Pubblicato il 10/07/2018 13:48:55
RING E da un po di tempo che non scalina lungo i fianchi della montagna e oggi si sente stranamente in vena. Elettrizzato come un adolescente al suo primo appuntamento. Ha voglia di andare lungo i sentieri ormai puliti, spazzati dal sole chiaro e dal vento di questi giorni. A Nava s, non pi in alto perch il cuore non lo permette. Una passeggiata su per declivi dolci e se la sonnolenza prende, meglio. I residui di neve ovattano latmosfera, lasciano cullare i ricordi. Si alzato di buonora, una colazione leggera. E poi uscito con le racchette, lo zaino piuma. Poche manciate di minuti in cammino tra le vecchie case, le vie strette, e poi si inizia a salire.. Le gambe tirano, il fiato si fa corto. Ma bello. E come alimentarsi. Le membra sottoposte allo sforzo rispondono bene, il morale giusto. Fuori dal centro abitato, sotto i boschi, c un rigagnolo dacqua che scende lungo il sentiero. Lui ha indossato gli anfibi che sono a prova di tutto. Sente qualche tonfo prodotto dagli alberi mentre il percorso si fa erto. Bisogna far forza sulle racchette far scaricare il peso e la fatica. Silenzio. Un odore di cortecce, di foglie macerate e di umidit. Pi freddo sotto i rami nudi che si intrecciano sopra la testa. Ma il movimento scalda, i muscoli si vanno sciogliendo e restituiscono benessere. Scende una jeep. Il rumore si propaga attraverso i conglomerati di roccia e il terreno. Qualcuno ritorna da una baita col il cane dietro che abbaia e sbatte la testa contro i vetri dellabitacolo. Lui ora sul piano. Respiri lunghi e allargamento di braccia. Guarda i pendii e li ricorda a maggio. Verdi, col fieno ad asciugare e qualche cappello di paglia da donna. Arriver fino alla casa di Agnese e poi torner indietro per non far tardi. Lhanno restaurata bene la casa col fienile. Le porte sono verdi lavorate al traforo. Vede delle orme che attraversano la mota del sentiero. Sembrano quelle di una lepre. Vorrebbe seguirle, scoprire la tana dellanimale. Fare cos, come faceva da bambino. Ma non c tempo. Adesso il tempo stringe di pi, si deve stare ai suoi ritmi. E arrivato davanti alla casa di Agnese . E chiusa. Vengono solo durante le vacanze. A prendere il sole o a mangiare le castagne. A Natale, solo se le gelate lo permettono. Si ritrovato l, con i colleghi, per le feste di fine anno. Pasti abbondanti e bevute. Un unghia di taleggio e una lacrima di sassella. Invece erano fette larghe e bicchieri colmi. Lui non faceva mistero del suo piacere per la veritas dentro il vino. E si lasciava andare a risate di gusto, che quasi non lo riconoscevano. Cerano i ritagli per alludere alla weltanschauung da uomo di montagna convertito allamore per i classici e la storia del 900. Ma poi era un porsi da consapevole di unepoca al tramonto. Guarda lorologio. Sono le undici. Il tempo giusto per arrivare prima di mezzogiorno. Dietro front e gi per il sentiero. Con passo deciso, non a rompicollo. Deve far piano se vuol conservare le energie ed evitare che le tibie comincino a dolere.
Ha appena varcato la porta. Lo zaino adagiato sulla cassapanca, assieme al berretto di lana. -Cesare, sei tu?- la voce pacata di Franca esce dalla cucina. -S. Ho fatto tardi?- domanda. -No risponde lei e lo accoglie nel corridoio. Non ha il tempo di lavarsi le mani che Franca gli dice della telefonata. -Hanno chiamato dalla scuola- -S? E chi?- -La vicepreside, pare sia una cosa importante- -Ma lo sanno che sono completamente a riposo?- lo chiede scherzando e ha voglia di sapere. E presto, non ancora luna. Prende il telefono e compone il numero che incollato da anni sulla copertina dellagenda. La vicepreside lo informa che hanno organizzato un viaggio in Europa: Salisburgo, Mauthausen, Vienna. Vogliono la sua presenza in qualit di studioso competente e di testimone. Non sa che dire. Prende tempo mentre il cuore comincia a battere pi forte. Ci deve pensare, ma gi sente il richiamo. Vede gli studenti intorno e i fotogrammi che cominciano a scorrere. Rapidi, rapidissimi. Di anni durati giorni. Di giorni durati mesi. Stretti in una cinghia.
II -Filippo!- Margherita ha appoggiato la mano sulla sua spalla vedi che Carlino non vuole indossare il costume!- Filippo ha finito di scaldarsi le mani e si appena seduto alla tastiera. - E come facciamo? le risponde, alzando il viso con lespressione tirata dobbiamo provare! -Parlagli tu, forse ti ascolta- Filippo tira un respiro lungo. Che avr Carlino? Perch questi capricci? Si alza, si avvia verso il palco, vi gira intorno e sinfila nello spogliatoio. Il ragazzo seduto sul pavimento. Tiene la testa abbassata. Il costume giace vicino ai suoi piedi infilati nei calzini beige. Filippo si piega sulle ginocchia accanto a lui. Sente la giacca di velluto che tira al centro della schiena, come i pantaloni in corrispondenza dellinguine. -Che c?- gli chiede a bassa voce. Quello non lo guarda. Ha laria imbronciata. -Pizzica, tossico. Hanno messo troppo colore sulle piume!- -E solo per dieci minuti. Il tempo di fare le prove- -Eh, ma che odore, prof!- -Sono solo dieci minuti! Ci stanno aspettando! Alice gi pronta- Il ragazzo lo guarda. Lespressione ancora imbronciata. Filippo gli scompiglia i capelli, glieli sistema in una cresta. Hai portato il gel?- gli chiede guardandolo protettivo. -S, prof.- Filippo gli sorride. Carlino sembra convincersi. Afferra lammasso di piume cucite su una tuta rosa carne e inizia a indossarlo. Filippo rimasto sulla porta a guardare. Carlino in piedi ricoperto di piumaggio verde e blu e si tura il naso con le mani. -Non esagerare gli dice Filippo. Intanto arriva Margherita seguita da un gruppo di alunni vestiti da uccellini- Dietro le quinte! -Dov Papagena?- -Eccomi- dice la bambina avvolta nel piumaggio colorato e si mette nella posizione assegnatale. Tutto pronto. Si apre il sipario. Pa pa pa pa . Allegro, in sol maggiore. Alice e Carlino vocalizzano e mimano. Margherita e Romolo recitano. Filippo alla tastiera ha trovato laccordo con i flauti e i corni. Pa pa pa pa. Spera che larrangiamento faccia presa. Lo proporranno a Natale. La scenografia suggestiva. Vi hanno lavorato in quipe.
Le prove sono finite. Filippo per strada. Prima di rincasare deve andare alla pasticceria Riccobene. La mamma per Natale vorrebbe i baci di dama dentro la scatola di metallo. Mamm, che te ne fai dei baci di dama stantii?! Vuoi mettere con i nostri bab o con la pastiera?! Vorrebbe dirle Filippo. Ma Anna, la sorella, si raccomandata. Quando scendi a Natale porta i baci di dama alla mamma. Quelli della scatola di metallo su cui disegnata Lucia nella barchetta sul lago. Filippo da Riccobene. Ha adocchiato la scatola. E appoggiata su un ripiano ricoperto di carta vellutata. Chiede se ne esistono di diverse dimensioni. Gliele mostrano. Lui prende la pi grande. Una botta di euro, per quel che vale, ma almeno saranno contente. Esce. E per strada, con il pacchetto infiocchettato in una graziosa sportina di carta. Pensa che le prove sono andate meglio del previsto. Il pezzo suggestivo e il suo arrangiamento funziona benissimo. Gli hanno gi fatto i complimenti. Si infilato nella stradina stretta che porta allappartamento. Ci abita da solo. E davanti al portone daccesso. Gira la chiave nella toppa, entra nellatrio, rinchiude il portone alle spalle, sale al secondo piano. Due stanze con il bagno . Il soggiorno-cucina d su un cavedio interno che assicura la luce. Avrebbe voluto la vista lago ma non ha trovato. Si accontenta dellaffaccio sul retro delledificio. Il classico pied terre. Comodo perch in centro. Ha comprato il pianoforte elettrico e lha posto di fianco alla finestra. Pu regolare il suono e non disturbare i vicini. Vi passa molte ore. Ogni tanto si avvicina ai vetri e guarda in gi verso la stradina interna. Gli hanno detto che il bagno pubblico presto verr chiuso. Per adesso c un gran via vai di uomini che quando escono si chiudono la cerniera dei pantaloni. Ha fatto ingresso nel soggiorno. Appende allattaccapanni la sportina con il pacchetto infiocchettato e la giacca imbottita. Sono le cinque del pomeriggio. Non ha voglia di correggere i compiti che saranno la solita zuppa di strafalcioni. Meglio vedere se qualcuno scrive. Si siede al PC e avvia il motore di ricerca. S, qualcuno scrive. Giovannella gli manda un invito di partecipazione per una serata a teatro. Le risponder pi tardi. Poi ci sono le informazioni meteo, la pubblicit della solita compagnia viaggi e la notifica di una fattura. Sta cliccando per cestinare quando arriva un sms. Anna gli chiede quando scender a Salerno. Digita: Tra una settimana con lInter City . Prima di riascoltare Il Flauto Magico, ha deciso di rispondere anche a Giovannella. --Salvo imprevisti dellultima ora, sar davanti al Sociale alle otto e quarantacinque di venerd.
