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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Un romanzo all’arsenico

Argomento: Letteratura

di Timothy Megaride
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Pubblicato il 21/11/2020 19:54:59

«Tre personaggi che la vita ha maltrattato», recita il risvolto di copertina. Tre dei tanti, tantissimi, troppi che la vita maltratta, includendo tra essi l’autore del libro, al quale la vita è stata scippata prima ancora che incominciasse ad averne il sentore. 

Questa volta, però, Carlotto non chiude il romanzo1 col consueto cazzotto nello stomaco che ti lascia senza fiato. Il salvagente miracoloso che lancia fa supporre un possibile appiglio di salvezza. Restiamo tra i flutti del male, ma un sostegno l’abbiamo. Gesù, da non credere, soprattutto se si tratta di uno scrittore che del genio del male ha fatto la musa ispiratrice! 

Ora sembra che sorrida e che ci faccia sorridere nell’intessere la trama avvincente del racconto. A me evoca la sottile ironia di Joseph Otto Kesselring in “Arsenico e vecchi merletti” o il delizioso e dissacrante intreccio del “Girotondo” di Arthur Schnitzler. Carlotto è probabilmente giunto al punto della croce dove son corti i giorni e l’ore brevi e guarda intorno a sé l’ombra del mondo e la gente che passa ed il suo cuore. Parafrasando Fortini intendo dire che lo scrittore padovano, raggiungendo la soglia dell’età dei bilanci, si sia voltato indietro ed abbia visto l’accidentato cammino appena percorso come uno spettacolo farsesco al quale guardare con ironico distacco. «La vita è una solenne fregatura», tanto vale prenderne le dovute distanze e riderne tra i fumi dell’alcool che scontornano le cose e te le fanno apparire irrelate, pazzamente assurde, prive di senso e fuori misura. Entro uno scenario surreale sembriamo tutti marionette o forse, trattandosi di un veneto, maschere della Commedia dell’Arte. Recitiamo stereotipi e di stereotipi ci imbeviamo, quotidianamente, senza soluzione di continuità. Voi cosa vi aspettereste da un attore porno e gigolò, da una puttana e da un’anziana travestita? Se non state pensando a una barzelletta e non avete mai dichiaratamente fruito dei loro servigi, pensate senz’altro alla feccia della società. Aggiungete al gruppetto una specie di investigatore privato dai modi spicci e, qui e là, qualche delinquentello di mezza tacca, spacciatore di droga o truffatore, e il gioco è fatto. Certo, una spruzzata di rom col condimento di qualche immigrato non starebbero male nel quadro complessivo della vostra rappresentazione mentale del male. Una volta che avete ben tracciato il perimetro entro il quale inquadrare tutta la vergogna possibile, vi sentite sicuri della vostra integrità. Complimenti, siete a pieno titolo cittadini di questo nostro fantasmagorico presente! «Persone normali. Come gli uomini che in privato inviano a Nanà primi piani dei loro cazzi con richieste di incontri. Padri di famiglia, onesti lavoratori, elettori coscienziosi».          

È l’immagine più rassicurante che diamo ai turisti che ci onorano delle loro visite. Ne ridono, lo so bene, e non a torto. La nostra patente ipocrisia li fa ridere, bontà loro! A me invece viene da piangere, come accade al povero Bonamente Fanzago; col quale ho molto in comune, lo strazio innanzitutto, poi una non ordinaria dabbenaggine, oltre all’ineludibile prostituzione. 

Mi consola il fatto che a dare spettacolo non siamo solo noi. Guardo agli altri paesi cosiddetti sviluppati e penso che, quanto a pacchianate, poco o nulla hanno da invidiarci. Penso al top, agli Stati Uniti per esempio, dei quali siamo tutti diventati emuli e propalatori. Ci abbuffiamo di hamburger agli additivi chimici e patatine fritte bisunte, indossiamo snapback cap col logo di college che mai frequenteremo, calziamo sneakers targate Nike, festeggiamo Halloween, guardiamo regolarmente film e serie televisive prodotte a Hollywood e via discorrendo, con buona pace di sovranisti e autarchici. Non siamo in un vecchio film con Alberto Sordi. No, siamo proprio noi, al presente indicativo. Indicativo di che? Beh, scopritelo da soli! 

