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Sporgiti dal paradiso solo un poco

di Amina Narimi
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Pubblicato il 26/07/2014 21:38:55

Sporgiti dal paradiso solo un poco

da un punto del cielo all’azzurro,

tra i fili di pioggia sull’albero

sono pronta a bere col ventre sollevato

dove una farfalla si accorda con la luce

 

C’è un passo veloce  che ora ti somiglia,

che calma la terra in pozze di chiarore,

dentro brilla un porziuncola di pace,

una viola de fado che sorride

portando l’acqua tra le pietre.

 

È tutto molto semplice. Ma domani

andrò dal babbo con il pranzo cotto,

e una luce cruda per non piangere

se mi porterà nella tua stanza

a chiedere del respiro d’oro che faceva

la morfina.  Nella stretta delle mani

ti chiamerò, sottovoce,  per raggiungerci,

come un albero che si piega per i frutti,

e con le dita, per rafforzare le parole

 

avrò il coraggio di tenere le sue spalle, piano,

come coi rami più fragili e sfiniti,

quando farà  il viso del “perché?” -

mettendo tra le mani la dolcezza

del dolore - immenso nei suoi occhi chiusi,

sotto il peso di quella leggerezza,

con un amore tenuto stretto come

un bastone, per riprendere il respiro

dentro i boschi, gli dirò:

il nostro dovere è di essere felici.

Bisogna testimoniare la sua luce. Vieni.

Ogni cosa che è qui è solo qui. E ora

piove, e ci sono  da svuotare le grondaie.

 

Avrò il respiro  tra le braccia come un cerchio

di ricordi che si chiude, che si ferma sulla tavola

a raccogliere le briciole del pane. Usciremo

come nudi nel silenzio faccia a faccia

nel vuoto che c’è, e che farà, come fosse oro

sotto il patio, stringerai  le foglie tra le mani

fino ai piedi, bagnandoli nel tempo

più sacro, avrai  il mento in alto,

come qualcosa che  vuole dire

Un Dio lo sa dove fare ritorno.

 

Mentre ancora la luce si nasconde

sporgiti dal paradiso solo un poco,

nel vicinarsi di domani, un’altra volta,

da un punto del cielo, su  mio padre.


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