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Tessere

di Teresa Cassani
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Pubblicato il 01/07/2018 13:35:30

TESSERE

Lei pensava che c’erano modi più eleganti, o garbati, per evitare i traumi della stroncatura improvvisa.

Avrebbe potuto prendere in mano il gioco lui. Dire -Ti cerco io -, e declinare i tempi della effettiva disponibilità.

Quel pugno in faccia, sferrato di proposito, in cui trovavano sfogo sfuggiti retro pensieri, continuava a darle un dolore insopportabile.

Rimuginava dentro di sé possibili manifestazioni di rivalsa, ma al momento era in paralisi d’azione e per lunghi istanti della giornata si augurava di rimanervi.

La sera il tormento risaliva: la rabbia impotente rendeva amaro il resto della saliva, non ancora prosciugata all’interno della bocca.

E la stanchezza non era tale da evitarle reiterati sobbalzi di risveglio nel cuore della notte.

Lei, che, dopo tanto tempo, aveva creduto di poter decongelare i precordi e manifestare scopertamente ciò che di più innalzante provava, scopriva lo smacco di una felicità prima intensamente assaporata e poi perduta.  Adesso doveva fronteggiare i lasciti di una storia che sembrava chiudersi dentro uno schema premeditato.

Aveva imparato dalle sedute, cui si era sottoposta, a non far dipendere la propria autostima dal consenso dell’altro e cercava di non cadere nell’errore. Ma era in collasso di idee e sentimenti.

Poi, al risveglio di un lungo caldissimo pomeriggio d’estate, aveva creduto, come una veggente, di ricevere il primo segno di una rivelazione : quella di essersi affidata a una fragilità.

Lui non era in grado di reggere a lungo il peso di situazioni confidate. Con la sua natura sensibile, ne assorbiva la portata rimanendo per un lungo tempo in balia degli sconquassi.

Doveva essere stato per questo che , dopo otto mesi di ostinato mutismo, alle insistenti richieste di spiegazioni da parte di lei, aveva notificato con dichiarato fastidio il conto di denunciate mancanze.

Era rimasta senza respiro. Ma gli aveva risposto con spirito benevolo per non venir meno a quel tratto nobilitante con cui aveva cercato di imporsi nell’universo di lui, che credeva informato all’affermazione del bene dell’altro.

Invece lui, deliberatamente, lontano dall’elevare il battito d’ali oltre i confini del limitante egoismo, era rovinato al suolo delle rivendicazioni personali, espresse con un linguaggio terra terra e così dissonante rispetto alle enunciazioni di principio con cui si era più volte qualificato .

Adesso lei si chiedeva con urgenza quanto tempo le sarebbe occorso per considerarlo una tessera del passato.

La bruciante mortificazione, infatti, le dava la certezza che non avrebbe mai più cercato di opporsi alla sua scelta di liquidarla.


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