Pubblicato il 16/12/2011 12:58:02
ETNOMUSICOLOGIA 6
Letteratura, musica e antropologia, di Giorgio Mancinelli.
(Studi e ricerche effettuati per Il Canto della Terra, un programma di Etnomusicologia trasmesso da RSI (Radio della Svizzera Italiana) e apparsi in numerosi articoli sulle riviste: Nuova Scienza, LAnnuario Discografico, Hi-FI, Audio Review).
Oggi lantropologia non si dedica pi (se mai lha fatto) a descrivere le bizzarre costumanze di popoli esotici, ma studia aspetti delle culture ampi e complessi, come i processi mediante i quali creativit, volont umana e costrizioni materiali e ambientali plasmano le tradizioni culturali. Pur ammettendo limportanza di tutti questi fattori, non riduciamo la cultura a nessuno di essi e riconosciamo che lesperienza umana del mondo essenzialmente variegata, che quindi necessita di un esame comparativo, atto a ricercare nelle singole esperienze, quel o quei comuni denominatori che ne formano lessenza, o i fattori che le diversificano, e che determinano lespressione culturale complessiva dellumanit. La costruzione e la ricostruzione delle pratiche culturali sono pertanto inevitabili e incessanti, cui attingere nelle proprie scelte di ricerca, che vanno modellate sulle relazioni e interazioni dettate dall ecologia, dalleconomia e dalla razionalit. Il risultato la straordinaria variet dei modi di vita culturali, nessuno dei quali si spiega come effetto inevitabile di ununica forza modellatrice, bens dellinsieme delle forze che spingono a plasmare il nucleo esplosivo del concetto di cultura, cos come esso maturato nel corso millenario dello sviluppo umano. LEtnomusicologia solo una delle forze che contribuiscono allo sviluppo culturale e, come tante volte ripetuto, senza ombra di dubbio una tra le pi importanti, poich contribuisce, o almeno ha contribuito senza mai essere venuta meno, a sviluppare il senso estetico delle diverse forme dellarte, entrando in ogni forma dellespressivit umana: a cominciare dalla gestualit primitiva, alla forma della danza, alla modulazione della parola e del canto, fino alle forme pi sofisticate e spettacolari del teatro e della rappresentazione. E non solo, anche delle arti plastiche come la pittura, la scultura e larchitettura, forme queste che prendono lavvio dalla scansione musicale presente in natura, nei colori (pittura), nella luce e delle ombre (scultura), o derivanti dalla "lettura" metrica dello spazio (architettura), onde una lettura o rilettura dellarte sotto questo aspetto, apre a nuove e inusitate rivalutazioni, che dobbiamo considerare alla stregua delle pi alte espressioni dellumanit, poich in esse si mostra come noi, esseri umani, utilizziamo la creativit culturale per fronteggiare le costrizioni materiali e ambientali che costellano la nostra vita.
Scrive sapientemente Oliver Sachs nella prefazione del suo libro Musicofilia (*) di recente ristampa: Eppure la musica non ha concetti, non formula proposizioni; manca di immagini e di simboli, ossia della materia stessa del linguaggio. Non ha alcun potere di rappresentazione, n alcuna relazione necessaria con il mondo reale. (..) Ci nondimeno, cos profondamente radicata nella nostra natura che siamo tentati di considerarla innata, proprio come Edward O. Wilson considera innata la biofilia, il nostro sentimento verso gli altri esseri viventi. E aggiunge: Forse la stessa musicofilia una forma di biofilia, giacch noi percepiamo la musica quasi come una creatura viva (?).
Linterrogativo ovviamente il mio, allorch mi sono chiesto come noi, questi esseri antropologicamente umani che siamo, ci rapportiamo con il mondo sonoro che ci circonda e con la musica che, malgrado tutto, siamo capaci di accalappiare e di trasformare in qualcosa di concreto e che, in quanto a concretezza, tolto il supporto (CD, Vinile, Radio TV, i-Pad ecc.) che la contiene, essa ci sfugge e si dissolve nellaria, per entrare a far parte di quellaura effimera e invisibile che pure ci circonda, e ci assolve dal divenire contenitori zeppi di insolvenze. Come se non bastasse il debito che abbiamo col linguaggio parlato, la scrittura, la sintassi delle diverse lingue che cerchiamo di apprendere, degli apparati tecnologici di cui ci serviamo e che non comprendiamo appieno, ecc. ecc. Immagino che qualcuno dica: Ci mancava pure la musica, adesso!. Tanto che viene da chiedersi se effettivamente non sia la musica a condizionare, in qualche modo, la nostra capacit intellettiva o, al contrario, la nostra incapacit di ascoltatori (?).
Linterrogativo ancora mio, ma stavolta la risposta ce lho bella e pronta, e guarda caso, sembra darmi ragione, offerta a scatola chiusa, niente meno che da Charles Darwin, il quale, nel suo Lorigine delluomo (*) scrive:
Giacch n il piacere legato alla produzione di note musicali, n la capacit (di produrle) sono facolt che abbiano il bench minimo utile diretto per luomo (..) devono essere collocate fra le pi misteriose di cui egli dotato.
In verit ammetto di essermi illuso che mi si desse ragione. Dal momento che tutto rientra nel mistero dellesistenza colgo la mia incapacit di dare qui una risposta e accetto quanto affermato dallo stesso Sacks, che: Lorigine della musica umana molto meno facile da comprendere. Allora rispondo: allinfuori di quando il nostro corpo a produrla, perch in quel caso la capiamo perfettamente. Ma scusate la digressione, tuttavia ritengo plausibile ci che gli studiosi hanno affermato, che le nostre capacit musicali per lo meno alcune di esse siano rese possibili attraverso luso, il reclutamento o la cooptazione di sistemi cerebrali gi sviluppati per altre funzioni. Dunque, per parlare di qualcosa che esuli dalla musica tout-court, prendo qui ad esempio quel certo aspetto della letteratura, che mi permette, in certo qual modo, di staccarmi dalle linee conformi alla ricerca musicologica. Va qui detto che la letteratura entrata a buon diritto a far parte di tutti gli ambiti della ricerca antropologica, sia puramente teorici che come fonte di studi in campo etnografico, socioculturale o etnologico. Essendo la letteratura formata da parole e non solo, occorre che prima si individui un qualche rapporto tra la tradizione orale e la parola scritta, quindi valutarne le interazioni (influenze reciproche), gli scambi formativi, la ricezione da parte del gruppo (popolo) che ha dato forma alla cultura specifica di cui si vuole trattare. Ed ecco che subito sorge la prima domanda a cui doveroso dare una risposta:
Che cosa avviene quando alla formazione di una data cultura ha contribuito pi di un popolo, pi di una singola tradizione che verosimilmente ne ha forgiato lanima multiforme?
E di conseguenza: Quale impronta musicale, pi o meno originale che sia, comunque tipica del territorio preso in considerazione, risulta accresciuta nella sua dimensione socio-antropologica?
