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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Il male di vivere: Montale, Proust e Leopardi

Argomento: Letteratura

di Valentina Corbani
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Pubblicato il 10/07/2011 12:00:00

Spesso il male di vivere ha incontrato il mio povero cuore nel tempo.

Montale, Leopardi e Proust, che cosa li accomuna se non il male di vivere, la tristezza e il loro povero cuore malandato attraverso il tempo?

Largomento della mia poesia, ha detto Montale in unintervista, la condizione umana in s considerata. Ci non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volont, di non scambiare lessenziale col transitorio [1].

Ecco il punto comune della prosa di Proust e della poesia di Leopardi e Montale; ecco che cosa unisce questi scrittori lontani (nel tempo e nello spazio, per dirla con Proust) e abbastanza diversi: non solo il povero cuore, il male di vivere, ma quella volont di cui parla Montale di non scambiare lessenziale col transitorio, non confondere, allora, ci che conta da ci che non conta, da ci che non importante.

E ci che non importante, nemmeno noi, i lettori, dobbiamo tenerlo in considerazione: non dobbiamo perderci, perdere il tempo dietro a ci che non conta.

Non importante allora che come scrittori siano molto diversi, che due siano italiani e uno no; che uno sia dellottocento e gli altri due no. Non importa che non si siano conosciuti, che non parlassero la stessa lingua; che probabilmente non si sarebbero capiti; quello che importa che tutti e tre questi scrittori, seppur diversi, avessero bene in mente che cosa conta, che cosa importante, e che di quello abbiano scritto.

E importante perch, come Proust ci insegna, la durata eterna non maggiormente promessa alla opere che agli uomini [2]; tutto passa, quindi, il tempo si perde (e non facile ritrovarlo), perci non ci si pu permettere di scambiare, altra assonanza Proust - Montale, lessenziale col transitorio, il tempo perduto e quello ritrovato.

Ma che cos lessenziale? Il sogno. E il sogno lessenziale; sia in Proust che in Montale che in Leopardi. Il sogno lessenziale.

Chi potrebbe, infatti, affermare tranquillamente di non esser che un tentativo nel vuoto, se non il sognatore di un tale sogno, tale sognatore particolare di un sogno specifico, che egli il solo a poter raccontare in questi termini e quel sogno anche universale, il sogno di tutti e di chiunque? [3]

Ci si conosce, allora, anche se si lontani, anche se i corpi non si sono mai toccati e gli occhi mai incontrati, ci si conosce perch si sogna un sogno specifico che anche universale; il sogno di tutti che si sogna.

Ma che cos il sogno? Qual , o meglio, che caratteristiche ha questo sogno specifico, individuale ma di tutti, universale?

Il sogno, se seguiamo la caratterizzazione di Federico Bertoni, articolabile in quattro punti:

1) Il sogno oblio del mondo: sottrae i suoi eventi alle riprove categoriche della realt. Nel non essere del sogno ci consentito dimenticare i vincoli onde la realt grava ogni singolo fatto;

2) Il sogno abolisce il tempo: La distruzione di questi vincoli fa che linesorabile imperio del tempo venga nel sogno eluso e come dimenticato a sua volta;

3) Il sogno sopprime la logica, come nellimmaginario infantile: quando il meccanismo segreto della conseguenza era non soltanto ignoto, ma volutamente ignorato;

4) Il sogno disgrega il soggetto: In questo dileguare verso i fuochi misteriosi del sogno smarrito il senso di un io centrale coordinatore a cui sia riferibile ogni parte della realt nota [4] .

Il problema del sogno lirrealizzabilit e, soprattutto, la solitudine: si sogna ma si soli.

Si vive come si sogna: perfettamente soli [5] scrive Conrad nel suo Heart of darkness, ed cos.

Quel sogno di cui si parlava prima s universale e di tutti, ma il sognatore, luomo, nel sognare perfettamente solo.

E solo rimane perch, lo si diceva, il sogno non si realizza, non pu concretizzarsi, mai.

Il sogno oblio del mondo la prima caratteristica rilevata da Bertoni, e questoblio linizio, il fattore primo, la spinta e lo start alla solitudine.

Il mondo viene temporaneamente cancellato, dimenticato per un attimo quando si sogna. Ci si isola, allora, dal mondo, da quella che tutti considerano la realt quando si sogna: si soli con il proprio sogno.

Si sogna con la sola compagnia del proprio sogno; allora la solitudine, forse, pi che la conseguenza dellestraniamento dalla realt, una caratteristica del sogno (e del sognatore).

Si sogna soli perch ci che si sogna non nel mondo e noi, quando sogniamo, non stiamo nel mondo, o meglio, siamo nel mondo ma non del mondo [6] perch, in quel momento, siamo tutti del e per il nostro sogno; per questo una caratteristica fondamentale (la prima daltronde rilevata) loblio del mondo.

Il sogno, poi, abolisce il tempo, lo spezza, ne ristabilisce i ritmi. Il sogno, si legge, elude linesorabile imperio del tempo,  svincola dal tempo, non fa parte di esso; frena allora la lenta discesa verso il tempo perduto e permette, forse, che il tempo venga ritrovato.

Un home qui dort, scrive Proust, tient en cercle autour de lui le fil des heures, lordre des annes et des mondes [7]; e colui che sogna, nel suo sognare, non solo controlla le ore, gli anni e i mondi ma ne crea di nuovi: fa nascere, chi sogna, tutti i mondi che sono possibili nel suo sogno perch quello reale non gli serve, non gli importa. Il sogno estraneo al mondo e al tempo e, questo, non lo pu controllare, regolare, decidere, stabilire. Al sogno, come allamore, non si comanda n lo si pu costringere nel nostro tempo, nel nostro mondo e in questa misera cosa che la realt.

