Pubblicato il 04/01/2024 17:17:38
LALTRO COME SCELTA - La costruzione sociologica nel riconoscimento di genere Sociologia by Giorgio Mancinelli
Prima parte: Le pari opportunit per una pi concreta interrelazione sociale. Alla luce dei mutamenti sopravvenuti nella societ attuale e delle nuove realt ideologiche, la costruzione sociologica del riconoscimento di genere (*), impostata su basi antropologiche quali, la tradizione, la cultura, la religiosit, la sacralit degli affetti, le usanze e i riti di riferimento (*), da qualche anno a questa parte, si rivelata inaspettatamente anacronistica, mostrando le sue crepe profonde. Segni questi di una millenaria erosione che non lhanno risparmiata da risentimenti diffusi e critiche per certi aspetti discordanti quanto inevitabili. cos che l essere umano, in qualit di soggetto di genere, divenuto, quasi improvvisamente, un fenomeno sociale e antropologico planetario, cui un certo liberalismo (*), aprioristico e metodologico, attribuisce forme di societ e di economia, migliori di sempre; neppure fossero di per s archetipi (*) di una fantomatica modernit. Nel tempo, questi comportamenti, individuati come differenze di genere (*), e successivamente a una distinzione delle problematiche legate al sesso, sono state gradualmente introdotte nella societ, secondo le ripartizioni attuate nella psicologia individuale e in quella collettiva di gruppo. Per la donna erano la sessualit legittimata, la genitalit e, differentemente, per il maschio, il potere sessista e la riproduttivit genitoriale; successivamente trasformate in, voglia di supremazia nei rapporti relazionali, crescita di autogestione nelluno e nellaltro sesso, non pi riconducibili al solo fattore biologico. Tant che lesperienza esistenziale e sociale dellessere uomo e quella dellessere donna, nella loro identificazione individuale e complessit, sono tuttaltro che scontate. Onde per cui, riconoscere linfluenza dei fattori sociali nelle differenze di genere, il primo passo per il superamento delle diversit e la definitiva attuazione delle pari opportunit (*) nellambito della riorganizzazione sociale, nella scuola e nel lavoro. Non solo, quindi, andando verso una comprensione significativa delle varianti problematiche insite nel termine gender o genere che dir si voglia, ma anche di quelle che prendendo spunto dalla diversit dei sessi, delimitano il riconoscimento della personalit individuale allinterno dei ruoli (*) contraddistinti gli uni dagli altri, in famigliari, educazionali, configurativi delle diverse tipologie sociali che, nel rispetto delle parti, mettono a nudo le precariet e i fattori di rischio, di pari passo con lindividuazione di possibili strategie di cambiamento che la societ odierna tende a evidenziare come problematiche, per scopi non sempre o del tutto chiari, da sembrare incomprensibili se osservati nellottica della risoluzione delle differenze di genere a scopo individualistico, ancor pi evasivo se visti dalla parte del pragmatismo politico comunitario europeo e non solo. Se vogliamo, a partire da tale riconoscimento, che la ricerca dinamica delle pari opportunit trova giustificazione, nellindividuare quei fattori relativi, intrinsechi della sfera della personalit (*) e della identit (*), contrapposti al rifiuto e alla revoca dellapprovazione tout-court, che hanno portato al misconoscimento della figura donna, alla quale, invece, ineriscono esperienze di rifiuto di legittimazione e dei diritti negati. Il riconoscimento dunque scrive Mario Manfredi (*) va preso come obiettivo di un processo di piena responsabilit radicale verso i soggetti di genere (umani e non), specialmente quando si confrontano posizioni di potere da una parte, e di vulnerabilit dallaltra. Anche perch la responsabilit che ne deriva, si fa carico anche di realt remote nello spazio (uomini e territori lontani) e, nel tempo (lumanit futura). Certamente la modernizzazione dei costumi e delle idee