Pubblicato il 16/03/2016 17:54:55
La vera storia dellisola
Lispirazione non veniva. Niente da fare. Eppure era a Parigi, metropoli crocevia di razze diversissime, calderone di eventi i pi disparati, situazioni le pi stravaganti. In quale luogo pi stimolante poteva desiderare di stare un artista quale lui, uno scultore? Manon si comanda allestro! Nessuna idea, nessuna statua. Camminava per gli Champs Elyses, nulla! Girovagava per Montmartre, nulla! Visitava la stazioni del Metr, nulla! Era salito perfino sulla sommit della Tour Eiffel, nulla! NIENTE DI NIENTE. Sconfortante. Era uno scultore famoso, che aveva donato ai suoi simili opere immortali, ammirate in tutto il mondo: le ballerine, il portiere durante il calcio di rigore, la capra, lorologio a cuc. Ma da qualche mesezero assoluto. Non poteva lavorare su commissione, non laveva e lavrebbe mai fatto. Non era in grado di scolpire senza la giusta convinzione, senza la spinta dellispirazione. Prese la grande decisione: partire. Forse la vista di luoghi nuovi, remoti, lavrebbe scosso, avrebbe fatto scattare la scintilla apportatrice di nuove idee. Forse lesilio in paesi esotici avrebbe caratterizzato una nuova fase della sua produzione artistica, come era accaduto a Gauguin. E scelse proprio unisola sperduta del Pacifico. Vi ci arriv otto mesi dopo, al termine di settimane e settimane di impervia navigazione su di unelegante goletta. Si accord col comandante della nave affinch questultimo ritornasse a riprenderlo dopo 12 mesi. Sperava che quel lasso di tempo potesse essere foriero di rimarchevoli opere. Scaric lequipaggiamento costituito da martelli, scalpelli, pennelli, tele ( abbozzava sempre i suoi soggetti in un quadro prima di scolpirli ) e pochi indumenti leggeri ed infine si conged dal capitano del vascello. Gli indigeni gli riservarono unaccoglienza degna di un Re. Collane di fiori al collo, danze di leggiadre fanciulle poco vestite, coktails di succo dananas e, meraviglia delle meraviglie, si vide assegnare come dimora la capanna posta nel luogo pi alto dellisola, da cui si godeva un panorama a dir poco incantevole. In poche settimane divent amico di tanti isolani e tutti questi, circa un migliaio, lo conoscevano di vista o di fama. Spesso si recava al mercato ad osservare landirivieni della folla, i gesti e le espressioni dei venditori, le lunghe contrattazioni prima degli acquisti. Sovente passeggiava sulle alture dellisola a scrutare il lontano orizzonte, le molteplici sfumature del blu delloceano, i minuscoli catamarani cullati dal vento, le albe ed i tramonti. A volte si coricava sulla sabbia finissima delle stupende spiagge a crogiolarsi al sole studiando le mutevoli forme nelle quali si trasformavano le nuvole che giocavano nellazzurro del cielo. Chiudeva gli occhi e respirava profondamente, espirando ed inspirando lentamente, cercando lispirazione. Potremmo dire che ricercava lispirazione con linspirazione. Ma linspirazione cera, lispirazione ancora no. Ancora niente da fare, anche la vacanza- lavoro non serviva a nulla. Il nostro artista era molto depresso. Gli abitanti dellisola erano invece felici ed eccitati dalla prospettiva di festeggiare lanniversario della scoperta di quel fazzoletto di terra abbandonato nel vasto mare, scoperta fatta dal loro popolo esattamente cinquecento anni prima. Un evento importantissimo, storico. Gli sguardi erano radiosi, i modi gentili, la collaborazione totale. Si respirava ovunque ( sia inspirando che espirando ) unaria di gioiosa attesa del giorno dei grandi festeggiamenti, con le parate, la gara delle piroghe, il grande banchetto notturno sotto il caldo, stellato cielo. Tutti gli abitanti dellisola avevano la felicit scolpita in volto. La mattina di sabato 3 aprile, vigilia della storica ricorrenza, accadde un evento straordinario. Tutti ( proprio tutti! ) i mille indigeni si svegliarono con lorecchio sinistro arrossato e molto gonfio. Quando si resero conto, uscendo dalle capanne con lorecchio bruciante, che la patologia era generale, si riunirono doloranti e preoccupati sulla spiaggia principale a discutere laccaduto. La situazione era disarmante. Essendo tutti con febbre alta e fastidi vari, la possibilit di effettuare la festa programmata era fuori discussione. La grande ricorrenza era sfumata. ( Come potete constatare le orecchie non causano solo la sfumatura delle acconciature, ma a volte anche quella degli anniversari ). Sulla spiaggia si accese una serratissima discussione: se i festeggiamenti erano andati in fumo, perlomeno i nostri amici indigeni volevano rendersi conto del perch. Per lartista, unico superstite del contagio ( chiamiamolo cos ), era uno spettacolo inconsueto: un migliaio di persone, tutte con un orecchio nella norma e laltro gonfio, che col morale sulla sabbia ed i nervi a fior di pelle parlottavano freneticamente. Un medico prese la parola per dire: Lo so che state pensando tutti agli orecchioni, bene: la parotite, come sapete, fortemente infettiva, causata da un virus, e colpisce soprattutto i bambini dai 5 ai 12 anni. Il virus si localizza nelle parotidi, ma pu propagarsi anche alle ghiandole sottolinguali e sottomandibolari. Il sintomo pi evidente della malattia il gonfiore sotto alle orecchie, quella infatti la posizione in cui si trovano le parotidi, che si ingrossano per linfezione provocando la sporgenza in fuori dei lobi auricolari facendo