Pubblicato il 18/05/2018 11:05:07
DUALE Lorologio del campanile segna le dieci e cinquanta. Presto. Prima delle undici e cinque la messa non ha inizio. Il sacerdote aspetta gli ultimi ritardatari sperando di contare qualche fedele in pi. Ma non succede neanche oggi che il giorno dei Santi. Magari domani si assembreranno in numero maggiore davanti alla cappella del cimitero ma oggi no, oggi la chiesa sar semivuota come al solito. Margherita preferisce lingresso laterale. Oltre langusta porticina, linterno delledificio si slarga e sorprende perch le sedie e i banchi, di piccole dimensioni, sono stati collocati su un pavimento alzato di livello che amplifica la percezione dello spazio. Lei varca la soglia e lancia unocchiata veloce ai pochi fedeli presenti. Raggiunge, come di consueto, il banco in terza fila, si inginocchia e china il capo. Il sacerdote esce dalla sacrestia e la celebrazione ha inizio. Margherita trova sempre conforto nelle parole dellomelia. Chi sono i santi? Sono coloro che hanno messo in pratica gli insegnamenti di Ges. Dunque possono esserlo anche le persone pi umili e semplici, anche se il loro nome non compare nel calendario.. Il sacerdote ripete il concetto, lo argomenta con esempi. Margherita pensa al libro dei Santi fanciulli che ha letto quando era piccola: Santa Regina, Santa Solangia, Santa Imelda, Santa Caterina Tekakwitha I coristi accompagnano allunisono il momento della comunione.. La Messa finita. Lei si attarda ancora, inginocchiata al suo posto. -Posso salutarti, Margherita ?- una voce amica la fa voltare. E una presenza accanto. -Angela! Che piacere vederti!- Le due teste grigie si allineano nellabbraccio- sei venuta a trovare i tuoi? -S, come sempre in occasione delle feste!- dice laltra. -Eh, gi! Tu sei finita proprio in capo al mondo! Come ti trovi? Stai sempre l? - S, sempre a S. Candido behnon mi lamento, il paesaggio magnifico e, nel complesso, le cose funzionano su tutti i versanti anche se non come stare qua- - Gi risponde Margherita abbassando il viso in un sospiro - la nostalgia tiranneggia sempre- Angela le lancia uno sguardo vivo dalla ragnatela di rughe. Entrambe si sentono ragazze: non percepiscono la durata del tempo lungo che trascorso.
-Margherita, la servi tu la birra ai tavoli di fuori?- La mamma era ferma davanti alla cassa con il rifornitore di aperitivi e liquori che prendeva appunti. -Ma Daria non c?- chiese Margherita che stava notando da diversi minuti lassenza della sorella. -Non te lo ha detto? Oggi pomeriggio non viene perch va al mare con Giorgio. Margherita fece una smorfia. -Va bene rispose sostenuta. Gir dietro il bancone, prese i bicchieri, li avvicin allo spinello, fece scendere il liquido biondo con la schiuma. Li depose sul vassoio rotondo e si avvi verso lesterno, irrompendo nel sole estivo. Serv prima il gruppo dei tennisti, seduti vicino alla fioriera, quindi port lultimo bicchiere al tipo che occupava il tavolino sotto lombrellone, a ridosso del muro. Pos delicatamente il bicchiere sul ripiano dalluminio assieme allo scontrino. Il tipo, tenendo le palpebre abbassate, sembr guardare con interesse il muoversi aggraziato della ragazza e le sue dita lunghe, strette intorno agli oggetti. -Mi fa un panino?- le chiese. -Come lo vuole?