Pubblicato il 22/08/2012 04:22:10
ETNOMUSICA 9: SULLA STRADA DEGLI ZINGARI (prima parte).
DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI Articolo 1 Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignit e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Presentare un popolo diverso dal nostro sempre un azzardo per cui si azzarda di dare una definizione a dir poco avventata, nel rischio di vedere solo ci che vogliamo vedere o, quantomeno, di imporre la nostra gerarchia di valori, di misurare e valutare una determinata cultura coi nostri mezzi e i nostri criteri di valutazione di quelle che sono le diverse categorie mentali, pretendendo di giudicare chi non la pensa come noi, con mezzi non idonei a sindacare loperato degli altri. Ancor pi pretendendo di giudicare chi diverso da noi, vuoi per colore della pelle, razza e quantaltro riferito alle proprie scelte religiose o tribali, totemiche o sessuali, come qualcuno inferiore a noi o, non idoneo di far parte della specie umana in cui tutti, nessuno escluso, dobbiamo infine riconoscerci. Non a caso la popolazione zingara, di cui ci occupiamo in questa ricerca, presenta una fisionomia sicuramente umana, seppure oscura ed enigmatica fin dallorigine. Nessuna altra etnia umana cos sparsa sulla faccia della terra come la loro, eccetto forse, quella ebraica, da cui pur differisce, ne pi ne meno, come da quella egizia, con la quale, in epoche diverse stata spesso confusa. Che si chiamino Zingari o Zingani, Gitani o Gipsy, Sinti o Manusci, Lautari o Bohemien, ogni specifico gruppo nomade da sempre fa riferimento a Rom, nome che essi stessi si sono dati e che sta per uomo libero. Un appellativo questo di cui vanno fieri e che sempre affrontano con dignit anche davanti alle difficolt che la nostra societ acculturata impone loro relegandoli alla pi estrema disconoscenza umana. Conforme a un percorso itinerante sulle rotte di un nomadismo millenario di cui tuttoggi non si conoscono appieno i confini, la storia del popolo zingaro, come ogni etnia di cultura orale non ascrivibile a ununica area geografica, si basa su ipotesi scarsamente attendibili e quanto meno di autentiche certezze. Diversamente da quanto si pensa, lesistenza di una cultura tipica degli Zingari, o perlomeno di una cultura che presenti caratteristiche comuni a tutti i gruppi conosciuti nellarco geografico ove si sono ormai sedenterizzati o, in cui continuano a spostarsi, rappresenta uno dei problemi irrisolti di grande interesse etnologico. Negli ultimi tempi, soprattutto in seguito alla presa di coscienza di ricercatori attenti, si giunti a riconoscere agli Zingari alcune prerogative che in passato erano confutate loro, tra le quali, ad esempio, quella riferita alla lingua romani della quale non si conosce la sillabazione n la forma grammaticale, e tramandata oralmente mediante il semplice mezzo mnemonico. Unaltra peculiarit la loro cultura prevalentemente atipica, la cui adattabilit alle culture altre, scritte od orali che siano, ha permesso loro di conservare espressioni rituali e nomi propri, rivelatesi inscindibili dalla cultura zingara di riferimento. Ma se da una parte difficile stabilire cosa gli Zingari abbiano smarrito, o meglio, abbandonato della propria cultura, nelle molte altre visitate o soltanto frequentate nel corso delle millenarie peregrinazioni lungo le strade del mondo, ancor meno possibile quantificare lentit di ci che hanno assimilato. Studi in proposito, in special modo quelli di riferimento etnologico, hanno rivelato lesistenza di una cultura tipicamente zingara da non confondere con quella di altri gruppi etnici stanziali dellarea indo-europea. Pur riconoscendo alla cultura zingara di aver trovato in Europa un terreno fertile per affondare le proprie radici, permettendole, a un tempo, una naturale simbiosi culturale, il fenomeno antropologico della loro esistenza sul territorio si offre come piattaforma particolarmente interessante per affrontare il problema della legittimazione etnica allinterno dellintero agglomerato umano, rappresentato dalle culture altre con le quali gli Zingari sono messi costantemente a confronto. Nel caso specifico di questa ricerca conseguita sul campo, dapprima dal Gruppo Arca diretto da Angela Maria Tettamanti per conto dellUniversit Bocconi di Milano, e successivamente da chi scrive, per la parte relativa alla musica comparata, va qui posto in oggetto il lungo lavoro svolto per la RAI, da cui il libro/reportage Musica Zingara: testimonianze etniche della cultura europea stampato per i titoli di Firenze Atheneum e vincitore del Premio letterario LAutore per la Saggistica nel 2006, dal quale sono tratte alcune delle seguenti parti.