non approdata ad un risultato integrale ed esaustivo in ragione del fatto che si dovuta misurare con fattori limitanti, con istanze individuali e sociali di tipo politico, economico, imprenditoriali. Non a caso Zygmunt Bauman (*) ha molto insistito nel ricercare instancabile di quell identit, che egli dice divenuta precaria come tutto nella nostra vita, essendo venuto meno il vincolo temporale nei rapporti interpersonali a causa di dialoghi preferibilmente a distanza, pause troppo lunghe di riflessione, richieste di chiarimenti mai espletate e sconfinamenti in territori diversi. A cui hanno dato seguito: senso di smarrimento, incapacit di introspezione, inconsapevolezza dellattenzione, che hanno posto lindividuo davanti a un processo di sterilizzazione dellimmagine sedimentata di ci che stato (assenza di memoria storica), e di poter approntare una domanda del tipo: chi sono io oggi? (mancanza di identit futura), che lha portato allindividuazione di quella paura liquida individuale e collettiva che in s non comporta una risposta propositiva. E che il sociologo evidenzia nel sorgere di un problema nuovo che va ad aggiungersi ai tanti che una societ liquida si porta dietro, per quanto allapparenza sembra impossibile contestualizzare, se non andando a ...cercare un modello ultimo, migliore di tutti gli altri, perfetto, da non poter essere ulteriormente migliorato, perch niente di meglio esiste n immaginabile, in quanto egli dice ...non basta concettualizzare una identit qualsiasi, bisogna puntare sulla identit sociale, radicale e irreversibile, che coinvolga gli ordinamenti statali, la condizione lavorativa, i rapporti interstatali, le soggettivit collettive, il rapporto tra lio e laltro, la produzione culturale e la vita quotidiana di uomini e donne (*). Di l dal sembrare contraddittorio, la difficolt del sociologo di formulare una risposta propositiva, rientra nella contrapposizione delle due diverse individualit messe a confronto: quella maschile e quella femminile, storicamente in contrasto tra loro e che, pur riproponendo s medesime in molteplici e differenti soluzioni, vagano alla ricerca di un riconoscimento incondizionato, che le riconduca allinterno della realt sociale, di cui di fatto sono parti integranti. Il problema, volendo qui generalizzare, si pone allorquando allinterno della suddivisione di genere avviene la separazione dei rispettivi ruoli, e quindi delle diverse identit. Questo fa s che tutto limpianto concettuale sopra evidenziato, risente di una forte opposizione a causa di forze esterne ingovernabili che ne determinano il ribaltamento. Forze di diversa natura, quali: la caducit delluna o dellaltra soggettivit individuale, lidea dominante del benessere famigliare, la preminenza sul posto di lavoro, la produttivit che tende a emarginare chi non fattivo o, anche, lavanzamento ingiustificato delluomo in rapporto alla stessa funzione svolta dalla donna, linsorgere di drammatiche regressioni nei rapporti coniugali ecc.., riscontrabili negli accadimenti che producono forme di criticit che stravolgono lassetto del rapporto comunicativo nel momento esperienziale della ragione e nel momento riflessivo della critica (*), perch perturbanti lordine del quotidiano e devianti dalle regole di normalit vigenti. Lannichilimento delle diversit in un mondo uniforme e massificato, la produzione di comportamenti sociali sempre pi auto-referenziali, la deculturazione e lacculturazione di massa secondo schemi economistici, laccumulazione di tecnologie e di risorse nel contesto sociale sempre pi disunito e frammentario, la distruzione di tutti i modelli di valore in nome di un pragmatismo povero di senso; sono alcuni dei paradossi evidenti cui ha condotto la modernizzazione contemporanea sulla base del suo nucleo fondante: lassolutezza dellindividuo e della sua razionalit esclusivamente soggettiva scrive Giulio de Martino (*) da parer suo, quasi si fosse davanti a una