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Quaderni Etno 10: I figli del vento - seconda par.

Argomento: Musica

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 27/09/2012 19:14:46

Quaderni di Etnomusicologia n.10 : I figli del vento (seconda parte).

Tratto da Musica Zingara: testimonianze etniche della cultura europea di Giorgio Mancinelli, MEF Firenze Atheneum, premio letterario LAutore per la Saggistica, 2006.

Testimonianze di culture etniche.

Quando stanchi saranno odio e rabbia, /
quando ormai si saranno /
dissanguate le liti nella guerra, / allora s, allora tu potrai /
suonare di nuovo / con pi ardente slancio.
(M.Vorosmarty)

Io dico le mie pene cantando, / perch cantare piangere./
Io dico la mia gioia danzando, / perch danzare ridere.
(anonimo zingaro)

Dicono le parole di alcune canzoni zingare, ma pi che le parole contano i sentimenti. Liriche che evocano lontane contrade, la natura con le sue stagioni, i suoi doni, le sue privazioni; uno, cento, mille amori incontrati e perduti, le privazioni e le ostentazioni di tutta una vita, forse mai capita, per lo pi oltraggiata. Come si sa, la vita nomade dura, ruba i momenti pi belli in cambio di una parola che oggi ha perduto in parte il suo significato, ma che tuttavia conserva il suo antico fascino: libert. Ed questa libert che lestro zingaro si appella anche quando improvvisa la sua musica che, a differenza di altre, presenta una adattabilit ad altre, pur mantenendo fede a formule originarie rivelatesi indissolubili.

difficile stabilire cosa gli Zingari abbiano lasciato o smarrito, tantomeno quantificare lentit di assimilazione della musica degli altri, durante il lungo corso delle loro peregrinazioni. Una prima risoluzione riconosce agli Zingari la capacit di aver conservato una propria cultura musicale che presenta temi ricorrenti comuni a tutti i gruppi, malgrado i cambiamenti sociali ne rendano precaria, oggi pi che mai, la conservazione. In effetti essi, dotati di un profondo senso musicale ma privi di cultura letteraria, riescono ad esprimersi con straordinaria precisione ed eleganza attraverso il linguaggio musicale alla cui radice si rintracciano almeno due fonti di ispirazione: una basata sulle arie popolari apprese e, laltra, che sorge dallestro individuale. A queste si aggiunge uno straordinario impulso mnemonico che permette loro di suonare a orecchio e con estro creativo, un motivo appena ascoltato, arricchito di sovrastrutture improvvisate.

Tutta la loro vita si riflette nella loro musica: lenta e monotona come le le loro giornate solitarie, ardente come i loro amori, bacchica come le loro danze, sonora come la loro voce, che si leva nel canto. Tuttavia il motivo pi ricorrente nel canto come nella musica, per lamentoso, malinconico come il loro spirito. Languide, selvagge o semplicemente allegre che siano, le loro melodie, eseguite al violino o al flauto, cantate con un fil di voce o con lintonazione rauca nellinimitabile manierismo zingaro, si rivelano interessanti pur non avendo un autentico valore musicale in senso assoluto di forma e armonia. Sono per lo pi composizioni spontanee, provenienti da luoghi dorigine lontani tra loro, apprese in quei paesi attraversati durante il loro continuo viaggiare e da cui derivano alcune differenze formali tipiche dello stile.

stato detto che solo un vero zingaro pu valutare la purezza del proprio stile conoscendo le condizioni esterne, sprigionatasi dallintimo rapporto lirico del proprio essere a contatto con la natura, con i luoghi attraversati, che in certo qual modo hanno contribuito alla sua formazione. Allora cco che qui un violino ruba la voce a un usignolo, un nai richiama il mistero della montagna; l una chitarre intona un canto che si ispira alla luna, una donna zingara esegue una danza antichi attorno al fuoco. La loro eco rievoca ricordi millenari, sentimenti ancestrali pur sempre nuovi, che vanno a infrangersi come unonda del mare sulla scogliera; come luomo di oggi contro la vita senza senso di domani: Allora che importa il paese, fratello, prima di tutto ci sono gli uomini e le melodie ... sotto le iucche danza la vita (Sandra Jayat)

Non va dimenticato che la professione dello zingaro musicante, ancor oggi straordinariamente diffusa, presente da secoli in numerosi paesi, con differenze formali quali, ad esempio esistono fra la musica dei Gitani e quella degli Tzigani; la diversa esecuzione di una danza nella Grecia antica e la stessa danzata oggi in Bulgaria; il nome diverso dato a uno strumento medesimo; limpostazione diversa di un canto, ecc. Cos accade per le diverse forme musicali come il Jazz, il Flamenco, la Czarda, la Rapsodia, tutti termini che suggeriscono la musica di altri popoli piuttosto che quella degli Zingari. Eppure noi sappiamo, e possiamo rilevarlo, quanto in esse ci sia lestro zingaro che, si rivela, nel soliloquio intimo e segreto del suo essere. questo un fare musica creativo che pu soltanto essere immesso in una cultura preesistente, ancor pi che riceverne gli influssi. Infine, che pu essere utilizzato, adattato, finanche mistificato, ma che risentirebbe in modo decisamente negativo lintromissione di formule precostituite.

Il vero artista per lo zingaro solo colui che prende il motivo della canzone o la sola melodia come lepigrafe di un poema, o forse come il sommario di un discorso fra s e lo strumento, fra s e la sua musica, e su questo filo conduttore, mai del tutto perso di vista, esegue fioriture, cesellature come arabeschi che ricordano, ipoteticamente, la loro provenienza, il luogo ad oriente delle loro origini oscure. ancora con laiuto delle scienze applicate, in questo caso letimologia, la scienza che studia lorigine linguistica delle parole, che oggi siamo in grado di situare geograficamente, seppure in modo approssimativo, i luoghi in cui gli Zingari hanno soggiornato e tracciare le linee itineranti delle loro migrazioni, iniziate pressoch al sorgere delle prime civilt arcaiche, verso la fine dellet neolitica, tra il 3500 a il 3000 a.C.

Un lento e costante procedimento in questo senso che port, in quel lasso di tempo, al sorgere delle iniziali forme di agricoltura dando cos luogo ai primi insediamenti umani e, ad una ulteriore suddivisione sociale a cui si fa corrispondere linizio della composizione delle differenze etniche e la suddivisione della popolazione in trib nomadi e sedentarie. Quelli che prima erano pastori o guerrieri e si spostavano da un luogo allaltro alla ricerca di nuovi pascoli per i propri animali, o alla ricerca di un bottino da razziare, divennero stanziali e agricoltori e, solo alcuni gruppi, tra i quali appunto gli Zingari, conservarono lantico costume nomade allinterno del vasto territorio indiano. Una prima migrazione zingara in epoca storica attestata al XV secolo, riguardante lo spostamento di alcune trib nomadi perseguitate dai cavalieri del Gran Tamerlano che avevano invaso lIndia. Lesodo, che secondo alcuni era gi iniziato tra il VI fino al XI secolo, si svolse molto lentamente dalla ricca e fertile valle dellIndo, attraverso la Persia, dove alcuni gruppi sopravvissuti sono ancora oggi chiamati Luri o Luti.
In Europa queste genti arrivarono almeno in due correnti migratorie che, partite dallHinducush si spostarono in seguito nel vicino Pakistan e nei territori delle citt di Harappa e Mohenio Daro., per poi inoltrarsi in Siria e da l in Arabia e in tutto il bacino nord-est del Mediterraneo. Successivamente un ramo delle grandi migrazioni si spost verso lAnatolia raggiungendo i Balcani, mentre, un altro, si spinse in Egitto, per poi spingersi la parte sud-ovest della costa dalla Libia fino al Marocco. Fatti questi che, secondo alcuni studiosi, spiegherebbero il perch del frequente trovare parole greco - bizantine soltanto in alcuni gruppi e parole turco-arabe in altri.