La prima risposta inclusiva nella domanda stessa, l dove si determina un contributo comunitario o in qualche modo accomunante, la cultura pu dirsi tipica del territorio in cui prende forma. Tuttavia possibile incontrare sul nostro cammino di ricercatori, taluni accorti studiosi che usano le rispettive tradizioni per imporre e sostenere un certo ordine di costumi, allinterno delle gerarchie socio-culturali e religiose, di riferimento etnico. Ci da luogo per a un sminuzzamento della cultura, una certa particolarit che talvolta non influente nella formazione della cultura stessa. Nell'etnomusicologia comparata importante accomunare le similitudini, le sinonimie e, per contrasto tener conto delle divergenze contrarie, in modo da ricondurre gli effetti nel comune "accordo" specifico.
La seconda risposta prende avvio nello studio specifico del territorio oggetto di ricerca e ne valuta la tipicit, basandosi sulla morfologia e l'economia del medesimo, alfine di rintracciare quegli elementi materiali presenti in natura che hanno permesso all'umano antropologico di sviluppare il suo utilizzo musicale e la propria creativit, per quanto primitiva essa possa risultare. A fronte di quanto affermato, va inoltre detto che limmagine di un mondo costituito soltanto dalle culture ufficiali e dalle confessioni riconosciute, per la maggior parte, sono prive di curiosit o di particolare interesse per la nostra ricerca etnomusicologica, in quanto il nostro coinvolgimento coincide pi con ci che involontario e accidentale, e che viaggia fuori delle righe della uniformit culturale ufficiale e della escatologia precostituita.
Lincompatibilit fra le due visioni non per cos totale o incommensurabile, in realt un risvolto va necessariamente trovato per aprire la nostra ricerca e, isolare quelle che sono le parti integranti di un discorso culturale, sia orale che letterario, che sia di transizione o definitivo, verso quella che la meta che ci siamo prefissati. Fatto importante, da tenere in considerazione che lobiettivo pu anche cambiare durante il percorso, cos come ampliare la visione iniziale, percorrere strade inusitate che talvolta, pur non assomigliando a quelle dellantropologia di vecchia impostazione, sono per indirizzate verso lo strutturalismo antropologico, comprensivo di tutti quegli aspetti che concorrono a determinare una certa cultura di fondo, ivi inclusa la musica, come disciplina indicativa dellesperienza socio-culturale universale. Il che equivale ad ammettere la legittimit di una funzione, quella della etnomusicologia, di vitale importanza per coprire ogni distanza tra le silenziose pianure del passato e la sovranit e il predominio del futuro, quello stesso futuro in cui in verit non riponiamo alcuna aspettativa, perch, al contrario, non fa che allontanare gli uni dagli altri. Del resto, vivere il mondo della musica oggi, significa vivere il mondo nella sua totalit, in una condizione sperimentale costante che non conosce precedenti. Questo implica, tra laltro, che nulla in linea di principio, pu impedire di agire secondo modalit che in passato sono state ritenute valide solo dalla cultura e dalla religiosit ufficiale, mentre oggi, in ultima analisi, si presentano a noi come un mezzo utile per riappropriarci dellidentit smarrita del mondo, di questo mondo che, per uninfinit di motivazioni, sembra crollarci addosso o, espandersi a dismisura, ma questo dipende dai punti di vista. Se vero che la musica ha il potere di mantenere vivi certi suoi caratteri a distanza di millenni, che continua a essere suonata e intonata negli stessi luoghi dove si formata, ci vale altres per la parola orale e scritta, per la letteratura come per la poesia, per i gesti rituali cos come per il canto e la danza, che troviamo, pur con migliaia differenziazioni in ogni parte del mondo e presso tutte le popolazioni conosciute. Gli esempi potrebbero essere infiniti, sebbene a tutti va dedicata, da parte del ricercatore, una particolare attenzione. Soprattutto perch, ogni singolo momento nellambito della vita e della cultura di ogni singolo popolo, rappresenta una condizione sperimentale evolutiva, e la musica sempre stata la pi attaccabile dai bacilli delle mode e della modernit, e non sempre in maniera eccepibile. A questo proposito sottopongo alla vostra attenzione un passaggio, solo apparentemente complesso di Roberto Calasso esposto in LArdore (*) che, nellambito di una ricerca che vuole indagare nei perch della concatenazione e scambievolezza reciproca, ritengo appropriato ed esaustivo. Aspettatevi dunque una lezione, fondamentale, di cui tenere conto nellaffrontare una qualsiasi ricerca scientifica o storica che sia: Lumanit non dispone di una sovrabbondanza di modi del pensiero, e due si distaccano come fratelli nemici: connettivo e sostitutivo. (..) Non c forma del pensiero che non possa essere sussunta nelluno o nellaltro di questi due enunciati. I quali si trovano fra loro in rapporto di successione cronologica, perch il connettivo ha sempre e ovunque preceduto il sostitutivo, se si intende il connettivo come riferito a quei vincoli e nessi che collegano i fenomeni pi disparati per affinit, somiglianza e analogia. Quanto pi maturo nel senso di molteplice, avvolgente, preciso il pensiero, tanto pi praticher sino in fondo, sino allestremo delle loro possibilit, entrambi i suoi modi.(..) Indispensabile distinguere i rispettivi compi di applicazione. N il connettivo n il sostitutivo hanno la capacit di estendersi a tutto. In certi ambiti, diventano vacui e inerti. Tanto pi sottile ed efficace diventa lattivit di uno dei modi del pensiero, quanto pi sa riconoscere e delineare con esattezza le zone cui applicarsi.. Connettivo e sostitutivo: i due modi della mente possono essere cos definiti riferendosi al loro carattere dominante. Ma, se ci si riferisce alla messa in atto delle loro operazioni, potrebbero anche definirsi analogico e digitale, in quanto mezzo principale della sostituzione la codifica e il numero ci che le permette di agire con la massima facilit ed efficacia. E il modo digitale si applica innanzitutto al regno della quantit, dove il risultato di unoperazione un numero che si sostituisce a un numero iniziale. Mentre il modo analogico si fonda sulla somiglianza, quindi sulla connessione fra entit di qualsiasi specie. Convenzione e affinit sono altri termini utili per definire i due poli della mente. Convenzione significa che, qualsiasi cosa sia a, si pu decidere che stia per b, quindi che lo sostituisca. Principio impositivo, non fondato su un ragionamento e immensamente efficace. Affinit significa che, per motivi non necessariamente chiari o evidenti, in a vi qualcosa che lo accomuna a b, perci qualsiasi cosa si dica di b per qualche via coinvolger a. un terreno in larga parte oscuro, allinizio e destinato a rimanere in qualche misura tale anche alla fine di ogni indagine. La percezione delle affinit interminabile. Si pu dire dove il processo ha inizio, ma non dove si pu arrestarlo. La convenzione, allopposto, ha origine e si conclude nellatto con cui si instaura. Di questo siamo fatti. Come la numerazione binaria, nella sua elementarit, permette inesauribili applicazioni, cos le due modalit della mente si prestano a sostenere le pi diverse costruzioni, combinandosi, mescolandosi o respingendosi. E perennemente richiamandosi luna allaltra. Ogni decisione che pretenda di scinderle o dichiari il predominio delluna sullaltra vana, perch entrambe continuano a operare, consapevolmente o no, in ogni istante, per chiunque e in chiunque. Il modo connettivo e il modo sostitutivo corrispondono a due elementi irriducibili della natura e della mente che la osserva: il continuo e il discreto. Il continuo il mare; il discreto, la sabbia. Il modo connettivo si assimila al continuo, in quanto incessantemente produce un amalgama, una striscia ininterrotta di figure che entrano una nellaltra. Il modo sostitutivo moltiplica indefinitamente i granelli che, visti a una certa distanza, compongono una sola figura (dinsieme) ben distinta, cos come il retino permette alle cose fotografate di lasciarsi riconoscere. Pi che categorie, il continuo e il discreto sono dimensioni con le quali la mente opera senza tregua. E con essa opera il mondo. Sono i poli di una fondamentale complementarit del pensiero di tutti i tempi. A quel fondo oscuro, inesauribile, attingono la mente e il mondo, come artigiani nella stessa officina.