Premessa. ... ho incontrato anche Zingari felici.
Ma perch gli Zingari? Perch ovunque mi sia recato, negli innumerevoli luoghi del mio viaggiare, ho incontrato gli Zingari davanti a me, che mi avevano preceduto o che facevano ritorno da una qualche terra, sempre pi lontana e sempre pi vaga, che avrei voluto conoscere, e della quale cosa meravigliosa e misteriosa insieme - portavano il ricordo: la tangibile testimonianza di una cultura arcana ed enigmatica che non conosceva n dove, n quando, n come, e che pure continuava in me a suscitare un certo interesse. O forse soltanto per la curiosit di comprendere come, ancora oggi, agli albori di questo terzo millennio e soprattutto nellattuale societ super comunicativa ed eccessivamente informata quale la nostra, la loro lingua si presenti verosimilmente riconducibile a un popolo senza scrittura che, al tempo stesso, potuta sopravvivere. E come, pur venendo essa, a contatto costante con realt socio-culturali fortemente dominanti, quali quelle europee, capaci di annientarne i contenuti e cancellarne finanche il ricordo, abbia potuto conservare la sua autenticit. Compresi ben presto che il mio compito sarebbe stato quello di affrontare una lunga strada verso lignoto, al seguito di una percezione intuitiva che.. per dirlo con i termini di C. G. Jung: ..non poteva, allora, n essere compresa in modo migliore, n essere espressa in modo diverso. Tuttavia, intenzionato a dare un senso a una sfida che fin dallinizio si presentava ardua oltre ogni considerazione, mi sono spinto lontano nel tempo e nello spazio, superando le barriere imposte dalle difficolt linguistiche, in un vocabolario fatto di forse e di perch, dove niente o quasi era detto in modo definitivo, in una ricerca dove nulla o quasi avrebbe avuto la tangibile perspicacia del dunque.Sfida che mi ha permesso, infine, di aprirmi alla conoscenza di una cultura antichissima, prima a me del tutto sconosciuta e che, a un certo punto, ho sentito affiorare come uneco che risuonava attraverso il suono del tempo per essere comunicata ad altre conoscenze quasi che la sua voce, ancor viva, fosse strumento di mediazione tra il caos originario delle emozioni e il linguaggio articolato dellintelletto. Un suono in cui, ancor prima di essere musica, si riaffacciava leco di sedimentazioni sonore avvenute agli albori dellesistenza umana, ancor prima forse dellavvento delle culture primitive, per effetto di sovrapposizioni e interazioni maturate nel corso di contatti prolungati lungo il corso dei millenni. Quello stesso suono che Charles Darwin ipotizzava si fosse sviluppato successivamente nel linguaggio della musica dalle vocalizzazioni dei primati subumani che funzionavano come segnali emotivi, per cui ..prima di essere colto sfugge costantemente e insieme sfida a essere decifrato. Lo stesso suono primordiale che Eduard Hanslick dice non avere modelli in natura e non esprimere alcun contenuto concettuale, e che forse, in origine, anche il nostro spirito era capace di comprendere e che pot tornare a comprendere, per quella sorta di rinnovamento che la natura solita imporre alluomo come ritmo del tempo della vita. Certo, lidea di un suono che percorresse lintera esistenza di un popolo distribuito sulla quasi totalit della faccia della terra, poteva anche avere un senso, a patto per che quel popolo si riconoscesse in esso, cio in quella musica che il tempo preso in senso ciclico aveva verosimilmente impresso in modo virtuosistico e geniale nella sua gente. Era indubbiamente un argomentazione che avvalorava la mia tesi, pensai. Pur tuttavia, ero convinto che non lavrei dovuta considerare come punto di arrivo o giustificazione per una ricerca che si delineava interattiva, vuoi per la complessit degli innesti, vuoi per la stratificazione delle contaminazioni, bens alla stregua di ponte tra passato e presente, malgrado questultime, intese in senso di interscambio acculturato, togliessero spessore alla sfida che mi ero proposto di affrontare. Mi ritrovai cos a percorrere strade scoscese e discontinue