Pubblicato il 01/04/2021 15:54:44
"Autoritratto con pianoforte russo" ... un libro di Wolf Wondratschek - Voland Edizioni 2021
Talvolta il crepitio del fuoco nel camino, il suo tepore surriscaldato e asciutto in un giorno uggioso, a richiamare il desiderio di raggomitolarsi su di un ampio divano e di sfogliare le pagine di un libro; o magari, e perch no, di sprofondare su una vecchia comoda poltrona in un pomeriggio noioso, di quelli che non sai neppure cosa leggere a me capita spesso, a voi no? Tanti sono i tomi (come mattoni) irrimediabilmente lunghissimi e noiosissimi che aspettano accumulati da qualche parte coi loro titoli smisurati che non lasciano spazio allimmaginazione, se non fosse che si ormai convinti non esserci pi fantasia, e non solo nello scrivere. Dipende, mi dico. Scegliere un libro non affatto facile se non ci si vuole addormentare gi alla prefazione. Del resto il mercato rigurgita per quanto riguarda i falsi storici, la cronaca nera, l'insulsaggine della politica, le guerre (in)civili e lo sterminio dei popoli, pandemia compresa, ce n' a iosa, come se non esistesse nient'altro e per di pi scritti da improvvisati tuttologi che dopo la premessa, pi o meno accattivante, ci si accorge della loro tendenziosa volont di deviazionisti, del tutto privi di sincerit altruistica, stracolmi di verit insidiose e deleterie per lo spirito. S che viene da chiedersi dove finita larmonia dei giorni passati a fantasticare, per quanto noiosi possano sembrare. Mi chiedo dove sono finite la narrativa accattivante, larte del racconto e del raccontarsi, limmaginazione immateriale, lastrazione della poesia, i sogni custodi della bellezza che tanta parte hanno avuto fin qui, in questo nostro mondo obliterato(?). Allora ben venga un libro che parla del nulla, della dimensione onirica, del vuoto della solitudine, dellincomunicabilt latente di quanti avrebbero pure qualcosa da dire ma che lo riservano esclusivamente alla ricerca di possibili/impossibili like senza volto e senzanima. Ma nell'esile durata dellintervallo, proprio quando il torpore della sonnolenza sta per raccogliere le spoglie del lettore pomeridiano, a unora indecente arriva il postino comunque benvenuto, a consegnare il plico contenente un libro nuovo di stampa dal titolo accattivante: Autoritratto con pianoforte russo del redivivo Wolf Wondratschek, uno dei padri della Beat Generation che negli anni 70 era famoso per le raccolte di poesie dove i toni della musica rock si lega(va)no ai temi della cultura pop, e la sua tecnica letteraria ispirata al cinema che si combina(va) con la prosa corrosiva e una laconica ironia (*) Whow!, non mi rimane altro da fare, lo sfoglio immediatamente e mi butto sul divano, piacevolmente disturbato dal crepitio del fuoco
Lincipit. Interno caff. Tutti i tavolini occupati. Tutte le barzellette raccontate. Tutti i giornali letti. Stranieri e locali. I camerieri ballano. Laria un sigaro che brucia. Al mio tavolo un russo, un pianista in giovent. Una celebrit dimenticata
Ragazzi ma scherziamo (?), finalmente ho in mano qualcosa di esplosivo, da leggersi tutto dun fiato in questi giorni di fine inverno, segregato al chiuso per il lookdown che coinvolge lintera citt, dove non c pi niente da fare neppure a volerselo inventare. Ma infatti chi lo vuole (?), insomma volevo dire, in solitudine, che se non lapoteosi dellozio certamente la sua apologia. Pensate, lozio come paradigma della metropoli, lozio come stile di vita, necessario (chi lo direbbe?) per avviare nuovi progetti di estetica culturale, nuove forme di agglomerati umani interessati (si fa per dire) alle nuove sfide sociali
Com essere soli? Ci si annoia? O si tutti presi a combattere la solitudine? [] Non c pi tempo per lavorare. E neanche tempo per riposare, starsene seduti e non pensare a niente.
Niente. (?) Eppure una soluzione. Ma se proprio non si trova di meglio si pu sempre pensare a come raggirare lostacolo della perdita delleconomia (ir)reale, a come risolvere il problema della (dis)obbedienza civile, finanche a come arrivare e tornare da Marte.Non certo come rendere partecipi le nuove generazioni alla nozione culturale, o di come ovviare alla consapevolezza sociale, per non dire dellarte, scherziamo, neppure lombra. Per ci si lamenta della svogliata noncuranza dei giovani a indossare le mascherine contro il letale Covid19, della rinuncia a cercare un lavoro, delle giovani coppie che non vogliono avere figli, dellostinata dissolvenza dei vecchi davanti alla televisione
Vede, disse (il vecchio pianista Suvorin), la lettura di una poesia, la lettura di un racconto o di un romanzo, non sono eventi sociali. Uno si siede, da solo, da solo con s stesso e un libro, e legge. E a volte si ferma a riflettere, accantona il libro aperto per ripensare a una frase, a un punto preciso, a una certa formulazione che gli rivela la bellezza della lingua. Da ogni cosa si pu associare tutto con tutto cos, non vi pare?