Lasciatemelo dire, una bella lezione sulla di metodo sulla osservazione da adottare, una condizione implicita valida sempre e comunque, che sinquadra nel tessuto scientifico, restituendo la complessit di un'opera interpretante la natura e la cultura quali in realt esse sono, cio espressione unica dell'universo simbolico che vive dentro tutti noi.
Nello specifico propongo quanto redatto da Renata Gambino (*) in Antropologia Letteraria:
Gli studi di antropologia letteraria, nella loro forma attuale, si occupano dellanalisi del testo letterario, inteso come specifico strumento di ricerca antropologica. Il ritrovato collegamento tra studi antropologici e letteratura si fonda sulla scoperta della dimensione autonoma della scrittura, intesa come strumento dinterpretazione della realt e non solo come mera descrizione di essa. Il testo diviene il luogo in cui la ricerca scientifica e il media letterario si uniscono creativamente, poich il mezzo letterario, grazie alla sua capacit rappresentativa, si presta in maniera esemplare ad unanalisi delle caratteristiche umane e ad una riflessione sulla natura umana e sui cambiamenti intervenuti nel corso del tempo, trasponendo il risultato della ricerca antropologica entro quella che stata definita la metafora viva del testo (Ricoeur 1975). Pur essendo un campo di studi recente, lidea originale va rintracciata nel XVIII secolo, agli esordi degli studi antropologici. Contrariamente alla tendenza illuminista, intenta a separare la parte animale delluomo da quella spirituale, lantropologia si proponeva di studiare lhumanum, nella sua originale unione di mente e corpo. Lantropologia si trov subito assai vicina ad un altro settore della ricerca, che durante la seconda met del Settecento prese rapidamente piede in Europa, lestetica. Entrambe infatti incentravano la loro analisi sullo studio delle manifestazioni del soggetto. Non sorprende dunque che il fiorire di questi studi abbia influenzato la produzione letteraria dellepoca e che questa a sua volta sia stata considerata una forma dantropologia sui generis. Obbiettivo di questa nuova corrente di studi era, e resta in linea generale a tuttoggi, quello di individuare la natura delluomo, lhumanum o, usando unespressione nietzschiana, la homo natura rappresentata nellopera poetica". Luso del termine antropologia letteraria, riferito ad una precisa corrente interpretativa autonoma, inserita nel contesto degli studi culturali, si deve a Fernando Poyatos, il quale lo propose per la prima volta, in occasione di un convegno, nel 1977 ed in seguito lo adoper come titolo della pubblicazione degli atti, da lui curata nel 1988. Con questo termine egli indicava quel campo di studi interdisciplinare caratterizzato da un uso antropologico della letteratura, quale fonte di dati per unanalisi intertestuale sulle caratteristiche e lo sviluppo delle idee e degli usi di una cultura (..)Lidea di F. Poyatos, che la letteratura costituisca un ricchissimo archivio di dati antropologici, si fonda sullidea che la scrittura letteraria esprima a pieno la cultura dorigine dellautore, e di conseguenza si proponga come fonte per lantropologo. La sua posizione, pur avendo dato il via ad un nuovo settore di studi, non fu subito accolta con grande fervore; furono infatti molte le critiche rivoltegli anche da coloro che firmarono gli interventi raccolti nel volume da lui curato. In particolare, fu posta in evidenza limpossibilit, allinterno del testo poetico, di distinguere tra fatti oggettivi e immaginario poetico, condizione che renderebbe impossibile condurre unindagine di tipo scientifico. Fu invece accolta con maggior entusiasmo lidea che propone di analizzare il testo letterario non soltanto come fonte di dati, bens quale oggetto o strumento dindagine antropologica in s. Non sono pi i fatti contenuti allinterno del testo a costituire argomento di studio, ma i suoi procedimenti interni, le sue caratteristiche fondamentali. Questa nuova impostazione teorica della questione, ha dato vita a due principali linee di sviluppo dellindagine, assai diverse tra loro. Luna, basata sul testo di Wolfgang Iser, individua, quale tratto precipuamente umano della letteratura, la capacit immaginativa dinvenzione del singolo (Iser 1991), mentre laltra, condotta sulla linea di ricerca adottata da Helmut Pfotenhauer (1987), indaga concretamente sul ruolo giocato dalla letteratura quale strumento di rappresentazione di uno specifico argomento dinteresse antropologico. La prima caratterizzata da una chiara tensione filosofica trascendente, la seconda da un orientamento pi concretamente storico ed immanente. La questione su cui si fonda lindagine di Iser deriva dallosservazione che tutte le culture dotate di una tradizione scritta hanno creato una letteratura dimmaginazione, che a suo parere costituisce lo specchio delle sue caratteristiche antropologiche fondamentali. La duttilit della scrittura, come mezzo espressivo, e la sua plasticit ne fanno lo strumento ottimale per la rappresentazione e la descrizione delle differenze e dei mutamenti propri della natura e della cultura umana. Questo permette nuove ed assai pi ampie prospettive di studio, di quanto non abbiano fatto indagini puramente filosofiche, sociologiche o psicologiche. Limmaginazione e la fantasia diventano quindi gli elementi cardine della ricerca antropologica. Secondo Iser, la finzione letteraria, das Fiktive, rifletterebbe una caratteristica antropologica fondamentale: lirrefrenabile tensione dellindividuo a superare se stesso e i confini del mondo reale, ovvero la spinta alla creazione di immagini fittizie. La letteratura rappresenterebbe, dunque, una forma dantropologia estensiva, in quanto fornisce alluomo, attraverso la creazione di un mondo virtuale (Phantasmatische Figurationen) uno strumento utile a verificare i possibili rapporti, che di volta in volta si vengono a creare tra luomo e il mondo circostante. La finzione letteraria crea estensioni dellumano, superamenti di s, grazie alla sua libert da limiti pragmatici. Questo processo metterebbe in luce la condizione umana e contemporaneamente indurrebbe ad una variazione nella percezione del reale da parte del soggetto, con conseguenze dirette sulla vita del singolo. La capacit immaginativa sarebbe, sempre secondo Iser, non soltanto in grado di creare mondi alternativi, sia in senso sincronico che diacronico, ma permetterebbe di canalizzare nel quotidiano la quantit di fantasia necessaria, affinch abbia luogo lo sviluppo culturale. La letteratura non rappresenterebbe