possibile catastrofe annunciata e dallo stesso storico considerata quasi inevitabile. Conforme cio alla natura umana, in prospettiva di una alterata convivenza democratica e dalla mancanza di un comportamento etico austero, che non lascia comprendere e non giustifica le proprie e le altrui convinzioni. In questo nuovo modello di societ individualistica ed astrattamente egualitaria, si assiste al perseguimento di sommovimenti sociali ed economici (ipertecnologica, globalizzazione, squilibri geografici, nazionalismo, razzismo, fondamentalismo), che segnano il punto di svolta retrospettiva del paradigma iniziale e i limiti del presente. Fatto salvo, ovviamente, lo status quo secolarizzato, accettato e difeso, dal capitalismo imperante che ieri consentiva una sicurezza interiore che pi non appaga, perch andata smarrita; oggi, promette una comunicazione pi libera e aperta, la pi ampia possibile, in cui la propria autonomia e la rottura della coazione, sono le condizioni per sostenere un dialogo franco con il futuro, che di per s non garanzia di autonomia certa. Premessa questa che Antony Giddens (*) afferma, essere: condizione sine qua non per stabilire una relazione pi estesa, che aiuta a definire i limiti personali necessari per gestire con successo le relazioni con gli altri, (diversi dallambito genitoriale, parentale e amicale), alla base della promessa di globalizzazione (*) e, in senso lato, estesa oltre larea che gli propria, alla sfera dei rapporti interazionali cui le pari opportunit sono di riferimento, principio-cardine del comportamento razionale e motore di ogni relazione sociale, del vero benessere e dello sviluppo della societ. Sarebbe davvero auspicabile che il dialogo tra le parti sia inteso come fattivo di possibili sviluppi interazionali che infine mettano insieme condizioni e prerogative utili per il futuro degli individui, lontane da distinzioni di genere; sia nellorganizzazione della quotidianit familiare e comunitaria, sia in quella socialitaria, al fine di conseguire quel riconoscimento incondizionato, necessario alla legittimazione paritaria. Ma cosa hanno in comune le diverse esperienze acquisite, ereditate dal passato antropologico della specie con le distinzioni di genere che si vogliono qui rappresentare? Si potrebbe dire niente e il contrario di niente, eppure nulla mi sembrato pi valido quanto rispolverare il concetto di performativit teorizzato da Victor Turner (*), relativo a struttura/anti-struttura, allo scopo di argomentare i processi sociali inerenti alla realt lavorativa che qui si prospetta. Una chiave di investigazione che, se vogliamo, anche a distanza di tempo, mi consente di riconsiderare, seppure su base teorica, la trasformazione del presente a cui volenti o nolenti assistiamo, in quanto costruzione di senso attraverso lagire. Ci a fronte di nuove aggregazioni dellesperienza fenomenologica, per una ridefinizione critica del reale. Tuttavia, se si vuole dare una risposta soddisfacente a una non-domanda, tanto meglio comprendere come, talvolta, pur nellincongruenza, sia possibile delineare una qualche esperienza sociale da riconsiderare. Potrebbe qui essere sufficiente osservare quelle che sono le carenze implicite in una qualsiasi struttura lavorativa, riguardanti, nello specifico, lorganizzazione del lavoro e il comparto economico-amministrativo, e ci si accorger quanto di pi contraddittorio sussiste nella pratica tra il dire e il fare dellesperienza individuale riferita alle pari opportunit. Soprattutto in relazione alle strutture non sempre adeguate alla tipologia del ruolo svolto, rispetto alla qualit e alla quantit produttiva, sempre maggiore, che viene richiesta. E non solo in ambito lavorativo a fronte degli orari (turnazioni, straordinari, riposi settimanali, ferie ecc.); bens in tutto quanto attiene alla sicurezza, ai rischi per la salute e, non in ultimo, a quelle che sono le normative nazionali ed europee che spesso vengono