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Teatro

Teatro

Elio Pecora (Biografia)
Bulzoni Editore

Recensione di Anna Maria Vanalesti
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Pubblicato il 22/01/2010 12:08:00

Alla scrittura teatrale non si approda per caso, ma solo dopo un lungo percorso che abbia attraversato altri impervi sentieri letterari, dopo una lunga frequentazione della lettura e non senza unabitudine a guardarsi dentro e intorno, per raccogliere quelle voci che ci inquietano e ci agitano, ma che attestano che siamo vivi. E accaduto questo ad Elio Pecora che e rimane prima di tutto un poeta, con una consuetudine allo sguardo interiore e allascolto , che gli ha permesso, ad un certo punto del suo itinerario , di tradurre in testi teatrali, quel teatro autentico che egli ha sentito sommuovere entro e fuori di s.
La parola, che nella sua poesia espressione pregna di significato e di significante, la parola attraverso la quale egli sa chiudere in un cerchio melodico e musicale le cose, si trasformata in gesto e il gesto si naturalmente inserito in uno spazio scenico, che essenzialmente spazio dellanima. E nato cos un teatro, fatto di creature che si muovono allinterno di storie personali e familiari, cercandosi e trovandosi, pur nellangoscia che sembra assalirle e devastarle. Si tratta fondamentalmente di donne, di madri , che tentano di uscire dalla gabbia in cui il loro ruolo le ha imprigionate, non per una ribellione , n per un rifiuto, ma pi semplicemente perch vogliono un distacco da ci che sono state nel passato, per essere ci che sono nel presente, rimanendo al proprio posto e ripartendo addirittura dal proprio corpo.
Appunto il corpo elemento prioritario nelluniverso poetico di Pecora, perch rappresenta, come egli dice in una sua lirica, quella gabbia di ossa e di arterie dalla quale vigiliamo nel mondo, senza mai potercene separare, con cui dobbiamo sempre fare i conti per vivere. Questo spiega perch i suoi personaggi teatrali, pur nel momento del dolore, sono fisicamente molto evidenti con i loro vestiti, i loro caratteri somatici, persino con il loro bisogno di cibo: accade che in pieno dramma, una donna insista per preparare un te al gelsomino e lo offra con una fetta di torta, a chi si sta macerando nel desiderio di morte. E a proposito di questo, nel teatro di Pecora, la vita prevale sempre sulla morte, anche quando sembra non esserci speranza: un figlio nellaltra stanza chiuso dal padre perch non vada in cerca della droga ed prigioniero di un forte desiderio di morte, ma nello spazio intorno a quella stanza, si agitano persone vive, che litigano, conflittuano, si rinfacciano responsabilit; poi dimprovviso tutti appaiono disposti ad una tregua, per addolcirsi con un po di te e con una assaggio di crostata, perch il corpo reclama di vivere e di avere quei ritmi naturali che scandiscono lesistenza quotidiana.
Le grandi metafore poetiche di Pecora, il recinto, il paradiso dove dato abitare, il Narciso, Il giardino, la partenza, il viaggio e il ritorno, ci sono tutte nei suoi testi teatrali, dilatate in forma di spazio e circoscritte in forma di gesto, ma nello stesso tempo, ci sono i segni di una presenza, in mezzo e tra le cose, cose apparentemente banali, ma che appartengono alluomo e lo accompagnano nella sua vita di ogni giorno: una tazza di porcellana, dei vestiti, un cappello, dei mobili antichi o soltanto vecchi, come un cassettone, una porta a vetri spalancata su un giardino, e altra suppellettile, che in questo teatro non funziona da scenografia, bens da elemento sostanziale per rappresentare lesistere.
Il nodo, lirrisolto contrasto che si profila sin dallinizio del dramma, si scioglie nel modo pi naturale, tornando alla vita e alle cose. Come nella poesia Pecora non persegue le facili consolazioni, o peggio, le evasioni, cos nel teatro, non punta alla distrazione, ma fa compiere ai suoi personaggi lavventura di restare, gi annunziata da un suo noto testo poetico. I personaggi in definitiva non tentano di raggiungere la salvezza , n di realizzare la soluzione dei mali che li affliggono o di guadagnare luscita di sicurezza, ma piuttosto sono alla ricerca di una nuova misura, per fare un patto con la vita e seguitare ad andare avanti. Anche nella raccolta poetica Per altre misure Pecora conferma questa sua volont di stipulare un patto con la vita e lo dice con chiari accenti: non pi la salvezza o luscita/ solo un altro patto/ una nuova misura, per seguitare.