La ralit, scrive ancora Proust, est le plus habile des ennemis. Elle prononce ses attaques sur les points de notre cur o nous ne les attendions pas, et o nous navions pas prpar de dfence [8]. Il sogno, invece, come la lettura, come la scrittura dimentica per un attimo questa realt nemica, lascia da parte questo mondo che spietato lancia i suoi attacchi sul nostro povero cuore.

Anche Leopardi, da parte sua, deve aver conosciuto questa realt spietata che, senzaltro, ha lanciato i suoi attacchi anche sul suo di cuore. Non raro, infatti, sentir parlare nelle poesie di Leopardi del suo povero cuore che , in definitiva, il suo male di vivere, il suo tempo perduto.

E anche tu sei presente, amore mio, tu sempre, immancabilmente, sotto le parole, sopra le sillabe, a esaltare il ritmo della vita [9]. Questo Nabokov, ma potrebbero essere parole di Leopardi.

Amore mio, tu sei presente scrive Nabokov, e quell amore mio presente, sta nel sogno, nel povero cuore di Leopardi e nel tempo ritrovato di Proust. Quell amore mio che Nabokov scrive anni dopo Proust e Leopardi quello davanti alla cui maest si sta come davanti alle rose del Bengala, come davanti a un povero cuore malandato.

Ma che cos lessenziale? Che cos il sogno?, ci si era chiesti prima. Che cosa si sogna?, ci si poteva invece chiedere; ed ecco, la risposta arrivata da s, senza necessit di porre la domanda. Questo si sogna: l amore mio di Nabokov, la bella imago [10] di Leopardi; e come si sogna? Soli, abbiamo detto, ma per necessit. Quando si sogna soli come Marlow si soli perch soltanto cos si sta nel nostro sogno, davanti alle rose del Bengala, a un amore o a un povero cuore.

Prima parlando del sogno si parlato di attimie momenti, perch? Perch un sogno non pu durare di pi?

C un aspetto tremendamente pericoloso nel sogno: la sua dimensione dirrealt. Una delle sue caratteristiche rilevate da Bertoni , infatti, il fatto che il sogno disgrega il soggetto, lo spartisce, e questo non pu durare pi dun attimo.

Attimo il tempo giusto per far durare un sogno: infatti lattimo, come il sogno, non definito; quanto dura un attimo nessuno pu dirlo e quindi non risponde, lattimo, al nostro tempo, non segue questa realt e, proprio come il sogno, anche nellattimo c un oblio, un dimenticarsi del mondo.

Tuttavia, non ci si pu dimenticare del mondo per pi dun attimo; pericoloso il contrario. La letteratura, come il sogno, ha senzaltro un forte potere terapeutico (vedi saggio n. 6) ma, al tempo, pericoloso.

Permanere pi dun attimo nel sogno, in quellaltro mondo non meno o pi reale di questo, soltanto diverso [11], pu per voler dire estraniarsi a tal punto dalla realt da non riconoscersi pi alla fine del viaggio. Il ritorno del viaggiatore [12] essenziale tanto quanto la sua partenza.  

Insomma, alla fine di un viaggio, di un sogno, di una lettura o della scrittura del romanzo bisogna tornare. Ritornare, quindi, a questa realt nemica, non per ricevere indifesi i suoi attacchi al nostro povero cuore, ma certi che ora, alla fine del viaggio, il viaggiatore, il sognatore tornato forte del suo sogno e sa, magari, in qualche modo, tenere a debita distanza, non lasciarsi del tutto invischiare, infangare dalla realt.

Sa il sognatore di ritorno che c unaltra realt, altri mondi possibili tanto quanto i suoi sogni; ora sa che esiste un posto dove vivere non fa paura, dove non si sente affatto quel male di vivere di cui si parlava. Conosce, forse, ora il sognatore che ritorna qualcosa che prima non aveva assaporato (non poteva) in questa misera realt: il gusto di vivere.

Questo settimo e penultimo breve saggio, allora, termina con un mio augurio per voi che state leggendo e, quindi, in qualche modo, siete partiti: io, che tante volte sono partita ma non lho ancora trovato, vi auguro di essere pi fortunati, e alla fine di qualunque viaggio, al capolinea di qualsiasi sogno, l dove state fissi davanti a qualunque amore il vostro povero cuore provi; io vi auguro di trovare il gusto di vivere e, una volta trovato, sappiate che il viaggio non sar stato vano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1] Eugenio Montale in Storia letteraria dItalia, Il Novecento, Tomo II (a cura di) G. Luti, Piccin Nuova Libraria, Padova, 1993, p. 859

[2] Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, Mondadori, Milano 1998, p. 889

[3] Giuseppe Galli (a cura di), Interpretazione e autobiografia, Marietti, Genova 1989, p. 124 

[4] Cfr. Federico Bertoni, Sogno, articolo per The Edinburgh journal of Gadda studies (www.gadda.ed.ac.uk)

[5] Joseph Conrad, Heart of darkness, 1902; trad. it. Cuore di tenebra, Einaudi, Torino 2005, p. 79

[6] Cfr. La Bibbia, Vangelo secondo Matteo

[7] Marcel Proust, la recherche du temps perdu, cit., p. 2

[8] Ivi, p. 890

[9] Vladimir Vladimirovič Nabokov, Pale fire, 1962; trad. it. Fuoco pallido, Adelphi, Milano 2002, p. 59

[10] Cfr. Giacomo Leopardi, Il primo amore in Canti, (a cura di) Federico Bandini, Garzanti, Torino 2007, p. 84

[11] John Fowles, La donna del tenente francese, cit., p. 59

[12] Federico Bertoni, Il testo a quattro mani. Per una teoria della lettura, cit., p. 214



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