Pubblicato il 24/10/2021 17:30:24
QUADERNI DI ETNOMUSICOLOGIA IL DESERTO E I POPOLI NOMADI DEL MEDITERRANEO
La cultura di ciascun popolo di per s affascinante quanto lo il risultato della sua fusione con le altre culture, a patto che queste risultino altrettanto interessanti sotto laspetto artistico, dellorganizzazione sociale, della religione, dei costumi e delle usanze tipiche, viste attraverso la formulazione dellanalisi etnologica. Considerando il profondo abisso che separa la cultura orientale da quella occidentale, difficile pensare vi possa essere una tale diversit di intuizioni e concezioni tali da sembrare si stia parlando di un pianeta diverso, lontanissimo dal nostro. Eppure cos. Un mondo di cui si parla gi in una iscrizione del IX secolo a.C. e che durante il periodo medievale ha conosciuto un grandissimo splendore, non solo per le sue conquiste territoriali, ma e soprattutto nel campo della filosofia, della scienza matematica e astronomica, come nellarte orafa e manifatturiera. Lo storico inglese Arnold J. Toynbee (1) nel suo libro Luomo deve scegliere, sostiene che il maggior avvenimento del XX secolo stato limpatto della civilt occidentale con tutte le altre forme di organizzazione sociale esistenti al mondo. Fatto questo in ragione del quale ci vede proiettati direttamente alla ricerca etnologica con il modo arabo e, nello specifico, con la cultura afferente alle popolazioni, un tempo nomadi, della fascia costiera del Mediterraneo che dal Maghreb si spinge fino al Medio Oriente. Altrettanto quanto affermato da Raymond Firth (2) la cui analisi dei contatti culturali e dei mutamenti sociali, attribuisce un peso notevole agli effetti della moderna tecnologia industriale
Ciononostante, anche se le sue influenze possono essere sostanziali e, sebbene le comunit locali, possano essere costrette a legarsi a strutture economiche, politiche e religiose esterne, i gruppi di piccole entit (ad esempio tribali) tendono a conservare molti elementi culturali locali. Rimanendo per lo pi attaccati alle cose consuete, del vivere comune, come la preparazione del cibo, il modo di dormire e salutare, il riconoscimento dei simboli appartenenti al loro gruppo, gli interessi che danno significato alla loro identit comunitaria.
Tuttavia, senza addentrarci nelle differenze filosofiche e religiose, delle quali potremmo non finire mai di parlare, se prendiamo in considerazione la cultura araba nel suo insieme, possiamo facilmente riscontrare alcune diversit da quella occidentale. A incominciare da un certo risveglio culturale e religioso che in tempi recenti, dopo il decadimento protrattosi per secoli, oggi conosce anche un risveglio artistico-culturale che va dalla comunicazione visiva, relativa alle esigenze estetiche che investono lintera tradizione che contraddistingue il popolo arabo nel suo insieme. Trattasi di un agglomerato di popolazioni diverse oggi unite dalla stessa identit islamica e musulmana che ha sostituito il termine arabo, derivato dal plurale arab che li contraddistingue in quanto nomadi abitanti del deserto. In realt il termine stato in genere usato (e abusato) per indicare qualunque musulmano di razza semitica la cui lingua si poi fusa nellIslam nel periodo della sua massima espansione, esortando le popolazioni ad assimilare piuttosto che essere assimilate
Dipende da loro prendere liniziativa di scegliere, tra gli aspetti del pensiero e della prassi occidentale, quelli che ritengono meglio adattarsi ai propri collaudati modi di agire e di pensare.
