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Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

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Leggere VS Scrivere - per chi ne ha voglia.

Argomento: Libri

di Giorgio Mancinelli
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Pubblicato il 17/09/2025 18:09:07

LEGGERE & SCRIVERE
Idee e suggerimenti di lettura per questo autunno.

Partendo dal presupposto che le domande sono sempre pertinenti, ci che spesso non sono le risposte che se ne ricevono, non soltanto unopinione, bens una realt acclarata che possiamo parafrasare diversamente applicando ad essa il principio di relativit: per cui le domande sono pertinenti fintanto che non trovano risposte o, almeno, quando non pretendono delle risposte attinenti.
Uno squilibrio del pensare questo da parte di chi vorrebbe una risposta ad ogni domanda o, perlomeno, un riscontro concernente e/o una controproposta altrimenti affermativa. Ci che non ho trovato commentato in alcun testo, fra i tanti che ho sfogliato, e dai quali mi aspettavo una qualche utilit corrispondente. Ma gi, i libri sono quello che sono, e non sempre danno le risposte che vorremmo trovare in essi, neppure in quelli altamente condivisi a beneficio della filosofia o di altre scienze e che, altres, dovrebbero contenere le risposte a tutti gli interrogativi, cos come ai dubbi che sempre pi spesso ottenebrano il pensiero umano.
Orbene i libri
Cosa sono i libri che, sui nostri scaffali, su quelli delle biblioteche del mondo intero, racchiudono le conoscenze e le fantasticherie che lumanit accumula da quando in grado di scrivere, [] soprattutto oggi che Il libro si appresta a fare la sua rivoluzione tecnologica? Se lo sono chiesto due filologi di spessore in Non sperate di liberarvi dei libri (*) un libro di Jean-Claude Carrire e Umberto Eco, nella cui lungimirante prefazione curata da Jean-Philippe De Tonnac, vengono svelati i vertici massimi della sottrazione cui si tende a declassare i libri cos detti:
Analogamente, se anche il libro elettronico finisse per imporsi a spese del libro del libro stampato, non c ragione per cui riesca a farlo uscire dalle nostre case e dalle nostre abitudini. Le-book, insomma, non uccider il libro. Pi o meno come Gutenberg e la sua geniale invenzione non hanno eliminato da un giorno allaltro luso del codex n questo il commercio dei rotoli di papiro o dei volumnia.
La posta in gioco aggiunge De Tonnac nel dialogo fra i due autori non pontificare sulla natura delle trasformazioni e delle perturbazioni che possono derivare dalladozione su larga scala (o meno) del libro elettronico. La loro esperienza di bibliofili, collezionisti di libri antichi e rari, cercatori e cacciatori di incunaboli, li porta piuttosto a considerare il libro come la ruota, una sorta di perfezione insuperabile della nostra immaginazione.
Ecco, direi di soffermarci a questa prima enunciazione, cio allimmaginazione. fatto acquisito che un libro prima di essere considerato per quel che , va scritto, anzi, va pensato o quantomeno immaginato. Quindi lautore deve aver accolto in s lidea di trasformare il frutto della sua intuizione, meditati e condensati i contenuti conseguentemente alla sua primitiva necessit di esprimersi e, successivamente averli sottoposti alla sua segreta indole creativa, che li avalla col dare forma alle parole, alle frasi e alle glosse da imbrigliarle nella scrittura, in modo che lemissione inconsistente del semplice suono non permettesse loro di involarsi nellaria, come ad esempio accadeva un tempo, alle note musicali.
Ci che vale, per quanto il suono e/o lemissione vocale si sia riusciti ad afferrarlo, immagazzinandolo in supporti fonico-discografici, per la letteratura, il cui insieme, dalle informazioni quotidiane alle nostre memorie personali, sono ormai alla portata di tutti, stampate su supporti cartacei che continuiamo a scrivere e che prendono nome di libri. Bench ci si continua a interrogare sulla possibilit di catturare fin dal suo nascere quel che consideriamo lidea creativa, anche che al momento, al pari di una stagione concertistica che si offre alla mente, questa possibilit sembra pi una porta spalancata sullottusa deriva della fantascienza.