che non portavano da nessuna parte per la mancanza di quel carattere etnico che pure riscontrabile nella tipologia di tutti gli agglomerati umani e che pensavo mi avrebbe in qualche modo aiutato a distinguere la singola cultura zingara dalle altre. Non fu cos: non riuscivo a trovare unargomentazione che avesse una specifica valenza etnica riconducibile ad essi quasi gli Zingari non fossero mai esistiti e continuassero a non esistere ancora oggi. Il fatto era dovuto soprattutto alla carenza delle informazioni relative ai rapporti storici che, necessariamente, essi dovevano aver avuto con le numerose genti che avevano incontrate o che abitavano le aree geografiche prima di loro, e che li avevano visti nomadi quando gi linsieme delle loro culture formava la futura conoscenza dellEuropa delle Nazioni. Ero consapevole del fatto che conoscerli pi da vicino sarebbe stato lavvio necessario per meglio comprendere la loro cultura orale. Fu cos che andando imparai dove dovevo andare, per cos dire incontro a quanti di essi avrei incontrato lungo la strada: un numero imprecisato di genti diverse, autoctone e transeunte, nomadi e sedentarizzate che mi avrebbero accompagnato nel viaggio, con lapparente semplicit dei loro racconti orali e dei frutti acerbi del loro nostalgico poetare. Ancor pi, attraverso le loro canzoni e i suoni che essi sapevano ricavare da ogni strumento, qualunque esso fosse, con innato virtuosismo; come pure dal ritmico frenetico delle loro danze, seducenti e arcane che eseguivano davanti ai fuochi accesi negli accampamenti e che, ai miei occhi, sembravano evocare un misticismo segreto, le cui radici si perdevano nelle profondit oscure dei tempi. Fino al raggiungimento di quel suono del tempo, nucleo indivisibile eppure ampiamente condiviso, cui agognavo in questa mia ricerca. Al fine di fornire un riconoscimento non solo alle nazioni ma anche alle etnie che le compongono e, conseguentemente, a ogni singola cultura espressiva, anche la pi povera, e salvaguardarla dallessere dimenticata, o peggio definitivamente cancellata, mi sono trovato ad affiancare il Gruppo Arca di Milano nel quadro di una ricerca sulla comunicazione di base, che questi aveva intrapreso gi dal 1978 con lo scopo specifico di approfondire il rapporto esistente fra le diverse culture nomadi e la cultura egemone, sfociato poi nella pubblicazione in tre volumi illustrati di un ampio panorama della cultura zingara: La mano allo zingaro (1978), Arte nomade (1980), e Gli ultimi nomadi (1982), per i titoli della IGIS edizioni. Fu cos che grazie alle personali esperienze acquisite sul campo fra le comunit ROM presenti nel Lazio e in Lombardia, che apportarono alla mia cultura socialmente civilizzata non poche sollecitazioni e ripensamenti illuminanti, ho potuto infine approntare la mia personale ricerca etnomusicologica. Fu per importante per me valutare lidea originaria che ha poi dato il titolo alla mia ricerca, quel: Testimonianze etniche della cultura europea che, in qualche modo anticipava quanto detto da Bruno Crimi ..di essere gli Zingari a modo loro i precursori dellunit europea, nel senso che per primi hanno abolito le frontiere, e che mi ha permesso in seguito di approfondire i contenuti con studi specifici di altri autori, per lo pi apparsi in sporadiche e pressoch introvabili pubblicazioni, che in qualche caso si sono rivelati utili ed eloquenti. In un primo momento pensai che lo studio degli effetti del nomadismo in Europa e, pi in generale, nellarea asiatica, mi avrebbe consentito di analizzare e comprendere larcano delle loro origini ma, ben presto, dovetti ricredermi, poich constatai di essere soltanto lultimo, in ordine di tempo, di una lunga trafila di studiosi e ricercatori che avevano tentato di svelare il mistero delle loro origini, destinato ahim a rimanere tale. Sebbene il nomadismo, fin dalla prima apparizione degli Zingari sul continente europeo, fosse alla base della loro condizione strutturale, e che avessero sviluppato su di esso il solido attaccamento che regola tutta la