disattese. Sono comunque del parere che un approccio qualitativo o, per meglio dire, pi qualificato, faciliti lefficacia della legittimazione paritaria allinterno delle singole realt, siano esse produttive pubbliche che nelle aziende private, sia nelle istituzioni riguardanti la famiglia, la scuola, ecc.. Non c dubbio che una maggiore consapevolezza basata sulla conoscenza, sia che riguardi la giustizia sociale che il rispetto dei diritti umani, non pu che promuovere una maggiore empatia (*) e un migliore approccio con gli altri, a fronte di una sicura crescita che guardi al futuro. Tematiche queste che Umberto Galimberti (*) ritiene di primaria importanza, sulle quali confrontarsi quotidianamente, nella consapevolezza di una ritrovata azione collettiva basata sull identit e il mutamento culturale, capaci di agevolare le interazioni sociali (*) nella vita e sul lavoro. Argomenti sempre attuali che molto hanno appassionato Alberto Melucci (*), definito il sociologo dellascolto, aperto ai temi della pace, delle mobilitazioni giovanili, dei movimenti delle donne, delle questioni ecologiche, delle forme di solidariet e del lavoro psicoterapeutico, il quale, in anticipo sui tempi, ha esplorato il mutamento culturale dell identit, in funzione della domanda di cambiamento che viene proprio dalla sfera socio-lavorativa, affrontando i temi dellesperienza individuale e dellazione collettiva, studiando la loro ricaduta sulla vita quotidiana e sulle relazioni di gruppo che hanno confermato la validit dellinterazione scientifica tra le diverse discipline, e apportato innovativi contributi alla ricerca sociologica. Cos egli scrive: Io sono convinto che il mondo contemporaneo abbia bisogno di una sociologia dellascolto. Non una conoscenza fredda, che si ferma al livello delle facolt razionali, ma una conoscenza che considera gli altri dei soggetti. Non una conoscenza che crea una distanza, una separazione fra osservatore e osservato, bens una conoscenza capace di ascoltare, che riesce a riconoscere i bisogni, le domande e gli interrogativi di chi osserva, ma anche capace, allo stesso tempo, di mettersi davvero in contatto, con gli altri. Gli altri che non sono solo degli oggetti, ma sono dei soggetti, delle persone come noi, che hanno spesso i nostri stessi interrogativi, si pongono le stesse domande e hanno le stesse debolezze, e le stesse paure (*). Si pu ben comprendere quindi, quanto il riconoscimento di legittimit giuridica (*), influisca nelle relazioni interpersonali, al punto che lessere donna, trasferito sul piano sociale, sia poi sfociato nella estenuante difesa di un io persona alla ricerca di quella giustizia sociale che, al contrario, dovrebbe essere determinato da una corretta gestione allinterno di qualsiasi rapporto. Ci che va riferito ovviamente anche a l essere uomo, dove persona (*), nella concezione moderna, potenzialmente persona giuridica e, dunque, soggetto di diritto. Cio: ...titolare di diritti e obblighi, investito alluopo della necessaria capacit giuridica, e del quale regolata la possibilit di circolazione tra ordinamenti diversi; onde per cui va considerato: essere dotato di coscienza di s e in possesso di una propria identit, riconosciuta alla persona umana. Lo afferma Jo Brunas-Wagstaff, studioso della personalit individuale che, inoltre scrive: Tuttavia, anche se sembra plausibile che le persone effettivamente organizzino e controllino il (proprio) comportamento in un certo modo, secondo alcuni psicologi (Carver, Scheier), il modello troppo semplice, vista la complessit e la necessaria flessibilit del comportamento umano; la cui comprensione, in margine a situazioni antropologico-culturali predefinite, non pu prescindere dai contributi della psicologia cognitiva e dellapprendimento sociale, atti a misurare le differenze individuali di genere. Dobbiamo, infatti, a questi moderni metodi psicologici, se oggi possiamo tracciare i rapporti e le dissonanze