Questo treno colpisce l’occhio
e sento un saluto sferragliare
in bocca. Un saluto indistinto
è passeggero. Parte: se ti tocca,
diventa una bolla colorsale.
Questo convoglio liquida tinta e grani.
Viene dallo sguardo, va sulla guancia.
Nonostante la distanza
sia una misura falsa, sono qui
e affermo che è attendibile
dirsi lontani a distanza di bacio.
Una misura falsa, quando non è vago.
Ma niente corregge la curvatura
del sangue nel suo tour esistenziale.
Un pensiero può superare il non visto
tra te e me e quel che lasci alle spalle:
se non si fa il vuoto, il vagone
ciabatta nel ventre, ma se è vero
che c’è, il vuoto si sostiene a stento:
nessuna partenza trova l’appoggio adatto.
Vedo bene il volto con le gallerie
che verranno. Una domanda ti porrei:
che dirai dello stesso
ventricolo che pulsa nel buio?
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