Anche se oggigiorno sono davvero pochi gli Zingari che mantengono un carattere nomade, il nomadismo rimane il retaggio pi importante che questo popolo ci comunica, alla base di tutte le primitive forme di societ, sulle quali si sono formati alcuni dei caratteri originali che vengono riconosciuti come base della loro cultura, come: laccattonaggio, derivato dallessere originariamente un popolo raccoglitore; lo spostarsi sui carri come mezzo di trasporto; il modo di vestire colorato e fantasioso; luso di cucinare i cibi in un determinato modo tipico zingaro; fare alcuni mestieri insoliti, tuttavia necessari alla loro sopravvivenza. Inoltre, lattaccamento alla famiglia, lanelito alla vita libera, lessere indipendenti, evocare una sorta di nostalgia per una terra edenica lasciata o, forse, sconosciuta, lincuranza del tempo che passa, la ricerca instancabile duna felicit inconseguibile e un certo modo di esternare un grande desiderio di comunicare, di divertire, di vivere, in cui principalmente si rispecchia il loro vivere.

Modo che i nomadi generalmente conducono quasi per una sorta di imprinting pi che per vera e propria tradizione. Ed ci che, in qualche modo, da un senso a quanto tramandato dalle generazioni passate a quelle che noi oggi possiamo osservare, e che si rivela in tutto ci che essi trasmettono in senso artistico e culturale: dallo stile di vita di chi sempre in viaggio, alla sete dellignoto e del pericolo, cos come nella poesia e nelle canzoni, come nei racconti orali che rappresentano la loro inequivocabile voce e la loro particolare visione del mondo che in essi esprimono. Anche se allaspetto pi arcaico del loro misticismo che dovremmo guardare per poter maggiormente comprendere la loro arcana fonte di religiosit, che va ben oltre la capacit di sopravvivenza fin qui dimostrata e il disadattamento profondo, che pure hanno contribuito a popolare la loro esistenza di spiriti e demoni.

Una religiosit colma di un senso quasi angoscioso del soprannaturale che gli Zingari hanno conosciuto attraverso i millenni della loro nomade esistenza, passati nella nostalgia di una Terra che, verosimilmente, li ha generati e poi abbandonati e che, in qualche modo, riemerge nello spirito collettivo cui sono estremamente legati e, seppure, abbiano ben radicato il concetto di non appartenere a nessuna terra. In assenza di una cultura scritta e, nel voler trovare una risposta plausibile al quesito primario: esiste oppure no una cultura zingara?, rispondo con lausilio di alcune discipline moderne che a mio avviso ben si rapportano al campo di ricerca specifico, quali: letnologia, letologia e, non in ultima, lecologia umana; branchie dellattuale antropologia che ci permettono di studiare la specie umana nel suo complesso evolutivo, con lintento scrive Pietro Rossi (1) di riconoscere il valore delle forme di organizzazione sociale e dei costumi di tutti i popoli, anche di quelli tradizionalmente denominati primitiva..

Scrive Constantin Brailoiu (2): In Occidente pi ci si avvicina allepoca presente, pi si ostacolati dalle difficolt di una discriminazione troppo obiettiva e pi si portati, di conseguenza, a concepire il popolo come unentit puramente amministrativa; come un complesso umano composto dalle medesime forze storico-economiche e spirituali. Altri replicano attentamente che tratti materiali e morali primitivi, pi antichi di quanto possiamo immaginare, sopravvivono nel nostro presente. La definizione, per un certo verso decisamente valida, rischia di essere errata se riferita al popolo degli Zingari, per il quale invece si potrebbe usare, al pari di tante altre: mitici, per quellalone di storicit che li accomuna ai nuclei pi antichi.

Accettata questa definizione letteraria, dalla quale del resto siamo necessariamente partiti in questa ricerca, si pongono in primo piano alcune domande alle quali va data una risposta approfondita, al di l delle barriere imposte dalla lingua e malgrado i cambiamenti inevitabili dello stato sociale abbiano resa precaria la conservazione:

Come si tramandata per cos lungo tempo la lingua orale degli Zingari, senza il supporto seppure successivo di una grammatica scritta?

Come ha potuto, una cultura orale atipica, il cui adattamento ad altre culture presenta un aspetto cos prevalente, conservare forme linguistiche originali?
Volendo riconoscere agli Zingari un proprio carattere etnico di una qualche forma originale e che abbia una portata culturale come valenza comunicativa, questo non pu che essere individuato nel linguaggio universalmente riconosciuto, secondo per antonomasia alla lingua parlata, che la musica. Capace da sola di legittimare gli Zingari, per aver dato impulso alla propria affermazione culturale musicale che si presenta ricca di sonorit diverse in temi comuni ricorrenti, uguali per i molti gruppi etnici in cui essi si distinguono. Ma se lo sconfinare geograficamente e lulteriore dilagare nelle ipotesi ci porta a non poter tralasciare alcun indizio che sia di un qualche interesse, tuttavia non possiamo ancora parlare di una identit musicale riconoscibile come specificamente zingara.

per rilevante lapporto dato dalla moderna musicologia che ci permette di ampliare lorizzonte del problema, attraverso lo studio della musica nella sua evoluzione creativa e la sua comparazione con altre culture musicali. Scrive Bla Bartk (3): Si chiama folklore comparato quella disciplina scientifica che sta fra la musicologia e il folklore, e che ormai largamente praticata dagli studiosi della musica popolare. Scopo di questa disciplina quello di stabilire, in base a confronti fra le raccolte dei vari popoli affini o vicini, i tipi originari presenti nelle rispettive culture musicali, e quelli che sono gli elementi comuni, per pervenire quindi alla rilevazione ed al riconoscimento delle reciproche influenze sopravvenute fra le diverse forme canore e musicali.

Scrive ancora Constantin Brailoiu (4): Altri per respingono ogni modello scientifico (..) dichiarando popolare tutto ci che a loro sembra tale, e cio secondo lesempio del Davenson tutto ci che produce una certa impressione di allontanamento dal proprio ambiente e di caratteristico esotismo che fa provare quel fremito che lincanto dellinatteso provoca. Ma per fortuna trattasi di sporadici casi che tendono allisolamento delle culture, lontani dalla cultura propriamente detta ed intesa come un tuttuno musicale.

Nel suo accreditato The World of Music, Frank Harrison (5) mette a punto il metodo della ricerca comparata in campo musicologico e ne fissa le coordinate di base: sulluso e la sua funzione, losservazione strutturale, la comparazione multipla e linfluenza della comunicazione semantica. Spetta per ala Semantique Musicale elaborata da Alain Danilou (6), musicologo e orientalista francese, laver definito i fondamenti della teoria comparativa e delle interazioni musicali. Tuttavia, quanto pi gli orizzonti si estendono ad altre discipline specifiche, pi lobiettivo finale si sottrae alla sua individuazione. Per quanto la sociologia applicata alla musica prevalga sulla critica musicale, ancora non si giunti a una definizione ammissibile. Non rimane che dare una ulteriore risposta a una domanda apparentemente semplice:

Perch nella musica zingara non si rintracciano elementi fortemente individualizzanti?

Una risposta plausibile sta nel definire lintuito musicale zingaro come una risorsa culturale propria. Come ricercatore, volendo io evidenziare alcune analogie altres presenti nello studio comparativo della loro musica, sono venuto a contatto di una funzione simbolica tipica zingara, propedeutica alla loro vita religiosa. Per dirla con C. G. Jung (7): ... il simbolo differisce sostanzialmente dal segno o dal sintomo, e dovrebbe essere inteso come lespressione di una percezione intuitiva. Ma come anche dice Augusto Romano (8): Scrivere intorno alla musica significa fare della mitologia; ma la musica, quando ci accade, si sottrae alla mitologia, perch mito in azione. Pertanto possiamo affermare che possibile affermare non tanto cosa la musica , ma cosa si racconta intorno alla musica. Questo in fine il compito che mi sono prefisso con questa mia ricerca.

Pertanto, il musicista zingaro stato detto e ribadisco ...cava lessenza della sua arte da se stesso e che solo un vero zingaro pu valutare la purezza del proprio stile, e riconoscere al suo interno quali contributi siano utili alla sua formazione. Anche per questa ragione, e poich non sono ben definite le condizioni che lhanno determinata, noi, i gadj, il ricercatore non zingaro, non pu essere certo di raggiungere lobiettivo che si preposto: di dare, cio, una definizione attendibile della musicalit zingara, ma pu solo avvicinarvisi, con possibilit di errore, pari a quella dimostrata nel paragonare molta della musica convenzionale ad essa.