Un concetto questo affermato e sostenuto da personaggi di rilievo quali Leopold Sedhar Sengor, poeta e filosofo del Senegal, dal Mahatma Ghandi e il leader nero Martin Luther King per esortare i fratelli non solo africani, sia quelli delle minoranze indiane nelle loro reazioni alle nuove forme di acculturazione. Tantomeno il termine musulmano fin col riferirsi non a una specifica nazionalit, nonostante il comune patrimonio linguistico-culturale, intendendo con ci la sola lingua classica, cio larabo e tutto ci che ruotava attorno al modo di vivere, notevolmente variegato, secondo la diversit dei popoli geograficamente interessati. Alla base del patrimonio culturale comune di questi popoli sta dunque la lingua utilizzata nella comunicazione quotidiana e pressoch dovuta allespansione araba al tempo del profeta Maometto e, successivamente alla sua morte, alladozione di una stessa lingua, pur senza necessariamente soffocare le lingue autoctone dei singoli popoli assimilati, seppure nellalternanza di periodi di grandi fortune e periodi di decadenza che influenzarono non poco i popoli autoctoni. La conquista araba del territorio avvenuta nel VII secolo, iniziata con il profeta Maometto, dapprima sostenuta con enfasi spirituale trov una fase darresto verso Oriente solo davanti a Costantinopoli e si concluse a Occidente con la resa di Poitiers, avvenimento che segn la definitiva suddivisione delle tre religioni monoteistiche: lEbraismo, il Cristianesimo e lIslam. Ma comera ovvio che accadesse, lavvento dellIslam influenz moltissimo le religioni pre-islamiche sul territorio, che a sua volta assorb elementi delle varie culture nel riconoscimento delle loro tradizioni etniche arcaiche. Ci per quanto linfluenza islamica assicur una certa omogeneit di costumi e lassimilazione di una comune tradizione diffusa su tutti i territori conquistati. La caratteristica pi nota del mondo arabo indubbiamente il Sahara, la cui espansione desertica abbraccia tutta la fascia mediterranea dellAfrica settentrionale, dallArabia Saudita allEgitto, alla Libia e al Marocco, di cui occupa una parte considerevole del territorio. Un deserto a tratti roccioso interrotto da vaste zone formate da dune sabbiose punteggiate qua e l da oasi verdeggianti. Le estati sono lunghe e asciutte, gli inverni miti e piovosi, con brevi periodi intermedi in autunno e primavera. Pertanto le popolazioni che abitano le diverse zone pianeggianti e quelle che vivono le regioni montuose presentano abitudini e costumi che differiscono molto tra loro e danno luogo a una grande variet di organizzazioni sociali. Non in ultimo la creazione di frontiere e nuove esigenze politico-economiche hanno trasformato molti dei popoli che vivono sul territorio, un tempo tipicamente nomadi, in sedentari. Il nomadismo oggi infatti praticato solo da una minoranza per lo pi dedita alla pastorizia, i cui mezzi di sussistenza molto dipendono dallallevamento di pecore e capre, o di cammelli e asini che poi vendono e/o scambiano con le popolazioni sedentarizzate che li utilizzano nei lavori domestici o, come avveniva in un tempo non troppo lontano, se ne servono per il trasporto nelle lunghe traversate del deserto. Il processo di sedentarizzazione dei nomadi, nonostante i tentativi fatti dai governi degli stati ufficiali, non ha portato a una loro scomparsa definitiva, per quanto abbia accelerato enormemente la loro trasformazione in contadini, anche se una grande maggioranza di essi abbia accettato di vivere allinterno di villaggi urbanizzati. Acci rimane che i nomadi abbiano mantenuto un assetto tribale, i cui membri sono uniti dalla discendenza da un antenato e/o capo-famiglia comune, costituente ununit importante allinterno delle scelte politico-organizzative ed economico-sociali, nonch religiose che difendono, in certi casi, fino allo stremo.
Alcuni gruppi nomadi infatti continuano a vivere in tende di pelo di capra o di cammello agli estremi bordi delle grandi citt e delle zone coltivate site ai limiti del deserto, spostandosi alla continua ricerca di pascoli, pur mantenendo uno stretto contatto con i popoli sedentari, con i quali scambiare, secondo lantico metodo del baratto, bestiame e altri manufatti e ricevendone in cambio generi di prima necessit. Ci, per quanto, fatto questo da non sottovalutare, la vicinanza con il deserto offra loro una facile via di evasione verso le oasi pi lontane, verso una psicologica libert da tutto e da tutti, intimamente sentita, propria della loro interazione con il grande vuoto che il deserto rappresenta. Una reciprocit che influenza ogni momento della vita dei nomadi