- -Va sempre bene- rispose lui arrotando la erre nella voce nasale. Margherita torn dentro. Afferr il pane da uno stipo, lo tagli, apr il frigorifero, prese il cartoccio del prosciutto e un pezzetto di burro. Gli serv il panino dentro un vassoio di plastica lucida e bianca . Lui lo port con urgenza alla bocca. Buono- disse. Non aveva ancora pranzato, nonostante fossero quasi le tre. Quando ebbe finito di consumare continu a rimaner seduto come se non sapesse dove andare, che cosa fare. Margherita osserv con curiosit la sua aria dimessa, andante. Aveva tirato fuori una scatola di cerini. Sembrava annotare qualcosa . Arrivarono due medici dal centro geriatrico e si sedettero sugli sgabelli posti davanti alla fioriera. Margherita li raggiunse. -Che cosa porto?- chiese. -Due Campari e un po di noccioline!- fece il pi anziano. La ragazza rientr nel locale e usc poco dopo recando sul vassoio le bottigliette di liquido rosso, i bicchieri e il piattino con le arachidi. -Margherita chiam il medico giovane- hai gi finito con lUniversit? La conosceva. Era un cugino acquisito, di secondo grado. -No, mi mancano ancora alcuni esami- rispose lei. -Ma sei in pari vero?- continu il medico- so che sei molto brava e poi, con un padre cos -Cos come?- chiese il collega curioso. -Cos severo- afferm il cugino di secondo grado sghignazzando un po. Margherita arross e abbass la testa. -S, sono in pari conferm sorridendo timida. -Anche tu hai scelto medicina- continu lui per una donna molto impegnativo! Speriamo non ti debba pentire E le lanci uno sguardo supponente. Perch avrebbe dovuto pentirsi? Aveva deciso lei quel corso di studi. -Lo dico per te prosegu il cugino che aveva notato lespressione contrariata- se vuoi farti una famiglia, avere dei figli - Si possono sempre avere- disse laltro, col tono di chi si sente pi esperto, portando alla bocca il bicchiere semi vuoto. Margherita non rispose. Abbass nuovamente la testa e strinse le labbra sentendosi avvampare. Si comportava cos quando veniva presa dalla collera e non poteva rispondere. O non voleva. Ernesto, a volte, risultava sgradevole e dispettoso, puntuale a ledere la sensibilit altrui con i suoi discorsi. Lei ritir le bottigliette vuote del Campari e i bicchieri. Ernesto si gir verso il collega per dirgli qualcosa sottovoce. Margherita fece dietro front sollevando con il cabaret i cristalli tintinnanti. Prima di rientrare, gett locchio verso il tavolino sotto lombrellone, a ridosso del muro. Il tipo era sempre l, con lo sguardo perso nel vuoto. Chi era? Non ricordava di averlo visto prima. Continu a prendere le ordinazioni dei clienti fino a sera. A lavare i bicchieri sotto il gettito tiepido dellacqua. Era sabato e doveva alleggerire il lavoro della madre. Il padre al sabato non voleva rinunciare alle sue uscite in bicicletta. Gli servivano per ricaricare lumore dellimpiegato comunale, sorbito da un lavoro rutinario. A volte anche Margherita lo seguiva e Tullio non perdeva loccasione per catechizzare la figlia, metterla in guardia dalle insidie del mondo, controllare a che punto era con gli studi. Quella sera Margherita chiese alla madre del tipo che era rimasto per tre ore sotto lombrellone con le frange, a ridosso del muro. -Fa lantiquario ma gli affari non vanno I suoi lo avrebbero voluto avvocato, ma lui ha piantato gli studi e fatto cento mestieri - disse la madre, studiando il viso della figlia. -Non si era mai visto da queste parti- osserv la ragazza. -Lui abita da tuttaltra parte- spieg la madre. Che fai stasera? Studi o esci? le chiese subito dopo. -Studio- rispose Margherita. - Bene- fece la madre, pensando che Tullio sarebbe stato contento.