Se, come ha affermato E.T.A. Hoffmann (9) nel n.4 di Kreisleriana: ...la musica dischiude alluomo un regno sconosciuto, un mondo che non ha nulla in comune con il mondo sensibile esterno che lo circonda e in cui egli si lascia alle spalle tutti i sentimenti definiti da concetti per affidarsi allindicibile, ne deduciamo che allora lindicibile quel mono che non si presta a essere raccontato con le parole e che pu essere detto solo con la musica. Si ha qui la situazione paradossale per cui qualcosa di inesprimibile si nasconde nellespressione che un linguaggio palese contiene; per cos dire, una sorta di linguaggio occulto che fa della musica zingara, unarte non imitativa o riproduttiva, rivolta non gi verso il mondo esterno, ma verso la pi intima soggettivit. Di qui la preferenza accordata alla musica strumentale rispetto alla vocale, come quella che meglio corrisponde alla propria vera essenza.

Lautore che pi di ogni altro ha approfondito questo concetto, studiandone la radice archetipica e svelandone il carattere simbolico, il musicologico e psicologo francese Michel Imberty (10) che fondamentalmente ha rivolto la sua analisi alla struttura musicale di forme arcaicizzanti , allo scopo di definirne gli stili ne rivelarne il senso. In quanto arcaica lesperienza musicale si configura come esperienza di una realt psicologica profonda, motivante la creativit: Una struttura che non si apre in forma univoca, ma piuttosto come compresenza di potenzialit anche contraddittorie che spesso linterpretazione tende impropriamente a normalizzare e che invece assume la caratteristica virtuosistica. Nella quale ritroviamo, a livello talvolta inconscio, quegli arcaismi che sono tipici dello spirito creativo umano, in grado di definire un singolare stile che possiamo definire: ...la storia anticipata o ritrovata di una parte essenziale delluomo.

Nel suo Trattato della musica, scritto ancor prima dellAnno Mille, successivamente tradotto dallarabo in francese da Rodolphe dErlanger con il titolo La musique arabe, il filosofo islamico Mohammed Abu Nasr al Farabi (11), afferma: Luomo capace di comporre, c Mohammed Abu Nasr al Farabi (11)reare musica in virt di attitudini innate, si pu dire per istinto, per una spinta interna che fa parte della sua natura e che lo spinge a produrre alcuni suoni, quando si sente lieto e, altri invece, quando triste e addolorato, quasi per esaltare e rendere poetici i suoi sentimenti. Allo stesso modo, quando ha lintenzione di stimolare la mente e dare maggior forza espressiva a una composizione poetica, il mezzo pi efficace consiste non solo nellusare una melodia corrispondente al significato delle parole, ma anche, altri motivi dotati della speciale capacit di provocare o calmare una data emozione (..) per impadronirsi totalmente dellimmaginazione dellascoltatore: condurlo a comprendere meglio la poesia.

A dirla ancora con E.T.A. Hoffmann: Se consideriamo che la musica ha per oggetto linfinito..., di fatto, veniamo a trovarci di fronte a una rivelazione che pu essere valutata come religiosa. Giacch, per mezzo suo, entriamo in contatto con gli arcana di, altres possiamo meglio osservare quello che laspetto, non secondario, di una religiosit intrinseca di un fare musica che non conosciamo. Se per accezione una musica pu ritenersi creativa, e lo in genere tutta la musica, questa non pu esimersi dallessere autentica. Similarmente possiamo affermare che la musica degli Zingari creativa senza ombra di dubbio. Nellascoltare la musica zingara infatti, lorecchio del musicista colto, coglie subito la stranezza degli intervalli che portato a considerare come una inesattezza nellesecuzione; cos comegli disorientato dalle sue modulazioni, che gli appaiono rozze, contrarie ai suoi dogmi musicali.

Va qui considerato che ci si trova in assenza di una cultura musicale vera e propria, e cio scritta; per cui la non conoscenza specifica della scala musicale o dellutilizzo di uno strumento particolare, pone lo zingaro nella dimensione insolita, quantomeno inesprimibile a parole. Ma se come gi stato detto essere difficile stabilire cosa gli Zingari hanno abbandonato o smarrito della loro cultura musicale, tantomeno possibile quantificare lentit di ci che hanno verosimilmente assimilato dai popoli che hanno conosciuto nel corso delle loro lunghe peregrinazioni, al di l delle manomissioni e delle facili contaminazioni a cui lodierna musica fonografica ci ha abituati. per noi pi facile incorrere in approcci sconsiderati o quanto mai basati su esclusivi interessi nazionalistici; cos come anche si pu essere indotti a trascurare per negligenza o superficialit di ricercatori, questo o altro supporto musicale.

Ma non si tratta qui di stabilire forme di compatibilit tra sistemi musicali diversi o, viceversa, di appartenenze etniche geograficamente distinte. Bens di approfondire il rapporto esistente fra le diverse culture e le loro interazioni musicali, che solo uno studio approfondito e comparato pu individuare, al fine, di un appropriato riconoscimento e di una corretta collocazione allinterno delle diverse culture musicali esistenti. Scrive Bruno netll (12): ...che letno-musicologia mostra chiari segni di sviluppo, tuttavia tarda ancora a divenire una etnologia della musica, poich rimane legata troppo saldamente a propositi musicologici, cio alla descrizione e comparazione delle componenti musicali. (..) Ora, essa pu comprendere la musica in quanto fatto culturale solo se cessa di trattarlo come fenomeno a se stante, e la situa in una globale visione di concetti estetici, della filosofia, del temperamento, condotta di un gruppo etnico che giustifica appunto letnologia. Si rischia altrimenti di vedere questa disciplina divenire indifferente o insensibile ad un aspetto essenziale della vita culturale dei popoli che essa studia, mentre alcune culture risentiranno della limitatezza del musicologo e dellinsufficiente qualificazione musicale delletnologo.

Qual dunque la vera musica degli Zingari?

Quella musica misteriosa che si pensa di aver sentito ma che nessuno in realt conosce, legata com a rituali oscuri di unaltrettanto oscura tradizione. Al punto che opinioni contrastanti arrivano finanche a negarne lesistenza. Daltro canto, come si pu pensarla diversamente se non mai stata trascritta, e perch? Contrariamente a quanto si crede, la storia stessa del popolo zingaro, cosa comune a quasi tutti i popoli di cultura orale, ricca di ipotesi e povera di certezze. Nonostante ci una musica che presenta caratteri comuni ai gruppi Zingari, o perlomeno, di una musica che presenti caratteri comuni ai gruppi compresi nellarco geografico ove questi vivono e si spostano, e cio le aree che hanno visto le grandi migrazioni storiche, esiste; anche se nessuno si preso la briga di trascriverla e documentarla.

Per quanto ci rappresenti uno dei problemi insoluti della moderna etnomusicologia, la ricerca sul campo ha tuttavia confermato la sua estrazione popolare, dappartenenza alla tradizione del singolo gruppo che, verosimilmente, lha prodotta e preservata nellanonimato. Recentemente, e soprattutto in seguito alla presa di coscienza di alcuni attenti ricercatori, si giunti a riconoscere alla musica zingara alcune prerogative che le venivano confutate in passato, quali, ad esempio: un certo virtuosistico uso degli strumenti musicali, la conturbante leggiadria delle melodie, il fuoco passionale esibito nei ritmi a ballo e un indubbio carattere timbrico nellintonazione della voce, entrate in seguito nella tradizione musicale di molti popoli dEuropa.

Per Franz Lizst (13) se il musicista non zingaro rimane spesso ...interdetto di fronte a quegli intervalli inusitati nellarmonia europea, cos come in presenza della fioritura lussureggiante eminentemente orientale, o alle modulazioni cos aspre, al contrario, un uditore che abbia il vantaggio di conoscere la musica e di essere impressionabile, si lascia prendere dalla libert e ricchezza dei ritmi, dalla loro molteplicit e duttilit presenti in tutta la musica zingara. La Societ Etnografica Ungherese ad esempio, che doveva riparare allo scandalo causato dal suo libro Des Bohmiens et de leur musique en Hongrie, si trov a far fronte ad un vero e proprio dilemma procurato dalle affermazioni dello stesso Lizst: ...se la musica tzigana poteva dirsi musica ungherese oppure no?. Il senso era chiaro, almeno per il grande maestro che, con la sua affermazione, riconosceva una grande affermazione della musica zingara passata alla musica ungherese e viceversa.

