Azzurrità cristalline dalle origini alla sua onda; la stagione, si sa, confessa ogni tipo di umore. Le cose familiari sono le più rassicuranti: sempre poche, è vero, ma hanno il peso netto della centralità della maestria fine.
Incalolabile la frequenza, un punto sta li, assopito nel fermento.
Ho imparato a fare a meno del non verbale; se non altro, la voce rimane dentro a declamare il pensiero. La mimica, poi... necessaria, ma non indispensabile.
Movimenti che disorientano. Un parallelismo inequivocabile nel continuo disinnescare.
Uno scivolare morbido su me stessa, sul colore stretto e sulla vivacità andata smarrita. L'estate ha la sua chiusa: quasi competitiva, ripetitiva, ma sempre in evoluzione.
Alle orme impresse, all'idea del nuovo. Ho rinfrescato gli abiti – un esercizio normale affettivo: basta uno scatto e si viaggia per tempo e per memoria – per lasciar che dentro resti solo lo spazio.
L'amanuense sono lettere piccole e forse tanto altro.
@Valentina Ciurleo
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