Una settimana dopo, era ritornato. Aveva scelto lo stesso posto. Il tavolino a ridosso del muro sotto lombrellone con le frange. Lei lo ignor per tutto il tempo che rimase seduto. La madre gli aveva servito una focaccia con le olive e del bianco locale. Arriv un gruppo di tennisti in compagnia di ragazze. Le loro voci acute fendevano laria. La sorella aveva attivato lo stereo e, quando si diffuse un motivo di musica dance, uno di loro si alz in piedi mimando col corpo. Gli altri risero ammiccanti. Margherita si sentiva invisibile. Era un automa che girava tra i tavoli e ripeteva gesti meccanici, compreso il sorrisino di maniera con cui accoglieva le ordinazioni e depositava sui tavoli. A volte tra i clienti riconosceva qualcuno, qualcuna Molte sue coetanee si erano fidanzate e venivano con il partner. Anche sua sorella Daria aveva intrecciato con Giorgio, mentre Lia era ancora piccola per queste cose. -Prima il dovere, poi il piacere- aveva sempre detto il padre. Ma intanto Daria aveva gi trovato il moroso, anche se si era appena iscritta all Universit. La madre cercava di contrastare le posizioni del marito. -E il loro momento, sono giovani- diceva. -Non la sartina che deve accasarsi- sbottava Tullio riferendosi alla figlia maggiore. Margherita aveva sempre portato i calzettoni e la coda di cavallo. Le gonne sotto il ginocchio e i pantaloni larghi. Mai un filo di trucco. La fioritura dellacne curata con metodi casalinghi cio asciugamano, vapore e bicarbonato. In qualche modo si compiaceva di questo suo annullamento, di questo suo prepararsi alle cose del mondo con il consiglio e la sapienza del padre ma, anche se non voleva ammetterlo, se non voleva ammetterlo neppure a se stessa, si sentiva inadeguata. E sola. Il gruppo dei tennisti, intanto, faceva un gran chiasso. Uno aveva afferrato lo spinello per innaffiare i fiori. Le ragazze ridevano a crepapelle perch da sotto un vaso era sbucato un gatto che, disturbato nella sua siesta, soffiava aggressivo. -Vieni qua, Muffi- chiam Margherita. Lanimale continu ad arcuare il corpo e ad agitare la coda. -Basta, non ti faccio nulla!- disse linnaffiatore chiudendo il rubinetto dellacqua. Margherita prese il gatto tra le braccia e lo port lontano. Il tipo seduto al tavolo sembr scrollarsi dal suo stato di torpore, cos almeno lo percep lei mentre attraversava lo spazio tra i tavolini. Quelli continuarono a confabulare per pi di unora. Locchio di Margherita cadde diverse volte sulla schiera delle gambe ben tornite e abbronzate che spuntavano dai pantaloncini bianchi dei giocatori di tennis. Ad un certo punto si alzarono in piedi decisi ad andarsene. Il pi alto pag il conto per tutti. Quella che doveva essere la sua ragazza continuava a chiamare il gatto, facendo smorfie con la bocca. Aveva un paio di gambe lunghe da capogiro. -Micio, MicioMuffimon chat!!- Il ragazzo le scompigli i capelli. -Non hai mai visto un gatto?- le chiese tra il divertito e lirritato. Lei aveva assunto quellatteggiamento per farsi notare. -Senti- la ragazza si rivolse a Margherita- non che ne hai uno anche per me? -Di che cosa?- chiese Margherita senza afferrare. -Un gatto!- fece quella con tono falsamente ingenuo. -No- rispose lei meravigliata- ma se vuoi, posso chiedere a qualcuno. -Lasciala perdere- intervenne il compagno- non vuole nessun gatto. Lo dice tanto per dire. La ragazza atteggi una smorfia con le labbra. Lui reclin la sua testa sulla sua spalla . Infine se ne andarono. Margherita li accompagn per un tratto con lo sguardo, quindi si volt e punt locchio verso il tavolino posto sotto lombrellone con le frange. Vuoto. Nessuno vi si sedette fino a sera. Poi, quando infine la ragazza and per rassettare tutti i tavoli, riportando ciascuno nel proprio spazio, not che sul ripiano di quello, vicino al posacenere, cera un accendino. Lo prese in mano. Era quadrato e massiccio. Di metallo che sembrava argento. Vi era un monogramma inciso. -Verr a riprenderselo lui- disse la madre sbrigativa e lo butt in uno scomparto del registratore di cassa. Nei giorni seguenti, per, il tipo non si fece vedere. Margherita disse che forse avrebbero dovuto recapitare loggetto a casa del proprietario. E cerc lindirizzo esatto sullelenco telefonico. -Vado io disse il padre so dov. -Potrei venire con te?- chiese Margherita afona. -Se proprio vuoi fece Tullio, serio - Va bene.. cos ci facciamo una bella passeggiata. Margherita era abituata a sorbire i discorsi del padre che andavano dalle considerazioni sulla ignoranza delle masse, alla critica della giovent con le sue manifestazioni demenziali. Entrare in contatto con lui significava accettare di assimilarsi a una forma mentis precostituita in cui le idee erano sempre riconducibili agli stessi archetipi.