Lo stesso interrogativo che venne affrontato in seguito da Bla Bartok che, in Scritti sulla musica popolare si trov ad affrontare il problema durante la Conferenza del 1931, non port a nessuna presa di posizione sostanziale. Il dibattito sulla questione rimase aperto come del resto lo ancora oggi. Lo stesso Franz Lizst se ne fece portavoce, restituendo agli ungheresi una sorta di primato, lodando il pubblico del suo paese per aver permesso agli Zingari di sviluppare pienamente i loro doni: Senza gli ungheresi, che ne sarebbe stato dellartista zingaro? si chiese dandosi poi come risposta, che larte zingara appartiene agli ungheresi, come un figlio a sua madre; perch senza di loro, non sarebbe mai esistita. Fatto che molta della musica zingara entrata con successo a far parte della musica ufficiale dellUngheria.

Tanto era sconvolgente la risposta che un altro musicologo ungherese Emilio Haraszti (14) si trov a dichiarare: Non esiste una musica zingara indipendente (..) lo zingaro aveva indubitabilmente assimilato la musica del paese che lospitava. Negando con ci, e fuor di ogni dubbio, una prevalenza della musica zingara su quella ungherese. Parole queste che suonarono come una prima conferma, forse quella che tutti cercavano: la dimostrazione pratica che, sotto larchetto dello zingaro, la musica ungherese aveva preso il suo pi autentico slancio. Quale che sia, la conclusione di questa diatriba and avanti per lungo tempo, quasi che oggi interessa ormai relativamente. Successivamente Bla Bartk nel voler riaffermare la supremazia ungherese sulla musica zingara, si serv della cosiddetta Raccolta di Bartalus, una raccolta musicale formata di centinaia di melodie, come testamentario della creativit del popolo ungherese, ma che, in realt, non conteneva pi di 300 o 400 canti veramente popolari, a fronte delle migliaia esistenti sul territorio. E daltra parte, il modo con cui erano trascritte, o notate che dir si voglia, era talmente approssimativo, che non si pot fare a meno di criticarlo severamente.

Lesempio qui riportato non tuttavia il solo ad aver rappresentato nel tempo la linea di partenza di ogni futura ricerca, ripreso a modello negli altri paesi dEuropa. Problemi analoghi si riscontrano ogni qual volta ci si sofferma a considerare la musica di un paese o di un altro, pi o meno investiti dalla migrazione zingara. Venelin Krustev (15) relativamente alla musica di Bulgaria, porta ad esempio unampia documentazione anonima che riconduce la sua tradizione al Medioevo. Egli scrive: Tradizione che rappresenta una speciale riserva nellarte della musica epica e nellarte della danza di questo paese, eredit della pi antica cultura dei popoli Balcani. Che a loro volta lavevano appresa dalleco giunto fino a loro di due civilt classiche, quella ellenica e quella bizantina. Alle quali si andata sovrapponendo la pi dinamica delle culture medievali: la slava, sopravvivenza dei relitti della pi antica cultura contadina autoctona.

Indubitabilmente la cultura autoctona slava ha avuto una grande influenza anche sulla cultura musicale del popolo zingaro. Si dovrebbe qui ascoltare la musica suonata e cantata dai vari gruppi vlax o prendere parte a una slava o una paciv, le due feste dei Rom presenti in questarea, ed apparir subito evidente come la musica, e soprattutto la musica a-ballo , sia fortemente pregna di questa influenza. Questo anche se non si segnalano eccessivi stanziamenti di gruppi di Zingari sul territorio bulgaro, ma solo esigui e sporadici passaggi. Molto pi presenti invece nella ex Jugoslavia dove fornito il supporto ad una musica che risente della cultura orientale, in particolar modo quella legata ai Rom-Xoran stanziali della Macedonia.

Altri gruppi minoritari distaccatisi dalle grandi correnti migratorie sono presenti in paesi pi lontani, quali la Finlandia e la Svezia, dove la musica zingara di derivazione slava, quasi esclusivamente costituita da canzoni, sebbene la musica strumentale rappresenti da sempre lunico mezzo per la comprensione reciproca, utilizzata da tutti i gruppi presenti sul territorio. Il repertorio comune comprende, oltre ai canti di protesta indirizzati verso le istituzioni, melodie popolari sullo stile russo, antiche romanze e canzoni di carattere religioso, e rappresenta quanto di pi originale sia da accreditarsi alla cultura musicale zingara.

La situazione si presenta diversa in Russia dove elementi zingari sono presenti in canti popolari tramandati oralmente e perpetuati nella tradizione popolare. A una attenta osservazione il contenuto dei Canti popolari russi raccolti da Vladimir J. Propp (16), apparentemente chiusi dentro un contegno tutto contadino, gode invece di una straordinaria libert interiore. Gigliola Venturi (17), che ne ha redatto la prefazione italiana, scrive: ..fin dal primo impatto sembra disegnarsi gi tutta la trama della canzone e dei suoi allegorici, il mondo autenticamente vissuto giorno per giorno, con una freschezza che il tempo non ha offuscato. Tutti gli avvenimenti pi essenziali della vita appaiono fra le righe, sempre superati da una vena umoristica nelle canzoni tristi, melanconica in quelli allegri (e questo bilanciarsi fra gioia e mestizia si riflette anche nella musica, quando udiamo note vivaci accompagnare un testo di contenuto triste). Prerogativa questa che sembra affermare il significato pi segreto della vita della zingaro, e che gli permette di riconquistare la sua dignit di uomo libero o di gettarsi alla vita del brodjaga, del vagabondo, nelle lontane terre dellOltre Volga e nelle steppe del Don.

Si colloca qui unimmagine un po bohmien dello zingaro che avevamo forse dimenticata, soprattutto per quellatmosfera che si ricrea alla presenza della sua musica: sottolineata da una profonda e nostalgica malinconia, lenta e monotona come una giornata passata in solitudine e, improvvisamente, scattante come un gesto ieratico e sonoro, passionale come solo lamore sa esserlo, ardente e sensuale come solo la sua danza, consumata davanti al fuoco che divampa, pu essere: folgorata a momenti da sprazzi di straordinaria vitalit.

Se si pensa che la grande capacit musicale degli Zingari giunta a noi nella sola forma orale, ha gi di per s dellincredibile. Sta di fatto che la musica zingara, da sempre impressa nella memoria di chi la concepisce, verosimilmente portata dal vento o, altrettanto suggerita dalle forme di un desiderio o di un amore che langue. Cos come languida lespressione poetica i cui versi sciolti sono spesso dolenti come lo la loro stessa vita. I canti zingari a cui per lo pi si fa riferimento presentano alcune lacune formali; non in ultima quella pi negligente della mancanza di informazioni riguardanti la data e il luogo dove sono stati raccolti, oppure del gruppo di appartenenza. il lettore deve tener conto, inoltre, della incompletezza di alcuni testi trascritti dalla versione orale, della diversa condizione psicologica e ideologica di chi li ha trasmessi, della possibile errata interpretazione del traduttore nei casi di mancato reperimento degli originali audiofonici, nonch della diversa personalit dellesecutore.

Relativamente ai testi di canzoni che sono parte del patrimonio della canzone russa, Vladimir J. Propp (18) fa la seguente considerazione: Per intendere e valutare giustamente la canzone popolare, bisogna tenere sempre presente che i canti creati dal popolo non sono destinati alla lettura. Essi non vanno letti come si leggono le poesie. Per altro non somigliano neppure alle nostre romanze o alle poesie messe in musica dai compositori. Nelle canzoni popolari pi autentiche, parola e melodia costituiscono unorganica, inscindibile unit primigenia. Ma anche separato dalla melodia che lo accompagna, il contenuto letterario dei canti risulta cos significativo, vario e bello, da meritare uno studio specifico e attento, anche se, infine da unidea incompleta della natura della canzone. Lasciando altres intendere che come spesso la canzone sfocia nella poesia, cos la musica le tiene sospese in un idillio che le rende universali. Considerazione questa, che dobbiamo far nostra e che possiamo riferire anche ad altre culture di estrazione orale.