loro esistenza, la scelta degli esempi e dei testi acclusi nella pubblicazione sopra citata, prese spunto da pi approfondite conoscenze interpersonali di Zingari incontrati sulla strada, e da testimonianze raccolte durante il lavoro di ricerca che, non in ultimo, mi hanno permesso di dare maggiore spessore al mio enunciato. Poich era mio specifico interesse conoscere come gli Zingari si ponevano di fronte alla storia altra dalla loro, comerano riusciti a preservare il carattere ancestrale e la sacralit dei loro miti e delle loro usanze, ho iniziato con il raccogliere quelli che erano i frammenti di una cultura solo apparentemente dispersa ma, che pure, sentivo, tendere ad affermare la propria autenticit allinterno della propria esistenza. In seguito mi sono affidato alle testimonianze storiche documentate, assai poche in verit, ed a quei testi orali, trascritti solo in piccola parte, che presentavano un pi specifico interesse storico-letterario o riferito a una qualche forma di religiosit. La lettura di brevi opere letterarie scritte in forma lirica infine, e in particolare di testi di canzoni, diede luogo a quella che ancora oggi ritengo fosse la prima intuizione del ricercatore, mi ha permesso di creare una cornice musicale al discorso esistenziale sui ROM; quello stesso che, man mano e, in assoluta autonomia, si andato delineando dalla musicalit atipica dei testi, cos vicina a quella musicalit che il noto compositore Richard Strauss, aveva a sua volta riscontrato in musica, come in poesia e che: ..desta sentimenti che premono verso la parola e nella parola vive un anelito che tende verso il suono e la musica. Sulla spinta di questa affermazione ho quindi iniziato col raccogliere quelle esperienze che, a mio parere, pi di altre risultavano formative di una possibile cultura musicale zingara, quindi partendo dal presupposto della sua esistenza, o meglio, della sua sopravvivenza in molta della musica non solo europea. Quella stessa che Gino castaldo, con lucida intuizione, includeva nella cosiddetta musica globale che pi trovava affermazione nel mondo: Una musica che non ha alcuna cittadinanza, ricca di mille suoni, strutture e atmosfere differenti; in cui echi africani, melodie europee, ritmi balcanici, elettricit rock americana, suoni asiatici, sono fusi insieme in brani che non hanno passaporto, che non vogliono n conoscono confini e che hanno mille radici ma nessuna appartenenza. Nel voler sostenere il primo autentico riconoscimento della cultura zingara allinterno del processo di formazione della coscienza europea, si reso fin dallinizio necessario fare determinate scelte, onde evitare di calcare la mano sugli aspetti dalla connotazione negativa, bench ve ne siano, e di proposito, prefigurare nuovi scenari culturali e artistici, consoni a una societ sempre pi multietnica, multilinguistica e multimediale quale si prefigura sar ormai nella coscienza di tutti la societ prossima futura. cos che mi sono inoltrato nellascolto di centinaia registrazioni su nastro e incisioni fonografiche raccolte in gran parte del mondo: India, Medio Oriente, bacino Mediterraneo e, soprattutto, nel cuore dellEuropa centrale, fino ai Balcani e alla Russia, nellaffannosa ricerca di quanto gli Zingari avevano raccolto e lasciato nelle culture che lavevano ospitati e che - per dare alito alla premonizione di Ernesto Assante ...anticipavano quello che il mondo potrebbe o dovrebbe essere, e forse sar, ovvero una straordinaria comunit nella quale culture differenti sapranno non solo stare insieme, ma dar vita ad ulteriori culture. Una societ multiculturale dunque, nella quale far confluire a pieno titolo quella che fin dora con rispetto chiameremo cultura zingara che si avvale di una tradizione orale rigorosamente tramandata per generazioni seguendo metodi iniziatici che hanno talvolta del soprannaturale e che, si esprime con manifestazioni non dissimili da quelle riconosciute ad altri popoli, e per lo pi rintracciabili in quelle che sono da considerarsi autentiche manifestazioni dellesistenza