..una immensa distesa di sabbia, solo apparentemente arida e inospitale, in cui abbandonare la propria anima al cospetto delluniversalit di Dio. Il deserto del Sahara una superficie apparentemente interminabile che d asilo a una popolazione di non pi di un milione e mezzo di persone, la cui storia scritta sulla sabbia ovviamente condizionata dalle variazioni climatiche dellhabitat in cui vive. Va qui considerato che lurbanizzazione odierna e la considerevole industrializzazione, e in particolar modo lo sfruttamento petrolifero, hanno sottratto al deserto spazi un tempo territorio esclusivo delle popolazioni nomadi che, tuttavia, sono riuscita a sfruttare piccoli appezzamenti di terreno situate ai bordi delle oasi disseminate lungo le piste carovaniere, onde trovare dove pascolare i loro animali. Uno dei primi esploratori di questa desolata immensit che il Sahara, riferisce di una razza di predoni nomadi Tuareg (3), una razza berbera di abili guerrieri tuttora quasi inaccessibili, che a causa della loro riconosciuta empiet erano chiamati Tavarek ossia uomini abbandonati da Dio. Pi recentemente si attribuita ai Tuareg cos detti Uomini blu, laccezione di nomadi dediti alla razzia, per quanto in passato fosse unattivit ritenuta regolare che dei nobili guerrieri dovessero procurarsi di ch sopravvivere per loro, le proprie famiglie e per i loro animali. I Tuareg sono berberi originari del Tassili, un massiccio di roccia friabile alla frontiera tra Algeria e Libia e/o in parte dellHoggar e le catene montuose pi piccole come lAir e lAdrar des Iforas, appartenenti quindi, al contrario degli arabi veri e propri al ceppo linguistico camitico, ritenuti i discendenti dai pi antichi abitanti dellAfrica settentrionale. Dacch le invasioni arabe si scagliarono contro le trib berbere della Libia fino alla Mauritania, i Tuareg in fuga trovarono riparo nel grande vuoto del deserto, scomparendo agli occhi dei loro assalitori, che li additarono col nome di popolo misterioso, tuttavia restando i padroni incontrastati del Sahara, temuti assalitori di chiunque si addentrasse nel loro sterminato territorio. In seguito i Tuareg si dedicarono per gran parte, agli scambi commerciali, ed ancor oggi le poche trib ancora esistenti, vivono quasi esclusivamente di commercio. Dopo loccupazione di Timbuctu essi dominarono la parte centrale del corso del fiume Niger, fino alla definitiva sottomissione allamministrazione francese dei territori algerini ottenuta non senza difficolt, e che lasci ai Tuareg alcune particolari concessioni, inoltre al riconoscimento di una nobilt di casta.
In quanto segno di distinzione fu concesso a tutti gli uomini Tuareg di portare il tradizionale pugnale alla cintola, mentre solo ad alcuni, i capi riconosciuti, lasciato di portare la sciabola del comando con limpugnatura e il fodero di cuoio lavorato. Durante le manifestazioni tradizionali e le festivit calendariali se ne vedono di bellissime con rifiniture doro e dargento, abbinate agli scudi di pelle di orice, una specie di antilope che oggi sta scomparendo. Ci vale per le tende che trasportano durante i loro spostamenti, le selle dei cavalli e dei cammelli, i finimenti di fruste e borse duso comune che spesso raggiungono un livello di altissima qualit manifatturiera, allo stesso modo delle placche di metallo e i monili in uso, realizzati con originale ricercatezza artistica, entrati a far parte integrante del costume Tuareg da tempo immemorabile, per quanto non se ne conosca lorigine. Gli studiosi desumono si tratti di una delle pi misteriose costumanze che si conosca, forse legata alla religione arcaica di questo popolo, unico nel suo genere, detentore di un alfabeto scritto detto tifinag (4). desunto, secondo alcuni studiosi, dalla pi antica scrittura punica, una scrittura che annota solo le consonanti. singolare che esso sia oggi conosciuto soltanto dalle donne che, con la parola tamashek indicano linsieme dei dialetti berberi (tuareg, tamahaq, tamajeq, tamasheq) parlati dai diversi gruppi. Oggi si contano non pi di 3.000/4.000 Tuareg politicamente distribuiti fra Algeria, Libia, Valle del Niger e nel Mali.