Ma, forse, oltre alla carta stampata o allinchiostro contenuto in una penna dovremmo solo saper aspettare altri dispositivi tecnologici pi efficienti, che pure sappiamo essere vicini, appartenenti di fatto allIntelligenza Artificiale.
Davvero arriveremo a pensare senza le parole?
quanto si chiede il filosofo Maurizio Ferrari in Linguaggio (*), ma intanto che la scienza attende alla scelta di altri strumenti, noi tutti, autori, scrittori, lettori, continuiamo a interrogarci sulla perennit dei libri che andiamo accumulando sui nostri scaffali (sotto i letti e finanche in bagno), negli archivi segreti come nelle biblioteche ufficiali, nelle librerie (sempre pi polverose) degli antiquari, sulle bancarelle doccasione, dicendoci che il pensiero conta, che della cultura non se ne potr mai fare a meno, e che la ragione (per quanto effimera) aprir di fatto alla futura coscienza universale.
Pu non sembrare cos, ma lesistenza del libro cartaceo non ancora finita, di certo continueremo a scrivere libri (seppure autocompiacendoci); ad autoprodurli (come hanno fatto per anni gli editori), ed a collezionarli nei nostri scaffali (perch invenduti). Ma poco importa, fintanto che esisteranno saranno la testimonianza della fertile immaginazione del pensiero umano, a chiunque esso appartenga nel mondo, e di una fattiva creativit di linguaggio che andrebbe analizzata nei suoi risvolti storici e teorici, nonch imprenditoriali.
Il libro vero scrive Ezio Raimondi in Le voci dei libri (*) , parla sempre al momento giusto. Lo inventa lui, il momento giusto; con il colore della parola, con la singolarit della battuta, con il piacere della scrittura ed cos. Avviene tutto per sintesi, addirittura potremmo dire per simbiosi, dovuta dalla necessit interiore che, ad esempio, ci fa stendere la mano verso un libro e non un altro. Perch proprio quello di cui necessitiamo in quel momento e che funge da accattivante richiamo.
cos che accade, in verit, spesso siamo propensi a pensare che sia per il colore o linsieme dei colori di una copertina in particolare; o magari perch la pubblicit editoriale, vista sui social, ci ha colpiti sorprendendoci nel rapporto stretto che manteniamo coi nostri pensieri. Non cos, o almeno non solo, pi spesso il titolo di un libro a catturare la nostra attenzione, la grafica pi o meno accattivante di uno sguardo che ci lusinga; la scrittura alquanto impressiva dei contenuti di un libro piuttosto che un altro. Quel fuori dallordinario del modo di scrivere una storia (o pi storie), di un autore, quasi una dichiarazione damore appassionata che contiene sogni, smanie e fantasticherie, tali da suggerire al lettore che il pensiero che conta in cui egli ha inteso racchiudere tutto o in parte il suo universo testamentale.
Quante volte abbiamo aperto un libro e scorrendo le sue pagine ci sembrato di aver trovato proprio quello che volevamo leggere, o solo quel che volevamo sentirci dire in quel preciso momento? Va detto che ogni libro ha un suo modo di richiamare la nostra attenzione, una sua luce che in qualche modo ci abbaglia, non forse cos? Poco dopo che lo maneggiamo, riconosciamo nella carta (*) e nell inchiostro (*) un sottofondo odoroso che lo fa nostro, tale che qualche volta sappiamo indicare finanche dove siamo arrivati a leggere senza luso del segnalibro.
Altre volte, rammento, di aver sfogliato un libro e averlo subito riposto, perch non lo sentivo adatto al particolare sentire di quel giorno. O di averlo ricevuto in regalo e riposto nello scaffale o di averlo accatastato insieme ad altri sul comodino, nel limbo delle attese. A voler dire in stand-by, aspettando il momento migliore per leggerlo, e che talvolta arrivato dopo anni, che quasi non rammentavo neppure di averlo. Invece era l, come ho annunciato, che aspettava il momento giusto, per imporsi alla nostra attenzione, e accipicchia, quante volte lha spuntata sul mio volere incerto.
I libri ti cambiano la vita?
In qualche modo vero, ma devo ammettere di non sapere come n perch, ma accaduto sovente che il libro mi venuto incontro, cambiando la mia prospettiva di ricerca. Come se mi avesse sussurrato nellorecchio leggimi, sono il libro per te; o ti stavo aspettando, quello che vuoi sapere contenuto nelle mie pagine; cosa che sul momento mi era sembrata quasi una minaccia, e invece, in pi di qualche caso, conteneva davvero le risposte alle tante domande che mi frullavano in testa. Mi bastato sfogliarlo per capire che non era affatto una minaccia, e leggerlo si trasformato in accomodante piacere.
