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Action man

di Enrico Nottoli
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Pubblicato il 03/12/2014 00:19:14

ACTION MAN

E me ne restavo seduto al bar a rigirare il ghiaccio nel bicchiere traboccante di alcol, pensando a tutte le occasioni sfumate nella vita. Forse era semplicemente troppo breve una vita, ecco il suo unico problema. Pensavo alla neve, pensavo all'amore, pensavo alle stelle, pensavo alla scrittura e tutto mi sembrava perso, volato via lontano, come quando a nove anni si perde un palloncino nel cielo, e pian piano lo si vede strisciare via, senza nemmeno poterlo salutare. Non so se fu il caldo di quel rorido settembre o la foga di sfogliare il passato come carta straccia a farmi venire in mente l'Africa, ma fu così, e non potevo farne a meno, la ricordai, così come si ricorda un amore di ventisette mini prima, con un sorriso amaro e una lacrima dolce. Avevo nove anni allora ...

Mi ritrovai per caso in una spiaggia quasi deserta di Zanzibar. Fissavo l'oceano Indiano in trance, guardando un sole affannato tuffarsi nell'acqua come un bambino obeso in una piscina, e mi parve di vedere un sorriso fra le nuvole stracciate in lontananza. Quei colori accesi, quei raggi abbaglianti, quelle schegge di luce a tagliare la superficie del mare, poteva realmente esistere Dio? Se guardavo quel dannato tramonto la risposta era certa, eppure se mi voltavo verso le baracche buttate là sulla riva, gonfie di un pungente odore di urina e carogna, mi pareva ancora più assurda, assurda come un dannato tramonto nel cielo. Dio esisteva sì, o meglio era esistito, qualcuno aveva modellato la luce come un bravo calzolaio, ma purtroppo ormai era già morto d'infarto da un pezzo. Condoglianze!

D'improvviso smisi di giocare con i miei pensieri e lasciai cadere il mio sguardo sulla darsena, poi sulla sabbia fine, e infine sul telo da mare proprio a due passi da me. Sopra l'asciugamano stava prendendo il sole un grosso pupazzetto di Action Man che mi ero ben ripromesso di portare con me in quella vacanza. Ero molto legato a quel bambolotto oltremodo muscoloso, avevamo vissuto tante avventure insieme nei meandri di camera mia: come quando abbiamo sconfitto da soli un'orda di soldatini inferociti oppure quando abbiamo ucciso il drago sotto al letto. Fu proprio mentre lo presi per un braccio che un bambino si avvicinò a me e mi parlò in una lingua incomprensibile. lo scossi la testa per fargli capire la difficoltà di comprendere cosa stesse dicendo ma lui non si intimorì e trafiggendomi con quei suoi occhi neri e impenetrabili indicò il pupazzo. Lo voleva, mi stava chiedendo un pezzo della mia infanzia, doveva essere pazzo! Cercai di decifrare i suoi occhi, ma non ci riuscii mai, era impossibile. E forse fu per questa ragione che gli porsi il giocattolo senza dire niente, neppure una parola. A volte sono inutili le parole di fronte a quegli sguardi. Lo vidi sorridere, era felice. Per un magro istante era riuscito a dimenticare la sete, lo sporco. e la povertà. Adesso aveva un Action Man, proprio come un buon occidentale, e doveva essere proprio quel brivido di omologazione ad averlo fatto sognare.

Poi fuggì via allegro e nel riverbero del sole la sua pelle nera non dava più così fastidio. Il razzismo non può essere realmente esistito, pensai perdendo ogni fiducia nell'uomo. Per ore rimasi folgorato dalla vita dentro quegli occhi neri e tutto il mondo, e tutto il mare, e tutto il sole non erano stati poi tanto crudeli infondo. Ritornai nella stessa spiaggia, con la stessa sabbia e lo stesso tramonto di due giorni prima. Lanciai un'occhiata schiva ai piedi di un grosso albero ai bordi della costa e

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sopra a un tappeto, fra mille altre esposizioni (tamburi, statuette, bracciali in ebano ...), vidi il mio Action Man in vendita, proprio come una bambola qualsiasi o una prostituta delle tante. Per un attimo pensai di comprarlo di nuovo, ma quale senso avrebbe avuto? Aveva sofferto abbastanza.

E me ne stavo a rigirare il ghiaccio nel bicchiere con una goccia di sudore sulla tempia. Una radio cantava canzoni perdute ... chissà che fine aveva fatto quell'Action Man: addio.


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