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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Wolf Wondratschen ... Un Autoritratto contemporaneo.

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 06/04/2021 17:17:22


WOLF WONDRATSCHEN UN AUTORITRATTO CONTEMPORANEO

Una recensione insolita per un libro altrettanto insolito quale questo di Wolf W. che ho appena ultimato di leggere e che non avrei mai voluto smettere di leggere. Ma come in tutte le storie narrate prima o poi si arriva alla fine, a quella conclusione che se non suggerita dallautore, altres consuetidine immaginare, allorch qui accade che nellultima pagina lautore invita il lettore a ricominciare. Quel che trovo incredibile che viene spontaneo il desiderio di riprendere da l dove la numerazione delle pagine sinterrompe per tornare a leggere a ritroso, dallultima alla prima
Lessenziale (era) che la storia inizi(asse) in un giorno come quello che sappiamo in cui il visibile nasconde linvisibile ... Il caff colato, a gocce, a gocce, nella tazza preriscaldata e cos, a gocce, (il nostro uomo co-protagonista Suvorin), beve dalla tazza. Atteggia le labbra come un flautista limboccatura, ma quello che sentiamo non un suono, un sibilo, non forte, e nemmeno sgradevole, come un respiro, il respiro pi piccolo che ci sia. La lingua piegata a cucchiaio, accoglie la prima goccia, lassorbe, felice come questo pu renderci felici.
Un autoritratto , se vogliamo, una dissonanza del tempo che passa, come dire il passaggio dalla de-costruzione della storia, apertamente voluta dallautore, alla ri-costruzione della stessa attraverso le ragioni delle sue scelte. E che siano frammenti di vita vissuta, pause di riflessione, indifferenza nei confronti di qualsiasi ordine, del nonsenso e della convinzione della sua inutilit, solo per riappropiarsi della libert, ritrovare il senso duna libert sociale e democratica nel mezzo delle tante menzogne patriottiche ingiustificate, avallate da una rivoluzione (ottusa) che al contrario dessere liberatoria divenuta autoritaria, repressiva e tirannicida ...
Noi tutti sappiamo come la libert sia anche frutto della verit o almeno della giustizia, in quanto ricusa qualsivoglia ingiustizia, civile, sociale, umana, non poi cos insolita, contenuta nella rara citazione di Schiller che lautore invita a rivisitare, per: Liberarsi dalla passione, contemplare la realt circostante con chiarezza e calma, rintracciare ovunque pi caso che destino, ridere della stoltezza pi che adirarsi e piangere per la malvagit. Quella liberet che pure attraversa tutte le pagine del libro con le sue note vaganti in assenza di pentagramma di cui con una battuta di spirito degna di un poeta, Kovalev scrisse che la rivoluzione aveva inventato una sedia su cui nessuno pu mai sedere.
Si direbbe la ricerca di unimperscrutabile perfezione, quando altres in musica la dissonanza di tempo a coniugare la qualit di un intervallo come affinit ed eterogeneit fra suoni contrapposti, che altrimenti, diventa imperfezione, tantopi necessaria allautore di questo libro a definire il proprio autoritratto come Suvorin, (il protagonista assoluto di questo romanzo con annesso pianoforte russo), prendendo a soggetto non tanto la musica in s quanto il s impastato di musica
la musica che mi fa entrare in contatto con me stesso. [] proprio buffo, in realt, che voler essere originale per un musicista di musica classica sia un peccato mortale, ma che daltro canto possa essere faticoso se una persona che stimi come artista non produce pi nulla di originale, fosse pure un accenno nel discorso, un gesto, unidea sorprendente, un pensiero che, quandanche non portasse da nessuna parte, le sia perlomeno balenato in mente.
qui la vera storia narrata in queste pagine, la storia del narratore che introduce il lettore alla conoscenza del musicista Suvorin, il maestro di pianoforte, il barbone incontrato per caso in un caff, un tempo un musicista di successo che ha abbandonato tutto per abbracciare la libert di poter essere nessuno, o forse solo se stesso, ateo e anarchico, contro ogni pretesa di compromesso individuale, sociale, civile e religiosa. Quello che probabilmente stato Wolf Wondratschek negli anni della Beat Generation tedesca 1960/70, in cui seguiva i movimenti di protesta, e ancor pi verosimilmente aver messo mano a uno strumento musicale
Tutto riposa nel legno, dice la musica. Ogni senso unequazione, dice la matematica, tacete tutti, dice la poesia. [] Non bisogna essere in un seminario di filosofia, per trovare piacere in conversazioni di questo genere. C poco di pi invitante della bellezza che si tramanda nella mitologia di oggetti speciali, un violino o un violoncello o un antico tavolo da biliardo.
Allorquando la poesia si cibava dei versi di Ferlinghetti, Ginsberg, Kerouac, Salinger e altri, (pubblicati in antologia da Fernanda Pivano nel 1964). Chi non conosce Howl (Urlo) di Allen Ginsberg che nel 1955 diede la consapevolezza della nascita di un nuovo genere di poesia, autobiografica e denunciataria, e che divenne il "manifesto" del movimento beat, che qui di seguito ne trascrivo lincipit:
Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa, hipsters dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste con la dinamo stellata nel macchinario della notte, [...].
Ma infine il libro un libro rilegato con cura, su bella carta e in bei caratteri, che permette a Suvorin di non smettere di fantasticare o filosofeggiare o, che so, inventare storie, trastullarsi con spunti legati a queste storie (che racconta). Allora tira fuori un (suo) lato molto divertente, molto appassionato, infantile quasi, per meglio dire.
E il libro questo che ho fra le mani, che sfoglio con ingordigia, non un tomo pesante, ma un piccolo grande libro vergato con cura, si direbbe in fil di penna, senza trionfi, senza cadute di sorta, fatto di piccole cose, di circostanze occasionali, di momenti poetici sostenuti dalla leggerezza dei pensieri
Bisogna immaginarsi, vedendo Suvorin cos, un uomo seduto su una panca davanti alla sua capanna, le gambe distese, che riposa, fuma e lascia correre i pensieri mentre osserva un muro di nuvole sempre pi nere spinte dal vento allorizzonte. Sul paese vicino, in lontananza, sta per abbattersi un temporale. Un cane, in lontananza, abbaia, fino alla citazione cechoviana da Il giardino dei ciliegi, in cui la citt pur cos amata da Suvorin, quella Mosca sognata dalle tre sorelle pi (che mai) vicina.
Ed allamore che fa riferimento Suvorin, una storia damore ..che inizia a sembrare interessante proprio perch non intende offrire nulla di lascivo, nulla di osceno. Meglio se (di) un amore impossibile, che espone la sua anima a pericoli inesorabilmente sconosciuti. buona abbastanza, pura abbastanza, interessante abbastanza (per uno come Suvorin), una donna con un libro, lamore con una poesia, un cappello in testa con la felicit con la solitudine che la circonda, la solitudine che circonda tutti noi.
Vede, disse (il vecchio pianista riprendendo il discorso gi intrapreso), la lettura di una poesia, la lettura di un racconto o di un romanzo, non sono eventi sociali. Uno si siede, da solo, da solo con s stesso e un libro, e legge. E a volte si ferma a riflettere, accantona il libro aperto per ripensare a una frase, a un punto preciso, a una certa formulazione che gli rivela la bellezza della lingua. Da ogni cosa si pu associare tutto con tutto
cos, magari non trapare, ma siamo esattamente a met del libro che vado leggendo a ritroso, che rileggo (per voi) di quelle cose che avevo gi lette ma che non sembrano le stesse ..sarebbe per me un onore se poteste aiutarmi, perch non credo di averle comprese nel giusto modo in cui si deve. Vedete
Sebbene abbia due orecchie, amava dire, sono sempre unanimi. [] Non si mettono a tacere le voci interiori tappandosi semplicemente le orecchie. Allora poteva accadere di sembrargli che tutto il suo corpo, ogni poro della sua pelle,fosse un orecchio. Non bisognava contare sul fatto di migliorare ogni sera le proprie capacit (di musicista e amante della musica), ma se accadeva, (quando accadeva), la serata si trasformava in un giorno di festa.
Per quanto la festa cui si riferisce Suvorin appartiene al mondo dei ricordi, a quando avverte di aver perso ogni piacere per linsolenza, ed ha evidentemente interrotto i contatti con la famiglia, dimentico di ci che avrebbe voluto diventare da bambino (?) e slacciatosi lorologio dal polso lo lancia oltre la scogliera
Non so pi cosa farmene di voi, voi numeri e lancette, voi ore, minuti, secondi. Glielo si legge in faccia, quella la faccia della soddisfazione. [] A un certo punto parlano gi abbastanza di me e si preoccupano anche che non faccio nientaltro che fissare un muro. Posso farlo per mezza giornat asenza annoiarmi. Non mi muovo, non penso a niente, non sono sveglio n dormo.
Nientaltro? Che dire? Ho gi detto molto nella prima parte di questa lunga recensione che potrei portare avanti ancora per molto. Non posso, mi dico, raccontarvi tutto il libro. Ascolto Suvorin parlare a pi riprese, e lo ascoterei ancora per chiss quanto, prima di levarmi dal caldo tepore del divano ..anche l riesco a tornare in me solo compiendo un grande sforzo. Anzi, a dire il vero in quel caso lesatto contrario, compio un grande sforzo per cercare di non tornare pi in me. [] Lo so, lo so. A un certo punto tutto vietato, tranne morire.
Aspetter, mi dico, almeno fino allarrivo delle belle giornate che la primavera come suo solito ha promesso, certo che manterr i suoi impegni. Magari solo per raggiungere il caff dei nostri incontri. Oh s! Il tutto ha richiesto unattenzione particolare, una lettura perspicace, onde rimembrare il tempo vissuto fra uggie e silenzi, mentre fuori continua a cadere la pioggia, ogni goccia una nota che saccompagna al crepitio del fuoco acceso che surriscalda il torpore dellozio non ne sentite la musica, no?

