Stefan Zweig Il mondo di ieri
Si tratta di una autobiografia “postuma”, iniziata nel 1934, all'inizio della prepotente comparsa hitleriana e dato alle stampe nel 1942, alla tragica fine del celebre scrittore, drammaturgo, storico, biografo austriaco.
Inizia con la sua infanzia a Vienna, proveniente da un'agiata famiglia ebraica e analizza, senza preconcetti, la posizione dell'ebreo nella capitale dell'impero che per emanciparsi dalla “maledizione” approda facilmente alla cultura.
La sua visione della vita nella Felix Austria e quella di un Eden, anche per gli ebrei. Unica nota negativa il sistema scolastico, ritenuto sclerotizzato ed incapace di capire e fra crescere i giovani.
La sua crescita culturale fu da subito ampia anche grazie alle vastissime amicizie europee; Rilke, Freud, Rodin, Herman Hesse, Joyce, Busoni, Richard Strauss, Gorki, Benedetto Croce che ammira per la sua passiva resistenza al fascismo.
Fu per lui una dolorosa sorpresa lo scoppio della prima guerra mondiale e l'adesione quasi di massa dei singoli paesi e relativi intellettuali al conflitto.
Si rifugia perciò in Svizzera, dove nota un barlume di umanità e pacifismo.
Alla fine, ritornato, assiste col crollo dell'impero, alla miseria dilagante nella sua Austria ed al disfacimento della società con l'inflazione galoppante.
Bella la sua immagine dell'imperatore Carlo I che, silente, in piedi, nel treno che lo porta fuori dell'Austria saluta i suoi sudditi accorsi alla sua dipartita.
Nota poi in Italia la consistente organizzazione delle prime squadracce fasciste.
Visita la Russia nel 1928, invitato per il centenario della nascita di Tolstoj,
lo stupisce l'immagine pubblica che il potere stalinista dà dello Stato e del suo popolo entusiasta e bambinone, ma viene subito anonimamente diffidato dal credere alla scenografia.
Il successo delle sue biografie ed i suoi racconti fu così travolgente da distruggere la sua pace personale.
Ciò nonostante egli apprezzò la gioia di vivere specialmente, riannodando le sue storiche amicizie, dopo la prima guerra mondiale, nel periodo dal 1923 al 1933 per lui che si considerava ormai cittadino non solo dell’Europa ma del Mondo.
Anche lui, già autoesiliatosi a Londra nel 1934, dopo che i suoi libri erano già stati bruciati pubblicamente in Germania, sperò brevemente, come quasi l'intera Europa, che il patto di Monaco del 1938, potesse essere un vero cambiamento.
Secondo Zweig fu la superbia culturale degli intellettuali tedeschi a perderli, perché considerarono Hitler solo un banale sobillatore di birrerie, da manovrare al bisogno.
Della sua fuga dall'Austria, prima dell'annessione hitleriana, ed il pellegrinaggio in Gran Bretagna fino al tragico finale in Brasile non ci sono grandi tracce. Così come non ve ne sono della sua vita sentimentale.
Si spegne così una vita, come un urlo strozzato per il rimpianto del fraterno mondo di ieri ormai distrutto dalla follia nazista.
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