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Ottantasei passi

di Glauco Ballantini
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Pubblicato il 01/11/2014 07:42:09

Ottantasei passi per quarantadue, tali erano le dimensioni del magazzino da controllare, dall’esterno, dal caporale Bastiano del secondo reggimento del “Genio Pontieri”.

La guardia, l’aveva già fatta, a quei magazzini, ma di giorno, durante l’estate. E non era andata male, un bel turno all’aria aperta, girando intorno all’edificio numero due.

Che cosa contenevano di così importante quelli edifici accanto al vecchio convento trasformato in caserma?

 

“Armi ed equipaggiamento per armare cinquemila soldati in caso di necessità.” Gli aveva detto il sergente che fungeva da capoposto.

Mettiamo che la Jugoslavia ci dichiarasse guerra e le sue armate irrompessero nella pianura padana; occorreva fermarle e prepararsi a combattere.

“Mah, siamo nel 1990, il muro di Berlino è appena crollato, e ancora aspettiamo le orde rosse?” Pensava Bastiano.

Il materiale bellico custodito era poi costituito dalla dotazione base dell’esercito, i moschetti a otto colpi M1 Garand che, per esperienza personale, erano più pericolosi per chi era dietro al mirino che davanti. I proiettili s’inceppavano spesso nel fucile e, per estrarli ci voleva molta cura. 

Come si sarebbe potuto contrastare l’invasione con quel materiale?

Se lo era chiesto già in estate.

 

Stavolta l’era toccata una guardia invernale, dodici ore in cui si alternavano il turno di guardia e il riposo.

Il secondo turno di guardia, dalle una alle tre, era proprio duro. Già infreddolito dal primo e con la nebbia che si era abbassata, le luci fredde al neon, che circondavano gli edifici, spandevano un indistinto alone biancastro intorno, senza fare molta luce.

Non si vedeva bene, in compenso c’era da combatterla, e non con i fucili, la nebbia, che inzuppava la mimetica. Ti ritrovavi l’umidità dappertutto, e poi Bastiano abitava sul mare, quella cosa lì non l’aveva mai vista, non così, almeno!

 

Uno due tre…ottantasei, si era messo a contarli per tenersi sveglio, i passi che doveva fare sul lato lungo del fabbricato, prima dell’angolo che, a volte gli faceva vedere il commilitone che faceva la guardia all’altro edificio.

 

Uno, due, tre… quarantadue e via, per l’altro angolo.

Un momento.

La sua attenzione fu attirata dalla porta dell’edificio. Non era completamente chiusa, quando ci era passato vicino. Era intento a contare, in quel momento ma ora che il conto ricominciava, rivide l’immagine che li tornò alla mente.

Era meglio controllare.

Tornò sui suoi passi fino alla piccola porta a due ante al centro del lato corto. Effettivamente non era chiusa bene, una dimenticanza di qualcuno che ogni tanto andava a controllare il materiale, forse.

Così decise di controllare se fosse aperto.

La porta faceva resistenza ma era aperta, non era neanche quella principale. Avevano ceduto i fermi in alto, e anche se all’apparenza chiusa, si poteva entrare.

Un po’ di forza in più e...

 

Il caporale Bastiano accese la torcia che si era portato per dare un’occhiata ma, incredibile, non credeva ai suoi occhi.

Il magazzino era completamente vuoto.

C’erano le rastrelliere per le armi ma nessun fucile, nessun segno di una presenza recente di alcun che.

 

Stava facendo la guardia a un edificio vuoto, chissà da quanto! Le guardie, i turni e gli arrabbiamenti per quattro mura cadenti e un tetto.

 

Bastiano richiuse accuratamente la porta dietro di sé e continuò il suo giro.

Al ritorno dopo il turno di guardia, al sergente che gli chiese se ci fosse qualcosa da segnalare rispose:

“Niente, proprio niente.”

 

Non voleva noie il caporale Bastiano, solo il congedo e tornare al mare.


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