:: Pagina iniziale | Autenticati | Registrati | Tutti gli autori | Biografie | Ricerca | Altri siti ::  :: Chi siamo | Contatti ::
:: Poesia | Aforismi | Prosa/Narrativa | Pensieri | Articoli | Saggi | Eventi | Autori proposti | 4 mani  ::
:: Poesia della settimana | Recensioni | Interviste | Libri liberi [eBook] | I libri vagabondi [book crossing] ::  :: Commenti dei lettori ::
 

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso. (da "Il tempo ritrovato" - Marcel Proust)

Sei nella sezione Prosa/Narrativa
gli ultimi 15 titoli pubblicati in questa sezione
gestisci le tue pubblicazioni »

Pagina aperta 208 volte, esclusa la tua visita
Ultima visita il Tue Jun 18 08:58:37 UTC+0200 2024
Moderatore »
se ti autentichi puoi inserire un segnalibro in questa pagina

Il salto

di Teresa Cassani
[ biografia | pagina personale | scrivi all'autore ]


[ Raccogli tutti i testi in prosa dell'autore in una sola pagina ]

« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 4 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »




Pubblicato il 07/05/2024 20:21:36

IL SALTO

Da dieci anni non passo l’estate in Sicilia e non ascolto i ripetuti racconti dei pescatori, amici del nonno, quelli che uscivano con le barchette calafatate per gettare le reti di notte. I pescatori mi trasmettevano il fatalismo che portavano dentro, mi facevano pensare al naufragio della Provvidenza col suo carico di lupini come avevo letto a scuola.
Da dieci anni contrappongo all’aria ferma di quelle estati gli scali a catena di voli low cost diretti in luoghi disparati, angoli paradisiaci e anche infernali del pianeta.
Per necessità della mia azienda, dopo dieci anni e in questo mese di primavera, devo tornare nell’isola delle mie estati.
Non mi sento Ulisse: il mio ruolo professionale supera naturaliter ogni possibile richiamo di odissea, sopravanzando la precedente età preparatoria alla vita, la soggezione al mondo parentale.
La partenza è da Linate alle otto del mattino. Il mio compagno di viaggio si chiama Anselmo. È simpatico ed esperto. Nel definirlo, si potrebbe utilizzare proprio il termine prode per la sua esistenza improntata alle sfide.
Ha ideato una strumentazione ingegnosa, concepita e costruita in legno, che porteremo con noi dentro una valigia blu da imbarco. Serve per misurare con precisione millimetrica lo spazio a ridosso delle paratie di due navi militari dove saranno collocati i disidratatori e il compressore. Mi piace questo far precedere un lavoro di tipo artigianale alla messa in opera tecnologica: risveglia una sorta di tenerezza verso quella manualità più semplice di cui non si smette di percepire l’utilità.
Il volo dura circa un’ora e trenta.
Anselmo ha chiesto alle hostess un posto comodo per non rimanere rannicchiato con i suoi cento novantacinque centimetri di altezza accanto al finestrino, cioè nella posizione fetale in cui l’ho visto inizialmente.
Dall’aeroporto di Catania prendiamo a noleggio una Seat che, prima della consegna, viene sottoposta a un numero imprecisato di scatti e controlli come se fosse un prezioso vaso di porcellana cinese. Muniti finalmente di un mezzo, percorriamo un tratto costiero in direzione Sud. Lascio guidare Anselmo: ho voglia di sbrigliare i pensieri, di lanciarli altrove.
Augusta ha un aspetto leggermente desolato anche se è un centro piuttosto grande, collocato su un’isola ricavata dal taglio di un istmo. C’è un porto che aggetta verso lo Ionio ed è lì che ci attende l’equipaggio delle due navi, Cassiopea e Cigala, per le quali serve il nostro progetto.
L’accoglienza a bordo è amichevole, la parlata inconfondibile.
Il capitano di vascello, in uniforme blu come la nostra valigia, ha un fare signorile come i sottufficiali che ci attorniano. Faccio alcune domande per sciogliere il ghiaccio e allentare eventuali tensioni:
-Avete in programma molti lavori di ammodernamento?-
Il capitano risponde con tono calmo e deciso che trasmette una consapevolezza sollecita:
-Stiamo revisionando l’intera nave: abbiamo già sostituito i motori, i sistemi d’aria e adesso dobbiamo agire sui supporti vitali. L'umidità è dannosa per i motori e vogliamo installare al più presto il vostro disidratatore.
-Sempre che ci stia!-dico io con un mezzo sorriso per stemperare.
Il Capitano sorride di rimando.
Veniamo accompagnati in sala macchine scendendo scale a pioli strettissime.
Ci sono tre o quattro operai zelanti con le tute sporche di olio che ci guidano e Anselmo, il prode, estrae dalla valigia la base di legno, punto fisso di riferimento, e la squadra con la bolla per misurare l’inclinazione della paratia. È un’operazione piuttosto disagevole che richiede spostamenti in spazi risicati tra tutta la strumentazione di bordo. Anselmo, nonostante l'altezza e l'età, ha un'agilità invidiabile nell'infilarsi tra le tubature e le apparecchiature sporche. Naturalmente succede che i nostri pantaloni, oltre alle mani e alla faccia, si impregnano di olio. Io non ho il cambio ma i miei pantaloni sono scuri, quelli di Anselmo sono chiari ma lui, fortunatamente, si è portato il cambio da casa.
Quando risaliamo, il capitano Peluso chiede a un marinaio:
-Possono utilizzare il bagno?
E quello: -Nel bagno non c’è il sapone. Potete lavarvi alla canna dell’acqua qui fuori: c’è il detersivo per piatti.
Questo modo familiare e alla buona solleva il morale. Si ha bisogno della semplicità che mette al riparo dalle ansie e rimanda all’ infanzia che adesso percepisco filtrata dalla maturità del ricordo.
Se riusciamo a concludere in serata, domani un salto ad Aci Trezza per rivedere le reti dei pescatori non me lo toglie nessuno.
Sedere al PC per disegnare, con i dati raccolti, la sagoma del compressore e del disidratatore che dovranno incastrarsi perfettamente nello spazio visionato, a ridosso delle paratie navali, è un esercizio richiestomi dal mestiere che pratico, una cosa necessaria ma di relativa soddisfazione. Un prodotto come tanti altri della stessa serie.
Ma rivedere i luoghi dell’infanzia significa rivivere i segni che ti porti dentro, di cui non puoi liberarti. E per i quali provi, anche se non vuoi, una infinita commozione.