Basta! Non voglio pi dormire, perch non voglio avere la faccia con cui mi sveglio ripete Suvorin Questo tutto. Forse, sforzandomi, un giorno creder finalmente anche allautorit di ci che, in malafede, chiamiamo caso.
Nel frattempo Il caff colato, a gocce, nella tazza preriscaldata e cos, a gocce avverte lautore alias Suvorin mentre beve dalla tazza Atteggia le labbra come un flautista limboccatura, ma quello che sentiamo non un suono, un sibilo, non forte, e nemmeno sgradevole, come un respiro, il respiro pi piccolo che ci sia. La lingua, piegata a cucchiaio, accoglie la prima goccia, lassorbe

..felice come questo pu rendere felici!


Lautore.
Wolf Wondratschek, scrittore, poeta, sceneggiatore (Rudolstadt 1943), cavalca dagli anni 60/70 la scena letteraria internazionale, in cui noto come esponente della Beat Generation tedesca. La sua produzione cinquantennale comprende anche racconti, reportage e radiodrammi che alterna con la critica sociale, scritti intimistici, e ritratti di artisti.
Tradotti in italiano sono reperibili oltre al titolo qui recensito, Mara. Autobiografia di un violoncello. Con CD audio TEA 2008.

Edizioni Voland
www.voland.it
e-mail: redazione@voland.it

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