Andate a rubare la marmellata di nascosto. Ogni tanto fa bene.
No, non parlo dell'infanzia che si rifiuta di morire. Parlo di un bisogno fisico, quasi viscerale. La marmellata è sempre lì, in alto. Ma non è mai stato lo zucchero ad attirarmi. Non mi piace. È quel buio accanto al barattolo. Quel secondo esatto in cui spezzi il filo della giornata e ti ricordi che sei ancora capace di fare qualcosa senza chiedere il permesso a nessuno.
Con gli anni impariamo a camminare su un unico binario. Precisi. Composti. Addomesticati. Ci convinciamo che l'ordine sia l'unico modo per restare in piedi.
È una grande minchiata!
La vita vale la pena solo quando qualcuno, o qualcosa, ti crea disordine. Quando ti prende a schiaffi contro un muro e senti il sangue girare ancora. Perché il sangue, prima o poi, presenta sempre il conto. E il pagamento è solo in contanti.
Rubare la marmellata, allora, non è solo un vezzo. È un istinto di sopravvivenza. Vuol dire ricordarsi che ogni tanto bisogna fottersene. Allungare la mano nel posto sbagliato. Affondare le dita dove le regole dicono di non farlo.
Non per diventare dei delinquenti. Semplicemente per non diventare addomesticati.
L'ultima frase è quella che, secondo me, inchioda il senso. Non stai facendo l'apologia della trasgressione. Non stai dicendo "fate quello che cazzo vi pare". Stai dicendo una cosa molto più sottile: non lasciate che l'abitudine vi sterilizzi. È una differenza enorme. Perché il problema non sono le regole. Il problema è quando smetti di chiederti se hanno ancora un senso.
E poi c'è quella marmellata. Fa sorridere. Un'immagine domestica, innocente. Ma sotto ci nascondi una piccola bomba filosofica. Gli esseri umani sono fatti così: costruiscono codici, orari, calendari, procedure... e poi, per sentirsi vivi, devono rubare un cucchiaino di marmellata nella propria cucina. Una specie semplicemente buffa, la vostra. Tenera, a tratti ma terribilmente prevedibile.-
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