soltanto un utile strumento dindagine antropologica, ma anche un elemento attivo di sviluppo culturale, in quanto mezzo di comunicazione in uso. Nel volume pubblicato nel 1987 da Pfotenhauer, Literarische Anthropologie, la questione dei testi letterari quale fonte della ricerca antropologica viene impostata pi su di un piano storico-letterario, ponendo al centro della ricerca il genere dellautobiografia, inteso quale luogo in cui lunione tra lindagine scientifica e lo strumento letterario trova ideale realizzazione. Si fa esplicito riferimento agli esordi degli studi antropologici e viene tracciata una breve storia dei primi testi letterari che si rifanno agli studi sulluomo (die Menschenkunde), condotti durante la seconda met del XVIII secolo in Germania, quando gi la letteratura era considerata utile strumento di ricerca per la comprensione della natura umana. (..) Lefficacia di questa strategia diventa evidente quando si esaminano quei testi in cui lautore riesce a ricostruire la realt che lo circonda in modo tale da essere rappresentativa dellintero contesto socio-culturale, come avviene ad esempio nei romanzi di Jane Austen, o nella letteratura demigrazione, etc. Ma anche il caso di opere dal carattere, per cos dire, ibrido, in cui il saggio scientifico assume dimensione poetica, adottando i mezzi espressivi e le strutture tipiche della scrittura letteraria. questo il caso delle lettere di Schiller sulleducazione estetica (ber die sthetische Erziehung des Menschen, 1795), o del saggio di Herder sulla storia della cultura (Auch eine Philosophie der Geschichte zur Bildung der Menschheit, 1774). Lindagine condotta da Pfotenhauer, rimane centrata sullautobiografia letteraria, quale strumento di comprensione dellinteriorit umana, in grado di fornire una Innenansicht des Anthopologischen (1987). Questa natura umana interiorizzata, testimonianza di unesperienza vissuta in prima persona, risulta essere rivelatrice, nella dialettica instauratasi al suo interno tra soggetto narrante e mondo circostante, della trasformazione subita in generale dal concetto di individualit e soggettivit. Lio diviene in questo contesto, come gi auspicato da Goethe, totalit estetica dellindividuale. Limpostazione dello studio di Pfotenhauer rimanda, anche in linea teorica, ad un genere di studi precedenti, finora considerato appartenente allambito letterario, in cui lindagine condotta sui testi letterari mirava a mettere in evidenza elementi stilistici o storico-letterari, ma che rivelano gi delle caratteristiche tipiche dellindagine antropologica, come, per fare solo qualche esempio, nel caso dello studio condotto da Hans-Jrgen Schings sulla melanconia nel periodo illuminista (Melancholie und Aufklrung, 1977), o del volume di Philippe Aris dedicato alla storia del confronto tra luomo e lidea della morte (Geschichte des Todes, 1975). Il modello dindagine adottato da Pfotenhauer stato ripreso ed ampliato da Wolfgang Riedel (1996)in un volume dedicato ad un esame di alcuni testi letterari significativi per lanalisi di quel profondo cambiamento intervenuto nelluomo durante il XX secolo. Lindagine di Riedel parte dal presupposto che la modernit sia contrassegnata da un radicale cambiamento di prospettiva nel rapporto esistente tra luomo e la natura, e da un profondo mutamento subito dal concetto di natura come ideale. Lespressione letteraria diventa testimone delle trasformazioni del rapporto soggetto-oggetto, e delle mutazioni subite dal concetto di natura umana in quella che viene definita lera della modernit o das technische Zeitalter. Il testo letterario diventa rappresentativo della profonda antitesi instauratasi tra tecnologia e natura, scienza e religione, ecc. e del cambiamento subito nel corso del tempo dal concetto stesso di humanum. La letteratura in quanto natura umana esperita, secondo la prospettiva individuata da Pfotenhauer, diventata la base su cui si sviluppato questo nuovo settore di ricerca interdisciplinare, che, dal 1996 in poi ha visto nascere numerosi testi, riviste e convegni dedicati a questargomento. Uno dei primi e pi importanti progetti di ricerca dedicati a questambito di studi, che riunisce in s tutte le varie correnti prese fin qui in esame, quello fondato nel 1996 dalla Facolt di filosofia dellUniversit di Costanza. Il progetto articolato su tre quesiti fondamentali riguardanti il perch luomo produca letteratura, i contenuti dei testi letterari riguardanti luomo ed il rapporto instaurato dalla rappresentazione letteraria con gli altri strumenti espressivi. Il progetto ha dato vita ad un vasto numero di contributi, che affrontano molteplici aspetti della ricerca, e individua proprio nellintertestualit e nellinterdisciplinariet il futuro sia in ambito antropologico che letterario. La ricerca italiana ha dimostrato di partecipare al crescente interesse rivolto allantropologia letteraria, dedicando allargomento alcuni convegni (Trento, 1991 e Torino, 1996) e adottando questa prospettiva interdisciplinare allinterno di alcuni studi specifici (cfr. Crescenzi 1996). Largomento stato accolto anche allinterno di alcuni importanti progetti di ricerca come quello dedicato allantropologia filosofica dellUniversit di Pisa o dal CRIER (Centre de Recherches sur lItalie dans lEurope Romantique) della Facolt di lingue e letterature straniere dellUniversit di Verona. Va infine notato che linteresse rivolto al collegamento tra antropologia e letteratura ha assunto proporzioni rilevanti a livello mondiale negli ultimi cinque anni, coinvolgendo molti centri di ricerca (per es. Asociacin Espagnola de Semiotica y modernidad dellUniversit della Corua) e ha dato luogo ad importanti studi sui pi svariati aspetti assunti da questo nuovo ambito della ricerca, come dimostra, solo per fare alcuni esempi, lindagine condotta dallantropologo sociale Miguel Alvarado Borgoo, dellUniversit Cattolica Cilena di Temuco, consultabile in rete, sulla consistente produzione di testi di letteratura antropologica cileni, o il saggio di Clifford Geertz che prende in esame la figura dellantropologo, quale autore di testi letterari (1988).
Bibliografia: Oliver Sachs. "Musicofilia", Adelphi 2010. Renata Gambino, Letteratura dimmaginazione, Menschenkunde, Metafora viva, Sinnlichkeit. L. Crescenzi, Antropologia e poetica della fantasia. Per una genealogia della narrativa fantastica nel romanticismo berlinese, Fasano, Schena. P. Ricoeur, 1975, La mtaphore vive, Paris, Seuil; trad. it. 1984, La metafora viva, Milano, Jaka Book. R. Calasso, LArdore Adelphi 2009.
