Pubblicato il 31/10/2011 10:11:52
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGIA 6 (terza parte)
Romanceros: fuochi di una tradizione mai spenta, di Giorgio Mancinelli.
(Studi e ricerche effettuati per Folkoncerto, RAI3, e per Il Canto della Terra, per RSI (Radio della Svizzera Italiana) e articoli apparsi sulle riviste: Nuovo Sound, Musica e Dischi, Audio Review, La Repubblica).
La completa conoscenza dei popoli implica anche di comprendere quello che il patrimonio orale, letterario e musicale che gli concerne. Questa ricchezza culturale non basta per leggerla in qualche libro o rivista di viaggio, quasi fosse subalterna alle altre forme culturali che la compongono, bene anche ascoltarla, apprenderla dalla viva voce di chi la detiene, di quegli stessi popoli che lhanno coltivata e, in qualche modo, resa fruibile, trasmessa alle generazioni future. Se non altro per meglio viverne i contenuti umani ed etnologici ( le ragioni), le testimonianze linguistiche e le sonorit originali che la compongono (*). Al tempo stesso, rendere efficace il lavoro, frutto di ricerche scientifiche approfondite e studi, che molti ricercatori in tutto il mondo hanno fatto e vanno facendo per salvaguardare questo patrimonio che, di fatto, appartiene a tutti noi. quanto svolto finora dal Consiglio Internazionale della Musica con sede a Parigi, dallorganizzazione non governativa dellUNESCO, dal Muse dellHomme e lOcra a Parigi, dallIstituto Internazionale di Studi Comparati Fondazione Cini con sede a Venezia, la Discoteca di Stato e il Museo Etnografico Pigorini a Roma, Museum of Mankind di Londra, Museu Nacional de Etnologia di Lisbona, Museo de Amrica di Madrid, Museo Etnologico di Mexico a Citt del Messico, la EMI-Odeon a Londra, la Brenreiter a Berlino, lAlbatros in Italia, che nellinsieme rappresentano un panorama musicale che abbraccia tutto il mondo conosciuto e la straordinaria variet dei mezzi di espressione, che pur nelle diverse culture, lo compongono. La storia del Romance spagnolo narrata in questa ricerca, trova qui un punto fermo, il salto dal vecchio continente al nuovo mondo assai ampio e richiede un volo temporale (di tempo) per poter coprire lo spazio che da esso ci separa. Pertanto dobbiamo ad ogni costo ripartire da dove la storia ha avuto inizio, cio da quel 1492 in cui Cristoforo Colombo scopr lAmerica. Era inevitabile, per lepoca in cui avvenne, che i monarchi convogliassero i propri interessi alle risorse economiche delle terre conquistate, piuttosto che ampliare la propria conoscenza di altre culture. Ma questo lo lasciamo decidere agli storici, del resto agli interessi puramente economici, si affiancarono preoccupazioni morali di competenza della Cristianit per ci che riguardava il diritto/dovere di estendere la propria religione nel mondo. Allepoca era dovere imprescindibile convertire ad ogni costo le popolazioni per salvare le loro anime e destinarle al paradiso. E pu sembrare arduo qui affermare che fu proprio lopera svolta dai missionari che port alla diffusione della lingua castigliana nel Nuovo Mondo. Solo ventanni pi tardi gi gli Indios delle Antille si rivolgevano in spagnolo a Bartolomeo de Las Casas, di cui si hanno notizie certe. Ben presto lo appresero i Tlacaltecas del Messico, e gli Aztechi a Sud delle grandi cascate, e in Paraguay. Alla fine del secolo poteva sentirsi parlare spagnolo per le strade di Potos in Bolivia come a Camajarca e a Cuzco in Per, e a Quito in Ecuador. Con la diffusione della lingua estesa allintero continente si cominci a parlare appunto di America Latina, e di cultura popolare manifestatasi proprio attraverso lesportazione della musica e della poesia, attraverso il genere che godeva nel vecchio continente di maggior fortuna: il Romance. Tant che le storie contenute nella Bibbia trovarono un terreno fertile proprio perch cantilenate nel modo della salmodia. Finanche la Messa, trasferita nella lingua spagnola, trov, a un certo punto, una valida trasposizione nel canto e nella musicalit pi idonea alla sensibilit di quei popoli. Il Romancero dal canto suo, che poteva essere un missionario laico o un prete, un domenicano come un francescano, divenne ben presto popolare e il Romance rappresent di fatto la pagina aperta del libro aperto sui fatti della storia col narrare le imprese dei Conquistadores, o meglio dei Libertadores che vantavano la salvezza dalle fiamme dellinferno. Non importava che la cultura autoctona degli Indios, appartenesse di fatto allantichit o alla mitologia dei grandi imperi scomparsi, le cui fantastiche visioni, tramandate nella forma orale attraverso le manifestazioni popolari, rappresentavano un patrimonio ineluttabile che andava in qualche modo conservato in ragione di un sostegno psicologico che mai sarebbe dovuto venir meno. Era pi importante demonizzare, detronizzare i vecchi idoli, annientare, ridurre in schiavit se necessario, pur di ottenere la loro sottomissione e insediarne dei nuovi. Pi tardi, gi alla met del secolo successivo, lassorbimento di alcuni caratteri della cultura colonizzante era entrata nelluso pratico, dando luogo a una cultura comune, o meglio accomunante, a tutti i paesi della Cordigliera che tuttavia (e per fortuna nostra) riuscirono a mantenere (seppure non proprio intatte) alcune delle tradizioni pi antiche, tipiche pur nella diversit che oggi li rappresenta. Acci il Romance trov una sua affermazione, adattandosi alla sensibilit delle nuove compagini sociali, seppure soltanto come riflesso dello spirito ispanico che verosimilmente laveva originato e fin ben presto per fiorire sulle bocche di poeti ispirati e interpreti spontanei che nel ricordo nostalgico dei Romanceros di Spagna, e del Romance, composero e interpretarono cantatas sulle guerre civili che gli Indios andavano combattendo contro loppressore che li spodestava di tutto, finanche della propria vita. Il primo strumento che il popolo si trov a usare per comunicare, e che per lo pi troviamo ampiamente utilizzato in tutta lAmerica Latina, fu proprio la copla che, secondo una leggenda, il marinaio Juan de Saravia aveva composto nellagosto del 1527 allisola del Gallo, contro Francisco Pizzarro. Tuttavia, la prima testimonianza della presenza del Romance sul territorio data da un certo Bernard Diaz del Castillo, nella sua Historia de conquista che narra le imprese di Cortez. Oggi questa tradizione non si ancora spenta, anche se i Romanceros non usano pi appellarsi con questo nome, come ricorda Fernando Alegria (*):
comunque il popolo che da al Romance la sua forma definitiva, ogni volta mutandolo, col tagliarlo o con laggiungere versi sui versi, col sopprimere o variarne le parole, la lunghezza, la durata della narrazione, col modificarne lo svolgimento o alterare capricciosamente lorigine degli avvenimenti narrati e persino le azioni, le avventure dei personaggi che lo compongono.
Luso del Romance come mezzo espressivo comunque rimasto vivo fra le popolazioni e la poesia che ad esso si ispira, ancora intesa quale voce che ha il potere di essere determinante sullo spirito delle popolazioni. Lo conferma la voce che tanti poeti hanno levato e continuano a levare, l dove ce n pi bisogno, per la giusta causa che li vede impegnati nel mondo, a difendere i diritti delluomo sul fronte della libert, della legalit, della giustizia. Scrive Pablo Neruda:
Io, non credo di aver mai inventato nulla (..) molti altri scrittori hanno sentito il dovere di esprimere il senso geografico e nazionale della nostra America. Unificare il nostro continente, scoprirlo, farlo comprendere, ritrovarlo: questo stato lo scopo della mia vita.
Di tutte le forme che concorrono a delineare il carattere di un popolo, nessuna pi autentica della musica, e fare poesia come fare musica, come il levare la propria voce e modularla nel suono di un parola, piana e soffusa o gridata che sia, far sentire al mondo che ci circonda la nostra presenza, la realt della nostra esistenza. La nostra voce racchiusa nel simbolo di ci che siamo, la forza spirituale della razza, il suo ritmo nostalgico, il suo accento, i suoi colori, il suono stesso della nostra natura di esseri umani. Cos come, il linguaggio delle foreste o dei deserti che attraversiamo, larmonia delle acque e dei mari che ci circondano, la voce dei venti e dei tuoni che sconquassano il nostro cielo. Tale il canto del maggiore poeta e forse davvero ultimo Romancero in ordine di tempo, e che pure cito qui per primo, che lAmerica possa vantare: Pablo Neruda che, col suo Romance pi compiuto: Canto General (*) segn linizio di una nuova stagione poetica, contrassegnata dal tema universale dellattaccamento alla terra sul principio di libert assoluta, per una riscoperta delluomo e lunificazione degli stati latinoamericani.
Da Canto General, leggiamo Amor America, 1400: (*)
Prima della parrucca e della giubba, / furono i fiumi, / i fiumi arteriali / furono le cordigliere, sulle cui onde / consumate / il condor o la neve immobili, / sembravano. / Fu la densit e lumidore, / il tuono ancora senza nome, / le pampas planetarie. / Luomo fu terra, ciotola, / palpebra del tremulo fango, / calcolo dellargilla, / anfora caraibica, pietra cibcha, / coppa imperiale o silice araucana. /Fu tenero e cruento, / ma sullimpugnatura / della sua arma dumido cristallo / le iniziali della terra erano scritte .