Originariamente di culto animista come molti popoli preislamici convertiti allislamismo relativamente tardi, le popolazioni berbere hanno assimilato superficialmente la religione musulmana conservando allinterno di essa alcune delle loro credenze, quale ad esempio, quella degli andgelousen, una specie di angeli, e quella nei dijnn una sorta di spirititelli maligni che vivono nelle rocce e negli alberi isolati. Superstizioni che hanno permesso loro di adempiere a una religiosit frammista di animismo e di atti simbolici che li accomunano a una dichiarata empiet e/o a una generosit di tipo universale, sociale e collettiva insieme, sottolineata da strani aspetti singolari. Come, ad esempio, al ritorno dai loro lunghi e assai pericolosi viaggi attraverso il deserto, usano donare parte della loro mercanzia, talvolta frutto di razzie, a parenti e amici in forma di regali e/o prestiti che portano a un complesso sistema di obblighi reciproci. Va inoltre riconosciuta ai Tuareg una diversit fisica dalle altre popolazioni arabe, infatti sono alti di statura e snelli come gazzelle, scuri di pelle ma non neri come gli africani, adeguatisi alle alte temperature del deserto che destate salgono oltre i 50 gradi centigradi sulla sabbia, mentre sulla roccia raggiungono i 75/80 gradi. Acci, utilizzano accorgimenti cosmetici che li difende dal sole cocente, e un vestiario che li protegge dalla seccura dei venti. Gli uomini indossano pantaloni rigonfi di cotone blu o nero, sorretti da una cintura di cuoio colorato finemente decorata, unampia camicia bianca di puro cotone, e una svolazzante gandura, un mantello lungo che gli scende fino ai fianchi. Nella regione montuosa del Nord e i massicci rocciosi dove le gelate notturne sono pi frequenti, gli uomini indossano il kashabir di lana a strisce nere o marroni e un enorme burnus una sorta di mantello con cappuccio di pelo di cammello. Ma ci che pi colpisce nellabbigliamento Tuareg il velo portato da tutti gli adulti. Si tratta di una striscia di tessuto bianco o nero lunga cinque metri che essi drappeggiano attorno al capo fino alle spalle, in modo da lasciare libera soltanto una stretta fessura per gli occhi. Fasciatura che diventa blu indaco per i guerrieri Tuareg che la indossano nelle ricorrenze pi importanti e che balugina alla luce del sole con un luccichio violaceo quasi metallico, da cui il mito degli uomini blu. Lappellativo che li riveste di un alone di mistero dovuto al colore indaco dei veli con i quali i Tuareg si coprono il viso, e che stingendo a contatto con la pelle, dona ai loro volti e alle barbe degli adulti il colore bluastro che li distingue. Luso del velo maschile ha certamente unorigine pratica che non esclude, nel modo di indossarlo, una preminenza rituale. Nellattraversare il deserto ci si rende conto della sua necessit di difendersi dallaridit dellaria durante la stagione pi calda. Tuttavia, la sua sistemazione diversa secondo le occasioni. Alla presenza di estranei al proprio gruppo, ad esempio, lassetto dato al velo particolarmente complesso, fatto in modo da coprire quasi completamente gli occhi ma in modo da lasciare loro la possibilit di bere senza mostrare le labbra. Sugli occhi sia gli uomini che le donne Tuareg, ma pi in generale tutti gli arabi dellAfrica settentrionale, portano i segni del Khol, un estratto vegetale che incupisce maggiormente lo sguardo ma che mantiene integra la sua azione rinfrescante e protettiva. Le donne Tuareg indossano una sorta di camicione nero con una striscia dello stesso tessuto sul capo, fermata da un peso che scende sulla spalla e che di solito la chiave decorata della borsa portata dai cammelli. Lo stesso pu dirsi per le pi benestanti, appartenenti alla casta privilegiata dei guerrieri, che invece indossano uno scialle color indaco al posto di quello solito di colore nero. Uomini e donne portano sandali di cuoio finemente decorati e attorno al collo una sorta di astuccio con allinterno una o pi frasi del Corano, il Libro sacro dei maomettani. Un altro aspetto non meno rilevante della ricerca fin qui avanzata, afferente alletnomusicologia araba preislamica indubbiamente lavvenuta fusione con quella islamico-musulmana. Sebbene le trib berbere, abitanti le catene montuose, hanno conservato proprie caratteristiche nella costruzione e nelluso di alcuni strumenti tipici ancora oggi in uso. Come, ad esempio, linzad, una sorta di violino a una sola corda, la cui cassa di risonanza ottenuta tendendo la pelle su una valva di recipiente cavo; un altro strumento in uso un tipo di tambura formato da una pelle tesa sul mortaio per il grano, entrambi utilizzati per laccompagnamento nei canti e nelle danze esemplari.
Altri strumenti utilizzati sono il santur (anche: santr, santoor, santour, santouri o santr) uno strumento musicale iraniano, diffuso in tutto il Medio Oriente; il tar un particolare strumento persiano a sei corde simile al liuto che viene suonato con un piccolo plettro d'ottone, aveva normalmente cinque corde, la sesta venne aggiunta dal grande musicista iraniano Darvish Khan. consuetudine assai comune nelle adunanze e nelle sere passate sotto il cielo stellato davanti al fuoco dellaccampamento, cantare accompagnandosi al suono di uno strumento a fiato come il flauto di legno o con il semplice battimani per dare ritmo alla danza. Una di queste dette danza degli Aurs e prende il nome dal massiccio montuoso dellAlgeria orientale dove conosciuta da gran parte dei popoli del Mediterraneo.