III Nevica. Cesare si alzato alle cinque e mezza per andare nellorto. Vuole concimare i pomodori come ha visto fare nel film di Olmi, perch siano precoci e belli a primavera. La moglie si rigirata nel letto. Fantasie della terza et ha pensato. -Mi raccomando il pavimento! Non portare dentro neve!- gli ha detto con la voce impastata nel sonno. Cesare fa piano. Immagina che nellaltra stanza ci sia sempre la figlia che dorme e si ricorda, solo quando locchio cade sullattaccapanni, che ormai vive altrove con la famiglia. Indossa il soprabito scuro e apre luscio. Sotto la gronda che aggetta c la carriola . I fiocchi sono fitti e persistenti. La luce della lampada esterna si proietta su unarea piatta ricoperta di neve. Vi punta lo sguardo. Forse la rete metallica che la recinge a dargli lidea del campo-. Vogliono la sua partecipazione in qualit di studioso e testimone. Sarebbe bello se lo zio fosse ancora al mondo. Potrebbe parlare direttamente della sua esperienza. Afferra la vanga e scosta la neve in corrispondenza del seminato. Il letame gi pronto dentro la carriola. La neve continua a scendere silenziosa, il cielo nero di buio. Gli aveva dedicato due articoli. -Salvato dalla sua bont-. Titolavano. Laveva colpito che si fosse preso cura di un compagno e lo tenesse appoggiato a s durante le selezioni. -Era caduto nella retata della milizia durante uno sciopero alla fabbrica. Poi caricato su un vagone bestiame di un treno merci piombato-. Si chinato per distribuire bene il concime e coprirlo con la paglia e la neve. Ha imparato da un collega che abita in Puglia a tenere lorto. Gli piace, si rilassa e, quando rientra in casa con le scarpe infangate, i pantaloni sporchi, e raggiunge lo studio per ascoltare Domenico Scarlatti, pensa alla lettera che Machiavelli scriveva a Francesco Vettori. Poi si convince che la vita e la letteratura non sempre coincidono e spesso anzi divergono. Ha finito. I semi di pomodori possono ingrassare bene sotto la coltre di terriccio e di neve. Rientra. La moglie dorme ancora. Il sonno passato. Andr in cucina a preparare il caff. Dorzo. -Quando arrivarono al campo, dopo che furono sottoposti alle docce di acqua bollente e gelida, al taglio dei capelli, al marchio sul braccio, venne data loro una brodaglia disgustosa che tutti rifiutarono ma che poi avrebbero rimpianto-. Le spie verdi si sono accese nella macchina con la cialda. Pu premere il pulsante. Il liquido scende nella tazzina. La afferra, si siede al tavolo, aggiunge lo zucchero. La cucina impeccabile. Franca la tiene a specchio. C sempre un buon odore di sapone di Marsiglia. Anche le tendine profumano di fresco. Non il caso di ascoltare Domenico Scarlatti anche a questora. Meglio il notiziario, a volume basso.
IV La serata fredda ma il cielo completamente terso. Capannelli di gente ferma davanti al teatro Sociale in attesa che si aprano i battenti. Filippo ha gi adocchiato Giovannella e Irina. Stanno sotto il lampione con la testa avvolta in una sorta di cuffia scura che pende sulle spalle e incornicia il viso . Giovannella in pantaloni mentre Irina indossa gonna lunga e stivali. Profumano di Eternity. Lui si avvicina a Giovannella e le infila il braccio nellansa formata dal suo. -Vedete che sono puntuale?!- Le avvolge in un sorriso charmant. -Filippo! Che piacere vederti! esclama Giovannella- Ci speravamo, sai?! -Gi, perch sei un orso! conferma Irina- sempre tappato in quel vico!- -S, c la mia tana. E ci sto bene benissimo- allarga i palmi delle mani verso lalto. -Ti fa bene uscire qualche volta!- dice Irina. -Ma lascialo fare soggiunge Giovannella- lui ha bisogno di cercare le verit come un filosofo e, per far questo, deve stare da solo! -Stasera uscito, per insiste Irina guardando dritta gli altri due chi lo scrive larticolo, tu o lui? -Io, no- afferma subito Filippo voglio rilassarmi, godermi la serata, senza pensare ad analisi critiche di qualunque genere -Dovrebbe essere il tuo genere sottolinea Irina. -Cosa, Il nipote di Rameau ?- - E filosofico, no?- continua Irina. -S, per stasera mi voglio godere la cosa solo dal punto di vista estetico. -Non ti preoccupare, Filippo, lo faccio io rassicura Giovannella ho gi concordato con la redattrice. Non per nulla ho il posto prenotato in barcaccia . -Sei sempre la mia buona stella.- il tono di Filippo avvolge come un velluto. -Come va lattivit musicale? gli domanda Giovannella. -Mahspero bene. Domani sera ci sar la prima. Non stato facile mettere in piedi Il flauto magico e far recitare anche i ragazzi delle medie. - Ragazzi delle medie? Che noia! sbotta Irina. -Lui oltre a insegnare inglese al mattino si dedica anche a questa attivit pomeridiana, lo sai vero?- informa Giovannella rivolgendosi allamica. -Lo so, lo so che un eclettico. Hanno aperto i battenti del teatro. Il gruppo a poco a poco si assottiglia, scomparendo allinterno delledificio che assomiglia alla Scala. -Sono curiosa di vedere linterpretazione di Silvio Orlando- Irina sorride arricciando il naso. Stanno facendo ingresso nellatrio e si tolta il copricapo pesante. I capelli sono una cascata di riccioli ramati che scendono a pioggia sulle spalle. -Sicuramente render accattivante il personaggio- osserva Filippo. -Vieni con noi in barcaccia? C una poltrona in pi, perch Giorgio ha rinunciato- -No, scusatemi, ma preferisco la platea, altrimenti mi viene il torcicollo. -Il solito separatista!- -Cos ho la visuale che cerco. Dello spettacolo e delle persone- -Va bene, allora studiaci!- Giovannella sempre brillante. - Ci vediamo alla fine, per i commenti! dice Filippo. Si avviano in due direzioni diverse. Filippo ha trovato un posto in seconda fila, a ridosso del palco. Irina e Giovannella siedono nel loro palchetto, contiguo alle quinte, in basso. Dal posto in platea lui si gira per salutarle, agitando la mano. Le luci rendono marmorei i loro visi. Sembrano due statue in esposizione dentro un balcone. Giovannella impiegata in unagenzia viaggi e scrive articoli per un giornale on line, Irina invece tiene lezioni di danza e dirige un coro di anziani. Finalmente la luce si spegne e si apre il sipario. Gli attori entrano in scena. Il pezzo musicale spumeggiante come la recitazione del protagonista. Filippo si sente coinvolto dalle sue caratteristiche, dallo iato tra la profonda sensibilit estetica e la mancanza di sentimento morale che il personaggio esprime. Infine tutti battono le mani sul leit motiv dellepilogo. Il pubblico si alza lentamente dalle poltrone e sciama verso luscita. Sono fuori a calpestare il porfido dellarteria principale, quasi del tutto spopolata. -Belle le tematiche dice Giovannella che si rimessa la cuffia come Irina- sulleducazionese debba inculcare la virt o condurre alla ricerca della ricchezza, del successo... -A me piaciuta la musicaho idea che la proporr al mio corpo di ballo- afferma Irina. -Bohil tema di fondo ladulazione- sostiene Filippo. -S, molto attuale conviene Irina facendo la bocca stretta. -Ma secondo voi la virt conduce alla felicit?- domanda Giovannella. -No risponde Filippo- e non perch si preferisce il piacere, ma perch la sofferenza umana la condizione degli uomini. -Ah! Come sei leopardiano!- esclama Irina -S: solo la spontaneit di cui godono i bambini e quella di cui godevano gli uomini primitivi rende felici. - Non farci ridere. Nessuno pu sostenere questa posizione anche se chiama in causa i filosofi. Nemmeno tu Felicit progresso - afferma Giovannella sicura. - Touch daccordo: gli uomini primitivi erano solo clava e legge del pi forte, per quel vivere nature non mi dispiacerebbe -Ci prendiamo un drink?- chiede Irina interrompendo. -Ma dove? Stanno chiudendo tutti i bar!- sbotta Filippo. I locali fanno tristezza. Le luci allinterno sono smorzate. Se avessero ventanni non se ne accorgerebbero e darebbero lassalto al localino pi angusto. Ma adesso meglio stare dentro il perimetro dei pensieri esistenziali, soppesarli nella propria intimit. V Lo aspettano questa sera alla Camera del Commercio. La camicia bianca lo fa sentire ancora scolaretto candido, nonostante let, e ha chiesto a Franca di dargli la solita oxford azzurra con il maglione blu. E una serata di fine gennaio. La strada asciutta. In cielo ci sono le stelle e la macchina fila veloce sotto le gallerie. Ha raggiunto il parcheggio sotterraneo, gi occupato da molte auto. C uninaspettata ressa. Al primo piano la cellula fotomagnetica fa scorrere le porte a vetri. Lo accoglie Mario che lui chiama-mio coscritto-. -Sei qua, Cesare?