umana, e che vanno dal tramandare propri usi e costumi; conservare una ritualit specifica allinterno della propria religiosit; indossare vesti multicolori e gioielli per adornarsi secondo un proprio gusto estetico; possedere una propria cucina tipica; fare uso di utensili e praticare alcuni fra i mestieri pi antichi del mondo e, non in ultimo, utilizzare strumenti musicali per laccompagnamento di canti e danze, cos come, esprime particolare gioia in occasione delle festivit. Pur tuttavia, di l da ogni stereotipo e da implicazioni politico-sociali, va qui tenuta presente una realt fondamentale in questa ricerca cui non possiamo restare indifferenti, e cio che si continua a considerare gli Zingari dentro lemarginazione sociale, alla stregua della mortificazione, maltrattati contro ogni logica, rifiutati e appellati, ancora oggi, come maledetti. Il che rivelatore di diffidenze celate e rancori antichi mai venuti meno. Al contrario, penso, che un piccolo passo in avanti nel pur difficile corso della comprensione vada fatto. Sono convinto pi che mai di dover dare voce alle diversit culturali, al pari delle altre grandi culture, al fine di pervenire alla reciproca quanto auspicabile umana accettazione di tutte le minoranze etniche identificabili. Coloro i quali credono in una categoria umana coerente, pur dissimile da ogni altra per sua natura, accordano con ci anche agli Zingari il privilegio e il riconoscimento di una civilt che gli propria, e che si incarna in quelle che sono le sue caratteristiche pi originali. Come appunto deve considerato il nomadismo, attraverso il quale si pongono in evidenza gli aspetti tipici del vivere zingaro e, con ci, il loro modo di essere diversi nella diversit, ancor pi dotati di una cultura originale che gli propria, se confrontata con le altre culture esistenti e altrimenti considerate primitive. Un riconoscimento in tal senso che li riscatta definitivamente dal non esistere come agglomerato umano, restituendo loro quella identit che gli Zingari rivendicano quale espressione reale e simbolica che in larga misura consente loro di rimanere se stessi: i soli protagonisti della propria storia. Ma qual la vera musica degli Zingari? In accordo con quanto affermato da Augusto Romano: ..non vi sono societ cui il fenomeno musicale sia sconosciuto. Onde per cui la ricerca qui approntata sulla musica zingara ha significato di scavare nellapparente semplicit multiculturale, rintracciare gli aspetti tipici accomunanti, avvalendomi della ormai indiscussa universalit della musica. Universalit qui usata in una prospettiva diversa che si avvale di tante discipline e di nessuna in particolare ma che trova ampia conferma in quanto affermato da Hegel, secondo cui: ..la musica prende le mosse dalle interazioni ed evolve dalla sua esistenza di voce dellemozione alla condizione di arte in forza dalla sua aggregazione. Se condividiamo la definizione di Hegel ci sembra quasi che lesistenza della musica zingara sia tale solo in funzione del processo di commistione con le altre culture. Cio equivale ad ammettere che non si conosce una musica zingara autonoma se non quella che possiamo ascoltare in ambito tradizionale di altre culture, entrata oggi, sebbene con qualche forzatura, nel panorama della musica globale. Ma non cos. Pur dovendo ammettere di essermi trovato alle prese con una tradizione orale molto frammentaria e apparentemente senza possibilit di recupero, che pur andava rintracciata allinterno di unarea culturale molto vasta fino ad essere estesa ai cinque continenti, posso qui affermare non solo della sua esistenza, ma anche di una sua essenziale originalit, la cui fonte pressoch sconosciuta talvolta agli stessi Zingari. Frutto di unintuizione prevalentemente musicologica, questa ricerca tenta di configurare un corpus musicale nascosto, in parte occultato da coloro che ne sono i fautori, che risulta in qualche caso atipico ma altrettanto vitale, capace ancora di sorprenderci. Come sosteneva Claude Lvi - Strauss: Fra tutti i linguaggi la musica riunisce i