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La repubblica dell’immaginazione Introduzione

di Azar Nafisi 

Proposta di Marisa Madonini »

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Pubblicato il 07/01/2020 14:03:47

Azar Nafisi, una scrittrice iraniana esule e ora cittadina americana, divenuta celebre sia per il seminario clandestino nel quale, durante il governo degli ayatollah, insegnava letteratura inglese ad allieve dell'universit di Teheran, sia per il romanzo (tra gli altri), tradotto in trentadue lingue, 'Leggere Lolita a Teheran'. In 'La repubblica dell'immaginazione' l'autrice iraniana, americana d'adozione, narra il valore inestimabile della letteratura e delle arti quale antidoti alle minacce alla libert individuale e dei popoli, nonch alla 'pigrizia dell'intelletto' che pu minare la democrazia.

[...]Io mi oppongo allidea che la passione e limmaginazione siano superflue, che le discipline umanistiche non servano a niente dal punto di vista pratico o pragmatico, e che quindi debbano essere subordinate ad altre materie pi utili. Anzi: la conoscenza immaginativa pragmatica. Ci aiuta a modellare la nostra idea del mondo e il posto che vi occupiamo; influenza la nostra capacit di scelta.[...]

Il nostro modo di vedere la letteratura ho aggiunto pi tardi un riflesso dellidea che abbiamo di noi in quanto nazione. Le opere dellimmaginazione sono i canarini nella miniera di carbone: lunit di misura per valutare lo stato di salute della societ.
Eppure sapevo che quella situazione nasceva anche dal fatto che molti dei nostri sogni si erano realizzati. Oggi lAmerica molto pi inclusiva rispetto a quarantanni fa, quando studiavo alla University di Oklahoma. La tecnologia ha aperto molti panorami nuovi, ci ha connessi al resto del mondo come non avremmo mai potuto immaginare, ha creato opportunit di apprendimento e di conoscenza su vasta scala. In Iran, ha permesso agli studenti e a gente di ogni et che si oppone ai governanti teocratici e ai loro metodi oppressivi di trovare una voce che non pu essere censurata, di formare una comunit di persone che condivide ideali e passioni.
Per certi versi, la crisi attuale deriva da una contraddizione intrinseca al cuore della democrazia americana, una contraddizione che Tocqueville aveva anticipato in maniera assai brillante. La brama di novit e il totale rifiuto dei vincoli e delle tradizioni conducono a grandi innovazioni requisito necessario per luguaglianza e il benessere economico ma anche al conformismo e allindifferenza, a un materialismo che spinge a ritirarsi completamente dalla vita pubblica e civile, a disprezzare il pensiero e la riflessione. Ecco perch in questo momento di transizione ancora pi urgente porre interrogativi nuovi; definire non solo chi siamo, ma chi vogliamo essere.

Per Ramin (giovane esule iraniano negli Stati Uniti) libert e diritti fondamentali non erano semplici parole. Lui aveva sperimentato concretamente la loro mancanza ed era stato costretto a leggere libri, ascoltare musica, ballare e tenere per mano la sua ragazza di nascosto, come un criminale. E come un criminale, quando era stato scoperto, era stato punito (da queste parti possiamo tranquillamente dire torturato). Come poteva comprendere il disinteresse verso le idee e limmaginazione riscontrato nel paese che aveva prodotto Emily Dickinson e Ralph Ellison?
Per lui, come per milioni di altri che hanno perduto una terra e una vita venendo a cercare qui la sfuggente libert che stata loro negata in patria, limmaginazione e le idee non sono accessori, bens indispensabili per salvaguardare unidentit e per restare esseri umani con il diritto alla vita, alla libert e alla ricerca della felicit. Cos, questi futuri o aspiranti cittadini celebrano la generosit dellAmerica, la possibilit di scelta e di libert che essa regala, finendo spesso per preoccuparsi ben di pi, rispetto a chi nato qui, del rischio di dilapidare cose che di norma vengono date per scontate.

A Ramin avrei potuto dire che sotto molti aspetti le societ totalitarie e le societ democratiche sono specchi distorcenti che si riflettono a vicenda e predicono i rispettivi potenziali e pericoli nascosti. Nei paesi come lIran, limmaginazione minacciata da un regime che vuole controllare in toto la vita dei cittadini. Per loro, la resistenza allo Stato un atto non solo politico, ma esistenziale. Cosa dire, invece, delle democrazie, dove questa tirannia cos scoperta non esiste? Nei paesi totalitari, la brutalit e la repressione si mostrano nelle loro forme pi lampanti: torture, leggi arbitrarie, esecuzioni. Per ironia della sorte, in queste societ il valore dellimmaginazione la sua minaccia allo Stato e la sua importanza per la gente assai ovvio: uno dei motivi per i quali nelle societ repressive le persone corrono grossi rischi per leggere. [...]

C una ragione, se gli Stati totalitari considerano pericolose e sovversive le cosiddette discipline umanistiche e cercano di eliminarle a ogni costo. Sanno quali sono i pericoli dellindagine libera e autentica. La loro paura delle societ democratiche e lostilit con cui le trattano non dipendono tanto dal potere militare quanto dalla cultura e da tutti i problemi che questa pu causare. Paradossalmente, riconoscono il valore di ci che noi scartiamo e svalutiamo sempre di pi.
Nelle democrazie, le arti non minacciano lo Stato, n suscitano lo stesso senso di bisogno. Si pu essere irretiti fino a una paralisi della coscienza, una pigrizia dellintelletto. Il vero pericolo per uno scrittore non tanto la possibilit (non di rado piuttosto concreta) di una persecuzione da parte dello Stato, quanto la possibilit di farsi ipnotizzare dalla fisionomia dello Stato, una fisionomia che pu essere mostruosa o cambiare in meglio, ma che sempre provvisoria: ancora Brodskij...

Da: Introduzione al libro 'La Repubblica dell'Immaginazione' di Azar Nafisi

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