- -Sono forse lultimo?- gli chiede leggermente ansioso. I baffi bianchi vibrano. -No, no! Deve ancora arrivare il presidente!_ -Ma la Romegialli c gi?- -S, di l con lassessore- Cesare fa ingresso nella sala con le poltrone rosse disposte a ventaglio sul dislivello del pavimento. Lassessore circondato da altri settantenni che, per ragioni diverse o simili, hanno a che fare con la Giornata della Memoria. Gli presentano Maria Rosa Romegialli. E una donna dallaspetto fragile. Ha i capelli biondi e nel viso si riconoscono i lineamenti del ragazzo tedesco: fanno pensare al giovane soldato. -Piacere di conoscerla la voce di Cesare, che le tende la mano, grossa. -Il piacere mio risponde la signora so che anche lei ha avuto uno zio sopravvissuto -Ah, qui stasera siamo in tanti a portare uneredit che ci ha segnati - -Ma orgogliosamente- dice la Romegialli convinta. -Siamo testimoni che continuano a dar voceMi piacerebbe che tra il pubblico ci fossero anche tanti giovani. -S - concorda la signora- non so se lessere nati lontani da quei fatti sia stato per loro un bene. -E vero rimarca Cesare- le vecchie generazioni si sono abbeverate a una realt che potrebbe aver contribuito a dare una consapevolezza maggiore. E arrivato il presidente della provincia. Gli si affollano intorno i vari responsabili delliniziativa e gli amministratori. Adesso Cesare e la Romegialli siedono dietro lo stesso tavolo. La signora racconta la propria storia di figlia di una sopravvissuta originaria della Valtellina, votata alla lotta partigiana, stuprata da un soldato della milizia mentre veniva condotta nel campo di concentramento di Mauthausen. Sullo schermo scorrono le immagini. Cesare guarda la fortezza in mezzo ai campi coperti di neve. Il racconto della Romegialli simile a quello dello zio. Percorsero una strada in salita tra i boschi prima di arrivare davanti alla recinzione in mattoni sovrastata da torri Diedero loro degli abiti senza tenere conto delle taglie diverse, le scarpe erano spaiate Ogni giorno vedevano corpi di cadaveri ammonticchiati vicino alle baracche, cumoli di ossa che sarebbero state buone, dopo poco tempo, per essere sbriciolate e concimare i giardini il fumo che usciva dalle torrette diffondeva un puzzo nauseante Donne e uomini furono impiegati a fare pezzi per le locomotive Poi intervengono alcuni parenti di benefattori che, alla stazione di Milano, accolsero in un ricovero i reduci giunti dai campi. -Se sono qui a parlare, questa sera, lo devo a una signora che si occup di mia madre appena scese dal treno. Mia madre mi portava dentro una sporta e io avevo la febbre dice la Romegialli. Cesare abbassa la testa e guarda il tavolone lucido di ciliegio, i microfoni e i cavetti. Sa che se parlasse lui in questo momento la sua voce tremerebbe. Pensa che quando parteciper alla gita con i ragazzi far questa domanda: Come ci si salva dallorrore del campo di concentramento?
VI Il Natale passato. Sono passati Capodanno e lEpifania. Filippo tornato da Salerno. Il ricordo delle feste va rarefacendosi nellaria come le note di una fisarmonica che da un po di giorni sente e non sente sotto casa. Mamm ha ricevuto la scatola con i baci di dama. -Pi grandi me li aspettavo! ha osservato delusa. -Che ti devo dire mamma!? Cos son fatti!- Zia Delia venuto a salutarlo e gli ha chiesto come va col suo fil fil. Ha mimato alzando le braccia in modo un po grottesco. Anna le ha risposto che non suona il clarinetto ma il pianoforte e, forse, se proprio si vogliono usare le onomatopee per rendere lidea, meglio dire papapa. Filippo ha informato che lo spettacolo messo in scena lantivigilia di Natale visibile su youtube, ma zia Delia sostiene che i video fanno perdere la poesia e non li vuole vedere. Filippo ha telefonato a Elisabetta Clo per farle gli auguri. Lei ha usato un tono leggermente freddo. Perch non pu dipendere dai suoi respiri, dai suoi tempi dilatati. Non- pu dipendere dalla sua imprevedibilit-. Una volta gli aveva giurato di amarlo pi di ogni altra cosa al mondo e sembrava disposta ad accettare ogni suo lato inconsueto. Ma le manifestazioni dellamore risentono, si sa, di tanti condizionamenti. A partire dallumore. Che nelle donne variabilissimo e Filippo ha smesso di meravigliarsi. Elisabetta Clo tiene un corso di danza per ragazzine che indossano il tut bianco e fanno gli esercizi alla sbarra. E una ballerina rigorosa, ha un portamento elegante. Alcune volte si esibita al S. Carlo. Filippo rimasto colpito dal suo corpo flessuoso, dal suo collo di cigno. La madre originaria del Sussex e lei parla perfettamente linglese al punto che quando la imbarazzano certe situazioni si esprime nella lingua materna. I tried to discourage him from going away. Ha detto alla mamma . Ma non perch lui abita a ottocento chilometri di distanza, che potrebbe anche trasferirsi. Il motivo che -He always change his mind-. Filippo le vuol bene, le ruota intorno come una farfalla attratta da una fiammella, ma non pu rinunciare ai suoi spazi e lo inquieta un legame definitivo. Cerca lo stato di chi si sente sempre sul punto di incominciare. Ha paura di scoprirsi seduto troppo presto. Ha paura di sentire minate le sue potenzialit da fisime femminili. -Elisab, quanto sssi bella! Maronna mia! - Elisabetta sta uscendo dal portone di casa. Ha capelli neri fluenti allaria, occhi pervinca e pelle di seta. -Elisab, lo sai dove vado in gita scolastica? A Mauthausen.- -Che tristezza Fil risponde Elisabetta I ragazzini lli portate ll?- -E una consuetudine della scuola. Da un po di tempo le terze visitano gli ex lager nazisti. Lanno scorso sono andati ad Auschwitz.- -Ma solo a Mauthausen li portate?- -No, anche a Salisburgo e a Vienna- -Meno male Fil. Vienna bellissima . Ma pure Salisburgo. Ci sta la casa di Mozrt- -S, e- Filippo apre gli occhi. Si era abbioccato sul divano durante la correzione dei compiti. Sempre gli stessi errori : dimenticano i soggetti, dimenticano di mettere la esse alla terza persona singolare del presente indicativo, pospongono laggettivo al nome. Lui sottolinea, cerchia, segna con mille vu che vogliono dire manca. Ore spese in queste amenit fanno desiderare cento altre cose. Il viso di Elisabetta Clo era scivolato tra due fogli protocollo zeppi di errori. Si svegliato. -Elisabetta, mo i sto ca!- VII Deve fare una visita presso il centro Amplifon. La moglie si fissata. Dice che sordo. E vero. Qualche volta non afferra bene quel che dicono, anche perch molto distratto, e completa la comprensione osservando il labiale. Ha preso lappuntamento e il giorno arrivato. Franca vuole accompagnarlo. Scendono verso le quattro del pomeriggio. Lui ha dovuto pulire la macchina e mettere ordine nellabitacolo perch la moglie si vergogna dei vecchi quotidiani arrotolati che giacciono perennemente sui sedili, accanto ai contenitori del latte acquistato nei distributori automatici. Mentre vanno, Franca lo ispeziona con lo sguardo. Sembra che consideri una cosa rara il fatto che ludito col passare del tempo si possa indebolire. Ha idea lei di quanti decibel ha dovuto subire nel corso degli anni dalla tromba scuola? Dai rimbombi della palestra, dal vociare delle classi? Mentre lei si occupava delle pattine per il pavimento a specchio e delle tende di chiffon nella quiete delle stanze? Tace. Guarda muto davanti a s la strada che si incurva. Lei ha indosso la pelliccia di foca grigia e profuma di un misto di cipria e acqua di colonia che la fanno signora bella, sapiente dei misteri della toilette. Sono arrivati. Cesare parcheggia la macchina sotto il campanile quasi a cercare la benedizione. Mentre camminano lungo le strade del centro, le vetrine rimandano la loro immagine riflessa. Sono sempre una bella coppia. Come lo erano da giovani. Alla confluenza con via Roma c un crocchio