Come nella maggior parte delle culture dei paesi che affacciano sul Mediterraneo e in parte in Arabia, culla dellIslam, si conservata una naturale predilezione per la cosmesi sia maschile che femminile, la sua prima citazione rintracciabile in un passo del Corano, in cui il profeta Maometto vede per la prima volta le Uri del paradiso islamico, descrivendole ...di una bellezza raffinata rappresentare quanto di pi bello esiste sulla terra .
Scrive il noto cosmetologo Paolo Rovesti (5) nelle cui opere fornisce molte informazioni a riguardo, e alle quali si qui attinto a piene mani: Fin da tempi immemorabili lIslam fu celebrato per i suoi cosmetici e profumi, quali la mirra, lincenso, la cannella, il nardo, che venivano esportati dalla Sabea in tutto il mondo antico, lantico paese preislamico corrispondente allo Yemen attuale che diede il nome alla famosa regina di Saba.
Ben sappiamo come in Arabia inoltre che in Etiopia e particolarmente in Egitto e in Turchia, il frequente uso di bagni odorosi da sempre hanno avuto una qualche rilevanza religiosa, come ad esempio, nelle abluzioni, nelle aspersioni e nelle fumigazioni rituali. Negli harem come nei ginecei, fino ai pi attuali hamam e nelle odierne saune, la cura del corpo assume tra gli arabi una forte rilevanza nellutilizzo di profumi, gomme idrosolubili, allumi astringenti, oli e creme di bellezza della pelle. Della bellezza si legge nella letteratura araba accreditata fin dallantichit, a iniziare dal poeta persiano Firdusi (6) il quale nel suo Libro dei Re parla di quanto luso di prodotti di bellezza esalti i valori estetici dellamata
Sotto le tue mani, le tue labbra e le gote savvivano / i tuoi occhi sapprofondiscono, se io tamo cos come sei / quanto, dimmi, te ne dovr volere dopo?.
Scrive il poeta persiano del sufismo Ibn El Nakib (7) alla sua donna: Di un punto di rosso color sangue / ella ravviva il rosa delle sue labbra. / Di una crema odorosa di gelsomino / ella ammorbidisce la seta delle sue guance. / A me, che lattendo oltre il ruscello, / la brezza porta il profumo incantato / di lei, sempre pi bella.
Come nella maggior parte delle culture, anche qui lornamento raggiunge il suo culmine nella manifattura di gioielli e nei preziosi capi dabbigliamento in occasione del matrimonio, uno dei pi importanti avvenimenti della vita comune. Al pari di un grande spettacolo popolare, questo avviene in gran pompa e vi partecipa gran parte della popolazione
La sposa, col volto, mani e piedi sapientemente dipinti, si adorna di tutti i gioielli accumulati in dote, ed anche di quelli che le numerose famiglie della trib dappartenenza mettono a sua disposizione, i cui membri giungono da ogni parte per prendere parte ai festeggiamenti. (cit. Rovesti)
Le spose arabe di condizione benestante arrivano ad ornarsi con tatuaggi, dipingendo con lhenn molte parti del proprio corpo inoltre alle mani e le piante dei piedi ornandoli di preziosi anelli e monili, e dipingendosi le unghie con smalti colorati, in aggiunta alluso di proteggersi con amuleti porta-unguenti e astucci porta-rossetti manufatti in cuoio e/o in filigrana doro e dargento, ricchi di cesellature e lavorazioni di un gusto assai ricercato
Le donne in generale, tengono ai capelli, noti per la loro lucentezza ottenuta con oli di papavero, di cotone e di sesamo, nonch con luso di alcune emulsioni detergenti semigrasse. Il contrasto tra il turbante e i veli chiari e il nero ebano dei capelli conferisce bellezza e fascino alla loro persona. Inoltre, si truccano gli occhi con il Khol, gi citato per gli uomini, e a volte si dipingono il volto con polvere docra che dona loro un innaturale splendore. (cit. Rovesti)
