Pubblicato il 18/01/2026 13:30:31
La volontà di potenza è un concetto fondamentale introdotto dalla filosofia nietzschiana; insegnamento spesso deviato e mistificato, a seconda delle esigenze. Ogni individuo possiede un quantum di potenza, ma tale concetto non può essere frainteso né dalle aree progressiste né da quelle sovraniste. La volontà di potenza non è un limite inscritto alla casta aristocratica; essa non è neppure relegabile alla legge del più forte o ad un'assimilazione all'evoluzionismo biologico di Darwin. Nietzsche recupera, in un certo senso, l'arxn presocratica: la volontà di potenza è un principio regolante ogni aspetto dell'essere (e degli esseri), un principio metafisico-immanente, quantunque Nietzsche neghi la metafisica, con la costante di espandersi e dipanarsi. La realtà è permeata da tale principio. C'è una volontà di potenza positiva espressa dalla morale dei signori (storicizzata nel mondo antico-greco), e una negativa espressa dalla morale degli schiavi (ebraismo, cristianesimo, socialismo e liberalismo). Ciò porto all'annuncio della Morte di Dio e del nichilismo. È stato già detto che secondo la prospettiva di Nietzsche, gli individui hanno un quantum di potenza diseguale espresso in una scala gerarchica che Nietzsche riassume in due categorie dello spirito e della creazione di valori: i forti e deboli: il superuomo, lo Übermensch, e l'ultimouomo, l'opposto del superuomo (è ben accetto anche l'uso dell'oltreuomo). La volontà di potenza, peraltro, istituisce la prospettiva dell'eterno ritorno, trasvalutando ogni valore morale. Ciò che è mediocre manca di forza spirituale. In quest'ottica, ai migliori compete il diritto al dominio per legislazione e volontà (come suggerisce lo stesso Nietzsche in "Al di là del bene e del Male" e nella "Gaia Scienza"
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