Con Neruda, la transizione dal Romance alla cantata popolare dimpegno civile e politico, pressoch completata, in essa si rinnova quellinquietudine drammatica che da sempre sottolinea lavanzamento culturale e sociale del continente latinoamericano, e che sfocer nelle lotte di classe e porter ai successivi massacri delle popolazioni iniziate fin dai primi anni della Conquista e mai interrottesi dalla civilt Inca a quella Olmeca, fino allattuale sterminio degli Indios in Amazzonia, ai Pellerossa negli Stati Uniti, agli aborigeni Australiani, alla pulizia etnica nei Balcani e nella fascia Mediterranea, ai popoli dellAfrica nera, lo sterminio degli Ebrei, degli Zingari, dei gay e a tutte le altre nefandezze di cui non si ha notizia. Ma non questo il momento n il luogo per parlarne, seppure, va ricordato che una ricerca approfondita e comparata su questo argomento, rientrerebbe nellambito della scienza antropologica e delletnomusicologia tout court. Per restare nellambito dellevolversi del Romance in America Latina, tema primario di questa ricerca, incontriamo Luis Advis, uno dei massimi esponenti della cultura pi alta nel suo paese, titolare di numerosi posti accademici di musica classica e tradizionale presso l'Universidad de Cile. Da l il bisogno di dare nuova vita e sviluppo popolare alla musica folklorica attraverso lavori come cantate e sinfonie. Prominente nel suo repertorio una sinfonia, Los Tres Tiempos de Amrica (*) registrato nel 1988 da Quilapayn con la cantante spagnola Paloma San Basilio e un'orchestra di musicisti spagnoli. E Canto para una Semilla (*) (Canzone per un Seme) basato su poemi di Violeta Parra, registrato dagli Inti-Illimani, da Isabel Parra. Il "Cantos" consta di sette canzoni, un intermezzo ed una parte recitata fra una canzone e l'altra da Carmen Bunster, diversamente per lAlbum italiano del 1977: Voce recitante di Edmonda Aldini nella traduzione di Ignazio Delogu. Leggiamone insieme il testo: (parte)
Da Canto para una Semilla di Luis Advis La Conciencia: (*)
Vlgame Dios como estn /Todos los pobres cristianos /En este mundo inhumano /Partido mit' a mit'. /Del rico es esta mald'! /Lo digo muy conmovida. /Dijo el Seor a Mara: /Son para todos las flores, /Los montes, los arreboles, /Porque el pudiente se olvida? /Si el sol pudieran guardarlo /Lo hicieran de buena gana, /De noche, tarde y maana /Quisieran acapararlo. /Por suerte que pa' alcanzarlo /Se necesitan cojones. /De rabia esconden las flores /Las meten en calabozos /Privando al pobre rotoso /De sus radiantes colores. /No puede n el ms flamante /Pasar en indiferencia /Si brilla en nuestra conciencia /Amor por los semejantes. /En este mundo moderno /Qu sabe el pobre del queso? /Caldo de papas sin hueso /De no saber lo que es tierno. /Por casa callampa, infierno /De lata y ladrillos viejos. /Cmo le aguanta el pellejo? /Eso s que no lo s: /Pero bien s que el burgus /Se pita al pobre verdejo./No puede n el ms flamante /Pasar en indiferencia /Si brilla en nuestra conciencia /Amor por los semejantes. /No pierdo las esperanzas /De que sto tenga su arreglo /Un da este pobre pueblo /Tendr una feliz mudanza! /El toro solo se amanza /Montndolo bien en pelo. No tengo ningn recelo /De verlo vuelto tirilla /Quando se d la tortilla, La vuelta que tanto anhelo.
La coscienza (Versione italiana di Riccardo Venturi): Ne guardi Iddio come stanno /Tutti quei poveri cristiani / questo mondo disumano Diviso a met. /E' tutta colpa dei ricchi!/Lo dico assai commossa./Disse il Signore a Maria:/Sono per tutti i fiori,/Le montagne, i declivi,/Perch il potente se ne scorda?/Se il sole potessero ingabbiarlo/Lo farebbero assai volentieri,/Di notte, sera e mattina/Lo vorrebbero tutto per s./Menomale che per raggiungerlo/Ci vogliono le palle./Per rabbia nascondono i fiori,/Li mettono in guardina/Privando il povero straccione/Dei loro colori splendenti./Neanche chi se ne frega di tutto/Pu restare indifferente/Se brilla nella nostra coscienza./L'amore per i propri simili. /In questo mondo di oggi,/Che ne sa il povero del formaggio?/Broda di patate senz'osso,/E la carne se la sogna./Come casa una baracca, un inferno/Di lamiera e tegole vecchie./Come fa a tirare avanti?/Questo proprio non lo so:/Per so bene che il borghese/Piglia per il culo il povero. Neanche chi se ne frega di tutto/Pu restare indifferente/Se brilla nella nostra coscienza/L'amore per i propri simili./Non perdo le speranze/Che un giorno tutto s'aggiusti,/Un giorno questa povera gente/Avr un bel cambiamento!/Il toro solo si ammansisce/Montandolo bene a pelo./Non ho nessuna paura/Di vederlo a gambe all'aria:/Quando si rigirer la frittata,/Il ribaltamento cui tanto aspiro.
Altra pietra miliare del movimento della Nueva Cancione Cilena, la cantata a Santa Mara de Iquique (*), eseguita dal gruppo Quilapayun, forse il simbolo di ununit di lotta che vuole essere di ammonimento e di speranza per i popoli in lotta e riassume quelli che sono gli aspetti letterari, narrativi e musicali che meglio rappresentano la tradizione musicale sudamericana. Leggiamone insieme lincipit:
Se contemplate la Pampa e i suoi cantoni / vedrete la siccit del silenzio / ascolterete il suolo senza miracolo / e spacci vuoti come lultimo deserto. / Forse domani o dopo, / o anche un po pi tardi / la vicenda da lor vissuta / ricomincer di nuovo / mille cose possono accadere / a meno che non apprestiamo / qualche soluzione di lotta. / / la terra sar di tutti / anche nostro sar il mare / ci sar giustizia per tutti / e anche libert. / Lottiamo per ci che nostro / e non deve essere di nessun altro
Il motivo religioso tradizionale della Cantata si distingue per certe caratteristiche essenziali risulta sostituito con un ordine diverso, pi sociale e realistico; pur non tralasciando i nessi con la tradizione del vecchio continente, sono stati aggiunti tipi diversi di melodia e ritmica, modulazioni armoniche elementi ritmici di estrazioni ispano-americana. Al pari di un antico Romancero, Luis Advis ha trasferito nella forma della cantata popolare una pagina di storia civile, nella rievocazione della tragedia svoltasi sotto il governo di Pedro Mont a Iquique (Chile), il 21 dicembre 1907, in ricordo di uno dei pi brutali massacri della storia di questo paese. Le altre composizioni includono un quintetto di vento, musica per teatro, cinema e televisione, in un catalogo musicale che comprende pi di 150 lavori e che copre tutte le sfere che vanno dal classico alla canzone popolare. Allorchestra classica utilizzata per la Cantata sono stati conservati il violoncello e il contrabbasso, e un particolare ensemble formato da due chitarre, due flauti, un charango tipico e una grancassa. Sulla scia di questa Cantata ormai famosa, tutte le sue composizioni, tra preludi, canzoni e melodie ecc. scritte da compositori che vivono o che hanno vissuto in America Latina, facenti parte di gruppi o musicisti esiliati, presentano tutte quante una vicinanza con per cos dire spirituale con il ricco passato che precedette gli eventi della repressione. Linsieme di ritmi e suoni di ieri e le parole scritte oggi dai poeti che questo continente ha prodotto, danno a queste canzoni liricit e originalit, e soprattutto forza al linguaggio espressivo che sar ripreso da molti gruppi in quegli stessi anni. Hctor Miranda, argentino della provincia di Buenos Aires, il leader del gruppo folk Los Calchakis, creato nel 1960 e di cui direttore artistico e voce baritono. Conoscitore della musica etnica del continente, Miranda suona molti strumenti tipici, come siku, moceo, tarka, pinkillo, bombo e un numero indecifrato di percussioni. Gli altri componenti il gruppo sono: Sergio Arriagada, cileno di Santiago del Cile, responsabile della realizzazione musicale, suona tutti gli strumenti andini: kena, charango, antara, siku, cuatro, kenacho, oltre alla chitarra ed altre percussioni; Enrique Capuano, argentino della provincia di Crdoba, voce tenore e chitarra solista; Pablo Urquiza, argentino della provincia di Crdoba, voce tenore e chitarra, suona tutti gli strumenti andini: kena, kenacho, siku, antara, aykhori, charango, cuatro e bombo; Mario Contreras, cileno, ha spesso collaborato col gruppo in qualit di artista invitato. Con pi di 40 opere discografiche al loro attivo, Los Calchakis sono considerati uno dei pi importanti interpreti del folclore musicale latinoamericano, testimoniato inoltre dai loro concerti e numerosi tour tenuti sui palchi dei teatri dell'Europa e del Nord America. Fra i moltissimi album, nel 1972 interpretano la colonna sonora del film L'Amerikano di Costa Gavras, composta da Mikis Theodorakis, insieme ad altri, dedicati al folklore sudamericano. Tra questi, spicca unantologia interessante: I poeti dellamerica Latina (*) che offre una selezione di opere tra le pi rappresentative del periodo, vuoi per la ricerca minuziosa dei temi trattati, che per luso che essi fanno degli strumenti tipici. Le canzoni in esso raccolte, musicate e cantate dal Los Calchakis, e in gran parte firmate dallo stesso Miranda, appartengono sia a poeti famosi, come Pablo Neruda, Nicolas Guiellen, Cesare Valleio, Victor Jara, Carlos Ayala, sia a poeti a noi sconosciuti ma ben noti nei loro rispettivi paesi. Ma con unltra raccolta, dal titolo pi esplicito: I poeti della rivoluzione (*), che Los Calchakis affrontano il tema dello scontro sul piano dellattualit politica con testi che esulano dal commercialismo per entrare a far parte di una cultura di massa che non trova altro modo per poter far sentire la propria voce. Sebbene si presenti come fenomeno di massa, assai diverso da quello fino allora conosciuto, il foklore latinoamericano cosa viva, quotidiana, mai reperto archeologico, bens creazione che nasce spontanea, fermamente legato alla terra dappartenenza, al pari di qualsiasi altra espressione artistica in tutta la sua essenzialit e qualit, al pari della poesia evoluta dai grandi che lhanno raccolta tra le millenarie storie di lontananze, solitudini, e quantaltro, ma anche dalla fantasia, dalla magia della terra, accresciute col tempo nei racconti, nei Romance, nelle coplas, per la viva voce dei suoi interpreti. In questa raccolta, bene si esplica tutto il risentimento di una razza volta al recupero della propria dignit, quella scaturita dalle nuove generazioni che non accettano i soprusi cui hanno dovuto sopportare i padri, e che si propone ancora oggi, come quesito sociale e culturale, in molte parti del mondo, Italia compresa.