Era pomeriggio inoltrato. Di un gioved dagosto. Molte serrande abbassate sul perimetro dei portici. Allinterno del Pavaglione allestivano altri ponteggi per lesecuzione di spettacoli. Faceva caldo e da Est giungeva aria salmastra che miscelava gli odori dellasfalto, delle gelaterie, dei carburanti e delle torce attive nella zona periferica Margherita camminava aerea accanto al padre. Stesse sagome alte e slanciate. Tullio aveva avviato un monologo intorno a uno dei suoi argomenti preferiti: la spiritualit francescana. Spaziando tra la storia degli ordini religiosi finiva con la descrizione delle pievi di campagna. Luoghi di autentica semplicit. -Dobbiamo ritornare a Campanile, uno di questi giorni. Forse bene rivedere ogni tanto quel gioiellino di arte romanica. Non c bisogno di andare chiss dove per ammirare esempi pregevoli di architettura. Lei aveva fatto pi duna volta lescursione in bicicletta a Campanile. Un piccolo centro il cui toponimo dipendeva proprio dalla presenza di un antico campanile di forma cilindrica, risalente al VII secolo, che sinnalzava pendente in mezzo alla campagna.
Il palazzone anni 60 sorgeva di fianco al S.Francisco Hotel. Lui era sul balcone quando li vide arrivare. Stava nel cono dombra e teneva i piedi scalzi pressati contro la ringhiera. Guard la figura della ragazza appiattirsi contro il muro di fronte, quando il padre le disse di aspettarlo l, sul marciapiede sotto un prugno esile, che avrebbe fatto in un attimo. Tullio attravers la strada e raggiunse il portone dingresso per suonare il campanello. Margherita rest immobile mentre il vento le alzava i capelli raccolti sulla nuca. Lui scese le scale a precipizio e simbatt nella figura del padre fermo nella frescura dellatrio . Tullio not le piccole tessere color acqua marina che riempivano a mosaico la tromba delle scale. Edgardo si ferm sugli ultimi due gradini della rampa. Con il piede sinistro accartocciato intorno a una delle infradito. Le sue gambe nude stavano sotto il naso aquilino del padre ,la curvatura delle spalle. -Le ho riportato questo- disse con un piccolo raschio , porgendogli laccendino. -Ah, grazie rispose lui- pensavo di averlo lasciato in negozio e poi mi ero convinto di averlo perso. Lo afferr allungando lentamente il palmo. -Stia attento esort Tullio- questi oggetti sono preziosi. Sarebbe un peccato che andasse smarrito - Apparteneva a un collezionista le figlie hanno voluto disfarsene -Va bene- soggiunse Tullio quasi brusco- adesso la saluto e fece dietro front verso il portone. -Grazie ancora- Edgardo lo accompagn. Il portone si rinchiuse subito dopo dietro le spalle del padre. Tullio riattravers la strada. -Deve proprio avere la testa tra le nuvole, quello!- disse alla figlia. -Perch?- -Credo che abbia problemi di memoria- e non aggiunse altro. Margherita apr la bocca e poi la richiuse. Il padre guard fisso davanti a s. Aveva gi cancellato lincontro.
-Ti tratterrai a lungo?- chiede Margherita ad Angela. -No, il solito tempo necessario per far sentire meno soli i miei e rassicurarli intorno a tante cose. Margherita pressa le labbra. La mandibola si slarga, stringe la corda delle vicissitudini nella saliva aspra.
