Dunque l’incognita.
Il mondo come lo conoscevano è sparito. La sua rappresentazione e la nostra capacità di orizzontarci non appartengono più a un sistema di senso che, fino ad oggi, ci ha consentito di riconoscere noi stessi e la realtà in cui ci troviamo. Persino l’irreale, nelle forme soffuse del non dato, diventa luogo vuoto nel quale non ha più sede immaginare.
Per l’uomo occidentale, fondato sulla Grecia classica, nulla potrebbe essere peggiore. Tale è la gravità che molti, avvolti dall’informe della massa, neppure se ne accorgono o trovano rifugio nella finzione di un reale evaporato figlio di inconsapevolezza senza fine.
Nulla teme di più l’uomo del tramonto del divenire. Uno scorrere involontario guida i destini del mondo che finiscono per non essere nemmeno tali. L’esistente torna nel nulla, inevitabilmente. Questa l’unica certezza.
Il divenire svelato da Eraclito rende sovrano il caso e inutile ogni possibilità di previsione. Il mondo si trasforma in luogo incerto, caotico e ingovernabile; la stessa scienza, che dei fenomeni è previsione certa, cade nell’improbabile del vuoto e ciò che oggi sembra pensato, presto potrebbe non esserlo più. Tenebra il divenire e il mio destino.
Erigere, allora, difese estreme nella forma di Immutabili Perenni.
Un affanno costante, un’edificazione senza sosta per evitare il nulla del non senso, adattate nei secoli alle necessità del rischio contingente. Che si chiamino Dio, Amore, Natura, Fede, Sistema, Capitalismo, Comunismo, Populismo, Nazionalismo, Scienza, Tecnologia, Finanza e, soprattutto, Ragione, poco importa; ciò che conta è che esistano e si ergano a baluardo di certezza e prevedibilità di tutto ciò che ignoro e che, comunque, mi illudo di sapere.
Ragione, da Cartesio in poi (ma già Aristotele a protezione delle ”Ombre” di Platone) la parola magica, elevata da Heghel a massima proposizione di fede: “Tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale”. Non è affatto così.
Non è mia intenzione tratteggiare una storia della critica dell’idea di una Ragione Immutabile né dell’illusione che essa rappresenta. Nietzsche, Heidegger, Jaspers, Severino ne hanno parlato a sufficienza molto meglio di quello che potrei fare io nella caducità del mio “sapere”. Non esiste alcuna verità immutabile che non passi per l’attraversamento del Tempo che esige adattabilità e superamento dell’uguale e, soprattutto accettazione dell’incertezza cui l’esistenza consegna. Di me non so che quel poco che so, come di te e del mondo, e anche questo è opinabile.
La via del viandante, indicata da Nietzsche, propone imbarchi incerti e senza approdo. Soffriremo di un mal di mare in terra ferma, come diceva Kafka e subiremo gli assalti dell’angoscia, cara e temuta da Kierkegaard.
Possiamo fare tutte le previsioni che vogliamo e aggrapparci alle corde dei Grandi Burrattinai lasciandoci muovere da fili involontari che ci appaiono certi; e tuttavia oggi la guerra.
Salteranno le borse, i titoli di stato, i prezzi e i mercati; forse – almeno in parte – i rifornimenti. Spariranno le vite. Di quali “ragionevoli” certezze andiamo parlando?
Nel caos del non pensabile in cui oggi siamo, la guerra fa della morte un Nulla anticipato: tutto vi torna, ma non si sa come e quando. Nel Caos può morire chiunque, senza sapere se, e il quando – che tuttavia era certo – viene caoticamente anticipato. La Morte è allora un Nulla imprevedibile; accade quando accade e come accade, non la mia malattia.
Ah, Vita mia, l’inverno mi dilaga ma non sento freddo. Non ho tempo per farlo.
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