973: Jara viene imprigionato e ucciso pochi giorni dopo, mentre gli Inti Illimani e i Quilapayn sono costretti a rimanere a lungo in esilio, rispettivamente in Italia e in Francia, dove si trovavano per concerti al momento del colpo di stato. Con il regime militare fu anche soppressa l'etichetta che pubblicava i dischi di quasi tutti i musicisti della Nueva Cancin, la DICAP (Discoteca di canto popolare). Si pensi inoltre alle migliaia di desaparecidos, alle uccisioni di massa, a quanti stata tolta la libert, a quanti stata tolta definitivamente la parola. Una storia, questa, che pur restando nella ricerca musicale, affronteremo in un prossimo Quaderno dedicato. Tuttavia fin da subito va sottolineato quanta strada fin qui stata fatta, di come attraverso la nostra ricerca, partita da una banale tradizione popolare, siamo arrivati a trattare di letteratura e storia, di poesia e canto, di contrasti sociali e di grandi ideali guidati da sentimenti forti, rimasti tali, che non hanno mai smesso di far sentire il loro grido altissimo, levato in difesa di unidentit da salvare, la nostra, di tutti quei popoli liberi che giustamente riscattano la propria esistenza. Se vero che a volte le cose ci vengono semplicemente incontro, allora c da chiedersi: A che serve la musica che ci suona nella testa senza essere evocata e forse nemmeno desiderata?. E la domanda inclusiva di quella risposta spontanea che Oliver Sacks (*) non si ancora data: cio che noi labbiamo evocata, labbiamo desiderata, attraverso la nostra ricerca. Linvito sollecitato dal recupero effettuato negli archivi della memoria che abbiamo portato avanti con discrezione e che ha attirato la nostra attenzione su quanto fin qui avevamo trascurato e che per una strana coincidenza della mente, si avvale di una strana forma dimmaginazione in cui una canzone o una melodia, ma anche una fiaba o una narrazione, salgono immediate alla mente, per assolvere a una funzione simile a quella del sogno. Scrive ancora Sacks: Quale che sia il suo messaggio segreto, la musica di fondo che accompagna il nostro pensiero cosciente non mai accidentale come dire che tutto ci che fin qui abbiamo apprezzato: narrazioni, leggende, favole antiche e nuove, musica e poesia, cantes e romance, ma anche storia di tradizioni , di folklore popolare, di lotta e di scontento che fanno parte della nostra realt, del nostro essere antropologicamente umani:
Copla de mis amores / cantar de mis dolores, / entonces t sers / la copla verdadera, / la alondra mananera, / que lejos volaras, / y en labios de cualquiera / de mi te olvidaras! Canzone dei miei amori / cantare dei miei dolori, / allora tu sarai / la solfa vera, / l'allodola mattiniera, / che lontano volerai, / e sulle labbra di chiunque / di me ti dimenticherai!. (Manuel Machado: El cantar)
(continua)
Note: 1) The History of Music In Sound - Vol.II - Oxford University Press / His Masters Voice - London. 2) Romance de Abenmar di anonimo del XV secolo - In Wikipedia Libera Enc. 3) Ramon Menndez Pidal - in Flor nueva de romances viejos - Espasa-Calpe - Madrid 1985. 4) Lapparizione di anonimo del XIV secolo - in Wikipedia Libera Enc. 5) - in Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes op. cit. 6) Manuel de Falla - El retablo de Maese Pedro - (vedi discografia) 7) Gaiferos e Melisenda, ballata judeo-espaolas in Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes op. cit. 8) Federico Garcia Lorca - Poesie Guanda 1959. 9) Federico Garcia Lorca - Libro de Poemas, Nueva Canciones - Residencia de Estudiantes Madrid 1917. 10) Federico Gracia Lorca - Canti Gitani e Andalusi a cura di Oreste Macr - Guanda - Parma 2005. 11) Federico Garcia Lorca - Poema del Cante Jondo - Espasa Calpe - Madrid 1936; e in Giorgio Mancinelli Musica Zingara: Testimonianze etniche della cultura europea - MEF Firenze Atheneum - 2006. 12) Antonio Machado - Poesie, Proverbios y Cantares - a cura di Claudio Rendina Newton Compton 1971. 13) Antonio Machado - Prose e poesie scelte - I Meridiani Mondadori - 14) 15) 16) 17) 18) 19) - in Paco Ibanez (vedi d.) 20) 21) Rafael Alberti - Cal y Canto, Sobre los Angeles, Il quartiere dei profeti - De Donato ed. 22) Umberto Eco - Vertigine della lista - Bompiani 2009. 23) A cura di Alain Danielou - Musical Atlas - Collana Discografica (vedi d.) 24) Folkoncerto - Programma RAI sullEtnomusicologia diretto da 25) Antonio Garcia Rayo in Cancionero de Romances - Joaquin Diaz (vedi d.) 26) Paco Ibaez - Oroitzen (vedid.) 27) Jos Augustin Goytisolo - Poesia Civile - Perrone Editore 2006. 28) Juan Manuel Serrat - (vedi d.) 29) Lluis Llach - (vedi d.) 30) Juan Manuel Serrat - (vedi d.) 31) Inti Illimani - Nueva Cancion Chilena - (vedi d.) 32) Oliver Sacks - Musicofilia - Adelphi 2009. 33) Manuel Machado - Antologia Poetica - EDAF 2007.
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