caratteri contraddittori dessere a un tempo intellegibile e intraducibile, giacch il suo privilegio consiste nel saper dire quello che non pu essere detto in nessun altro modo. come ammettere che la musica altro non sia che la metafora musicale di se stessa e che, lo spirito che anima l ars-musicandi sia solo un diverso genere di musica: ..le cui strutture sonore per dirla con Cristina Cano non sono inventariabili in un vocabolario, per cui la musica si presenta come un linguaggio aconcettuale. Allinterno del quale, come rivelato da Ida Magli: ...anche la musica si esprime in una forma di tempo senza tempo, che non comincia e non finisce, e che per ci una musica non musica. Linguaggio che noi possiamo pi facilmente intendere se recuperiamo il suo significato originario di suono del tempo che si fa metafora di quell assoluto naturale che poi la musica elargita alluomo nellet delloro. Cio, quando uomo e natura non erano ancora scissi e si trovavano in armonia e che, rievoca il tempo della perfezione originaria. Perfezione che ..pu essere recuperata solo in condizioni eccezionali, quando il nefasto incantesimo che ha dato luogo alla separazione delluomo dalla natura si rompe e ci permette di cogliere i suoni naturali che sono vivi dentro e fuori di noi. Poich, come affermato da Kroly Kernyi: ..una cosa viva non pu essere conosciuta che in stato vivo, in cui si evidenzia una immediata commozione. Lontano da questa possibilit ho qui cercato di trasmettere quelle che sono le mie esperienze nellambito di una pi ampia conoscenza culturale estesa alla musica e a quello che essa rappresenta oggi in Europa, in cui larrivo sempre pi numeroso di immigrati extraeuropei sta dando avvio a una complessa forma di interazione culturale, anche in senso propriamente musicale, che deve essere ancora valutata, quantomeno nelle sue strutture di linguaggio sonoro, non del tutto assorbito nella sua originale autenticit. Linguaggio che, in qualche modo, ho usato per indicare quelle che sono le linee di questa ricerca basata sullimpronta delle varianti strutturali allimmaginazione cui C. G. Jung ha dato nome di archetipi. In questo contesto, altro sarebbe un approccio diretto con la letteratura zingara, alfine di trovare quella che la sua funzione primaria di testimonianza viva dellestro spontaneo di una certa parte sconosciuta della creativit umana; cos come lo sarebbe lascolto diretto della musica originale o, quantomeno, quella eseguita da autentici gruppi zingari, e che faciliterebbe quel processo di riconoscimento, allinterno delle pur diverse culture qui investigate, e che darebbe indubbiamente i suoi frutti. Vuoi per laprirsi di un nuovo fronte di conoscenza comprensivo di quella espressivit popolare che alla base della primitiva cultura del mondo; vuoi perch permetterebbe laccesso allo straordinario virtuosismo di cui la musica zingara sembra pervasa. Se, come si detto, la musica non un genere ma una condizione dello spirito, quanto raccolto nelle pagine di questa premessa, tuttavia, non la fa riecheggiare in noi, per cui lascolto dal vivo dissolverebbe ogni dubbio lecito. In accordo con Augusto Romano: ..se ne pu parlare solo nel modo tecnico che, per cos dire, circonda lascolto tuttavia senza farne parte, (..) per cui, parlare della musica solo un modo per convincerci che esiste. A voler trarne una conclusione e, allo scopo di ampliare una pi diretta conoscenza della materia trattata, fornisco qui di seguito una cospicua discografia, purtroppo di non facile reperimento, che aspetta solo di essere rovistata oltre i confini delle mode e degli stili o delle barriere linguistiche, ed ascoltata senza preconcetti di sorta. necessario quindi superare le barriere razziali che separano gli Zingari da Noi, e andare oltre le divergenze culturali e le discriminazioni politiche o i limiti posti dalle religioni, nella convinzione che laggregante prospettiva della musica zingara possa essere riconosciuta come musica patrimonio dellintera umanit, solo allora potremo un giorno riscrivere una storia migliore.