di gente che attornia dei musicisti. Hanno barbe lunghe, grigie e il cappello a cilindro. Uno stringe in mano il violino, laltro il clarinetto. Eseguono musica Klezmer. Cesare ne attratto. Non li aveva mai visti da queste parti. La musica Klezmer gli scava dentro. E come se lo rimandasse a un passato ancestrale che gli appartiene senza sapere ancora bene come. Un genere tramandato oralmente dagli Ebrei dellEst europeo, struggente come pochi altri. Stanno eseguendo un brano: un passaggio dalla musica sacra alla musica profana. Si ferma, rapito. Li sente amici, parenti. Vorrebbe avvicinarsi al clarinettista e dirgli: -Non ci siamo mai incontrati prima, fratello, ma come se lavessimo fatto. A me sembra di conoscerti da sempre e, se dai tuoi occhi esce una lacrima, anchio ho voglia di piangere con te-. La moglie lo strattona, lo tira per il braccio. -Vieni, Cesare, tardi- Cesare come un bambino che si attarda davanti a uno spettacolo che non si ripeter. Pensa ai Lautari mentre tengono il violino vicino al viso e cavalcano nelle pianure della Moldova. E alla musica di qualche jazzista che ha assimilato quei suoni. Che sono insieme dolcezza e tristezza e fanno venir voglia di scolare un bicchiere. Franca preme con la mano sul cappotto del marito allaltezza dei reni. Lui la segue finalmente. Raggiungono il centro Amplifon. Un locale a piano terra, spoglio e minimalista nella struttura, angusto e triste, che raffredda il cuore. La visita breve. S, ha bisogno di un apparecchietto acustico. Ce ne sono di invisibili. Occorre solo un po di buona volont e saper accettare. VIII Il cellulare ha vibrato nella tasca dei pantaloni mentre Filippo era in bagno a sistemare laccenno dei baffi. Perch domenica non andiamo a fare una passeggiata sul lungo lago? scrive Irina. Lui ha risposto: Non una cattiva idea. Passeggiare sul lungo lago sempre rilassante o stimolante soprattutto adesso che febbraio, le giornate si allungano e il sole scalda di pi. In questo periodo a Filippo capita spesso di svegliarsi presto la mattina con una specie di sfarfallio nello stomaco e un gran desiderio di scendere dal letto e andare a preparare la colazione spinto da chiss quali prospettive di novit. Gli piacciono gli appuntamenti. Soprattutto quando non li decide lui. Irina bella. Ha unossatura robusta, mani grandi e solide, pelle chiarissima sotto le lentiggini di rame. Singioiella e si profuma come fanno le donne slave che amano un vestiario leggermente appariscente e leggermente retr. E nata in un villaggio vicino a Praga e pare sia stata abbandonata da un marito manesco che lha sposata giovanissima. La bambina, che hanno avuto, adesso una ragazza di ventiquattro anni che lavora a Milano per la Macintosh. Il punto di ritrovo convenuto lo slargo davanti al negozio di scarpe che fa angolo con le due vie principali e occupa quattro vetrine. C sempre un andirivieni di gente che mette addosso fervore e prurigine. Irina arriva puntualissima con un cappotto nero, un misto di lana e astrakan sintetico, sagomato sulla linea dei fianchi che la fa elegante e femminile insieme alla sciarpa grigio perla e alla borsetta in pelle lucida con le catenelle. Anche Filippo indossa un capo ricercato: una giacca in velluto liscio, marrone, guarnita di un interno che assembla tessuto impermeabile e finiture in pelle. Sono una bella coppia e insieme sembrano perfetti. -Dove andiamo?- chiede lui. -Si era detto sul lungo lago risponde Irina. Il sole scintilla sulle cose, il lago carta argentata e foschia sul fondo che restringe il profilo della costa. -Che luce meravigliosa!- dice Irina contenta, mentre camminano con passo vivace in direzione del circolo dei canottieri. -Mi hanno sempre affascinato- dice Filippo alludendo alle canoe e agli omini seduti che affondano i remi nellacqua. Il ghiaino sotto le scarpe rende pi rumorosi i passi che risuonano concitati ma anche solitari.. Ora sono fermi con le braccia appoggiate sul parapetto davanti al lago immobile. -Sei contento? chiede Irina, guardandolo curiosa, dopo una pausa di silenzio. -Di che cosa?- domanda lui. -Di essere qui, della vitaque pasa, Filippo?- -Mah, non si mai contenti della vita- -Non stai con qualcuna?- chiede Irina. -Niente di definito -Non ti piacerebbe stare con qualcuna?- -S e no- dice Filippo.- -Perch s e no?- -Perch evidente come sarebbe- -Come sarebbe?- -Allinizio giornate di passione, messaggi e attese. Poi un noioso replicare e il bisogno di rompere per tornare ad aspettare -Perch dici questo?- -Perch non dura. Non dura mai. E quando finisce si comincia a farsi del male. -Non detto dice Irina che diventata seria- se non lo si vuole, non succede. Non succede cos. -Anche se non lo si vuole, scattano meccanismi pi forti di noi. Irina lo guarda impensierita. Ha il sorriso annuvolato. Questo bel figlio pieno di humour e intelligenza, che sembra fatto per essere amato, rivela uninteriorit somigliante a un ambiente arido dove crescono solo piante basse, radi cespugli spinosi in mezzo alle petraie. -Ci vogliono i figli per unire una coppia- dice Irina. -S, forse. Ma se non li si fa nellet della follia, poi pi difficile- -Non mi dirai che tu hai passato let! - -Eh guarda, non lo so. I figli sono una responsabilit che dura in perpetuo -Per riempiono la vita. Io, se non avessi mia figlia, non saprei come fare. Lei ha colmato i miei vuoti, mi ha aiutato a trovare il senso. -Pu essere. Per, bisogna evitare di considerare i figli come oggetti bens come soggetti con le loro peculiarit che possono anche contrastare con le nostre. -Sono dei giudici straordinari, vero- osserva Irina. - E interlocutori, che hanno da insegnare conferma Filippo. -Sembri desiderare di averne- - Sono troppo adolescente. Troppo Peter Pan , infrollito dentro il mio mondo Irina lo guarda muta. Gli occhi le si appannano. Niente semi tra i cespugli spinosi. Sorride e divaga con i discorsi. Come ogni donna brava a recitare fra gli oh e gli ah di meraviglia. Ma ha gi soppesato linfelicit che deve tener lontana, assieme alle beatificazioni. Racconta fatti e fa sapere di quante amicizie dispone, di quante prospettive lattendono. Lei un soprano e ha in programma qualche esibizione. Questo per concludere in bellezza la giornata. IX Hanno scelto la domenica delle Palme che fa guadagnare un giorno. Poi ci sar la Settimana Santa per riposare e per riflettere. Due pullman gran turismo sono davanti alla scuola alle quattro del mattino. Loro arrivano alla spicciolata. Hanno giacche a vento, valigie e zaini. Nelloscurit le facce si riconoscono a stento , comprese quelle dei professori. I genitori sostano nel parcheggio, sommessi e muti come di fronte a una prospettiva che reca insidie. Cesare gi l, dietro un angolo a osservare. Non ha perso labitudine della puntualit. Quanti anni sono passati dalle sveglie antelucane per presenziare le partenze? Adesso fa il conto. Si sente un palombaro dentro la giacca imbottita , soprattutto per la disposizione interiore. Gli pare di dover ridiscendere sul fondo a cercare qualcosa da riportare a galla. Non sa bene che cosa. Gli autisti hanno aperto i bagagliai. Masse di schiene piegate a sistemare e qualche imprecazione. Lui stringe la maniglia del trolley: lo poser per ultimo. Non vuole che si confonda nellammasso. Dal gruppo si distacca la professoressa Marianelli. Viene verso di lui. -E pronto per questa avventura, preside?- Lo chiama ancora cos, spinta da una sorta di obbligo deferente. -Ci credi? Sono vecchio e stanco ma questo momento, che vivo come un amarcord, ancora capace di emozionarmi. -I ragazzi sono stati preparati e catechizzati. Gli autisti i pi disponibili della societ autolinee cui facciamo riferimento da anni dice la Marianelli. -Ma s, stai tranquilla! Non c bisogno di fare gli scongiuri Strizza gli occhi e mostra il suo sorriso accattivante che la Marianelli conosce. Hanno sistemato i bagagli e preso posto nei sedili. La vicepreside tiene il microfono in mano per fare le raccomandazioni: -mettere le cartacce dentro i cestini, non disturbare lautista, ascoltare gli insegnanti..