Il singolo canto di per s, ha un valore inferiore se comparato con quello corale della grande tradizione russa, anche se, a sua volta, questa resa pi fruibile da un certo decorativismo aggiuntivo comunemente riconosciuto agli Zingari. Indubbia lutilizzazione della musica popolare dovuta allespansione territoriale, crogiuolo di razze e culture diverse, di espressioni musicali originali entrate a far parte della tradizione russa: melodie orientali persiane, tartare e turche, finanche indiane e cinesi che, nel tempo, si sono sovrapposte ad assonanze bizantine della lirica ortodossa praticata in tutto il paese. I compositori russi, affascinati dalle variazioni strumentali, dai contrappunti naturali, dagli arabeschi virtuosistici, hanno saputo trarre raffinate sonorit, melodie eloquenti e ritmi incalzanti ripresi da melodie autoctone o, per cos dire acculturate, prese da quelle tzigano-slave o gitano-andaluse, talvolta suggerite dagli Zingari.

A seconda dellestrazione dei compositori che, di volta in volta, si sono misurati con le melodie elaborate e trasferite nella forma zingaresca cos generalmente detta: una rapsodia per violino solo o accompagnato dalle ampie possibilit di esibizioni e virtuosismi, e per il succedersi, dopo unintroduzione a ritmo lento, di passi vivaci e brillanti, si convenuto alla considerazione che gli Zingari non si sono limitati solo al ruolo di suggeritori, bens in quello di autentici interlocutori musicali. Diffusasi sul finire del Settecento e poi per tutto lOttocento romantico, la forma alla zingaresca si ritrova in quartetti e trii entrati nellesecuzione classica, conosciuta e apprezzata nelle corti europee anche da molti compositori non zingari, colti dallinteresse verso le altre forme di musica.

Scrive Massimo Mila (19): Tutta la generazione di musicisti del XIX secolo che va da Dvork a Berlioz a Lizst, da Bartk a Kodaly a Schubert a Bhrams, fino ad arrivare in epoca moderna a De Sarasate, De Falla, Strauss, Lehar, Schonberg, si spinta a trovare un nuovo linguaggio musicale recuperando gran parte del patrimonio musicale popolare. Vanno qui ricordate le musiche spagnole elaborate da Michail I. Glinka, come la Jota Aragonesa e Recuerdos de Castilla che, a suo tempo, inaugurarono la nuova forma sinfonica basata sulla rassegna fantasiosa di melodie e ritmi popolari che, in seguito, influenzarono gran parte dei lavori orchestrali di Rimskij-Korsakov quali Shhrazate, Capriccio Spagnolo, dal gusto arabo-andaluso; e quelle ancora pi orientaleggianti di Aleksandr P. Borodin, come le famose danze polovesiane da Il Principe Igor e Nelle steppe dellAsia centrale, in cui si denotano i profondi vincoli affettivi e culturali che lo legavano a quello specifico tipo di musica.

Si richiama qui lattenzione sulla figura di Igor F. Stravinskij che, nel Novecento, letteralmente invase la scena mondiale e del quale voglio qui ricordare la raccolta dei Canti popolari russi (poco eseguita) e quel geniale capolavoro quale La sagra della primavera, riallacciandosi, oltre che compositamente anche semanticamente, ai riti agresti del sopraggiungere della nuova stagione, impregnata com del sacro fuoco della creativit quasi che il compositore anelasse a un mistico approccio con gli eventi del sotterraneo e dellocculto che lo ancoravano alla sua terra russa. Precedentemente Philippe Rameau nel Settecento aveva portato in Francia una nota prematuramente romantica in senso musicale, con le Suites per clavicembalo, ed esattamente in Legyptienne, in cui aveva raccolto un vezzo musicale zingaro.

Gi Andr Campra aveva inserito nel suo famoso Carnevale di Venezia, rappresentato allOper di Parigi nel 1710, una Canzone delle zingare. Successivamente il grande commediografo Molire faceva intervenire egiziani ed egiziane nella sua opera teatrale Le mariage forc che, entravano cantando e ballando al suono di tamburelli baschi. Una moda che si protrasse oltre il secolo in cui il commediografo introduceva nel II atto del suo Malade imaginaire una danza di zingari. Per approdare, infine, alloperetta di Franz Lehar Zigeunerliebe (Amor di Zingaro); e con Johann Strauss junior Der Zigeunerbaron (Lo zingaro barone). E, infine, nellopera lirica di Giuseppe Verdi che, ne Il Trovatore, ambientato nella Spagna del XV secolo, fa cantare unaria zingaresca sullo sfondo dellaccampamento dei gitani, dove alcuni fabbri battono ritmicamente sulle incudini i martelli, entrata col nome di martinete nella forma del Cante flamenco.

Georges Bizet fu tra i primi della scuola francese ad ispirarsi al flamenco riprendendone i temi nella sua opera pi famosa: Carmen. Ma si vuole che in tempi non sospetti il belga Franoise-Auguste Gevaert, rimasto affascinato durante i suoi frequenti viaggi in Spagna, ponesse particolare attenzione al Cante gitano del quale ne studi la forma. Pi tardi i temi zingari apparvero frequenti nelle opere di molti compositori sinfonici e lirici, che si appropriarono dei virtuosismi della musica zingara. Su tutti spicca la figura di Maurice Ravel, colui che meglio di ogni altro evoc la musica zingara di tradizione spagnola nelle sue pagine pi belle, inclusi temi e melodie che gli Zingari avevano portato dal lontano Oriente: Pavane pour une enfante dfunte, Lheure espagnole, Rapsodie espagnole, Alborada del Gracioso, ed uno esplicito omaggio agli Zingari con Tzigane. Ed ancora Massimo Mila (2o) a scrivere di lui: Il suo interesse port infine a tentare un affresco nel quale un ritmo costante e monotono viene scelto come base strutturale per una raffinata, incredibile variet timbrica degli strumenti. Nacque cos il Bolro che in breve fece il giro del mondo e che rimane una delle musiche pi ascoltate e apprezzate ancora ai nostri giorni.

Claude Debussy (21), pur non conoscendo molto la Spagna, fu profondamente influenzato dalla musica dei Gitanos. Vi si ispir nelle composizioni La Puerta del Vino e Soire en Grenade, in cui maggiore si rivela la profonda influenza del Cante Jondo, per poi giungere al massimo grado della creativit nel poema sinfonico Iberia, unopera definita geniale in cui ondeggiano come in un sogno profumi e caratteri dellAndalusia. altres importante ricordare come la moda francese alla zingaresca fu nel suo insieme molto sensibile alla musica gitana e a quella ungherese nelle corrispettive forme della sarabanda e della czarda: Sverac, Chausson, Massenet, Lalo, Saint-Saens e lo stesso Ravel, vi trovarono ispirazione per le loro composizioni migliori.

Sul finire del secolo XIX riporta una cronaca del tempo si pot affermare con ammirazione che una musica nuova animava gi tutta lEuropa e che lo spirito zingaro aleggiava sopra di essa. Fu quindi la volta del compositore ceco Antonin Dvork, il quale raccolse numerose melodie zingaresche che, a loro volta, ispirarono laltro grande musicista Johannes Brahms. Nelle sue composizioni, per, la tecnica di sviluppo non fui mai condotta a un grado di elaborazione tale da compromettere lintegrit poetica dellimmaginazione popolare, sicch questa, allinterno della costruzione dotta, acquisiva un fascino nostalgico emergendo come richiamo di un mondo originario e genuino.

Lungherese Johannes Brahms (22) colse nella musica magiara le melodie, i canti e le danze popolari meglio conosciuti nelle brillanti e decorative versioni zingare. Famosi i suoi Zigeunerlieder fortemente intrisi della vitalit e dei colori della tradizione zingara. Ripresi, poi, nella forma delle pi famose Rapsodie, in cui dimostra mobilit ritmica e unardua virtuosit tecnica che ancora oggi ci ripropongono le misteriose sonorit e le inflessioni melodiche delle orchestre zigane. Sono molto note le sue Danze ungheresi, eco di quelle melodie decorative zingare raccolte per la strada ed entrare a far parte del folklore popolare ungherese.