Oh s, meglio la solitudine, afferma qualcuno, del resto fin da quando si nasce sappiamo dessere soli, ma chiedersi quanto si soli quando si soli decisamente arduo rispondere. Ci prova egregiamente Wolf Wondratschek in questo libro di racconti in cui si racconta, e c da credergli, dove il minimo che pu capitare, ma solo a chi attento alle sbavature di un pianista (leggi lettore) che ben sa dove condurre la partitura, quale musica suonare sul pentagramma dellesperienza, di quali (a)moralit non illecito parlare, perch - viene da chiedersi - se in fondo anche queste fanno parte della vita (?). Cos si finisce per dare ragione al nostro pianista alle prese con un autoritratto di cui invero lo spirito della musica savvale, come per un allegro e scherzoso rond russo
Inconcepibile quanto un uomo possa diventare inutile, un uomo come me, che alla fine trova posto in un vuoto di memoria, senza scarpe, senza un sogno.
Lo si direbbe un libro scritto da una presa di coscienza, in cui si riversa lapprovazione per una vita vissuta, allorch dopo lapplauso di rito (che accompagna ormai anche i funerali), ci si accorge che poi non era quello che volevamo, che aver vissuto non stata una necessit individuale, ma un dovere sociale. Allorch svanita leco dei battimani quel che rimane non riguarda gi pi il suo e nostro tempo, ma la singola individualit di chi il tempo lo ha fatto, di chi lo ha scritto sulle pagine (ops!), sul pentagramma della storia (umana?). Certo che la musica, straordinariamente quella impegnata(iva) che chiamasi classica, qui protagonista insieme a Suvorin, lanziano pianista della narrazione. Del resto se il titolo recita ..con pianoforte russo non ci si pu aspettare altro, bench ci sia moltissimo altro nelle pagine fitte dellesperienza (s)confessata di tutta una vita. S che neppure noi lettori infine crediamo di credere, o meglio di non avere una fede, di non amare se non noi stessi, di non bla, bla, bla; mentre al contrario, dal momento che lo affermiamo, diamo conferma di aver radicate tutte le sue (non) convinzioni in noi stessi, poich parte anche del nostro DNA, il pentagramma sul quale gi scritta tutta la nostra musica che suoneremo.
cos, magari il nostro amico pianista Suvorin, parla in cirillico, ma noi sappiamo che le note (dellesistenza) suonano tutte allo stesso modo, quantomeno listesso tempo. Per quanto alle nostre orecchie il pianoforte dellaustriaco Schubert non suoni come quello russo di Rachmaninov, a sua volta diverso dai timbri sfumati del francese Debussy, diverso inoltre da quello di Shostakovich. Cos come, solo perch vissuti in epoche diverse, le interpretazioni romantiche di Svjatoslav Richter non sono paragonabili a quelle moderne di Glenn Gould o dell'amatissima Clara Haskil, se pure la tastiera, le note, finanche la coda del pianoforte e lo sgabello hanno le stesse fattezze. Siete daccordo? Il portento dei maestri russi non qui messo in discussione, per quanto rileviamo le differenze dellimpatto acustico nellincedere pianistico delluno piuttosto che dellaltra. N chiedersi in che cosa consiste il "raggiungimento della perfezione" e quale il prezzo da pagare per raggiungerla in quanto parte di un insoluto musicale la cui domanda ancora sospesa nellaria, per lo pi relegata al piacere dellappagamento che se ne ricava. Ma proprio questo il clou a cui avviene lautore del libro con una presunta domanda: 'se la musica pur cos appagante necessita del nostro plauso o, se invece, ci rende schiavi delle sue sonorit, dei suoi amalgami con la danza e con la poesia (?)
Lo so, lo sapete anche voi, non facile trasformare il clap-clap delle mani o il suono delle vocali e delle consonanti in altrettante note musicali, n tantomeno le spaziature in bianco di una scrittura del silenzio, per quanto talvolta (direi spesso) il silenzio decisamente la cifra di unemozione pi forte, che supera in ampiezza il sentimento, che di per s darebbe senso allamore e/o pi semplicemente al fascino della bellezza che lautore distribuisce in ogni pagina. Se si d'accordo con lui che dice di non avere alcun credo, si corre il rischio di sentirsi compiuti, appagati, come fuori dal tempo, nellincombenza duna furtiva felicit che sembra non ci competa
Penso sempre ancora a tutti quelli che pregano e se ne stanno in silenzio, quando penso alla musica. In ogni nota sento sempre ancora, quando sento musica, la pioggia. [] Non so se fossi felice. A impegnarmi erano cose pi importanti che la voglia di felicit. A tuttoggi non mi interessa conoscere la risposta. A volte penso che la felicit consista proprio nel non cercarla n volerla trovare. Pi, felice ancora chi non ne fa un caso, nemmeno nella sventura.