- Sono pronti. Si parte. Cesare si seduto dietro lautista. Lha nelle orecchie da tempi che si perdono nella memoria. Quel brusio confuso, che non dice nulla e per accompagna e fa compagnia. E quel senso dellaffido. Pi di quaranta vite che dipendono e attendono. Il pullman va. Fila sul velluto degli ammortizzatori. Lautostrada dritta, piana, sempre uguale a se stessa. Le autostrade sono sempre uguali. Albeggia, le cose vanno riprendendo i loro colori naturali, il cielo terso. C una coda di corriere e camion fermi. E fermo anche il loro mezzo. Qualche ragazzo chiede la sosta per andare alla toilette. Fra poco arriveranno in un autogrill, gli dicono. Obbligatorio fermarsi ogni due ore. Cesare guarda indietro in direzione del corridoio. Gambe e braccia che si incrociano. Gli mancata la preghiera di accompagnamento. Lui ha in mente le gite oratoriali e quelle che faceva da studente. Ma adesso non susa pi. Sono tempi di relativismo e deriva. Si affida mentalmente allangelo custode e alla Madonna sapendo che la festa dellAnnunciazione vicina. X Sono arrivati a Innsbruck. I due pullman hanno parcheggiato in un viale che da in unarea di sosta. La Marianelli sfodera il proprio inglese con una vigilessa della citt, che spiega quanto dista il centro e che cosa possono vedere. I poli dattrazione sono il tettuccio doro e il cenotafio di Massimiliano I nella Hofkirche. Adesso le quattro classi si sono fuse e il gruppo sciama numeroso in direzione mentre si leva un vento freddo e fastidioso e tutti si abbottonano le giacche. Cesare si messo in coda. Dice che ha bisogno di camminare piano, di abituarsi allaria nuova. Il -tettuccio doro - quasi deludente. Le guide lo descrivono con dovizia di particolari, ma il balcone coperto d lidea di un elemento nel complesso insignificante anche se brilla sotto il sole. Pi scenografiche invece risultano le ventotto statue gigantesche del cenotafio allinterno della -chiesa di corte-. I ragazzi ne rimangono colpiti. Cesare ha voglia di sedersi su una panchina e di consumare il panino oppure di fermarsi in un negozio e guardare quelle giacche tirolesi di lana spessa da accompagnare a un cappello di feltro. Ecco, hanno trovato una piazzetta con le panchine accostate ai muri. Gli insegnanti vogliono andare a comprare il panino. Lui ne ha due nello zaino e rimarr con i ragazzi. Adesso si sente un buon pap che ha portato i figli in Tirolo durante una gita domenicale. Sorride di gusto e gli viene quellespressione da anziano, un po confuso, un po euforico. Filippo ha raggiunto Paola Avveduti. Si sono conosciuti a un corso di scenografia. Paola sa come realizzare fondali di uno spettacolo utilizzando materiale di riciclo. -Come si sta sul tuo pullman?- gli chiede Paola. -Come sul tuo- -Schiamazzano i ragazzi?- -Direi che nel complesso sono stati abbastanza calmi- -Io cerco un locale in cui vendono i bretzel- -S, pu andar bene- risponde Filippo sistemandosi la sciarpa- tanto per quattro giorni bisogna rassegnarsi. -Al vitto?- chiede Paola scostandosi il ciuffo scuro dalla fronte. -E allalloggio- -Non ti piace lostello?- -Non mi piace il baccano- LAvveduti lo guarda perplessa. Sembra porsi una domanda. Intanto la Marianelli ha fatto segno da sotto il cartello di un locale dove vendono bretzel, wurstel e sandwich. Gli altri la raggiungono. I bretzel hanno laspetto di pani duri. Filippo e Paola ne prendono uno a testa da accompagnare con lo speck. Quando ritornano nella piazzetta i ragazzi stanno tirando quattro calci a un pallone sgonfio. Cesare se lo fa passare. Forse Innsbruck rimarr nei loro ricordi per questo. XI Il viaggio ripreso. Mancano quattrocento chilometri a Vienna. Filippo guarda i messaggi sul cellulare. Anna gli chiede come sta andando la gita. Bene, tutto regolare. Irina lo informa che interpreter Donna Elvira nel Don Giovanni. Mi spiace non poter presenziare, ma ti penser le risponde. Elisabetta gli domanda se scender a Pasqua perch le piacerebbe partecipare a un concerto con lui. Al novanta per cento s le scrive di rimando. Meglio tenersi sul distaccato per accrescere in lei il desiderio di vederlo. Provano e confermano i fatti che se uno si mostra innamorato, perde la propria attrattiva. Lamore deve recare in s quella dimensione dellimpossibilit capace di renderlo ideale e perci sublime. Filippo ha letto la biografia di Casanova e qualche lezione sa metterla in pratica. Intanto guarda davanti a s la strada lunga, inframmezzata da segnaletica in lingua tedesca, mentre lautista mantiene una marcia di sicurezza con locchio sul navigatore. Adesso le ore vanno vissute nella compressione del respiro e dei muscoli, nella pazienza dellattendere. I viaggi allestero servono a conoscere gli altri e se stessi e Filippo non si pente di aver dato la propria disponibilit ad accompagnare la classe, al posto dellinsegnante di lettere della sua sezione. Oltre a lui e al professore di musica, sul pullman ci sono la docente di matematica, Svanoletti, una signora un po anziana che ha qualche problema di vista, e la professoressa Artusi, insegnante di tecnica, che vanta una discreta conoscenza dei luoghi dellOlocausto. Filippo un sostenitore della valenza formativa delle gite. Si trovato a difendere queste iniziative in collegio docenti, sostenuto dalla Marianelli che persona di notevole sensibilit, contro il parere di alcuni colleghi allarmati dalla prospettiva di eventuali disgrazie e scoraggiati dal carico di responsabilit.
XII E sera. I pullman sono nella cintura periferica della capitale. Dai finestrini si intravvedono eleganti edifici illuminati dal chiarore dei lampioni. Il locale prenotato per la cena allinterno del Ring . Si chiama Camelot e si presenta come unenorme stanza con tutti gli attributi dellepoca medievale. Scudi e spade alle pareti, armature e tavoloni rustici ricordano il leggendario mondo dei cavalieri. Il servizio rapido. Portano pasta al pomodoro, quarti di pollo con kartoffeln e poi il dessert. Gli insegnanti, prima di addentare le porzioni, controllano che tutti si siano accomodati ai loro posti. C un baccano dinferno prodotto da pi di ottanta voci. Cesare crede di avere un po di nausea e di non sopportare la cappa di caldo che gli preme addosso. Gli gira la testa mentre guarda la scacchiera delle piastrelle bianche e rosse su cui cade qualche forchetta o coltello. Pensa a questo luogo non vero che attira i consumatori. Pi che in una finta stanza medievale preferirebbe trovarsi nei locali di una caserma con i pastrani grigioverdi appesi alle pareti. Sarebbero pi autentici. Ma se lo dicesse, lo prenderebbero in giro anche se bonariamente. Spera che venga al pi presto il momento di uscire. E il primo a sgattaiolare in strada nel freddo della serata dopo gli auviedersehen auviedersehen. Sono allostello fuori dal ring. Occorrono tempi lunghi per la sistemazione. Lui si offerto come interprete. Ha studiato il tedesco da autodidatta, appoggiando per anni sul cruscotto della macchina e sul comodino della camera da letto frasi e strutture da mandare a memoria. Alla reception un impiegato distribuisce braccialetti di carta. La Marianelli gli presenta il voucher. Viene spiegato in che piani si trovano le zimmer e come sono ripartite tra i maschi e le femmine. C unulteriore ragionata compilazione di moduli. Ci si aspetterebbe la distribuzione di lenzuola e coperte, invece i letti sono gi fatti. Per gruppetti i ragazzi salgono le scale e spariscono nelle camere con il solito schiamazzo. A nulla serve ventilare lo spauracchio degli uomini della security che fanno la ronda. Ormai si capito che tutto subordinato al business e anche la severit austriaca non esiste pi. Sono galvanizzati dal viaggio e pieni di energie. Occorre una camminata stancante perch possano prendere sonno. Gli insegnanti decidono di uscire per raggiungere la Stephansdom, nel cuore della citt. Adesso la comitiva avanza lungo le strade di Vienna con i professori in testa in coda e al centro. La cattedrale non illuminata e contrasta con la mondanit del resto. Le professoresse commentano sullo stile gotico . Carlino vuol fare un selfie accanto a Filippo davanti al monumento del Graben, ma il prof gli dice che a Salisburgo scatteranno tante foto insieme.