Mentre gli uomini tengono moltissimo alla barba che curano in modo particolare arrivando a giurare su di essa e, pertanto, si sottomettono a cure speciali, inoltre alluso di profumare gli abiti con lincenso che lascia agli indumenti un sentore di freschezza; le donne utilizzano In genere le profumazioni usate sono per lo pi distillati di fiori. Acci interessante ricordare che la distillazione fu descritta per la prima volta da Avicenna (8), un medico e filosofo musulmano nativo persiano che, con lalambicco, ottenne la prima essenza di rose. [] Negli antichi ricettari arabi affermato di poter mantenere belle le donne, con pelle giovanile e fresca sino alla pi tarda et. (Rovesti)
Come riporta ancora il prof. Paolo Rovesti: Una simpatica tradizione conservata fra i maghrebini, cos detta dei venditori di fumo. Questi particolari individui hanno libero accesso in tutte le case sia berbere che arabe, cos come negli attendamenti dei nomadi berberi, con i loro incensieri e i loro profumi aromatici, e per pochi soldi offrono la profumazione degli ambienti duso comune che compiono in chiave rituale. Gravi e seri, questi putiferi ambulanti, impongono tacitamente la loro merce, comparendo in una nuvola di fumo iniziale dincenso e benzoino. Essi appartengono a una setta di filosofi che nelle volute azzurrate del fumo, simbolo delloblio, dispensano un piacere olfattivo che giudicano importante per la gioia dello spirito. Quindi se ne vanno avvolti in una nebbiolina azzurra dopo aver saturato ogni luogo di gradevoli profumazioni riprendendo il loro andare e dispensare altro piacere e altre illusioni.
Come ha rivelato uno dei venditori di fumo intervistato
In un ambiente sanificato e profumato si vive meglio, si ama meglio, si sogna meglio. Un buon profumo conduce verso valori estetici eterei, surreali, accentua leuforia, immerge il corpo in un bagno aereo di bellezza, di benessere e di piacere.
Uniti da caratteristiche etniche simili, derivate dalla fusione di popoli un tempo dediti al nomadismo, e che oggi occupano le coste dellAfrica nord-occidentale comprese tra il Mediterraneo e il Sahara, nellarea pi conosciuta come Maghreb, costituiscono un crogiuolo di razze diverse, in quanto commistioni successive in prevalenza turche ed europee. Siano essi berberi o beduini, maghrebini /mauri o arabi, la cui discendenza dalle trib nomadi del passato, quasi tutti restano amanti del loro isolamento e della loro indipendenza. Seppure oggi vivono in insediamenti urbani relativamente recenti, molti di essi hanno conservato un forte legame di discendenza da un loro unico antenato, anche se lontanissimo, dal quale, verosimilmente hanno ereditato la terra, i nomi, le usanze e le consuetudini, ossia i valori fondanti la comunit. Contrariamente a quanto sta accadendo in Occidente, dove si tende alla famiglia mononucleare che esclude persino i parenti un tempo considerati prossimi e/o diretti, in questi stati, sia i nuclei famigliari considerati sedentari che quelli nomadi e semi-nomadi si considerano uniti da vincoli di parentela, anche se assai deboli, di cui vanno particolarmente fieri.
Fortemente attaccati ai loro tradizionali costumi patriarcali, seppure questi differiscano da trib a trib, in particolare i nomadi delle oasi per cui lagricoltura alla base della sopravvivenza; e quelli che vivono spesso isolati perch arroccati sulle montagne, attribuiscono allistituzione famigliare valori profondi, divenuti dappartenenza di ogni singola comunit. Di fatto le comunit riconoscono la linea ereditaria maschile e il capofamiglia gode di una notevole autorit. Da sempre, mentre gli uomini sono impegnati nei lavori agricoli e allallevamento del bestiame, le donne arabe sono per lo pi dedite alla tessitura dei tappeti, esperte nelluso della filatura e della coloratura di cui detengono un primato significativo e che ha raggiunto un alto livello artistico. In special modo, hanno padronanza dei diversi significati dei disegni utilizzati nella simbologia artistico-creativa afferente al culto religioso, diversa per i tappeti da preghiera da quelli di uso comune, nonch nel replicare alcuni tappeti per cos dire dautore molto richiesti sul mercato interno ed anche da quello Occidentale.
