Pubblicato il 14/02/2015 10:04:31
Eloisa.
Caro padre Fulberto, permettetemi ve ne prego di chiamarvi cos,bench il nostro vincolo di parentela sia solo quello meno intimo e coinvolgente di zio-nipote Davvero riconosco in voi latteggiamento e la cura di un padre che si tanto preoccupato della mia educazione e della mia crescita, cosa di cui vi sono doppiamente grata, come nipote, ma soprattutto come giovane donna, per la quale i tempi in cui vivo non prevedono autonomia ed educazione intellettuale di sorta. La mia educazione presso il convento di Notre-Dame di Argenteuil, grazie a voi, stata invece esemplare e ha suscito lo stupore del mondo. Mi ha aperto le vie dello spirito e dellintelligenza, del gusto letterario e cortese. A soli diciassette anni, giovane e graziosa, colta nelle lettere, nella filosofia e nella teologia, non chiedevo che di approfondire i miei studi con esercizi di logica, dialettica e di retoricae voi avete generosamente acconsentito, dandomi il maestro migliore, quello pi stimato nelle accademie parigine. Nella mia giovane et, naturalmente predisposta allamore, avevo tanto meditato sui testi di Andrea Cappellano e sui miti dellantica Grecia come quello di Eros figlio di Pena e di Poros Pena: la Mancanza, lassenza di ogni determinazione, che significa anche potenzialit aperta, e Poros, il guado, il ponte, lespediente, vale a dire il ponte tra cielo e terra, tra materia e spirito, tra maschile e femminile.un mito di grande fascino. Il senso di mancanza, come voi sapete, sempre presente in noi, spinge le energie potenziali ad investire in altri campi di attivit, in altre relazionie ci naturale, e particolarmente sentito in et adolescenziale. la preparazione di ogni vero incontro. Su questo io meditavo, pur non essendone coinvolta personalmente. Ero affascinata dalle immagini di Andrea Cappellano che nel suo trattato, De amore, ne parla come di un palazzo al centro del mondo, in cui si raccolgono le donne e in cui troneggia maestoso lAmore: e tutto ci che c di grande al mondo da lui nobilitato. LAmore vero e profondo, avevo capito, sperpero, lusso, sovrabbondanza di forze, assoluta gratuit, eppure semplice e giocondo come una canzone. Intendo dire che avevo e ben allerta in me tutte le disponibilit allincontro amoroso, e non solo a quello teorico e vagheggiato nel pensiero. voglio che lamor mio canti di mio amor vo che sammanti e portine ghirlanda.
Lincontro con Abelardo, che aveva percorso la mia stessa strada, e gi gran maestro di retorica, di grande fama e fascino, non fu altro che il naturale esprimersi delle rispettive potenzialit damore. Ho cercato con insistenza di vederlo, ascoltarlo, incontrarlo Anche lui fu conquistato dalla mia fama, dalla mia giovinezza, e cerc il tuo appoggio, padre, per starmi vicino come maestro, lusingando la tua vanit. La nostra intesa fu subito totale. Aveva due abilit in particolare che me lo resero subito caro: la grazia dei suoi magnifici versi e il fascino dei suoi canti dolci nelle parole e belli ed armoniosi nel ritmo musicale. Scriveva: Questopere son frali al lungo andar, ma il nostro studio quello che fa per fama gli uomini immortali.
Il piacere che ho conosciuto stato cos forte che qualunque cosa ne sia seguita poi, non ha potuto cambiare il mio modo di essere e di ricordare. Nel nostro ardore vivemmo tutte le fasi dellamore, noi inventavamo lamore, se in amore possibile inventare qualcosa di nuovo. Non mi stancavo mai di questo piacere che non avevo mai conosciuto. Invidia ed ostilit, maldicenze cominciarono a diffondersi intorno a noi, finch anche tu ne fosti consapevole e decidesti di separarci. Soffrimmo indicibilmente: nessuno di noi pensava a se stesso, ma ognuno soffriva per quello che era successo allaltro: ciascuno di noi piangeva la sventura dellaltro, non la propria. Ma questa separazione dei corpi non fece altro che avvicinare ancor pi i nostri cuori e limpossibilit stessa di soddisfare il nostro amore lo infiammava ancor pi e perfino la consapevolezza dellirrimediabilit dello scandalo ci aveva resi insensibili allo scandalo stesso: il senso di colpa, del resto, era tanto minore quanto pi dolce era stato il piacere del possesso reciproco. Quando seppi di aspettare un figlio ne fui felice,mentre tu, padre,quasi impazzito dalla vergogna, eri nella disperazione pi totale. Mosso da compassione e sentendosi colpevole, Abelardo decise di rimediare proponendo di sposarmi in segreto. Io mi opposi, tanto avevo fiducia nellideale puro dellamore, disinteressato, che non ha bisogno di istituzionalizzazione. Ho desiderato solo il mio uomo, non i suoi beni o le sue ricchezze. Non ho chiesto patti nuziali. Il nome di amante e amica mi parso sempre pi dolce di quello di sposa. Ma tu insistevi tanto che alla fine accettai. Purtroppo questo matrimonio mi aveva riportato nella tua dipendenza, padre. E tu volevi dare divulgazione alla nostra nuova situazione per rispetto del mondo; dovetti rifugiarmi ad Argenteuil, dove mi fu consigliato di prendere le vesti di novizia per sfuggire al mondo e a te, padre, cos infuriato ed offeso che decidesti di punire Abelardo col massimo delle punizioni: la castrazione. Ah, padre, dove giunge lira, lorgoglio che non conosce misericordia! Quale dolore, pur nella comprensione umana della tua ira per la fiducia tradita, nella mia disperazione! Stremata, angosciata, desolata, disperata pensai ad Abelardo, cos ferito ed irriso, solo ed isolato, decisi di espiare la mia colpa e mi legai per sempre alla vita monastica. Era lunico modo per non rinunciare al suo amore, pur rinunciando a lui, che era tutto luniverso possibile di affetti e lideale. Rimasi sola senza sapere, a lungo, nulla di lui. Ma ora ho bisogno di una conferma del mio sacrificio, di dare un senso alla mia vita. Da Dio non mi aspetto nessuna ricompensa, perch so che per amore di lui finora non ho fatto assolutamente nulla. La mia anima da tempo non era pi con me, ma con lui. E anche ora, se non l con lui, non da nessuna parte Chi quelluomo o quella donna che per ostile e nemica che sia, ora non proverebbe un senso di giusta compassione nei miei confronti? Anche a te, padre, chiedo conforto: se il maligno ha potuto servirsi del mio amore per i suoi tristi fini, non ha potuto tuttavia trascinarmi nella colpa col mio consenso. Ho deciso di porre un freno al libero sfogo del mio dolore. Dora in poi tacer. Manterr il silenzio perch il cuore sfugge al nostro controllo e al controllo della parola e purtroppo al cuore non si comanda. So anche oramai per che la parola potenza creativa e che pochi uomini sarebbero innamorati se non avessero mai sentito parlare damore! Non chiedo perdono di nulla, padre mio. Questa lultima mia lettera, amato padre: dora in poi per me sar solo silenzio e desiderio, desiderio del mio grande amore perduto..
da Lettere mai spedite, ed. Montedit
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