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Come una scultura di A. Pomodoro e altre poesie

di Cristina Bove 

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Pubblicato il 15/11/2014 10:42:23

Come una scultura di A. Pomodoro

Vi chiamo a testimoni
dei miei spicchi di faccia
minuzzoli d'arancia sanguinella
scioglilingua al palato
uno tra i tanti

ad osservarmi antropomorfa
e non
criceto a ruota in gabbia
divento un clown
dalle risate tonde
oppure melagrana fusa in bronzo
e le parole
chicchi di cinabro.

Di me che allora... di me che ora...
Mi piacerebbe raccontarvi
di tane e di bisbigli
ma nella stanza si nasconde e tace
la rima chiusa della bocca
in formato ridotto.

Arcobaleni tondeggianti
sullo stelo dell'acero d'inverno
e mi rifletto in mille
microscopici tonfi la caduta

Non voglio che pensiate
a ghirlande romantiche
non c'è niente da cingere d'alloro
anche le gocce
ciondolanti sui rami
paragonarle a lacrime fa ridere.

Ma questo no
starsene a braccia vuote a contenere
quell'io dimenticato di bocciolo
non ancora dischiuso
e ripararlo per assurdo
questo non vale
adesso.

In s(ì) minore
Questa non è una tana di carezze, è piuttosto una scatola cinese
e dentro - sillabata - una fontana
ci sono voli sulle guglie e intrappolata
una bambina in processione per corridoi infiniti

la sua difesa è assecondare tutto

Dorme il fauno ebbro, ha sulla fronte il lascito di un sogno
l'edera sulla bocca
di terra i fori occlusi e muto il flauto

fuggi, bambina, è tempo di ferraglia
non di cocci smussati dalle onde, gemme
serbate nelle mani piccole
morivi di ogni età

disattesa la lingua e l'idiota enarmonico
canta quarti di luna. Sotto la scala immobile
il cane di Mirò

e tu
sì, dico a te
che il tuo passo di pioggia scivola sul mio vetro rassegnato
e non concede appigli
hai forse braccia
da contenere immenso?...

Moebius strip

Farsi carezza
abbrivio e commissura
ritorno senza andata

i matti fanno festa
con ciclamini sparsi nottetempo
sulle curve dei santi

procedere a singhiozzi
per quanto ci si sforzi d'allineare
rende gobbe le strade

attraversare non sarà mai facile
non basterà un boy scout
né un semaforo verde

l'amoerro del cielo a rifinire
orlo fra terra e mare
sul convesso

essere poi nel concavo del tempo
sapienti per metà
duplici e trini

Intrinseca

E voi
che se avessi braccia di paradiso
accoglierei per sempre e non soltanto
un giorno o un'ora rattoppata a metà
voi che sostate
conosco la tua sete, amico
la tua fame d'amore, amica
e il germinare delle croci
che non hanno platee né golgota
ma solo scene di silenzi orfani
parole vedove

Eden di mele e di serpenti
irragionevolmente amato
che nelle sottrazioni di coscienze
abbina vivi e morti
ai transeunti noi
convogliati alle pietre

voi che se non ci foste
non mi conoscerei
e che perfino quando mi uccidete
siete sussulto e vita
voi dalle labbra intinte nel vinsanto
un bacio rosso
e ancora voi da dirsene di notte
o tracimare risa

voi che se dico tu
mi diventate
sfera di pulsazioni e di scintille
sulla fronte d'un io
che siamo noi.

Oceanica

Sapeva fare nodi alla marinara
cazzare rande e ripassare bugne
non sapendo di nuvole
quel tanto da imparare le tempeste
errava di bolina
per scontare miracoli
così da poter essere acclamata
santa dei giorni dispari.

Resse il fasciame ma la velatura
fu divelta coll'albero maestro
e le sirene
ebbero gambe a dipartire il mare

i pesci quando piangono
hanno lacrime d'aria

le polene si arrendono agli abissi
non sanno camminare.

Se una clessidra...

Quando vi raccontai delle mie morti
udivo lo scandire dei rintocchi
pensavo non ci fosse molto tempo
presi coraggio e scrissi
senza pensarci troppo

e ancora sono qui
- non chiedevo miracoli stavolta -
eppure sono giunti
d'amore, d'amicizia, d'insolito accadere
d'ogni sorta

ed ho potuto avere di novembre
rose fiorite ancora

Ora chissà perché
penso che il tempo
abbia smesso di andare

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