Oggi assistiamo al rifiorire di un maggiore interesse per le arti e per i mestieri manifatturieri legati alle tradizioni, cos come al recupero della musica cosiddetta classica degli antenati, fatta di pochi strumenti suonati in a-solo e di quella daccompagnamento alle danze tipiche, al tempo stesso ricca di sonorit diverse e talvolta entusiasmanti quando suonate in ensemble, dalle orchestrine nelle parate ufficiali e in-concerto durante le feste calendariali; se bene il progressivo sviluppo e lemancipazione in corso abbiano portato una certa commistione degli stili musicali in favore di quelli occidentali, avviandosi verso grandi contrasti sociali
Limportanza delle feste data dalla lettura della sūra relativa nel Corano ad ognuna delle 114 ripartizioni del Libro; ogni sūra, a sua volta, si divide in āyāt o versetti ai capitoli del libro sacro musulmano. Lusanza vuole che luomo si rechi in Moschea almeno il venerd, mentre in molte parti del mondo arabo le donne pregano soltanto in casa. La festa ha inizio con la preghiera del mattino nella moschea dove si raccolgono in preghiera numerosi i fedeli e si cantano inni religiosi. Quindi si fa visita alle tombe dei propri defunti e solo in seguito gli uomini tornano a unirsi alla famiglia per la colazione e per dare inizio ai festeggiamenti dove vengono regolarmente consumati i dolci devozionali preparati in gran quantit e si beve il tradizionale t alla menta. Inoltre al pi conosciuto Ramadan, quelle pi seguite sono id al-Fitr che mette fine al mese di digiuno, e id al-Adha durante la quale si commemora lepisodio in cui, secondo la religione islamica, Abramo sacrific un montone al posto del figlio Ismaele, ritenuto il capostipite delle trib arabe.
Per loccasione delle feste le donne, spesso assai belle, dagli occhi brillanti e la carnagione nocciola pi o meno scura, usano trattare i propri capelli con lhenn, una pianta dal potere colorante di rosso. Ogni donna tiene in modo particolare alla propria acconciatura tribale del proprio gruppo etnico: le donne berbere, ad esempio, portano una specie di cono nei capelli, mentre le donne beduine per rialzare la massa dei capelli usano grandi trecce di lana che aggiungono allacconciatura che stringono intorno alla testa. (cit. Rovesti)
In rispetto alla festa le donne indossano i loro costumi tradizionali, questi sono per lo pi in tinta unita arricchiti con guarnizioni e frange damascate, con aggiunta di un gran numero di monili, talvolta veri e propri gioielli in filigrana doro e dargento a forma di medaglia o dischi incisi, del tipo usati per le cerimonie di matrimonio. Alla vestizione inoltre praticato il tatuaggio in segno della maturit sessuale degli individui diverso per le donne da quello degli uomini, la cui reputazione un segno non solo attitudinale quanto di vicendevole rispettabilit. Cos avviene per recarsi al mercato che le compere vengono per la maggior parte fatte dagli uomini. Daltro canto, quando di giorno gli uomini sono fuori, le donne si scambiano visite fra loro, ma, ad esempio, nei paesi pi tradizionalisti le madri di famiglia compiono queste visite in gruppo, in ogni caso le visite troppo frequenti sono disapprovate.
Allo stato attuale delle cose le donne arabe indossano il chador, il velo che ricopre la testa e il viso. La religiosit islamica obbliga specificatamente la donna di nascondere il proprio corpo ma non di coprire il volto. Tuttavia in alcuni paesi il velare il volto rigorosamente in uso, dove il costume vuole che la donna porti oltre al velo una maschera di tessuto sul volto. Ci legato al concetto di onorabilit famigliare e di pudore femminile, che proibisce alle donne di avere qualsiasi contatto che non sia di breve durata e il pi superficiale possibile, eccetto con il proprio marito e i parenti pi prossimi, anche se con il cambiare dei costumi nazionali di alcuni paesi, anche la vita sociale sta rapidamente cambiando. Un esempio pratico qui dato dal fatto che prima delle recenti riforme avvenute in alcuni stati, i mariti potevano divorziare a proprio piacimento, se pure la legge civile oggi lo sconsiglia e, in certi casi, lo proibisce. Quanto fin qui detto decisamente voluto, in quanto oltre a una risvegliata coscienza nazionale, valida per alcuni stati moderni, vuoi per gli effetti degli incontri delle politiche sociali su scala internazionale, vuoi per gli scambi culturali tra oriente e occidente alla base del reciproco progresso religioso, filosofico, artistico e scientifico, assistiamo oggi a una globalizzazione che consente di smussare certe diversit e ostentazioni verso un arricchimento spirituale profondo.
Come abbiamo avuto modi di leggere, il modo arabo, un pianeta di indubbi contrasti seppure non necessariamente insormontabili, oggi messo davanti a una svolta decisiva, quella di dover affrontare cambiamenti repentini e la possibilit di perdere la propria identit culturale. questo uno dei tanti motivi delle lotte che infieriscono in molti paesi, dove si fronteggiano due opposte concezioni di vita: la tendenza verso il nuovo e lattaccamento ai propri valori ancestrali a quanto pare irrinunciabili.