Particolare attenzione va rivolta alletnomusicologo e didatta Zoltn Kodly (23), il quale studi il canto popolare e raccolse il patrimonio musicale della sua terra ungherese. Associandosi con Bartk in una ricerca che non avrebbe pi abbandonato e che va sotto il nome di Corpus Musicae Popularis Hungaricae, in cui sono raccolti canti e cori zingari elaborati sui modelli del folklore magiaro entrati nel repertorio popolare; cos come alcune danze Hungarian Gypsy Dances in cui il compositore sublima la ritmica zingara contenuta nella rapsodia Dances of Galnta.

Anche Bla Brtok (24) coltiv un appassionato interesse per il canto popolare ungherese e balcanico. Fu uno dei primi a interessarsi e a studiare la musica araba. Ben presto si avvicin, sullesempio di Lizst, al folklore musicale del proprio paese che approfond metodicamente e scientificamente, ricavandone insegnamenti decisivi anche per la definizione del suo linguaggio compositivo. Ricordiamo qui Sette danze popolari rumene, caratterizzate da unenergia ritmica quasi ossessiva e da unarmonia quasi ai limiti dellatonalit, come nelle Sei canzoni popolari ungheresi e le Canzoni popolari rumene, composte entrambe in forma di rapsodia per violino e pianoforte in cui si rivela peculiare il fine espressivo sulla struttura, caratteristica del canto popolare ricostruito non mediante citazioni letterali ma attraverso limitazione e la reinvenzione.

Fine che gli esperti vogliono suggestionato dalla musica di Franz Lizst, compositore delle ben note Rapsodie Ungheresi nella forma di improvvisazioni per piano, in cui si riflette la spontaneit ad effetto tipica zingara. Ma, anche, dal Rond allongarese di Joseph Haydn e dal pi famoso Divertissement lhongroise di Franz Schubert (25), autore, fra laltro, di numerosi Lied in cui lispirazione a temi zingari e ancor pi alla figura romantica del viandante, appaiono espliciti. Il primo lied della Winterreise schubertiana comincia infatti con questi versi: Come uno straniero sono comparso / come uno straniero me ne vado. E ancora in Der Wanderer (Il Viandante) conclude cos: Dove sei, amato mio paese? / Il paese che parla la mia lingua, / o terra, dove sei tu? / Io vago silenzioso, infelice, / e sempre mi domando sospirando: dove? / E sempre: dove? / Una voce misteriosa mi risponde: / dove tu non sei, la la felicit.

Felipe Pedrell (26) fu tra i primi in Spagna a introdurre lo studio scientifico e sistematico del canto popolare della propria terra ed a individuare e suddividere gli elementi di tradizione popolare da quelli di musica colta che hanno concorso a formare la fisionomia e il carattere della musica nazionale. Limportanza storica del suo Cancionero Musical Popular Espanol del 1958 ne fanno uno dei massimi esponenti della cultura musicale spagnola.
Un particolare contributo lo ha dato da Manuel De Falla (27) che nel 1922, insieme al poeta spagnolo Garca Lorca, fu protagonista di un famoso festival del Cante Jondo, esplicitamente ricorrendo nella composizione al repertorio flamenco, nella quale per il musicista predilesse lo stile impressionista di scuola francese, come nelle Tre melodie per voce e pianoforte nel cui ambito diede corpo almeno a un capolavoro classico: Noches en los jardines de Espana, sorta di poema sinfonico pervaso da una struggente sensualit sonora. E nei El sombrero de tres picos, La vida breve e nel El amor brujo con la sua impetuosa e straordinaria Danza rituale del fuoco, fondamentali del balletto classico spagnolo e, ai quali legata la fama che lo ha consacrato in tutto il mondo.
Sonorit del resto gi emersa nelle Siete canciones populares espanolas per voce e pianoforte, in cui la ricerca, sapiente e raffinata della composizione, che si rivel di straordinaria liricit nel suo El retablo de Maese Pedro e, in Concierto Madrigal per due chitarre e orchestra e, ancora, nella Serenata Andaluza seguita dalle Pices Espagnoles in cui il maestro concep i poli tonali e armonici ancora pi prossimi alla tensione flamenca interpretata con linguaggio moderno: ma di un folklore autentico, non manierato, da sembrare quasi inventato.

Vanno qui ricordati inoltre, compositori di estrazione classica che attinsero al repertorio gitano-andaluso profondamente radicato nella cultura spagnola: il raffinato Isaac Albeniz: Suite espanola, Suite Iberia; il pittoresco Enrique Granados: Danzas espagnolas; lintimistico Francisco Tarrega: Recuerdos de Alhambra, e Pablo de Sarasate, violinista e compositore, acclamato come uno dei maggiori virtuosi di tutti i tempi, la cui produzione, manierata e teneramente sensuale, sfrutta magistralmente le qualit cantabili e coloristiche del violino nelle cos dette Arie tzigane, rappresentative del patos zingaresco e nelle Danze spagnole, in cui i ritmi andalusi sembrano compenetrarsi magistralmente con quelli tipici gitani. Per non dire di altri strumentisti di grande talento, quali: Andrs Segovia, Joaquin Nin, Jos Munoz Molleda, Joaquin Turina, Miguel Llobet, i quali hanno trovato nel flamenco di origine gitana le sorgenti della loro ispirazione.

Alla luce delle nuove discipline della etnologia comparata, della sociologia applicata e ovviamente delletnomusicologia, continuano fervide le ricerche avviate sulla materia musicologica. Importante e a sua volta rivelatore, fu lo studio di A. L. Lloyd (28) sui corrispettivi sociali nellambito del Cante spagnolo (jondo o gitano) che egli, per primo, introdusse, nel campo della comparazione con il Blues americano: Il Blues come prodotto tipicamente cittadino trova nel Cante una forma musicale speculare corrispondente. Chi ascolta un cantante di flamenco fa un immediato riferimento al modo con cui un suonatore di tromba hot improvvisa i suoi chorus su di un tema, divenendo sempre pi geniale e pi caldo nel corso dellimprovvisazione. Le canzoni andaluse non vanno considerate come musica paesana, ma come musica cittadina. Come nei migliori blues, questi canti riflettono la condizione sociale, la schiavit, la prigionia, la miserabile vita dei bassifondi e della periferia.

Similitudini si riscontrano anche nella presenza di temi e soggetti ricorrenti tra le prison songs e le carceleras, allo stesso modo che nel blues i temi andalusi sono eseguiti sulla scala naturale della chitarra. I testi qui di seguito riportati, sono quelli originali sui quali Lloyd si basato per la comparazione specifica:

Esempio di carceleras:

A la carse voy / y verlo no pueo / porque no tengo naita que darle, / Mare al carselito. / Probesito es los mineros / La stima e los yo tengo / que se meten en las minas / y mueren sin confesion. / Al ver llora a mi mare / me soltaron los siviles / me soltaron un guantaso / en mitad a las narices.

Vado in prigione / ma non posso vederlo / perch non ho nulla da dare, / mamma al carceriere. / Son disgraziati i minatori / e io li compiango / si ammazzano nelle miniere / e muoiono senza confessione. / Quando videro mia madre piangere / i poliziotti mi mollarono, / mi mollarono un pugno / dritto fra le narici.

Esempi di blues:

I sure do hate that wagon, / I mean that old police patrol. / The best that I can wish it, / I hope it falls off in some hole (Patrol Wagon Blues).

Chiaro che odio quel furgone, / voglio dire quello della polizia. / Il meglio che posso augurargli, / di finire in un fosso.

Have you heard what that mean old judge has done to me? / He told the jury not to let my man go free / There I stood with my heart so full of misery / He must die on the gallows, that was the courts decree (Last Miles Blues).

Hai sentito cosa mha fatto quel vecchio ignobile giudice? / Ha detto alla giuria di non assolvere il mio uomo / E io sono qui col cuore pieno di disperazione / Egli morir sulla forca, cos ha decretato il tribunale della contea.

interessante notare come entrambe questa forme siano espressioni urbanizzate di canto e risentano duna stessa influenza africana trasmessa dagli arabi in Spagna e dai negri dAfrica in America. Allo stesso modo, per i gitani-andalusi come per i bluesman, ci che infine conta soprattutto lemozione, lespressivit propria delle parole. La musica prende spunto da questa emozione che si sprigiona libera nel Cante come nel Blues stabilendo un evidente rapporto fra jondo e soul, fra gitano-andaluso e negro-americano.