Da I poeti dellAmerica Latina, leggiamo Cancion con todos:
Tutte le voci, tutte / tutte le mani, / tutte, tutto il sangue pu / essere canzone nel vento. / Canta con me, canta / Latino Americano / libera la tua speranza / con un grido nella voce
Non si pensi che il tema letterario alla base della nostra ricerca sia venuto meno, anche se sembra qui trascurato in realt esso sempre presente, perch oltre che dalla poesia, i poeti latinoamericani colgono lo spirito letterario del tempo e da esso traggono forza. Abbattendo la parete divisoria fra letteratura e musica, fra musica e sociologia, Manuel Scorza con Rulli di tamburo per Rancas(*), il primo romanzo della "pentalogia" intitolata La Ballata, ha inventato in quegli anni, un affascinante ritmo narrativo che coinvolgeva tutti e tutto, raccontando sotto forma di romanzo la lotta dei comuneros (i contadini indigeni) realmente avvenuta in Per negli anni sessanta. Molti personaggi del libro (Hctor Chacn, per esempio) sono realmente esistiti. Il romanzo (insieme a tutta la pentalogia) viene considerato dagli indios il racconto epico delle loro gesta. Come sua abitudine, Scorza cerca di riprodurre il ritmo racconti popolari andini, attraverso una narrazione mimetica e realistica che ricorda i parlanti popolari di Giovanni Verga: il narratore non interviene mai in prima persona, non presenta n i personaggi, ma parla come parlerebbe uno dei suoi personaggi. Spesso il lettore viene confuso dal fatto che uno stesso personaggio venga chiamato in modi diversi. In alcuni capitoli Scorza interrompe il flusso della narrazione e presenta piccoli riassunti della situazione economica e sociale del Per, senza mai per perdere il suo tono impersonale. Altra caratteristica di Scorza la sua scrittura in cui i capitoli si alternano, seguendo ora la lotta dei manifestanti di Rancas, ora la storia di Hctor Chacn, frammentando molto la narrazione. Dopo secoli di soprusi subiti da parte del dottor Montenegro, un latifondista locale, i comuneros di Rancas (una comunit contadina vicina a Cerro de Pasco) scoprono che un enorme recinto sta pian piano rinchiudendo tutti i loro territori, lasciandoli senza pi terre da coltivare. Il recinto costruito dalla multinazionale americana Cerro de Pasco Corporation, che agisce con il benestare del dottor Montenegro e delle istituzioni, senza aver avvisato n chiesto autorizzazione ai comuneros, legittimi proprietari delle terre. Tra lo sconcerto iniziale della comunit, la situazione raggiunge livelli insostenibili: ora diventa persino difficile raggiungere Rancas, dato che il Recinto ha inglobato anche fiumi e strade. I contadini si rivolgono al loro rappresentante locale, il Personero don Alfonso Rivera, ma i suoi reclami restano inascoltati. Intanto Hctor Chacn della comunit di Yanahuanca, detto il Nittalope, inizia a raggruppare una banda allo scopo di eliminare il prepotente Montenegro. Chacn, l'Abigeo, il Ladro di Cavalli organizzano l'omicidio, ma, scoperti, sono costretti a rifugiarsi sui monti e a vivere da banditi. Stufi di presentare reclami, istigati da Fortunato, che ha visto uccise tutte le sue pecore dai bravacci della Cerro de Pasco, i comuneros di Rancas trasportano tutte le pecore morte davanti alla Prefettura di Cerro, ottenendo solo l'arresto di Fortunato. Il Personero, convinto oramai della faziosit delle autorit, fa riunire in una piazza tutti i maiali che la comunit riesce a recuperare, li tiene a digiuno per una settimana, per poi liberarli nei pascoli recintati, rendendoli inutilizzabili. Hctor Chacn nel frattempo sta per mettere in atto il suo piano, anche a costo di travestirsi da donna ed infiltrarsi nel palazzo di Montenegro. Per ottenere i vestiti adatti, torna a casa sua di nascosto. Ma tradito da un suo parente, viene arrestato dalla Guardia Civile ed imprigionato. Ridotti a far pascolare le pecore nei cimiteri, dopo che le guardie della Cerro de Pasco hanno impedito anche ai pochi animali rimasti di lasciare il paese, i comuneros si decidono alla lotta armata: attaccano la guardia repubblicana con fionde e sassi. Anche qui interviene la Guardia Civile, che sgombera il villaggio, massacrando la popolazione e bruciando le abitazioni. I comuneros si ritrovano sotto terra, morti, a raccontarsi le ultime violenze subite. Sul Per troviamo il libro di un noto viaggiatore francese, Alfred Metraux, antropologo e promotore dei diritti umani ha sempre alternato l'insegnamento universitario alle ricerche sul campo, che lo hanno portato in Africa, nelle Americhe centro-meridionali e nel Pacifico. Delle sue opere Einaudi ha pubblicato Incas (*)(1969 e 1998). Gi sognato come la terra dell'El Dorado e delle Amazzoni, e considerato nell'Europa illuminista come il paese dell'Utopia, quasi uno Stato socialista, il Per viene qui riportato nelle sue dimensioni storiche. Metraux fa giustizia di queste ingenue raffigurazioni e sottolinea piuttosto le rassomiglianze con le monarchie asiatiche. La denuncia delle atrocit dei conquistatori si unisce allo studio delle cause che produssero la rapida caduta dell'impero, e delle continue ibridazioni che da allora hanno dato al Per il volto complesso che oggi conosciamo. Si pu dire che con Metraux l'etnologia riuscita a conoscere gli altri attraverso noi stessi, e noi stessi attraverso la diversit di civilt favolosamente remote. L'impero del Sole e i suoi miti, le strutture economiche, politiche e sociali, la cultura, l'impatto devastante della Conquista spagnola: della civilt Inca questo libro, apparso per la prima volta nel 1961, ci offre un quadro vivacissimo e insuperato. Il suo linguaggio misto di poesia e ironia, immaginazione e sdegno, li fonde tutti insieme mirabilmente. Cos come Alfred Mtraux con Incas, svelava quella che lorigine nobile di questa razza e le ragioni della dignit profondamente offesa. Su tutto ovviamente ha pesato molto la massima, macchiata di sangue, di Simon Bolivar leroe venezuelano che dedic la vita per l'indipendenza degli stati sudamericani: Tirannia e schiavit sono il compendio di tutti i mali e di tutte le guerre da cui la poesia sudamericana trasse la forza per manifestare il proprio sdegno, per quella che sar causa popolare e proletaria dei diritti delluomo contro ogni forma di oppressione. La letterata impegnata, quella pi fulgida e allo stesso tempo stravolgente, appartiene allo scrittore peruviano Jos Maria Arguedas, scrittore peruviano la cui voce si leva isolata, quasi avesse voluto tenersi in disparte dal mondo ricordato per un libro carico di tensione: I fiumi profondi (*). Visse gli anni decisivi della sua infanzia a stretto contatto con la popolazione india. In questo modo scopr la cultura indigena e impar il quechua, lingua che utilizz per tutta la vita e che solo dopo aver compiuto 8 anni affianc all'uso del castigliano. Figlio di un avvocato, che per ragioni politiche e professionali, si vide obbligato a viaggiare con frequenza attraverso il territorio delle Ande. Il futuro scrittore, che quasi sempre accompagnava il padre nei suoi viaggi, allarg i suoi orizzonti culturali ed entr a contatto con la tradizione india. Nel 1931 entr nella facolt di lettere dell'Universidad Mayor de San Marcos di Lima. La sua attivit creativa inizi poco tempo dopo. L'opera di Arguedas abbraccia vari campi; troviamo, infatti, romanzi, poesie e studi letterari, traduzioni dal quechua allo spagnolo e viceversa. In lui intravediamo sempre una preoccupazione costante per la lingua, i suoi usi e la interrelazione reciproca. Il suo esordio avvenne con una serie di canti con il titolo "Aqua", pubblicato nel 1935. del 1941 la sua prima novella intitolata "Yawar Fiesta". Le sue opere mature comprendono "Los ros profundos" del 1958, "Todas las sangres" del 1964 e "El zorro de arriba y el zorro de abajo" pubblicato nel 1971. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo. Ancora scosso dai traumi subiti durante la sua infanzia e disilluso per gli effetti della politica culturale del suo paese, cerc di suicidarsi nel 1966 senza riuscirci, ma, il 28 novembre del 1969, si spar alla testa e mor quattro giorni dopo, il 2 dicembre dello stesso anno. Il filo conduttore del suo libro I fiumi profondi- ha scritto Mario Vargas Llosa soffuso di nostalgia e a tratti di passione: la storia di un bambino straziato da una doppia origine che lo ha simultaneamente radicato in due mondi ostili. Figlio di bianchi, allevato dagli indios, ritornato al mondo dei bianchi, Ernesto, il narratore dei "fiumi profondi", un disadattato, un solitario: ma anche un testimone che gode di una situazione di privilegio per evocare la tragica opposizione di due mondi che si ignorano a vicenda, si respingono e che neppure nella sua persona riescono a coesistere senza dolore. Il romanzo nasce dall'esperienza autobiografica di Arguedas, figlio di un avvocato di provincia, che per anni vagabonda da un paese all'altro delle Ande, senza riuscire mai a stare in un posto tanto da affezionarsi, costretto ogni volta a partire. Mentre il padre si trova in carcere, il bambino viene allevato dalle vecchie "mamme" di una comunit india. Queste due esperienze, il contatto con la natura e l'essere cresciuto in un mondo arcaico, puro e forte, hanno marcato indelebilmente il suo carattere. Quando viene messo in collegio vivr nel ricordo dei suoi amici indios e degli austeri paesaggi che gli erano entrati nel sangue. E quando nel paese scoppier la rivolta, sentir in quegli sconvolgimenti il segno di un destino superiore. A detta dei maggiori scrittori sud-americani, Arguedas stato per loro un vero e proprio maestro che ha segnato una vera e propria svolta nella letteratura latino-americana. Le atmosfere create da questo autore ci spingono fortemente alla lettura di altri suoi due libri: Festa di sangue e Tutte le stirpi. Considero questa trilogia indispensabile per conoscere, e credetemi ne vale la pena, il fantastico mondo della letteratura di questo continente, proseguito con Marquez, Llosa, Sforza, Soriano e altri. Ed proprio alla genialit popolare e ad una innata ricchezza di espressione, piena di conflitti interiori e di opposte tensioni, che presento qui un altro grande della letteratura sudamericana, Gabriel Garcia Marquez. Il suo Centanni di solitudine (*) riesce a creare un paese fantastico dove il meraviglioso impregnato dei colori e dei sentimenti umani, quelli pi veritieri che non sono della realt. Per tornare alla poesia va qui citato Ral Gonzlez Tun, poeta e viaggiatore che condivise l'avanguardia letteraria argentina degli anni 20 e viaggi a lungo in tutta Europa. Visse a Parigi e a Madrid, citt nelle quali fece amicizia con Robert Dai, Csar Vallejo, Garcia Lorca, Rafael Alberti, Miguel Hernndez, Federico Garca Lorca e Pablo Neruda. Gonzlez Tun fu anche giornalista, lavor al quotidiano "Critica", un vespertino degli anni '20 e '30, di marcata tintura sensazionalista, ma che reclut inoltre a Tun, notevoli scrittori dell'epoca, tra cui Borges, Roberto Arlt, , Carlos della Punta, Nicols Olivari, e che nel giornaliero "Clarino" scrisse di critica darte e cronache di viaggio. Legato da profonda amicizia con Pablo Neruda e sua moglie Delia della Corsia, anchessa argentina, quando esplose la Guerra Civilein Spagna, entrambi si trasferirono da Madrid a Santiago dove condivisero la stessa casa. Neruda assecond il poeta cileno nella fondazione dell'Alleanza di Intellettuali per la Difesa della Cultura, organizzazione antifascista creata dopo il Congresso degli Scrittori di Valencia, realizzato a Barcellona, in mezzo ai bombardamenti franchisti. La copiosa bibliografia di Ral Gonzlez Tun (*) inizia con "Le porte di fuoco" che pubblic a Buenos Aires in 1923, a 21 anni. In quell'epoca, collabor con la rivista Martn Fierro, nella quale scrissero tra gli altri anche Jorge Luis Borges, Oliverio Girondo, Francisco Luis Bernrdez, Leopoldo Marechal, Macedone Fernndez ed Eduardo Gonzlez Lanuza. La sua opera influenz decisivamente la cultura argentina degli anni '50 e '60 dove tuttoggi considerato uno dei fondatori della corrente moderna della cos detta poesia urbana. Nel 1928, poco prima di imbarcarsi per l'Europa, Gonzlez Tun pubblic "Mercoled di cenere". Una volta a Parigi, scrisse uno dei libri considerati fondamentali nella sua opera: "La strada del buco nella calza", edito nel 1930. Poco pi tardi, nel 1936, esce un altro dei suoi libri chiave, "La rosa blindata", ispirato a un sollevamento minerario nella provincia spagnola delle Asturie. Ma con Lluvia un breve poema damore eseguito in forma di Tango dal Cuarteto Cedron, dove il poeta annuncia: 'sto meditando della tua vita e della tua morte', e che comincia con questa frase: Allora comprendemmo che anche la pioggia era bella, anche se, come nel caso della Guerra Civile spagnola, non cera possibilit di schivare la morte e la sofferenza. Scrive in proposito lautore, dopo una stagione che sembr inegualmente lunga, mi svegliai con 'tutta la tenerezza della pioggia'. Quella che appare come di buon mattino un mormorio. L'immagine la rubai, da un tango, che come seppi dopo veniva da un poema damore, folgorante e umido, scritto per un bonaerense che fu in altri tempi conosciuto per le sue avventure, i suoi compromessi ed i suoi versi inquietanti. Lluvia (Inviato per Luis Crdova il 01/08/2008): (*)
Entonces comprendimos que la lluvia tambin era hermosa. Unas veces cae mansamente y uno piensa en los cementerios abandonados. Otras veces cae con furia y uno piensa en los maremotos que se han tragado tantas esplndidas islas de extraos nombres. De cualquier manera la lluvia es saludable y triste. Sus tambores acunan nuestras noches y la lectura corre a su lado por los canales del sueo. T venas hacia m y los otros seres pasaban. No haban despertado todava al amor, no saban nada de nosotros. De nuestro gran secreto. Ignoraban la intimidad de nuestros abrazos voluptuosos, la ternura de nuestra fatiga. Acaso los rostros amigos, las fotografas, los paisajes que hemos visto juntos, tantos gestos que hemos entrevisto o sospechado, los ademanes y las palabras de ellos. Todo, todo ha desaparecido y estamos solos bajo la lluvia, solos en nuestro compartido, en nuestro apretado destino, en nuestra posible muerte nica, en nuestra posible resurreccin. Te quiero con toda la ternura de la lluvia. Te quiero con toda la violencia de la lluvia. Te quiero con todos los tambores de la lluvia. Te quiero con todos los violines de la lluvia. An tenemos fuerzas para subir la callejuela empinada. Recin estamos descubriendo los puentes y las casas, las ventanas y las luces, los barcos y los horizontes. T ests arriba, suntuosa y bblica, pero tan humana; increble, pero tan real; numerosa, pero tan ma. Yo te veo hasta en la sombra imprecisa del sueo. Oh, visitante. Ya es seguro que ningn desvo nos separar. Iguales luces sealeras nos atraen hacia la compartida vida, hacia el destino nico. Ni en nuestra carne ni en nuestro espritu nunca pasaremos la lnea del otoo. Porque la intensidad de nuestro amor es tan grande, tan poderosa, que no nos daremos cuenta cuando todo haya muerto, cuando t y yo seamos dos sombras y todava estemos pegados, juntos, subiendo siempre la callejuela sin fin de una pasin irremediable. Oh, visitante. Estoy lleno de tu vida y de tu muerte. Estoy tocado de tu destino. Al extremo de que nada te pertenece sino yo. Al extremo de que nada me pertenece sino t. Sin embargo yo quera hablar de la lluvia, igual, pero distinta, ya al caer sobre los jardines, ya al deslizarse por los muros, ya al reflejar sobre el asfalto las sbitas, las fugitivas luces rojas de los automviles, ya al inundar los barrios de nuestra solidaridad y de nuestra congoja, los humildes barrios de los trabajadores. La lluvia es bella y triste y acaso nuestro amor sea bello y triste, y acaso esa tristeza sea una manera sutil de la alegra. Intima, recndita alegra. Estoy tocado de tu destino. Oh, lluvia. Oh, generosa.