XIII La sveglia ha suonato alle sette. Il tempo di vestirsi e scendere nella mensa del seminterrato dove gi alcuni alunni e insegnanti si aggirano con i vassoi in mano e le facce assonnate perch non hanno riposato bene. Lo spazio ampio, lofferta assortita. Ci sono cereali, affettati, marmellata, burro, pane abbrustolito, the, caff lungo, latte, succhi di frutta. La Marianelli ha gi consumato la sua colazione e sta facendo il giro delle stanze per assicurarsi che tutti abbiano sentito la sveglia e si stiano preparando. Nel locale c il solito acciottolio di stoviglie, rumore di forchette e brusio. Ma anche atmosfera frizzantina dellinizio giornata nei bocconi che mettono in circolo calorie, negli zaini che vengono richiusi. Alle 8 e 30 lo squadrone di nuovo sui pullman per il giro turistico della citt. Una delle due guide, contattate dallagenzia, assomiglia vagamente a Romy Schneider. Si chiama Veronika, ha studiato in Italia e conosce molto bene la lingua. Comincia col dare indicazioni generali sulla regione austriaca, poi spiega il perch della ubicazione decentrata della capitale, i progetti di ampliamento della citt, il numero delle linee metropolitane. Il pullman procede lento per permettere di guardare a destra e a sinistra i palazzi che si affacciano sul viale di cinta fatto costruire da Franz Joseph al posto delle mura. Veronika orienta lattenzione verso la cattedrale commissionata dallimperatore, edificata in stile gotico secondo i dettami dello storicismo. Enumera gli edifici voluti dalla famiglia imperiale, dal Theresianum alla Favorita, accenna al Palazzo dellOpera. Le immagini del film Amadeus scorrono nella mente di qualcuno. Arriva il momento di scendere e tutti sono felici. Hanno voglia di sgranchirsi le gambe, di calarsi tra la folla che parla una lingua dai suoni diversi. Mentre camminano per raggiungere il Graben, si imbattono in un cavallo Lipizzano condotto nelle scuderie della Scuola di Equitazione . Il Graben presto attraversato. Descritta la colonna eretta in onore della scampata peste. A mezzogiorno le guide si allontanano per il pranzo. Cesare ha gi adocchiato il negozio dove comperare le cartoline ma prima bisogna mettere qualcosa nello stomaco. Ci sono chioschetti che vendono wusterl e salsicce oltre ai soliti Mc Donald. E una soluzione che non dispiace. Alla Marianelli non vanno proprio quei salsicciotti disgustosi che trasudano grasso: pensa di cercare un locale dove si possa mangiare un toast. Filippo ha deciso di accompagnarla. -Mi sembra che tutto proceda bene- afferma la vicepreside mentre si incammina lungo una via centrale. -Senza cantar vittoria, direi proprio di s- risponde Filippo. Le si affiancato cortese, il portamento elegante. Lei una lady distinta con un tre quarti di soprabito fumo di Londra, e i pantaloni abbinati. Sempre impeccabile, nonostante le esigenze di comodit che la situazione richiede. -Mi piace condividere il panino con gli altri, ma non sopporto lodore di quegli insaccati- spiega facendo oscillare lievemente la testa bionda. -Anche a me non piacciono- dice Filippo con tono vagamente tranquillizzante. -Andiamo in fretta e poi torniamo- la Marianelli teme di lasciare il gruppo sguarnito di controllo. -Do you have a toast?- Non lo hanno gi pronto, lo devono preparare. Nel piccolo locale c un panino a forma di tartaruga che giace , ultimo e stantio, in un vassoio. -All right- , hanno deciso di aspettare. Una commessa si avvicina con la macchinetta elettronica per riscuotere - four euro and fifty- cadauno e battere lo scontrino. Finalmente i sacchetti vengono confezionati. Mangiano per strada. - Speriamo che il tempo si mantenga sereno. Io penso a domani. Mi scuote lidea di andare a Mauthausen. Mi chiedo se non sia prematuro metterli davanti a queste realt - La formazione passa attraverso lesperienza- risponde Filippo- non prematuro: avranno modo di far sedimentare e verr il giorno in cui ripescare nella memoria- -Spero che lintervento dellex preside Valenti risulti efficace- afferma la Marianelli. -Tu lo conosci da tanto?- -Da una vita praticamente. Mi ha insegnato che ai ragazzi bisogna dedicare tutto di se stessi, e che non ci si deve mai accontentare. Filippo nota lespressione ammirata della Marianelli e gli pare di cogliere la portata di un sentimento di stima. Lappuntamento davanti allAlbertina. Sono tutti pronti e vispi. Hanno fatto cento selfie e osservano una carrozza ferma allangolo con un postiglione vestito come nellOttocento. Si parte per Schonbrunn, la residenza di campagna degli Asburgo che dista neanche un tiro di schioppo da quella della citt . Considerando la distanza esigua, vi giungono nel giro di diversi minuti cio il tempo permesso dai sensi unici. E grande, enorme, attorniata da un parco in cui si sprofonda, si naviga e si sale. Si attardano nei pressi degli edifici di servizio. Le guide devono fare i biglietti. C una polvere sottile che sale dalla spianata e un solicello di marzo che indora. Il gruppo si sparpaglia e sosta fermo nel tempo e nello spazio. Cesare ha visto la buchetta delle lettere e si precipitato a infilarvi le cartoline perch vengano recapitate con il timbro di Vienna. Filippo sceglie inquadrature per la digitale. Le guide sono pronte. Adesso li attende la storia di una famiglia imperiale raccontata da una guida che si segnata di fantasie giovanili. Come tutte le ragazze, come la stessa Marianelli, Veronika ha sognato la vita tra quelle mura ,quei balli, quei saloni . Tra quei regnanti abbigliati come nelle fiabe. -Suo padre non aveva figli maschi e aveva disposto con la Pragmatica Sanzione che lo scettro passasse a lei, a Maria Teresa: laugusta sovrana che aveva voluto il catasto e listruzione per tutti i bambini dellImpero, zingari compresi.- Maria Teresa, la madre di Maria Antonietta e di altri quindici figli, la sovrana illuminata dei libri di storia. Nella sala da pranzo i tovaglioli sono disposti a forma di giglio sulla tavola apparecchiata. Ci sono manichini vestiti da guardie con caratteristiche somatiche e abiti diversi perch provengono da tutte le parti dellimpero. Un quadro presenta il carosello di alcune nobildonne che festeggiano una vittoria : mentre cavalcano impugnano la sciabola sguainata e mozzano il capo ai mori di cartapesta. C la sala cinese blu con la carta di riso nei parati. E lo studio dove Franz Joseph riceveva fin dalle cinque del mattino tutti coloro che desideravano parlare con lImperatore. La visita finisce. Al bookshop Filippo compra due cartoline per Elisabetta. Una con il salottino cinese, laltra con il- bacio di Klimt. E indeciso se mandargliele in busta chiusa o consegnargliele personalmente a Pasqua. Ci penser. Paola Avveduti ha in testa il palazzo della Secessione e il Belvedere. Vuole mostrare le opposizioni al revivalismo. Per questo scopo ha investito molte energie proponendo alle classi tante attivit. La visita al Belvedere fissata per la sera del terzo giorno accanto a quella del Prater. Si messo a piovigginare ma, dopo cena, bisogna uscire per la solita scorrazzata liberatoria. Pamela di 3^C non sta bene. Ha gli occhi lucidi, scotta, e dice che vuol coricarsi subito nella sua camera senza cenare. La Marianelli le prende il polso. I battiti sono veloci, qualche linea di febbre c. E una ragazzina con i capelli rossi, simpatica e determinata. Ha unespressione avvilita e voglia di informare la mamma. La Marianelli le dice che star con lei mentre i suoi compagni usciranno in passeggiata. Cesare leggermente contrariato. Non conosce gli altri insegnanti e deve abbozzare. La Marianelli il volto amico, il ricordo di quegli anni, linterlocutrice testimone. Alcuni dicono che la ragazzina pu stare benissimo da sola, che riposer in camera dopo laspirina, ma la vicepreside irremovibile: dar il proprio ombrello allinsegnante di musica che ne sprovvisto . Anche Filippo avverte un filo di disappunto. Alessandra la scuola, il carico istituzionale. E il mese di settembre, linizio delle lezioni, la spinta, la forza, il vertice della piramide. Quando lui prese servizio nellistituto, la prima volta, camminava con le stampelle per una banale storta. Lei gli venne incontro sulla gradinata e gli chiese : Si fatto male? con un tono cos dolce e gentile, una soavit daltri tempi che lui credeva perduta. Ne rimase colpito e pens a un mondo popolato da persone cos. Filippo ride e scherza con le colleghe pi informali ma apprezza molto la seriet, leducazione e il garbo della Marianelli. Se Irina fosse cos, se avesse quel tratto -tanto gentile e tanto onesto- , forse la incoraggerebbe. Ma di certo le sue sono solo le scuse di un misantropo. Lui ha capito che la solitudine un privilegio. Che una vita ricca di libero pensiero una compagna inarrivabile.