Era ritornato. Sedeva al solito posto. Sotto lombrellone con le frange al tavolino circolare, il ripiano dalluminio e le gambe smaltate di rosso. Un pomeriggio il vento si era messo a tirare improvviso sparpagliando i tovagliolini sotto i tavoli. Stava finendo lhamburger. -Venga dentro!- gli disse la madre quando si mise a piovere. Lui prese il piatto e trov posto al coperto. Bagnato, sprigionava un odore di terra e di panni bruciati e umidi . Rimase in un angolo a consumare i bocconi. Margherita guardava imbambolata i fiotti di pioggia oltre i vetri e la punta degli ombrelloni sbatacchiati dal vento. Erano immobili, ognuno nel proprio angolo. -E un gran putanno le aveva detto la sorella la sera prima. -Perch?- aveva chiesto Margherita- -Perch si fa tante donne. Va anche con le sposate- Con quello sguardo disarmato? A lei sembrava solo un uomo solitario e triste. Gli port il posacenere. Lui le chiese dovera la toilette. La corrente era saltata e dovette farsi strada a tentoni tra i secchi e una pila di sedie. Ritorn in sala mentre si udiva il rumore dellacqua che risaliva le tubature. -Ha un gettone?- chiese -S - disse Margherita spostandosi dietro il bancone per aprire il registratore di cassa. -Telefono per farmi venire a prendere devo incontrare un cliente- sembrava avvilito. -Se vuole, la accompagno- propose lei. -No, non voglio disturbare- La madre stava sistemando le bottiglie vuote nelle casse. -Esco un attimo!- avvis la figlia. Due minuti dopo era davanti allingresso. Le gocce di pioggia cadevano furiose pungendo come spilli. Edgardo apr la portiera della centoventisette. Sal impacciato. Sedette. Stava un po curvo con la schiena appoggiata per met. -Che tempaccio!- disse cercando di riscaldare latmosfera. Margherita era concentrata sulle marce e la visibilit. Aveva preso da poco la patente. Temeva di far brutta figura davanti allestraneo cui voleva mostrare invece di essere abile. Lui se ne stava rigido portando il suo corpo come un sacco empito di cose poco importanti. -Ho bisogno di scendere l si volt verso il profilo di lei aggettando la palla degli occhi e indic la direzione. La ragazza fren affiancandosi a una motocicletta . -Grazie!- lo sportello gli sfugg senza che lo volesse, sbattendo sgarbatamente. Margherita guard il prospetto del negozio. La serranda era alzata. Gli infissi in legno scuro contornavano una porta a vetro smerigliato. Lui la raggiunse saltellando sul marciapiedi in pendenza per evitare il flusso dellacqua che scorreva. Poi abbass la maniglia, apr la porta e scomparve allinterno. Lei cerc unarea libera per fare retromarcia. -Meno male che tuo padre non cera!- le disse la madre appena fu rientrata- Non farlo pi. Non una buona cosa dare confidenza agli estranei ! Margherita sospir. Non sapeva perch, ma le faceva piacere che lui arrivasse. Sembrava trovarsi a proprio agio. Come se fosse sempre venuto, come se avesse sempre abitato l. Un pomeriggio lui si risedette sotto lombrellone con le frange e, quando Margherita gli serv la focaccia imbottita, Edgardo tir fuori le sue posate. _Porto via queste?- chiese lei, indicando quelle del bar. -S, non mi servono- Lei rimise la forchetta e il coltello sul vassoio, volse le spalle ma poi le rigir per guardare interrogativa. Lui prese il cucchiaio e lo alz verso lalto reggendolo come un aspersorio. -Vieni a vedere!- Margherita pos sul tavolo il vassoio e gli si avvicin. Lui inclin il manico in modo che la luce lo colpisse: Margherita vi scorse un orsetto in rilievo. -Erano le mie quando ero piccolo. Adesso le uso per il campeggio- -Va in campeggio?- -S- -Ma dove?- -A Marina- -Che cosa c di bello l?- -I padelloni- -Cosa si prende?- -Un po di tutto, anche le anguille. Ma a me piace sentire il verso dei gabbiani e gli odori- -Gli odori?- -S, di fondali, di pantani- -Ma non ci sono le zanzare?- -Uso la pomata- Parlava lento. Le parole gli uscivano sgangherate. Sembrava incerto, timoroso. -Tu vai allUniversit, vero?- -Mi mancano alcuni esami e poi presento la tesi Per un attimo sembr non ascoltarla -Perch non mi dai del tu. -Con piacere- rispose Margherita. -Anche per me- disse lui guardandola. Era decisamente poco attraente. Non tanto alto, le braccia corte che si muovevano scomposte, la barba non rasata e una trascuratezza generale che faceva pensare a una scarsa igiene. -E un gran putanno-. Margherita arross, mentre pensava a come lo aveva definito la sorella. Cera in lui una innocenza disarmante. Una aderire alla vita con primitiva naturalezza. Sembrava non avere sovrastrutture ed esprimere solo se stesso.
Le conversazioni erano continuate -Come mai ti trattieni a parlare con quel tipo?- le chiese il padre una mattina che era sceso a far colazione al bar. -Mi comporto con lui come con gli altri clienti. Quando fanno qualche osservazione mi sembra una buona cosa partecipare - rispose Margherita. -Purch tu non partecipi un po troppo- disse il padre sarcastico. -E solo comunicazione!- ribatt la figlia sfidante. -S, ma attraverso quella comunicazione possono passare tante cosePerci : prudenza!