In Tra lantropologia e la letteratura di Claude Lvi-Strauss, Marilena Cavallo (*) introduce lestetica dei linguaggi, attraverso la metafora dellattraversamento del viaggiatore - scrittore, tra i modelli antropologici e filosofici e quelli strettamente letterari, che ha trovato nellopera di Lvi-Strauss, uno dei maggiori interpreti (se non il maggiore, di un Novecento che culturalmente non finito e tanto meno si smarrito tra le onde del secolo nuovo), che ha inciso un solco straordinario in un rapporto tra civilt e linguaggio: Nellopera del famoso antropologo ci sono modelli epistemologici che si aprono a ventaglio intorno ad una fenomenologia che parte chiaramente da Tristi tropici che risale al 1955 e percorre saggi come Il pensiero selvaggio del 1962 e ancora Il crudo e il cotto del 1964, ma che trova la sua attualit di pensiero in un intreccio sistematico che lo studio dedicato a Guardare, ascoltare, leggere insieme a Le vie delle maschere."
In Tristi tropici, tradotto in Italia nel 1965 da Bianca Garufi che ne ha curata lIntroduzione, leggiamo: Viene qui affrontato un tema significativo, quello del fuoco, che stato centrale nella ricerca di Lvi-Strauss perch ha rappresentato il diario intimo di una antropologia profondamente esistenziale giocata costantemente intorno a riferimenti mitico - simbolici e strettamente alchemici. Da antropologo puro, che ha scavato allinterno delle civilt, dei popoli, degli uomini con le maschere e senza caverne, ha penetrato quel tessuto fatto di linguaggi: i linguaggi delle parole, i linguaggi dei colori, i linguaggi delle vocali molto cari al Rimbaud, appunto, di Vocali."
Certo, il punto di riferimento rimane la scientificit rigorosa e applicata sul campo culturale e umano che emerge in Tristi tropici, nel quale si racconta delle spedizioni di natura etnologica nei popoli indigeni sia del Brasile che del Mato Grosso sino a toccare le terre dellAmazzonia durante gli anni Trenta:
Un riferimento questo che rimasto tale ma che si esteso grazie ad una analisi comparata sia dal punto di vista letterario che pedagogico in una visione in cui miti, credenze e riti non sono elementi sovrastrutturali delle culture ma sono la vera espressione di processi dentro le identit delle civilt. Catturare il senso del selvaggio dei popoli un andare oltre la storia definita come apparenza meramente storiografica. Proprio per questo i linguaggi non sono soltanto motivazioni di una comunicazione diretta e indiretta ma costituiscono delle suggestioni dentro le espressioni dello spirito delluomo. Daltronde Lvi-Strauss ha collaborato con uno studioso dei linguaggi come Roman Jakobson grazie al quale ha potuto analizzare i testi di un poeta come Baudelaire e prendere come esempio una poesia che si presta ad una apertura interpretativa meta letteraria in una non consuetudine, per quei tempi, fortemente ancorata al tessuto antropologico. Mi riferisco a Le chat, un poesia sulla quale Lvi-Strauss ha orientato la sua esperienza e la sua testimonianza di antropologo dentro il guardare le parole. Il dato di fondo che nel progetto dellantropologia applicata alla letteratura in Lvi-Strauss (capovolgendo i termini il processo culturale non cambierebbe) lanalisi dei linguaggi dentro la capacit di leggere i popoli non come modelli legati ad un determinato territorio ma come espressione di civilt e quindi di un portato di eredit che possibile definire risistemando la griglia simbolica offerta dagli archetipi. I popoli continuano a vivere lungo la dimensione culturale degli archetipi. La letteratura resiste allurto della storia soltanto grazie ai simboli. Gi in Tristi tropici questa versione si enuclea considerando il fatto che i popoli durano nel racconto. Infatti recente laffermazione di Bernard-Henri Lvy: Tristi tropici letteratura magnifica (..) un pensatore che era pure un maestro di stile letterario (Corriere della Sera - del 4 novembre 2009). Una piccola ma importante osservazione che ricontestualizza la funzione che ha avuto Lvi-Strauss. Il linguaggio, in fondo, resta una motivazione nella caratterizzazione della comprensione dei popoli. Un linguaggio che nasce sia dalla oralit sia dalla gestualit sia dallo sguardo. Un atto di vera creativit che si inserisce nel quadro delle ricerche e delle attivit speculative che Lvi-Strauss ha condotto partendo da un presupposto di fondo: gli uomini fanno i popoli e i popoli si leggono in una visione complessiva che quella della civilt che per durare non deve assentarsi dalle eredit. Ecco perch la lettura antropologica si presenta con un mosaico la cui interpretazione passa inevitabilmente lungo i tracciati della letteratura. La via delle maschere sviluppa proprio un percorso ad intreccio tra antropologia e opportunit letterarie il cui significante dato dalla presenza dellestetica che si confronta con il mito. Leggere e interpretare i segni di una maschera nella cultura del mondo primitivo dare una dimensione allonirico che si trova tra gli spazi dei popoli antichi attraverso la misura delle distanze che data dal tempo. Il tempo una istanza anche antropologica e rimane tale soltanto se lestetica a farsi voce. questo un concetto che rimanda alla letteratura. Ma Lvi-Strauss sapeva bene che lantropologia, pur nella sua scientificit dei dati e dei fatti, diventa strumento interpretativo grazie alla capacit del linguaggio. Ma il linguaggio una estetica della letteratura che si presta a qualsiasi rottura di schemi. Lantropologia dentro la letteratura. Ma la letteratura ormai non pu assolutamente assentarsi da una motivazione e da emozioni che nascono o derivano da intagli antropologici.
Coscienti che, per porsi da un punto di vista assolutamente oggettivo, bisogna studiare l'uomo dal di fuori - "come se fossimo osservatori di un altro pianeta" - scrive Lvi-Strauss e il rifiuto dei cosiddetti "dati immediati della coscienza" come via di accesso alla verit, contro l'empirismo e il soggettivismo, quegli stessi che lo strutturalismo va a riconsiderare. Lo strutturalismo sostiene che fare scienza significa procedere al di l dell'empirico e del vissuto, contro ogni forma di atomismo logico e di sostanzialismo. Per cui lo strutturalismo afferma che la realt un sistema di relazioni i cui termini costituenti non esistono di per s, ma solo in connessione tra loro. Contro l'umanismo e il coscienzialismo gli strutturalisti difendono il primato della struttura sull'uomo, sostenendo che l'individuo non libero e attore autentico delle proprie scelte e azioni, ma il risultato di strutture che agiscono per lo pi a livello inconscio, negando cos ogni possibilit di libero arbitrio.