XIV Cesare ci ha pensato tutta la notte. Mentre dormiva con un solo occhio chiuso e sentiva dalla sua singola correre e vociare nel corridoio. Ha pensato a quel che deve dire. Del campo, dello zio, della solidariet. Ha pensato che non facile trovare le parole adatte per i ragazzini e che non gli riesce di liberarsi di quella sua impostazione da settantenne un po austero, un po sentenzioso. Stamattina sul pullman si sente come Primo Levi quando ritorna ad Auschwitz . Irrigidito e turbato, come se il reduce fosse lui, come se lo zio gli avesse lasciato la sua impronta indelebile. I ragazzi sono stranamente silenziosi. Guardano dal finestrino i boschi e le montagne, il corso del Danubio che si intravvede in lontananza. Occorre un paio dore per arrivare. Il cielo plumbeo. Lui ha fotografato nella mente la pianta rettangolare della fortezza, la porta mongola dellingresso al lager. Vuol parlare delle centoventotto mila vittime. Dei forni costruiti con una bocca molto piccola, dimensionata a contenere i cadaveri scheletrici. Della spersonalizzazione dei prigionieri, che cessavano di essere uomini per diventare semplicemente degli stucke-, dei pezzi, identificati semplicemente con i loro numeri tatuati. Del ricambio rapido e continuo secondo il piano di annientamento. La guida che li accoglie allingresso ha un copricapo a figure geometriche da cui sfuggono ciuffi di capelli grigi che lo fanno somigliare a Moni Ovadia. E un tipo taciturno, riflessivo e pensoso che procede con brevi considerazioni, domande e silenzi. Latmosfera allinterno fatta di devozione e rispetto come in un cimitero. E questa guida che ruba la domanda a Cesare . Come ci si salva dal campo di concentramento? I ragazzi guardano smarriti. Non sanno. Come ci si pu salvare dal campo di concentramento? Non ci si salva. Se non per la fortuna, per il caso. Ma la guida trasmette la convinzione delle sue certezze, leredit raccolta. Ci si salva con la solidariet. Nonostante nella fabbrica della morte di Mauthausen venissero attuate torture e soppressioni continue, si era stabilita tra molti prigionieri una tacita alleanza. Cos alcuni riuscivano a trafugare le provviste dai magazzini per darle ai compagni. Allo zio di Cesare qualcuno fece avere un cucchiaio per portare alla bocca la zuppa dalla gamella. Qualcuno aveva insegnato a cuocere le patate con la calce e lorina e a curare la dissenteria con il carbone della legnaia. Qualcuno aveva imparato a tenere il posto sul tavolaccio al compagno che nella notte era andato alle latrine. Qualcuno regalava ci che possedeva quando sentiva prossima la fine. Cesare adesso ricorda anche il racconto della Romegialli: le compagne e i compagni che aiutarono la madre a salvarsi. E il momento di visitare le baracche. Quelle grandi, destinate ai kap, si ergono su un basamento al centro del campo. Le docce erogatrici di ziklon b sono un locale stretto e basso con tanti tubi arrugginiti posizionati sull esterno del muro. Fanno impressione perch il loro uso evidenziato da una documentazione informativa affissa alle pareti. E finita: si esce. Cesare non pu fare a meno di concedersi una sigaretta. Quattro boccate di fumo servono a deglutire meglio . Si va a mangiare in un locale del centro pi vicino. Pioviggina e fa freddo. Per fortuna nulla smorza la vivacit e la voglia di vivere dei ragazzi. Il pomeriggio dedicato a una passeggiata in libert per le vie di Vienna, sotto un cielo schiarito. Una delle mete il complesso di case popolari progettate dallarchitetto Hundertwasser. Sono cinquanta appartamenti assegnati alle persone meno abbienti della citt. Paola Avveduti convinta che quelle facciate dipinte a colori vivaci e decorate con ceramiche colorate siano in sintonia con i gusti dei preadolescenti . Spiega uno dei concetti chiave dellartista : tutto ci che si espande in orizzontale appartiene alla natura, tutto ci che si innalza al cielo, alluomo. Indica i giardini pensili che portano il verde in ogni abitazione. Cita Gaud. Ma i ragazzi non sembrano particolarmente entusiasti e dimostrano di preferire la grandiosit di Schonbrunn o degli altri palazzi asburgici. Chi li capisce bravo, pensa lAvveduti. Sono tre giorni che chiedono di poter acquistare souvenir. Finalmente si possono fermare in un paio di negozietti non lontani dalle Hundertwasserhaus e far man bassa di T-shirt, ninnoli, bracciali, collanine e anelli. Anche gli insegnanti sono in pausa. Filippo continua a rispondere al cellulare alla mamma che gli chiede com il tempo e ad Anna che segnala un guasto allo scaldabagno del suo appartamento e limpossibilit di raggiungere lidraulico. Filippo ha il numero dellidraulico. Cercher di trovarlo. -Se avete finito di comperare, possiamo cominciare ad avviarci verso il pullman- dice ripetutamente la professoressa Artusi. Finalmente sono sul pullman, diretti al Belvedere. Si fatto tardi. E buio. La residenza, bellissima, illuminata ad effetto. Impiegano un po di tempo per individuare lingresso giusto in questo duo di palazzi contrapposti. Suggestiva latmosfera serale, suggestivo il digradare dei giardini, suggestivi i tanti passi sul ghiaino degli interminabili viali, suggestivi i cancelli in ferro battuto. Paola gi sente laccelerata cardiaca. Ma presto la sorpresa deludente: il padiglione superiore, che raccoglie le opere dei secessionisti, non visitabile. Eppure le guide lo davano sempre aperto. La Marianelli si morde il labbro, stizzita. Non se lo aspettava. Lei propone di sopperire con la visita al Belvedere Inferiore, ma lAvveduti sostiene che le collezioni darte del Medio Evo o dellOttocento annoiano i ragazzi. Non rimane che il Prater ma anche quello, data lora, non visitabile. E poi piove. E il terzo giorno. Sono stanchi. Tornano a piedi allostello. Stessa strada ,stessi incroci, stesso cavalcavia. Nellampia mensa gli insegnanti tentano una cena pi conviviale del solito, ma qualche alunno reclama attenzione. Pamela sta meglio, ma ha preso unaltra aspirina, Angelo rosso e trema di freddo. La Svanoletti fa ascoltare i valzer con lo smartphone e lamplificatore. Si aspetta che i ragazzi apprezzino, che gli inservienti dicano gut , ma la cosa passa inosservata. Sono corpi dispersi nella grande sala che si muovono come pesci in un acquario. -Meno male che domani lultimo giorno!- afferma qualcuno. Paola Avveduti ha il muso lungo: quelloro di Klimt stato un inganno come nei sogni. -I pi dispiaciuti siamo noi, siete voi! -ribadisce Cesare- a loro interessa stare insieme in un luogo diverso da quello abituale! -Adesso devono solo far sedimentare- sostiene la Marianelli. -Ai nostri tempi non facevamo gite del genere alle medie dice la Svanoletti allusiva- ma oggi , se non ci si lamenta, non si sta bene. -Cerchiamo di mandarli a riposare presto, questa sera. Saranno stanchi!- asserisce lArtusi. -S, sono stanchi conclude la Marianelli siamo un po stanchi tutti. Cesare si gi ritirato in camera a preparare la valigia. Filippo ha informato Anna che riuscito a trovare lidraulico: le ha assicurato che nel giro di ventiquattrore andr a riparare il guasto dello scaldabagno. La Marianelli, lArtusi e la Bonaf hanno fatto tre giri di ronda e intendono ritirarsi in camera perch crollano di stanchezza. Quelli della security hanno sedato gli ultimi fuochi dartificio cio il baccano delle camere. Sono le tre di notte e tutto sembra tranquillo.
Alle quattro e cinquanta il sistema dallarme suona impazzito. Cesare gi sveglio. Si alza di scatto, indossa soprabito e scarpe e si precipita fuori dalla stanza. Pochi secondi dopo, altri insegnanti sono nel corridoio. Hanno il pigiama sotto le giacche, ciabatte ai piedi e capelli ritti sulla testa. LAvveduti comincia a bussare alla porta delle camere. -Ragazzi, uscite ! Dobbiamo scendere!- E comparsa la Marianelli. La vestaglia lunga, color tortora. Il viso bianco come la cera. Alcuni ospiti dellostello attraversano veloci il corridoio. -Was ist passiert? -What happened?- Chiede Cesare. Non lo sanno, si stringono nelle spalle. Forse c un incendio. Ma dove? La Marianelli si sente morire. Che qualche alunno abbia combinato una bravata lultima notte di soggiorno a Vienna? Gi, ora le sembra di ricordare che Sebastian parlava di petardi S, i petardi. Hanno la mania di questi petardi. Ne esistono di diversi tipi. Ogni tanto li fanno esplodere nel cortile della scuolama le idee son confuse, non sa trovare il bandolo Dopo tante raccomandazioni E adesso? Bisogna mettere in pratica le istruzioni apprese al corso per la sicurezza. Se un incendio e c del fumo meglio camminare accosciati. Ma nessun ospite che passa si messo in questa posizione. Nessuno lo sta facendo. Intanto il fischio acuto del dispositivo dallarme sembra inarrestabile. Da tutto lostello viene un fragoroso vociare. Le classi sono distribuite nei diversi piani e bisogna salire le scale interne e affrontare la ressa che scende, anche se molti si sono buttati verso luscita di sicurezza. Filippo alla porta della camera di Carlino. -Apri!- ordina con un tono che sa di calma border line. Il pomello della maniglia gira, il ragazzo sulla soglia. -Prof, non trovo le scarpe!- gli dice pallido come un cencio. Filippo entra nella camera e guarda in tutti gli angoli. Si china per vedere sotto il letto e sotto il comodino. Niente, solo un ammasso di valigie aperte e di zaini in cui si inciampa. -Non ne hai un altro paio? -chiede. -No dice il ragazzo-ho solo quelle. -Non hai le ciabatte? -insiste Filippo notando i calzini ai piedi di Carlino. -Non trovo neanche quelle! Filippo si porta le mani alle tempie. I compagni gli hanno fatto uno scherzo. Hanno nascosto le sue scarpe nella stanza attigua, ma nella confusione se ne sono dimenticati e stanno gi scendendo. Per fortuna Alice sa e lha confidato alla professoressa Avveduti la quale ha risalito affannosamente le scale antincendio per riferire. Giunge trafelata e sudata. Fortunatamente la porta della - stanza attigua- rimasta socchiusa : le scarpe sono in bagno attaccate con mille nodi al rubinetto della doccia. LAvveduti inizia a sciogliere i nodi imponendosi calma per non sbagliare. Le scarpe vengono recuperate. Filippo adesso sta pensando che i colleghi, quando sono allarmisti riguardo alle gite, non hanno tutti i torti. Non vorrebbe, ma trova che la tensione devastante. Con Carlino e lAvveduti si dirige finalmente verso luscita di sicurezza. Lostello enorme, c una marea di gente che travolge. Cesare ha affiancato la Marianelli: in questo momento si sente il capitano della nave. Uscir per ultimo accanto alla responsabile della scuola. E suo dovere. Alcuni hanno gi superato luscita. Linsegnante di musica e Stefania Bonaf sono nel piazzale sotto un unico paracqua con alcuni ragazzi intorno e tanti altri alloggianti seminati ovunque. Molti non hanno lombrello e si riparano alla meno peggio con i cappucci o a ridosso degli alberi. E arrivata anche la Svanoletti che sembra zoppicare. Ha un ombrellino minuscolo, colorato, acquistato nel negozietto vicino alle Hundertwasserhaus. Nel giro di pochi minuti si sono raccolti tutti allesterno, sotto la pioggia. Mancano solo la Marianelli, Cesare, Pamela di 3^ C e due maschi di 3^A. -Li avete visti?- chiede lAvveduti ai compagni. -No, prof! -S, erano dietro di noi. Tutti guardano verso ledificio, quasi in cerca di un segno che spieghi. Qualcuno forse si aspetta di vedere le fiamme divampare o di udire lo scoppio di unesplosione. Finalmente si ode la sirena dellautobotte dei vigili del fuoco. Arriva sparata e si inchioda davanti allingresso. Escono bardati e sembrano pronti ad attivare gli idranti. Ma poi c come una sospensione di tutto. Il dispositivo dallarme stato bloccato, le sirene spente come i lampeggianti. La Marianelli non ancora comparsa e neanche Cesare. C un gran confabulare tra gente che si muove a onde, un passaparola che finalmente arriva. In breve: si trattato semplicemente di un falso allarme. Qualcuno, non si sa chi e non si sapr, verso mattino ha urtato il quadro elettrico direttamente collegato con la centrale dei vigili del fuoco e lintervento scattato immediatamente. Efficienza di un sistema antinfortunistico capace di far rischiare linfarto. Adesso si tratta solo di rientrare ordinatamente nelle proprie camere. Alcuni salgono sghignazzando. Molti sono zuppi. Domani forse qualcuno avr la febbre.