Aveva preso in affitto una casa di campagna assieme a un gruppo di amici. Ci andavano per arrostire braciole di castrato e mangiare allaperto. Perch non ci vieni con Daria? Cerano andate. Anche per vedere la casa con i muri bianchi. E laia. Un quadro di Fattori. Linterno della cucina a pianterreno odorava di fumo. I mattoni del camino erano anneriti di fuliggine . Vi spenzolavano due graticole enormi. -Non le usiamo oggi disse Edgardo mentre Margherita sostava davanti agli alari- ci sono quelle del barbecue allaperto. Guiduccio era gi vicino ai roveti a sventolare penne doca sulla brace mentre qualcuno aveva buttato le coperte per prendere il sole nel prato. Ad un tratto si sent il suono prolungato di un clacson e si intravvide una jeep decapottabile che aveva infilato la carreggiata. -Arriva Corradino! Arriva Corradino!- -Meno male fece Daria- cos sentiremo un po di musica! Corradino aveva issato sul sedile posteriore una chitarra di cui si scorgeva il manico anche da una certa distanza . La decapottabile fin nelle erbacce dellaia. Corradino scese tenendo la chitarra sulla linea delle spalle. -A che punto siamo? Avete portato il vino?- -S, lho portato io fece Edgardo- lho gi messo al fresco. - Che non sia il solito Lambrusco per donne!- disse Corradino. - No, Chianti e Trebbiano!- - Il Chianti va benissimo- Edgardo se ne and dietro la rimessa per far qualcosa mentre Corradino fu raggiunto dalle ragazze che gli chiedevano di suonare. Lui afferm che sentiva caldo e si tolse la canottiera per esibire i pettorali. Si rinfresc con lacqua dellabbeveratoio. Poi cerc la panchina sotto il gelso. -No! Non l che cadono le more! -Non fa nulla- rispose lui- per I giardini di marzo va sempre bene! - Dopo ci fai Baglioni, per! ordin Daria. Si disposero a semicerchio, cerano anche Roberta e Maria Carla, e a squarciagola fecero involare i passeri appollaiati tra le fronde. Guiduccio, intanto, si era stancato di sventolare lintreccio di penne e chiese a Giorgio di dargli il cambio. Edgardo port gli affettati e un vassoio con i bicchieri. Margherita osservava tutto senza dire una parola. Le piaceva quellatmosfera di allegria e di compagnia. Era come se si fosse potuto disciogliere nellaria tutte le energie buone che si avevano dentro. Per mangiare la carne arrostita si misero in piedi attorno al tavolo nellautorimessa. Ognuno con una forchetta prendeva il suo pezzo dal tagliere di legno per posarlo su un piattino di plastica. Era buono lodore di rosmarino che si spandeva intorno, anche se le braciole si erano annerite con i tizzoni di legna. Qualcuno aveva appeso una lavagna che doveva immortalare gli autografi. Per dolce cera un semifreddo portato da Daria :piacque a tutti la sensazione che dava in quella calura estiva. I maschi tracannarono un paio di bicchieri Poi si misero sotto la fila delle tamerici. Edgardo si sedette accanto a Margherita. -Sei mai andata al bowling?- le chiese. -No- rispose la ragazza. -Devi venirci. Un giorno ti porto- -Ma perch ti piace? domand lei. - Serve a scaricare -Scaricare?- -S, il malumore, le tensioni che hai- La guard con degli occhi di bue che facevano tenerezza. E allung le dita tozze verso le sue gambe coperte dai jeans per toccarle le ginocchia. Margherita avvert un sussulto interno. Arross. Lui sembr estraniarsi. Daria si era messa supina a prendere il sole e Giorgio le si butt addosso inscenando una cosa. -Smettetela, voi due, - disse Guiduccio- date una mano piuttosto -Come sei severo!- Daria gli lanci un ghigno beffardo. -Tutta invidia la sua fece Roberta - perch con le donne non pianta un chiodo! Guiduccio alz le spalle e mise i vassoi sporchi nellabbeveratoio. Giorgio se nera uscito nella radura con un pallone di cuoio. -Che ne dite di questo?- Gli furono appresso a sfogare energie. Margherita, Daria e le altre continuarono a prendere il sole. Edgardo si stacc dal gruppo e si sedette accanto a Margherita: -Vieni a vedere lorto- le disse. Margherita si alz e lo segu indolenzita e con la faccia arrossata. Percorsero un piccolo sentiero e raggiunsero un recinto di siepe. Margherita desider essere bambina per immaginare oltre la recinzione . Invece dentro il quadrato pot vedere le pianticelle di insalata e i radicchi allineati nelle loro aree, i ciuffi delle carote e delle cipolle ; in un canto il rosmarino e la salvia. -Che meraviglia! Ma li coltivi tu? -No, mio padre- rispose Edgardo ci vuole costanza. Vedi come le foglie si riempiono di buchi? Ogni anno c un parassita nuovo. Edgardo sospinse il cancelletto e la fece entrare di due passi. Margherita not che le fragole erano gi state colte. -Eh, s disse lui le cose pi buone durano poco.