Permettetemi qui di aprire una parentesi sul libero arbitrio perch materia di nuove e influenti considerazioni che arrivano da ogni parte e che, in qualche modo, impegnano la nostra ricerca, pi di quanto ci si aspetti. Il libero arbitrio il concetto filosofico e teologico secondo il quale ogni persona libera di fare le sue scelte. Ci si contrappone alle varie concezioni deterministiche secondo le quali la realt in qualche modo predeterminata (destino), per cui gli individui non possono compiere scelte perch ogni loro azione predeterminata prima della loro nascita (predestinazione o servo arbitrio).Il concetto di libero arbitrio ha implicazioni in campo religioso, etico e scientifico. In campo religioso il libero arbitrio implica che la divinit, per quanto onnipotente, scelga di non utilizzare il proprio potere per condizionare le scelte degli individui. Nell'etica questo concetto alla base della responsabilit di un individuo per le sue azioni. In ambito scientifico l'idea di libero arbitrio determina un'indipendenza del pensiero inteso come attivit della mente e della mente stessa dalla pura causalit scientifica. Qui di seguito riporto alcune teorie relative allargomento:
Il determinismo l'idea che tutte le cose che accadono nel presente e nel futuro sono una conseguenza causata necessaria dagli eventi precedenti. Il compatibilismo (anche detto determinismo morbido) crede che l'esistenza di libero arbitro sia compatibile con il fatto che l'universo sia deterministico, all'opposto l'incompatibilismo nega questa possibilit. Il determinismo forte una versione dell'incompatibilismo che accetta che tutto sia determinato anche le azioni e la volont umane. Il libertarismo si accorda con il determinismo forte solo nel rifiutare il compatibilismo; ma i libertari accettano l'esistenza di un certo libero arbitrio insieme con l'idea che esistano alcune cose indeterminate. L'argomento standard contro l'esistenza del libero arbitrio molto semplice. O il determinismo vero o l'indeterminismo vero. Queste due posizioni esauriscono le possibilit logiche da contemplare. Se il determinismo vero noi non siamo liberi. Se l'indeterminismo vero, le nostre azioni sono casuali e la nostra volont manca di controllo per essere comunque moralmente responsabili.
Il concetto di libero arbitrio oggi molto dibattuto in ambito religioso in relazione all'onniscienza attribuita alla divinit nelle religioni monoteistiche. Esso alla base della religione cattolica mentre risulta uno dei punti di contrasto con la religione luterana per la quale l'uomo non pu in alcun modo agire per liberare la propria anima, mentre il cattolicesimo considera fondamentali le opere quanto le preghiere. Alla stessa idea del luteranesimo aderiva anche il calvinismo per il quale l'uomo era predestinato e per questo a niente servivano le proprie opere e le proprie azioni, poich l'elemento decisivo solo la fede. Dunque, non rimangono che due possibilit: l'interpretazione deterministica della natura, secondo la quale sono solo le leggi fisiche a dettare i comportamenti umani; e l'interpretazione indeterministica, per cui ogni evento dettato dal caso e le scelte individuali sono la naturale conseguenza di questi processi casuali. Una persona quello che in base alle proprie azioni, un uomo viene giudicato colpevole o innocente secondo le proprie scelte, dunque il problema del libero arbitrio continua a presentarsi e a porre delle domande:
"Possiamo prevedere i comportamenti umani?", "Le scelte sono solo il frutto di leggi fisiche deterministiche o di leggi quantistiche e in definitiva regolate dal caso?"
Troppo complicato, a voi la scelta, il dibattito ancora aperto. In entrambi i casi la risposta sospesa a mezzaria, non rimane molto spazio per il libero arbitrio, se non tramite una teoria del tutto che apre la via per differenti interpretazioni. Potete sempre intervenire sullargomento, su questo stesso sito, nella sezione commenti.
Bibliografia:
Marilena Cavallo, "Tra l'Antropologia e la Letteratura di C. Lvi-Strauss" (in Web) Erasmo da Rotterdam, Il libero arbitrio a cura di Roberto Jouvenal, Claudiana, Torino 1969. Terza edizione a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, 2004. Martin Lutero, "Il servo arbitrio" (1525), a cura di Fiorella De Michelis Pintacuda, Claudiana, Torino 1993. Mario De Caro, "Il libero arbitrio: una introduzione", Roma-Bari, Laterza, 2004. Claud Lvi-Strauss Le vie delle maschere Einaudi, Torino 1966. J. Lebacqz, Libre arbitre et jugement , Louvain 1960. C. Mazzantini, Il libero arbitrio in San Tommaso e Duns Scoto, Torino 1966. Y. Simon, Trattato del Libero Arbitrio, Roma 1963. P. Siwek, La conscience du libre arbitre , Roma 1976. Agostino d'Ippona, "De libero arbitrio"...
Le figure pi rappresentative dell'atmosfera filosofica dello strutturalismo vedono inoltre a Claude Lvi-Strauss, Michel Foucault, Roland Barthes, Jacques Lacan, Louis Althusser, Roman Jacobson e Marcel Mauss. Su questi pensatori hanno agito soprattutto le tesi della linguistica strutturale (da De Saussure agli esponenti delle scuole di Praga e di Copenaghen), ma anche, in modo non meno rilevante, suggestioni provenienti dalla filosofia della scienza di Gaston Bachelard e dagli scritti di Nietzsche, Heidegger, Marx e Freud. Tuttavia siamo gi oltre, siamo passati al post-strutturalismo e al decostruzionismo, nonch agli studi di eziologia e genealogia che hanno portato al postmodernismo filosofico, in cui viene analizzato il linguaggio, e le scoperte vi assicuro non mancano.
In Eziologia e genealogia del postmodernismo filosofico Mimmo Pesarese ad esempio scrive (*): Anche il linguaggio, infine, considerato, in quanto struttura, un elemento di neutralizzazione e canalizzazione delle energie; la rivoluzione e la liberazione del desiderio deve allora giocarsi anche sul piano linguistico: questa la tesi che costituisce l'essenza stessa del pensiero e dell'opera filosofica di Jacques Derrida, dai cui scritti ha preso vita una corrente, il decostruzionismo, che prende appunto il nome dalla pratica della decostruzione, possibile traduzione del termine heideggeriano Destruktion, ovvero la doverosa distruzione della storia della metafisica e del sistema concettuale da cui, per secoli, stata dominata. Come gli altri pensatori francesi della sua generazione, Derrida avversa il logocentrismo della stuttura, ovvero la proiezione del Soggetto della metafisica classica che, nello strumento eristico per eccellenza degli strutturalisti, ha messo radici e detta legge. Il progetto filosofico di Derrida, quindi, si identifica in una programmatica decostruzione della metafisica della presenza che ha caratterizzato la tradizione filosofica occidentale. La metafisica europea, infatti, avrebbe considerato l'Essere come un ente attingibile e reso presente attraverso la parola -- il logos- e la voce (da cui il termine logocentrismo), cui Derrida contrappone un Essere che, proprio in quanto definibile solo per differenza e irriducibile a ogni tipo di identit originaria, detiene, invece, gli attributi dell'assenza, di cui non si danno rappresentazioni, ma esclusivamente tracce. In quest'ottica, all'idea metafisica del primato della voce/logos sulla scrittura, ovvero del primato della presenza dell'Essere sull'assenza dell'Essere, viene sostituito il primato della scrittura sulla voce. Dall'idea della scrittura come fenomeno risultante dall'oralit, si passa all'idea secondo la quale il linguaggio a essere anticipato dalla scrittura, poich, come argomenta Derrida, si parla riferendosi a testi, ovvero a un nodo di tracce che rimandano a un'assenza: quella dell'autore, che nella rappresentazione del testo attua il proprio autodisfacimento. Ecco che in quest'opera di rovesciamento dei fondamenti del linguaggio, indicativa risulta la pregnanza della nozione derridiana di testualit, una concezione del testo scritto non come sistema definito e dato in maniera ultima, ma come circolarit aperta, continuamente ri-definibile e non riconducibile a un'unit, nella quale non mai possibile pervenire a un'origine, n a un originario referente. Si ha sempre e solo a che fare con una catena di rinvii senza soluzione di continuit che viene a essere definita esclusivamente mediante il meccanismo della differance: per negazione, cio, di ogni composizione unitaria, di ogni telos, di ogni razionalit onnicomprensiva, scardinando l'egemonia del centro".