So che leggerete il libro perché fa proprio al caso vostro. Troverete leccate di passere, pompini e massaggi prostatici come in un film porno d’autore, a seconda dei gusti. Vi scandalizzerete senz’altro perché voi mai scopereste una ragazzina e men che mai vi fareste inchiappettare. Voi siete gente morigerata tutta famiglia e religione. Non ho alcun dubbio. Leggete gli articoli dei giornali firmati da un certo Pietro Maria Belli, sicuramente il più onesto, il più equanime, il più obiettivo ed informato dei giornalisti italiani, guardate Sanremo e Barbara D’Urso, partecipate a uno dei format di Maria De Filippi, condividete ogni notizia che avete udito dal cugino della cognata di una vostra amica, il quale informatissimo cugino è testimone oculare dell’asino che vola. L’hanno detto persino in televisione. TV docet, lo sapevano persino gli antichi romani!

Quant’è bello vivere tutti i santi giorni in un fastoso reality! Si chiama così perché è più reale della realtà. Jim Carrey e il suo Truman Show ci fanno un baffo.         

Ricevo quotidianamente, via mail, sms o whatsapp, notizie rassicuranti circa il mondo ideale nel quale ci è dato di vivere, anche quando ne annunciano la fine per bocca dell’autorevole e compassato Nostradamus. Provengono quasi tutte da persone laureate, dunque affidabili. Non aspettatevele da me, che laureato non sono e a stento ho imparato l’italiano da una badante moldava e da un giovane immigrato del Burkina Faso. 

Lo chiamano shitstorming e serve a farci individuare i cattivi che attentano al nostro quieto vivere. Io sono un pessimo divulgatore, lo riconosco, sicché non solo cestino gli autorevoli comunicati, ma rimuovo i mittenti dai miei contatti. Sono troppo intelligenti per le mie capacità di comprensione. Mi molestano, che posso farci. Mi fanno sentire un imbecille. Lo sono, lo riconosco. Però, andiamo, abbiate un minimo di comprensione: se sono nato scemo non è colpa mia. Vado cercando il pelo nell’uovo: pretendo di conoscere la fonte della notizia, voglio che sia firmata e certificata dal notaio, invoco la scienza. Sono un rompicoglioni della malora. Capisco bene che evitiate di leggermi o di ascoltarmi. Se aggiungete che compro anche i libri di Massimo Carlotto e me ne compiaccio, trovo più che giusto che mi evitiate come la peste.

Allora io suggerisco la sua più recente pubblicazione ai boccaloni come me che, poco fidandosi, si fermano a pensare e cercano il pelo nell’uovo anche ne “La signora del martedì”. E ne trovano di peli in quest’uovo, beninteso peli pregiati tanto da formare una vera e propria pelliccia.   

«Dal confessionale si passava alla canonica, dove ben presto arrivava anche il marito geloso, che non resisteva al fascino della governante del curato. Una storia tutta casa e chiesa. Il genere, particolarmente apprezzato in Paesi cattolici come l’Italia e la Polonia, iniziava a piacere anche negli Stati Uniti, dove i sensi di colpa della Chiesa romana hanno sempre destato curiosità morbose» Si tratta del soggetto di un film porno, come ognuno intende. Più oltre potete leggere: «A quarantun anni doveva difendersi con le unghie e con i denti dalla concorrenza. E per fortuna che nel genere casa e chiesa non erano ammessi i neri. Ormai quelli spopolavano, anche perché venivano pagati meno degli altri. Il mondo a luci rosse era esattamente lo specchio di quello in cui si blaterava di diritti, di legge e di Dio». In un sistema competitivo come il nostro l’industria della pornografia è uno dei settori più instabili perché i gusti cambiano più o meno come le mode ed occorre stare al passo coi tempi. La concorrenza tra gli attori è spietata: «Un giorno, un ragazzo dai capelli ricci con un fisico da palestra e un cazzo di tutto rispetto, che aveva abbandonato l’università perché troppo faticosa, gli aveva detto che nel porno era finito il tempo dei gagà. E si riferiva proprio a lui». In altri termini, pornodivi ed escort quota cento se la possono togliere dalla testa; a stento arrivano a quota quaranta e sempre che abbiano iniziato per tempo l’esercizio della professione. 

Nel rigo seguente c’è una chicca: «L’immagine di quel giovane borioso, molto somigliante a un politico dall’aria ottusa che in quel periodo imperversava nei notiziari, lo irritò…». Non saprei dire se il “politico dall’aria ottusa” sia lo stesso al quale sto pensando. Del mio ho una specie di conferma per conoscerne alcuni elettori ed elettrici. Quando ne parlano non pare che lo vogliano votare, sembra piuttosto che vogliano fargli un pompino e, nel segreto dell’urna, apponendo la crocetta sul suo nome, sono certo che abbiano un orgasmo. Non mi fa meraviglia: politica e sesso sono un binomio inscindibile.

