J'ai feint que des Dieux m'aient parlé
Celui-là ruisselant d'algues et d'eau,
Cet autre lourd de grappes et de blé,
Cet autre ailé,
Farouche et beau
En sa stature de chair nue,
Et celui-ci toujours voilé,
Cet autre encor
Qui cueille, en chantant la ciguë
Et la pensée,
Et qui noue à son thyrse d'or
Les deux serpents en caducée
J'ai feint que des Dieux m'aient parlé;
Et pour mémoire d'eux
J'ai gravé sur la pierre et modelé dans la boue
Le profil du leur visage ou le geste de leurs mains;
Et j'ai laissé sécher mes médailles d'argile;
Et des passants les ont trouvées dans le chemin
Et souri d'un air ironique ou subtile...
Ils passent, je reste.
Le soir tombe, le jour s'achève;
Et je regarde se durcir mon rêve.
Traduzione in italiano, in versi liberi, di Alessandra Ponticelli Conti
Ho finto che gli Dei mi abbian parlato;
quello, laggù, di mare e d'alghe intriso,
quest'altro, carco di frumento e viti,
quest'altro alato,
fiero nel bel viso,
della sua nuda e splendida statura,
e questo qui, che resta sempre occulto,
e quest'altro ancora che la cicuta coglie
col suo canto e il gran pensiero,
e che intreccia sul tirso suo dorato
i due serpenti del caduceo antico...
Ho finto che gli Dei mi abbian parlato,
e in loro alta memoria
ho inciso sulla pietra e nel fango plasmato
il profilo del volto o il gesto delle mani;
e ho lasciato seccare le mie medaglie
d'argilla;
e i passanti le han trovate sul cammino
e con ironia sottile ne hanno riso.
Essi passano, io resto.
Cade la sera, il giorno ormai svanisce;
e guardo il mio sogno che si indurisce.
Da "Les Médailles d'argile", Societé du Mercure de France, 1903 (p.13, 15)
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