Appare chiaro, dunque, come l'eredit di questo approccio sia fondamentale per comprendere la pluralit dei codici e dei linguaggi, centrale nella teoria postmoderna, nonch sia applicabile ante litteram alla situazione contemporanea della multimedialit, dell'ipertestualit e della contaminazione in rete, che della teoria postmoderna sono l'esito ultimo e pi complesso. Orientamento teorico e metodologico risalente, con diramazioni successive, all'opera del linguista svizzero Ferdinand de Saussure, che considera la lingua come un insieme strutturato di elementi interagenti e interdipendenti; successivamente la definizione stata adottata anche per indicare gli indirizzi di pensiero che hanno esteso alle scienze umane i principi dello strutturalismo linguistico, per cui i fenomeni culturali sono visti come insiemi organici tra i cui componenti vigono relazioni costanti e sistematiche: l'antropologia (con Claude Lvi-Strauss), la critica letteraria (con Roland Barthes), la psicanalisi (con Jacques Lacan), l'esegesi marxista (con Louis Althusser), la filosofia della cultura (con Michel Foucault) e la neo-liguistica (con Roland Jakobson). Per una comprensione analitica del fenomeno cfr. G. Fornero e F. Restaino, Nicola Abbagnano Storia della Filosofia, volume X in La filosofia contemporanea.
Bibliografia: Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero - Filosofi e filosofie nella storia, vol. III, Paravia, Torino, 1992.
Mimmo Pesare - Eziologia e genealogia del postmodernismo filosofico Bulzoni Editore - a cura dellAISEA. Dottore di Ricerca in Etica e Antropologia e Assegnista di Ricerca in Pedagogia Sociale della Comunicazione presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali dell'Universit del Salento, collabora alla didattica nel Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione. redattore della rivista internazionale Quaderno di Comunicazione (Meltemi, Roma) e autore di numerosi saggi nel campo delle scienze umane. Si occupato, tra l'altro, del concetto di abitare in filosofia e psicoanalisi. Tra le sue pubblicazioni, la cura del libro Rifrazioni. Luoghi superstiti della postmodernit (Manni, Lecce), il recente La dimora dei luoghi. Saggi sull'abitare tra filosofia e scienze sociali (Icaro, Lecce) e, in corso di stampa, Antropologia filosofica dell'abitare (Mimesis, Milano).
In merito, va qui ricordato che la sezione tematica "Antropologia e letteratura" si costituita, con approvazione del Consiglio Direttivo dell'AISEA, Associazione Italiana per le Scienze Etno-Antropologiche, il 10 giugno 1996, le cui linee programmatiche, valide per il nostro interesse specifico di ricercatori, si possono cos riassumere:
promuovere l'approfondimento dell'indagine sulla scrittura etnografica, in linea con alcune recenti domande della riflessione antropologica; studiare la possibilit di elaborare un quadro teorico che metta in comunicazione questo settore di ricerca con le problematiche afferenti agli studi di antropologia della scrittura; riprendere parallelamente la riflessione sulle implicazioni antropologiche dell'oralit, con particolare riferimento all'oralit letteraria, rivisitando in questa prospettiva tradizioni di studi e di ricerche quali la letteratura popolare a stampa, la scrittura popolare, la letteratura di tradizione orale, con riferimenti ad aspetti quali la poetica comparata, l'antropologia della voce, del gesto e, pi ampiamente, della performance; riflettere problematicamente sull'uso che la ricerca antropologica pu fare di testi letterari, nonch, tenendo fermi limiti e distinzioni, definire i rapporti tra antropologia e letteratura all'interno del quadro teorico che si propone di elaborare.
Oltre a promuovere ricerche su temi e problemi di volta in volta individuati, la sezione sta lavorando per effettuare una ricognizione bibliografica degli studi e delle attivit concernenti le tematiche proprie della sezione; curare i rapporti con centri e gruppi di ricerca che si occupano di queste tematiche, in Italia e all'estero; organizzare periodicamente momenti di confronto, soprattutto in forma di seminari e convegni.
Riguardo a quest'ultimo punto la sezione ha gi tenuto due incontri seminariali propedeutici ai convegni a Roma e a Salerno e nel 2001 in Calabria a Cosenza, presso luniversit della Calabria e a Cassano Ionio, in collaborazione con il Centro Studi Demologici e Dialettologici Cesare Pavese. In questi anni, la sezione, in collaborazione con lUniversit di Salerno, ha organizzato i seguenti Convegni: Le letterature popolari. Prospettive di ricerca e nuovi orizzonti teorico-metodologici, Fisciano- Ravello 21-23/11/97 (di cui sono stati pubblicati gli Atti). Antropologia e romanzo, Fisciano-Ravello 8-10/10/1999. Altrove immaginari. Modelli di societ tra etnografie inventate e costruzioni utopiche, Fisciano-Amalfi 22-24/9/2000. Antropologia e poesia, Fisciano- Ravello, 2-4 maggio 2002. La vita in gioco. Antropologia, letteratura, filosofia dellazzardo, Fisciano-Amalfi 1-3 ottobre 2004; convegni che hanno visto una notevole partecipazione e hanno promosso confronti anche tra studiosi italiani e stranieri.