Allora comprendemmo che anche la pioggia era bella./A volte cade tranquillamente ed uno pensa ai cimiteri abbandonati./ Altre volte cade con furia ed uno pensa ai maremoti che si sono divorati tante splendide/isole di estranei nomi./In qualche modo la pioggia salutare e triste./ I suoi tamburi cullano le nostre notti e la lettura corre al suo fianco/per i canali del sonno./Tu venivi verso me e gli altri esseri passavano./Non avevano svegliato ancora all'amore, non sapevano niente di noi./Del nostro gran segreto./ Ignoravano l'intimit dei nostri abbracci voluttuosi, la tenerezza della nostra fatica./Per caso i visi amici, le fotografie, i paesaggi che abbiamo visto insieme,/tanti gesti che abbiamo intravisto o sospettato, i gesti e le parole di essi./Tutto, tutto sparito e siamo soli sotto la pioggia, soli in nostro condiviso, nel nostro stretto destino,/ nella nostra possibile morte unica,/nella nostra possibile resurrezione./Ti voglio con tutta la tenerezza della pioggia./Ti voglio con tutta la violenza della pioggia./Ti voglio con tutti i tamburi della pioggia./Ti voglio con tutti i violini della pioggia./Abbiamo ancora forze per portare sulla stradina ripida./Appena stiamo scoprendo i ponti e le case, /le finestre e le luci, le barche e gli orizzonti./Tu stai sopra, sontuosa e biblica, ma tanto umana; incredibile, /ma tanto reale; numerosa, ma tanto mia./Io ti vedo fino a nell'ombra imprecisa del sonno./Oh, visitatore./ gi sicuro che nessuna deviazione ci separer./Uguali brilli segnali ci attraggono verso la condivisa vita, verso il destino unico./N nella nostra carne n nel nostro spirito non passeremo mai la linea dell'autunno./Perch l'intensit del nostro amore tanto grande, tanto poderosa che non ci renderemo/ conto quando tutto sia morto, quando tu ed io siamo due ombre ed ancora siamo incollati,/insieme, portando su sempre la stradina senza fine di una passione irrimediabile./Oh, visitatore./Sono pieno della tua vita e della tua morte/Sono toccato del tuo destino./All'estremo che niente ti appartiene bens me./All'estremo che niente mi appartiene bens te./Tuttavia io volevo parlare della pioggia, ugualmente, ma distinta, gi cadendo sui giardini,/gi scivolando per i muri, gi riflettendo sull'asfalto le subitaneo, le fuggitive luci rosse delle automobili,/gi inondando i quartieri della nostra solidariet e della nostra angoscia, gli umili quartieri dei lavoratori./La pioggia bella e triste e per caso il nostro amore sia bello e triste, /e per caso quella tristezza sia una maniera sottile dell'allegria. Intima, recondita allegria./Sono toccato del tuo destino./ Oh, pioggia. Oh, generosa.
Con la sua opera, di grande importanza politico-letteraria, Tun si inserisce di forza nel movimento avanguardistico del XX secolo, ed occupa inoltre una delle pi ferme posizioni a favore dei Poeti della Guerra Civile Spagnola che trov in Miguel Hernndez uno dei pi rappresentativi. Nei suoi poemi che alludevano a viaggi, egli parla dei quartieri di Parigi e di Buenos Aires, paesi della Cordigliera e della Patagonia, posti lontani, tuguri strani, personaggi di circo, marinai, delinquenti o contrabbandieri, che denotano influenze tanto dissimili come Villn, Rilke, Evaristo Carriego, o payadores come Bettinotti e Gabino Ezeiza. Come, per esempio, Junacito Caminador, un personaggio ispirato a un artista di circo e alla marca di whiskey Johnny Walker, trasformato dal poeta, in un alter ego letterario dell'autore stesso e che leggiamo qui di seguito Junacito caminador : (*)
Junacito caminador muri en un lejano puerto- El prestidigitador poca cosa deja al muerto. Terminada su funcin -cancin, paloma y baraja- todo cabe en una caja, todo, menos la cancin. Ponle luto a la pianola, al conejito, a la estrella, al barquito, a la botella, al botelln, a la bola. Msica de barracn -cancin, baraja y paloma- flor de campo sin aroma Todo, menos la cancin. Ponle luto a la veleta, al gallo, al reloj de cuco, al fongrafo, al trabuco, al vaso y a la carpeta. Su prestidigitacin -cancin, paloma y baraja- el tiempo humilla y ultraja, Todo, menos la cancin. Mucha muerte a poca vida, que lo entierre de una vez la reina del ajedrez y un poeta lo despida. Truco mgico, ilusin, -cancin, baraja y paloma- que todo en broma se toma, todo, menos la cancin.
Junacito Caminador /mor in un lontano porto -/Il prestigiatore/poca cosa lascia al morto./Finita la sua funzione/- canzone, colomba e mescola le carte/- tutto sta in una scatola,/tutto, meno la canzone./Metti lutto alla pianola,/al coniglietto, alla stella,/alla barchetta, alla bottiglia,/al bottiglione, alla palla./Musica di baraccone/- canzone, mescola le carte e colomba -/fiore di campo senza aroma/Tutto, meno la canzone./Metti lutto alla banderuola,/al gallo, all'orologio a cuc,/al fonografo, al trombone,/al bicchiere e la cartelletta./La sua prestidigitazione/- canzone, colomba e mescola le carte -/il tempo umilia ed oltraggia./Tutto, meno la canzone./Molta morte a poca vita,/che lo seppellisca d'un colpo/la regina degli scacchi/ed un poeta lo licenzi./Trucco magico, illusione,/ - canzone, mescola le carte e colomba -/che per scherzo tutto si prende,/tutto, meno la canzone. Ritenuto contemporaneamente uno dei precursori della poesia sociale e combattiva dell'Argentina, famoso per i suoi "poemi civili", riferiti ad avvenimenti politici e sociali, che molto influirono sulla societ bohmien dellepoca, formata da autori come Julio Huasi, Juan Gelman, con i cos detti i poeti del "Pane duro" Roberto Santoro, Francisco Urondo ed in linea generale di tutta la generazione degli anni 60. Fu un intellettuale politicamente compromesso ed in pi di un'opportunit assistette ad eventi internazionali che videro impegnati intellettuali ed artisti di cinque continenti. Alcune poesie di Ral Gonzlez Tun sono state musicate ed eseguite dal Quarteto Cedron, in un album condiviso con Paco Ibaez (*)dal quale leggiamo il suo poema dal titolo significativo La libertad: (*)
La libertad.
I De pronto entr la Libertad. La Libertad no tiene nombre, no tiene estatua ni parientes. La Libertad es feroz. La Libertad es delicada. La Libertad es simplemente la Libertad. Ella se alimenta de muertos. Los Hroes cayeron por Ella. Sin angustia no hay Libertad, sin alegra tampoco. Entre ambas la Libertad es el armonioso equilibrio. Nosotros tenemos vergenza, la Libertad no la tiene, la Libertad anda desnuda. (Y el seor Jesucristo dijo que el reino de Dios vendr cuando andemos de nuevo desnudos y no tengamos vergenza.) Hermanos, nosotros sabemos, pero la Libertad no sabe. II Hay que ser piedra o pura flor o agua, conocer el secreto violeta de la plvora, haber visto morir delante del relmpago, conocer la importancia del ajo y el espliego, haber andado al sol, bajo la lluvia, al fro, haber visto a un soldado con el fusil ardiente, cantando, sin embargo, la Libertad querida. Viva el amor, la vida poderosa, la muerte creadora de olores penetrantes y eso porque uno muere y resucita, la luz sobre los techos de la aurora, sobre las torres del petrleo, sobre las azoteas de las parvas, sobre los mstiles del queso y el vino, sobre las pirmides del cuero y el pan, la gente retornando, una ventana con la bandera en familiar bordado y la exacta ambulancia, con heridos, cantando, sin embargo, la Libertad querida. Hay que ser como el puente necesario, natural como el lirio, como el toro, saber llegar al fondo del silencio, al subsuelo del brote y a la raz del grito, hay que haber conocido el miedo y el valor, haber visto una mano que agita una linterna de noche, hacia el distante nido de metralla, hay que haber visto a un muerto cicatrizado y solo cantando, sin embargo, la Libertad querida. III De pronto entr la Libertad. Estbamos todos dormidos, algunos bajo los rboles, otros sobre los ros, algunos ms entre el cemento, otros ms bajo la tierra. De pronto entr la Libertad con una antorcha en la mano. Estbamos todos despiertos, algunos con picos y palas, otros con una pantalla verde, algunos ms entre libros, otros ms arrastrndose, solos. De pronto entr la Libertad con una espada en la mano. Estbamos todos dormidos, estbamos todos despiertos y andaban el amor y el odio ms all de las calaveras. De pronto entr la Libertad, no traa nada en la mano. La Libertad cerr el puo. Ay! Entonces....
I Di colpo entr la libert./La Libert non ha nome,/non ha statua ne parenti./La Libert feroce./ La Libert delicata./La Libert semplicemente/la Libert./Essa si ciba di morti./Gli eroi caddero per Lei./Senza angoscia non ce Libert,/senza allegria neppure./Tra le due la Libert/ larmonioso equilibrio./Noi abbiamo vergogna,/la Libert non ne ha,/la Libert va nuda/(E Gesu Cristo disse/che il regno di Dio verr/quando andremo di nuovo nudi/senza vergogna)./Fratelli, noi sappiamo,/ma la Libert non sa. II Bisogna essere pietra/camminare al sole, sotto la pioggia, al freddo,/aver visto un soldato con il fucile ardente,/cantando, tuttavia, la Libert amata./Viva lamore, la forte vita,/la morte creatrice di odori penetranti/e questo perch uno muore e resuscita,/la luce sui tetti dellaurora,/sulle torri del petrolio,/ sui terrazzi delle messi,/sugli alberi maestri del formaggio e del vino,/sulle piramidi del cuoio e del pane,/la gente ritornando,/una finestra con la bandiera casereccia/e lesatta ambulanza con feriti/ cantando, tuttavia , la Libert amata./Bisogna essere come il ponte necessario,/naturale come il giglio, come il toro,/saper giungere al fondo del silenzio,/nel sottosuolo del germoglio ed alla radice del grido,/ bisogna aver conosciuto la paura e il coraggio,/aver visto una mano che agita una lanterna/di notte, verso il distante nido di mitragliatori,/bisogna aver visto un morto cicatrizzato e solo/cantando, tuttavia, La Libert amata. III Di colpo entr la Libert./Dormivamo tutti/alcuni sotto gli alberi,/altri sopra i fiumi,/alcuni ancora tra il cemento,/altri pi sottoterra./Di colpo entro la Libert/con una torcia in mano./Stavamo tutti svegli,/alcuni con picconi e pale,/altri con un paralume verde,/alcuni ancora tra i libri/altri trascinandosi, soli./Di colpo entr la Libert/con una spada in mano./Dormivamo tutti,/eravamo tutti svegli/e cerano lamore e lodio/pi in l dei teschi./Di colpo entr la Libert,/non portava nulla in mano./La Libert chiuse il pugno. Ahi! Allora....