« indietro | stampa | invia ad un amico »
# 4 commenti: Leggi | Commenta » | commenta con il testo a fronte »

I testi, le immagini o i video pubblicati in questa pagina, laddove non facciano parte dei contenuti o del layout grafico gestiti direttamente da LaRecherche.it, sono da considerarsi pubblicati direttamente dall'autore Teresa Cassani, dunque senza un filtro diretto della Redazione, che comunque esercita un controllo, ma qualcosa può sfuggire, pertanto, qualora si ravvisassero attribuzioni non corrette di Opere o violazioni del diritto d'autore si invita a contattare direttamente la Redazione a questa e-mail: redazione@larecherche.it, indicando chiaramente la questione e riportando il collegamento a questa medesima pagina. Si ringrazia per la collaborazione.

 

Di seguito trovi le ultime pubblicazioni dell'autore in questa sezione (max 10)
[se vuoi leggere di più vai alla pagina personale dell'autore »]

Teresa Cassani, nella sezione Narrativa, ha pubblicato anche:

:: Lo schiaffo (Pubblicato il 08/06/2024 19:51:33 - visite: 112) »

:: L’ippocastano (Pubblicato il 02/06/2024 10:54:06 - visite: 83) »

:: Italy (Pubblicato il 21/05/2024 21:25:04 - visite: 116) »

:: Feldspato (Pubblicato il 16/04/2024 20:55:00 - visite: 187) »

:: Schizzo (Pubblicato il 25/02/2024 12:32:21 - visite: 347) »

:: L’altrove (Pubblicato il 21/01/2024 11:37:50 - visite: 304) »

:: Con la voce dolce più che niuna (Pubblicato il 10/01/2024 11:39:09 - visite: 297) »

:: A mezzanotte in punto (Pubblicato il 01/01/2024 20:43:28 - visite: 211) »

:: Il cappotto (Pubblicato il 20/12/2023 09:16:21 - visite: 329) »

:: A gran voce (Pubblicato il 05/12/2023 20:41:51 - visite: 251) »