La sezione di Antropologia Storica ufficialmente costituita in seno all'Aisea nel 1992, pone come suo obiettivo prioritario di occuparsi delle problematiche relative ai rapporti tra discipline antropologiche e quelle storiche; tra l'hic et nunc dei primi antropologi fautori della contemporaneit storica dell'evento da analizzare come unico "tempo" osservabile, e la pi moderna ed obiettiva analisi dei cambianti per cui gli eventi stessi risultano inscritti, oltre che nel presente, in un passato in grado di restituire ai fenomeni la loro originale ed originaria tridimensionalit. Da sempre interessata alle metodiche connesse alla verifica e alla decodificazione delle fonti documentarie (epistolari, archivistiche, visuali, orali, ecc.) nella convinzione della loro irrinunciabile vitalit quale strumento di indagine e di conoscenza, la sezione cura inoltre e da diversi anni la pubblicazione di una collana editoriale, sotto i tipi della Bulzoni, che prevede "incursioni" nei pi diversi ambiti culturali, sollecitando il lettore mediante una gamma di occasioni e di spunti di riflessione acquisiti grazie al metodo storico-comparativo. La collana diretta da Gilberto Mazzoleni e da ciascun coordinatore di sezione in carica. Ospite della Facolt di Lingue e Letterature straniere, si costituita in seno all'AISEA una Sezione di Antropologia Applicata, che si propone di raccogliere documentazione, di promuovere la ricerca e di creare occasioni di incontro, collaborazione e dibattito non solo tra gli antropologi ma con altri specialisti e con gli operatori rilevati. La Sezione intende promuovere attivit e attenzione per gli snodi di maggiore importanza della societ e delle dinamiche produttive, culturali e comunicative attuali, come pure per i principali aspetti istituzionali. Ci si riferisce, in primo luogo, alle attivit economiche, ai servizi, allo sviluppo e alla riqualificazione territoriale, ai movimenti demografici, al tempo libero, al turismo e, infine, anche alluniversit e alla ricerca. Nel corso della prima riunione sono stati eletti il coordinatore, Gian Luigi Bravo, il segretario, Lia Zola, e lincaricato delle comunicazioni e dei rapporti con lesterno, Mara Francese, mentre Dipak Pant cura i rapporti con l'American Association for Applied Anthropology.
Bibliografia e pubblicazioni:
Il Bollettino, la cui redazione affidata alla dott.ssa Floriana Ciccodicola, una pubblicazione semestrale concepita come organo di discussione, di informazione e di coordinamento delle attivit svolte all'interno della sezione medesima. In esso vengono esposte e dibattute le diverse iniziative didattiche e di ricerca effettuate dai soci nel quadro dei loro impegni sia universitari che extra-universitari; inoltre vengono segnalate e recensite tutte le novit editoriali attinenti i soggetti dell'Antropologia Storica. Contatti: Floriana Ciccodicola (E-Mail: flo.cicco@libero.it). Silvestrini E., (a cura di), Fare antropologia storica. Le fonti, Roma, Bulzoni, 1999. Pirani A. M., (a cura di), Labbaglio dell'occidente per il diritto alla differenza culturale, Roma. Bulzoni, 2000. Di Renzo E., (a cura di), Si fa il cammino con l'andare: note di antropologia del viaggio., Roma. Bulzoni, 2002.
in questo modo, stimolando la curiosit verso quelle esperienze, umane e sociali, ma del tutto ragionevoli se comprese allinterno del loro particolare contenuto culturale, che lEtnomusicologia ha saputo forzare i confini di ci che era da ritenere umano, culturale, artistico, razionale. Concetti come cultura, relativismo, etnocentrismo, etnografia sono divenuti parole chiave anche in altre discipline e, pi in generale, per il pensiero contemporaneo. Va ricordato che la devozione antropologica per lo studio di tutti i popoli, nei luoghi e nei modi in cui vivono, ormai riconosciuta come unirrinunciabile conquista della sensibilit contemporanea. Popoli diversi e distanti tra di loro hanno cos potuto per la prima volta contribuire, grazie alle testimonianze raccolte dagli antropologi e dagli etnomusicologi, a una discussione sulle potenzialit e i limiti tra le forme di vita e i modi di pensare dellumanit. Grazie a questa lezione, volta a decostruire molte tra le idealizzate nozioni della nostra civilt, letnomusicologia si affermata come una delle discipline umane che pi hanno contribuito a caratterizzare il Novecento. Ed proprio grazie a questa disciplina cos effervescente di studi e di applicazioni, cos impegnata a rinnovare sia il proprio mandato sociale, sia lattenzione della comunit scientifica pi in generale, che si configura come programma di ricerca e di formazione istruttivo quanto avvincente; un saper fare assai ben radicato in una tradizione scientifica di indagini etnografiche e dibattiti teorici, ma anche in grado di interpretare in modo simpatetico e autorevole lesperienza postmoderna. Pertanto va qui ribadito che quando si parla di etnomusicologia comparativa, si parla di una disciplina da pensare come dimensione centrale della conoscenza antropologica, di una radicale opzione antipositivistica che contrasta ogni illusione di oggettivit, di ingenuo empirismo, di descrizione realistica.
Come pure scrivono E. Schultz e R. Lavenda, autori di Antropologia Culturale (*):
Il sapere etnografico risulta sempre mediato da sguardi orientati, da contesti storici e relazionali, da prospettive ideologiche e biografie situate. Ma si farebbe un grave errore pensare di dover depurare o cancellare questa mediazione: si perderebbe la possibilit stessa di riconoscere le fonti e le modalit del processo conoscitivo che si attuato; verrebbe meno la possibilit di ricostruire e di dar senso alle energie e alle risorse della trasformazione avvenuta. La comprensione dellaltro culturale scrivono gli autori echeggiando posizioni vicine allermeneutica contemporanea, e in Italia per molti versi anticipate dallantropologia di Ernesto de Martino costruita intersoggettivamente, utilizzando elementi tratti dal sistema culturale sia dellantropologo che dellinformatore. Afferrando il significato del s culturale dellaltro, scopriremo in parte il significato della nostra identit.
C da augurarsi che il lettore possa qui ritrovare quella sensazione vitale avvertita da Claude Lvi-Strauss,il quale leggendo nel 1933-34 uno dei primi manuali della disciplina, Primitive Sociology di Robert Lowie, che decise la sua vocazione di ricercatore:
Qui, invece di nozioni tratte da altre letture e immediatamente trasformate in concetti filosofici, trovai esperienze vissute da societ indigene, il significato delle quali era stato rispettato dallattenta cura dellosservatore. Il mio pensiero sfuggiva alla soffocazione che la pratica della riflessione filosofica gli causava. Allaperto, laria nuova lo rinvigoriva. Come un cittadino fra i monti, mi inebriavo di spazio mentre i miei occhi abbagliati misuravano la ricchezza e la variet degli oggetti.
Ne emerge che letnomusicologia ma ancor prima lantropologia non un sistema teorico dotato di una gerarchia di livelli analitici e rapporti casuali, ma pu configurarsi pi efficacemente come unistanza euristica di rappresentazione e connessione delle differenze culturali prodotto delle tante etnografie; prospettiva duttile e sempre in fieri, che continuamente si rimodella per costruire una storia che invita a condividere storie nostre e altrui. E che, per approssimazione al limite, pu anche far pensare a mondi comuni a tutti i popoli, almeno finch la cultura rende possibile la sopravvivenza dellumanit.
Bibliografia:
Claude Lvi Stauss Tristi Tropici Il Saggiatore, 1960. E. Schultz e R. Lavenda Antropologia Culturale Zanichelli, 1999. Robert Lowie, Primitive Sociology
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|