Alluomo come alla donna non tocca che recuperare la voce perduta e accettare il presente, senza sottrarsene. Questa nuova misura, che nella poesia lautore propone, nel teatro sembra attuarsi pi facilmente, favorita, dai gesti, dallintreccio delle voci, e in particolare, dal gioco del fuori scena e in scena, che consente di allargare lo spazio oltre i limiti con limmaginazione e il pensiero e contemporaneamente di delimitarlo a quello che davvero si vede e si percepisce sul palcoscenico.
La donna, domina tale spazio e vi si muove con un sapiente andirivieni di parole e di gesti concentrando su di s lattenzione dello spettatore, divenendo creatura di sofferenza e di riscatto, che si perde, si dispera, annaspa, ma poi si ritrova perch torna alla sua realt corporea, al suo presente, o come dice il poeta alla sua faccia, ai suoi piedi .
I personaggi femminili condensano in s nel teatro di Pecora, il dolore atavico , di tutti i tempi; sono creature educate alla paura, allabbandono, alla solitudine, in esse c Arianna che piange sulla spiaggia deserta, Medea che compie la sua vendetta, punendosi, Al cesti che muore perch viva lo sposo. Eppure queste creature, che nella poesia di Pecora compaiono sempre in guerra con se stesse, nel teatro ci appaiono come pacificate, perch decise ad allontanare il passato e ad accettare una vita momento per momento, che possa loro bastare.
Non si vuole per asserire che i personaggi maschili non abbiano una loro rilevanza nel teatro di Pecora, vi sono e sono importanti, ma hanno un ruolo diverso perch, come dice lautore nella prefazione, spesso sono guerrieri distratti e stanchi, incapaci di cercare altre strade, dopo essersi cos lungamente perduti. A volte si ha la sensazione che tra loro e le donne si sia innalzato un muro, che mostra tutta la loro incapacit di comprendere, o meglio lunilateralit della loro comprensione. Ma proprio questo li rende pi vulnerabili e indifesi, irrisolti e chiusi nella loro impossibilit di liberarsi del passato e di vivere nel presente.
Ma torniamo ai testi e alla parola poetica. Nel teatro certo non si compie la magia della parola poetica che in poesia riesce a raggiungere una purezza di suoni e una perfetta identit tra suono e immagine. Nel teatro il gesto si deve sostituire alla parola, ed in ci la straordinaria capacit dellautore di ricreare i gesti e le azioni, attraverso un meccanismo verbale di battute concise, rapide, sature di umori , che anche a sola lettura del testo, disegnano spazi e configurano situazioni, atteggiamenti, caratteri.
Abituato ad animare serate di reading tra poeti e artisti del mondo letterario romano, Pecora ha saputo utilizzare la sua esperienza di arte combinatoria per armonizzare la teatralit della poesia, con la teatralit della vita, realizzando dei testi teatrali, che nella loro brevit riassumono in pieno la sua filosofia , basata sullaccettazione fiera del dolore e sulla pietas
da spandere sulle tragedie umane, una pietas fatta di reale compassione, cio compartecipazione, sostegno, resistenza paziente alla quotidianit dilaniante, mai fuga o rifiuto.
C molto della classicit del mondo greco, nel teatro di Pecora e non solo nelle opere pi direttamente ispirate ad essa, come lAlcesti e il Pitagora, ma anche in quelle per cos dire moderne, ove donne e figli e mariti dei nostri tempi si muovono allinterno di una storia o di singole storie individuali. Certo mancano gli dei, manca il loro intervento, ma rimane la iubris, rimane, lincomprensibilit del caso o del fato, rimane la lotta delluomo ridotto ad una marionetta inconsapevole che vuole per trovare se stesso e aspira ad unimpossibile armonia. Nel dramma Nellaltra stanza Ugo dichiara: gli eroi greci sono incerti, bugiardi, ma agiscono per superare lincertezza e la bugia e ancora: sanno che si portano dentro come una fame inesausta, lattrazione del niente. Contro questa attrazione fanno una guerra di pensieri e di gesti. Inventano genealogie, costruiscono templi.
Tutti i personaggi del teatro di Pecora, fanno una guerra di pensieri e di gesti , per non arrendersi alla sofferenza e alla morte, e alla fine trovano pace, sebbene una pace momentanea, quasi un breve ristoro dopo la lotta, nel rimanere al proprio posto, prendendosi cura di s, dando attenzione alle cose che li circondano, nelle quali sembra serrarsi il segreto della sopportazione del male.
Il teatro di Pecora ha dunque unindiscutibile eticit che identica a quella della sua poesia: poesia alta e colta, di un intellettuale che non mai sceso a compromessi, teatro originale e nuovo di un uomo che da sempre vuole rilanciare la dignit umana e ridare valore allesistenza, agganciandola al bene, allamore, alla solidariet.

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