Pubblicato il 13/04/2026 11:36:07
Il valore di una sofferenza si misura sulla capacità di trascendere il dolore stesso, cogliere la possibilità del suo senso e acquisire un'emancipazione più consapevole di sé. È quello che insegna Viktor Frankl, psicologo, psichiatra e neurologo sopravvissuto ad Auschwitz. Il detenuto del lager non ha umanità se non per sé stesso. Egli, con una forza di volontà inimmaginabile, può aderire unicamente alla propria libertà spirituale, fatto incontestabile che nessuna tirannide può negare: neppure con la coercizione. È come se, anche nei lager, il singolo abbia tutte le carte per affrontare la condizione imposta, e trasformare tale indicibile tragedia in opera d'arte. Il senso è ciò che si cerca, probabilmente per un istinto naturale di conservazione; Sartre direbbe che, poiché l'esistenza precede l'essenza, siamo noi a dare al mondo i nostri significati autonomi. Prima veniamo al mondo e successivamente creiamo i nostri valori poiché "condannati ad essere liberi". È un evento estremo, in primis un radicale cambiamento concernente la percezione empirica di quanto accade. Il soggetto ne risulta mutato – l'Erlebnis. L'oblio dell'essere è la grave perdita di noi contemporanei. In merito alla questione posta dall'evento drammatico, come tutti gli accadimenti tragici che insistono ancora oggi, Heidegger già denunciava la riduzione dell'essere all'ente: il predominio o compimento della tecnica sulle cose. Se l'essere diventa mero suono si svuota, compreso il significato della propria esistenza. Il coraggio del sopravvissuto raccomanda di dover coniare il proprio darsi al mondo, considerandosi non tanto come una fatticità quanto piuttosto un esserci in perpetua progettualità, in rapporto con gli altri. E allora, come disse Nietzsche: "Chi ha un perché da vivere sa sopportare quasi ogni come". Questo aforisma riconcilia il dannato con la vita. Ha il sentore della profezia non inverosimile all'ossequio oracolare dei grandi maestri. La verità è ciò che non è nascosto. Massima incarnata con maestria nelle opere di Frankl: ricordiamo "Uno psicologo nei lager" e "L'uomo in cerca di senso". Sopravvivere è essenziale, quasi doveroso, persino nelle condizioni di indigenza estrema come furono i campi di concentramento. Ancor più essenziale, nondimeno, è la questione vitale che trascende il semplice sopravvivere.
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