Linternazionalit di questa comparazione ha portato eminenti studiosi a divagare e ricercare un paese dattribuzione, per cos dire, unarea geografica da indicarsi su un Atlante; o forse, soltanto a voler trovare unetichetta qualsiasi, sotto la quale depositarla e magari reprimerla allinterno di una Enciclopedia. Ma, come si sa, il divagare non aiuta a segnare il punto di alcuna questione e la musica zingara, per le sue peculiarit intrinseche, va considerata dai suoi diretti fruitori, che sono in primis i musicisti che la producono e successivamente gli ascoltatori o chi ne usufruisce per diverse ragioni, che sia lintrattenimento o la danza o lintimistico canto.

Quanto detto cos vero che successivamente, in epoca romantica, gli Zingari seppero facilmente adeguarsi alle mode musicali in voga, adeguando la loro maestria strumentale alla musica colta che si faceva nei teatri di corte e nelle opere di strada, anche dette zingaresche, spingendosi perfino a recitare parti da zingaro, la cui testimonianza qui riportata da Mario Verdone (29), il quale scrive: La zingarella una danza ballata sul canto alla zingaresca recitata in brevi scenette di Carnevale, di gusto giocoso, e prese a prestito dai tentativi di predire il destino, fatti da zingare vere per la strada. La zingarella che balla e canta crea col suo stesso personaggio un genere che poi finisce per evolversi in commedia. (..) La zingaresca registrata particolarmente a Roma e il Bourchard nel suo Voyage (1637), nota che nellUrbe ad ogni angolo di strada si recita una zingaresca. (..) Er ballo delli Xingari famoso qui, come spettacolo delle carovane di passaggio.

Anton Giulio Bregaglia (30) affermava e si diceva compiaciuto di questo tipo di azione drammatica, del valersi di astrologi, di sortilegi, incantesimi e ogni sorta di magie, ma anche di giochi di destrezza e di trucchi: Venivano in scena i personaggi delle streghe, dei falsi negromanti, degli indovini. Ed era un modo in pi di approccio vero con il meraviglioso di cui si sempre valso lo spettacolo. Ed ovviamente il teatro, essendo le zingaresche componimenti recitati nelle fiere, sui carri o nei teatrini di piazza che alternavano le marionette e le ombre agli attori. Prima, dunque, erano semplici canzoni sceneggiate, e solo poi farse con pi personaggi.

Con la definizione zingaresca in forma di commedia nota ancora Bragaglia, si indica levoluzione del genere teatrale e la sua maturit drammatica, dacch, dalla zingaresca il teatro si evolse nella commedia in canzone, in particolar modo in Spagna nella zarzuela, nel vaudeville in Francia, nell operetta in Italia e, non in ultima, nel pi attuale musical dei paesi anglosassoni. Non fanno eccezione i moderni spettacoli con Zingari acrobati e addestratori di animali, fra teatro equestre e finzione in cui, al di l del tempo e della logica, si cede alle seduzioni zingaresche da parte di un pubblico avido di libert perdute.

Va inoltre aggiunto che gli Zingari, pur adeguandosi alle imposizioni della cultura dominante del territorio che li ospita, rimangono per lo pi fedeli alle loro tradizioni che adattano a seconda dei casi, alle tradizioni dei popoli che li ospitano. Diverso invece il rapporto con gli elementi della natura, ai quali gli Zingari riservano particolari attenzioni e che si ritrovano nei loro racconti e nelle fiabe cos come nella poesia e nelle canzoni, in ugual misura dei sentimenti che in essi sprigionano. Il vento, il fuoco, la pioggia, la terra, o che siano le distese praterie o i grandi ghiacciai e le fitte boscaglie, sono quasi sempre i protagonisti, fasti o nefasti, delle storie in cui rappresentato il mondo vegetale e faunistico, osservato in tutte le sue manifestazioni: dallimitazione dei comportamenti amorosi, ai dolorosi quanto necessari scontri per il dominio; dalla conoscenza dei segreti custoditi nelle erbe officinali per la cura della salute, a quelle da utilizzare in cucina e lalimentazione.

Una conoscenza questa che gli Zingari conservano allinterno del gruppo di appartenenza, entrata a far parte del bagaglio di tutta lumanit, verosimilmente tramandata di generazione in generazione fino ai nostri giorni attraverso vie che sono a noi sconosciute. Cos come pure avvenuto per i manufatti quali: la lavorazione degli utensili, la cardatura del rame, le espressioni artistiche dei monili doro, la preparazioni dei cibi e i rituali magici ai quali essi sono legati. Nonch nella costruzione di strumenti musicali e lesecuzione musicale, cui gli Zingari riservano un luogo nascosto nel cuore. Ed a questa musica, cos piena e veramente ispirata che dobbiamo fare riferimento per comprendere le ragioni che la distinguono; si detto che essi improvvisano per se stessi, la cui originalit racchiusa nel fatto di averla suonata migliaia di volte in luoghi sempre diversi e in diverse occasioni, talvolta con strumenti diversi a seconda del proprio stato danimo, sempre diverso.
Una musica che tuttavia non ci dato di conoscere e approfondire perch non scritta e che quelli che pure la hanno ascoltata dicono: Se anche avessimo modo di sentirla non avremmo orecchie per ascoltarla. Quella che in realt certamente ci capitato di ascoltare in alcune occasioni, possiamo dire che ci ha divertiti, che ci ha spinti a danzare, ma che non sapevamo facesse parte di una cultura cos antica, pi del nostro odierno bagaglio culturale. Forse, perch nessuno di noi mai stato in grado di trascriverla e depositarla in quello che il bagaglio musicale dellumanit, ma che gli Zingari, da sempre tengono a mente come conoscenza metafisica del tempo, tale da poterla richiamare al proprio presente attraverso le vie arcane e misteriose della memoria ancestrale.

Come pure scrive Angela M. Tettamanti (31): Noi non dovremmo esibirci nelle loro danze, perch non avremmo la stessa andatura: cio quella suggerita dal cavallo (mul) o dal cane che sempre si portano dietro durante i loro spostamenti di nomadi. Semplicemente perch non ne siamo capaci, o forse perch a loro detta: abbiamo smarrito il senso delle interferenze astrali, il piacere di guardare alla luna come a una compagna frivola e amorosa che ci invita. Cos come di lasciarci avvampare dal fuoco della passione, lasciarci scompigliare i capelli dal turbine del vento, lasciare che il corpo vibri col tremito delle foglie, perch abbiamo dimenticato come parlare alla terra, madre tenera e consolatoria che ci stringe fra le braccia la notte e ci preserva e ci accoglie dopo la morte. Tuttavia dobbiamo prendere atto che se la loro cultura senza scrittura, noi certo non sappiamo leggere. Come dire che ci siamo persi, abbiamo perso il senso della vita, non rientriamo pi nel grande congegno delle sfere celesti, n in quello dello spirito delluniverso che pure ci accoglie e tutti ci anima: loro, gli Zingari che da sempre attraversano il cielo, e noi gadj sedentari e immobili su questa terra ormai senza futuro.