stata la volta di un caso letterario di sicura presa quello di Romano Montroni che, nel suo pi recente Luomo che sussurrava ai lettori (*) sulla figura del libraio (questo sconosciuto); colui che per primo, forse, ha dato a questa nostra epoca, la dimensione di come I libri ti cambiano la vita (*). A me accaduto con Pinocchio, seguito da Cuore e Tre uomini in barca, e con Bel-Ami quando ormai avevo let giusta, successivamente con La luna e i fal, I fratelli Karamazov, Il Maestro e Margherita, e tantissimi altri. Ma il grande libro che pi mi ha conquistato, e che quasi stupido citarlo, stata La Divina Commedia, a seguire I promessi sposi, Iliade e Odissea, Don Chisciotte, Linterpretazione dei sogni, Lidiota, La nausea, Lodore dellIndia, Centanni di solitudine, Memorie di Adriano e inevitabilmente da La Recherche di Marcel Proust.
Quanti altri? Tantissimi, che per uno come me, che legge anche il biglietto del tram, non basterebbe questa recensione per elencarli tutti. Ma forse avrei dovuto citare, oltre quelli degli scrittori, i nomi dei poeti che dopo Dante si sono susseguiti inevitabilmente nelle mie letture: Leopardi, Pascoli, DAnnunzio, Montale, Marinetti, Pasolini, Ungaretti, Neruda, Hlderlin, Kerouac, Carver, Celan ecc. ecc. O forse i grandi saggi ...
Chiedo scusa, smetto subito di tediarvi oltremodo. Fatto che mi capitato pi volte di aprire un libro e trovare, quasi come un trovarobe di teatro, qualcosa che in verit non stavo cercando ma che, guarda caso, era esattamente quello di cui sentivo una recondita necessit e, ancora una volta, stato Romano Montroni, a suggerirmelo. Acci lesperienza di un libraio di mestiere pu essere un appiglio cui lasciarsi affascinare.
In quanto curatore di una intelligente e originale raccolta (op.cit.) che vede insieme, per quanto diverse, le esperienze letterarie di cento scrittori, giornalisti, compositori, attori, pi o meno conosciuti, pi o meno lettori, pi o meno impegnati del panorama artistico. I quali, hanno dato fuoco ai loro segreti librari, lasciandosi scoprire le attitudini letterarie talvolta inconsuete e, in qualche caso anche inaspettate e che, ..con generosit hanno accettato di condividere emozioni, sensazioni e pensieri nati dalla lettura.
Il Libraio (*) la rivista mensile di attualit letterarie, ha pi volte recensiti i libri di questo autore meritevole di aver passato una vita a contatto coi libri presso la Libreria Rizzoli di Bologna ed a sua detta stata la cosa pi bella che potesse capitargli. Perch dagli inizi come fattorino poi diventato Libraio (con la maiuscola), ed ha conosciuto moltissimi scrittori e lettori che ama citare, e che, non in ultimo si adoperato a sua volta alla formazione di nuove generazioni di librai, capaci di accendere entusiasmi, nutrire sogni e sussurrare ai lettori i libri giusti, quelli che riempiono la vita e appunto la cambiano.
Inutile dire che alla sua geniale idea hanno risposto numerosi intellettuali, editori e semplici lettori, che in ogni sua raccolta ci propone anche qualche ripensamento, ad esempio, affiancando pareri diversi di uno stesso libro; ri-proponendo alcuni libri secondi destinati al dimenticatoio e che, guarda caso, valeva invece la pena di riscoprire. Inoltre vi sono elencati libri di cui, personalmente parlando, non conoscevo lesistenza, perch forse il loro odore, il loro colore, il loro essere erano essenzialmente lontani dai miei interessi, e a suo tempo, non mi avevano attratto.
Ecco altri termini di raffronto, che sono: lattrazione, il fascino, la seduzione e lincanto, lo scherzo intelligente di esistere eppure di nascondersi a noi cercatori doppio letterario che stanchi, talvolta lasciamo al caso di offrirci qualche leccornia del passato. Cos stato per me con La gola, Il profumo, Follia, Ritratto dellArtista da Saltimbanco, di cui, forse, non troverete notizia neppure in questa raccolta ma che pure consiglio di leggere per la loro ricercatezza e la loro nascosta accattivante seduzione.