Tra i musicisti cos detti impegnati, troviamo Ariel Gravano leader dellargentino Quinteto Tiempo (*) che, nelle canzoni di lotta raccolte sotto legida del movimento della Nueva Cancion Cilena, rappresentano unaltra interessante espressione dello scontro sociale e politico nel quadro della rinascita culturale avviata in quegli anni in Cile, e riferite a precisi avvenimenti che hanno segnato la vita politica e civile. Mezzo di propaganda dellUnit Popolare, queste canzoni segnarono un ritorno alla tradizione nellintento di ridare valore ai legami millenari del popolo con la nativa terra. Traggo dallintervista rilasciata allautore di questo servizio, quanto affermato proprio da Ariel Gravano: Uno dei compiti fondamentali di un artista popolare quello di essere veritiero e creatore di cultura, quello di un artista impegnato dare alle masse una nuova svolta culturale e politica per un fecondo contributo artistico. Le nostre voci sono la testimonianza di molte altre voci spente e imbavagliate che hanno rappresentato il nostro grido alla libert. Sono le voci di coloro che caddero per conquistare la luce, cos come di quelli che scontano con dignit una condanna che pretende di mettere le grate al pensiero, tenere in prigione il passo della storia. Siamo la voce di migliaia di mani tagliate che non suoneranno pi una chitarra, di migliaia di occhi che non vedranno la nuova vita, di labbra che non baceranno il futuro. Sempre nellambito della Nueva Cancion Cilena, vanno qui elencate le voci altissime di poeti e musicisti che pi hanno contribuito nel tempo a questo movimento: Victor Jara, Violetta Parra, Inti-Illimani (dei quali segue breve intervista), per aver essi espresso nelle loro canzoni quelle che erano le tensioni psicologiche che hanno preceduto gli eventi, col farsi partecipi del processo evolutivo della rivoluzione culturale e intellettuale in atto in Cile. Da non dimenticare Juan Capra il quale, come tutti i migliori, si formato nella fedelt ai modelli tradizionali, nellimpegno di costruire, proprio su quei modelli, non per sofisticato estetismo o inutile archeologia, una precisa coerenza ideologica che port alla Nuova Canzone Civile. La scelta dei canti che vi sottopongo qui di seguito testimonia la continuit di un cantare autentico che si evoluto da canto tradizionale a canto di lotta e che rappresentano linizio di un tracciato che in seguito si allargato a tutto il continente sudamericano. Tali sono anche gli apporti di Isabel e Angel Parra, entrambi cileni figli di Violetta e continuatori del suo insegnamento; in Venezuela Al Primera, in Uruguay Yamandu Palacio, in Bolivia Gato Barbieri, in Argentina Athaualpa Yupanqui e Charo Cofre, a formare un itinerario coerente che attraversa tutto il continente, come impegno alla responsabilit, allimpegno sociale e alla solidariet, sempre.
Di Victor Jara: Te recuerdo Amanda: (*)
Te recuerdo Amanda la calle mojada corriendo a la fabrica donde trabajaba Manuel. La sonrisa ancha, la lluvia en el pelo, no importaba nada ibas a encontrarte con el, con el, con el, con el, con el. Son cinco minutos la vida es eterna, en cinco minutos. Suena la sirena, de vuelta al trabajo y tu caminando lo iluminas todo los cinco minutos te hacen florecer. Te recuerdo Amanda la calle mojada corriendo a la fabrica donde trabajaba Manuel. La sonrisa ancha la lluvia en el pelo no importaba nada, ibas a encontrarte con el, con el, con el, con el, con el. Que part a la sierra que nunca hizo dalo, que part a la sierra y en cinco minutos, que de tі destrozado. Suenan las sirenas de vuelta al trabajo muchos no volvieron tampoco Manuel. Te recuerdo Amanda, la calle mojada corriendo a la fabrica, donde trabajaba Manuel.
Ti ricordo Amanda /la strada bagnata/correndo alla fabbrica dove lavorava Manuel./ Il sorriso largo, la pioggia nei capelli,/non importava niente/andavi a trovarti con quello,/ con quello, con quello, con quello, con quello./Sono cinque minuti/la vita eterna,/in cinque minuti./Suona la sirena,/di giro al lavoro/e tuo camminando l'illumini tutto/i cinque minuti/ti fanno fiorire./Ti ricordo Amanda/la strada bagnata/correndo alla fabbrica/dove lavorava Manuel./Il sorriso largo/la pioggia nei capelli/non importava niente,/andavi a trovarti con quello,/con quello, con quello, con quello, con quello./ Che parti in montagna/che non fece mai ritorno,/che part in montagna /ed in cinque minuti,/che di te sconquassato./Suonano le sirene/il turno del lavoro/molti non si girarono/neanche Manuel./Ti ricordo Amanda,/la strada bagnata/correndo alla fabbrica,/dove lavorava Manuel.
Di Violeta Parra: Gracias a la vida: (*)
Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me di dos luceros, que cuando los abro Perfecto distingo, lo negro del blanco Y en el alto cielo, su fondo estrellado Y en las multitudes, el hombre que yo amo. Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me ha dado el odo, que en todo su ancho Graba noche y da, grillos y canarios Martillos, turbinas, ladridos, chubascos Y la voz tan tierna, de mi bien amado. Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me ha dado el sonido, y el abecedario Con el las palabras, que pienso y declaro Madre, amigo, hermano y luz alumbrando La ruta del alma del que estoy amando. Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me ha dado la marcha, de mis pies cansados Con ellos anduve, ciudades y charcos Playas y desiertos, montaas y llanos Y la casa tuya, tu calle y tu patio. Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me di el corazn, que agita su marco Cuando miro el fruto del cerebro humano Cuando miro el bueno tan lejos del malo Cuando miro el fondo de tus ojos claros. Gracias a la vida, que me ha dado tanto Me ha dado la risa y me ha dado el llanto As yo distingo dicha de quebranto Los dos materiales que forman mi canto Y el canto de ustedes, que es el mismo canto Y el canto de todos, que es mi propio canto Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.
(traduzione italiana di Riccardo Venturi).
Grazie alla vita che mi ha dato tanto, /mi ha dato due stelle che quando le apro/perfetti distinguo il nero dal bianco,/e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,/e tra le moltitudini l'uomo che amo./Grazie alla vita che mi ha dato tanto,/mi ha dato l'ascolto che in tutta la sua apertura/cattura notte e giorno grilli e canarini,/martelli turbine latrati burrasche/e la voce tanto tenera di chi sto amando./Grazie alla vita che mi ha dato tanto,/ mi ha dato il suono e l'abbecedario/con lui le parole che penso e dico,/madre, amico, fratello luce illuminante,/la strada dell'anima di chi sto amando./Grazie alla vita che mi ha dato tanto,/mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,/con loro andai per citt e pozzanghere,/spiagge e deserti, montagne e piani/e la casa tua, la tua strada, il cortile./ Grazie alla vita che mi ha dato tanto,/mi ha dato il cuore che agita il suo confine/quando guardo il frutto del cervello umano,/quando guardo il bene cos/lontano dal male,/quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari./ Grazie alla vita che mi ha dato tanto,/mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,/cos distinguo gioia e dolore/i due materiali che formano il mio canto/e il canto degli altri che lo stesso canto/e il canto di tutti che il mio proprio canto./Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
Di Juan Capra: Yo me vuelvo para Chile: (*) Dos aos que ando rodando buscando una solucin, formndome la memoria y ahora yo quiero la accin. A Chile lo explotan como a toda Amrica del Sur, tambin Chile es indio y pobre aunque me lo niegues t. Me dicen que Chile es libre, de santa reformacin. Pero yo no escucho, amigos, la voz de la religin. Pregntenle a los pampinos y a los mineros del cobre si la santa democracia reforma el hambre del pobre. Los que ya comieron dicen que Chile es pas civil, creen que nadie recuerda lo que pas un dos de abril. Cuando Frei mat mineros se oy una lamentacin, pero ninguno hizo nada: la izquierda est en divisin. Yo me vuelvo para Chile y ahora quiero la accin. Callampas, campo y Mapocho me darn su aprobacin.
Due anni che cammino ruzzoloni/cercando una soluzione,/formandomi la memoria/ ed ora io voglio l'azione./Al Cile lo sfruttano/come a tutta l'America del Sud,/anche il Cile indio e povero/bench me lo neghi tu./Mi dicono che il Cile libero,/di sacra riformazione./Ma io non ascolto, amici,/la voce della religione./Domando ai bambini/ed ai minatori del rame/se la sacra democrazia/riforma la fame del povero./Quelli che mangiarono gi dicono/che il Cile paese civile,/credono che nessuno ricorda/ quello che pass un due di aprile./Quando Friggei ammazz i minatori/si sent un lamento,/ma nessuno fece niente:/la sinistra sta in divisione./Mi giro per il Cile/ ed ora voglio l'azione./Callampas, Campo e Mapocho/Mi daranno la loro approvazione.