Non rientra nellintento di questa ricerca affermare una qualche supremazia del musicista zingaro, n che tutta la musica strumentale sia di derivazione zingara. Tantomeno possiamo affermare che l dove presente un fattore virtuosistico o una qualche forma di genialit compositiva o esecutiva, queste siano riconducibili in qualche modo allestro zingaro. Ci, sebbene, essi abbiano ampliamente dimostrato uno straordinario talento musicale e un acclarato virtuosismo strumentale, assai meno nellesibizione canora o la danza che, solo in alcuni casi, si fatta conoscere a livello internazionale. Gli esempi autenticamente zingari sono numericamente pochi se riferiti alla musica sinfonica: F. Szabo (compositore), E. Szervnszky (compositore), G. Cziffra (piano), N. Zabaleta (arpa), A. Karas (zither), E. Zimbalist (violino), e pi recentemente jean-jacques Kantorov (violino), Alexander Balanescu (violino), Georghe Zamfir (pan-flute). Pi numerosi invece quelli che hanno incrementato le fila delleasy-listening, del rock e della musica popolare in genere, quali S. Lakatos e Y. Nemeth (lautari), D. Reinhardt (chitarra jazz), e i pi recenti The Musicians of the Nile (charcoal gypsies), Orquestra Andalus de Tanger e Juan pena Lebrian (gruppi a confronto), Acquaragia Drom (gruppo multietnico), Gypsy Kings (gruppo flamenco rock), Burhan Ocal (oriental ensamble), Taraf de Haiduks, Kocani orchestar e Fanfare Ciocarlia (gruppi tzigani).

invece in crescita il numero dei compositori contemporanei non necessariamente zingari di estrazione che hanno dimostrato un vero interesse verso la musica tradizionale, come Goran Bregovic (31) (Bosnia) compositore e arrangiatore, autore di numerose colonne sonore con le quali ha internazionalizzato la musica popolare del suo paese; Anouar Brahem (32) (Tunisia), capace di far convergere la musica dOriente e Occidente mediterraneo in un solo strumento, l oud; gli Agricantus (33) gruppo rappresentativo della nuova cultura multietnica e multilinguistica; Stephen Micus (34) (Germania), considerato un guru della musica mondiale, conoscitore delle tecniche di molti strumenti tradizionali orientali, alcuni dei quali pressoch sconosciuti in Europa, capace di accalappiare quel suono del tempo di cui abbiamo fin qui parlato e riversarlo in una sorta di visione universale (tuttavia non globalizzata), in cui la musica si fa narratrice di mondi inimmaginabili e tuttavia possibili futuri.

Ma gi altri si affacciano nel panorama della musica mondiale e dichiarano di aver attinto a quellinesauribile contenitore che la musica etnica di popoli e paesi, capace com di trasmettere stimolanti sorprese: se solo imparassimo a leggerla. Ne sono un esempio: Giya Kancheli (Georgia), benjamin Yusupov (Tajikistan), Fikret Amirow (Azerbabaijan), Awet Terteryan (Armenia). Non possiamo qui lasciar passare inosservati i fautori delle ultime esperienze del Jazz, da John Coltrane, Dollar Brand, Paul Motian, The Art Ensemble of Chicago, Dino Saluzzi, Gianluigi Troversi e Gianni Coscia, Kim Hashkashian, Eleni karaindrou, Tomasz Stanko; ed anche Astor Piazzolla, un certo Max Roach e il primo Gato Barbieri; certamente Alice Coltrane e il non trascurabile gruppo dei Kronos Quartet.

Tuttavia c dellaltra musica che va pure ascoltata, ed quella dellangolo della strada altrimenti detta musica metropolitana. Quella dei corridoi dellunderground, o se preferite ancora delle feste di piazza, alla quale dobbiamo porgere lorecchio se vogliamo avere accesso alla musica pi autenticamente zingara di cui fin qui si soltanto parlato, anche se non necessariamente suonata da Zingari. Che poi la stessa dei trovieri medioevali e rinascimentali che non usavano trascrivere i versi delle giaculatorie o delle ballate o, contrassegnarle con alcuna notazione musicale; ma che pure rispondeva a quella stretta conoscenza detta anche ars musicandi giunta fino a noi e incorporata negli interstizi musicali della cosiddetta musica popolare, in cui raccolto il patrimonio pi cospicuo della musica del mondo.

Non ci rimane che approfondirne lascolto. A questo preciso scopo ho inserito qui di seguito unampia discografia che si spinge oltre la fin troppo etichettata musica etnica, per presentare allascoltatore curioso e desideroso di conoscere quegli esempi di musica colta e non, antica e contemporanea, sinfonica e rockettara, che accolgono in s dichiarate esperienze folkloristiche e popolari, rappresentative delle culture pi lontane, talvolta estreme fra loro. Come del resto estrema lesperienza che siamo spinti a fare quando per demagogia politica, ci abbandoniamo a negare lesistenza di una cultura e con essa lesistenza stessa di un popolo, e affondiamo le nostre rivalse nella negazione della loro libert, ne facciamo loggetto dellintolleranza razziale, neghiamo ad esso finanche la sopravvivenza coatta.



Note:

1) Pietro Rossi, in Preciado D,. Folklore Espanol, Studium, madrid 1969.
2) Constantin Brailoiu, Folklore Musicale, Bulzoni, Roma 1978.
3) Bla Bartk, Scritti sulla musica popolare, Bollati Boringhieri, Torino 1977.
4) Constantin Brailoiu, (op.cit.)
5) Frank Harrison, The World of Music, International Music Council
Unesco, vol. XIX.
6) Alain Danilou, Trait de Musicologie Compare, Unesco Collection, e in Lerici,
Cosenza 1977.
7) C. G. Jung, .....
8) Augusto Romano, Musica e psiche, Bollati Boringhieri, Torino 1999.
9) E.T.A. Hoffmann, in Krisleriana n.4, articolo in Romano A.., (op.cit.)
10) Michel Imberty, Les critures du temps. Smantique psychologique de la musique,
Editions Bordas Dunod, paris 1981 ; traduzione italiana : Le scritture del tempo,
Ricordi Unicopli, Milano 1990.

11) Mohammed Abu Nasr al Farabi, Fantasia musicale dellAnno Mille, in Il Corriere
Unesco, anno XXIV n.6 (giugno) 1973.
12) Bruno Netll, Musicologia per capire i popoli, in Il Corriere Unesco (op.cit.)
13) Franz Lizst, Des Bohmiens et de leur musique en Hongrie, Paris s.i.d.
14) Emilio Haraszti, in B. Bartok, (op.cit.)
15) Venelin Krustev, Bulgarian Music, Sofia Press, Sofia 1978.
16) Vladimir J. Propp, Canti popolari russi, Einaudi, Torino 1976.
17) Gigliola Venturi, in V. Propp, (op.cit.)
18) Vladimir J. Propp, (op.cit.)
19) Massimo Mila, Breve storia della musica, Einaudi, Torino 1963.
2o) Massimo Mila, (op.cit.)
21) Edward Lockspeiser, Claude Debussy, FME, Genova 1990.
22) Johannes Brahms, in Storia della Musica, The New Oxford History of Music,
Garzanti-Feltrinelli, Milano 1991.
23) Zoltn Kodly, ibidem.
24) Bla Bartk, (op.cit.)
25) Franz Schubert, Winterreise, in A. Romano (op.cit.)
26) Felipe Pedrell, Cancionero Musical Popular Espanol, Boileau, Barcelona 1958.
27) Manuel De Falla, in Enciclopedia della Musica, Garzanti, Milano 1996.
28) A.L. Lloyd, Social Aspects of Andalician Folk Music, in gruppo Arca Arte Nomade,
IGIS, Milano 1980.
29) Mario Verdone, Le maschere romane, newton Compton, Roma 1995.
30) Anton Giulio Bregaglia, in M. Verdone (op.cit.)
31) Angela M. Tettamanti, (op.cit.)


Discografia:

Per un maggiore approfondimento sulla ricerca etnomusicologica si possono consultare numerosi documenti sonori apparsi in pubblicazioni discografiche tutte di notevole interesse: The History of Music in Sound edita dalla His Masters Voice; Ethnic Folkways Library Nonesuch Records; Musical Atlas EMI e Musical Sources per Philips Unesco-Collection; Melodya (Russia); House of Culture of Bucharest; Request Records (Romania); Balkanton (Bulgaria); Jugoton (Jugoslavia); EMI-Columbia (Grecia); Le Chant du Monde, Ocora e Editions Muse de lHomme (Francia); AIMP Archives Internationales de Musique Popolaire (Svizzera); Hispavox (Spagna).

Copiose in Italia le collane: Dischi Albatros, I dischi del Sole, Universo del Folklore (Arion) con documenti originali del folklore musicale europeo e del resto del mondo. Ben corredate risultano anche le collane: Musiche dal mondo Fabbri Editori; World Music La Repubblica; Hemisphere EMI; Real World di Peter Gabriel, e la pi recente Meridiani Musicali dellEditoriale Domus con libretti interessanti ed esaustivi.


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