Il silenzio della preghiera come una sega che non viene, sarebbe stata la risposta bukovschiana che ci si aspetterebbe dalliperrealista Wolf Wondratschek, ma, in quanto a Suvorin sul fatto di seguire o no un credo, alla domanda: ..e lei in cosa crede? , la risposta arriva immediata e senza troppi convenevoli ..Ci penser la prossima volta che ci vedremo. [] Questo tutto. Forse , sforzandomi, un giorno creder finalmente anche allautorit di ci che, in malafede, chiamiamo caso. Inoltrandoci nella scioltezza della scrittura, viene affermato un principio inalienabile riguardante limmortalit creata dai poeti, qui definita pericolosamente bella che, protetta dallafflato duna immaginaria esecuzione musicale cosparsa in ogni pagina infuoca tuttattorno: ..stare vicino alla fiamma tanto da farsi avvolgere dal fuoco, capisce?, (s da dover fare attenzione a non bruciarsi). Attenzione, ne vale limmortalit annunciata. Ci che talvolta, invece, richiede lapplauso del pubblico, ma che qui risuona come un azzardo, una sventatezza di cui quasi vergognarsi
Odio gli applausi. Che sciocchezza, tutto quellapplaudire! Lultima nota deve ancora sfumare che subito (sodono) urla, strepiti , bravo! Non un attimo di silenzio, nemmeno mezzo secondo. Che ignoranti! che Barbari! Nemmeno ascoltano leco, non vi si soffermano, non sono scossi, pieni di stupore, non vi traccia di abbandono tra gli ascoltatori. [] Bisogna ascoltare, nella poesia che viene cantata, le consonanti, non giocarsi le vocali. questo il segreto.
Lo so, lo sapete anche voi, non facile trasformare il clap-clap delle mani o il suono delle vocali e delle consonanti in altrettante note musicali, n tantomeno le spaziature in bianco nei vuoti del silenzio, per quanto talvolta (direi pi spesso) il silenzio decisamente la cifra di unemozione pi forte, che supera in ampiezza il sentimento, che di per s darebbe senso allamore e/o pi semplicemente al fascino della bellezza che lautore distribuisce in ogni pagina. Lui che dice di non avere alcun credo. Si corre il rischio di sentirsi compiuti, appagati, come fuori dal tempo, nellincombenza duna furtiva felicit
Penso sempre ancora a tutti quelli che pregano e se ne stanno in silenzio, quando penso alla musica. In ogni nota sento sempre ancora, quando sento musica, la pioggia. [] Non so se fossi felice. A impegnarmi erano cose pi importanti che la voglia di felicit. A tuttoggi non mi interessa conoscere la risposta. A volte penso che la felicit consista proprio nel non cercarla n volerla trovare. Pi, felice ancora chi non ne fa un caso, nemmeno nella sventura.
Nel frattempo Il caff colato, a gocce, nella tazza preriscaldata e cos, a gocce avverte lautore (Suvorin), beve dalla tazza. Atteggia le labbra come un flautista limboccatura, ma quello che sentiamo non un suono, un sibilo, non forte, e nemmeno sgradevole, come un respiro, il respiro pi piccolo che ci sia. La lingua, piegata a cucchiaio, accoglie la prima goccia, lassorbe, felice come questo pu rendere felici
Oh s! Il tutto ha richiesto unattenzione particolare, una lettura perspicace, onde rimembrare il tempo vissuto fra uggie e silenzi, mentre fuori continua a cadere la pioggia, ogni goccia una nota che saccompagna al crepitio del fuoco acceso che surriscalda il torpore dellozio non ne sentite la musica, no?
E dire che sono solo a met del libro ... ..comunque vada, per favore non sparate sul pianista!
Pssst: vi innamorerete di Suvorin ... un grande!
Lautore. (*) Wolf Wondratschek, scrittore, poeta, sceneggiatore (Rudolstadt 1943), cavalca dagli anni 60/70 la scena letteraria internazionale, in cui noto come esponente della Beat Generation tedesca. La sua produzione cinquantennale comprende anche racconti, reportage e radiodrammi che alterna con la critica sociale, scritti intimistici, e ritratti di artisti.
Tradotti in italiano sono reperibili oltre al titolo qui recensito, Mara. Autobiografia di un violoncello. Con CD audio TEA 2008.
Note: (*) Dalla presentazione di copertina. (**) Foto di copertina di Renzo Baggiani "La tazzina di caff" - in Pinterest.
Edizioni Voland - www.voland.it
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