VENID A VER LA SANGRE POR LAS CALLES poesie e canzoni per la libert. Di Giorgio Mancinelli (Articolo apparso su AudioReview n.23 1983).
Solidariet Popolare, Amnesty International, Nueva Canncion Chilena, Unidad Popular, ne cito solo alcune tra le tante che si sono levate un po in tutta lAmerica Latina e nel mondo, e che sono le tappe di un problema scottante che forse avevamo solo dimenticato, o che speravamo definitivamente risolto, e che invece, allimprovviso, torna di attualit (mai come adesso). Grida Pablo Neruda, e gi la sua voce canto sulla bocca di tutti: Per questi morti, i nostri morti, esigo un castigo!
Oggi, alla luce dei fatti avvenuti e a tantissimi anni di distanza dal golpe che port la dittatura in Cile nel 1973, la parola libert si sottrae al letargo forzato in cui stata rinchiusa e torna a essere protagonista di un impegno sociale e civile in difesa dei diritti di tutti contro loppressione.
Da La radice del tuo grido di J. Cumbo: (*)
Ti dissero di non gridare, invece gridasti fortissimo. Non cera paura sopra i tuoi piedi nudi. La ragione del tuo grido rimasta invece nelle nostre mani.
Da Los Hermanos di Atahualpa Yupanqui: (*)
Possiedo tanti fratelli che non li posso contare e una sposa tanto bella che si chiama libert
Da Un rio de sangre di Violeta Parra: (*)
Un fiume di sangue colo sui contorni del mondo, un grido si alza da tutte le altitudini. Chiedo il permesso di cogliere il fiore della comprensione, lerba della speranza, e la piccola foglia del sentimento.
Da El pueblo unido dei Quilapayun: (*) Conquistiamo la nostra felicit in un clamore, nelle voci di lotta che si alzeranno, che canteranno canzoni di libert.
Da Cantata para un Hombre libre dei Los Calchakis: (*)
Il giorno in cui nasceranno nei solchi le spighe della libert, sulle ali di un condor egli ritorner verso il suo destino. Ritorner dentro i ritmi dei tamburi, sugli arpeggi di tutte le chitarre, ogni volta che una mano si leva nellaria per segnare cadenza armoniosa di una danza. Ritorner sui fiumi opulenti lungo lestensione immobile delle pianure, ogni volta che un destriero galoppa nella Pampa e che un flautista suona le antiche melodie e sar il mattino in cui sorge il sole della pace.
Sono queste le voci dei tanti poeti, spesso gravate dalla preoccupazione per la sorte popolare che si levano da ogni parte dellAmerica del Sud, di quanti hanno conosciuto lesilio e di tantissimi altri che si sono fatti portavoce del messaggio altissimo quale strumento necessario alla causa cui si sono affidati con impegno. Espressioni culturali a volte considerate incompatibili eppure cos affini se si tiene presente la funzione altrettanto importante della musica al servizio della parola, per la quale stato messo a punto un linguaggio strumentale suggestivo e trascinante, sostenuto dalla padronanza delluso degli strumenti tipici. Un modo di fare musica questo, che ha contrassegnato il ritorno alla forma popolare nella continuit della tradizione.
Da Canciones para mi America di Daniel Viglietti: (*)
Dale tu mano al indio Dale que te har bien Y encontrars el camino Como ayer yo lo encontr Dale tu mano al indio Dale que te har bien Te mojara el sudor santo De la lucha y el deber La piel del indio te ensear Toda las sendas que habrs de andar Manos de cobre te mostrarn Toda la sangre que has de dejar Es el tiempo del cobre Mestizo, grito y fusil Si no se abren las puertas El pueblo las ha de abrir Amrica esta esperando Y el siglo se vuelve azul Pampas, ros y montaas Liberan su propia luz La copla no tiene dueo Patrones no ms mandar La guitarra americana Peleando aprendi a cantar.
Da' la tua mano all'indio/Dagli che ti far bene/E troverai la strada/Come ieri io lo trovai/Da' la tua mano all'indio/Dagli che ti far bene/Ti bagnasse il sudore sacro/ Della lotta ed il dovere/La pelle dell'indio ti insegner/Tutti i sentieri che camminerai/ Mani di rame ti mostreranno/Tutto il sangue che devi lasciare/ il tempo del rame/Meticcio, grido e fucile/Se non si aprono le porte/Il paese deve aprirli/America questo sperando/Ed il secolo diventa azzurro/Pampas, fiumi e montagne/Liberano la sua propria luce/La solfa non ha padrone/Modelli non pi comandare/La chitarra americana/Litigando impar a cantare.
Di Angel Parra unaltra canzone intitolata La Libert: (*) (o Cancin de la libertad) La palabra cobra vida cuando entramos a la mar, la misma barcaza que antes nos priv de libertad hace el camino de vuelta, a Iquique nos llevar. En el destierro lejano quemaba una interrogante: cmo es la libertad? no puedo el rostro encontrarle. La libertad eres t, son tus ojos y tu pelo, es la leche de los nios, es la bandera del pueblo, es buenos das, seora, es el tranva o el cerro, es el canto esperanzado, es Neruda en el desvelo, (libertad es el papel, complemento de mis versos, es el abuelo sentado, la pala del pirquinero,) es el aire, son las flores, es el viaje de regreso, es el marinero errante, o el que se qued en Quintero, es la noche y es el vino, es el mantel recin puesto, es el hombre trabajando en la fbrica o en el puerto, es la esencia de los libros, es el silbido del viento, es no poder decir nunca que la libertad ha muerto.
La parola riscuote vita/quando entriamo alla mare,/la stessa chiatta che prima/ci priv di libert/fa quello verso giro,/ad Iquique ci porter./Nell'esilio lontano/bruciava un interrogante:/come la libert/non posso il viso trovarlo./La libert tu sei,/sono i tuoi occhi ed i tuoi capelli,/ il latte dei bambini,/ la bandiera del paese,/ buon giorno, Sig.ra,/ il tram o il dorso,/ il canto speranzoso,/ Neruda nelle insonnie,/libert la carta,/completo dei miei versi,/ il nonno seduto,/la pala del pirquinero,)/ l'aria, sono i fiori,/ il viaggio di ritorno,/ il marinaio errante,/o quello che rimase in Fittavolo,/ la notte e il vino,/ la tovaglia appena posto,/ l'uomo lavorando/nella fabbrica o nel porto,/ l'essenza dei libri,/ il sibilo del vento,/ non potere non dire mai/che la libert morta.
Da Vientos del Pueblo, di Isabel Parra leggiamo Ni toda la tierra entera: (*) Ni toda la tierra entera ser un poco de mi tierra. Dondequiera que me encuentre ser siempre pasajera. Mi trabajo cotidiano, mis estrellas, mis ventanas se convirtieron cenizas de la noche a la maana. Puedo hablar, puedo rer y hasta me pongo a cantar pero mis ojos no pueden tanta lgrima guardar. A pesar de lo que digan no me olvido, compaero, de que el pan que me alimenta siempre ser pan ajeno. Quisiera estar en mi puerta esperndote llegar. Todo qued all en Santiago, mi comienzo y mi final. Si me quedara siquiera el don de pedir un s elegira la gloria de volver a mi pas.
N tutta la terra intera/sar un po' di mia terra./Dovunque mi trovi/sar sempre passeggera./Il mio lavoro quotidiano,/le mie stelle, le mie finestre/si convertirono cenerine/di punto in bianco./Posso parlare, posso ridere/e fino a mi metto a cantare/ma i miei occhi non possono/tanta lacrima conservare./Nonostante quello che dicano/non mi dimentico, compagno,/che il pane che mi alimenta/sar sempre pane altrui./ Volesse stare nella mia porta/aspettandoti arrivare./Tutto rimase l in Santiago,/il mio principio ed il mio fine./Se rimanessi almeno/il dono di chiedere un s/sceglierebbe la gloria/di ritornare al mio paese.
Di Mercedes Sousa Todavia Cantamos (*)
Todavia cantamos todavia pedimos todavia soamos todavia esperamos a pesar de los golpes que arest en nuestras vidas el jingenio del odio desterrando al olvido ... a nuestros seres queridos. Todavia cantamos ... que nos digan adonde han escondido a las flores que aromaron las calles persiguindo un destino ... dnde, dnde se han ido. Todavia cantamos ... que nos den la esperanza de saber que es posible que el jardn se ilumine con las risas y el canto ... de los que amamos tanto. Todavia cantamos ... por un da distinto sin apremios ni ayunos sin temor y sin llanto porque vuelvan al nido ... nuestros seres queridos. Todavia cantamos todavia pedimos todavia soamos todavia esperamos ....
"Ancora cantiamo/ancora chiediamo/ancora sogniamo/ancora speriamo /nonostante i colpi/che arrest nelle nostre vite/lingegno dell'odio/confinando alla dimenticanza.../ai nostri esseri cari./ Ancora cantiamo.../che ci dicano dove/hanno nascosto ai fiori/che aromatizzarono le strade/ perseguendo un destino.../dove, dove sono andati via./Ancora cantiamo.../che ci diano la speranza/di sapere che possibile/che il giardino si illumini/con le risate ed il canto.../dei che amiamo tanto./ Ancora cantiamo.../per un giorno distinto/senza frette n digiuni/senza paura e senza pianto/perch ritornino al nido.../i nostri esseri cari./Ancora cantiamo/ancora chiediamo/ancora sogniamo/ancora speriamo....
Da El rio est llmando del Quinteto Tiempo: (*)
Avanti compagna! Usciamo nella strada, Il fiume sta chiamando. Avanti compagna! Non per arrenderci ma spingere la lotta. Avanti!.