Un libro fatto di libri quindi, quello di Montorsi che riapre una discussione sempre attuale e mai conclusa, sulla lettura e sui lettori, nel momento in cui i mezzi, gli scrittori, gli editori, i lettori, stanno cambiando con il cambiare della societ e dei suoi interessi. In certo qual modo fa colpo trovarvi citato lo Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, proposto da Cesare Bartezzaghi, nel momento in cui la lingua sta perdendo e acquisendo connotati talvolta controversi. O Larte della cucina moderna proposto da Allan Bay, quando ormai sembra non si parli daltro nei talk-show televisivi ma che forse torna utile per contrastare le stupidit di certi suggerimenti, improbabili quanto inutili.
Interessante a dir poco lenunciato di Ginevra Bompiani che in Vari (*) ipotizza quanto segue: Se i libri non ti cambiano la vita, certo la fanno. [] Direi piuttosto che i libri ti costruiscono la vita, la ondeggiano, la sprofondano e poi la sollevano, come un sentiero in cresta fra le colline. [] I primi libri, quelli letti da bambino, le danno la patina lillusione specifica. [] I libri letti da ragazzi non hanno autore, sono sottomarini anonimi che colpiscono e affondano la corazzata bambina. Non c difesa da loro, non c protezione. Lemozione e la cattura sono totali. (..) Lemozione non ha sempre a che fare con la qualit, piuttosto con la forza. Quando si invecchia, si scopre che lemozione una forma di malattia. Non sempre si guarisce, ma quando la malattia si spegne, si rimane svuotati, come in una mattina di ottobre, tersa, pungente, senza veli di nebbia, persi in un orizzonte che non ha segreti.
Ed forse questa malattia che spesso diventa magia capace di stravolgere la vita con le parole. Una magia che incanta e che lascia spazio ai sogni, alle illusioni, al canto lirico e alla poesia, quando ottimisticamente credevamo altres di trovarci allalba di qualcosa di nuovo, quel qualcosa che Enrico Brizzi nel parlarci de Il giovane Holden (*) di Salinger, ci ha condotti per mano nella sensazione dincredulit, irreligiosit e diffidenza che ci attraversa tutti.
Cito qui un volumetto trovato su una bancarella, si tratta di Luomo con molti libri (*) di Hermann Hesse premio Nobel per la letteratura 1946, scritto fra il 1904 e il 1918, un secolo fa quindi, contenente sei racconti assolutamente non secondari allinterno della produzione hessiana che affrontano i temi propri dei maggiori lavori di questo prolifico autore, del quale sintetizzano luniverso narrativo: il passaggio dalladolescenza alla maturit, il distacco dalla famiglia, lamicizia, e soprattutto il rapporto fra menzogna e verit, fra illusione soggettiva e realt, che bene mettono in rilievo la sua straordinaria abilit introspettiva
Era un uomo che fin dalla prima giovinezza si era ritirato in appartata solitudine, ch il rimbombo della vita gli metteva paura, rifugiandosi tra i libri. Viveva in una casa di sua propriet dalle stanze piene zeppe di libri e non aveva altra compagnia se non quella che essi gli procuravano.
Una via di fuga volutamente cercata dunque, nellimpossibilit di
dover porre la domanda giusta e che rimane irrisolta (senza risposta) in ragione del fatto che ci sottoponiamo a quelle che sono le esigenze di mercato e le intransigenze dellattivit speculativa che la societ odierna richiede, finendo per soggiacere a stili di vita sempre pi effimeri che non soddisfano nessuna delle nostre reali esigenze, o almeno quelle che dovrebbero essere considerate primarie, relative alla scansione del tempo del lavoro, del riposo, della ricreazione spirituale, ecc.
Quel che nella realt del quotidiano accade sempre pi spesso mettendo a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza. Non c pi il tempo per apprendere dalla natura tutto ci che ancora ha da insegnarci in fatto di conservazione e sussistenza, in quanto tutto avviene ormai al chiuso e in autonomia (leggi solitudine). Allo stesso modo che non troviamo il tempo da dedicare alle cose dello spirito, divenuto terreno arido spazzato dal vento della contemporaneit, in cui tutto accade nel momento stesso del suo accadimento, che se da una parte ci sorprende, dallaltra ci spaventa non poco, perch a detta di Zigmunt Bauman, si trasforma in Paura liquida (*) tutto quanto ci sconcerta, da un verso e laltro delle nostre buone o cattive intenzioni.