s che il malato sembri avere orecchie pi grandi del normale. La guarigione completa si ha dopo 10-12 giorni e ci si ritrova poi assolutamente immuni, cio non si contrarr mai pi la malattia, per tutta la vita. Anche se nessuno di noi lha fatta perch qui siamo isolati, manca comunque il gonfiore tipico del collo sotto le orecchie: no! Non parotite, categorico! . E cosa ? domand il capo del villaggio saggiando con una mano il calore del suo padiglione auricolare. E indubbiamente una infiammazione dellorecchio sinistro, ma non posso precisarne meglio la causa. Potrebbe essere dovuta per a punture da insetti . Ridicolo! esclam un matematico con unorecchia a sventola, anchegli abitante sullisola. Tutti noi veniamo punti da insetti una trentina di volte allanno, e quindi la probabilit che mi capiti un tale evento proprio oggi circa di uno su dieci. Questa per anche la probabilit che ci avvenga al capo del nostro popolo od a chiunque altro sullisola. Poich il fatto successo contemporaneamente a mille persone, il verificarsi di questa cosa ha una probabilit espressa da una frazione che ha uno come numeratore e al denominatore un numero grandissimo: di mille cifre. E badate che ho calcolato la puntura su qualsivoglia lembo di pelle, senza discriminare fra orecchio destro o sinistro o altre zone corporee. No, la probabilit talmente esigua da risultare ridicola! Non possono essere punture di insetti . Alla fine di questo sfoggio di cultura fatto dal medico e dal matematico, i poveri indigeni rimanevano dunque col loro grande mistero irrisolto ( ed un grande bruciore ai lobi ). Ma il bello doveva ancora avvenire. Il giorno dopo, domenica 4 aprile, chi possedeva uno specchio ci si guard, appena sveglio, per controllare levolvere della malattia. E vide non uno, ma due padiglioni enormi. Tutti, dicesi tutti, gli isolani avevano linfezione ad entrambe le orecchie, che erano talmente grosse da poter venire usate come ventagli per rinfrescarsi. Il giorno innanzi si erano ritrovati tutti sulla spiaggia con il viso lungo per il male e la delusione, ora si riunivano con il viso ancor pi allungato dallincredulit per la situazione creatasi. Mille persone tristissime con due orecchie enormi ed il volto allungato. Lartista ebbe il lampo! ( daltronde era un artista ed intu laddove altri avrebbero solo osservato distrattamente ). Un sorriso lunghissimo si dipinse in faccia allo scultore. Una miriade di isolani tristissimi ed un artista finalmente felice. Volete sapere la sua idea? Fermare lattimo in cui, tornati a casa, gli indigeni dal mesto volto si sarebbero dedicati alle proprie occupazioni, alle faccende di tutti i giorni, ai personali pensieri. Eseguire una statua di ognuno in quel preciso istante! Si mise subito allopera con pennello e tele per fotografare le espressioni di quella gente un tempo cos spensierata, che le avversit della vita avevano reso pi riflessive e posate. Nei mesi seguenti, aiutato dai suoi amici i quali ormai si erano perfettamente rimessi dalla strana infezione, eresse numerosi massi di pietra pesantissimi, dai quali inizi poi a togliere il di pi, il superfluo che non consentiva di capire lo stato danimo e le sembianze di chi viveva quellattimo peculiare. Non riusc a scolpire tutti i mille abitanti prima dellarrivo dellimbarcazione che doveva tassativamente riportarlo in patria, ma tuttavia, al termine delle sue fatiche, 629 giganti di pietra erano disseminati in ogni localit dellisola. 629 enormi statue giacevano dove ognuno era stato ritratto dallo scultore, 629 monumenti a testimonianza di unopera unica, un capolavoro dellarte, lottava meraviglia del mondo, 629 pietre simili a menhir che si protraevano verso il cielo a ricordo di una infezione senza spiegazione, di una infiammazione destinata a restare misteriosa per sempre. Centinaia di rocce dislocate su quellisola a 27 gradi di latitudine sud e 109 di longitudine ovest nel Pacifico sud-orientale, a ribadire leccezionalit di ci che era successo quella domenica 4 aprile, festivit di Pasqua. Avrete sentito altri racconti su questisola. Vi sar stato forse detto che il primo europeo ad approdarvi fu lolandese Roggeveen il giorno di Pasqua del 1722 e che ci ne determin il nome. Vi avranno raccontato che gli olandesi trovarono in quella terra due popoli: luno formato da individui di statura alta e pelle chiara che si allungavano i lobi delle orecchie forandoli ed introducendovi dei grossi pesi ( orecchie lunghe ), laltro di aspetto meno nobile e pelle scura, schiavo del primo ( orecchie corte ). ( Come se queste incredibili vicende potessero spiegarsi con una banale storia di orecchini ). Vi sar stato narrato di come le orecchie corte furono costrette al pesante lavoro di scavo nella roccia del Rano Raraku, il grande vulcano spento, ed obbligate al trasporto delle opere ultimate trascinandole grazie a resistentissime funi. Di come riuscirono poi ingegnosamente ad innalzarle in posizione verticale. Vi avranno parlato di quando infine le orecchie corte si ribellarono ai dominatori e, in una guerra combattuta con estrema ferocia, sterminarono le orecchie lunghe ad eccezione di un unico individuo. Bene, se qualcuno accenner ancora a queste altre interpretazioni della misteriosa storia beh. non prestategli ORECCHIE. LA VERA STORIA DELLISOLA DI PASQUA E QUELLA CHE VI HO NARRATO IO.
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