Pubblicato il 21/04/2026 15:04:05
La conoscenza adeguata della letteratura è il contenuto soggettivo dei suoi maggiori interpreti che, con nobile maestria e quieta grandezza, estendono tali impressioni nel vasto campo oggettivo delle idee. L'amore di Dante diviene l'Amore, il dolore di Morselli è il Dolore, il pessimismo di Leopardi è il Pessimismo, la letizia di Lorenzo il Magnifico è la Letizia. Tutto elevato alla potenza: utile e virtuosa è la medicina letteraria destinata all'animo. Il male della vita, quanto giunge infame dall'esterno, si attenua, e noi siamo così grati di essere tornati fanciulli. Questo rimedio è accolto con meraviglia da Machiavelli, nella celebre lettera indirizzata a Francesco Vettori. Egli racconta di come, svestendosi, dopo essere tornato a casa, si affrancasse dalle frustrazioni e dalle occupazioni quotidiane, da qualunque tipo di turbamento. Leggendo i classici, tra cui Tibullo e Ovidio, citati da lui stesso, si trasferiva "altrove", in un mondo sicuro e appartato. La letteratura, come pure la poesia, è il candore pallido dell'eco umano, un amore intellettuale e completo che osserva con nitore le cose sotto una prospettiva eterna – con Spinoza: sub specie aeternitatis. La visione intellettuale non priva i lettori di una corrispettiva visione morale: gli ozi letterari, in quanto ristori, sono il culmine di un itinerario al termine del quale la mente umana dispiega la sua massima potenza vitale. Concludendo con una mirabile citazione di Cicerone, pertanto: "Dopo i sofferti doveri diurni, è bene ritirarsi nel proprio spazio per dedicarsi agli ozi umanistici".
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