Allora la domanda dove trovare riparo?, altres come proteggerci da tutto questo? in ogni modo sbagliata.

Personalmente non lo credo, sulla scia del nuovo libro di
Massimo Recalcati che, in Critica della Ragione Psicoanalitica (*) affronta tutto questo nel tracciare un ritratto di Elvio Facchinelli: uno psicanalista sovversivo libero da conformismi e dogmatismi; il cui insegnamento si muove nello specifico, sottoponendo la ragione psicoanalitica classica a un nuovo termine di giudizio, cercando risposte attuative ad alcune domande solo apparentemente pertinenti:
Pu la pratica psicoanalitica liberare lesistenza umana dalla sua passione difensiva per il chiuso? Pu interrompere il carattere inesorabile della ripetizione? Pu aprire la vita allincontro estatico con lillimitatezza della vita?

Tuttavia suggerisco, prima di leggere il libro, di provare a darvi delle risposte che siano pertinenti e/o attinenti alle tematiche esposte, tenendo presente che il pensiero conta fintanto che riusciamo a contenere lo spazio-tempo della singola risposta e viaggiare contemporaneamente nel passato e nellavvenire, nellessere e nel nulla; di poter raggiungere cos una forma di immortalit virtuale (Carriere Eco), almeno senza il pericolo di naufragare nella paura liquida della solitudine.

Scrive Jean-Claude Carrire (op.cit.): Se la nostra memoria corta, allora questo passato recente che incalza il presente e lo spinge, lo sbilancia verso un futuro che ha assunto la forma di un immenso punto interrogativo. O forse esclamativo. Dov passato il presente? Il meraviglioso momento che stiamo vivendo e che molti cospiratori cercano di rubarci? Per poi aggiungere che dare una dimensione alla nostra esistenza strettamente necessario, altrimenti ..ci si perde nei corridoi del tempo, nelle sfasature delle ore, nel bisogno di riconnettersi a questo presente che ci ormai impercettibile.