II
Un edificio di recente costruzione posto tra tanti altri, tutti uguali, che formavano un centro commerciale in periferia. Il bowling era l. Attorno cera confusione di veicoli parcheggiati e in movimento. Dentro, una sorta di luna park fatto palestra con un rumore assordante di palle lanciate sulla pista e di birilli che si sollevavano . Margherita pens subito che le sue sarebbero finite nei canali laterali. Edgardo and alla cassa. Poi la invit ad una postazione e si produsse in lanci. Lei fatic ad afferrare le palle che le sfuggivano, lisce e grosse, e a direzionarle come doveva. Finalmente qualcosa le venne fuori. Le sfere lanciate cadevano con un botto sul percorso come se dovessero bucarlo, rotolavano velocissime verso la bocca del fondo per rompere lo sbarramento alla fila di denti dei birilli. La segnaletica acustica accompagnava. Chi faceva punti saltellava battendo le mani. Ma era tutto cos ripetitivo e monotono. Cera una coppia di sposi che festeggiava lanniversario con amici e parenti che si dividevano nel tifo. Edgardo rideva, rideva come un bambino. Margherita si sentiva un pesce fuor dacqua. Ma non le dispiaceva essere l. In mezzo a quella compagnia e con un uomo.
Lei lo aveva voluto invitare a Poggiolo. A trovare don Ferroni. Che occupava una canonica in collina e diceva la messa per quattro anime. Si teneva dentro la tonaca raccolta in un balzo. Era bello andare a Poggiolo in estate. Per fare la strada polverosa su cui si appoggiava la cascata dei roveti. Guardare in basso e vedere i vigneti lungo i declivi. La centoventotto Edgardo laveva lasciata al primo tabernacolo. E cos erano saliti. Con il sole implacabile che faceva calura pesante, la polvere che si alzava ad ogni transito di mezzo. Porte e finestre sonnecchiavano. Anche il cane lanci soltanto un piccolo sordo mugolio al loro sbucare nello spiazzo. Si misero sotto i noci ad aspettare. Fortunatamente lerba era fresca. Edgardo soffi su qualche filo per trarre suoni. Era come se il tempo fosse fermo. Imprigionato dentro la macchia dei noccioli e la siepe di sambuco. Cera odore di umidit nel fitto e di clorofilla. Se uno avesse buttato la mano, avrebbe potuto trovare le chiocciole addormentate. Poi il cane cominci ad abbaiare e si sent il cigolio delluscio. Il prete usc muovendosi come un cieco. Aveva ancora sonno e il sole lo colpiva in pieno viso. -Chi c ?- -Sono io sono Margherita!- disse la ragazza avvicinandosi --Ah Margherita!- Avanzava piano col fare di chi esce dal chiuso di una cella. -Vorrei presentarle Edgardo- -E il tuo fidanzato?- fece il prete. -E un amico- rispose lei, arrossendo. Lavevano raggiunto. Strizzava gli occhi chiari e la bocca gli si contorceva semi aperta sotto il sole in una smorfia che sapeva di dolore e di ostinazione. -Ti ho mai fatto vedere il pozzo interno?- disse inaspettato. -No- fece Margherita. -Venite- Lo seguirono. Entrarono nella canonica. Don Ferroni si ferm davanti a due pilastri con due battenti al centro. Li apr sulla carrucola e la catena appesa alla trave col secchio immobile nel gancio . . . -Vedi, dove attingo la mia acqua? Penso sempre alle mie parabole quando vengo qui. Anche voi dovete pensare alla vostra parabola. - Quella della Samaritana?- chiese Margherita. - S e il costato di Cristo da cui esce sangue e acqua- Edgardo non diceva una parola e si guardava intorno. Quei discorsi gli erano estranei, ma seguiva accomodante. A Margherita pareva di stare nelle premesse della condivisione. Provava un esaltante senso del ritrovarsi. -Questa una brava ragazza- disse don Ferroni prendendo le mani di Margherita e guardando Edgardo fisso negli occhi. Edgardo abbass le palpebre per quei secondi che significavano ricevuto. Il prete regal loro le poesie di Wojtyla. Stettero ancora a conversare per un po. A Don Ferroni piaceva cimentarsi nei lavori di cucina e chiese se volevano assaggiare le sue frittelle ai fiori di sambuco o la marmellata di ciliegie. Loro ringraziarono rifiutando. Infine si congedarono. La discesa lungo lerta polverosa fu pi leggera e veloce. Edgardo fischiettava. -Come ti sembrato don Tiso? -Simpatico- pronunciato da Edgardo laggettivo sembrava un globulo rosso. -E bello andare a Poggiolo- osserv Margherita. -S, potremmo farlo pi spesso- disse lui.