Gli esempi qui riportati ed altri testi significativi, sono stati raccolti in un opuscolo dal titolo La Nueva Cancion Chilena, ieri, oggi e domani (*), edito dalla ONAE di Roma che, oltre a dare unampia informativa dei fatti salienti occorsi, offre un panorama della musica etnica, degli strumenti e degli artisti che, con il loro contributo si sono fatti portatori del messaggio di libert. Libert!, una parola uguale in tutte le epoche e in tutti i continenti che, come un fiore abbiamo visto sbocciare sulla bocca dei poeti spontanei che combatterono per conquistarsi il diritto alla vita, o che scontarono con dignit lesilio o una condanna che pretende di mettere le grate al pensiero, di offuscare la parola, contrastare il passo alla storia. Libert! Una parola che non pu essere svuotata di significato, in essa luomo si fa seme, cresce, diventa moltitudine, torna ad emergere per una efficace riproposta di pace. ancora luomo fratello delluomo che si fa portatore di un messaggio universale, diventa insegnamento, vessillo dei molti, pretesto, arma e pena, la cui eco rimbalza ovunque c un popolo che lotta per riaffermare la propria dignit offesa. Mille e pi voci levatesi a risvegliare emozioni, sentimenti che trovano fondamento nel rispetto umano, nella solidariet popolare. Tale anche il canto del massimo romancero cileno, forse il pi grande che lAmerica Latina pu vantare: Pablo Neruda, la cui voce ha spalancato le porte per una riscoperta delluomo e dei suoi pi alti ideali:
Da Canto General di Pablo Neruda: (*)
tengo un pacto con la hermosura, tengo un pacto de sangre con mi pueblo ... e una parola sola: Libertad!.
Bibliografia: (consigliata)
Jos Mara Arguedas, Arte popolare, religione e cultura degli indios andini, Titolo originale: Formacion de una cultura nacional indo americana; trad. di Anna Marina Arriola; collana: Nodi, Torino, Einaudi, 1983. Jos Mara Arguedas, Antonio Melis (a cura di), Musica, danza e riti degli indios del Per, Collana: Saggi brevi ; 18, Torino, Einaudi, 1991.
Note: 1)Giorgio Mancinelli, Musicologia per capire i popoli in Etnomusicologia 1, in larecherche@larecherche.it 2)Fernando Alegria, La obra literaria de Fernando Alegria Editorial Mosquito Santiago de Chile 2000. 1) Pablo Neruda, Canto General Vol. I-II Sansoni Accademia 1970 2) Quilapayun (vedi discografia) 3) Ibidem 4) Los Calchakis (v.d.) 5) Manuel Scorza, Rulli di tamburo per Rancas Feltrinelli 1972. 6) Alfred Metraux, Gli Inca Einaudi 1993. 7) Jos Mara Arguedas, I fiumi profondi, prefazione di Mario Vargas Llosa - Einaudi, 1971. Tutte le stirpi Einaudi 1974. - Festa di Sangue Einaudi1976. 8) Gabriel Garcia Marquez, Centanni di solitudine Feltrinelli 2005. 9) Ral Gonzles Tuon, Antologia Potica Editorial Losada, Buenos Aires 1992. 10) Ral Gonzles Tuon, in Quarteto Cedrn (v.d.) 11) Ibidem 12) Quinteto Tiempo (v.d.) 13) Victor Jara (v.d.) 14) Violeta Parra (v.d.) 15) Juan Capra (v.d.) 16) Jolu Cumbo (v.d.) 17) Atahualpa Yupanqui (v.d.) 18) Violeta Parra (v.d.) 19) Quilapayun (v.d.) 20) Los Calchakis (v.d.) 21) Daniel Viglietti (v.d.) 22) Angel Parra (v.d.) 23) Isabel Parra (v.d.) 24) Inti Illimani (v.d.) 25) Quinteto Tiempo (v.d.) 26) La Nueva Cancion Chilena (v.d.) 27) Pablo neruda op. cit.
Discografia: (essenziale per entrambi gli articoli pubblicati)
(prima parte) Early Music Quartet Musica Iberica 1100-1600 Das Alter Werk Lp 6.48004. Clemencic Consort-Ren Clemencic Troubadours : lAmour Coutois au Pays dOc (XI-XII sec.) Harmonia Mundi CD 2901524.27. Ensemble Guillaume de Machaut Il Canto dei Trovatori - Arion Lp 429. Gregorio Paniagua La Spagna:XV-XVI-XVII Cent., con Atrium Music de Madrid BIS - CD 163. Gregorio Paniagua Villancicos - con Atrium Music de Madrid Harmonia Mundi CD 1901025. Hesprion XX Jordi Savall El cancionero de la Colombina Astre Auvidis CD E8763. Hesprion XX Jordi Savall El cancionero de Palacio Astre Auvidis CD E8762. Hesprion XX Jordi Savall Juan del Enzina: Romances & Villancicos Salamanca 1496 - Astre Auvidis CD E8707. Hesprion XX Jordi Savall Canciones y Danzas de Espaa: de lEpoque de Cervantes Lp MEC 1028. Ensemble Accentus Cancionero Musical de Palacio: Musica alla Corte di Spagna 1505-1520 Naxos CD 8-553536. Alla francesca Libre Vermell de Montserrat - Opus CD 111. AA.VV. Las Espaa de las tres Culturas Severa records CD SCD-614. Orquesta Andalus de Tanger Encuentros con Juan Pea Lembrjiano cD Ariola 9J-257240. Luis Delgado Halilem: Resonance de Fesarad in Medievalia-New Sounds CG MED 002. Sarah Gorby Romanceros Judio-Espaoles Arion Lp FARN 1045. Rafael Mazas Cantos de Espaaa Arion Lp FARN 1066. Monumentos Historicos de la Musica Espaola La musica en la Corte de Los Reyes Catlicos: Cancionero de Palacio Lp MEC 1001. Monumentos Historicos de la Musica Espaola Musica en la Obra de Cervantes . Lp MEC 1028. Monumentos Historicos de la Musica Espaola Cantigas de Santa Maria de Alfonso X El Sabio CD MEC 1022-23. Monumentos Historicos de la Musica Espaola El Canto Mozarabe Lp MEC 1009.
(seconda parte) Aguaviva la que mana y corre naturalmente Carosello CLN 25.002. La casa de San jamas Carosello CLN 25031. Apocalipsis Carosello CLN 25.005. No hay derecho EMI-Odeon 15203-1977. Manuel De Falla El Retablo de Maese Pedro dir. P.De Freitas Branco HispaVox HH 10-78. Joaquin Diaz Cancionero de Romances Movie Play (5Lp) 27.0002/7. Temas tradicionales de la Comunidad de Madrid Cons. de Cultura Lp SED 5034. Canciones de los Ancares - Cons. de Cultura SAGA Lp SED 5034. Jaquin Diaz - Seleccion MoviePlay -17.0969. Paco Ibaez La Poesie espagnole, vol.1-2-3 Mosh Naim 5310 001/02/03. A flor de tiempo Ariola 200188-1. Por una Cancion PDI 30.2331. Oroitzen con Imanol A Flor de Tiempo DL B-13435-1999. Inti Illimani - Canto de pueblos andinos vol.1-2 Zodiaco 8277-8305 Hacia la Libertad Zodiaco VPA 8265 Viva Chile Zodiaco VPA 8263 Lluis Llach Venim del Nord, venim del Sud Divergo DVA 024. Joan Manuel Serrat - Dedicado a Antonio Machado Zafiro SA. Los mejores de J.M. Serrat IEMPSA ELD 02.15.507. El Retablo de Maese Pedro dir. Josep Ponce Harmonia Mundi HMC 905213.
(parte terza) Leandro Gato Barbieri Bolivia Philips 6369-352 Hasta siempre Impulse AS95728 Latin America Impulse AS-9248 Los Calchakis -Cantata per Santa Maria de Iquique Arion Farn 1023 Poeti dellAmerica Latina Arion Farn 1093 I poeti della rivoluzione Arion Farn 1039 Charo Cofr - El canto de Chile Zodiaco 8224 Marta Contreras Canta Nicolas Guillen Zodiaco VPA 8362 La Nueva Cancion Chilena autori vari ONAE Roma 1980 Yamandu Palacios - Cancion de nuetsro tempo Zodiaco 8235 Juan Capra - Canti popolari di ieri e di oggi Albatros 8180 Victor Jara - El derecho de vivir en paz Albatros 8205 Te recuerdo Amanda Albatros 8184 Violeta Parra - Santiago penando estas Albatros 8183 Un rio de sangre Arion Farn 1021 Isabel Parra - Vientos del pueblo Zodiaco 8216 Angel Parra - La libert Zodiaco 8282 Al Primera - Adios en dolor mayor Zodiaco 8226 Quarteto Cedrn - Canta Ral Gonzles Tuon Polydor 2473 068. Quilapayun - Adelante! Zodiaco 8346 Cantata Santa Maria de Iquique Zodiaco 8324 Quinteto Tiempo - El rio esta llmando Emi-Odeon 062-81653 Mercedes Sosa Sera Posible el Sur? Philips 824032-1-A. En Argentina Philips6388 107/8. Atahualpa Yupanqui A que llman distancia Odeon LD 1839 Cancion para Pablo Neruda Le Chant du Monde LDX 74540. Vidala del silenzio - Le Chant du Monde LDX 74697. Chavela Vargas Canta Neruda, Yupanqui, Cabral, Falu, Guillen Orfeon 32.719.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 1 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|