Tratto da Musica Zingara: testimonianze etniche della cultura europea di Giorgio Mancinelli, MEF Firenze Atheneum, premio letterario LAutore per la Saggistica, 2006.
Per un maggiore approfondimento di questa ricerca, sono consultabili numerosi documenti bibliografici e sonori di notevole interesse etnomusicologico apparsi in collane librarie e discografiche prestigiose, qui sotto elencate:
Bibliografia: Storia del mondo antico vol.I, II, IV, e Storia del mondo medievale vol. I, II, III, Cambridge University Press Garzanti, Milano 1988 Atlante delle popolazioni Garzanti, Milano 1997 I popoli della terra Mondadori, Milano 1974 Il Corriere Unesco anni 1973/1974 Editalia, Roma Il Corriere Unesco anno 1984 Giunti, Firenze Lorigine della specie, Charles Darwin Bollati Boringhieri, Torino 1967 Antropologia strutturale, Claude Lvi-Strauss Il saggiatore, Milano 1980 Gli archetipi dellinconscio collettivo, C. G. Jung Bollati Bor.,Torino 1980 Modelli di cultura, Ruth Benedict Garzanti, Milano 1960 La cultura orale, Tullio De Mauro Laterza, bari 1977 Dialetti degli zingari italiani, Giulio Soravia Pisa 1977 Storia delle religioni, Mircea Eliade Peyot, Parigi 1951 The Larousse Encyclopedia of Music Amlyn, London 1978 The History of Music in Sound Oxford University Press, London 1966 Storia della Musica, vol. I,II,III,V, - Feltrinelli-Garzanti, Milano 1991 La musica nel mondo antico, Curt sachs Il Saggiatore, Milano 1966 La musica nel Medio Evo, Gustave Reese Sansoni, Firenze 1981 Storia degli strumenti musicali, Curt Sachs Il Saggiatore, Milano 1966 Storia della danza, Curt Sachs Il Saggiatore, Milano 1980 Dizionario della Danza e del Balletto Jaca Book, Milano 1998 Gli strumenti musicali e il loro simbolismo nellarte occidentale, Emanuel Winternitz Bollati Boringhieri, Torino 1982. Simboli sonori, Cristina Cano Franco Angeli, Milano 1985 La maschera e il pregiudizio, la storia degli Zingari, Loredana narciso Melusina Editore, Roma 1990 Music in the World of Islam, J.jenkins e P. Rovsing-Olsen Horniman Museum, London 1976. Monumentos Historicos de la Musica espanola, Servicio de Publicaciones del Ministerio de Education y Ciencia, Madrid 1977/1982 Situation de la musique et des musiciens dans les pays dOrient, Alain Danielou Olschki, Firenze 1971 Le structure sociale de linde traditionnelle, Alain Danielou Buchet-Chastel, paris 1976 Semantique Musicale, Alain Danielou Hermann Editeurs, Paris 1978 Musica e Psiche, Augusto Romano Bollati Boringhieri, Torino 1999 De bouche loreille, Cahiers de Musiques Traditionnelles Georg Editeur, Geneve 1988 Lacio Drom anni 1973/1974, Bruno Nicolini e Mirella Karpati, L.C. Roma The Journal of the Gypsy Lore Society Wolver Hampton, England Les Etudes Tziganes Paris VII, France
Discografia : The History of Music in Sound His Masters Voice Ethnic Folkways Library Nonesuch Records Musical Atlas Emi/Unesco Collection Musical Source Philips/Unesco Collection Melodya (Russia) Request Records - House of Culture of Bucharest (Romania) Balkanton (Bulgaria) Jugoton (ex Jugoslavia) Emi/Columbia (Grecia) Le Chant du Monde, Editions Muse dellHomme, Ocora, Universo del Folklore / Arion (Francia) Archives Internationales de Musique Populaire (Svizzera) Hispavox (Spagna)
Per lItalia sono disponibili le seguenti collane, nelle quali sono rintracciabili brani di musica zingara dedicati: Dischi Albatros Vedette Records I dischi del Sole autonoma Musiche dal Mondo Fabbri Editore World Music la Repubblica Hemisphere Real World Emi Italiana Meridiani Musicali Editoriale Domus
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