E ci erano ritornati pi di una volta. Sempre durante quellestate. E nelle giornate torride. Dalla canonica partiva una careggiata che scendeva lungo il declivio e mostrava sul lato pieno le radici scoperte dei castagni. A Margherita piaceva toccarle con le mani, trasmettere e prendere la linfa. Le veniva tanta allegria e desiderio di raccontare storie di folletti e di animali del bosco come se fosse stata in compagnia di un bambino, anche lei bambina. Un impulso di voglia spensierata: aprire le labbra rosse e mostrare il bianco dei denti ben lavorati. Solo ora le sembrava di conoscere le risate liberatorie, correnti improvvise come getti dacqua dalle chiuse. Di fronte agli impacci di lui che le suscitavano la tenerezza per lumanit. Di cui aveva solo letto nei libri. Forse era stato sotto quelle fronde che si erano risvegliati in tutta la loro potenza anche i richiami della giovinezza primordiale, capaci di spaventare e di esaltare. Quel senso percepito come tale a contatto con la terra. Il primo bacio Margherita laveva vissuto quasi per gioco. Quasi a interpretare una parte. Poi il trovarsi sola nel bosco con un uomo - il viso del padre indagatore cacciato e oscurato nel folto- il canto degli uccelli e lodore acre del muschio e della torba lavevano fatta sentire in preda a uno sdoppiamento che imperioso comandava di continuare. E cos era andata oltre.
-Come sta tua madre?- chiede Margherita ad Angela. -Mah, io non mi lamento. E sempre vispa e autosufficiente- -Beata te! La mia invece si muove con il carrellino. Il geriatra dice che bisogna lasciarla fare perch soggetta a depressione.
-Ci vogliamo sposare! Lo voglio sposare! Margherita era inginocchiata ai piedi delluscio di casa e stava passando la lama di un coltello affilato tra il pavimento e la parte terminale del battente per togliere un sasso che vi si era infilato. -Cosa? Ma ti rendi conto di chi ?- Daria aveva unespressione esterrefatta. -E chi ? Chi secondo te? Sentiamo!- il tono di Margherita era pieno di rabbia, di sfida. La lama del coltello gratt la superficie del pavimento stridendo fastidiosa. -Un fallito. Un essere incapace quando non dannoso- Daria aveva abbassato la testa e le aveva urlato nelle orecchie. -Come fai a essere cos sicura? Non lo conosci, tu! -E tu invece credi di conoscerlo, ma ti illudi! E poi lo sanno tutti, in paese Daria si era messa nel corridoio a gambe divaricate e a braccia conserte. -Io non sono come te, non do credito alle chiacchiere. Io ho parlato con lui: solo timido e disarmato, ma disponibile a capire chi gli sta vicino! -Ti vuoi rovinare la vita! E poi il babbo non vuole! la voce di Daria si era incrinata. -Non mi rovino nulla io! Siete voi che me la rovinate! E poi il babbo non centra devo essere io a decidere. Daria non aveva risposto. Solo si era morsicata con forza il labbro inferiore. Margherita continuava a passare nervosamente la lama del coltello sotto la porta. Finalmente venne fuori un sassolino incatramato schizzando sulle piastrelle dellingresso. (1. Continua)
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