Nel suo orizzonte sempre limitato, l’animale da circo vive una realtà ristretta.
Nato per lo spettacolo di sé, evoca l’applauso; se ne nutre. Indulge, anche: non può farne a meno. Eletto da una selva di assassini travestiti da parvenze di animali, gaglioffi, maldattori, cianfrussaglie, dediti all’esplosione, all’assalto, al disprezzo, all’evasione, nutre questi figuri del suo sole ricevendone in cambio nutrimento.
Una simbiosi, dunque, cui le parti non sanno rinunciare a pena, credo, di sopravvivenza.
All’interno del gruppo danno luogo a spettacoli indecenti fatti di propaganda e saltimbanchi. Se ne riempiono l’otre della pancia; mangiano soprassalti. La loro onnipotenza è senza vuoti: lo è essa stessa. Un otre pieno di grandiosità: misero, quando si sgonfia.
Spesso delirante, per necessità di parvenza di pensiero, l’animale da circo soprassalta, soprattutto quando subisce frustrazione.
"La frustrazione delle forme più evolute di soddisfazione narcisistica provoca una regressione lungo i due assi del Sé grandioso e dell’oggetto-Sé onnipotente. Ma c’è anche un movimento regressivo dell’aggressività da livelli più elevati di aggressività controllata, che sono mobilitati a sostegno delle ambizioni e del desiderio di approvazione e successo, a quella specifica forma di aggressività, sperimentata all’interno di una percezione particolarmente regressiva dell’ambiente, che ho denominato rabbia narcisistica. Questa regressione, soprattutto se prolungata, porta a una varietà di conseguenze negative e potenzialmente pericolose nella vita dell’individuo. Sembra che sia anche un fattore che produce effetti molto gravi quando ha luogo all’interno di un gruppo". (Kohut, "Il potere" in Potere, coraggio, narcisismo, Astrolabio, Roma, 1969-70, pp. 83-84).
l’animale da circo è allora esposto a pericoli di cui non ha coscienza. Non può averne. Con lui, il gruppo di cui si circonda (si chieda, ad esempio, alla Germania d’altri tempi). Teme, tuttavia, un Dio oscuro col turbante. Lo riempie di bombe, ignaro che un’idea non può morire. Non sa che, per quanto la uccida, essa risorge sempre.
Non lo sa perché non sa nulla, neppure di se stesso: è una parvenza.
Proveniente da famiglia di immigrati, non ammette intrusioni. Esilia, allora, espatria, sposta mondi. Alza muri di lager; a volte eccede.
In passato lo ha fatto qualcun altro, ma la storia non insegna: c’è Sanremo.
Dedito a prostitute, compra donne. Gli servono per dar corpo alla parvenza. Di loro ho un po’pietà.
Usa la terra come un’occasione per dare un’occasione a un imbecille con cui si è imparentato. Che quella terra appartenga ad altri per lui non ha la minima importanza: si sgombra.
Ignorante a livello di una pera, ha pretese ineffabili (volevo scrivere implacabili ma ho preferito sdrammatizzare un po’). Il mondo gli appartiene: il mondo circo.
A proposito: sgradevole all’aspetto.
Magniloquente vuoto senza lingua, si riempie di balle dalla tribuna della sua pista vuota. Social, pertanto e televisione. Vive per apparire.
Appare, allora, nello spettacolo della sua confusione. E il mondo si confonde.
Lo spettacolo non è gratis: si paga per assistere: profumatamente. Si chieda a chi non è dalla sua parte anche se, in realtà, pagano tutti.
Usque tandem – mi chiedo – pagheremo? Temo diversi anni.
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