Spesso ci si abitua a considerare lel proprie opinioni come dogmi insuperabili che si accettano poiché comunemente diffusi; sebbene una buona abitudine sarebbe la messa in discussione di tali precetti, opinioni e superstizioni.
Succede pure che le opinioni meno discusse vengano aprioristicamente assunte come certezze; ma tale insulto alla ragione è una circostanza del caso, data la mancanza del dibattito.
Sarebbe assurdo, come ricorda Mill in un noto passo de La Libertà, negare l'evidenza di una verità matematica e geometrica, nel caso in cui esse non siano ancora messe in dubbio da terzi.
Ma sappiamo che un teorema non è soltanto una verità certa e incontestabile. Il buon matematico è scrupoloso, vuole conoscere e imparare le dimostrazioni in virtù della verità stessa.
L'aspetto rilevante qui non è la formalità di un procedimento, bensì l'attenzione all'esercizio inteso come ricerca; Orazio a tal proposito ci soccorrerebbe parlando di limatura – labor limae.
Così l'opinione corrente di sé o degli altri, che sia in contrasto oppure perfettamente conciliabile.
Resta un fatto ingovernabile, cioè che non capiremo mai i principi, i fondamenti e le conclusioni a cui pervengono le nostre idee finché non le dimostreremo, finché non ne conosceremo accuratamente i procedimenti e, cosa più vigorosa fra tutte, fino al momento in cui non passeranno al vaglio della sospensione momentanea del giudizio.
Il dubbio metodico è un altro strumento grazie al quale plasmare progressivamente la totalità del reale pervenendo alla conquista della verità: l'άλήθεια.
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