Per concludere questo breve excursus sulla trainante industria del porno, ecco l’ultima citazione: «In genere i film invecchiano nel giro di pochi mesi, per essere poi contrabbandati da certi trafficanti nei Paesi di stretta osservanza islamica». Saranno così allupati quei poveri ragazzetti barbuti che si accontentano di Moana Pozzi, Ilona Staller e Rocco Siffredi. Quanto a quest’ultimo, pare essere rigorosamente rispettoso del familismo italico e che i suoi giovani rampolli siano propensi a seguirne le orme, parola di Barbarella. Il web e le fanzine confermano. Di ragazzi con corpi analoghi sono piene le palestre italiane, ma non hanno grandi possibilità se non sono figli di Rocco Siffredi. 

Massimo Carlotto si mette di nuovo in gioco e non manca di farci riflettere sulla sua personale vicenda giudiziaria, sia pure adombrandone l’odissea legale con l’analoga della protagonista del romanzo, Alfonsina Malacrida. Qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie quando afferma che «Per evitare la galera, soprattutto se sei innocente, bisogna guardar lontano». La mente va a “Il fuggiasco”2 il romanzo che lo ha fatto conoscere al grande pubblico. Mi sa che, quando all’epoca (1994) uscì il libro, non dovette mancare il benpensante di turno che gridò allo scandalo per il credito letterario concesso a un noto “ex galeotto”. Che volete farci: quando i media emettono a priori una sentenza, non c’è garantismo né presunzione d’innocenza che tengano. Lo avete dimenticato il caso Pinelli? E chi ha memoria di Aldo Braibanti, puta caso uomo di lettere come Carlotto? Il nostro paese è così; lo dimostrano le stragi impunite, i depistaggi, la collusione politica-mafia, la corruzione mai arginata. Noi non vogliamo essere informati, vogliamo solo essere rassicurati nelle nostre convinzioni e nei nostri pregiudizi. Così i media non ci forniscono informazione, ma corteggiano i nostri umori e le nostre personali convinzioni. Se non lo fanno perdono consensi, cioè falliscono. Le trasmissioni televisive di grande successo mentono sapendo di mentire e le loro conduttrici e conduttori sono assai più puttane della povera Nanà. La quale, anche se sotto pseudonimo pubblica libri per bambini di gran successo, tali che persino il commissario  Michele Pagano, titolare delle indagini che la riguardano, li legge ai figli, diventa improvvisamente improponibile nelle vesti di apprezzata scrittrice di fiabe; quando si scopre che è stata anche una puttana, la musica cambia: prevale l’immagine della prostituta, ritorna a essere protagonista di una «notizia da sbattere in prima pagina». Guardate, nessuno sa chi sia veramente Nanà né conosce la sua poco confortante storia personale, nessuno sa del suo dolore, del suoi sentimenti, delle sue emozioni. Ciò che conta è come il pubblico dei lettori o spettatori se la prefigura, a dispetto di ogni verità. Sarà «fatta a pezzi e giudicata colpevole in nome di quella giustizia emotiva che domina il paese e che ai poliziotti può tornare utile…». Dei meriti letterari di Alfonsina Malacrida la gente se ne infischia. Le sue doti non rientrano in alcun modo «nel profilo criminale redatto dai giudici» che l’hanno già condannata una volta. 

Il cinico Pietro Maria Belli pensa bene di trarne profitto eccitando la fantasia malata del suo pubblico. «Altro che articoli, quella vicenda era pronta per un instant book di sicuro successo». 

Nei giorni in cui leggevo il libro scorrevo i più noti quotidiani nazionali. Gossip e Sanremo occupavano il grosso delle pagine. Nella more passava la notizia di un probabile secondo caso Regeni. A chi frega? Chi è questo Patrick George Zaki, studente dell'Università di Bologna detenuto in Egitto e torturato? Che rottura di coglioni! Lasciateci godere la bella arena dell’Ariston con Morgan che s’azzuffa con non so chi e Achille Lauro che finalmente realizza il sogno di tanti italiani, scopare con un maschio in vesti da femmina o viceversa, non ho capito bene. Zaki, Zaki? Sarà uno di quegli immigrati che rompono il cazzo. Che se ne restasse nel suo paese! 

 

© Timothy Megaride 2020

 

1 Massimo Carlotto, La signora del martedì, edizioni e/o 2019

2 Massimo Carlotto, Il fuggiasco, edizioni e/o 1994

 

 


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