esistenti fra tratti di personalit e stili cognitivi, caratteri personali e influenze sociali, nel tentativo di prevedere e risolvere allorigine i diverbi conflittuali allinterno della societ e nellorganizzazione socio-culturale a tutti i livelli. Cos come anche dovremmo ispezionare quelle zone sperimentali di riscrittura dei codici culturali, dette liminali (*) e interstiziali (*), potenzialmente feconde, in cui operano gli strumenti mediatici (analogici e digitali) a disposizione, oggi al centro della riflessione sociologica. Se vero che le aggregazioni sociali ed economiche sorgono per resistere alla competizione ed alla concorrenza, a maggior ragione esse danno vita a nuove specificit forse pi complesse, ma anche pi salde, che ripropongono a un pi alto livello la massima libert individuale. Come infatti ha evidenziato in Sociologia degli interstizi G. Gasparini (*): ...la possibilit di coercizione che mette in gioco tra laltro i rapporti tra i cittadini e lo stato, in quanto espressione di scelte operate nellambito di valutazioni morali (virtuose e non solo), le cui ricadute influiscono in modo catartico sulla cosiddetta sfera del sociale. Non necessariamente o in modo assoluto come marca del sistema utilitaristico di scambio o di mercato, tipici della logica economica, bens come fenomeno di prossimit (*), per meglio comprendere fin dove lindividuo sceglie in autonomia il proprio ruolo nella societ e nel mondo. In tal senso, non limitarsi semplicemente a riconoscere la vulnerabilit dellidentit sociale nel compiere scelte determinate, rappresenta a mio avviso la condizione essenziale per comprendere le modalit e le ragioni che le rendono necessarie. Nella storia sociale (e politica) si sono proposte anche importanti istanze progressive di giustizia ed equit improntate alla reciprocit equilibrata (*), vale a dire, ad esempio, dare qualcosa ad un altro in cambio del giusto e dellequivalente. Non v dubbio, un comportamento che in origine doveva essere stato creativo della socialit, e che andrebbe riaffermato, o almeno in parte, come base nelle forme di interazione e scambio interpersonale. Si tratta qui dello svilupparsi di progetti (di vita) di tipo altruistico, volti a realizzare il bene (inteso come gratificazione) e al raggiungimento della felicit (come soddisfazione e ricompensa), che si avvalgono dell interazione sociale per concorrere, insieme con gli altri, alla propria realizzazione dinamica, relativa a progettualit pedagogiche, psicologiche, assistenziali, e improntate ai principi dell insieme meglio. Sono queste virt scrive A. MacIntyre (*) che garantiscono un agire razionale indipendente, ma che hanno bisogno di essere accompagnate da opere (fatti) che rispondano a tali interrogativi (..) e che n la figura dello stato nazionale moderno, n il tipo di associazione sociale e politica di cui ci sarebbe bisogno, possono rappresentare. Tuttavia, se non in sporadici casi, le nuove spinte sociali di cui l associazionismo (*) fautore, non ha fatto delle pari opportunit quella panacea che ci si aspettava per risolvere le problematiche discriminatorie nei confronti delluno e/o dellaltra nellattuale societ, n lo hanno potuto i movimenti femministi che non rientrano in questa mia tesi. Bench, appurato, che qualcosa sopravvenuto a stravolgere il nucleo pi duro da sempre presente nell inconscio collettivo di tipo maschilista. La sempre pi ampia e infinita discussione, sui limiti della politica nel voler dare una svolta al problema conflittuale delle disparit donna-uomo/uomo-donna, rientra in quello che in psicologia, definito metodo del consenso (*). Basato sulla cooperazione e non sulla coercizione, sebbene ci richieda qualche sforzo in pi per essere unitamente compreso e praticato. Se non c lonesta volont di venirsi incontro (legittimazione paritaria), il metodo non funziona, in special modo quando ci si trova di fronte a gruppi eterogenei che intendono mantenere