Il sacro. Questa dimensione così originaria e inaccessibile secondo la quale la logica viene meno.
Il regime del sacro disvela la piena assenza delle categorie esperienziali di spazio, tempo e durata.
L'uomo è gettato in una quotidianità che lo respinge, la dimensione trascendente lo proietta in quella sfera inesprimibile del "mistico" in cui domina un'unità indissolubile di angoscia e speranza.
Il lavoro raffinatissimo di Rudolf Otto, influenzato dalla teologia negativa, lega la riflessione del sacro ad una irrazionalità irriducibile che l'esperienza esclude.
È a priori che si sente questa consensuale predisposizione.
Otto esenta il sentimento religioso da un animismo primitivo, considerato peraltro triviale , pervenendo conseguentemente alla concettualizzazione del numinoso.
In nuce: il totalmente altro.
L'irrazionalità non è oggettivabile in quanto inaccessibile; è impossibile, peraltro, discutere di un'inesistente fenomenologia del sacro: essa è al di là della natura, non vi si può analizzarne empiricamente i dati.
La ragione umana si vede in tutta la sua caduca contingenza, vale a dire che essa in sé stessa è limitata.
Il sacro sfugge alla dimensione razionalistica umana perché ogni specie tentativo ermeneutico lo banalizza.
Il numinoso è la violenza suprema che una creatura finita come l'uomo non può domare.
Il numinoso è il totalmente altro, l'alter par excellence che, nella prospettiva di Rudolf Otto, si articola in tre momenti: il tremendum, il mysterium e il fascinans.
Dunque, Il sacro ispira reverenza per ciò che è quantitativamente superiore, timore poiché non lo si comprende e fascino.
Fascino è la sensazione di impotenza che tuttavia muta in grandezza.
Nel momento finale l'Erlebnis, l'esperienza interiore del singolo, sembra ugualmente acquisire spessore, quantunque debba cedere di fronte all'incommensurabile estensione, eccedente ogni misura, che egli non comprende.
Pertanto, reclamando una fortunata intuizione di Kant: l'uomo è colto dal sublime in tutta la sua pienezza d'essere.
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