XV Sono scesi puntuali alle sette e trenta per la colazione. Cesare ha pensato in cauda venenum ma, tutto sommato, poteva andare peggio. E, se non ci fosse qualcuno che forse si buscher un malanno, ci sarebbe pure da ridere. La Marianelli ha tirato un sospiro di sollievo. Anche se ha notato i mugugni dei colleghi, pu pensare che andato tutto bene e, in quanto alla prospettiva di possibili influenze, sa che hanno pellacce dure. Al massimo avranno preso un raffreddore. Sono degli sportivi, abituati a partite di calcio, gare di sci e atletica. La Marianelli ha sempre arricciato il naso per le assenze dovute alle competizioni, ha tentato anche di ridurne lincidenza, ma adesso si ritrova a dover rendere grazie al benedetto sport. I bagagli occupano tutta la hall. Il tempo degli auviedershen e sono finalmente sul pullman, in viaggio di ritorno con tappa a Salisburgo per la visita alla casa di Mozart. Filippo ha distribuito ai due autisti il CD dello spettacolo di Natale. Ascolteranno Il flauto magico e vedranno lesibizione dei compagni in Papageno e Papagena. Un po di pubblicit non guasta- pensa- dopo tanta fatica, anche se lui non ama le autocelebrazioni. Ne mander una copia pure a Irina. Pu darsi che ne tragga ispirazione per la sua scuola di danza. Una copia naturalmente a Elisabetta. E risollevato. Si ritorna a casa. E stanco di mangiar panini, di passare la notte tra la veglia e il sonno. Anche Cesare sta pensando la stessa cosa , mentre osserva lesibizione degli alunni nel monitor del pullman gran tour. Salisburgo una graziosa cittadina tra i monti, piccola, in confronto a Vienna. Vi si coglie unatmosfera tranquilla. La casa natale di Mozart presto raggiunta nella Getreidegasse n. 9 e ci si deve mettere in fila per ritirare i biglietti d ingresso. -Allora lei ha curato larrangiamento e la messa in scena di una parte de Il flauto magico!- osserva Cesare, rivolgendosi a Filippo, mentre aspettano. -S, i soliti problemi dietro le quinte ma alla fine pare che non sia andata male! -Sono sempre attivit vincenti e poi la musica unisce- prosegue lex preside, tirando una boccata di fumo da una sigaretta- Ha studiato in conservatorio? -A Napoli al San Pietro. -Io adoro un artista napoletano Domenico Scarlatti! -Ah, s, una copiosa produzione! -Gi, -risponde Cesare- gli si attribuiscono 555 sonate! Funfhundertfunfudfunfzig -Ah, ah, ah!- ride Filippo . -E divertente il tedesco per i suoni! afferma Cesare ma, comunque, tornando allargomento, c qualcuno che dice che nella musica di Domenico Scarlatti si pu ravvisare il flusso di coscienza- -S, un autore molto sensibile, antesignano - conviene Filippo e di transizione tra barocco e classicismo, apprezzato anche dai Romantici. -Un anticipatore di Debussy- sostiene Cesare. -Ci sono tanti autori importanti nel 600 e nel 700! A me piacciono anche Vivaldi e Corelli, per parlare degli italiani. -Beh, la musica contrappuntistica unarte combinatoria molto affascinante! -A dire il vero, apprezzo anche la musica del 900 sostiene Filippo- nonostante serva un po di vocabolario per farla intendere. -Certo, un linguaggio che risente di tutti i cambiamenti del secolo -La melodia diventa imprevedibile e frammentaria -Sta parlando di Schonberg?- - La musica dissonante non facile da comprendere, me ne rendo conto. -E stato preside per un lungo periodo?- chiede Filippo. -Quattordici anni, tanti quanto le stazioni della via Crucis!- -Immagino sia stato impegnativo Cesare abbassa lo sguardo attraversato da un lampo di pudore. -Direi di s, direi proprio di s Adesso la coda va muovendosi e accede alle sale del palazzo museo in cui sono custoditi oggetti, dagli strumenti musicali alle lettere Quindi sono tutti fuori sotto una tenda, che ripara dal sole, ad acquistare dei tramezzini con prosciutto, e insalata . Alcuni si buttano a comprare altri souvenir. Infine ricomincia il viaggio di ritorno. Cesare ha preso posto sul pullman nel sedile dietro lautista. E felice di poter naufragare in libert tra i pensieri, sempre presenti nel tornio della mente. La Marianelli va considerando la stesura dellarticolo per il giornalino scolastico. Sintitoler: Dentro il ring. Le piace lidea perch si presta a pi interpretazioni. Anche Filippo soddisfatto. Pu dare stura ai sogni tenendo il viso rivolto verso il finestrino mentre la professoressa Artusi si sgola sul fondo per richiamare quelli pi vivaci. Lui ha reclinato il capo contro la spalliera e ha preso sonno. E gli balzato davanti il volto di Irina, il rame dei capelli, la bocca aperta negli oh di meraviglia. Irina che cammina sul lungo lago e gli chiede se vuol stare con lei. E lui risponde che s, gli piacerebbe, ma poi lei non deve aver pretese, perch lui ha bisogno dei suoi spazi, dei suoi tempi per cercare i sensi pi profondi. E Irina gli sbatte davanti i capelli di rame che sono diventati lunghissimi e sembrano una massa doro come i quadri di Klimt e gli dice che esprime i non sensi. E allora lui si sente spinto dal desiderio di schernirla, di dire che non gli importa nulla di lei, che il suo mondo daffetti gi completo cos. Nel sogno pensa che una fortuna potersi dividere tra due realt, far sapere alluna il compenso dellaltra e fugare in entrambe il sospetto del suo vuoto, evitando il vincolo. Il pullman ha fatto una brusca frenata e si svegliato. La vista e i pensieri sono annebbiati. Ha preso il cellulare per mandare un messaggio a Elisabetta. Prenota il biglietto anche per me, se decidi di andare al concerto. Arrivo. Cesare guarda le cime delle Alpi che si intravvedono in lontananza. Si fatta sera e sono nei pressi di Vipiteno. Scendono per una cena leggera in autogrill. I ragazzi si aggirano tra gli scaffali e afferrano merendine, pop corn, biscotti, caramelle e bibite. Gli insegnanti vedono di scegliere tra i ciotoloni di verdura e porzioni di cannelloni o tranci di pizza. Alla fine si sono seduti tutti attorno a un tavolo di cristallo e affondano viso e forchette dentro i ciotoloni di verdura ad eccezione della Marianelli che preferisce consumare un cappuccio in piedi . Sono silenziosi, sembrano quasi dispiaciuti perch sta per finire unesperienza che li ha uniti. Filippo adesso si sente particolarmente vispo e va soppesando le chance con Irina. Se si far risentire, la inviter nel suo appartamento. Vuol proprio esplorare quel corpo di venere, accarezzare i capelli di rame, parlarle col linguaggio primordiale che ha sempre dato piacere e felicit agli uomini a partire da quelli primitivi. In fondo da un po di tempo si sottopone a una astensione che per molti risulterebbe inaccettabile. Poi si vedr. Del resto avvisata. Lui tipo che non vuol legarsi e glielo ha fatto capire e non dovr rinfacciargli niente. Sono grandi, vaccinati e consapevoli. Quindi dipende solo da lei. Elisabetta capir. Le donne capiscono sempre quando amano. Sorride tra di s mentre vanno uscendo dal locale. Sono sul pullman. Stanno facendo lappello. Lultimo. Cesare gi seduto al suo posto. Ha in mente di ripercorrere i sentieri della montagna e di rivedere con gli amici alpini landito nel quale si rifugiarono quei partigiani, poi scoperti dalla milizia fascista, di cui tanto si parl . Cos quando, a conclusione del percorso didattico , lo inviteranno nella sua ex scuola arricchir il suo intervento di testimone a conoscenza dei fatti.
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