esclusive posizioni di ruolo (potere), che non possono o non vogliono cooperare. Lapplicazione del metodo del consenso, dunque, inteso come processo democratico che conferisce agli individui il poter prendere decisioni e, al tempo stesso, richiede a ciascuno di assumersi la responsabilit di tali decisioni. Ci che non rinuncia al potere, bens potere-insieme, che non chiede di trasferire responsabilit sugli altri, ma domanda agli altri di rispondere personalmente e completamente delle proprie azioni, al di l delle differenze di genere o di coperture coartate. Se non si comprende e si accetta questo, le politiche per le pari opportunit hanno davvero ben poca possibilit di successo. Nella pur strenua possibilit di affermazione, il metodo del consenso, porta alla prevenzione dei conflitti nelle relazioni interpersonali, l dove questi maggiormente si verificano o, come in alcuni casi, compromettono lo svolgimento del lavoro. Nello specifico quando, e soprattutto, si fa riferimento a procedure etico-deontologiche, che regolano i rapporti introitati. Presupposto necessario per la risoluzione delle contrapposizioni e dei conflitti psicologici che rientrano in una dimensione di legalit e di giustizia sociale. Ovviamente i metodi di risoluzione dei conflitti - ad esempio sul posto di lavoro, dovrebbero andare ben oltre gli intenti di pacificazione convenzionali, spesso animati da logiche economiche preferenziali, che per lo pi gratificano luomo e penalizzano la donna. Stando a recenti esperienze maturate, tendenti ad affidare la gestione dei conflitti a figure esterne (conflict management, sindacati, assistenti sociali, giudici di pace ecc.), siamo di fronte a un fatto nuovo, in cui lapplicazione delle pari opportunit, (ancora pur sempre in via del tutto teorica), dimostra una certa volont di gestione delle dinamiche atte a regolamentare i parametri di partecipazione della donna nel mondo del lavoro. Prevedendo la sua compresenza nei quadri dirigenziali delle imprese (statali e private), da affiancare e/o integrare la presenza delluomo, tutto lascia ben sperare in una futura riorganizzazione in ambito lavorativo che includa la donna, a fronte di una legittimazione paritaria (*) significativa, allinterno delle pianificazioni occupazionali del lavoro. Ci che davvero credo possa contribuire all autoregolamentazione (*) dei comportamenti e allattivazione di processi di autocontrollo (*) come, ad esempio l autostima (*) e di una certa realizzazione di s a favore di una maggiore autoaffermazione (*). Processi certamente idonei ad offrire agli individui uomo/donna una maggiore sicurezza interiore, e quelle sinergie necessarie, come lassistenza psicologica in tutte le possibili emergenze: (malori improvvisi, demotivazioni da ansia sociale, difficolt di relazione con gli altri, senso di insicurezza, che condizionano negativamente la qualit del rapporto della vita, rendendo difficile e doloroso proporsi nel mondo del lavoro), utilissime anche, in occasione di disastri dovuti a rappresaglie e calamit naturali ecc., dove pi si sente la necessit di interventi capaci e risolutivi.
Bibliografia di consultazione:
(*)S. Piccone Stella C. Saraceno, Genere: la costruzione sociale del femminile e del maschile; voce in riconoscimento di genere (gender) in ed in Vivien Burr Psicologia delle differenze di genere Il Mulino 1996. (*) Van Gennep, Mircea Eliade, J. G. Frazer, in riti di riferimento o di passaggio (*) Mario Manfredi, Teoria del riconoscimento, (*) Zygmunt Bauman, Intervista sullidentit (*) Antony Giddens, La trasformazione dellintimit (*)Victor Turner, Concetto di performance e di performativit (*) G. Gasparini, Sociologia degli interstizi, (*) M. DAvenia in MacIntyre, Animali razionali dipendenti (*) Maria Menditto Autostima al femminile (*) www.utopie.it/nonviolenza/metodo_del_consenso.htm ) (*) M. Menditto Realizzazione di s e sicurezza
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