Non una quindi ma due preminenti domande cui difficile rispondere, tuttavia riuscire a formulare la domanda giusta significa anche dare (non solo cercare) risposta a unobiettiva esigenza che oggi diremmo virtuale, coinvolgente le nostre capacit intellettive razionali e irrazionali, in grado di compenetrare il nostro inconscio istintivo e il nostro inconscio somatico, nei termini congruenti di unesplicita equazione, con quelli adoperati dal grande psichiatra svizzero C. G. Jung; il quale in Psicologia e alchimia (*) aggiunge: ..ogni vita non vissuta rappresenta un potere distruttore e irresistibile che opera in modo silenzioso e spietato.
Il quid.
Che sia questa lirresistibile domanda cui non sappiamo dare una risposta plausibile? dunque questo il quid su cui ci si barcamena lungo la nostra esistenza spirituale?
Conosciamo una eticit che possa aiutarci a discernere le ragioni del nostro presente anteriore infinito dal nostro presente finito che si prospetta senza futuro? Sembra proprio di no. Se capire i linguaggi interiori, imperfetti e capaci al tempo stesso di realizzare quella suprema incompiutezza che ci differenzia luno dallaltro, o meglio, che diversifica il nostro impatto irrazionale del passato con la nostra spiritualit negando ogni possibile verbalizzazione razionale con la materialit del nostro presente, questa a mio avviso rappresenta lunica conclusione di ogni ricerca. Allora inseguire lidea di una possibile perfezione che pure ha contrassegnato fin qui il cammino della nostra inspiegabile esistenza, stata erronea, cio frutto di unutopia mai raggiunta e che mai raggiungeremo. Forse s, forse no?
La storia nei libri risponde a unaccresciuta sete di conoscenza, di approfondimento, di critica, mai venuta meno. La scienza che studia il linguaggio e le lingue, dopo la scrittura e lavvento della stampa, analizza nei suoi risvolti storici e teorici lintero scibile del sapere umano che oggi va sotto il nome di comunicazione, in cui sono raggruppate diverse discipline scientifiche maturate sul campo dellinformazione sulla conoscenza globalizzata.
Ma che cos esattamente il linguaggio? Quali sono le sue origini? E quali le sue trasformazioni essenziali e il suo possibile futuro?
Per rispondere a queste domande Steven Roger Fischer nel suo Breve storia del linguaggio (*) traccia unaffascinante storia della comunicazione dai tempi in cui il linguaggio umano non era ancora nato, fino alla pi recente esplosione dei media: Uno studio ambizioso e interessato scrive Noam Chomsky che esplora un vasto campo dindagine, in parte trascurato, in parte esaminato con una certa profondit ormai molto tempo fa. In cui lautore affronta numerose questioni che hanno a che fare direttamente con aspetti fondamentali della stessa natura delluomo e delle sue conquiste.
Le parole, i gesti, la scrittura, ma anche i segnali chimici, le danze e i suoni, in ogni sua forma il linguaggio tiene insieme la natura e gli esseri viventi che la natura ha creato, sono qui raccolte in unaffascinate storia della comunicazione con la competenza del frame specialista, con la chiarezza e la concisione dellesposizione, e la relativa brevit e la forza interpretativa di alcune importanti scelte di campo: Una scelta che colloca lautore allinterno di una posizione naturalistica che considera il linguaggio una facolt universale e non una capacit cognitiva ad uso esclusivo dellHomo sapiens.
Ma ancora una volta Jean-Philippe De Tonnac (op.cit.) a dirci che Il futuro imprevedibile. Il presente muta continuamente. Il passato, che era ritenuto uno zoccolo duro di riferimento e di sicurezza, si sottrae. Stiamo facendo delle considerazioni sulla impermanenza?
La domanda pertinente, e almeno questa volta abbiamo una risposta attinente, fornita da Jean-Claude Carrire (op.cit.): Il futuro non tiene conto del passato ma neanche del presente. Gli ingegneri aeronautici oggi lavorano ad aerei che saranno pronti fra ventanni, ma che sono pensati per funzionare col cherosene, che forse a quel punto non esister pi. Quello che veramente mi colpisce ( e preoccupa) la completa sparizione del presente. Siamo ossessionati come non mai da modi rtro. Il passato ci afferra velocissimo e presto saremo influenzati dalle mode del trimestre precedente. Lavvenire come sempre incerto e il presente progressivamente si restringe e si sottrae.
forse il caso che ci preoccupiamo anche noi?
Note:
(*) Jean-Claude Carrire e Umberto Eco, Non sperate di liberarvi dei libri Bompiani 2011
(*) Maurizio Ferrari in Linguaggio, articolo in Corriere della Sera.
(*)Ezio Raimondi, Le voci dei libri, articolo in Corriere della Sera.
(*) Pierre-Marc De Biasi, La carta, Electa/Gallimard 1999
(*) AA.VV. Linchiostro - Il Mulino Edit. 1990.
(*) Romano Montroni, Luomo che sussurrava ai lettori, Longanesi 2020
(*) Romano Montroni, I libri ti cambiano la vita
(*) Il Libraio (Tutti i numeri).
(*) Ginevra Bompiani, Vari, in I libri ti cambiano la vita Op.cit.
(*) Cesare Bartezzaghi, Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, in I libri ti cambiano la vita Op.cit.
(*) Enrico Brizzi, prefazione a Il giovane Holden di Salinger,
(*) Hermann Hesse, Luomo con molti libri, Edizione Studio Tesi 1986
(*) Zigmunt Bauman, Paura liquida, Laterza 2006
(*) Massimo Recalcati, Critica della Ragione Psicoanalitica, Ponte alle Grazie 2020
(*) C. G. Jung, Psicologia e alchimia, Bollati-Boringhieri
(*) Steven Roger Fischer, Breve storia del linguaggio, UTET 2003



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