Note: 1) Arnold Joseph Toynbee stato uno storico inglese. Appartenne alla corrente britannica dello storicismo diffusasi nella seconda met dell'Ottocento e che vide in Toynbee uno dei suoi massimi esponenti. Tra i suoi libri vanno citati The study of History - Oxford University Press 1934; Civilt al paragone Bompiani 1948; Luomo deve scegliere Bompiani 1988; La rivoluzione industriale Odradeck 2004. 2) Raymond William Firth stato un etnologo neozelandese. Fu professore di Antropologia alla London School of Economics, e si ritiene che abbia creato da solo una forma di antropologia economica britannica. Il risultato del lavoro etnografico di Firth, ha permesso di capire che il reale comportamento delle societ (organizzazione sociale) separato dalle regole idealizzate del comportamento all'interno di societ particolari (struttura sociale). Tra le sue opere: Noi, Tikopia, Laterza 1976; Alcuni principi di organizzazione sociale, in L. Bonin, A. Marazzi (a cura), Antropologia culturale, Hoepli, Milano, 1970. 3)I Tuareg o Tuaregh sono un gruppo etnico, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara. La lingua tuareg e le sue variet sono dialetti del berbero. 4) Tifinag la scrittura dei tuareg, popolazione berbera del Sahara. La scrittura discende dalle pi antiche forme di alfabeto libico-berbero, gi attestate nelle iscrizioni libiche del I millennio a.C.; propriamente, tifinagh il plurale di tafineqq, termine di uso pi raro, che indica una sola lettera di tale alfabeto. 5) Paolo Rovesti, biologo, cosmetologo, italiano prof. Emerito della Sorbona, ha svolto ricerca sui cosmetici dei popoli primitivi, studi sulla cosmetica antica e sui profumi. Noti sono i suoi libri in collaborazione con Gianpiero Bonetti: Alla ricerca dei cosmetici perduti Blow-up 1977; Alla ricerca dei profumi perduti - Blow-up 1980 e Alla ricerca dei cosmetici dei primitivi - Blow-up 1977. Tre libri enciclopedici che ripercorrono le tappe della etnologia della cosmesi ma anche delle canzoni e delle poesie dedicate alla bellezza. 6) Hakīm Abol-Ghāsem Ferdowsī Tūsī, pi noto nella traslitterazione Firdusi, Ferdowsi, o Firdowsi, il maggior poeta epico della letteratura persiana medievale, forse il pi celebrato poeta persiano. Fu autore dello Shāh-Nāmeh, Il Libro dei Re - Luni Editrice 2020, la grandiosa sistemazione poetica, nella lingua letteraria della Persia dellXI secolo, del patrimonio epico-storico dellIran, anteriore alla conquista araba e allislamizzazione del paese. Una saga e una cronaca insieme, che riconduce in uno schema dinastico lintera storia della civilt persiana, dai pi remoti miti cosmogonici, attraverso leggende e tradizioni orali, fino alla protostoria e alla storia della Persia preislamica. 7) Abū Sa῾īd ibn Abī l-Khair un Mistico poeta persiano (Maihana, Khorāsān, 967 - ivi 1049). Fautore della corrente panteistica persiana del sufismo; in poesia, uno dei primi autori di quartine (rubā'iyyāt) allegoriche, ove le effusioni mistiche sono presentate sotto immagini erotiche e bacchiche. Incluso nel libro Poesia damore turca e persiana Epidem 1973. 8)Ibn Sinā, alias Abū ʿAlī al-Ḥusayn ibn ʿAbd Allāh ibn Sīnā o Pur-Sina pi noto in occidente come Avicenna, stato un medico, filosofo, matematico, logico e fisico persiano. Le sue opere pi famose sono Il libro della guarigione 1025 e Il canone della medicina1027 - UTET.
Nota dautore: Per una migliore comprensione dellassetto musicale dei popoli citati, sono presenti sul mercato discografico numerosi album in vinile e CD, purtroppo non facilmente reperibili, indicativi per una classificazione della musica araba nel contesto etnomusicologico di base.
« indietro |
stampa |
invia ad un amico »
# 0 commenti: Leggi |
Commenta » |
commenta con il testo a fronte »
I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Giorgio Mancinelli, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa puó sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.
|